lunedì 12 marzo 2012

Andrea Valentini (Shove).

Photobucket

Quando ho iniziato ad interessarmi di hardcore punk e, nello specifico della scena italiana, Shove fanzine fu una delle prime cose in cui mi sono imbattuto. Mi ricordo che mi portavo i numeri a scuola e me li leggevo sottobanco durante le interrogazioni, domandandomi che personaggio fosse Andrea Valentini. Tenete conto che ai tempi avrò avuto 15/16 anni e tutto per me era terribilmente eccitante e Shove era per me una fonte di ispirazione. Ho sempre adorato il suo modo di scrivere, il suo fine umorismo venato di cinismo e sì, mi piacevano pure i Point Of View (gruppo nel quale ha suonato per quasi tutti gli anni '90). Ho distribuito la sua fanzine ed i dischi che in seguito ha fatto uscire sempre con lo stesso nome della fanzine e ne sono tuttora orgoglioso. Mi è sembrato logico allora, dopo averlo "recuperato" tramite Facebook, rivolgergli qualche domanda sul passato e su ciò che sta facendo ora.

Shove era in assoluto nella mia top ten negli anni 90 per ciò che riguardava le fanzine. Ironica, cinica parecchio incazzata. Come nasceva? Come decidevi cosa scriverci? Come mai la cosa si è esaurita? Non hai mai pensato di pubblicarne un altro numero?
Grazie, mi fa sempre piacere quando qualcuno si ricorda di Shove... che dire, l'idea della fanzine mi frullava in testa già dal 1990-91, credo che esista ancora un vecchio floppy disk da 5" 1/4 (per Commodore 64) in cui avevo salvato gli articoli embrionali per il mio primo progetto in questo senso... poi nel 1993 mi sono deciso sull'onda dell'entusiasmo per le primissime personal 'zine che arrivavano dagli USA, ossia cose in cui si parlava più dei cazzi di chi le faceva che non di musica in senso esclusivo. Diciamo che probabilmente nei miei sogni proibiti ero il novello Aaron Cometbus o il Larrry Livermore piemontese. Hahaha... vabbè, lasciamo stare. Il primo numero fu fatto in maniera veramente old school: macchina da scrivere (avevo pensionato il CBM 64 nel frattempo), colla e forbici. Era in inglese, tra l'altro, chissà perché. Poi con l'arrivo in casa di un pc (un 386 overclockato che a mala pena reggeva Word) ho iniziato a fare il tutto in maniera un po' più moderna, per quanto le mie rudimentali abilità me lo concedessero.
Come decidevo cosa scriverci? Direi che era una specie di stream of consciousness dettato da ciò che man mano mi accadeva. Buttavo giù di getto resoconti, impressioni, storie e report di volta in volta e il numero nasceva da solo.
L'esperienza Shove si è esaurita nel momento in cui mi sono trasferito a Roma per lavorare, nel 1999; il minor tempo e le maggiori responsabilità a cui far fronte mi fecero optare per una presenza su internet, piuttosto che per la carta. E infatti da lì nacque Shove in The Web, poi divenuta Too Much Junkie Business. E ora, da un po' di anni, Black Milk Magazine.
Non ho mai pensato di pubblicarne un altro numero, anche se da un po' di mesi sento nuovamente il formicolio del richiamo della carta. Ma non so se lo farò, francamente... troppi casini a cui stare dietro, il rischio di abbandonare in corso d'opera sarebbe eccessivo.
Alcuni mesi fa ho recuperato i master cartacei delle fanzine perché mi era venuto in mente di scannerizzarli e fare una raccolta antologica, magari da diffondere su pdf gratis e/o a offerta libera, ma poi ho riletto tutto e mi è passata un po' la voglia... non rinnego nulla, ma al momento preferisco che Shove resti così come è ora, un ricordo che aleggia. Magari devo invecchiare ancora un po' prima di iniziare a guardare con gli occhi benevoli della nostalgia i miei 25 anni.

Un'altra cosa che mi ha sempre colpito del tuo personaggio è che sei un metallaro di prima. Io ai tempi ascoltavo un botto di death, thrash, black (non che adesso la colonna sonora delle mie giornate sia cambiata) e mi piaceva vedere che c'erano altre persone che apprezzavano quel tipo di suono, molto spesso sbeffeggiato dalla scena hardcore punk. Come nasceva questo tuo amore per quel genere? Mi ricordo che su Shove raccontavi di quando avevi indossato ad un concerto dei Point Of View una longsleeve dei Terrorizer e due metallari ti si avvicinarono e ti chiesero un parere sul gruppo in questione e tu ridendo dicesti che ce l'avevi per scherzo. Non conoscevi davvero i Terrorizer? Mi ricordo che la reazione dei due soggetti fu alquanto perplessa...
Sì, io vengo da un background metallico in gran parte, come del resto la provincia quasi impone; dal 1982 al 1988 ho ascoltato moltissimo metal (soprattutto thrash statunitense e teutonico). I miei favoriti erano i Venom (che erano inglesi, ma che male c'è), seguiti dai Metallica (primi tre album), Anthrax (secondo e terzo album), Slayer ("Reign in blood") e poi una sfilza di bestie assortite scomparse nel giro di un paio d'anni. Nel periodo di Shove avevo un po' mollato il metal perché ero assorbito al 100% dal giro hc e punk e - scemo che ero - quelle cose metallare mi parevano idiozie per ragazzini. Ora smentisco con vigore e affermo che mi sono ravveduto e tutt'oggi ho ripreso i rapporti con la scena metal, anche se mi limito a rivangare il passato che mi è ben noto. Colleziono i vecchi dischi thrash, li cerco e me li studio divertendomi come quando avevo 16 anni... è uno dei pochi passatempi che mi fanno stare bene.
L'episodio della maglia dei Terrorizer lo ricordo, a grandi linee... mi pare fosse un concerto in provincia di Alessandria, nel secondo periodo della band (probabilmente era il 1996). Ricordo anche che la suddetta maglia la regalai al buon Petralia nel '99 o giù di lì. Quando feci quel siparietto a cui ti riferivi, mi misi la maglia per scherzo e per polemizzare con chi ci diceva con insistenza che eravamo un gruppo di metallari (era un insulto, pare... e per quanto a me non offendesse, però questa fama era diventata penalizzante). Già perché nel '93-'94 una delle critiche più martellanti che ci facevano era di essere "metallari", come se fosse un crimine contro l'umanità. Il bello è che poi molti di quelli che ci davano dei metallari da lì a poco sono diventati seguaci dell'hc metallico che nel frattempo stava nascendo e diffondendosi, sai quelle cose alla Integrity e derivazioni varie... ma amen. Va bene così.
Se conoscevo i Terrorizer... sì ovviamente li conoscevo, ma non avevo nessun loro disco. La maglietta me l'aveva regalata il mio amico Ilario dei Cold, per l'occasione (lui non la metteva più e me la diede per coadiuvarmi nel mio siparietto metallaro da concerto); era una longsleeve ufficiale, probabilmente anche abbastanza costosa... mi domando su eBay a quanto andrebbe ora hahahahaha!!!

Shove diventò in seguito un'etichetta, gestita insieme a Manuel (l'etichetta è viva tutt'ora, con un catalogo distro e di uscite chilometrico). Come mai decidesti di buttarti pure nella pubblicazione di dischi? Cosa hai fatto uscire? Disco secondo te più riuscito e meno riuscito? Come mai poi hai deciso di uscirne fuori?
La nascita di Shove etichetta andò così: sia io che Manuel che Fulvio avevamo ognuno la propria distribuzione mailorder. Eravamo amici da tanto e una sera ci trovammo in un pub e ci dicemmo: "Invece di fare ognuno i cazzi propri, perché non ci mettiamo assieme?". Immediatamente arrivò l'idea di fare anche un'etichetta e da lì partimmo spediti. Credo che si sia scelto di mantenere il nome Shove per comodità, visto che c'era anche la fanzine che poteva essere un buon veicolo per far girare il nome dell'etichetta e del mailorder. Io avevo molta curiosità per quello che era il pubblicare dischi e tutto quello che ci ruotava intorno, quindi era un'avventura che mi intrigava parecchio. Resta la considerazione che Manuel, Fulvio ed io avevamo gusti piuttosto differenti, per cui non era semplice trovare band che piacessero a tutti; anzi, solitamente si faceva qualche compromesso, nel senso che se un gruppo mi faceva schifo, o faceva schifo a Fulvio o a Manuel, lo si faceva comunque se gli altri erano convinti. Io ho avuto un coinvolgimento sicuramente molto attivo nelle prime uscite, quindi lo split Right In Sight/Heartside (le due band non mi facevano impazzire, lo confesso, ma mi divertii molto a fare i primi esperimenti di grafica col pc), poi i vari 7" dei gruppi aostani (che erano grandi amici e con cui ho purtroppo perso i contatti: anzi se Pietro, Paolo e gli altri dovessero leggere, si facciano vivi)... francamente la memoria non mi assiste e non ricordo più i dischi pubblicati. Ricordo però l'ultimo che curai, lo feci da solo in "sede distaccata" a Roma: era una compilation su 7", un tributo ai miei adorati Gun Club.
Non saprei scegliere un disco più riuscito degli altri.. forse a livello puramente emotivo ti direi quello dei Cornucopia, per il legame di amicizia che si era creato coi ragazzi della band. Il meno riuscito? Forse la compilation tributo ai Gun Club... e lo dico con la morte nel cuore. Feci qualche errore tecnico madornale a livello di gestione del transfer e il pezzo della mia band era inciso in maniera rudimentale (infatti nel disco si sente una merda); e poi non riuscii a pubblicizzarlo a dovere, tant'è vero che le copie mi sono rimaste tutte sul groppone o quasi.
Come accadde per la fanzine, mi ritirai da Shove Records perché non potevo più stare dietro alla cosa. Abitavo a Roma, i dischi e il magazzino erano ad Alessandria, diventava difficile coordinarsi e poi il tempo era molto meno. Manuel ha continuato e sta facendo un ottimo lavoro, come sempre (nel frattempo Fulvio aveva già deciso di tornare per conto suo fondando la Angry records, che credo sia ferma ora, però).
Con Manuel e Fulvio ho ancora ottimi rapporti, anche se purtroppo ci vediamo una volta ogni morte di papa.

Veniamo ai Point Of View. Vi ho visti a Quadrare Il Circolo a Rimini con Eversor e By All Means per il benefit per Green Records (l'etichetta di Padova fu infatti colpita da una mega multa da parte della Siae e per far fronte alle spese furono organizzati alcuni concerti di finanziamento). Puoi parlarci un po' del gruppo? Cosa avete fatto uscire, qualche aneddoto e perchè alla fin fine vi siete sciolti.
Hahaha... scusa, ridacchio perché non ricordavo di avere mai suonato coi By All Means... ma la mia memoria è molto labile ed entropica. Mi viene il dubbio che fossero però i This Side Up di Dario Adamic e non la band del Melo. Mi pare di ricordare piuttosto bene il Quadrare Il Circolo (un concerto in cui suonai con l'ampli di uno dei Reazione, che me lo prestò anche se la band non era prevista in cartellone), ma probabilmente hai ragione tu e io sono il solito vecchio demente.
Allora, vediamo... i Point of View esistevano a livello embrionale già nel 1991 come nucleo di due chitarre e batteria; io mi unii a loro come cantante verso la fine, appunto, del '91. I ragazzi facevano per lo più cover di pezzi hc ed emo-core (Verbal Assault, Dag Nasty, Gang Green, Misfits...), poi iniziammo subito a fare cose nostre - anche se i primi concerti erano 75% cover e il resto brani originali (credo di avere ancora dei nastri live del '92 in puro karaoke-style).
Non so bene cosa dire, in effetti le cose mi si accavallano in mente e ti confesso che da quando ci siamo lasciati nel 1998, ho sempre evitato di ripensare approfonditamente ai Point of View. Credo sia perché ho problemi palesi con le situazioni che finiscono e si chiudono, che mi lasciano un gusto sgradevole. Sottolineo però che non litigammo, né fu uno scioglimento con scenate; fu tutto molto civile e infatti sono ancora in contatto con i miei compari dell'epoca, anche se non ci si vede quasi mai per motivi geografici e di vite da gestire. Ma capita di sentirsi, di dire quattro piacevoli cazzate e farsi una ghignata.
Comunque di quegli anni mi ricordo grandi risate, una certa amicizia anche, nonostante fossimo persone piuttosto diverse tra noi. E le differenze hanno iniziato poi a diventare incolmabili crescendo: io ero sempre pronto a fare le pazzie tipo i concerti nei centri sociali a 500 km da casa per 100.000 lire scarse di rimborso, ma non tutti gli altri la pensavano come me alcuni e iniziavano - anche giustamente - a stufarsi di quelle situazioni, oltre ad avere dei lavori da gestire (io avevo la fortuna di non essere ancora entrato nel tunnel degli orari e dell'età adulta). Poi due di loro avevano altri gruppi (credo che nel quadro fossero entrate un paio di cover band e un progetto di metal moderno, sai quelle cose con batteria elettronica che andavano a fine anni '90) che andavano bene e con cui avevano assaporato cosa significasse suonare senza dover poi dormire su un palco pieno di piscio o senza dover rimetterci di continuo denaro. Sostanzialmente ci siamo sciolti per quello: in sei anni le cose erano rimaste uguali, ma le persone erano cambiate; e le persone si stufano, è normale. Poi devo dire che era diventato tutto più difficile per noi, perché se all'inizio eravamo un gruppo relativamente nuovo che proponeva un genere non troppo battuto (l'emo-core melodico), poi nel 1998 eravamo ormai "passati". E faticavamo a trovare un'etichetta nonostante avessimo inciso un promo che avevo spedito veramente a chiunque (ricordo spese postali complessive che superavano abbondantemente le 800.000 lire per mandare i nastri in tutto il mondo: rispondevano in pochi, in maniera generica... se non ricordo male la frase più gettonata era "bravi, ma al momento abbiamo molte cose già programmate; forse però faremo una compilation, se vi va vi mettiamo dentro un pezzo").
Con il gruppo pubblicammo - sperando che la memoria mi assista - un paio di demo tape live, un 7" su Inaudito ("Misguided Confidence") e un 7" su Mele Marce ("Grey"). Poi partecipammo a decine di compilation varie; tra tutte mi sento di menzionare il 7" della Goodwill Records "Do It yourself" (insieme a Fichissimi, NIA Punx, Eversor e This Side Up) e il lp/cd "No Time to Panic vol. 1" uscito per Helter Skelter. Esiste poi un promo tape (quello a cui accennavo prima), intitolato "Shove" (e daje, che due palle!), registrato qualche mese prima della fine della corsa.
La band ha avuto sostanzialmente due periodi di esistenza: dal 1992 al 1995 in cui eravamo in cinque e io cantavo solamente. Poi dal '95 al '98 ci trasformammo in un quartetto e io cantavo e suonavo la chitarra; in questo secondo periodo al basso entrò Fulvio, di cui si è parlato prima (socio in Shove Records, amico da 30 anni, compare di band in Permanent Scar e Jilted etc etc etc).
Dopo i Point of View io per un annetto ho suonato nei Jilted (hc punk italiano old school, con cui feci un singolo per la SOA) e in una garage rock'n'roll band che si chiamava Shot Down (ci divertivamo e ubriacavamo come matti, ma l'unica testimonianza è un pezzo mal registrato nella compilation tributo ai Gun Club di cui ho parlato prima). Poi sono finito a Roma, dove ho avuto due gruppi: i Reverends (punk'n'roll o giù di lì) e gli Applicants (garage punk). Tornato in Alessandria nel 2004 ho fondato i Mother Morphine (sempre garage rock, ma con Farfisa; abbiamo fatto un cd nel 2006) e da quando vivo a Milano ho i Port of Souls, di cui si parla più avanti.

Uno degli ultimi numeri di Shove fu lo split con un'altra grandissima fanzine italiana, Nessuno Schema. Come nacque questa collaborazione? Mi ricordo che l'avevo letta da cima a fondo almeno 30 volte. Sei ancora in contatto con Claudio (Nessuno Schema)? Eri rimasto soddisfatto? Ho sempre sognato una fanzine fatta da voi due...
Beh, Claudio Canclini è un grande amico da sempre e l'idea di fare la fanza split fu naturale. Si decise di farla e - dopo qualche peripezia - la cosa si concretizzò. Credo fosse un bel numero davvero e ricordo che all'epoca era anche molto richiesto.
Con Claudio sono sempre in contatto e ci vediamo regolarmente (lui viene a Milano a trovarmi ogni 3-4 mesi e andiamo assieme a caccia di vinili nei buchi più immondi; è stato qui proprio pochi giorni fa): è un'amicizia che è durata, inossidabile nel tempo. Tra l'altro so che sta lavorando a un nuovo numero di Nessuno Schema da anni, che quando uscirà sarà una specie di mostro enorme, immagino... incrociamo le dita!
Abbiamo anche in mente di fare un power trio assieme (c'è già il nome, la formazione completa e lo studio dove incidere... ci mancano solo i pezzi, hahahahaha); se tutto va bene entro la fine del 2012 potremmo darci una mossa.

Altra cosa che mi ha sempre divertito leggere riguarda le tue esperienze come cliente di negozi di strumenti musicali. Tra commessi ignoranti, risposte assurde ecc. molte volte sei stato portato a compiere degli omicidi. Nel 2012 va un po' meglio oppure la situazione è peggiorata? Vuoi raccontarci qualche storiella in proposito?
Mah, guarda, non frequento più moltissimo i negozi di strumenti, a parte le occasioni in cui vado a fare rifornimento di corde, plettri e minuterie varie. Comunque la situazione mi pare sempre quella; poi vabbè qui a Milano mi sono scontrato spesso con quell'atteggiamento arrogante e saccente, milanese appunto, che mi ha fatto uscire dai gangheri. Ora però ho una tecnica: vado al mattino presto, quando i commessi sono zombificati e non ci sono quasi clienti, per cui faccio le mie cose al volo senza interagire troppo e sfruttando il fatto che le merdacce hanno troppo sonno per dare il loro meglio in stronzaggine. Il miglior posto per comprare strumenti, a livello umano e di competenza, resta comunque Guitar di Tortona (AL), se mi permetti un po' di pubblicità campanilistica.

Parliamo ora del tuo blog, Jaded Eyes. Lo leggo sempre molto volentieri anche se mi pare che ultimamente tu non ci scriva più molto. Come mai? Credi che un blog possa essere utile oppure il più delle volte è un vezzo per parlare degli affari propri?
Con l'avvento di Facebook e soprattutto con Black Milk da curare, il mio blog è un po' caduto in disuso. È una tragica faccenda di tempo, purtroppo...
Sulla natura dei blog ti direi che il fenomeno è da sempre bifronte. Possono essere diari personali in cui racconti i cazzi tuoi - e all'inizio del fenomeno questo era l'intento - oppure, grazie alle varie piattaforme di blogging belle ed evolute, possono diventare quasi dei magazine. Vedi la mia Black Milk, che è ospitata su una piattaforma notissima di blogging, ma è un magazine e non un blog.
Personalmente apprezzo entrambe le declinazioni... leggere i cazzi degli altri è sempre un'occupazione gustosa, ma anche trovare gente competente che parla di argomenti di cui sa molto è utile.

Da quello che ho capito il tuo lavoro ora è scrivere a tempo pieno. Puoi parlarcene un po' in dettaglio? Anche qui, tramite il tuo blog, leggo che non sempre è tutto rosa e fiori...
In questo momento sì, scrivo per vivere. Ma è molto meno figo di quello che sembra, nel senso che non è che mi metto lì e scrivo il cazzo che mi va... hehehhe... mi occupo di giornalismo musicale online e di informazione online, principalmente, per pagarmi da vivere. Poi collaboro con le riviste Classix e Classix Metal, scrivo qualche libro e collaboro con chi è interessato alla mia penna. Sono piuttosto contento devo dire, perché comunque spesso scrivo di cose che mi piacciono anche parecchio; e poi spesso scrivo in lingua inglese, cosa stimolante - almeno per me. Poi c'è la figata immane di lavorare da casa, che dopo anni di redazione è stato un bel cambio di prospettiva. Anche se la casa può diventare una tomba isolazionista, ha i suoi bei vantaggi, dai.
Al momento sono soddisfatto, mentre le cose negative di cui puoi aver letto nel mio blog si riferiscono ai miei periodi in strutture tradizionali, quindi redazioni et similia. Quello è un lavoraccio e per una testa un po' matta come me è durissimo. Poi vabbè ho avuto la parentesi tra fine anni Novanta e il 2004 in cui mi occupavo di cinema e tv, scrivevo sceneggiature... quello è un mondo delirante, da cui sono piuttosto contento di essermi levato. Del resto non era di sicuro la mia missione fare quella roba... anzi, credo sia stato uno dei periodi più frustranti a livello lavorativo, perché ho avuto a che fare con personaggi gretti, laidi, spesso ignoranti e tracotanti. La peggiore umanità.

Negli ultimi anni hai scritto numerosi libri che parlano dei più disparati artisti. L'ultimo mi pare sia dedicato ai Metallica. Puoi farci l'elenco completo? Quali sono quelli che ti hanno maggiormente soddisfatto e quali di meno? Come organizzi il lavoro? Ti è mai capito di avere rapporti diretti con i gruppi di cui parli?
Sei gentile, in realtà ne ho scritti solo tre fino a ora (con un quarto in fase di scrittura). L'ultimo uscito è una piccola monografia dedicata a "Kill 'em all" dei Metallica (Tsunami Edizioni). Il primo è stato "Iggy Pop, cuore di Napalm", una bio dell'Iguana pubblicata da Stampa Alternativa, e il secondo "3.7.69 - Brian Jones, morte di un Rolling Stone" (Tsunami). Ora mi sto occupando di "Black Metal", l'album seminale dei Venom, con una monografia che non so quando uscirà. Del libro su Brian Jones sono piuttosto contento, è stato stimolante scriverlo, perché mi sono cimentato con il genere del giornalismo rock investigativo. Quello su "Kill 'em all" invece è stato divertentissimo da scrivere e mi ha riportato ai miei 15 anni.
Come purtroppo capita a molti, scrivere libri non è il mio lavoro - confesso candidamente di non avere mai visto un solo miserrimo euro per i tre libri pubblicati. Quindi devo organizzarmi per scrivere queste cose nei ritagli di tempo, nei weekend e quando non ho da fare altre cose che, banalmente, producono reddito.
Fino a ora purtroppo le band e i personaggi interessati non sono mai stati collaborativi e l'unico con cui ho avuto a che fare direttamente è Abaddon, il batterista della formazione storica dei Venom, di cui sto scrivendo ora. Ho però intervistato molte persone che gravitavano intorno ai gruppi di cui ho scritto, spesso scoprendo cose interessanti.

Hai mai scritto soto l'effetto di droghe o alcol? Credi possano aiutare effettivamente nel processo creativo? Che rapporto hai con esse?
Ehm... sì, spesso, volentieri e con diabolica reiterazione. A me, ad esempio, bere qualche bicchiere di vino rosso buono aiuta molto a sciogliere i pensieri e fluidificare il flusso delle parole. Poi ovviamente sono cose soggettive, non ci sono regole.
Io non sono mai stato straight edge nel modo più assoluto. Ho un rapporto rilassato e di lungo corso con l'alcool e tutto il resto; ovviamente con l'età che avanza mi trovo sempre più spesso a indulgere nell'alcool che non nelle sostanze (diciamo che l'alcool è una costante giornaliera e imprescindibile). Credo che, per quanto ci sia chi è pronto a mettermi in croce per un'affermazione del genere, queste cose aiutino a tirare avanti. E poi, come dire... sono scelte. C'è chi sceglie la via straight, rispettabile senza dubbio, e chi no. Non ho mai fatto polemiche con nessuno, penso che siano cose intime e personali, quasi come l'orientamento sessuale. L'importante è che dove inizia la tua libertà non venga lesa quella di altri... poi vale tutto.

Ti sei tatuato veramente “Shit” sul braccio? Riflette il tuo modo di porti nei confronti della vita? La vita è veramente una merda come molti sostengono?
Oddio, che altarino che vai a scoprire... ok, allora "Shit" ce l'ho sulla gamba destra, a lato interno del polpaccio... ma è piccolissimo (diciamo che sarà 3-4 cm di lunghezza e 1 di altezza) e ormai molto sbiadito, visto che risale più o meno al 1994 (massimo '95 comunque). Era fatto in maniera do it yourself (ago, filo e china da disegno), un lavoro da cane che solo per fortuna non si è infettato hehehehe. Sulle braccia ho altri tatuaggi, a cui tengo molto di più e di cui sono in qualche modo fiero. Quello "Shit" è una cosa che finisce sempre nascosta dagli anfibi o dai calzini, un reminder di cui spesso mi dimentico, anche perché quando lo rivedo alternativamente mi chiedo che testa di cazzo avevo per fare una merda così invece di rivolgermi a qualcuno che lo sapesse fare, oppure mi viene in mente che merda di momento era quello in cui l'ho fatto. Diciamo che comunque il mio atteggiamento nei confronti della vita non è mai stato positivo e tutt'ora non lo è. Con l'età, le mazzate e l'esperienza si impara a fingere e a stare con gli altri nella società civile, ma questo non significa che la vita diviene più godibile o facile. Semplicemente impari a occultare i tuoi stati d'animo... e non nascondo che è una disciplina dura, ma soddisfacente. Però sì, in sostanza la vita è una merda: non giriamoci troppo intorno.

Parliamo un po' della tua vacanza ad Amsterdam nel lontano 1989. Su Shove ne parlavi spesso, soprattutto di un episodio in un pub con protagonisti altri italiani. Della tipa che mi sai dire?
Mah che dire... avevo 19 anni, una fidanzata dark di 25 e tanta voglia di sconvolgermi senza remore. Era un periodo spensierato, ma anche pericoloso - cosa che realizzo solo a 23 anni di distanza, lo confesso. Quella era la Amsterdam ancora non esageratamente turistica, dove poteva accadere un po' di tutto. Insomma, la ricetta era potenzialmente micidiale. Non ho ricordi particolarmente vivi, ormai, di quella faccenda e la tipa l'ho persa di vista totalmente da una quindicina d'anni almeno; non so nemmeno se sia viva. Ora mi fai venire la curiosità: ma vedo che googlando non esce nulla, quindi probabilmente sarà ancora viva, ma non in rete. Del resto sarà una signora di quasi 50 anni, facendo un rapido calcolo matematico, e la febbre di internet potrebbe non averla nemmeno sfiorata.
Dovrei andare a rileggermi Shove per ricordare qualcosa di questa faccenda: hahahaha... non ci sto facendo una gran figura, maledizione.

Da quello che ho capito tu sei rimasto sempre molto scettico sulla svolta, diciamo, più mainstream dei Negazione. Mi ricordo che ho letto delle tue opinioni su di un loro concerto agli albori degli anni '90, in cui i suddetti firmavano autografi e davano il cinque ad un gruppetto di metallari in divisa d'ordinanza. Ti ricordi?
Ricordo che all'epoca ero prigioniero di un'idea scioccamente dura e pura dell'hardcore - che peraltro, poi, non ero in grado di proiettare appieno anche su ciò che facevo, perché ovviamente se mi avessero proposto di seguire un percorso alla Negazione credo proprio che l'avrei fatto, Monsters of Rock compreso. Adesso, a molti anni di distanza, mi viene da sorridere per l'ingenuità e la mancanza di articolazione della mia idea di allora. Anzi, ti confesso che i Negazione sono una delle mie band hc italiane preferite (sotto solo a Upset Noise e Crash Box) e proprio di recente ho colmato il buco della mia collezione che era priva delle ultime cose che hanno fatto... ho trovato i dischi da un amico che li vendeva e me li sono presi tutti con magno godimento.

Ti ritieni un collezionista di dischi e di chitarre?
Mah, di chitarre non proprio. Una dozzina d'anni fa mi ero un po' instradato - o tentavo di farlo - sulla via del collezionismo di chitarre, ovviamente con la contraddizione interna di avere un budget non esattamente principesco. Ero arrivato ad averne più di sei e trafficavo un po', poi però la vita ci ha messo lo zampino e mi sono disfatto di quasi tutte. Ho tenuto solo le mie due amate Les Paul. Poi un paio d'anni fa ho preso una SG usata da un rockettaro varesotto che non la usava e me l'ha venduta in una stazione di servizio della tangenziale Nord di Milano a un prezzo da discount. Comunque no, non colleziono chitarre, anche se mi piace leggerne e informarmi.
Sui dischi più che collezionista mi definirei bulimico; ne compro molti, ho dei mesi di totale follia in cui riesco a portarne a casa a ciclo continuo saccheggiando bancarelle e negozi di usato (sì, non compro praticamente nulla di nuovo, visto che prendo al 99% vinile e le ristampe attuali su vinile da 180 grammi non mi interessano particolarmente, oltre a costare troppo). Però non so se sono un collezionista, nel senso che non mi soffermo sulle cose maniacali. Soprattutto non ho i soldi per fare il collezionista... che è un hobby costoso. Diciamo che sono un accumulatore compulsivo, un saccheggiatore di bancarelle e negozi d'usato.

Anche in tempi non sospetti sei sempre stato vegetariano. Ora mi pare di capire che sei vegan. Come mai questa scelta? Credi che anche con piccoli gesti si possa cambiare un po' lo stato delle cose? Molto spesso leggo di critiche rivolte da una parte del movimento più oltranzista verso per esempio la Lega Antivivisezione. Sono dell'opinione che tutto faccia brodo (vegetale) per la causa animalista. Mi lascia invece molto perplesso la svolta animalista di certa destra vicina a Casa Pound. Cosa ne pensi?
Sì sono vegetariano dal 1991 mi pare. E da un po' più di un anno ho fatto il passo vegan. Personalmente sono convinto che ogni piccolo impegno in questo senso sia importante, quindi tutto fa brodo davvero, per la causa.... non so cosa pensare di Casa Pound animalista. Come del resto non sono molto propenso a fidarmi dei movimenti ultracattolici animalisti (mi hanno dato dei flyer in metropolitana l'anno scorso... pieni di cose condivisibili, però poi si sparano i raduni di preghiera e cose così: aborro). Da una parte mi vien da dire che anche se arriva da Casa Pound e dai cattolici integralisti, questo impegno non può che far bene. Certo poi bisogna valutare cosa ci sta dietro. Ma è un discorso difficile e forse sopra le mie facoltà mentali attuali. Devo informarmi meglio, candidamente.
Da parte mia ti posso dire come la vivo... e ti confesso che ultimamente non vivo benissimo la faccenda. Non perché non sia convinto, anzi... in realtà accade che per 20 anni quasi sono stato molto tranquillo ed easy, non ho mai rotto i coglioni a nessuno perché si mangiava la carne o altre porcherie a un centimetro da me... mentre ora mi rendo conto che sono davvero incazzato e fatico a mantenere la calma di fronte a discorsi ignoranti tipo "vabbè, ma che cazzo te ne frega, sono bestie... e poi la carne è buona, io non riuscirei a stare senza". Sarà che ormai ho una certa età e di ignoranza e puttanate ne ho fatto il pieno, il serbatoio è colmo. Come del resto ne ho le palle strapiene delle domande del cazzo: "Ma non mangi nemmeno il tonno? Ma come fai senza formaggio? Vabbè, ma anche le piante sono esseri viventi: allora perché le mangi?". Fanculo.
Giusto l'altra sera ero con mia moglie a bere un bicchiere di vino in un locale ed è arrivata la cuoca a cui avevamo chiesto se per cortesia gli stuzzichini ce li dava solo con le verdure; la tipa, con la faccia schifata di chi ha di fronte un malato terminale di peste, ha chiesto: "Ma nemmeno il tonno e il formaggio?"... e la prima reazione che mi viene è "Puttana eva, tonno e formaggio ti paiono verdure dell'orto dei mortacci tua, vecchia rincoglionita?". Vabbè. Amen.

Puoi parlarci un po' del gruppo in cui attualmente suoni? Ti diverti ancora come 15 anni fa oppure sei un pochino più disilluso?
La band si chiama Port of Souls e facciamo garage punk marcione. Abbiamo fatto un singolo per la rediviva e fantasmatica Bad Man, un po' di concerti e ora stiamo preparando i pezzi per un album, che chissà se qualcuno ci farà uscire. Del gruppo sono contento, c'è una bella atmosfera e siamo tutti signori di una certa età e con esperienza sui palchi: ci si capisce al volo senza troppe discussioni.
Sul fatto di divertirmi... mah, 15 anni fa non mi divertivo molto a suonare, se ci ripenso. Il periodo in cui più ho goduto suonando è stato a metà anni Novanta, ma non mi divertivo davvero, perché prendevo troppo sul serio la cosa, e in cuor mio forse mi aspettavo anche - stupidamente - che accadesse qualcosa, tipo che la band diventasse conosciuta e ci trovassimo a fare i punk rocker di professione. Oppure, semplicemente, che il gruppo piacesse e che venisse considerato figo... hahaha... che idiozia. Alla fine - e lo impari prendendo le giuste pesciate in faccia - quello che fai lo devi fare prima di tutto perché interessa a te, fottendotene un (bel) po' di quello che possa essere il pensiero di chi ascolta. Altrimenti fai prima a suonare cover o mettere su una bella tribute band con tutto il teatrino che ne consegue, così sei certo che "piaci" Erano sogni cretini, mi viene molto da ridere, a scriverli...
Ora sì che mi diverto davvero, nel senso che suonare è un piacere che mi godo e mi prendo per me stesso. Facco i pezzi, li porto agli altri, li suoniamo e via. E dal vivo mi interessa di più che suoniamo tranquilli e in armonia tra noi, che non se a quattro persone davanti al palco sono piaciute le canzoni. Certo, se piacciono sono contento, ma se fanno schifo sono contento uguale... l'importante è che io sia stato bene.
Non so se questa è disillusione, tenderei a parlare di realismo. Ma di sicuro mi vivo meglio la faccenda, rispetto a molti anni fa.

Musicalmente ti senti più legato agli anni '80 o agli anni '90?
Se parliamo di musica ascoltata/amata devo essere sincero: degli anni Novanta non mi è rimasto molto. Di sicuro sono più attaccato alle sonorità dei Settanta e degli Ottanta (tutto l'hardcore californiano, ad esempio... ma anche la scena garage revival e il thrash metal delle origini). E anche dei Sessanta, per il garage e il protopunk, due mie passioni. La mia formazione musicale, poi, è avvenuta negli anni Ottanta, è innegabile. Quindi credo di essere più legato a quell'epoca.

Come vivevi la scena degli anni '90? Mi è sempre sembrato che i Point Of View fossero un pochino più defilati rispetto agli altri gruppi del tempo. E' una mia impressione o me la confermi?
Dal 1991 al 1998 ho vissuto molto intensamente la scena italiana. Era in pratica il mio lavoro in termini di tempo che prendeva, con il piccolo difetto che non ci si faceva una lira e anzi, si era sempre in perdita (e quando non ci si perdeva, si reinvestiva tutto nelle attività: non credo di essermi mai comprato nemmeno una pizza e una birra coi soldi della distro o dell'etichetta). Facevo la fanzine, avevo un mailorder piuttosto gigante, facevo i banchetti ai concerti in giro, organizzavo concerti, suonavo in una band, c'era l'etichetta e i dischi da pubblicare... insomma, c'era un sacco di roba da fare. E poi le lettere e i contatti da tenere. Lo ricordo come un periodo molto vivo e pulsante, di sicuro. Anche se, col senno di poi, penso che avrei dovuto concentrarmi su una-due cose e farle meglio, invece di provare a fare tutto in maniera approssimativa.
Dici che i Point of View ti parevano "defilati".. hehehe... la leggo come una gentile locuzione (e ti ringrazio per la delicatezza) per dire che dei PoV non fotteva nulla a nessuno; e ti do ragione al 100%. Io ci provavo tantissimo, tenevo contatti, mi sbattevo, etc etc, ma alla fine - anche se all'epoca non ci arrivavo a formulare questo semplice pensiero - chi ascoltava hc in Italia preferiva andare a vedere altri gruppi e comprare altri dischi. Il motivo? C'erano molte band buone e noi non eravamo tra quelle; e poi c'erano anche molte persone brave a creare un network ben funzionante di contatti, da cui poi nasceva anche la capacità di un gruppo di suonare molto in giro ed essere percepito meglio. Io evidentemente non ero in grado di farla, questa cosa.
Mi ricordo serate intere passate in una cabina del telefono con una borsa del supermercato piena di monetine e con un foglio con i numeri di telefono dei contatti per suonare... era una via crucis: telefonavi, spiegavi il perché e il percome, magari mandavi anche un nastro da sentire e poi finiva che dopo mesi di tormento e di soldi regalati alla Telecom/alle Poste non si combinava un bel nulla. Intanto però c'era chi suonava di continuo e anzi, riceveva le richieste direttamente a casa su un piatto d'argento. All'epoca mi incazzavo, vedevo anche una sorta di giro un po' mafioso... e in effetti il giro c'era, per carità, ma vabbè non era mafia. Era semplicemente che se ti telefonava "quello" dei Point of View ti interessava relativamente poco farli suonare, mentre se ti chiamava "quello" dei Burning Defeat (li cito perché sono miei vecchissimi amici tutti quanti e ci vogliamo un sacco di bene davvero, quindi so che capiranno ciò che sto scrivendo, senza prendersela) gli organizzavi il concerto in quattro e quattr'otto. E facevi bene, ecco.
Del resto a quasi 15 anni dai fatti è sintomatico che se vai su Sceneboot, o in altri luoghi online dove si parla della scena anni '90, i Point of View non sono mai menzionati: più chiaro di così! Hahahaha... anzi ricordo che l'anno scorso trovai per caso un forum dove si parlava dei Point of View in un topic e ciò che si diceva sostanzialmente era che io cantavo di merda e il gruppo era così-così. Colpito e affondato.

Ti senti più depresso, disperato o rassegnato oppure un mix delle tre cose? Te lo chiedo perchè da ciò che scrivevi su Shove e più recentemente sul blog, la speranza sembra essere morta da tempo...
Rassegnato non ancora, anche se a volte credo di esserci arrivato... ma invece mi ritrovo sempre a incazzarmi. Forse la rassegnazione sarà il passo finale, la pace dei sensi. Al momento mi sento rabbioso, depresso e anche un po' disperato... e dici bene: la speranza è morta, ma non la voglia di vendere un po' cara la pelle. Come dire: so che non se ne esce vivi, ma visto che bisogna crepare malamente, voglio portarmi dietro più stronzi possibile.

Credo di aver esaurito le domande. Grazie tante per il tuo tempo e se vuoi puoi aggiungere ciò che vuoi...
Grazie a te, mi rendo conto che ho scritto troppo e se tanto mi dà tanto annoierò i tuoi lettori a morte. È la maledizione dei Point of View!

1 commento: