domenica 16 dicembre 2012

Max Dall'Ara (Contrasto).

Photobucket

Conosco Max ormai da molto tempo e ho sempre rispettato profondamente l'impegno in tutto ciò che fa, sia musicalmente che a livello politico. I Contrasto poi sono tra i gruppi più longevi in Italia a portare avanti un certo discorso con coerenza, passione ed un pizzico di umiltà che non guasta mai. Detto questo gustatevi quest'intervista in cui Max non si è certo risparmiato nel rispondere alle nostre domande.

Da poco è uscito il vostro nuovissimo Lp "Tornare Ai Resti", frutto ancora una volta di uno sforzo collettivo da parte di alcune realtà hardcore italiane. Ne sei soddisfatto? Graficamente poi è davvero ben curato. In che maniera vi siete mossi per ideare il tutto dal punto di vista grafico? Da dove avete tratto le foto e i disegni che compongono l'artwork? Chi ha realizzato il tutto?
Sinceramente soddisfatti. Come quando qualcosa, cui hai lavorato da tempo, assume le “esatte” sembianze (non soltanto fisiche) che in un certo qual modo avevi immaginato potessero essere. Anche a distanza di tempo. Sì, anche in questo disco, la fortuna è stata quello di condividerlo con diversi amici del circuito d.i.y. che lo hanno coprodotto con piacere e che ne hanno compartecipato il senso. “Tornare ai resti” poi esprime sinteticamente già dal titolo, e davvero a tutti i livelli, il percorso di questo disco, i nostri ultimi anni, gli assestamenti fisiologici (ma non scontati) all’interno del gruppo e i ritorni di esperienza, energia, stimolo, urgenza comunicativa …così come, non per ultima, la traiettoria di percorso che anche attraverso questo disco noi abbiamo sottolineato, forse con maggior chiarezza comunicativa (come una sera, nel parcheggio della saletta prove, Stiv mi ricordava). Graficamente parlando, i meriti da un punto di vista tecnico sono senz’altro sia di Puj dei Kalashnikov che pazientemente ha ritradotto tutte le nostre “pretese” di dettaglio sulla copertina…sia di Nik e Stiv che hanno fatto un gran bel lavoro, secondo me, su libretto e foglio interno. Poi chiaramente ogni dettaglio sui dischi (anche di natura grafica) lo discutiamo sempre assieme (e per alcuni dischi in passato, avendo più tempo, anche molto grafiche le facevamo assieme) a prescindere dalle capacità o meno di utilizzare un programma di grafica o di tradurre su un foglio un insieme di foto, effetti, parole, colori. Le foto e la copertina da dove le abbiamo tratte?…dagli anni belli, quelli indietro.

L'ultimo cambio di formazione ha portato all'entrata nel gruppo di Tommo alla seconda chitarra e di Teo alla batteria. Che tipo di cambiamenti ha portato accogliere nel gruppo due ragazzi piu' giovani di voi? Nuova linfa? Come siete venuti in contatto con loro? Apprezzi i La Prospettiva, il gruppo in cui Tommo e Teo sono rispettivamente voce e batteria? Come vi organizzerete una volta che Tommo sarà partito per qualche mese per la Nuova Zelanda?
E’ stato un passaggio tanto naturale quanto inatteso, una bella coincidenza. Tutto al momento giusto…a volte va anche così. Ci si conosceva un poco per via del loro gruppo precendente e già poi con i La Prospettiva avevavno suonato anche a Faenza. Mi ricordo che dopo quel loro concerto al Csa Capolinea mi erano talmente piaciuti (raramente ormai ascolto per intero un concerto…e soprattutto nel posto dove vivo anche la gestione della serata con tutto il resto da seguire) che scrissi loro il giorno dopo una mail condita. Poi Tommo in particolare frequentava il “Sole e Baleno” e di vista anche con gli altri ci si era inquadrati pure Al Confino squat. Insomma, per farla breve, due estati fa ci incontrammo tutti e 5 i vecchi Contrasto considerando che gli impegni del Morone (batteria in vari gruppi) e la paternità di Enrico (chitarra, ex batteria) da un po di tempo non ci permettevano di vivere con scioltezza le questioni del gruppo, soprattutto le fasi legate a prove e progettualità (oltre che un vincolo ai concerti, al viverseli bene). Decidemmo tranquillamente che in qualche modo avremmo proseguito in tre (Nik, Stiv ed io) e altrettanto tranquillamente gli altri due si sganciarono con buona pace reciproca (in virtù del fatto che la nostra amicizia non poteva farsi carico di una forzatura legata al gruppo…come per altro oggi continua ad essere). Credo fu qualche giorno dopo che parlandone al “Sole e Baleno” Tommo si fece avanti proponendo anche Teo. Neanche il tempo di pensarci per noi. Era fatta! L’idea ci ha preso subito benissimo considerando le persone. Poi il resto, in caso, sarebbe venuto. E così è andata. Non nego che un pochetto mi faceva pensare la differenza di età. Ma è stato più il pensiero che il viverlo. Dopo due anni e mezzo devo dire che abbiamo ritrovato un’amalgama e un entusiamo incredibile. Ci divertiamo in sala prove così come sui palchi. E buona parte di quell’energia credo sia legata alla spinta che Teo e Tommo ci hanno dato, alla loro età ;) . Credo si sia definito un bell’insieme di cose e personaggi, condizioni che si incrociano e s’impastano. Davvero da tanto tempo non mi divertivo così, come succede oggi nei tratti di viaggio o prima/ dopo un nostro concerto. Il contributo al gruppo è stato notevole, sia tecnicamente sia dal lato umano…tanto che a volte, e per quello che abbiamo già fatto (compresi i due LP), mi sembra suoniamo assieme da molti più anni. La disponibilità e l’allegria, oltre alle capacità tecniche, sono l’aspetto che davvero ha connotato sin da subito la loro presenza nei Contrasto. Certo! Mi piacciono i La Prospettiva e mi diverte quando li incrocio in qualche concerto. Tra l’altro sono tutti ragazzi davvero in gamba, piacevoli e formano un ottimo gruppo (se fossero nati 20 anni fa negli Stati Uniti parleremmo di un gruppo della madonna). Eh! Quel bumbon di Tommo sta svernando in Nuova Zelanda infatti. Ci eravamo riproposti di far pochi concerti sia perché la sua mancanza sul palco si sente, sia perché ci piace l’idea di viverci tutti assieme ste cose. Poi in realtà abbiam già fissato una serie di date e in attesa che rientri… Ce la smazziamo anche in 4 ;) .

Dal punto di vista dei concerti, che date avete in programma nell'immediato futuro? Suonerete sempre in situazioni autogestite oppure pensate di aprirvi anche a luoghi diversi dai centri sociali?
Come accennato, abbiamo in programma una serie di date nei prossimi mesi tra Viterbo, Torino, Genova, Bergamo, Trieste, Padova (per quel che in questo momento ricordo) che chiunque può vedere dettagliatamente sul nostro sito (www.contrastohc.com) ...e abbiam appena fatto un bellissimo tour benefit per i fatti del G8 al centro-sud che ci ha portato ad incrociare situazioni e condizioni umanamente e politicamente importanti da Roma a Catania e da Taranto a L’Aquila. L’approccio politico del progetto/strumento Contrasto ti porta per lo più a suonare/condividere/sostenere spazi di un certo tipo …ma non credo sia una questione di apertura o chiusura da parte nostra. E’ nell’obiettivo che ti dai e nella prassi con cui lo persegui che poi si delineano, anche nel vivere le pratiche di un gruppo hc, percorsi X piuttosto che percorsi Y.

Ok, concluse le domande "frivole" passiamo a quelle piu' serie eheheh. Allora, in un concerto di un paio di anni fa al Capolinea di Faenza, mi ricordo che ti scagliasti contro il quotidiano La Voce e i suoi giornalisti. Puoi spiegarci il perchè?
Hai memoria lunga Paso. Non ricordo specificatamente l’episodio in questione sebbene penso ogni giorno ci sarebbero mille ragioni per scagliarsi contro quei pennivendoli aguzzini. Se ripenso al periodo precedente lo sgombero de Al Confino squat, ad esempio, la campagna delegittimante (non soltanto) del quotidiano La Voce volta ad infangare lo spazio e le persone coinvolte nelle attività del collettivo, è stata un esemplare caso di malainformazione cooptata ai poteruncoli locali e protratta per mesi e mesi. Ma di che sorprendersi del resto?

All'interno del booklet del nuovo disco, il primo paragrafo si intitola "Nuove (r)esistenze" e traccia un impietoso ritratto di esistenze distrutte da violenza e indifferenza. Si parte con la storia di Bader per finire con la lotta contro la Tav in Val Di Susa. Alla fine di ogni storia c'è la parola "partigiano" che pesa come un macigno. Storie di persone che resistono nonostante tutto. Puoi darci una spiegazione di tutto ciò?
No, in realtà non si tratta di esistenze distrutte quanto invece di esistenze al limite della sopravvivenza (molto spesso) in condizioni di precarietà, sopraffazione, subalternità, disagio, alienazione, condizionamento sociale vincolante…che non soltanto in quanto tali reputo concretamente nuove (r)esistenze ma anche partigiani in quanto pars, di parte. Ed è la parte in cui mi sento coivolto, è la parte che quotidianamente incontro e vivo per lo più a due passi da casa. Ed è la parte per cui e con cui penso valga la pena lottare. In quell’elenco esemplificativo ci stanno persone, amici, conoscenti con cui mi trovo, che vedo, di cui condivido o ascolto le criticità e i disagi, di cui vivo spesso la forza e la reazione, le lacerazioni al limite della sopravvivenza. Bader dopo aver attraversato il Mediterraneo si è ripreso in mano qualcosa in una terra poco ospitale, profondamente razzista e patriarcale come l’Italia: due domeniche fa, con la compagna, sono venuti a trovarci e a farci conoscere il piccolo Ryan, di nemmeno due mesi. Quei macigni di cui parli, spesso li vivi e li incroci nell’ordinarietà di un quotidiano afflitto, che resiste. E spesso il loro “peso” (qualora decidi di prenderne parte, di parteggiare) lo avverti molto più (e per tuo conto) lontano dai (giusti) clamori di un presidio, di uno slogan, di una manifestazione …ma nelle urgenze di tutti i giorni.

Nel secondo paragrafo, intitolato "Si muore ogni giorno di niente" si affronta, partendo dalle condizione delle carceri e dei CIE, il marcio di un sistema che viene definito "logoro ed infetto". Persone ridotte a niente, senza possibilità di un riscatto sociale. Anche qui se vuoi darci un commento...
D’accordissimo sugli assunti portati nelle piazze come “Solo macerie” o “Fuoco alle carceri”. Poi però c’è un livello dogmatico ed uno stato di fatto. Ossia c’è un assunto prospettico, un “tendere a” come obiettivo di fondo …ma anche uno stato delle cose da cui partire. E questo vale tanto per una struttura di repressione quanto per l’idea di un sistema “di governo”. Ossia, io credo sia necessario destrutturare il canovaccio che legittima questo esistente partendo da ciò che ne costituisce diretta emanazione e non soltanto focalizzando l’obiettivo su ciò che ne rappresenta l’archetipo finale, la condizione in vista. Un esempio: il carcere, i CIE, gli OPG e le strutture con cui il potere reprime, ingabbia, zittisce, annienta, uccide rappresentano (e non poco chiaramente) la realizzazione concreta di ciò che in realtà a monte ne costituisce una diretta emanazione (legislatori, tribunali, aguzzini, psichiatri, gestori del profitto). Quindi, destrutturare la condizione carcere, ad esempio, significa comprendere ciò che lo sorregge, come lo garantisce, quali sono i poteri e le regole di mantenimento. Risalire la corrente e minarne le fondamenta. Con intelligenza.

Il terzo e conclusivo paragrafo si intitola invece "Nuove Avanguardie (Tornare Ai Resti)" e chiude il cerchio aperto dagli altri due. Qui si affronta l'esigenza di costruire nuove avanguardie partigiane di resistenza ad un appiattimento culturale che ci rende individualisti e ci toglia la possibilità di incontrarci per discutere e per mettere in dubbio lo status quo che ci viene imposto. Il tutto si conclude con la frase "Tornare Ai Resti". Anche qui se vuoi darci un tuo commento...
Tornare ai resti.

Photobucket

Nella recensione del disco che vi ho fatto, ho scritto… "I Contrasto sono qui a ricordacelo, facendoci notare che le nostre vite apparentemente appaganti e piene di cose luccicose e colorate in realtà sono solo la buccia di un frutto marcio ed in putrefazione." Sei daccordo con questa mia frase?
Sono d’accordo sul fatto che molto spesso, e di questi tempi soprattutto, farsi partecipi di una lotta, per tanti, significa poter partire già da una posizione di privilegio rispetto ai tantissimi che, pur privati di ogni cosa, non possono/non riescono neppure a garantirsi questo (a differenza di 30-40 anni fa in cui il costrutto collettivo permetteva un percorso un po’ più condiviso e solidale). Nel testo di “Mai più senza fucile” ho ripreso concettualmente proprio un passaggio chiave di un gruppo politico (non musicale) attivo negli anni ’70 (anni in cui personalmente trovo sempre più spesso il mio rifugio all’indietro)…“si tratta di capire che la vita, che il capitalismo troppo spesso ci porta a maledire, può essere bella …e che il programma della lotta che abbiamo intrapreso non è per una vita migliore, ma per una vita radicalmente diversa.” Ecco. In tal senso io credo che molti aspetti di questo esistente siano prettamente futili o comunque rovesci di false medaglie (false come tutte le medaglie, del resto) cui aspiriamo. E che spesso sia più semplice sentirsi appagati per quel che si ha vissuto o accumulato piuttosto che per quello che in tanti altri non hanno e non potranno riuscire a vivere o ad accumulare. Ogni giorno, sempre più esplicitamente, tutto questo è evidente in ogni aspetto della nostra vita. Poi sai, un disco dei Contrasto è poca cosa …sebbene credo che in ogni ambito in cui siamo individui tra individui (ossia nel politico) sia bene innanzi tutto ricordare a noi stessi il peso delle contraddizioni di questo presente. E un disco dei Contrasto a me serve anche in questa piccola piccolissima analisi (detto che ancora, di analisi, ce ne possa essere il bisogno).

Ultimamente in Italia sembra che il bubbone che covava da decenni sia esploso in tutta la sua brutalità. Da una parte una classe politica assolutamente incapace di governare il paese (ed infatti abbiamo un governo di tecnici), dall'altra una moltitudine di nuovi poveri che non hanno alcuna prospettiva se non quella di vivere senza pensare al futuro. Secondo te dove potremmo arrivare? E' possibile studiare un'alternativa ai governi, che sia di destra sia di sinistra, si sono dimostrati per quello che sono...
Mah... Credo che il “bubbone” sia esploso da molto tempo prima rispetto a quello che gli effetti scheggia ci fanno percepire. Un processo si esplica allorchè un percorso strategico ne abbia definito parametri, strutture, effetti collaterali, barriere e filtri… ossia venga via via dimensionato, pianificato, testato prima ancora di essere innescato. Questa è una crisi dei tempi dell’individuo. Nel disco io la descrivo come la “crisi di un tempo in crisi”: oggi “comunichiamo” amabilmente con aggeggi elettronici, ognuno in stanze buoie rinchiuso davanti a schermi luminosi; oggi non siamo più in grado di costruire dinamiche di relazione, rapporti solidali, complicità aggreganti; oggi abbiamo piccoli pezzi di plastica con cui paghiamo, entriamo, usciamo, ci presentiamo, ci riconosciamo, ci rappresentiamo, ci identifichiamo…pezzi di plastica cui deleghiamo giornate di lavoro, corse al tempo, vite confezionate; oggi non siamo più in grado di dare un prezzo alle cose realmente importanti; oggi abbiamo perso il senso della curiosità, della passione, del tempo, dell’individuo. E questo specchio riflette perfettamente un appiattimento culturale (sociale e personale) devastante, tanto più devastante quanto più ti rendi conto che nemmeno se pungulati si ha voglia di reagire. Questo è lo spaccato italico dei giorni nostri. Questo è il motivo per cui qualcuno poi, come anima inquieta, cerca fughe all’indietro (qualora minimamente consapevole) in cui riassaporare/immaginare tempi che non sono più, tempi delle strade, delle lotte, delle rivendicazioni, tempi in cui ci si provava a riappropriare innanzi tutto di strati di vita a dimensione collettiva, di rapporti tra persone, di possibilità e di prospettive…ciò che oggi pare orizzonte desertificato. Ma torniamo sempre al punto. Al punto di una strategia di lunga data. Perfezionata, complessa, provata e riprovata.

Vorrei chiederti un commento sul Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Da molti salutato come un salvatore che si erge sulle macerie di questo nostro povero paese, da altri invece considerato pura anti politica. A me sinceramente non convince troppo...
Niente cambia. Anche la Lega Nord che nasceva come Lega Lombarda si è da sempre professata come movimento di popolo (in antitesi alla struttura/condizione di partito). Poi ci ha mangiato, governato, lucrato e ben si è adagiata alle poltrone del potere. Non vedo nulla di differente dalle modalità e dall’approccio politico demagogico con cui il comico Grillo sta continuando, in sintesi, la sua messa in scena come nuovo autarca sulle teste del popolo. Mi sembra la riproposizione della classica carota cui l’asino va dietro mettendo in luce, magari con una buona dialettica populista, ciò che è già maceria e corruzione (spesso la gente ha questa patologica necessità di delegare o comunque sentirsi rappresentata da qualcuno o qualcosa, a prescindere da ciò di cui realmente necessità). E tra qualche anno la “ruota M5S” avrà completato anche questo ciclo, magari con Grillo, D’Alema e Berlusconi in barca ad aragoste e champagne a Porto Cervo (situazione che già oggi non mi sentirei di escludere). E’ l’idea della riforma che concettualmente e praticamente è conservativa. Oltre al fatto che considerato lo “stato di fatto” di questo contesto politico e socio-economico in cui viviamo, il punto di partenza per un cambiamento radicale dell’esistente molto spesso è macroscopicamente dogmatico…

Sembra che la sinistra in questo paese sia sotto l'effetto di un potente anestetico. Nessuna proposta concreta, anzi pieno supporto al governo Monti, supportato da nemici come Pdl e finti amici come l'Udc. Addirittura si fanno le foto assieme tutti sorridenti. Cosa ne pensi? La sinistra è definitivamente morta?
Sì, assolutamente sì. E più in generale credo sia completamente invalidata ogni piattaforma di discussione/organizzazione politica tra controparti. La struttura partito perpetua un teatro dell’impotenza volto a garantire, da sempre, gli interessi e i privilegi dei padroni (o dei servi-padroni al soldo di altri padroni). Se parli di sinistra e pensi ad esempio al P.C.I. e alla sua storia, prova a tradurre le scelte effettuate dai suoi esponenti in passaggi chiave della storia politica contemporanea…dai primi anni ’20 nei confronti delle resistenze antifasciste con gli Arditi del Popolo, agli anni ’70 con i movimenti rivoluzionari lottarmatisti…la sinistra istituzionale ha sempre garantito i poteri della controparte delegittimando chi provava a minarli alla base. La sinistra credo sia morta da un bel pezzo se la cerchi tra le mura di palazzo.

Mi dai un opinione sulle seguenti situazioni: Tav, Alcoa, Fiat e Ilva. Punte di iceberg. Ultimi avamposti di (r)esistenza. Purtroppo spesso succede che i percorsi di lotta si trovino ad esplicitarsi in formidabili barricate difensive (vuoi per la sproporzione di campo in tutti i sensi, vuoi perché talora ci si trova ad affrontare/percepire il problema quando questo è in avanzato stato di decomposizione) che però rischiano di diventare preludi di sconfitte, come anche in passati recenti purtroppo è stato. Non è peraltro semplice costruire a priori un percorso di analisi (intercettandone le contraddizioni) e soprattutto vivere una consapevolezza trasversale che porti ad affrontarlo assieme e prima che sia troppo tardi. Un filo comune alle 4 sigle che hai riportato nella domanda sta nella parola “lavoro” sulla quale si potrebbe/dovrebbe discutere anche tanto, proprio perché allo stato di fatto rappresenta una questiona focale per tutti. La conseguenza del fatto che attraverso quel potere di ricatto ormai innestato socialmente per il quale i padroni possono in 5’ distruggere la vita di famiglie intere, ossia il “se ti va bene così bene, altrimenti c’è comunque sempre qualcun altro che a condizioni anche peggiori delle tue può prendere il tuo posto sin da subito”, ha fatto sì che in pochissimo tempo sia stato possibile destrutturare/annientare ogni solidarietà e forza di richiesta (diciamo diritti) costruito in decenni di lotte. E ripartire da qua…non è semplice.

Recentemente il Papa è stato in viaggio a Beirut, proprio mentre tutto il Medio Oriente viene scosso da nuovi rigurgiti anti occidente e anti americani in particolare. La Primavera Araba sembra lontana, i suoi ideali sembrano non essere stati messi in pratica ed i giovani arabi delle aree depresse non hanno prospettive di futuro. Cosa ne pensi?
Ho amici tunisini (ad uno dei quali è stato recentemente negato il permesso di soggiorno in quanto “attivo politicamente”, pur vivendo e lavorando continuamente in Italia da oltre 20 anni) che in diverse occasioni mi hanno raccontato una “primavera araba” completamente differente rispetto a quella che anche gli organi e le fonti di informazione meno al soldo quotidianamente, per mesi, ci hanno sviscerato. Pur nella difficoltà di percepire una condizione vicina a quello che realmente accade ed è accaduto in quelle terre, resto convinto che la strumentalizzazione mediatica sia assoluta e distorta (considerati gli interessi economici che il capitalismo da sempre ha in gioco in medioriente). Ad oggi, la Siria resta l’ultimo avamposto (tra l’altro laico) prima di completare l’opera colonizzatrice neo-imperialista sull’Iran. Ma credo che la pelle di quei popoli non verrà venduta così facilmente sul campo. E’ un discorso che meriterebbe tempo e analisi per essere un tantino approfondito e per renderlo più interessante, perché importantissimo e di natura globale (così come globale è la spartizione dell’Africa e delle sue risorse anche di questi tempi… questa è la vera globalizzazione). Il Papa anche a Beirut? Confidiamo sempre in un buon cecchino.

Photobucket

In una recente dichiarazione Romney, candidato alla presidenza degli Stati Uniti D'America ha definito senza mezzi termini quella parte di popolazione che non può permettersi di pagare le tasse dei parassiti. Affermazioni gravi e molto offensive a parer mio. Un broker di Wall Street invece ha dichiarato, a proposito dei dimostranti di Occupy Wall Street: "Lasciateli dimostrare pure, con l’arrivo del freddo se ne torneranno a casa". Anche in questo un'affermazione assolutamente sprezzante delle vere vittime di una crisi economica innescata anche dalla speculazione di questi soggetti... Cosa ne pensi?
Prrrr!! A dichiarazioni del genere non dedico più che una pernacchia. Così come credo che la cosiddetta “crisi” rappresenti una speculazione di termine, un’ennesima aberrazione mass mediatica utilizzata come strumento di stortura socio-economica. Crisi è concretamente l’ineluttabile quanto prevedibile collasso del capitalismo (imperialismo USA e servi europei…Italia e sud Europa in primis, anche se per ragioni differenti) e queste sono le conseguenze ordinarie di un processo di continuità organizzato, definito, perfezionato a partire dal secondo conflitto mondiale (almeno) il cui obiettivo era assolutamente questo (vedi ad esempio il Piano Marshall). Il ricatto sociale attraverso uno strumento economico (la sopravvivenza in senso pratico) garantisce ai poteri il mantenimento di una subalternità di classe, o più semplicemente la conservazione in termini di privilegi dei pochi che godono del tutto e dei tantissimi che arrancano nel poco o niente.

Da un pò di tempo condividi l’autogestione in prima persona del Csa Capolinea di Faenza. Come siete organizzati? E' difficile conciliare le opinioni di tutti coloro che contribuiscono a mantenere in vita il posto? Ti senti stanco ogni tanto? In che rapporti siete con il Comune di Faenza? Cosa c'è in programma nel futuro?
Sì… Diciamo che da quando per questioni affettive mi sono trasferito a Castel Bolognese, ho iniziato anche a vivere l’autogestione del Csa Capolinea di Faenza, uno spazio recuperato e rimesso a vita dal ’99 nel quale mi era capitato qualche volta di suonare coi Contrasto. E in un certo senso ho continuato poi a vivere modalità e situazioni cui tramite Al Confino squat e poi, con la nascita dello spazio libertario “Sole e Baleno” di Cesena, da anni mi approcciavo. Ogni posto ha una sua storia, una sua impronta generale (diciamo), una serie di traiettorie interferenti (faune). Del Csa Capolinea mi ha sin da subito colpito la “dispensa di ossigeno” che garantiva un po’ a tutti, il suo clima interno, la schiettezza dei rapporti. E proprio in questo posto in più occasioni mi sono reso conto di quante lotte vengano concretamente vissute nella semplicità di un pomeriggio o nell’ennesima serata attorno al tavolo in sala bar, di come le relazioni, e tutto il contingente ad esse intrinseco, siano atti di fiducia reciproca o discussioni infinite o necessità di esserci (perché poi “fuori” è più difficile) …tutte (assolutamente tutte) imprescindibilmente legate all’individuo e non ad una sua rappresentazione dogmatica. Il Csa Capolinea, pensato con un termine di descrizione, è ciò che penso come spazio fortemente politico (l’accezione al quotidiano). E anche al Csa Capolinea ho pensato più volte a come non soltanto abbia poco senso difendere le mura in quanto tali senza progetti di sostanza/individui/rapporti, ma a come spesso, pur senza “coperte”, ci siano comunque tante persone la cui urgenza sia quella di recuperare relazioni e ritradurle a pratica nel quotidiano (in tutti i modi e con tutti gli strumenti con cui quelle si ritraducono a sostanza). Ma, stanco no. E’ che il tempo passa e allora speri (sempre più) anche di ritrovare un po’ di energie e stimoli nella gestione di un collettivo/spazio anche dall’arrivo di altre persone…e ad esempio in questo periodo il Csa Capolinea sta vivendo di queste nuove confluenze e di quello che poi tali assestamenti spingono, riamalgamano, mettono in discussione. E va bene così. In tanti, capitati ad un’iniziativa al Csa Capolinea, poi mi hanno detto o scritto della bella atmosfera del posto (io stessi lo feci con una mail dopo un nostro concerto). Credo, in generale e riferito a tutti i contesti, che il problema a volte non sia quello di discutere qualcosa che ci riguarda (e già rendersene a conto a volte…) con visioni/opinioni non perfettamente coincidenti, ma sentire l’urgenza o il bisogno di mettersi in discussione, di capire una problematica e di costruire collettivamente una discussione e un percorso di pratica. Ecco, ce ne fossero di discussioni (non finalizzate a se stesse).

Al Confino squat. Quell'esperienza si è conclusa ormai da diverso tempo anche se è viva in tutto quello che i Contrasto fanno e dicono. La struttura è tuttora in piedi ma abbandonata a sè stessa. Come mai quest'esperienza è finita? Secondo te sono stati fatti degli errori nella gestione? Sarebbe stato piu' saggio cedere alle pressioni del comune di Cesena e metterci la famosa firma? Che ricordi hai di quel posto?
Domanda non facile viste le complicazioni emotive, anche a distanza di oltre 4 anni dallo sgombero. Al Confino squat per molti di noi è stato centrale, determinante, il (nostro) posto. E nonostante il tempo sia poi fuggito rapido, non c’è situazione o disco in cui in un modo o nell’altro non tornino a galla quegli anni (se leggi il testo di “Il tempo non da tempo” nel nostro ultimo LP, ad esempio, c’è dentro uno spaccato malinconico proprio di quel posto… e in tanti altri testi o scritti o iniziative ne abbiamo parlato, compreso un 7” benefit uscito un po’ di anni fa e completamente dedicato a Al Confino squat). Ci sarebbe tanto da raccontare perché tanto ci è passato (pregresso a noi compreso), ci è vissuto, si è fatto. E credo in tanti ne abbiano potuto apprezzare l’atmosfera e la forza politica (anche soltanto passandoci). Sì, fisicamente la struttura ancora è in piedi (nonostante i mille progetti di ripristino o assegnazione o vendita del Comune di Cesena per strumentalizzarne lo sgombero) e più volte mi è capitato di fermarmi e fare qualche foto al “ciò che resta”. Ma spesso è stato più semplice evitare di ripercorrere la strada che per tanti anni quasi quotidianamente mi ci aveva portato. E’ finita per tante ragioni, o più probabilmente per la medesima ragione per cui le cose belle prima o poi finiscono. Ne abbiamo condiviso l’anima e la sostanza più intensa, le relazioni e i rapporti personali più forti e più laceranti. Ci ha segnato. In tanti modi, ci ha segnato. Col tempo ho cercato di considerare più gli aspetti di ritorno di quell’esperienza piuttosto che le mille malinconie e i “se avessimo fatto così piuttosto che cosà…” legate al fatto che quel posto poi non c’era più. Uno sgombero del resto è molto più che l’evacuazione fisica da un posto. Diciamo che è andata così perché probabilmente così doveva andare (e ancora mi è difficile entrare in discorsi “interni” che come tali è buono restino tra quelle mure e tra quelle persone). Ti dico solo che ricordo ogni minuto di quella mattina di maggio in cui pareva dovessero catturare un boss di mafia considerate le forze in campo, in cui tutto pareva un po surreale, quello che per tempo prima avevi solo immaginato a fatica diventava effettivo…sgherri dentro il posto con lo stomaco che ti si attorcigliava, pennivendoli a fotografare l’evento, a fotografarci mentre portavamo via sedie, materiale, l’impianto e tutto quanto avremmo sradicato mentre i muratori chiudevano finestre e porte e ogni divisa si metteva in posa davanti al cancellino. Quella mattina, nel salone di tantissime iniziative, bevute, riunioni, scazzi, cene …quella mattina abbiamo brindato per l’ultima volta a Al Confino squat. E anche quella mattina, per tutto quello che si era mosso e stava succedendo, ho percepito la forza assoluta di quelle 4 mura celesti, di quell’esperienza, di quanto si era in un modo o nell’altro riusciti a costruire non soltanto sul territorio ma dentro le persone, dentro noi.

I vostri due album precedenti sono entrambi usciti sotto Agipunk. "Statico senso" lo avete però rimesso disponibile dopo averne acquistate tutte le copie da Agipunk. Ecco volevo chiederti come vi siete trovati con l'etichetta di Mila e compagni. Una volta mi hai detto che avete una differente visione delle cose... Se puoi spiegarci un pò...
Guarda! Proprio qualche mese fa ho detto a Mila quello che all’incirca sto per risponderti. Col tempo e quello che in tutti questi anni ho vissuto/osservato da dentro nella cosiddetta scena…mi sono reso conto di come in svariate occasioni tante parole, atteggiamenti, prese di posizione si siano a volte risolte nell’eco di uno slogan, nel fare di un periodo (e poi basta) o nella coerenza di una pseudomoda. Agipunk continua ad esserci da oltre 20anni, continua coerentemente a far uscire gruppi ed è strumento attraverso cui tantissime persone poi si sono incrociate, hanno avuto possibilità di fare un disco, un tour, di esprimere qualcosa, di portarsi a o venire dall’altra parte del mondo. Questo sinteticamente è e continua ad essere. E questo per me è un fare coerente, un vivere coerente secondo le tue attitudini. E il tempo aiuta a mettere a fuoco le situazioni. A noi ad esempio Mila ha dato una grande mano nel periodo in cui iniziavamo a muovere qualcosa…e nel momento in cui non ci sarebbe poi stato così “semplice” fare da soli un LP o organizzare un tour in Europa (sebbene personalmente ricordo come fossi terrorizzato e frustrato in quei giorni all’idea che Mila, con noi -per la prima volta - in giro per l’Europa nel 2001, giudicasse negativamente, esplicitandola però solo agli altri, la mia paura di perdere la voce e, dunque, il fatto che mi dessi poco durante i primi concerti…ma aveva pienamente ragione, anche se poteva dirmelo direttamente forse ;)... ha ha ). Poi chiaramente vanno distinti gli obiettivi: Agipunk è cresciuta tantissimo, al punto da diventare senza dubbio la diy label italiana di riferimento, più riconosciuta nel circuito intendo, a livello mondiale …e dunque ha come obiettivo il fare e distribuire dischi “a ciclo continuo” (gestendone ovviamente la distribuzione). Noi, in quanto gruppo, facciamo non più di un disco ogni uno-due anni mediamente …e dunque, anche operativamente parlando, abbiamo cominciato a preferire una distribuzione o meglio una condivisione collettiva del disco... suddivisa cioè tra quanti più amici/label avessero piacere di viverselo/coprodurlo assieme a noi, andando a definire quindi una rete puntiforme di persone prima che distributori. Se penso ad Agipunk, penso ad esempio al fatto che abbiamo splittato pure coi Sin Dios …ed ero davvero entusiasta solo per il fatto che Mila ci avesse coinvolto in quel 7” (prima ancora di conoscerli come persone e condividerne le attitudini, come tendenzialmente poi abbiamo sempre fatto in ogni split). Recentemente abbiamo recuperato una serie di LP “Statico senso” da Agipunk (senza copertina) che abbiamo poi ri-fatto uscire in copie limitate con copertina serigrafata e libretto aggiornato. Ma anche sta cosa, attraverso Agipunk, è stata paradossalmente significativa perché ha rappresentato una fase molto importante di passaggio all’interno del gruppo…un nodo sciolto nel migliore dei modi. Ed evidentemente o casualmente, tramite le cantine di Agipunk, abbiamo trovato il modo di ricordarcelo meglio.

Dove vedi i Contrasto fra qualche anno? Eh! Se la schiena regge un altro po’ ;)… penso proprio tra palchi e sala prove (magari con un po di voce e capelli in meno, per quanto mi riguarda). Del resto, se mi volto indietro, sono già 17 anni che va così… vuoi non fare almeno il ventennale? Battute a parte, non ci siamo mai forzati o imposti nulla in tal senso …e col tempo ci siam fatti per così dire una “bella famiglia” con tanti momenti ed esperienze (non soltanto positive) condivise di cui spesso torniamo a parlare/sorridere nei lunghi viaggi in auto. Personalmente poi vivo i Contrasto come una sorta di urgenza comunicativa, passionale e viscerale, implosiva/esplosiva …e dunque, in qualsiasi modo e maniera sarà, sono certo che non potrei mai farne a meno…

Tra le tante uscite che portano il nome Contrasto c'è n'è una a cui sei particolarmente affezionato? Una invece che non ti soddisfa molto invece? Tengo tantissimo a tutto ciò che siam riusciti a combinare in questi anni, alle esperienze significative che si sono poi concretizzate anche sotto forma di vinile …tanto che per la minuzia seriale con cui conservo non soltanto i dischi o il materiale uscito, ma anche volantini, testi, video, foto, ‘zine e quant’altro contestualizzi il percorso politico dei Contrasto (così come quello vissuto dentro/assieme/osservando gli spazi occupati ed autogestiti qua in Romagna) gli altri del gruppo mi danno del “bibliotecario, serial killer, festicista della carta e del vinile” ;). Ma è un approccio che da sempre ho mantenuto connaturando passioni ed esperienze (non soltanto politiche) alla vita di tutti i giorni, traiettorie risultate determinanti nella mia vita (semplicemente in quanto tali), e che per questa ragione poi continuo ad accumulare in scatole e scatoloni anche fisicamente, e che ogni tanto rispolvero (quasi attratto da una calamita interiore o dall’idea di saperle a portata). Una sorta di salto all’indietro, di porzioni di tempo, un volano che riapre porte/finestre al tatto, alla vista, a pregresse sensazioni di percorso. In tal senso, quindi, ritrovo sempre in ogni nostro disco una specie di “approdo emotivo” (soprattutto per le sensazioni di qualcosa che rivivi a posteriori senza averlo messo in conto in quel modo) …una miscellanea di relazioni, istanti, conoscenze, momenti, facce, istantanee sfuocate, strani nodi irrisolti e convergenze meravigliose, curiosità, passioni forti, tantissimi km dentro/fuori e stralci di vita cui inevitabilmente sono/siamo legatissimi proprio perché parti di un tutto in continuo, di quel che oggi in un certo senso forse anche per quello siamo. Una traiettoria piena, sicuramente fortunata. Entrare in “dettagli tecnici” di preferenza, soddisfazione o affezione rispetto ad un disco piuttosto che un altro mi è difficile, ed è un po come ridurre il senso di questa sorta di percorso “a tappe” …(sebbene mi capita di riascoltare alcuni nostri dischi con maggiore voglia e frequenza – ma anche non solo nostri - o di sfogliare/rileggere le pagine di alcuni libretti o testi. Ecco, sì! Diciamo che in genere un LP lo ritengo un lavoro più rappresentativo per continuità temporale e coinvolgimento (ti da più margini in tutti i sensi) …e soprattutto non devo girare il lato del vinile ogni 5-6’ ha ha. Il nuovo LP “Tornare ai resti”, ad esempio, mi piace tanto…

Photobucket

Siete molto legati con LeTormenta di Forlì, con i quali avete pure condiviso uno split 7". Concordi con me che pur suonando un genere diverso siete legati a doppio filo? Magari voi siete piu' diretti mentre loro piu' criptici nell'esprimere i concetti... Senz’altro! C’è un importante e pregresso condiviso politico (con tutto quello che per mio conto questo termine significa, sia umanamente sia come “progettualità” sul quotidiano ritradotta al contesto in cui vivi/sei/agisci). Siamo cresciuti incrociandoci via via tra posti occupati/autogestiti, concerti, direttrici personali (amicizie strette) compresi un bel dischetto assieme (non poteva mancare) e qualche tourettino tra Balcani (in cui appiccicarono l’adesivo col logo LeTormenta anche in posti assurdi dispersi in chissà dove…ha ha) e sud Italia. Personalmente, poi, al di la dell’aspetto gruppi, mi sento legatissimo a persone come il mio amico Vero (l’ex bassista), a quel vulcano incontenibile e meraviglioso che è Ezio (voce) o al caro Enricone (chitarra) per questioni e piani di affezione ed amicizia cresciute in tutto sto fare e in tutto sto tempo che ci sta in mezzo anche e soprattutto come individui (a volte infatti mi sta stretto rapportare qualcosa all’idea di gruppo prima che all’idea di persona)…o semplicemente perché ci si sente, ci si vede, si fanno cose assieme a prescindere da Contrasto e LeTormenta. Circa poi l’approccio diretto o criptico beh! …loro fondamentalmente sono neo-fricchettoni più che criptici ;) e su questo non c’è dubbio! ha ha ha. Seriamente: non saprei bene come dirtelo (col rischio di banalizzarlo, intendo…ma proviamoci). LeTormenta (nei testi e nei suoni) sono per me molto molto “earth” dentro e fuori, empatici, di sensazione, talora cupi talora leggerissimi, e legati fortemente a tematiche come il veganesimo, lo specismo, la natura che vive un tutt’uno. Noi…eh! Musicalmente credo più “hc” e in tal senso forse più diretti (come dici tu). Poi come dire…forse un tantino più alla vecchia, ma già mi sto complicando la vita e mi viene assolutamente difficile descrivere qualcosa che fa parte di noi, che sta da sto lato…nei testi, ad esempio, io mi rifaccio costantemente a situazioni che vivo attorno a casa, diciamo. E dunque l’approccio a volte ha meno filtri emotivi …anche se poi non so nemmeno se in fondo sia così. In ogni caso LeTormenta sono rock! And I love LT!

Dei Megarissa invece cosa mi dici? Te li ricordi?
E come no! Nove anni davvero intensi e per certi versi (considerando l’età) alquanto spensierati. Iniziammo a provare l’idea di un gruppo con i Vanir (dal nome di un’antica tribù vichinga) nell’inverno del ‘88, se non sbaglio (nel ’87 suonai meno di un annetto con i Pick to stick) in appassionati quanto attesi fine settimana rinchiusi nella saletta/garage dei fratelli Castagnoli (Ricca e il Muflo, amici cari e musicisti fantastici, di cui ricordo con particolare affetto il padre, Renzo, che in tanti concerti ci riprendeva con la videocamera e con tanta pazienza). Conservo ancora molto materiale di quell’esperienza, tra cui la prima ed unica demotape in non più di 5 copie con le copertine colorate a mano (che credo registrammo sopra delle audiocassette che in quell’anno il partito repubblicano, in fase pre elettorale, aveva recapitato per posta nelle case degli elettori). Poi ci ritrovammo, dopo una serie di tentativi e personaggi di ogni risma, a formare i Megarissa con cui dal ’89 al ’98 suonammo in lungo e in largo, ma sempre in Romagna. Mi capita ogni tanto di riguardare foto, locandine, testi …di riascoltare qualche demo (ne registrammo 4-5 in quegli anni, compreso un cd raccolta) o di riguardare i filmati di alcuni concerti. Neopatentati (qualcuno), ci caricavamo in auto tutti gli ampli e gli strumenti, dopo essere andati direttamente a proporci nei posti (di rimborsi credo mai se n’è parlato). D’estate poi suonavamo tantissimo nelle cosiddette “colonie al mare”, edifici lungo costa in cui venivano ospitati, per soggiorni balneari di 15-20gg, ragazzi più o meno nostri coetanei provenienti per lo più dall’est Europa (soprattutto Russia, Polonia, Rep.Ceca e Slovacchia). Ci accordavamo sul giorno con qualche referente, disegnavamo un volantino appiccicandolo qua e là e, in cambio di una-due casse di birra o beveraggi vari, ci sparavamo concerti affazzonati (talvolta surreali) tra gente che pogava, gente incredula seduta ai bordi come fosse a scuola, gente in strada a chiedersi che cosa stesse succedendo e gente che tentava di gesticolare o poco più con suoni anglofoni d’incontro. E poi tantissima sabbia/polverume/misto arenaria appiccicata alle magliette sudate ed ai cavi/ampli tecnicamente sempre in debito. Le ricordo come estati fantastiche!! Credo fu in quegli anni che cominciai a raccogliere un po’ tutto il materiale che mi passava sotto mano, e un po’ tutto quel materiale che andavamo a realizzare in pomeriggi/serate attorno a un tavolo (gran parte delle locandine le disegnavamo noi, altre erano composizioni di ritagli e colla …così come le copertine delle k7 registrate e duplicate, 10-15 per concerto, che mica c’erano i PC). Istantanee di un tempo/approccio incredibile solo a ripensarlo oggi, stravolto dalle assurde accelerate dei contesti in cui viviamo e da quanto la tecnlogia/controllo ha soffocato, inibito, appiattito, sopito in termini di relazioni e rapporti tra individuo e individuo. Qualche anno fa, trovandomi con i Contrasto in tour in Polonia, un ragazzo, sapendoci italiani, mi ha detto circa ste parole “…oltre al vostro materiale, di gruppi italiani, ho anche una vecchia k7 che mi han regalato ad un concerto in Italia, un’estate di tanti anni fa... i me-ga-ri-ssa…”. Io e Nik, al limite dell’incredulità, siamo letteralmente esplosi. Come un proiettile fantastico, quel tempo tornava improvvisamente e nel modo più assurdo a penetrarci il petto. Nel nord della Polonia, in un freddo pomeriggio di ottobre. Super!

Finito! Grazie mille per il tuo tempo e se vuoi aggiungere qualcosa fai pure! Finito, finito! E grazie a te Paso per lo sbatti/passione di questa intervista e lo spazio (sul tuo blog) per queste parole. Ah no! una cosa molto importante. A Forlì in queste settimane è stato occupato uno spazio di tre piani, l’ex albergo Universal abbandonato da oltre 5 anni, in Via dei Maceri n.22 chiamato “MaceriA occupato”…passateci, sostenetelo, andatelo a vivere, contribuite il più possibile e in tutti i modi alla ripresa di spazi vitali, aggregativi, resistenti. Gli ultimi.

CONTRASTO
www.contrastohc.com
max.dallara@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento