domenica 5 febbraio 2012

Michele Sapignoli.

Cominciamo con le parole di Michele, organizzatore di concerti al Confino di Cesena (oggi purtroppo non più esistente, o per meglio dire c'è ma il comune lo tiene lì a marcire senza farci nulla), fanzinaro con Taxi Driver, distributore di dischi nonchè a capo dell'etichetta World Too Small. I primi tempi che bazzicavo l'hardcore è stata una delle prime persone che ho conosciuto, anche perchè frequentando la stessa scuola di suo fratello ci si vedeva spesso.

Partiamo dalla fine: qual è stata la tua prima reazione quando hai saputo della chiusura del Confino?
Mi è dispiaciuto, anche se erano anni che non ci mettevo piede e non so bene che piega avesse preso.


Il Confino negli anni 90 era diventato molto popolare come epicentro della scena emo/power violence/hardcore politicizzata italiana e su quel piccolo palco sono passati veramente tutti, dagli His Hero His Gone, ai Kill Holiday per finire con i Karate (me la ricordo ancora la tua faccia stupita quando via email ricevesti le loro richieste, compresa la disposizione degli ampli sul palco ahahaha). Se questo da un lato creò concerti memorabili, dall'altro scontentò quell'ala più oltranzista (specie di Forlì) che vedeva il Confino un posto per zozzoni e falliti vari. Quali erano i tuoi pensieri al tempo? Ti fa ridere un pò questa cosa se ci ripensi?
Come ti muovevi per organizzare i concerti?

Tutto nacque quasi per caso e ci ritrovammo a gestire in poco tempo una specie di agriturismo punk dove tutti i gruppi ci passavano volentieri a suonare per due lire e un piatto di pasta.
Impossibile citarli tutti, ma qualche gig è stato veramente memorabile. La cosa bella è che organizzavamo quello che ci piaceva senza tante paranoie. Abbiamo fatto suonare gruppi di tutti i generi: dal rock italiano al punk zozzone, metal, screamo etc etc...
I ragazzi di Forlì criticavano molto ma erano sempre lì ai concerti... per cui veramente non so cosa dire.


Verso la metà di quegl'anni mi ricordo che cominciasti a scrivere una fanzine, che si chiamava Taxi Driver. Piccola, fotocopiata e ben fatta. Ti ricapita mai di riprenderla in mano? Ti sarebbe piaciuto farla diventare qualcosa di più grosso?
Mi è sempre piaciuto scrivere, per cui scrivere di ciò che mi interessava così tanto
all'epoca (la musica), era molto naturale e divertente al tempo stesso. Era veramente
un passatempo e non ho mai pensato che potesse diventare qualcosa di più grosso.


Dulcis in fundo, la distro. Questo per molti è il culmine del proprio impegno nella scena. Vendere dischi ai concerti e rendere felici le orecchie di qualcuno è una grande soddisfazione. Come ti muovevi nella scelta dei gruppi? Mi ricordo di un fighissimo gruppo australiano che presi da te a suo tempo...
Possiamo dire che la distro è la naturale evoluzione di chi compra dischi e partecipa ai concerti con la frequenza con cui lo facevo io in quegli anni. Si basava in gran parte sugli scambi, si conosceva molta gente che, come me, era appassionata di certa musica... in definitiva direi una bella esperienza. La scelta dei dischi era ovviamente legata ai miei gusti personali e rispecchiava quello che solitamente ascoltavo in ambito HC in quegli anni, cercando anche di recuperare qualche "chicca" insolita tipo il gruppo australiano di cui parli...


Et voilà arrivò pure l'etichetta (e qui dammi una mano perchè il nome non me lo ricordo troppo bene) che mettesti su con una conoscenza in comune: Enrico. Produceste un mini cd degli Aidoru poi l'avventura finì. Come mai? Pensi che quello fu il pinnacolo del tuo impegno a 360 gradi nella scena?
L'etichetta "World too small" è stata una avventura che, una volta partita in maniera un po' "naif", doveva diventare qualcosa di più strutturato. Non lo è diventato per vari motivi, di sicuro siamo stati avveduti, a quei tempi, intuendo che il vento stava cambiando (e parecchio) per quanto riguardava la fruizione della musica. Era il 2000 e ancora qualcuno si illudeva che la rete non potesse cambiare radicalmente l'universo musicale...


Diego, tuo fratello, è il batterista degli Aidoru nonchè apprezzato turnista (suona anche con Vinicio Capossela). Non hai mai pensato anche tu di diventare un musicista a tempo pieno? Una volta in una videocassetta ti ho visto all'opera mentre ti cimentavi alla voce in un pezzo dei Gorilla Biscuits...
Sinceramente no. Mi ritengo un ascoltatore attento di musica ma non mi sono mai immaginato come musicista.


Quando ti guardi indietro, e pensi alle persone che hai incontrato, ai concerti che hai visto, lo fai col sorriso, con un pizzico di nostalgia o liquidi il tutto come un fatto giovanile?
Quello che ho fatto e vissuto lo ritengo molto importante. Il DIY è una scuola di vita fantastica che ti insegna a fare tante cose senza aspettare che altri lo facciano al posto tuo. Sembrano delle frasi un po' retoriche ma con il passare degli anni mi accorgo che sono sacrosante verità.


Credi che l'hardcore ti abbia cambiato un pò nel relazionarti con gli altri e soprattutto nel gestire la tua famiglia, che sò essere abbastanza numerosa?
Vale un po' il discorso fatto sopra, e oltre a quello credo che si possano citare anche altri aspetti positivi, come la genuinità e la sincerità. Questi sono sicuramente degli ottimi alleati per gestire le relazioni con gli altri.


Ai tuoi figli parlerai mai di ciò che hai fatto anni fa? Gli racconterai solo dei bei momenti passati oppure parlerai pure i momenti difficili?

Vuoi scherzare? Certo che gliene parlo, non è mica qualcosa di cui vergognarsi! Anzi!


Ho concluso. Grazie mille!
Grazie a te Paso, domanda mia ora... dove pubblicherai queste mie righe? (curiosità)

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