lunedì 11 giugno 2012

Inti Carboni | Roma Crew.

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Ci sono voluti parecchi mesi per assemblare quest'intervista, ma dobbiamo dire che alla fin fine ne è valsa davvero la pena. Chi è Inti Carboni? Uno dei fondatori della storica Roma Hardcore Crew, nata sul finire degli anni '80, organizzatore di concerti, grafico, roadie per gruppi come Sick Of It All, Snapcase e Agnostic Front. E adesso? Aiuto regista per personaggi come Carlo Verdone e Martin Scorsese e molto altro. Vi conviene mettervi comodi e gustarvi fino all'ultima parola di quest'interessantissima intervista (nonchè le foto che Inti molto gentilmente ci ha messo a disposizione).
Nella foto sopra: Inti & Ron Howard Foto: Simonetta Valentini

Che cosa ti ha spinto tanti anni ad interessarti all'hardcore? Hai avuto precedenti esperienze musicali che ti hanno convinto a cercare qualcosa come l'hardcore oppure come spesso accade è stata un'evoluzione da altri generi musicali come il metal?
Già verso i 12 anni ho cominciato a essere attirato dalle prime cose “strane” che passavano in TV su Mr. Fantasy – ero un ragazzino abbastanza precoce, grazie anche all’influenza di mio padre un lettore accanito di Frigidaire, una rivista rivoluzionaria di quegli anni. I primi dischi che ho comprato furono i due LP dei Duran Duran e il disco dei New Order.
Da piccolo andavo al mare a casa della mia bisnonna a Procida, lì conobbi Marcello, un ragazzo napoletano con cui strinsi amicizia e con cui andavo sempre in giro in quelle lunghe giornate estive. Poi un anno si presentò con una spilletta dei Sex Pistols, un numero di TVOR e da li è partito tutto. La curiosità mi ha portato ad esplorare questo mondo misterioso e affascinante dove ho trovato molta affinità con tutto ciò che avevo dentro. Tornato a Cagliari, in un mercatino dell’usato comprai Decline Of Western Civilization e Golden Shower Of Hits dei Circle Jerks e ascoltarli fu un esperienza quasi mistica, scioccante.
L’estate successiva incontrai un altro vecchio amico, Andrea Martinez – ora guru di Skate Republic/El Nino (http://elninoskatepark.blogspot.it/) , completamente cambiato e diventato uno skater – da li cominciò un'altra passione che mi sono portato appresso per un bel po’.
Dischi fondamentali poi furono It’s Alive dei Ramones, Rock For Light dei Bad Brains, Can I Say dei Dag Nasty, Everything Went Black dei Black Flag e poi la trilogia Indigesti/Negazione/CCM, dischi importanti come dei grandi romanzi formativi.

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foto di Andrea Martinez - 1987?

Roma essendo una grande città ha sempre visto in campo diversi gruppi hardcore, dai Bloody Riot passando per gli High Circle per finire alla famigerata Legion. Come hai vissuto questi cambiamenti? Lo straight edge ha portato una ventata di freschezza all'interno della scena romana? Cosa mi sai dire dei tempi in cui suonavano gruppi come Growing Concern e Open Season. Ho letto che erano un pò settari e si facevano molto gli affari loro. Segui ancora la scena della tua città? E della Legion che mi sai dire?
Il mio rapporto con Roma in realtà è molto particolare, sono venuto a vivere qui subito dopo il liceo. Era una città assurda, sporca, violenta, un misto fra Romanzo Criminale, Amore Tossico e Ranxerox. Socialmente era completamente morta, uccisa dalla guerra fra bande politiche degli anni 70 e 80, l’eroina ed infine da una casta politica corrotta al potere che fa sembrare quella di Berlusconi uno scherzo.
Un ottimo modo per capire quegli anni è il bellissimo libro di Roberto Percibaldi dei Bloody Riot: Come Se Nulla Fosse, in cui viene descritto il mondo del primo Punk capitolino. Io sono arrivato alla fine di quel periodo.
Le prime persone che ho conosciuto della scena romana sono stati Giampaolo e Massimiliano degli High Circle, Carmelo dei Manimal, Robertino dei One Step Ahead e tutto il nucleo di quello che poi sarebbe diventata la Roma Crew – tuttora i miei migliori amici. Ci si conosceva quasi per osmosi – eravamo così pochi e diversi da tutti che era una naturale necessità diventare amici. Per strada ci si salutava per via di una mimetica tagliata o per quei pochi simboli segreti che facevano comprendere che eri dentro l’Hardcore e in quale direzione andavi.


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Una delle prime foto della Roma Crew – circa 1989

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Sicuramente l’elemento scatenante del rinnovamento della scena sono stati i Growing Concern e gli One Step Ahead (poi Open Season dopo che uscì un gruppo americano con lo stesso nome) e lo Straight Edge, alla Romana però.
I gruppi suonavano bene, un tipo di musica completamente alieno alla scena Punk dell’epoca – molto più underground se vuoi dell’Hardcore “accettato” – i dischi erano pochi, comprati per posta o ai concerti da quel lungimirante missionario vinilico di Stiv Valli, copiati su cassette e cassette dal suono ormai slabbrato. L’energia della prima scena NYHC, mista ai vecchi gruppi “positivi” (Uniform Choice, 7 Seconds), era una sferzata rispetto a quella specie di punk metal che andava per la maggiore nel circolo dei centri sociali italiani.
Tutto ciò ha aggregato persone molto diverse fra di loro, molti amici di quartiere (tutto un gruppo della Magliana legato agli Open Season, i ragazzi dell’Appio Latino e Monti), molti che magari non erano ne Straight Edge, ne vegetariani (vedi Stefano Giordani, Luca Collepiccolo, Diego Foschi, il Caccola) ma che avevano comunque una concezione dell’Hardcore più moderna rispetto ai dinosauri che ci circondavano. Avevamo 16, 18 anni, e i “vecchi” che contestavamo forse 25…
Il fermento dei nuovi gruppi della fine degli anni ’80 era forte. Deda, allora uno degli occupanti dell’Isola Nel Kantiere di Bologna, decise di organizzare un concerto di nuovi gruppi Hardcore italiani, da cui fu tratto poi un disco dal vivo. Quella fu la prima di tante strasferte della Roma Crew in giro per l’Italia. Di solito almeno due gruppi, più due o tre macchine di fan e roadie!

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Design di Deda

Eravamo diversi, e comunque molto attivi, con delle idee politiche ben strutturate, avulse dalle logiche ispirate da Autonomia Operaia che facevano parte dell’ideologia imperante nei centri sociali romani.
Le reazioni dei “vecchi” – e anche di certi coetaneii – sono state reazionarie, quasi una paura di perdita del territorio. Dopo un po’ di concerti nei centri sociali, quando abbiamo provato a partecipare a delle iniziative specifiche, provando a organizzarle noi, nelle assemblee di gestione abbiamo trovato diffidenza e ostilità. Siamo stati accusati di settarismo, di volontà di portare la musica commerciale negli spazi autogestiti – spazi che avrebbero negato il concerto dei Sick Of It All, ma che poco dopo avrebbero fatto suonare i Mano Negra, gruppo prodotto da una multinazionale della musica - ci siamo trovati di fronte alla necessità di intraprendere la nostra strada e a postumo devo affermare che proprio quelle negazioni ci hanno portato a fare le cose in maniera autonoma e nel nostro modo. Queste controversie vanno viste con la luce di quegli anni ed ormai senza polemiche.
I primi concerti, appunto, furono nei centri sociali storici romani: Forte Prenestino, Brancaleone etc etc. Ci fu poi un periodo di piccoli club rock come L’Esperimento, dove però era difficile spiegare ai gestori la differenza fra un concerto Hardcore ed una rissa, e a seconda di chi c’era a gestire la sicurezza o quanto paranoico fosse il tecnico del suono della serata, i rapporti potevano essere tesi quasi sino alla rissa.
Cominciammo poi a organizzare concerti al Centro Sociale Blitz – usando il termine Blow Out inventato da quel mezzo americano di Andrew dei Growing Concern – per la prima volta dei gruppi di Roma attiravano centinaia di persone, e a volte per essere sicuro che al concerto di un gruppo americano venisse abbastanza pubblico, era necessario farci suonare insieme dei gruppi locali.

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Roma Crew dopo il primo Blow Out – 1991

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design Paolo Piccini

Questi concerti però ebbero vita breve. Gli occupanti gestivano la cassa della sottoscrizione ed era sempre difficile avere qualche cosa da dare ai gruppi. Un po’ per motivi economici (la sottoscrizione era libera e molti entravano senza pagare) ma molto per motivi ideologici – le loro idee marxiste consideravano il rimborso spese per dei gruppi musicali un lusso un po’ borghese. In più ci furono delle discussioni che finirono quasi in rissa quando un occupante si mise a insultare e schernire Melo dei By All Means e Steve Ahead gli fece notare quanto sbagliato fosse prendere in giro una persona obesa… Andò bene per un po’, con Blow Out pienissimi e bei concerti (Bad Trip, Downcast, Isola Posse etc). In quel contesto riuscivamo a convivere con gli occupanti per motivi di mutuo interesse: noi riuscivamo a fare i concerti senza troppe ingerenze su chi suonava e loro ci usavano come finanziatori indiretti delle loro attività politiche. Il rapporto finì dopo il concerto dei ManLiftingBanner, a cui diedero un ridicolo rimborso nonostante il centro sociale fosse pieno.

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Open Season - foto di Giampiero Pelusi

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Equality - Firenze

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Growing Concern - foto di Giampiero Pelusi

Quasi contemporaneamente si aprirono le porte del Circolo Degli Artisti, locale vicino a Piazza Vittorio gestito da Michele Ferrarese e Bob Corsi, la cui passione per la musica lo fece diventare un catalizzatore di concerti di musica underground. Alcuni dei gruppi Hardcore più grossi suonarono li, oltre a nomi internazionali di Indie Rock, Hip-Hop e Metal. I Growing Concern fecero alcuni concerti gratis e riempirono la sala, di un locale veramente grande per gli standard dell’epoca. Li vicino i ragazzi del Circolo aprirono un bar chiamato Cirrosy’s, le cui pareti erano affrescate da Jordin Isip, artista delle copertine di Quicksand e Bad Trip. C’era un juke box con tanta bella musica e se passavi la sera eri sicuro di trovarci sempre qualche amico...

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poster concerto @ Circolo Degli Artisti
design: Inti Carboni

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foto Growing Concern @ Circolo degli artisti
foto di Giampiero Pelusi

Dopo il Blitz, cominciammo a organizzare concerti al Breakout a Primavalle. Li avevamo il controllo della cassa e ancora più libertà di organizzazione. Andò tutto bene per parecchi anni, era il CBGBs romano, per frequenza di concerti e altezza del palco, ma dopo che organizzamo due serate benefit con H2O e CIV (che suonarono gratis durante un paio di day off che avevano a Roma), scoprimmo che i soldi per la biblioteca del centro sociale andarono invece nell’affitto di un pulman per un megarave in Svizzera!

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ultimi concerti al Breakout
Design: Inti Carboni

La nostra vita era incentrata sulla scena, il tempo era diviso tra l’organizzazione dei concerti, l’attacchinaggio notturno, ed il volantinaggio fuori dagli altri concerti. Sono stati anni molto belli.
Un altro forte elemento di crescita della scena furono sicuramente i negozi di dischi. All’inizio si andava ai classici negozi underground come Revolver e Disfunzioni Musicali, dove vi era sempre una sezione Punk Hardcore abbastanza fornita. Il cambiamento fu quando aprì la Banda A Bonnot di Emilio e Vittorio, un negozio di dischi più improntato sull’Hardcore e la musica alternativa, a cui poi collaborarono Carmelo dei Manimal, Paolo Petralia della S.O.A. Records e infine rimase al timone sino a adesso che si chiama Hellnation, il mitico Robertò Gagliardi. Da quel negozio sono scaturite etichette discografiche, tanti tour, concerti, magliette che hanno rafforzato e solidificato la scena Hardcore romana

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Robertò @ Banda Bonnot/Hellnation
foto di: Giampiero Pelusi

L’affermazione ricorrente per la quale gruppi come i Growing Concern e Open Season fossero settari è assolutamente una stupidaggine. Il nostro gruppo di amici è sempre stato molto eterogeneo – gli Straight Edge e i vegetariani erano, a contarli, una vera minoranza nella Roma Crew – chi ci ha voluto vedere in maniera negativa lo ha fatto per un insicurezza e un senso di inferiorità nei confronti della nostra irruenza e allegria!
Fra l’altro la cosa bella dell’Hardcore romano è sempre stata la collaborazione fra gruppi e situazioni diverse. Superciuk, Concrete, Block Of Flats, Growing Concern, Student Zombie, Evidence, Spawn, Immaturi, Superstar, Equality, Opposite Force e probabilmente altri venti gruppi di cui mi dimentico, hanno suonato insieme, dividendo spesso gli stessi strumenti, pezzi di amplificazione, manifestini fotocopiati e colla per attacchinare. Certamente la necessità di sopravvivere ha fatto si che ci fosse unità anche quando le differenze di stile di vita erano forti, ma sostanzialmente il disincanto e l’autoironia romana hanno fatto filare le cose bene per tanto tempo.
Il mio rapporto con l’Hardcore negli anni ha chiaramente subito un cambiamento e ha seguito il corso della mia e delle nostre vite, le vicende personali come spesso accade, hanno preso piede, scuola e soprattutto il lavoro, ed il nucleo originale ha lasciato le consegne ai gruppi e le persone ispirate da quello che abbiamo fatto e che abbiamo costruito. Sulla famigerata Legion preferisco non scrivere – l’ho vissuta poco, è stato il periodo in cui ho cominciato a lavorare molto ed andare sempre meno ai concerti, e mi ha sempre fatto un po’ impressione come persone fondamentalmente simpatiche e aperte di vedute si siano fatte trascinare in un vortice di attitudini settarie e reazionarie, estranee alla loro personalità e alla nostra cultura. Molti di loro, dopo quel periodo, sono tornati ad essere i simpatici di sempre, mentre alcuni hanno seguito quella strada sino a una meta estremista che decisamente non condivido. Come diceva Totò: “e ho detto tutto”.
Ciò che c’è di buono sul movimento è che comunque dalla fine degli anni ’80 ad ora la scena Hardcore è rimasta sempre viva. I concerti a Roma non mancano, i gruppi ci sono e la gente si diverte. Insomma, se abbiamo seminato qualcosa, sicuramente è cresciuto e va avanti da se… Menzione d’onore va a Robertò di Hellnation, il Traffic, la SFL Crew e Alessandro Blasi che in questi anni hanno organizzato tantissimi concerti a Roma!

Parlaci un pò della tua esperienza come roadie dei Sick Of It All. Come sei entrato in contatto con loro? Come ti sei trovato? Hai vissuto a New York con loro? Che tipo di concezione hanno della scena hardcore? La intendono alla volemose tutti bene oppure applicano anche pensieri politici? Come sono come personaggi? Sono lì solo per i soldi oppure ci credono veramente? Qualche aneddoto?
Ho conosciuto i Sick Of It All nel 1991 ad un loro concerto in un paesino in Svizzera. Era il loro primo tour europeo ed io, Massimetto e Davide dei Growing Concern siamo partiti temerari in treno per vederceli... conoscevamo già Marc della MAD, il loro tour manager, che ci ha fatto entrare e con il quale abbiamo chiaccherato tutta la sera. A fine concerto – bellissimo, talmente intenso che il pubblico li ha costretti a risuonare un set subito dopo, avevano finito le canzoni! – ci avevano preso in simpatia e ci hanno chiesto di salire con loro sul furgone per qualche altra data del tour, ma Davide aveva dimenticato la carta d’identità a Roma e fu anche un problema ritornare in Italia...
Un anno dopo ci fu il concerto dei Sick Of It All a Roma. Nessun centro sociale voleva farli suonare, unica via alternativa era tentare con il Circolo Degli Artisti, a cui avremmo dovuto pagare affitto, la salatissima SIAE etc etc. Un manipolo di volontari, tra cui il sottoscritto, si autotassò di 50.000 lire a testa per coprire i costi – di fatto sarebbero stati gli stessi soldi che avremmo speso andandoceli a vedere in macchina o in treno a Bologna, dove erano previste già altre date – e organizzammo un fantastico concerto.
All’inizio il loro umore non era certo dei migliori, il pomeriggio il gruppo aveva parcheggiato il furgone per visitare il Colosseo e venne derubato di tutti gli strumenti (un classico che avvenne anche a Mudhoney, Bad Trip e Feeding The Fire, fra i tanti rapinati in quegli anni, i cui strumenti sono poi stati avvistati al mercato di Porta Portese molte volte…), furono quindi costretti a suonare con la strumentazione dei Growing Concern e dopo un inizio incerto fecero un memorabile concerto!
Fu un successo di pubblico, ma comunque noi finanziatori perdemmo la caparra – le spese erano insostenibili nonostante il cachet onestissimo dei Sick Of It All.
Per cercare di non rimetterci troppi soldi li portammo a dormire a casa mia, sparsi fra camera mia e di mia sorella. Quando mia madre la mattina vide questo gruppo di energumeni tatuati la prese con molta filosofia... e fu l’inizio di una lunga amicizia.
Un anno dopo, ero in viaggio verso nord e li ho visti suonare a Pordenone, credo, e questa volta mi feci dare un passaggio sul tour bus – pensavo di stare con loro solo per qualche data, ma quando mi chiesero di rimanere se volevo, non me lo sono fatto certo dire due volte. Li ho seguiti per un mese durante varie date del tour europeo da ospite, e verso la fine, quando il ragazzo di Berlino che vendeva il merchandise ha avuto dei problemi di salute ed è dovuto tornare a casa, i Sick Of it All mi hanno chiesto se potevo dargli una mano.
Rimasti soddisfatti del mio lavoro,mi hanno chiesto di lavorare con loro nei tour successivi. Ed io chiaramente accettai senza problemi.
Con loro ho fatto altri due tour europei (con gli Snapcase e con gli Strife) e un tour della California insieme ai Rancid, oltre a un paio di tour con i Growing Concern e Cile, Brasile e Argentina con gli Agnostic Front. Poi il lavoro con il cinema ha preso piede e ho dovuto fare una scelta che mi ha portato con gli anni ad abbandonare la mia vita da roadie.

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Pass di parte dei tour che ho fatto

Fra un tour e l’altro sono andato a trovarli a New York e sono stato praticamente e letteralmente adottato. C’è sempre stato un rapporto stretto fra noi di Roma e alcuni dei gruppi di NYC. Gianni dei GC si fece due mesi di tour con SOIA e Civ, mia sorella Jana e Davide dei One Step/GC rimasero ospiti a casa di Pete (casa... praticamente un corridoio... ) addirittura per due mesi!!!
La concezione della scena Hardcore che hanno è molto profonda. Hanno fatto migliaia di concerti e provenendo da una base di puro punk – suonano dal 1986 – hanno anche una base di ideologia politica molto netta. Vengono tutti da esperienze personali abbastanza forti – la madre di Pete e Lou era bambina durante l’occupazione tedesca della Francia, Arman nasce da una famiglia di origine persiana e da ragazzino ha vissuto in prima persona tutta l’isteria anti iraniana creatasi durante la crisi degli ostaggi di Teheran, la madre di Craig è un esule tedesca emigrata nell’immediato dopoguerra. Diciamo che quando si parla di certe cose non sono proprio degli americanotti sprovveduti di provincia. In più viaggiare in giro per il mondo, soprattutto negli anni 90, li ha messi a confronto con molte realtà sociali di cui hanno fatto tesoro. Chiaramente, se per vivere suoni Hardcore, significa che per riuscire a campare decentemente devi fare almeno 100 date all’anno. Questo significa essere costantemente in tour, e bene o male sia per quello che per l’età perdi il contatto con la scena, a parte per i gruppi con cui suoni.
All’inizio mi ricordo che durante il tour ascoltavano molto vecchio Hardcore europeo: Raw Power, Negazione, Larm, Jingo De Lunch… però poi a forza di vedere gruppi HC ogni sera siamo passati ad ascoltare molto Sade mentre io avevo con me il primo disco di Jamiroquai e Arman, era stato colto da una insana infatuazione per gli Erasure!
Gli aneddoti sui quei giorni potrebbero essere infiniti e ci vorrebbe un libro intero per poterli raccontare tutti. i SOIA sono simpaticissimi e abbiamo un senso dell’umorismo molto simile. Durante il tour, ci si prendeva in giro costantemente e gli scherzi erano all’ordine del giorno. Il periodo passato con gli Snapcase fu così bello e intenso che in aereoporto quando ci siamo salutati piangevano tutti commossi, anche quell’energumeno di Marc MAD!!!

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Tour Sick Of It All/Snapcase 1994
In mezzo a noi come roadie, Toby H2O

Molto spesso si ricordano solo gli anni '80 e ci si si dimentica che l'hardcore era vivo e vegeto pure nei '90. Tu che opinione hai? Mi sembra che ci siano un numero minore di persone ferrate su ciò che è stato l'hc negli '90...
L’Hardcore degli anni 90 ha avuto tante fasi che in qualche modo ne hanno segnato comunque il percorso,ma sicuramente non è stato così di rottura sociale e culturale come l’HC degli anni ’80, questo c’è da dirlo. I gruppi e le persone di quegli anni sono stati dei pionieri culturali e hanno portato avanti musica e idee veramente contro tutto e tutti.
Musicalmente poi, le cose degli anni ’90 sono invecchiate abbastanza male – molti dischi sono inascoltabili – quando sono andato a vedere la reunion dei By The Grace Of God sono rimasto strabiliato da quanto non mi piacessero più!
Certo, i dischi di Burn, Quicksand e Inside Out hanno cambiato lo standard sonoro dell’Hardcore, scardinando l’ortodossia compositiva per sempre! Sicuramente gli anni ’90 hanno trasformato l’HC in una cultura non più inquadrabile per stile, musica o ideologia precisa,e se non fosse stato per questa avanguardia musicale e culturale, saremmo diventati una sottocultura giovanile artritica e immobile come il Rockabilly. Invece è una bellissima cosa in evoluzione e cambiamento continuo!

Verso i primi anni '90 l'hip hop e le posse irrompono prepotentemente all'interno di spazi come i centri sociali che prima erano territorio del punk hardcore. Molti esponenti del giro hardcore abbandonano le chitarre per mixer e piatti. Hai vissuto quel momento di passaggio? Credi che dopo ciò l'hardcore non sia stato più lo stesso? Segui l'hip hop? Secondo me in alcuni casi sfiora veramente il ridico per atteggiamenti e testi...
La Roma Crew ha sempre avuto un forte interesse per l’Hip-Hop, molto prima che uscissero fuori le Posse italiane. Da ragazzino ricordo benissimo lo shock positivo del video World Destruction di Afrika Bambataa e John Lydon, per non parlare delle prime cose fatte dai Clash nel loro periodo di contaminazione newyorkese. Io, Andrew, Gianni, Steve Ahead insieme al primo Hardcore abbiamo ascoltato molto Rap e Funk – poi mentre uscivano i nuovi gruppi di New York era anche il periodo della rivoluzione musicale di Run DMC, Beastie Boys e Public Enemy. L’energia e l’originalità di quei rapper era per noi molto simile a quella dell’Hardcore. Frequentavamo già gente della prima scena Hip-Hop e graffiti romana, carbonari della musica un po’ come noi… un nostro punto di riferimento culturale poi era la scena di New York, il primo disco dei Sick Of It All cominciava con un intro di KRS-One che molti non conoscevano, ma per noi era quello dei Boogie Down Production, per non parlare poi del 7” dei Burn o di One Voice degli Agnostic Front, dischi con una grossa influenza Hip-Hop nel tipo di composizione.
Questo tipo di gusto musicale era poi comune ai ragazzi dell’Isola Nel Kantiere di Bologna, con cui c’erano molte affinità, anche dal punto di vista politico, diversamente da altri occupanti di centri sociali più orientati a una visione anni 70 delle cose.
Quando poi i Public Enemy hanno portato la politica in maniera netta nell’Hip-Hop, a Roma sono nati gli Onda Rossa Posse, che hanno scardinato il sistema: cantavano in italiano, erano impegnati politicamente e avevano un messaggio molto forte. Da li è esploso tutto.
Come facilità di accesso, potenziale intensità del messaggio politico e velocità di propagazione era simile al primo Punk degli anni ’70, e più accettabile dalla massa per via del suono più morbido e della comprensione delle parole!
Le prime cose erano molto belle – mi ricordo concerti molto intensi di Lou X, Lion Horse Posse (“paura di un pianeta rosso” era un pezzone!) e soprattutto gli Isola Posse All Star. Poi si arrivò a un insopportabile punto di saturazione…
Inconsciamente all’avanguardia, come Roma Crew abbiamo organizzato uno storico concerto al Blitz con gli Isola Posse a cui vennero almeno 800 persone. Memorabile per la quantità di stage diving che abbiamo portato come influenza Hardcore, e per la stronzaggine degli occupanti del centro sociale a cui a fine concerto siamo riusciti, dopo un estenuante contrattazione, a rimediare a malapena i soldi per il rimborso del biglietto del treno per il gruppo.
Negli anni poi lo scambio continuò con realtà romane più Hip-Hop che “Posse”, con i concerti di Growing Concern/Colle Der Fomento e Evidence/Cor Veleno. I Colle Der Fomento avevano in un loro pezzo una rima che faceva “sono Hardcore come i Growing Concern, ancora più Hardcore di un film con Rocco e Selen”, oppure "Sono tempi duri quelli dettati in nota dagli Immaturi, siluri contro nessun sistema: scud diretti personalizzati contro i finti della scena!" (Fomenta senza tregua feat.Quartouomo).
Alcuni personaggi del primo Hip-Hop romano divennero poi membri della Roma Crew a tutti gli effetti, come Giampiero G Phocus Papi Pelusi (fotografo di buona parte dei concerti degli anni 90 e roadie storico dei GC) o Fabiano Cinesinho Quarto Uomo Buranovich, per citarne alcuni.
Gli NWA, Funkdoobiest, Nas e i Wu-Tang Clan erano sempre nello stereo del furgone, sapevamo i loro testi a memoria come quelli degli Youth Of Today o dei Chain Of Strentgh!
Negli anni poi con il declino delle Posse, la scena Hip-Hop romana è cresciuta parecchio e ha mantenuto quella veracità e originalità che era un po’ lo stile che ha reso particolare l’Hardcore a Roma.
Sicuramente nell’Hardcore mondiale l’influenza Hip-Hop si è sentita parecchio. Ha portato molte cose interessanti dal punto di vista stilistico, ma anche cose negative come una certa dose di violenza in alcune situazioni e una ostentazione di elementi estranei alla cultura del Punk, però trasformando l’Hardcore per l’ennesima volta in una chimera culturale urbana difficilmente inquadrabile.
A parte gli orribili mix di chitarre e rap che non hanno mai funzionato bene, alcuni gruppi come Cold World, Trapped Under Ice e soprattutto Madball, hanno saputo portare un influenza musicale particolare che li ha resi unici e innovatori in questi ultimi anni.

La scorsa estate ho messo le mani sul nuovo lp dei Birds Of Feather con in allegato il libro "The Past The Present" in Europa. Davvero ben fatto non c'è che dire. L'unico contributo proveniente dall'Italia è il tuo. Come ti sei trovato a dare il tuo contributo a questo progetto? Ti hanno contattato loro? Ho letto la tua column sul fatto che tu sia ancora straightedge. Cosa è per te lo straightedge nel 2012? Ho letto anche che dai molta importanza al lato politicizzato dell'hardcore. Non credi che negli ultimi anni l'atteggiamento menefreghista e qualunquista l'abbia un pò fatta da padrone all'interno del circuito?
Jean-Paul e Big dei BOAF sono vecchi amici. Mi hanno scritto e mandato un po’ di domande.
Lo Straight Edge è per me molto importante, ma come ho scritto su quella column, lo intendo in una maniera molto personale, probabilmente non condivisibile da molti.
Non è una cosa che mi interessa dibattere – ognuno se lo vive come crede e nelle maniere che vuole – ciò nonostante è un idea, un concetto, che tuttora suscita disagio nei più, che in qualche maniera lo fa diventare un gesto di cambiamento, di sfida alla società e al conformismo assolutamente Punk.
La prima cosa che ho letto sullo SE era una manifesto che aveva scritto al Barile degli SSD su My Rules, quasi trentanni fa, e ancora lo sento mio.

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AL SSD su My Rules
foto: Glen E. Friedman

L’Hardcore, anche quello più “commerciale” è intrinsecamente politico. Non è l’ideologia, che lo rende tale, ma l’atto di fare qualcosa di assolutamente non inquadrabile nelle gabbie del sistema. Per quanto noi lo sentiamo ormai assimilato, ti posso assicurare che nel confronto con la società e con le persone “normali” l’Hardcore continua a essere una cosa assolutamente misteriosa, sconosciuta e incomprensibile ai più.
Ancora oggi, nonostante il suono, certi atteggiamenti e certe maniere di vestire ci sembrino usate ed assimilate ormai in contesti di tutti i tipi, la mia esperienza sul portare qualcuno, seppur aperto di vedute musicali e culturali, ad un concerto Hardcore, è fonte di alienazione e spavento! La musica risulta inascoltabile e fastidiosa, la gente si tuffa e balla come in un girone dantesco e vi è una totale incomprensione sul fatto che tutto venga fatto per l’amore della musica e della socialità ad essa collegata.
D’altra parte è allo stesso modo chiaro che non tutti quelli che partecipano ai concerti hardcore condividano l’essenza del movimento, alcuni si trovano lì solo per il lato musicale della cosa. La stessa identica situazione si viveva anche negli anni ’80 , quando i primi concerti si svolgevano nei centri sociali e la gente era vestita da “compagno” quando poi ti assicuro non penso gliene importasse poi un granchè, anzi…
Per mia esperienza poi, molti dei cosidetti “politicizzati” che ho conosciuto erano stupidi come dei somari e imbevuti di ideologie di cui comunque ne abbracciavano, ed erano in grado di comprenderne, solo il lato più superficiale.

Una delle ultime volte sono andato al cinema è stato per vedere il nuovo film di Carlo Verdone, e con grande piacere ho visto che ci hai lavorato come aiuto regista. Ecco, vorrei che mi parlassi un pò del tuo lavoro, come hai cominciato, come ti trovi e se hai qualche aneddoto simpatico o meno da snocciolarci. Come è stato lavorare con Carlo Verdone? A me personalmente piace molto, è un pò un erede della comicità intelligente di Alberto Sordi, correggimi se sbaglio... In più so che hai lavorato anche con una leggenda come Martin Scorsese... Se vuoi parlarci pure di questo...
La mia famiglia lavora, da generazioni, nel mondo dello cinema, e per me iniziare a muovere i primi passi in questo settore è stato quasi naturale.
Il cinema è simile all’artigianato, si impara a lavorare solo cominciando come garzone di bottega, in quasi tutti i reparti. Ed è proprio così che, appena terminato il liceo ho iniziato il primo lavoro per alcuni festival cinematografici, mi occupavo di, mettere in ordine le pellicole e le portavo in cabina dal proiezionista Poi, dopo vari lavoretti, ho trascorso un anno facendo lo stagista schiavo su dei film, un po’ alla Boris, per intendersi, dopodichè sono arrivati i primi lavori pagati e, anche grazie all’inglese affinato in tour, ho avuto l’opportunità di lavorare per importanti produzioni internazionali. Da quel momento in poi ho alternato appunto collaborazioni per grandi produzioni con lavori a basso o no budget.
Dopo un bel po’ di gavetta, ho fatto l’Aiuto Regista per molto tempo, un lavoro che nonostante il nome, prevede la gestione di molte delle questioni organizzative del set ed il management delle riprese. Da un paio di anni ho iniziato a collaborare come Co-Produttore con la One More Pictures, una società di produzione legata al mondo dei Effetti Visivi Digitali.
L’organizzazione delle riprese cinematografiche è un settore abbastanza complesso– non hai orari, vacanze, ammortizzatori sociali o sicurezza del lavoro. Giri con qualsiasi situazione metereologica: caldo estremo, pioggia, neve, notte, giorno, vento, grandine etc... - Nonostante tutto questo è un lavoro assolutamente affascinante che a me piace molto. In questo l’Hardcore ha avuto un ruolo importante, mi ha dotato di una estrema flessibilità nell’affrontare con calma le situazioni più estreme e fastidiose. D’altra parte quando in tour finisci a dormire sul pavimento freddo di uno squat sporco, di certo puoi farti andar bene più o meno qualsiasi cosa, quindi…
Aneddoti particolari? Qui vige una sorta di omertà cinematografica. L’unica cosa che ti posso dire è che tutto quello che puoi avere visto su Boris, TUTTO, l’ho vissuto personalmente! Oltre a questo, sono rimasto una notte disperso nel Mar Nero su una nave che non poteva far ritorno al porto per via di una tempesta, ho fatto un viaggio attraverso l’Ucraina accompagnando la salma di un direttore della fotografia morto durante le riprese (la cui bara è stata smarrita dalla compagnia aerea il giorno del funerale, ma questa è un'altra storia), ho avuto a che fare con clan gitani spagnoli, poliziotti ucraini corrotti, star americane ubriache, criminali di varie nazionalità e alti rappresentanti di Scientology. Insomma, se le racconto tutte, sembra che a parlare sia Manuel Fantoni di Borotalco…
Per quanto riguarda Carlo Verdone, il rapporto di lavoro prima, e di amicizia poi che ho con lui è ormai di lunghissima data. Lo conosco dal 1999. Lavorare con lui rappresenta sempre un ritorno all’umanità che molto spesso si perde nei meccanismi della lavorazione cinematografica. L’atmosfera sul suo set è leggera, allegra e divertente, e lui ci tiene che sia così. E’ una persona di gran cuore, di grande cultura e sensibilità, e sono fiero di avere avuto la possibilità di lavorare con lui. In più, ti fa fare veramente tante risate, fuori e dentro il set, impagabili!!!
Martin Scorsese e Gangs Of New York è un importante binomio che ha attraversato e segnato la mia vita, un esperienza lunga, complessa e in un certo modo tormentata Sarebbero mille le storie da raccontare, e non poche quelle da tenere per me.
Scorsese è un uomo ed un regista con una personalità dalle mille sfaccettature, possiede una cultura così profonda ed in continua evoluzione che ti da l’impressione che non dorma mai e usi le ore della notte per leggere, vedere film, ascoltare musica…
Una chicca su quel film, da condividere con te, è che guardando con attenzione inquadratura dopo inquadratura, potreste vedere quasi ogni protagonista della scena Hardcore romana fra le comparse. Pierpaolo dei Redemption ha addirittura una scena con Cameron Diaz e Di Caprio!
Quando mi è possibile cerco sempre di inserire qualcuno della scena Hardcore in ogni film in cui lavoro. A volte come comparsa, a volte come attore. Su “Io Loro E Lara” ci sono Alessandro Blasi degli Strenght Approach e Josh dei To Kill che fanno gli spacciatori in discoteca (!), Massimiliano Carnevale dei GC fa il matto che distrugge il negozio di dischi di Verdone su Posti In Piedi In Paradiso, e poi se vedi questa foto di Gangs Of New York potrai riconoscere vari membri della Roma HC di quegli anni… per non parlare dei To Kill che facevano la parte di dei ragazzetti Goth su una scena di Angels & Demons!!!!

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Roma HC su Gangs Of New York: Luchino (Payback), Davide (Open Season), Pierpaolo (Redemption), Capoccia (Concrete), Josh (To Kill), Gianni (Growing Concern), Simone (Timebomb), Sandrone (Superstar/Volume), Giando (Notorious), Ciccone (Opposite Force)

Mi ricollego ancora alla column apparsa su "The Past The Present" e sull'importanza della parte politica nell'hardcore. Cosa intendi per politica? Io per esempio la intendo come una forte presa di posizione che abbraccia lo straightedge e il veganesimo ma anche i rapporti con le altre persone... In più mi è piaciuto molto quando hai scritto che per te lo straightedge è andare contro soprattutto le multinazionali ed i loro prodotti...
L’Hardcore culturalmente ti spinge a esplorare nuove idee, ad intrecciare rapporti con persone e situazioni simili e diverse, e se necessario a contestare lo status quo,qualunque esso sia al momento .
I dischi dei Crass, Discharge, MDC hanno portato generazioni di persone a farsi tante domande e andare oltre ai valori ufficiali che venivano propinati negli anni della guerra fredda, soprattutto quella follia ideologica collettiva che era stata strumentale alla giustificazione della violenza come mezzo di cambiamento sociale degli anni 70 e 80 in Italia.
Da ragazzino era una situazione molto chiara, netta: pace o morte nucleare! E anche i gruppi apparentemente meno politicizzati, hanno sempre portato il seme di un altro tipo di critica sociale, di spinte positive e allo stesso tempo dissacranti. In più il senso di aggregazione internazionale della scena Hardcore era talmente forte e radicato, che era stato in grado di muovere, spinti dagli stessi valori, collaborazioni intense fra persone e entità di paesi lontani, difficili, a volte ostili.
Lo Straight Edge è un gesto di anticonformismo. Se ascoltiamo musica diversa, esploriamo idee politiche diverse, nuove maniere di gestione della socialità, dobbiamo per forza comportarci come tutti gli altri? Rifiutiamo le multinazionali ma ne fumiamo le loro sigarette, beviamo i loro superalcolici. Lo stato e la mafia sono in connivenza e noi li aiutiamo comprando le droghe con cui loro finanziano le loro operazioni di oppressione sociale.
Io non credo in una cultura di astinenza e di ascetismo semireligioso, il mio rifiuto dell’autodistruzione viene anche dall’aver visto molti amici della mia famiglia quando ero piccolo, o persone vicino a me – spesso molto creative – rovinate dall’abuso di droga o alcol.
La scelta Straight Edge suscita sorpresa o disagio nelle persone “normali”, soprattutto quando non è la conseguenza di qualche dogma religioso, ma sono ancora sorpreso dell’ostilità nella reazione da parte della scena Punk e Hardcore.
Per quanto riguarda la scelta vegetariana, è per me la conseguenza naturale di un approccio verso la società, di rigetto della violenza dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla natura, del mors tua vita mea. Nel ventesimo secolo sono stati messi in discussione e combattuti per la prima volta la schiavitù, la pena di morte, la divisione in caste sociali inattaccabili, il razzismo e il sessismo. Tutti concetti e consuetudini assolutamente accettate come norma per millenni. Credo che l’affrancarsi dalla necessità di schiavizzare, torturare e uccidere gli animali sia uno – e non l’unico - dei prossimi passi necessari per una società più giusta e civile.

Credi che l'hardcore abbia ancora la forza di spronare le persone a divenire protagoniste della propria vita invece che semplici spettatori?
Mi sembra un ottimo sunto. E’ effettivamente così. Dall’organizzare un concerto, fare un manifestino, vendere dei dischi, fare un gruppo, credere nel significato profondo di vivere in pienezza se stessi.

Non credi che uno degli errori in cui il movimento straightedge è caduto sia stato quello di essere spesso molto elitario, quasi fosse un club in cui chi era all'esterno veniva guardato con sospetto e con odio? Certo però che chi si abbandonava a droghe ed alcol non è che aiutasse molto con i propri atteggiamenti...
Non credo molto a questo mito. Ne tantomeno nel voler etichettare lo Straigh Edge come un vero e proprio movimento. Certamente rappresenta uno stile di vita di rottura per molti, per lo più slegato dalle ideologie maggioritarie, ma che in qualche maniera minaccia alcune delle consuetudini della società e delle quali la maggior parte è schiavo senza nemmeno essersene accorto. È molto più semplice comandare quando si tratta con persone non consapevoli e prive di una propria ben strutturata coscienza. Ancora oggi é bizzarro come le persone vadano sulla difensiva quando capiscono che non ti droghi o non bevi (o non mangi carne), come se tu li giudicassi per quello che fanno.

Che progetti lavorativi hai per il futuro?
Il futuro è ancora un po’ da scrivere, ma oltre a altri lungometraggi, ci sono un po’ di progetti personali di documentari che sto sviluppando piano piano…

Non mi ricordo se hai militato in qualche gruppo...
Uno dei miei grandi rimpianti è, nonostante abbia frequentato gruppi e concerti per anni, di non aver mai imparato a suonare uno strumento! Per quanto riguarda i gruppi, prima di It’s Pounding In, all’Isola Nel Kantiere, Paolo Piccini si trasferì in Inghilterra per lavoro e ho fatto un paio di prove con i GC che cercavano un altro cantante… poi Paolo rientrò nel gruppo... (un altro candidato fu Fabrizio “Il Marinaio” che ora canta nei Payback) e ho fatto qualche prova in sala con un po’ di scenester romani in un momento di revival di amore per l’Hardcore a inizio anni 2000, poi sfumato nel nulla dalla nostra indolenza e impegni lavorativi vari!

Cosa ne pensi della reunion dei Growning Concern di qualche anno fa? Sei andato a vederli? Come li hai trovati? Cosa ne pensi in generale delle reunion che ultimamente vanno molto di moda?
I GC sono fra i miei migliori amici. La reunion fu fatta per lo Sparacchia Fest, un festival a Firenze in memoria di un ragazzo scomparso. La cosa gasò un po’ tutti perché ci si era divertiti, ma dopo alcuni altri concerti si perse interesse e divertimento – tutti troppo incasinati fra lavoro e distanze geografiche (Piccini vive in Lombardia). Il concerto di Firenze però fu veramente speciale.
Per quanto riguarda le reunion, sono sempre un po’ scettico. Certe cose andrebbero lasciate al tempo e le circostanze per cui sono esistite. I Clash dicevano “no Elvis, Beatles or Rolling Stones in 1977”… Per me addirittura l’unico vero concerto memorabile dei Gorilla Biscuits fu quello del 1989 a Bologna al loro primo tour, e già ero un po’ deluso da quello del 1991!... Però l’ultimo concerto dei Civ che ho visto quest’estate è stato sorprendentemente figo… come anche quello dei Corrosion Of Conformity… o alcuni concerti dei Cro-Mags...

Quali sono i concerti più belli che hai visto? Ho visto che in un flyer i Growning Concern hanno suonato con gli Isola Posse Allstar. Eri presente al concerto? Come vedevi questa commistione tra hardcore ed hip hop che poi sfocerà nel crossover?
Sono stato fortunato e ho visto dei concerti veramente intensissimi. Non saprei da dove cominciare... Il primo concerto che ho visto furono i Raw Power a Milano nel periodo d’oro. Ero un ragazzino e l’esperienza fu veramente forte, fra la gente che c’era e il chitarrista che si tuffava nel pubblico in continuazione. Un vero shock culturale.
Il concerto degli Youth Of Today a Milano fu quello che cambiò tutto – era la prima volta che si incontravano tante persone della seconda ondata dell’Hardcore italiano – tutti giovanissimi – e il concerto fu indimenticabile.
Run DMC e Public Enemy a Roma nel tour di It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back. Il rapper Paris in un centro sociale romano. Poi i primi concerti di gruppi americani a Bologna e Padova: D.I., Gorilla Biscuits, Slapshot, Agnostic Front, Down By Law. Tornavi a casa stravolto e senza più voce.
Fugazi al Forte Prenestino, con la corrente che salta alle prime note di Waiting Room e il pubblico che canta la canzone sino alla fine con il gruppo in lacrime per l’emozione.
Fantastici i primi Blow Out romani. Di un intensità e di una freschezza incredibile.
Fra i concerti che ho organizzato, quelli che ricordo con più piacere sono Bloodline e Transcend, Face Value, Feeding The Fire e Spawn e certamente il benefit con H2O e Civ, un mini concerto dei Gorilla Biscuits improvvisato in un centro sociale diroccato…
Tutti i concerti del tour Sick Of It All/Snapcase. Un po’ di concerti visti in giro negli Stati Uniti nei primi anni ’90: Green Day e Neurosis al Gilman Street, Fugazi davanti al palazzo del Congresso a DC, Into Another e Bad Trip a NYC, il benefit per la morte di Chuck Valle con i Cro-Mags riformati, e un concerto dei Warzone al CBGBs che mi ha lasciato come ricordo 6 punti al sopracciglio!

In questi giorni è uscito il video "RMHC 1989-1999" dove sei presente pure tu. Cosa ne pensi? Può essere un buon mezzo per far conoscere un pezzo di storia dell'hardcore italiano a chi per motivi geografici o di età non ha potuto viverlo direttamente. Ho visto il trailer e il discorso iniziale pronunciato da Tommy dei Concrete al loro reuinion show del 2009 dice molte cose...
RMHC ha chiaramente ha scatenato delle controversie. Come un film tratto da un libro che delude sempre chi lo ha letto e se lo è immaginato diverso.
Giulio Squillacciotti ha fatto un lavoro di amore e passione riguardo qualcosa che ci ha segnato tutti, cercando di farne vedere le diverse, diversissime anime e i cambiamenti negli anni. Solo per la pazienza che ha avuto nell’inseguirne i protagonisti, confrontandosi con personalità a volte anche difficili da gestire, bisognerebbe dargli il premio Nobel.
Giustamente ha anche deciso di sorvolare su tutte le polemiche, le inimicizie e le delusioni che potevano venire fuori dalle riflessioni su quegli anni, spingendo di più sul lato sentimentale e formativo dell’esperienza Hardcore a Roma.
Molti, dopo la proiezione, hanno polemizzato sulla mancanza di certe informazioni, sullo spazio dato alle interviste a certe persone o certi gruppi rispetto agli altri. A questi, fra cui anche molti amici, dico solo: staccate Facebook, spegnete il computer, uscite da casa e fatevi il vostro documentario!

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Roma Crew 1994 @ Boschetto 104
foto: Jana Carboni

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Roma Crew/H2O/CIV a Fontana di Trevi

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Roma Crew 2012 @ Matrimonio Flavio & Tina

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Roma Crew 2011 @ Picnic a Villa Celimontana

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Roma Crew 2010 @ via Marco Aurelio

Bene, mi sembra di averti chiesto tutto. Grazie infinite per il tuo tempo e se vuoi aggiungere qualcosa sei liberissimo di farlo.
Si. Questa intervista chiaramente è piena di lacune rispetto alla storia dell’Hardcore romano degli anni ’90. Rileggendo le risposte alle tue domande, mi sono reso conto che ci sono così tante cose da raccontare e tanto è stato il contributo di molte altre persone, che ci vorrebbero mesi per farne una giusta cronaca.
Un intervista mirata dovrebbe essere fatta a Giuliano Calza della Break Even Point e soprattutto Paolo Petralia della S.O.A. Records. Senza di loro non ci sarebbero stati i dischi (fra i tanti) di Growing Concern, Open Season e Equality, ne tanti altri gruppi e concerti. In più, tanti sono stati i concerti organizzati da Cristianone dei Concrete, le serate al Circolo fatte da Costanza e i concerti della domenica pomeriggio al Garage a Trastevere.
Ho scritto parte della mia storia, le altre meritano di essere raccontate da chi ne è stato protagonista.

7 commenti:

  1. dove si puo recuperare una copia di RMHC 1989-1999??

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  2. bella questa intervista...

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  3. mi ferisce quando parli male del blitz e dei suoi occupanti che rischiavano e lavoravano a gratis per mantenere un centro sociale che ha dato possibilità a gente come te di esprimere la propria musica,chi ha costruito il palco dove hai suonato chi ha ripulito dopo che te ne sei andato magari erano pure ignoranti è borgatari ragazzi dai 15 anni ai 20 che lottavano con il cuore per costruire qualcosa di diverso, no un locale per ricavare profitti,quindi chi veniva come te da esterno ad usufruire di una situazione (già problematica a quei tempi no come adesso)gli si chiedeva un scambio reciproco e pretendere soldi forse era un offesa per chi rischiava e lavorava tutti i giorni dell'anno senza prendere un soldo...... rispetto per il blitz che è nato come centro sociale ed è morto come tale....

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  4. Ti può anche ferire la mia opinione, ma i fatti rimangono quelli: noi abbiamo organizzato numerosi concerti di gruppi locali senza mai chiedere un soldo - e i poster e l'attacchinaggio ce li facevamo a spese nostre e per passione.

    Alle nostre iniziative sono venute tante persone, tanti soldi sono entrati nelle casse del cenrto sociale.

    Quando poi abbiamo organizzato dei concerti dove, a fronte di un incasso cospicuo, veniva richiesto un minimo rimborso spese per i gruppi che venivano da fuori, questi soldi sono stati negati, oppure ne è stata data una parte solo dopo estenuanti contrattazioni.
    Qui si parla di rimborso spese per il treno da Bologna per gli Isola Posse (occupanti loro stessi di un centro sociale) o i By All Means, non cachet per gruppi rock da stadio.
    Rimborsi spese, fra l'altro, pattuiti anticipatamente, e che erano una frazione minuscola dei soli entrati in cassa e in birreria.

    C'è poco da discutere. Il comportamento delle persone con cui ci interfacciavamo è stato disonesto, arrogante, e come conseguenza ha fatto si che andassimo a fare i concerti in un altro posto.

    Far finta che i soldi guadagnati dal Blitz per via dei nostri concerti non fossero profitto è scorretto.
    Se avessero avuto più lungimiranza, probabilmente avremmo continuato a fare concerti li, a contribuire a far crescere realtà che sentivamo simili. Ma forse le sentivamo simili solo noi, mentre altri ci vedevano come un gruppo di ragazzini da sfruttare per far fare cassa al centro sociale.

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  5. Nei primi anni 90 a Roma ci sono anche i Pirati dell'Etere. Conducono un programma radiofonico a Radio Onda Rossa, "Attacco Sonoro", che va in onda ogni giovedì sera. Mentre tutti i mercoledì i Pirati, con altri anarchici, gestiscono l'Info Cafè a Garbatella, in via Passino, nella sede della libreria anarchica accanto al C.S.O.A. La Strada (dove non mettono piede perché "sono tutti comunisti"). C'è sempre una distro con vinili, cassette e fanzines, si parla e soprattutto si ascolta musica e si beve birra. Qualcuno, ogni tanto, anche un tè o un caffè. Gravitano, tra gli altri, i Pissed Proud (poi Childern's Church), i Monkey's Factory, gli Oltraggio e Resistenza, i Fuck Simile, Paolinik, Alberto, Billy, Alessiona, Massimetto, Luciano del Forte, Cecilia, Ilaria, Francesca, Barbara, Pordenone, Tiziano, Cara, Stefania, Stefanino di Napoli, Giorgia, Roberta, Fez, il Turba, il Roscio di Bari, Copanello, Silvia, Danielina del Quadraro, Daniela di Reggio Emilia, Gigi di Torre Maura, Paolo di Albano, Michelone, il Mocio, il Matto Service, Leo, Silvana, Valentina, Jack, Sara, Papo, Giulio, Gommino, Totore, Bistefano, Paolo e Fabrizietto dei Block Of Flats, il Gabibbo, Costanza, Cipolla, il Capoccia, il Cichitone, Rich... Insomma gente varia, ex di Piazza dei Siculi, San Lorenzo e molti altri da tutta Roma e provincia, alcuni tornati da disastrose esperienze di vita in squat europei, ma anche stranieri e punx di passaggio, come i casertani/foggiani Bandiera dell'Odio, o i vari gruppi politicizzati, italiani e non, a cui i Pirati organizzavano concerti o mini tour in Italia. Mi vengono in mente i Tromatism, una band francese mezza nomade e tribalissima. Si fermano a Roma per un lungo periodo (guasto a un furgone, poi auto-riparato) vivendo, con i numerosi cani nei loro bus e carrozzoni, dentro la precedente e ampia sede del C.S.O.A. Pirateria. C'è anche Alfredo, anarchico di Perugia (?), il più anziano di tutti i frequentatori dell'Info Cafè, alto, corpulento, con barba brizzolata e capello fluente, brizzolato anch'esso, sempre in abito con tanto di cravatta. Ha a che fare con un'importante squadra di calcio se non sbaglio, è avvocato. Eppure è lì, ogni mercoledì, a fantasticare di fughe col malloppo in paesi tropicali. Distribuisce a tutti, gratis ovviamente, minuscoli libretti autoprodotti stampati in tipografia di racconti o poesie scritte da lui. Contribuisce a finanziare iniziative, discute, sembra si dia da fare. Gira pure per i concerti, rigorosamente in giacca e cravatta, di Oltraggio e Resistenza, Pissed Proud, Fuck Simile e altri. Magari adesso è sotto una palma lontana che se la ride, chissà...

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  6. blitz mario rispetto

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