lunedì 6 febbraio 2012

Andrea Fantini.

Un'altra voce dalla mia città, Cesena. Q"uesta volta tocca ad Andrea, meglio conosciuto come Fanta. Ha fatto parte quasi fino alla fine del collettivo che gestiva il Confino ed anni prima era attivo dietro al microfono degli Evergreen, ottimo gruppo che miscevalava influenze Lifetime ed Eversor, che arrivò ad incidere un demo e a suonare in giro. Da non dimenticare il fatto che Fanta è stato un gradevolissimo compagno di viaggio quando siamo a andati a vedere miriadi di concerti tipo Game Face, Refused, Shelter, ecc. ecc.


Andrea cosa hai provato alla notizia della chiusura del Confino? Ultimamente le cose erano molto cambiate, il tasso di politicizzazione era decisamente più alto che in passato e l'aria che si respirava era decisamente diversa...
E' stato un brutto colpo. Sono stato uno degli ultimi della prima gestione, uno di quelli che ha passato il testimone, per così dire. I ragazzi subentrati erano in gamba e, pur non condividendo tutto e viaggiando parecchio all'estero, ho continuato a frequentare, quando potevo, il posto. Penso che restasse un riferimento dentro la città, un luogo di alterità fondamentale. Con la sua chiusura, se ne sono andati 15 anni di esperienze condivise, di autogestione, di riflessione e pratica politica.


Evergreen: tu ne eri il cantante, vi ho visto parecchie volte dal vivo e conservo ancora il vostro demo. Cosa ti spinse ad imbarcarti in quel progetto e perchè ad un certo punto avete detto basta?
Ahahah! Hai il nostro demo? Pensa che io non me lo trovo più. Comunque, ho un bel ricordo di quel periodo. C'era un grande fermento. Ascoltavamo un sacco di roba straniera, come Still Life, Lifetime, ma anche parecchi gruppi italiani, come Concrete, With Love, Eversor, Kina, gruppi che spesso passavano al Confino, pieni di amici. Tutti, negli Evergreen, suonavamo in altri gruppi, ma volevamo qualcosa di nuovo, che mescolasse in maniera originale queste influenze. Rumore aspro e melodia. Sentimento e politica. Un equilibrio precario, che è durato poco ma credo abbia dato risultati dignitosi. Poi ognuno ha preso la propria strada. Restano ricordi intensi. Era come stare in una grande officina creativa, aperta a mille suggestioni.


Ascoltare musica ai tuoi tempi era un pochino più difficoltoso che adesso. Mi ricordo che si prendeva il treno e si andava anche lontano per acquistare vinili e magliette o più semplicemente per sentire che aria tirava. Hai qualche aneddotto da raccontarci in merito?
A 15-16 anni, comprare dischi era un'avventura. O si andava ai concerti, e si comprava direttamente nelle distro, o si partiva per l'Emilia, il Veneto, Milano. Dalla mitica due giorni di Padova, ad esempio, si tornava sempre con uno zaino di 7” e fanzine (quando c'erano soldi). Oppure si andava all'Aargh, a Modena, dove trovavi parecchie cose e raccoglievi novità, suggerimenti. Spesso ci si chiudeva nei bagni dei treni e si fuggiva dai controllori per risparmiare la spesa del biglietto e aver la possibilità di comprare un vinile o una maglietta in più. Ci divertivamo, insomma.


Ascolti ancora hardcore? Oppure è relegato nell'album dei bei ricordi?
Come no? Certo, i miei gusti musicali sono molto cambiati, ma restano dei gruppi dei quali non potrò mai fare a meno. I Minor Threat, ad esempio. O i Fugazi, i 7 Seconds, i Bad Brains, i primi Negazione, certi pezzi dei Kina. Roba che mi fa ancora saltare di gioia come un ragazzino. Non credo che si possa gettare nell'oblio una stagione così bella e così intensa. Almeno finché si conserva un po' di giovinezza e di vita, dentro.


Ad un certo punto tutto il vecchio giro si è come dissolto. Mi ricordo che una volta entrai al confino e vedendo tutti questi crustoni e borchiati vari mai visti prima rimasi un pò spiazzato. Secondo te cosa ha portato chi frequentava prima il posto a mollare piano piano?
Sì, come ho detto prima, sono stato uno degli ultimi della vecchia gestione e ho sperimentato direttamente il mutamento. Ti confesso che anch'io all'inizio ero spiazzato. Non mi piaceva tutto della nuova gestione. Ma pur criticandone alcune scelte, ho sempre avuto molta stima per i ragazzi subentrati, e credo che senza di loro il Confino sarebbe morto assai prima. Noi “vecchi” eravamo rimasti ben pochi. Dopo anni di grande energia, era arrivata una certa stanchezza e alcuni, comprensibilmente, hanno preso altre strade. Credo che sia fisiologico, quando non si ha un progetto durevole nel tempo o ben definito politicamente. Non che non avessimo idee chiare, da certi punti di vista. L'idea di autogestione, ad esempio, è sempre stata al centro delle nostre attività. Ma non avevamo un'impronta politica così netta, predefinita. E forse questo è stato il limite e il pregio di quella prima esperienza. Ingenua, probabilmente, ma piena di energia, di apertura, di creatività.


Mi ricordo che c'era un buffo personaggio di Cesena di cui adesso non ricordo il nome, che si lamentava del fatto che il Confino dovesse essere aperto tutte le sere così lui ed i suoi amici poteva bersi una birretta in pace senza spendere i milioni in qualche locale del centro. Inutile dire che la vostra reazione fu assolutamente negativa...
Ahahah! Qualcosa mi sembra di ricordare... Ma sì, scaramucce giovanili. Problemi un po' più seri ci furono, invece, quando ci scontrammo con gente che tentava di spacciare dentro o nelle vicinanze del posto. Parlammo loro in maniera piuttosto decisa e, fortunatamente, non fu necessario prenderli a calci nel culo.


Il mondo cambia ad un velocità allucinante. Ciò che ieri davamo per scontato, tra 20 minuti magari non lo sarà più. Come ti rapporti a ciò?
Il mondo muta, la vita ci trasforma. Non sono qui per fare filosofia spicciola, ma effettivamente niente resta uguale nel tempo e non si può parlare sempre la stessa lingua. Però è vero che le esperienze ci restano dentro, e che chi ha cuore e cervello sa metterle a frutto. Non mi spaventa il mutamento. Temo, invece, nel mondo che mi circonda, la paura, l'abbandono, cose che preludono all'amnesia e all'arroganza. La creatività, la voglia di imparare e il coraggio sono peculiarità della giovinezza. Dovrebbero accompagnarci tutta la vita, e aiutare ad affrontare le trasformazioni, a cogliere il senso delle situazioni e quindi a calibrare meglio le nostre azioni.


L'aver frequentato il circuito hardcore ti ha aiutato nel rapportarti con la società in cui volenti o nolenti siamo costretti a vivere ogni giorno?
Certo, è stato fondamentale. Soprattutto mi ha aiutato a capire come sia possibile mettere a frutto le differenze e le sensibilità individuali in un contesto collettivo. È il concetto di autogestione, del “do it yourself”. Una straordinaria idea anarchica che il punk e l'hardcore hanno saputo rivitalizzare e mettere al passo coi tempi, direttamente nella pratica quotidiana. Quando ti trovi di fronte a una società come quella di oggi, tutta tesa alla massificazione, a un potere che isola per appiattire e controllare meglio, ti accorgi di quanto questa idea sia destabilizzante e contagiosa. È un'idea che fa paura e al tempo stesso piace. E che, come tutte le idee sovversive e liberatorie, occorre praticare con sensibilità e intelligenza.


Ho concluso. Grazie mille!
Grazie a te, Paso. È sempre un piacere parlare di queste cose. Spero che questi ricordi non vengano colti come nostalgie, ma come un invito a costruire nuove avventure nel presente.

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