domenica 6 maggio 2012

Giangiacomo De Stefano (Ivory Cage | Ageing | Widespread Magazine | Summer League | The Guilt Show | Sonne Film).

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Questa volta abbiamo sottoposto Giangiacomo, che molti di voi ricorderanno per essere stato l'ugola d'ora negli Ivory Cage, nei Summer League e nei piu' recenti The Guilt Show, ad una serie di domande sul passato e sul presente. Ora produce documentari con la sua Sonne Film (insieme a Lara, la sua compagna) e hanno una spettacolare biondina di nome Mia che è veramente uno spasso.

Giangiacomo io direi di partire subito con l'elencare in maniera dettagliata tutti i gruppi di cui hai fatto parte e cosa hanno registrato. Con chi ti sei trovato meglio e peggio a livello umano? Come mai come esperienze si sono concluse?
Essendo una lista abbastanza lunga, tolgo da subito tutti quelli con i quali ho registrato demo o fatto solo concerti, come ad esempio i Trade Union dei quali ti ha già parlato Giulio Green. Il primo gruppo con il quale ho realizzato dischi sono stati gli Ivory Cage, nei quali dopo una disastrosissima prova alla batteria, ho iniziato a cantare. In contemporanea ci sono stati gli Ageing nei quali suonavo il basso. Sempre al basso ho suonato con i Cosa Nostra, un side project che proponeva cover di gruppi anni 80 (hardcore e OI!). Questo è stato l’ultimo progetto nel quale mi sono dilettato nel suonare uno strumento, mentre successivamente ho cantato con Summer League e poi The Guilt Show. I gruppi che ti ho elencato sono stati oltre che un mezzo per dire qualcosa attraverso la musica, esperienze di amicizia e coesione. Le ragioni per cui questi si sono sciolti si diversificano tra loro, ma tranne che per i Summer League, dove l’intesa si era rotta, le ragioni degli altri scioglimenti sono sempre state legate a problemi contingenti e non a controversie personali.

Mi ricordo che nel 10" degli Ageing (dove tu suonavi il basso) c'era nel foglietto interno una frase provocatoria: "Gli Ageing si vestono solo con capi di abbigliamento trendy". Cosa volevate esprimere con queste parole? Ci fu qualcuno che non capì l'ironia (se ce n'era) della cosa?
Negli Ageing mi sono veramente divertito. Il gruppo oltre al sottoscritto era composto da Rino che veniva da Firenze, Stefano (ex By all means) da Mantova e i restanti, i vicentini Freddy e Gonzo, provenienti dai Think Twice. Come vedi eravamo geograficamente distanti ma stranamente coesi. Ad oggi l’unico che incontro ancora saltuariamente e con il quale ho una relazione, non che con gli altri abbia litigato, è Rino. Ti dico questo perchè storie di 20 anni fa più o meno, con rapporti così distanti e cambiati, mi sembrano veramente sciocchezze. Comunque la ragione per cui venne scritta quella frase è perchè, nel periodo in cui esplose il fenomeno Ebullition, molte persone ci criticavano per come eravamo vestiti. Io personalmente, e lo si vede anche adesso, non sono mai stato molto trendy, ma gli altri volevano ironizzare sull’atteggiamento che qualcuno aveva nei nostri confronti, che ad occhi un po’ superficialotti, sembrava troppo americanoide... come vedi una cosa davvero poco interessante.

Sempre riguardo agli Ageing, mi ricordo che l'ultimo concerto lo suonaste in Germania mi pare e che il popolohardcore italiano non vi aveva mai troppo amato. Ironia anche questa oppure effettivamente eravate ostracizzati dai più? Gli Agenig come ti ho detto erano composti da gente che a loro modo aveva alle spalle una storia dentro l’hardcore che già all’inizio degli anni 90 era decennale. Gente che era coerente con il proprio percorso umano e attitudinale e che aveva contribuito, penso ai Think Twice, a ricostruire una credibilità internazionale alla nostra scena. Gli Ageing semplicemente, in un periodo in cui si incominciò a fare riferimento per forza a certi modelli, decisero di andare avanti per la loro strada. Io così come altri del gruppo, ascoltavo tanta roba di etichette come Ebullition o Bloodlink, gruppi eccezionali come Downcast oppure Still life, ma semplicemente non volevamo essere incasellati in un’estetica ben precisa. Ci furono un po’ di storie ma erano cose di poco conto. Suonammo con tutti i principali gruppi dell’epoca senza nessun problema e perfettamente integrati. Poi è vero, i primi due concerti furono nel 1994 in Germania a Peine e Salzgitter e l’ultimo nel 1997 fu a Vienna. Vorrà dire qualcosa?

In un tuo scritto su Widespread Magazine ( che scrivevi con Gianni Bandini) mi fece ridere quando avevi riportato che la miglior cena che avevate avuto in tour era quella composta dagli avanzi degli Ignite. Puoi spiegarcela? Eri in tour con gli Ageing quella volta?
Era il 1995, durante un day off del tour europeo Burning Defeat, Ivory Cage, andammo a vedere Ignite, Undertow e Temperance in un paese svizzero e dopo che gli organizzatori non accettarono la nostra proposta di poter aprire la serata, ci infilammo nel backstage dei gruppi americani. Quello era il primo tour europeo di un gruppo della Green Records. Devi pensare che all’epoca solo Think Twice, Growing Concern e Mudhead, erano riusciti a infilare dei veri tour europei. Le condizioni erano difficili. Non c’erano le mail, si andava per fax, le date saltavano il giorno prima e i problemi logistici e di accoglienza erano enormi. Gli avanzi degli Ignite in quelle condizioni erano il meglio che si poteva trovare.

Parlando con Gianni mi è venuto da domandargli come mai Widespread Magazine non fosse vista molto bene in certi ambienti del punk hardcore italico. Vuoi darci una tua opinione in proposito?
In quali ambienti? A me nessuno è mai venuto a dire nulla. Noi eravamo aperti a tutto ciò che era hardcore secondo la nostra visione e questo in un periodo in cui si stavano creando le varie fazioni della scena, era un’atteggiamento forse perdente. I due numeri della fanza furono sempre stampati in 1000 copie ciascuno e un buon 3/4 andò via alla grande. L’unico problema erano i dischi e i demo orribili che ti venivano mandati per chiedere una bella recensione e che per forza di cose dovevi trattare con giri assurdi di parole, invece di poter dire che quella roba ti faceva schifo... Una volta un gruppo venne apposta non so da che paese della Romagna a portarmi il proprio demo a casa.

A detta di molti hai una lingua molto tagliente che si fa problemi ad esprimere concetti spesso taboo. Questa cosa ti ha mai creato dei problemi? Mi riferisco anche a cose dette dal palco durante un concerto... In realtà credo di riconoscere tra tanti difetti, due pregi: non amare il conformismo e essere sincero. Forse anche per questo mi sono innamorato dell’hardcore. Problemi veri non ne ho mai avuti, qualche rischio sicuramente si. Ricordo una volta a Lodi dove alla presenza di parecchi nazi skin, per prendere le distanze ribadii apertamente sul palco il fatto che gli Ivory Cage fossero un gruppo antifa e cose simili. Andò bene perchè nessuno ci disse nulla, ma sicuramente all’epoca ero più incoscente di oggi!!

Gli Ivory Cage sono stati di sicuro un gruppo molto importante all'interno della scena hc degli anni '90. Che ricordi hai? Qual è è stato il più bel concerto che avete fatto ed il peggiore?
La lista dei peggiori è troppo vasta ahaha. Credo che uno dei più belli fu un lunedì di Pasquetta a Bologna. Era la formazione del demo. Organizzamo un concerto al Livello 57 insieme ai tedeschi Spawn e agli olandesi Feeding the fire. Loro avevano già suonato il giorno prima ad un festival della Green Records. Suonammo davvero bene e un loro amico qualche mese dopo ci invitò a Stoccarda a suonare. Come Ivory Cage abbiamo avuti troppi cambi di formazione. Gente che stava sei mesi e poi se ne andava. Per questo abbiamo avuto pochi alti e molti bassi. Tra questi momenti l’ultima data del tour europeo del 1995 a Firenze: dopo 20 ore di furgone(provenivamo da Dresda), suonammo appena scesi dal furgone. Eravamo rintronati e sbagliammo non so quanti pezzi. Una vera schifezza. I concerti migliori sicuramente quelli dell’ultimo periodo, il 1997.

Sempre in tema di Ivory Cage vorrei soffermarmi sui testi. Eravate un gruppo fortemente politicizzato, con prese di posizioni forti e spesso scomode (molto diversi comunque da un gruppo come gli Ageing). Vi consideravate un gruppo comunista? Mi ricordo che i fogli interni delle vostre uscite erano correlate anche di spiegazioni dei testi. Quanto era importante per voi che il messaggio fosse recepito? Personalmente trovavo la cosa molto positiva, spesso i gruppi odierni mettono solo una chilometrica thank list e nulla più...
Approfitto della tua domanda per puntualizzare alcune cose riguardo le mie idee politiche. Non mi considero comunista nel senso stretto del termine. Intendo dire che il comunismo è una pratica seria con dei codici e delle caratteristiche ben precise. Sicuramente è stato un grande movimento per l’emancipazione di intere popolazioni, così come lo è stato nella lotta ad esempio anticoloniale di tanti paesi del terzo mondo. Io difendo anche tanto della storia sovietica, a partire dalla Rivoluzione, passando per Stalingrado, arrivando anche al ruolo avuto durante la guerra fredda. Detto questo, non mi riconosco nell’ortodossia che è una caratteristica del comunismo leninista, così come penso essere troppo libertario e fuori da certi schemi per stare dentro un partito. Sono anticapitalista e considero il sistema economico nel quale viviamo barbaro e ingiusto. Auspico come minimo il socialismo, l’uguaglianza e il cancellamento delle classi. Nei gruppi nei quali ho suonato, in primis Ivory Cage, questa componente era accentuata e tangibile a partire dai testi che, avevano una matrice certe volte politica, altre volte estremamentre negativa. Uno dei nostri pezzi migliori parlava di Sacco e Vanzetti, altri di emarginazione. All’epoca ci piacevano gruppi che univano hardcore con marxismo, tra questi Feeding the fire e specialmente Manliftingbanner. Noi però eravamo più generici di questi che mescolavano X e falci e martello. I Manliftingbanner li ascolto ancora tanto. I pezzi che hanno registrato da poco, sono bellissimi e le tematiche e le citazioni, tra tutte quella di Rosa Luxemburg che dice che chi non si muove non può accorgersi delle proprie catene, sono la sintesi di tante cose che penso anche io.

Veniamo ora ai Summer League. Qui a parere mio la componente politicizzate viene ancora più fuori. Tanti concerti suonati e addirittura un tour americano con i Sidetracked che però sfumò. Anche qui vorrei chiederti che ricordi hai, anche negativi.
I Summer League sono l’esempio di quello che voglio dire quando affermo di non essere conformista. Quando uscimmo in tutto il primo periodo, tranne qualche occasione con alcuni gruppi tipo Fratellanza o Product, erava l’unico gruppo non metalcore. Suonavamo con Purification, Reprisal(per me la migliore band dei primi anni 2000), oppure Face the fact. Insomma eravamo mosche bianche. La nostra forza era dal vivo perchè nonostante fossimo melodici, suonavamo potente e preciso. In studio avevano un difetto e ciò il mio non essere un grande cantante. Comunque abbiamo fatto parecchi tour europei, un paio americani saltati e anche uno iberico saltato. Abbiamo suonato tanto in Germania, in Olanda, Belgio, Svizzera, Austria, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia. Lipsia è stata la città nel quale abbiamo avuto i migliori riscontri suonandoci tre volte in un anno e sempre in posti diversi. Ci siamo sciolti a mio parere in malo modo, ma è roba passata.

Mi ricordo che come Summer League il concetto di anti fascismo era scritto a chiare lettere. Nell'hardcore dovrebbe essere scontato esserlo ma molto spesso non è così. Gruppi super macho dall'attitudine non troppo chiara molto spesso si etichettano hardcore senza averne compreso nulla del significato. Cosa vuol dire per te essere anti fascista. Dai tempi dei Summer League sei progredito nell'esserlo?
Non credo si progredisca in queste cose. Io rimango fortemente contrario a ideologie che contemplino il concetto di superiorità religiosa, di razza o appartenenza. Per quanto riguarda l’hardcore è sicuramete stato importante per il mio avvicinamento alla scena, l’elemento di antitesi al macismo e a certi tipi di dinamiche di prepotenza che trovi diffusamente nella nostra società. Io ho iniziato ad ascoltare musica tra virgolette estrema, perchè oltre al fattore musicale, sentivo la necessità di rompere la schematicità che le regole dell’adolescenza ti impongono. Nell’hardcore in anni recenti si è confuso macismo con rabbia. Questa la rivendico. L’essere contro è parte di questa storia. L’hardcore è Henry Rollins, i macho possono ascoltare Right Said Fred!!

In questi giorni escono due documentari: Roma Hardcore e Torino Hardcore. Li hai visti? Cosa ne pensi? Operazione per nostalgici oppure potrebbe gettare le basi per un rinnovamento?
Il mio primo documentario, mai finito, si chiamava “It’s still pounding in!” e parlava della scena hardcore italiana dal 1989 fino al 1999. Non uscì mai e rimase un lavoro premontato. Da anni mi impongo di farlo uscire, addirittura ho pensato di pubblicarne dei pezzi tramite un blog con lo stesso titolo. È un lavoro realizzato nel 2000 che oggi non mi appartiene più e per il quale purtroppo faccio fatica a trovare anche il tempo di lavorarci su. I documentari su Torino e Roma, che non ho ancora visto, penso siano interessanti. Dico questo perchè anche io nella mia vita ho sentito la necessità di raccontare la scena che ho vissuto. Due documentari su due città che hanno espresso in periodi diversi grandi gruppi e grandi scene, hanno un valore che va oltre chi ascolta semplicemente hardcore o punk. La settimana scorsa ero al telefono con Inti Carboni, che mi risulta tu stia già intervistando, e lui mi ha detto che il documentario su Roma è molto bello. Inti è una persona che conosce quella storia da dentro e allo stesso tempo è una persona di cinema e quindi sono convinto che il suo giudizio sia giusto. L’unica pecca da quello che gli ho chiesto, e che non viene nominato quello che per me è il più grande gruppo dei primi anni novanta non solo romano: parlo degli Equality. Una band che all’epoca era la più avanti d’Europa, con un 7” bellissimo e dimenticato. Altri gruppi per me immensi dell’area romana sono stati chiaramente Growing concern, Concrete e Colonna infame. La nostalgia con queste operazioni non c’entra. Quello che c’entra è la volontà di non dimenticare.

Leggo sempre con molta attenzione le tue column su Salad Days Magazine. Mi piacciono soprattutto perchè stridono con l'atmosfera trendy e patinata del magazine. Come sei entrato in contatto con loro? Come ti trovi? Hai ricevuto critiche positive e negative sui tuoi scritti? Ti daranno maggior spazio in futuro?
Andrea Rigano, il fondatore di SALAD DAYS, mi ha chiesto dall’inizio di scrivere qualcosa per il magazine. Ho accettato perchè per me è una sorta di psicoterapia autogestita. In realtà non ho mai ricevuto grandi critiche, così come pochi complimenti. Mi sa che interesso a pochi…

L'ultimo gruppo nel quale hai militato sono stati i The Guilt Show. Come è andata? Anche qui il fattore politico era ben radicato...
The Guilt Show sono nati dopo lo scioglimento dei Summer league. Avevo ancora voglia di suonare e al Leoncavallo durante un concerto di Bane e Comeback Kid, parlai con Pier (il chitarrista) che mi disse di avere qualche pezzo pronto. Voleva fare roba veloce, con pezzi brevi. Abbiamo suonato per un po’ di anni, realizzando due 7’ per un’etichetta tedesca e poi una raccolta su cd per Refoundation. Abbiamo suonato un bel po’ in giro per l’Europa e avuto belle soddisfazioni. Se devo dirti qual’è il pezzo migliore che ho mai realizzato e scritto, indico un pezzo realizzato con questo gruppo: Raise my flag è una delle cose migliori che in campo musicale abbia mai realizzato.

E' indubbio che l'hardcore sia molto cambiato. C'è chi parla di evoluzione e chi di involuzione. Tu come lo vivi dopo tanti anni l'essere hardcore? L'entrata in scena del metal, con le sue pose (e molto spesso) discutibili attitudini ha avvelenato un pò l'hardcore secondo te?
Il metal nell’hardcore c’è entrato negli anni che ho iniziato ad ascoltarlo io. Le prime volte che ho letto qualcosa sull’hardcore è stato su una rivista chiamata HM verso il 1987. La rubrica si chiamava Thrashin e oltre al Thrash metal più underground, parlava sporadicamente anche di hardcore. Li lessi di Dag nasty, Jingo De lunch e quando nel 1989 arrivarono in Europa, anche di Youth of today. Come molti ragazzini che venivano dal metal, ascoltavo Suicidal Tendencies, DRI e Agnostic Front, perchè erano gruppi entrati nell’area anche da tanti metallari dell’epoca. Piano piano attraverso amici, fanzine e un posto nelle vicinanze come l’Isola nel Kantiere, capii che l’hardcore era molto di più del crossover di DRI e gruppi simili. Fu un lento allontanamento che per tante ragioni, ancora oggi mi vede perplesso di fronte al thrash core che gruppi tipo Municipal Waste hanno riportato in auge. Detto questo non credo che l’hardcore sia avvelenato da qualcosa. È un fenomeno che è stato importantissimo e come tante cose non può essere eterno. Che lo uccida MTV oppure i metallari travestiti con i pantaloni stretti, i tatuaggi e il cappellino con la visiera alzata in su è dare troppa importanza a cose secondarie.

So che hai una agenzia di produzione video. Puoi parlarcene un pò? Con chi lavori di solito? E' un lavoro faticoso? Hai qualche aneddoto da raccontarci?
Da un anno e mezzo ho una mia società di produzione chiamata Sonne Film. In realtà sono più di 10 anni che lavoro in questo campo. Prima con la mia partita iva e per altre società e alla fine dopo tanta gavetta, con la volontà di fare un’impresa tutta mia (e di Lara la mia socia). È la mia vita e l’attività che mi occupa 24 ore al giorno, tra scrittura, regia e fund raising. Mi occupo principalmente di documentari lavorando anche per la RAI e per altre realtà più importanti. Ad oggi stiamo sviluppando idee di seriali, coproduzioni con altre società e l’utilizzo dei nuovi media come per il docuweb “A casa non si torna”, lanciato attraverso Il Fatto quotidiano e diventato uno dei rarissimi prodotti cross media italiani. Questo insieme al documentario realizzato per La storia siamo noi sull’anarchismo “Quando l’anarchia verrà” è fino ad ora uno dei miei lavori più significativi.

In tempi recenti sei diventato anche padre. Come è cambiata la tua vita? Cosa pensi di poter insegnare a tua figlia? Sei contento?
Essere padre mi ha reso diverso. Sarò banale, ma quello che è successo avendo una figlia è stata una diversa consapevolezza. Una sicurezza e una maturità che prima non avevo. Il valore delle cose è cambiato: una volta sarei impazzito nel vedere i miei dischi, oppure dei miei libri minacciati da manine assassine pronte a colpire in maniera implacabile. Oggi devo dire che mi importa poco. Colleziono ancora, ma penso che quei dischi quando non ci sarò più, finiranno nelle mani di mia figlia, la quale molto probabilmente li butterà in cantina tra le cose inutili. Non so cosa avrò da insegnare a mia figlia. Sicuro so che mi piace stare con lei e che sono orgoglioso di vederla crescere. L’ho portata anche ad un paio di concerti all’aperto. Cresce con in sottofondo anche la mia musica, che lei chiama “No more” perchè l’associa agli Youth Of Today, ma come è normale che sia, ha i suoi gusti e mi sfida continuamente. I gruppi hardcore, anzi “no more”, sono la musica di suo padre e quindi roba da vecchi!!

Ultimamente vanno di modo i reunion show. Gruppi spariti da anni si riformano, spesso con un solo membro originale (vedi Outspoken per esempio) vanno in tour a magari registrano pure un disco nuovo. Cosa ne pensi? Tu riformeresti mai uno dei tuoi gruppi passati se te lo proponessero?
Ahaha. I miei gruppi non hanno avuto un’importanza tale da giustificare una reunion. Se ipoteticamente mi proponessero una reunion per qualcosa che ha senso fare, tipo un benefit, non avrei problemi. I tour di gruppi storici riformati significano una cosa sola: l’hc non ha saputo rinnovarsi e la maggior pate delle persone che ascoltano questo genere preferiscono di gran lunga un gruppo vecchio che uno nuovo che dovrebbe parlare dell’oggi. È la morte dell’hardcore? Io non lo dirò mai, però potrebbe anche essere!

Ok, ho concluso. Grazie mille e se vuoi aggiungere qualcosa...
Grazie a te per l’intervista e complimenti per il blog. Sarebbe piaciuto anche a me fare una cosa simile...

www.sonnefilm.com

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