domenica 3 giugno 2012

ManLiftingBanner.

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Intervista con Michiel, voce di Man Lifting Banner, gruppo hardcore straight edge comunista olandese attivo nella prima metà degli anni '90 riformatosi di recente.
Intervista a cura di Alessandro Ferri. Foto di Mateus Mondini.

Per iniziare, due parole sull'uscita del vostro doppio LP "The revolution continues". Quante copie sono state stampate, eventuali edizioni limitate, argomenti trattati nei testi dei nuovi pezzi...
In un primo momento "The revolution continues" doveva essere semplicemente una ristampa su vinile della nostra discografia visto che i nostri dischi erano fuori stampa da tempo almeno in questo formato, poi dopo la reunion che abbiamo fatto nel 2008 abbiamo deciso di riprendere a tempo pieno l'attività come Man Lifting Banner e quindi ricominciare a provare e a scrivere nuovo materiale; le canzoni sul primo lato del primo disco sono il risultato di questa decisione. I nuovi pezzi sono sulla stessa nostra linea politica di sempre e sono influenzati dalle impressioni che avevamo nei riguardi delle rivolte che stavano avvenendo negli stati arabi, e in generale sullo stato del mondo capitalista dei nostri giorni e di conseguenza sulle possibilità di ribellarsi ad esso. Il disco è stato stampato in duemila copie, di cui circa 500 in edizione limitata "Exploited Live On Stage" in vinile rosso, per Crucial Response records. Faremo inoltre versioni con copertine speciali stampate a mano che verranno messe in vendita ai nostri concerti, disegnate da nostri amici, probabilmente limitate a 50 copie numerate; la prima di esse sarà pronta per il concerto di Monaco in Germania il 10 giugno, una zombie cover disegnata dall'illustratore e membro del gruppo Human Alert, Roel Smit.

Quali sono le ragioni e le motivazioni che vi hanno spinto a riunire il gruppo? La tua opinione in generale sui vecchi gruppi hc che si riformano? Differenze principali tra la scena hardcore di allora e quella di adesso (considerando anche, ad esempio, l'avvento e la diffusione di internet)? Hai l'impressione che la gente sia ancora interessata a recepire qualche messaggio attraverso la musica o semplicemente ci si accontenta di comperare qualche disco o maglietta e divertirsi ai concerti?
Non vado molto spesso ai concerti, frequento soprattutto l'OCCII ad Amsterdam dove di solito c'è un giusto mix tra vecchie e nuove generazioni di persone all'interno della scena hardcore, senza grosse differenze o divisioni. Credo che musicalmente la scena hc abbia tuttora molte cose interessanti da offrire, diversi nuovi gruppi che suonano un ottimo old school. Ci sono anche cose decisamente meno interessanti in giro ultimamente, gruppi dai nomi improbabili e da una non ben precisata attitudine...forse sono io che sono troppo vecchio per mischiarmi con certe cose, a me continuano a piacere quei gruppi che suonano un hardcore vecchio stile, veloce e compatto e con buone idee a supporto dell'aspetto prettamente musicale.

Negli ultimi anni sono usciti diversi libri e film/documentari sull'hardcore e lo straight edge, in uno di questi (il volume "Sober living for the revolution", uscito anche in Italia col titolo "Straight Edge", Shake edizioni) è presente anche una vostra intervista. Credi che attraverso questi mezzi si possa riuscire a catturare il vero spirito di questo movimento? Chi non ne è stato partecipe in prima persona può arrivare a capire a fondo quello di cui si sta parlando?
Spesso la questione è il tipo di approccio e di percezione che ha l'autore riguardo l'argomento in questione, nel caso del testo a cui facevi riferimento penso che Gabriel abbia scritto un bel libro su una cosa in cui crede fermamente, ossia un certo tipo di straight edge mescolato a idee politiche, pur non forzando la propria visione sugli altri come se fosse l'unico modo giusto di vedere le cose ma limitandosi ad offrire il proprio contributo a quanti sono interessati a quello che gira attorno all'hardcore. Lo stesso concetto di Hardcore è in fin dei conti molto personale e dipende da come ciascuno lo vive assieme alle persone a lui vicine e al periodo in cui si trova a vivere. Io mi sono avvicinato alla scena hc attorno al 1984-1985 e sicuramente la situazione era diversa rispetto ad ora, ma le sensazioni che avevo allora sono più o meno sempre le stesse di adesso, avevo la convinzione che questo movimento avesse un certo potenziale per quanto riguarda la possibilità di cambiare cose, forse non è stato proprio così ma questo ha comunque aiutato al fatto che io rimanessi in qualche modo attivo politicamente, cosa che ritengo più importante di qualsiasi etichetta.

Ad inizio anni '90 avete fatto un mini-tour di alcune date in Italia (oltre ad aver contribuito con due pezzi dal vivo alla "Anti racist" compilation su LP uscita all'epoca per le etichette italiane Green rec. e SOA). Qualche ricordo di quei concerti?
Quel tour fu organizzato da Giulio ed altri suoi amici, abbiamo fatto diversi bei concerti insieme a Think Twice, Freddy, Gonzo e tutti gli altri membri del gruppo erano grandi, così come anche By All Means. Abbiamo suonato principalmente al nord, mentre la data di Roma non andò a buon fine. Era stata organizzata in un centro sociale, dove fecero entrare la maggior parte delle persone gratis e non ci volevano pagare, poi ci dissero che stavano avendo problemi con le autorità locali...noi a quel punto volevamo fare almeno un set acustico ma non ci fu data la possibilità, insomma diciamo che stiamo tuttora aspettando di recuperare quel concerto. Oltretutto perdemmo un sacco di soldi ma comunque ci divertimmo e incontrammo ottime persone, fermandoci a casa del nostro amico Inti e passando un pò di tempo insieme ad Andrew (Equality), Loco, Venezuela, Yana. Paul e Olav dormirono nel furgone e per fortuna, visto che qualcuno ad un certo punto cercò di entrare per rubare la nostra strumentazione...Anche il concerto a Francoforte durante il viaggio di ritorno dall'Italia fu molto positivo. Abbiamo qualche video di quel tour, si vedono delle belle scene del concerto di Padova tra cui l'ultima volta che ricordo di aver visto Olav fare stagediving, oltretutto senza scarpe!

Sono consapevole che quanto sto per chiedere potrebbe portarci a discorsi che sarebbero decisamente lunghi e impegnativi da affrontare, comunque proviamo lo stesso... Può ancora avere senso, e in che modo, parlare di comunismo ai giorni nostri, in un mondo che sembra andare piuttosto nella direzione opposta (cioè sempre maggiori ricchezze nelle mani di sempre meno gente) a quel tipo di ideologia che oltretutto, mi permetterai, ovunque abbia conquistato il potere si è poi purtroppo rivelata solamente un'altra forma di sistema opprimente e totalitario? (...inutile stare qui a citare tutti i paesi ai quali faccio riferimento, li conosci sicuramente meglio di me) Può veramente continuare ad essere proposto come valida alternativa al capitalismo? Ancora, nel comunismo si fa spesso riferimento alle persone col termine "lavoratori", ma nella nostra società il concetto di "lavoro" è spesso sinonimo di iper-produzione, alienazione dell'individuo, sfruttamento delle risorse naturali, inquinamento...come può tutto questo andare d'accordo con idee di giustizia, libertà e in generale con la visione di un "mondo migliore"?
Parlare di comunismo e rivoluzione ha senso ora più che mai.
Qualsiasi persona che abbia una minima conoscenza della situazione ambientale, del sistema economico e della violenza usata come mezzo per imporre la cultura capitalista sarà d'accordo che questo sistema non funziona e che deve essere fermato, visto che è causa di morte per milioni di persone ogni anno pur essendoci teoricamente la possibilità di garantire a chiunque un'esistenza almeno decente.
Molti sostengono che il comunismo non può funzionare ed è visto in modo negativo in quanto sinonimo di oppressione. A questi rispondo di dare un'occhiata a tutta la violenza a danno delle popolazioni civili causata dalle guerre portate avanti in nome della democrazia (per chi volesse cifre esatte, consiglio di riguardare il documentario di Michael Moore "Bowling for Columbine"), ma questo non significa che sia l'idea stessa di democrazia ad essere sbagliata.
Tutto deve partire dal basso, dalla gente, e non dalla ricerca di guadagno economico, petrolio, influenza sul mercato mondiale eccetera.
Comunque no, non è il modello Stalin quello a cui ambiamo, e neanche la Corea del Nord o Cuba, ma allo stesso tempo pensiamo che la rivoluzione russa abbia dimostrato nei suoi primi tempi come i lavoratori uniti possano riuscire a rivoluzionare il sistema e prendere in mano le proprie vite. Successivamente essa si trovò isolata in quanto rivoluzioni analoghe non andarono a buon fine ad esempio in Germania o Italia e anche in Russia fu completamente stravolta da Stalin e dai suoi compari che cominciarono a comandare sulla loro stessa classe operaia a costo di milioni di morti e di deportati, molti di essi a loro volta comunisti.
In quanto al concetto stesso di "lavoratori", che piaccia o no occorre tenere presente che alla fine dei conti esiste solamente una piccola parte di persone e di capitalisti, il 10%, che detiene più dell'80% delle ricchezze complessive (fonte: The Economist).
La maggior parte della gente nel mondo è obbligata a vendere la propria forza lavoro per paghe molto ridotte in proporzione a quanto producono, siamo noi stessi che paghiamo anche per i ricchi e nonostante questo si vorrebbe sostenere che i lavoratori non dovrebbero avere il controllo sulla loro produzione? Questa è solamente una posizione arrogante ed elitista che alla fine fa il gioco del capitalismo. Proprio per il motivo che noi produciamo e loro comandano, bisogna prendersela con chi vuole trarre profitto ad ogni costo e chi vuole sfruttare il pianeta il più possibile perchè tanto alla fine i ricchi avranno sempre più possibilità di accesso all'acqua pulita, al cibo e a ogni genere di lusso e cercheranno sempre di nascondersi e di mettersi al riparo dalla possibile rabbia dei poveri. Se invece noi, i lavoratori, la parte più povera e in teoria meno acculturata della popolazione prendessimo il controllo della situazione, sicuramente avremmo più interesse a fare in modo che le nostre attività non vadano a distruggere l'ambiente in cui noi stessi dovremmo poi vivere. I ricchi non hanno interesse a preservare l'ambiente perchè sanno che avranno comunque sempre accesso ad ogni comodità, almeno fino a quando gli altri non saranno stanchi di subire questa situazione.
Sono stato a Manila una volta e ho potuto vedere chiaramente con i miei occhi le diseguaglianze che ci possono essere anche tra persone che vivono nello stesso posto. Eravamo sulla pista d'atterraggio per elicotteri vicina al campo da tennis di una scuola internazionale e tutto intorno piscine olimpiche con l'acqua cristallina, infermeria interna con tutte le migliori attrezzature possibili, McDonalds, sale per conferenze, computer moderni, un insegnante ogni dieci studenti eccetera, e appena più in là, la peggiore delle baraccopoli dove non hanno neanche un goccio d'acqua pulita a disposizione. Lo studente che ci faceva da guida ha notato il nostro imbarazzo e ci ha detto di non farci caso che tanto quell'area sarebbe stata ripulita entro un paio di settimane.
Ecco, io sono sempre dalla parte dei lavoratori e dei poveri che non credo possano essere accusati delle colpe che invece sono da attribuire a chi con il loro modo arrogante di comandare, il mondo continua a distruggerlo. La libertà non può esistere finché c'è la povertà, perché la vita deve essere qualcosa di più che semplice sopravvivenza, e l'unica via per ottenere vera libertà e uguaglianza è lasciare che noi poveri stupidi lavoratori prendiamo il controllo...o dovremmo forse morire rimanendo silenziosi solo perché abbiamo paura che persone normali come me e te abbiano più potere? Negare alla maggior parte delle persone di questo pianeta i propri diritti è la causa principale che porta all'alienazione, il non avere il controllo sulla propria esistenza. La rivoluzione ci metterà nel posto del guidatore.

Sul fatto che il capitalismo abbia fatto molti danni penso non ci siano dubbi, i dubbi mi sorgono quando mi proponi il comunismo come alternativa a ciò, ricordando quello che la storia del secolo scorso ci ha insegnato...credo sia ormai giunto il momento di lasciare un pò perdere le ideologie del '900 e impegnarsi a cercare nuovi tipi di soluzioni ai problemi dei giorni nostri (quando ci sono sei miliardi di persone nel mondo è quasi automatico che molte di loro vivranno in povertà, visto che in ogni modo non ci sono abbastanza risorse per permettere a tutti di condurre una vita di un certo livello di benessere, se non vogliamo in breve tempo finire di inquinare e distruggere quanto è rimasto disponibile). Detto questo, ovviamente, massimo rispetto per le tue opinioni.
Volevo chiederti due parole anche riguardo l'importanza di mantenere una posizione di rifiuto di droghe e alcolici, tutte cose che a conti fatti, se solo consideriamo la storia dei decenni scorsi, hanno sempre avuto un ruolo significativo nel mantenere le persone passive e lontane da qualsiasi cambiamento positivo.

Anche chi fuma, beve alcolici o fa uso di droghe può avere la capacità di prendere parte alla lotta, se guidato da sincere motivazioni, anzi in linea di massima secondo me chi segue lo stile di vita straight edge tende ad essere più conservatore e consumista di tanti altri, quindi non mi sentirei di giudicare le persone da questo punto di vista. Ovviamente essere troppo dipendenti da certe sostanze non può che essere negativo per chiunque, ma se uno riesce a mantenere la giusta dose di senso critico e attivismo, alla fine cosa importa? La gente tende a ricercare questi diversivi perchè la vita sotto il sistema capitalista è più accettabile se ci rimbambiamo con quelle sostanze, questo a causa del senso di alienazione che è il risultato di questo tipo di società. Cambiare questo sistema è molto più urgente che non dare la colpa ai sintomi del problema, e allo stesso tempo rimane importante far capire alla gente che quei diversivi non portano comunque a nulla di buono e anzi contribuiscono a mantenere la gente sottomessa invece di essere attiva nella ricerca di alternative a questo sistema. Conosco molte persone che riescono a bilanciare un uso in dosi limitate di certe sostanze e allo stesso tempo essere perfettamente attivi dal punto di vista sociale, questo può anche andare bene anche se personalmente sono contento di seguire uno stile di vita straight edge, visto che a me quella roba non è mai piaciuta.

Più che di straight edge in senso stretto parlavo più in generale, se solo pensiamo al ruolo che hanno avuto ad esempio LSD e droghe varie negli anni '60 o forse ancora peggio all'eroina negli anni '80 per le giovani generazioni (che potevano coltivare qualche speranza di cambiare le cose in meglio) credo che siamo d'accordo nel constatare che, su larga scala, uso di droghe e ambizioni di "rivoluzione" non sono mai andati tanto d'accordo.
Bene, per finire, qualche tour o singole date in programma, magari nuove registrazione?

Abbiamo intenzione di fare tre concerti prima dell'estate, uno in Germania e un paio in Olanda, e qualcun'altro dopo l'estate sempre in Olanda più due in Spagna. Dopo di questo, proveremo a registrare qualche pezzo nuovo e vediamo cosa succede. Grazie per l'intervista, chi ci volesse contattare può farlo attraverso la nostra pagina su Facebook, e a questo punto speriamo prima o poi di poter recuperare quel concerto a Roma, nel caso ci vediamo là!

Già che ci siamo, toglimi una curiosità...conosci quello che è stato forse uno dei gruppi punk italiani più famosi e significativi degli anni '80, CCCP?
Li conosco, ma se non sbaglio erano molto particolari, con influenze new-wave e cose più artistiche, giusto?
Qualche membro dei romani Comrades mi risulta essere ancora attivo, e ho visto che anche Assalti Frontali sono sempre in giro anche se in questo caso più che di gruppo hardcore siamo già sull'hiphop.
I miei gruppi italiani preferiti sono Negazione (primo periodo, fino a "Lo spirito continua") e Indigesti. Il mio primo concerto hardcore in assoluto fu BGK, Negazione e Lärm, e nel 1986 ho avuto modo di vedere dal vivo anche Indigesti. Kina hanno suonato molte volte qui in zona, ho visto anche Impact, e mi sarebbe decisamente piaciuto vedere un concerto di Raw Power di allora. Dall'Italia è uscito buona parte del migliore hardcore di sempre, Wretched, Crash Box, High Circle, Putrid Fever, Upset Noise, Declino, tutti gruppi che hanno dato un contribuito decisivo a far crescere e sviluppare l'hardcore in Europa, assieme anche alla fanzine TVOR. A mio parere Negazione hanno avuto la stessa importanza per l'Europa quanta un gruppo come Black Flag per gli USA.

http://www.facebook.com/manliftingbanner
http://www.youtube.com/user/mythoffreedom

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