mercoledì 14 marzo 2012

Giulio Repetto (Green Records).

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Giulio Repetto è stata una prime delle persone con cui sono venuto a contatto nella scena italiana. Mi ricordo le telefonate in negozio per ordinare dischi e magliette e pure le tonnellate di domande che gli facevo le volte che ci si vedeva. Ho un ricordo molto bello del nostro ultimo incontro: seduti a scaldarci dal freddo di ottobre in quel di Londra in un Mc Donald's (ma non abbiamo consumato nulla perchè siamo gente seria ahahahah) dopo il concerto di reunion degli Unbroken, con lui che mi snocciola un aneddotto dietro l'altro ed io che letteralmente mi spacco in due dalle risate. Che dire, un pezzo di hardcore passa da qui, non ho dubbi.

Partiamo subito a razzo: verso la metà degli anni 90 Green Records ha avuto seri problemi a livello finanziario. Mi ricordo che partecipai ad un benefit al fu Quadrare il Circolo di Rimini con By All Means, Point Of View ed Eversor. Cosa successe esattamente?
Verso metà degli anni novanta venne introdotto il famigerato bollino Siae sui supporti fonografici (ovvero dischi cd e cassette). Noi avevamo da poco aperto il negozio di Green Records rilevando l'attività di uno storico negozio di dischi locale e di conseguenza anche tutto il loro magazzino composto da uno stock di musica nera (soul, reggae, ska etc.), molti erano anche i dischi usati o di qualche decina d’anni prima. A questi si aggiunse tutto il nostro bagaglio punk/hardcore. Per farla breve incappammo in una fantomatica azione antipirateria che equiparava i dischi e i cd senza bollino Siae a dischi “pirata” per cui praticamente tutto lo stock del negozio venne sequestrato e distrutto. Una cosa molto italiana diciamo: leggi severissime che non risolvono il problema e vanno a colpire gli ultimi sfigati. Il giornale locale ci dedicò un articolo a piena pagina parlando di negozio che vendeva dischi pirata, ma ovviamente di tutto quel ben di dio che andò distrutto (ai collezionisti lascio solo immaginare quali e quanti e quali dischi vennero bruciati..) naturalmente non c’era un solo bootleg! Per farla breve ci ritrovammo senza una lira, senza magazzino, e con una bella multa e spese legali da sostenere. Gli amici della scena ci vennero in soccorso... Furono organizzati diversi concerti benefit grazie ai quali riuscimmo a tirare su un po’ di soldi per riaprire, alcune distribuzioni italiane e americane ci vennero incontro facendoci degli sconti o in certi casi regalandoci del materiale. Grazie a tutte queste persone e alla nostra caparbietà giovanile dopo un momento di sconforto ripartimmo alla grande. Un piccolo aneddoto: qualche anno dopo in coda in posta incontrai uno dei valenti agenti che aveva partecipato al sequestro il quale mi manifestò apertamente l’infondatezza di quella operazione.

E' vero che ad un certo punto hai accantonato tutto per metterti a fare l'insegnante? Che esperienza è stata e cosa ne hai tratto?
Sì, per un certo periodo verso la fine degli anni novanta ho iniziato a insegnare in una scuola elementare. La mattina andavo a scuola, facevo le vari riunioni, consigli di classe etc. e nel pomeriggio lavoravo all’etichetta, al negozio, alla distribuzione. Stavo cercando di trovare una via diversa al commercio dei dischi, ma non sapevo bene in quale direzione sarei andato... Ho insegnato per alcuni anni in maniera discontinua, quando poi mi venne assegnato il tanto agognato posto fisso mollai il colpo... Sebbene fosse una cosa che mi piacesse fare mi spaventava il fatto di doverla fare per tutta la vita.

Tu hai avuto l'opportunità di vivere sia la scena anni 80 che quella anni 90. Che differenze hai riscontrato? Quale delle due fu la migliore oppure secondo te è impossibile fare un paragone?
Sono stati due periodi molti diversi. Tieni conto che la scena degli anni ottanta l’ho vissuta in maniera più passiva che altro... Avevo 14-15 anni, andavo a vedere i concerti ma il mio coinvolgimento era limitato dall’età, mentre negli anni novanta ho cominciato ad essere più partecipe, per questo potrei dirti che sono stati due periodi che più che essere diversi io ho vissuto diversamente. Non credo si possa parlare di migliore o peggiore... Sicuramente quella degli anni ottanta è stata una scena più di rottura, era una cosa decisamente “nuova” ed essere un punk in quegli anni era più difficile di quanto non lo sarebbe stato negli anni novanta. Anche esteticamente c’era una bella differenza! Mi piaceva molto l’energia di quel periodo ma ho sempre detestato la componente autodistruttiva che era molto forte, cosa che negli anni novanta fortunatamente diminuì notevolmente. Musicalmente entrambi i periodi hanno avuto il loro perché, ancora oggi ascolto molto volentieri i Negazione come i By All Means.

Capitolo Creepshow: un 7" all'attivo e credo un demo se non sbaglio. Fu il tuo primo gruppo? Hai qualche aneddoto da raccontarci?
L’idea di suonare e avere un gruppo è una cosa che mi è sempre piaciuta ma non essendo mai stato un gran musicista per forza di cose sono finito a cantare. Arrigo, il fondatore (che avevo conosciuto in treno durante un viaggio in Germania), mi chiese di entrare nel gruppo e io accettai volentieri. Fu un bel periodo, suonavamo con molti gruppi sia italiani che stranieri e ci divertivamo molto, skeitavamo tutti i giorni ed avevamo vent’anni. Parallelamente ai Creepshow suonavo il basso nei Capitan Pizza, una band locale con cui realizzammo un demo tape e una manciata di concerti. All’epoca non c’erano moltissimi gruppi hc, noi bazzicavamo spesso all’isola del Kantiere, il centro sociale di Bologna dove in quegli anni passarono un sacco di grandi band americane. Il nostro primo concerto ricordo che fu di spalla ai D.I.. Stare sul palco a me non faceva impazzire, anzi, fare i concerti all’epoca mi pesava un po’, però mi divertiva suonare per cui accettavo lo scotto dei live. Un aneddoto divertente è che tra i vari gruppi con cui suonammo ci furono i No Fx: ogni tanto quando capita di parlarne con qualche ragazzo più giovane non ci crede.

In tempi più recenti sono arrivati i Trade Union, gruppo in cui ti cimentavi sempre alla voce. Mi ricordo di un paio di concerti con Trial e Good Clean Fun nel 1999/2000. Cosa ricordi di quell'esperienza? Come mai non avete inciso nulla?
I Trade Union hanno avuto vita breve, e questo è stato un peccato perché secondo me potevano diventare un buon gruppo, grazie soprattutto a Andrea “X” Ferraris e Stefano della Cycle per quanto riguarda il lato tecnico e a me e Giangiacomo per l’entusiasmo. Eravamo uno di quei gruppi formati da persone provenienti tutti da diverse città, la sala prove era a Novara, io venivo da Padova, X da Alessandria, Giangiacomo da Bologna… Immagina ogni volta il casino per trovarci. Nonostante tutto andammo in studio per registrare dei pezzi che però restarono incompiuti. Se ricordo bene una volta il proprietario dello studio (Alessandro dei Burning Defeat) mi confessò di aver registrato sopra i nostri nastri il disco di un’altra band.. Forse inconsciamente si voleva vendicare del fatto che registrando le voci del nostro disco io mi agitavo non poco e feci cascare per terra un preziosissimo (e costosissimo) microfono a cui lui teneva particolarmente!

Ma è vero che ai tempi ti criticavano sul fatto che indossavi le Vans old school con inserti di pelle mentre eri vegan?
Hahahaa! Guarda questa non me la ricordavo ma potrebbe essere... Effettivamente un vegan non indossa nessun prodotto di derivazione animale ma all’epoca c’era una sorta di ortodossia che a volte sconfinava nel ridicolo su certe cose.

La Green Records è sempre stata legata a doppio filo con gli Eversor. Tante uscite, i Sender (gruppo in cui Giulio cantava mentre gli Eversor suonavano, primo 7" in assoluto con copertina in quadricromia per Green Records), i tour in Giappone in cui li hai accompagnati. Cosa ti colpì la prima volta che li sentisti? Sei ancora in contatto con loro? Aggiungo poi che il gruppo che venne dopo gli Eversor, i Miles Apart, ebbero molto uscite sotto la tua etichetta...
Musicalmente rimasi colpito dal loro album “Friends”, prima non è che li conoscessi molto. Non ricordo bene come e quando entrammo in contatto (questo a causa della mia proverbiale mancanza di memoria).Sò che ad un certo punto una sera mi suonarono a casa e mi ritrovai nel loro furgone per un tour che ci avrebbe portato attraverso l’Europa dell’est. Andammo in Austria, Slovacchia, Polonia, Germania... Ho dei ricordi di tanta strada fatta assieme, di tante persone conosciute e di tanti episodi che ancora oggi mi fanno piegare dal ridere solo a pensarci. Era una delle prime volte che ci trovavamo insieme e da quella volta abbiamo girato l’Italia, l’inghilterra, mezza Europa e il Giappone tre volte... Per me sono stati più che dei tour delle esperienze bellissime che custodisco gelosamente. I viaggi in Giappone in modo particolare, mi sembra ieri quando partimmo per Tokyo la prima volta e Valentino si presentò con un mitico sacco a pelo militare legato con una corda, fantastico! Viaggiammo in dei paesi sperduti nelle zone rurali interne e in tre delle quattro isole principali del Giappone, con degli spostamenti notturni micidiali, ma furono dei giorni bellissimi.
Oggi sia Marco che Lele sono sposati e hanno dei bambini, però ci sentiamo abbastanza regolarmente e cerchiamo di vederci quando possiamo. Per me sono delle persone molto speciali a cui voglio veramente un bene sconfinato.

Green Records ha fatto uscire un bel pò di dischi molto belli, come Burning Defetat, Bruma, Headsman e molti altri... Come sceglievi i gruppi da produrre? Il legame umano era fondamentale?
Ti ringrazio intanto, mi fa piacere che qualcuno si ricordi ancora di quei dischi. Non so bene cosa spingesse me e il mio socio di allora, Francesco, a scegliere i gruppi. Non è che ne discutessimo molto, ad un certo punto dicevamo facciamo questi, facciamo quegli altri e così era. Diciamo che tutto avveniva in maniera molto naturale e spontanea, poi di sicuro con certi gruppi come Burning Defaet, Eversor, Ivory Cage, By all Means o altri ancora c’erano dei legami particolari che andavano oltre la musica e che in certi casi durano tutt’ora. Questo credo che sia stato il valore maggiore di quei dischi: averci fatto condividere delle cose oltre alla musica.

Social Justice: l'unico gruppo straniero prodotto da Green Records. Come sei venuto in contatto con loro? Come si dimostrarono a livello umano? (Per chi non lo sapesse i Social Justice diventarono poi i Downset).
Li fu appunto Francesco più che altro il promotore, io non ero convintissimo di produrre dei gruppi americani, tuttavia il loro primo disco mi piaceva e poi... non sai mai che ci scappasse il colpaccio! Speravamo più che altro di aprirci un po’ il mercato anche negli Stati Uniti, come in minima parte infatti avvenne, ma senza stravolgere la nostra attività. Invece il colpaccio lo mancammo clamorosamente quando gli stessi ci scrissero chiedendoci se eravamo interessati al loro nuovo progetto hip hop/crossover e noi rifiutammo… Di li a poco i Downset vendettero qualche centinaio di migliaia di copie! Si vede che era destino che restassimo un etichetta hc sotterranea.

L'etichetta ha collaborato diverse volte con la Soa Records di Paolo Petralia. Come siete venuti in contatto? Cosa ricordi di questa esperienza? Siete ancora in contatto?
La prima volta che incontrai Paolo, se non sbaglio fu ad un concerto degli Agnostic Front a Bologna. Tutti e due volevamo iniziare un etichetta e così decidemmo di fare questa compilation insieme dal titolo “Between The Clouds”. Poi da li abbiamo sempre collaborato con scambi di materiale, dischi, concerti, etc. per un periodo Paolo lavorò anche nel negozio di Green Records... Mi faceva morire perché era sempre sorpreso dalle persone che frequentavano il negozio (tra i quali bisogna dire che c’era in effetti una bella collezione di pazzi). Ci sentiamo ogni tanto ma purtroppo non ci vediamo molto spesso. Condividiamo una sana passione per la cucina anche se lui è diventato un vero chef mentre io mi sono abbastanza impigrito negli ultimi anni.. Un estate di tanti anni fa mi minacciò per settimane con varie cartoline riguardo una sua imminente calata a Padova dalla Germania, erano cartoline del tipo “Repetto boia prepara il pastoro”. Così un giorno d’agosto si presentò affiancato dal valente Marra al mio desco... Ne venivano da un interail (a proposito, esiste ancora?) di quelli old school, a pane e acqua insomma, io pensavo che non mi avrebbero trovato impreparato... Insieme a mia sorella avevo cucinato per sei ma non rimase nemmeno una briciola: a pasto finito si mangiarono pure una terrina di pasta al pesto avanzata dalla sera prima... Bei tempi!!!

Two Days Of Struggle. Purtroppo io ne ho sempre sentito solo parlare e non vi ho mai partecipato. Come ti venne l'idea? Chi ti aiutava? Con che criterio sceglievi i gruppi da far suonare? In una edizione parteciparono i Cripple Bastards, e anni dopo lessi che non si trovarono particolarmente bene. Vuoi dire qualcosa in proposito?

La Two days of struggle negli anni in cui si svolse divenne un po’ il fulcro attorno al quale ruotava la nostra attività. Era un momento in cui ci si ritrovava tra tutte le persone che frequentavano la scena non solo per ascoltare la musica ma anche per conoscersi, scambiare materiale, cucinare, etc. L’idea non ricordo bene come nacque, ma all’epoca avevamo una nostra scena locale molto solida e partecipe che ci permetteva di organizzare una cosa di questo tipo. Il nostro ideale era di far qualcosa di nostro, “diverso” se possibile dal modello dei classici concerti punk/hc. Cercavamo di rendere la gente partecipe di quello che si faceva, la Two Days Of Struggle doveva essere un evento collettivo e non uno spettacolo a cui si partecipava pagando un biglietto. Era un modestissimo tentativo di mettere in pratica quello di cui parlavamo nei testi delle nostre canzoni. I gruppi li sceglievamo più o meno insieme io Francesco e Nicola non so dirti in base a quale criterio, cercavamo di far suonare non solo gruppi del nostro giro infatti suonarono anche Fichissimi, Senza Sicura e appunto Cripple Bastards. Non saprei dirti di cosa ebbero da lamentarsi, a me comunque all’epoca non dissero niente, almeno non direttamente. Credo anche che sia stata l’unica volta che li vidi.

Veniamo a tempi più recenti. Gonna Fall Hard, un gruppo assai discusso soprattutto per i testi e l'attitudine di Dudu, il cantante, che è una vera lingua lunga. Come mai hai deciso di farli uscire? E' stata una scelta provocatoria?
Quando uscì il disco sia Dudu che gli altri componenti dei GFH si erano dimostrati dei ragazzi a posto: musicalmente mi piacevano ed erano uno dei pochi gruppi hc della zona per cui mi venne spontaneo sostenerli. In seguito non ti so dire bene cosa successe, persi i contatti con loro non molto dopo l’uscita del disco, e di conseguenza anche il mio interesse nei loro confronti diminuì progressivamente.

Sarebbe dovuto pure uscire un cd dei From The Dying Sky (ora alcuni dei membri suonano nei The Secret) ma non si concretizzò mai. Cosa successe?
Devo essere sincero: non me lo ricordo! Forse si sciolsero prima, ma dovresti chiederlo a loro per maggior sicurezza.

E veniamo ai giorni nostri. Green Records ora è diventato un doppio punto vendita di materiale ricollegabile al mondo dello skateboard e non solo, con molte iniziative. Ad esso è collegato un team di skateboard e soprattutto il marchio Murder. Cosa ci puoi dire a tal proposito? Sei soddisfatto? Avresti mai pensato che da un piccolo negozio la cosa si sarebbe evoluta in maniera decisamente più grossa? (Green Records negli anni 90 era anche un negozio di dischi in quel di Padova).
Ho mantenuto il nome perché è da li che è iniziato tutto, ma adesso di quello che era originariamente Green Records ben poco rimane a parte il nome e il fatto che io continui ad essere attratto dallo skateboard e dal punk come quando iniziai. Quando aprii il negozio di dischi avevo un solo interesse: aver accesso a più musica possibile. Poi con l’evento di internet e il calo delle vendite dei dischi le cose sono cambiate e così mi sono spostato verso quello che è sempre stato il mio interesse parallelo alla musica, lo skateboard, il cui mondo ha spesso ha viaggiato a braccetto con un certo tipo di sottocultura punk/hc. Ho cercato di portare avanti questo lavoro con lo stesso approccio che un tempo dedicavo alla musica, con la passione e il coinvolgimento fino all’estremo. Si tratta di un ambiente per certe cose simile a quello musicale fatto di tour, eventi, viaggi, anche se con molti più compromessi e difficoltà essendo un lavoro vero e proprio. Non saprei dirti se quella di oggi sia una cosa “più grossa”, dipende dai punti di vista, economicamente forse si, ma se devo guardare le cose in prospettiva mi sento molto più felice di aver contribuito alla diffusione di un certo tipo di musica che qualcuno ancora oggi ricorda o ascolta che non tutto il resto.

Murder Clothing. Grafiche di Officina Infernale. Quando hai cominciato è stata una scelta logica affidarsi a lui per le grafiche?
Murder è nata da un'idea di entrambi, il nome stesso è un'idea dell’Officina Infernale, la stessa persona che ha fatto molte grafiche dei dischi Green e che ha tra l’altro coniato il nome Green Records. Per circa 25 anni ho suonato, skeitato, visto concerti e fatto fanzines con Moz (aka Officina Infernale) per cui è stato abbastanza naturale coinvolgerlo, suo malgrado, anche in questo progetto.

Siamo stati assieme a Londra a vedere gli Unbroken. Gianni in un'intervista precedente mi ha detto che uscito dalla sala a fine concerto non gli è rimasto nulla. Tu sei dello stesso avviso? Cosa ne pensi delle reunion?
Guarda, se fossi venuto a Londra solo per vedere gli Unbroken probabilmente sarei rimasto deluso pure io, ma se devo dirti la verità sono venuto solo ed esclusivamente per stare insieme con delle persone che non vedevo da molto tempo e rivivere un po’ l'emozione di quando un tempo ci si muoveva per i concerti. Probabilmente gli Unbroken hanno suonato anche meglio di una volta, ma era ovvio che non avrebbero potuto darmi le stesse emozioni di quel famoso concerto a Bologna, perché le cose hanno un loro senso nel momento giusto... Non sò come spiegarlo e nemmeno come spiegarmelo ma il punk e l’hardcore non sono delle cose riproducibili nel tempo, avevano un senso in quel determinato momento, un senso che poi a mio avviso è scaduto. E’ forse il destino di un po’ tutti i movimenti, nel tempo può restare la musica o il lato estetico, ma la portata innovativa e l’energia che avevano dentro si esaurisce inevitabilmente a un certo punto. E’ per questo che le reunion spesso non rispettano le nostre aspettative... Non ritengo che siano sbagliate ma vanno prese per quello che sono: non si può fingere che non siano passati venti o in certi casi trent’anni. Ultimamente vedo che c’è molto interesse per il punk italiano degli anni ottanta. Sebbene anche io creda che la memoria vada preservata e sia giusto raccogliere materiale su quel periodo storico, non ci si può illudere facendo così di rifarlo vivere. Io penso che ogni generazione debba vivere il suo momento e non quello delle generazioni precedenti. Negli anni ottanta il punk era nato proprio in contrasto con il passato, per finirla con il rock e gli hippie delle generazioni passate... Sarebbe un destino crudele far diventare il punk quello che il punk voleva distruggere.

Giulio Repetto cosa ne pensa dell'hardcore di questi anni?
Non ho seguito in maniera così attenta l’evolversi dell’hardcore negli ultimi anni per darne un giudizio, almeno non come lo facevo un tempo. Compro ancora qualche disco dei nuovi gruppi ma se devo esser sincero capita molto raramente che questi mi colpiscano. Diciamo che seguo ancora ma con meno coinvolgimento. Poi è probabile che ci siano delle realtà diverse che non conosco, però è un po’ come ti dicevo nella risposta precedente... Io mi ricordo di concerti dove mi veniva la pelle d’oca, dischi che mi facevano venir voglia di spaccare tutto... Può darsi che fosse anche dovuto all’età, ma non ne sono così sicuro. Se i gruppi di oggi riescono a trasmettere le stesse cose a chi li ascolta oggi ne sono felice.

Vedremo mai nuove uscite targate Green Records, oltre ai 7" limitati che ogni tanto fai uscire?
Perché no... Per ora ho fatto uscire il disco di uno dei ragazzi che lavora con me, si tratta di un gruppo r’n’r/garage molto valido: The Dancers”. C’erano in cantiere delle discografie complete di By all means e With love... Per ora non si è fatto niente e non sono nemmeno sicuro vedranno mai la luce, ma non si sa mai.

Quando hai capito che Green Records si sarebbe evoluta in quello che è diventata oggi?
Verso fine degli anni novanta sono successe diverse cose che mi hanno fatto un po’ allontanare dalla musica, è stata una cosa spontanea non ragionata ma a vederla ora è coincisa con la fine di quella scena di cui io mi son sentito parte per almeno per un decennio. Me ne andai negli Stati Uniti senza una lira e con le idee confuse, avevo una mezza intenzione di restare a San Francisco, dopo circa due mesi invece tornai in Italia e decisi di aprire un negozio come quelli che c’erano in California... Uno skateshop a tutti gli effetti. Poi da li le cose si sono un po’ allargate da sole.

Mi sembra di aver totto le balle abbastanza... Grazie del tuo tempo e se vuoi aggiungi ciò che vuoi...
Ti ringrazio molto per l’intervista, per tutto quello che stai facendo e che hai fatto in passato con XforthekidsX.

4 commenti:

  1. bella questa intervista.

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  2. Ho visto Giulio l'ultima volta nel 1999 a Ieper per il Vort'n vis...due giorni di treno allucianti, ma ne valeva troppo la pena..al varco c'erano i Get Up Kids che chiudevano la tre giorni.. momenti indimenticabili, e che tristezza adesso poterli soltanto ricordare..!
    Annax -Pistoia

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