giovedì 29 marzo 2012

Moz | Officina Infernale.

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Potevo forse farmi scappare l'occasione di intervistare Moz, ovvero la mente dietro Officina Infernale e le grafiche Murder Clothing (e molto altro...)? Certo che no! Ho scoperto poi che abbiamo alcune cose in comune, come l'amore viscerale per gli Slayer e l'odio altrettanto viscerale per hip hop e musica elettronica. Lo voglio anche ringraziare per avermi donato un disegno in esclusiva per il blog. Ma bando alle cianche e cominciamo!

Allora Moz, innanzitutto perchè ti chiamano così? Morrissey c'entra qualcosa? Qual è il tuo vero nome?
E’ un diminutivo del mio cognome... Purtroppo è lo stesso diminutivo di Morrissey. Morrisey e gli Smiths sono due delle cose che nella musica mi fanno più cacare al mondo... Inascoltabili addirittura… Degustibus...

Puoi elencarci nel dettaglio i gruppi nel quale hai suonato e cosa hai registrato con essi? Ti ritieni soddisfatto? Hai qualche aneddoto in particolare che vorresti svelarci?
Allora:
Capitan Pizza Hardcore melodico di fine anni 80 Demo
Vertigine pieno periodo ska-punk stile Operation Ivy e Bosstones, genere che adesso odio, Demo
Creepshow periodo post Mr. Repetto un live con I Downcast a Padova e basta
Substance hardcore anni 90 con influenze metal straight edge, prima formazione solo il primo live
Strage puro Powerviolence, gli altri gruppi sono stati importanti, ma in questo è stato dove mi sono sentito che stavo facendo proprio la roba che volevo, in piena fotta Crossed Out, Infest etc…
Di aneddoti posso dirti che ho paccato il concerto con i Morning Again e uno con i Timebomb, roba di autolesionismo... Trip mentali sbagliati... Roba che ogni tanto ancora emerge ma in maniera molto lieve... Ma all’epoca era roba seria... Il booklet lo rifarei se potessi... La foto per la cover l’avevo presa da Bizarre Magazine, ritrae una suora di un paese che non ricordo, dove c’era una grossa carestia, avevano cotto un ragazzino per mangiarselo... L’umanità fa cose terribili...

Officina Infernale è il tuo laboratorio fumettistico. Innanzitutto ti faccio i miei più vivi complimenti, letteralmente adoro ciò che sforni. Puoi tracciarci un pò la sua storia ed evoluzioni negli anni? Nei tuoi disegni c'è un miscuglio di odio, violenza e cinismo che apprezzo molto. Come avviene il processo creativo? Ti ispiri dalla vita di tutti i giorni? Il fatto che viviamo in un mondo molto spesso orripilante ti aiuta nel creare i tuoi personaggi e le loro storie? A quale personaggio sei più legato?
Mille grazie! Officina Infernale nasce quasi ufficialmente a Londra nel 2002 più o meno, avevo gia smesso di disegnare e avevo iniziato ad occuparmi di grafica per Green Records e SOA, infatti sia il CD dei Gonna Fall Hard e quello triplo SOA sono stati fatti a Londra.
Tornato in Italia, tutta la grafica che ho realizzato l’ho firmata Officina Infernale, parliamo di poster per gruppi, flyers di concerti, cd vari etc..
Poi ho riiniziato con i fumetti e ho mantenuto il nome, mi sembrava qualcosa di diverso in un ambiente di nomi, cognomi e simpatici diminutivi, etc, e poi ho sempre visto la mia attività non focalizzata su una cosa, ma anche su molte altre, che sia pittura, fumetto, grafica, toys.
In realtà è la mia base grind e ultracore a ispirarmi, poi tutto il bombardamento mediatico in cui siamo immersi, cronaca nera, stupidi spot pubblicitari, stupidi programmi televisivi e così via.
Il mio lavoro fumettistico si suddivide in due correnti: l’Iron Gang, roba di luchadores ironica e demenziale, con un universo ben definito e sempre in evoluzione, poi c’è tutto il filone partito appunto dai lavori per la SOA negli anni '90 a cui poi ho iniziato ad aggiungere i testi, infatti a giugno di quest’anno esce (occhio alla pubblicità regresso) “Officina Infernale 100% Shit 1990-2010” che raccoglie tutto questo materiale. La roba dell’Iron Gang invece più avanti. Ho appena iniziato Miss Inferno’s Grind primo capitolo della Tijuana Trilogy... Sempre se non mi portano via con il sacco con la cerniera davanti…

Murder Clothing è un'altra tua creatura. Il tutto risulta ottimamente curato. Anche qui vorrei chiederti come avviene il processo creativo, soprattutto per ciò che riguarda i disegni da stampare sulle tavole da skateboard.
Qua invece è molto più semplice: io e mr. Giulio Green decidiamo il numero di esemplari per il nuovo set di tavole, che di solito non supera i dieci modelli, di solito 5 tavole hanno un evoluzione del logo e 5 con soggetti vari, poi durante l’anno può capitare qualche miniproduzione o ristampa.
Questa primavera è in uscita il nuovo set fatto senza un vero tema conduttore come i precedenti due che avevano delle sotto serie tipo le ragazze della porta accanto o le sick’o series con gli psicopatici, oppure quelle con i vicini di casa anch’essi molto particolari. Quest’anno abbiamo prodotto una serie limitata di 3 tavole legate al futuro video Murder Skateboarding, prima volta che non usiamo grafiche fatte da me, ogni tanto devo tirare pure io il fiato...

Come tu ben saprai lo skateboard dopo un periodo di stasi sul finire degli anni '90, ha ripreso di slancio, anche se sinceramente il tutto spesso assume i contorni di una baracconata. Mi riferisco all'ingresso nell'ambiente di colossi come Nike e Adidas, che con i loro skater tutti pulitini e griffati cozzano un pò secondo me con uno stile di vita che è nato per rompere certe regole. Cosa ne pensi? Sei più legato alla old school o alla new school?
Sicuramente sono legato all’Old School essendo old già di mio, ho ripreso a skateare a luglio 2011 e da allora non ho perso un giorno di sole. In rampa provo tricks base e vari grind nulla di estremamente tecnico, mi piace molto tutto quello che riguarda il pool skating.
Nello skateboarding esistono ancore isole felici come Trasher Mag. che non ha perso un grammo dell’attitudine che aveva negli anni 80, Juice è un'altra bella rivista, pure Concrete Waves fa una panoramica su una scena molto più “underground” quindi ok ci sono le grosse company ma c’è anche chi ancora indossa magliette dei Misfits e dei Black Flag e si skatea una piscina vuota.
La fighettudine c’e ormai dappertutto anche nel metal e prima ancora nell’hardcore. In America è un business, ci girano soldi, come nei comics, come nel cinema, è ormai purtroppo una cosa normale, il concetto di baracconata è insito nel sistema americano. Da skater ti dico che non esistono skaters pulitini...

Il binomio skateboard hardcore punk va di pari passo. Basti ricordate lo skate core. Ho sempre creduto che avere una buona colonna sonora nelle orecchie aiuti a fare le cose meglio. Cosa ne pensi di quella parte di scena skate che ascolta quasi esclusivamente musica elettronica e hip hop e poi ne scimmiotta anche lo stile di vita?
L’Hip Hop è entrato nel mondo dello skateboarding negli anni '90. A me l’hip hop non piace, posso capire che provenendo anch’esso dalla strada sia stato un passo logico; invece la musica elettronica non c'entra un cazzo e con lo skateboarding per come la vedo io non c'entra un cazzo, poi se ti piace quella roba pazienza che ci vuoi fare... Le vecchie cassette di Thrasher ce le ho anche nell’ Ipod... Shredding time!

Molto spesso nei tuoi fumetti ricorrono i Mariachi. Quanto lo stile messicano influenza il tuo modo di disegnare? Personalmente ho visto una piccolissima parte del Messico ma ne sono rimasto affascinato e mi sono ripromesso di tornarci quanto prima. Lì l'atmosfera ha qualcosa di molto strano...
Il Mexico influenza una certa parte del mio lavoro ovvero la parte che riguarda l’Iron Gang personaggi nati per Murder Clothing poi esportati nei fumetti e nelle tele che realizzo. Mai stato in Mexico ma mi piacerebbe andarci, prima o poi lo farò, in caso poi qualcuno venga a riconoscere il corpo. In Mexico hanno una visione delle cose tutta particolare basti pensare alla Lucha Libre e al giorno dei morti e alla rivista Alarma tra le prime cose che mi vengono in mente. Comunque in questi giorni stavo pensando di organizzare un viaggio proprio la per l’anno prossimo.

Altro capitolo fondamentale dei tuoi gusti è il metal. Personalmente ne ascolto davvero tantissimo, soprattutto thrash e death. Quali sono i tuoi gruppi preferiti? Influenza in qualche modo il tuo modo di disegnare?
Metal a chilate ma su tutto Slayer, che non sono andato a vedere a Padova per motivi descritti nelle prime risposte.
Ascolto metal da quando avevo 13 anni, in fasi alterne ovviamente, ma in questi ultimi anni di crisi della mezza età ho ripreso in dosi massicce.
Influenza a livello di energia e di immaginario, sopratutto per quanto riguarda i fumetti. Trovo comunque che gli Slayer specie negli ultimi album siano diventati più hardcore a livello compositvo. Sono legato alla prima ondata Thrash Metal della prima metà degli anni '80 essendoci cresciuto, quindi S.O.D, primi Anthrax, primi Nuclear Assault, Exodus, primi Voivod, Wehrmacht, poi passando per robe pù moderne come The Crown, Lamb of God, Municipal Waste, Mastodon e molti altri che ora non mi vengono in mente. Non mi piace il Black Metal tranne forse per I Twilight e i Wolves In The Throne Room e neanche la nuova ondata thrash tipo Toxic Holocaust e gruppi simili- Notavo che tutta la l’ondata di gruppi metal tipo Enforcer etc che si rifanno ai Maiden e ai Judas Priest sono su Earache….

Stoner. Ho visto che sei un grande appassionato del genere. Se dovessi infatti consigliare una colonna sonora per i tuoi albi, molto probabilmente sarebbe quel genere. Anche qui quali sono i tuoi gruppi preferiti e che tipo di influenza ha sul tuo modo di disegnare.
Lo stoner seguito dallo Sludge e dal Doom solitamente li ascolto mentre dipingo, mi serve calma, ma sopratutto una certa concentrazione e questi sono i generi perfetti. Gruppi preferiti per lo Stoner: Queens of the Stone Age/ Kyuss e Goatsnake, mentre per lo Sludge; Eyehategod e Buzzov’en, per il Doom Electric: Wizard e Khanate... Ultimamente mi piacciono tonellaggi tipo Indian, Conan, Dragged into the Sunlight, Horseback... Anche un certo tipo di Drone non mi dispiace tipo gli Earth e i gli ovviamente Sunn o))).

Come giudichi la scena fumettistica mondiale e più nello specifico italiana? Come ti poni nei confronti di un genere come quello dei manga ed oav giapponesi, che mi pare siano distanti dal tuo modo di concepire il fumetto? Molta gente in Italia si è avvicinato a questo mondo proprio tramite la terra del sol levante...
La maggior parte della roba che seguo proviene dagli USA, ma è sempre meno quello che compro, I super eroi li hanno snaturati facendoli finire in un eterna soap opera in cui si ruota intorno ai soliti clichè, ma penso sia così da sempre. Comunque ogni tanto esce ancora qualcosa di valido, cazzo, ci mancherebbe.
La scena italiana divisa in fumetto d’autore, fumetto popolare e cani sciolti tipo me... Trovo tutto troppo serioso e limitato in entrambi le fazioni, anche qui uscire dai canoni sembra impossibile, forse manco c’e’ l’interesse nel tentare.
Se dovessi fare dei paragoni il fumetto popolare=brutte fiction, fumetto d’autore troppi eghi che parlano di loro stessi... Nessuno che faccia della buona fantascienza, o del buon horror o della buona action. Se questi generi vengono affrontati vengono realizzati nel classico sterile formato Bonelli... dico solo fanculo.
Anche in italia comunque ci sono sempre le eccezioni ma sono troppo poche.
I manga non riesco a percepirli a livello visivo, quindi non mi posso esprimere più di tanto, trovo solo che siano un po invasivi a livello editoriale, molte case editrici hanno preferito investire sui manga, i diritti di pubblicazione costano pochissimo.

Come ti poni nei confronti dell'iconografia religiosa? Ne sei influenzato?
La uso per esprimere tutta la negatività che rappresenta, essendo ben radicata nell’immaginario come la roba Disney, fa sempre effetto vedere una Madonna con delle zampe d’insetto al posto della faccia...

Quali sono gli artisti del fumetto ai quali sei maggiormente legato?
Bill Sienkiewicz su tutti, poi Mignola, Bisley, il primo Mckean, Shaky Kane, Ashley Wood, Cassaday, Hitch, tutta la Marvel degli anni '70, O’Neill, i soliti insomma. Sienkiewicz ha rotto certe barriere, uno stile eclettico ed altamente estetico, una fusione perfetta tra narrazione e disegno di altissima qualità, cosa che negli anni '80 praticamente non esisteva, poi è caduto tutto nell’abisso degli anni '90 e dello stile image... Poi c’e’ anche Al Columbia ma è un’altra storia...
Questo per il fumetto, poi mi piace tutta la scena di quegli artisti tipo Kozik, Baseman, Barr, Farey, Williams, il pop surrealism e tutta la roba di Juxtapotz per intenderci….

Ho finito. Grazie mille e aggiungi pur ciò che vuoi...
Nulla da aggiungere, solo grazie per l’interesse….

giovedì 22 marzo 2012

Foad Records.

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GTB e Marco, ovvero le menti dietro Cripple Bastards e Foad Records, prima fanzine poi etichetta. Due personaggi che hanno molto da dire e lo fanno in maniera molto diretta come piace a me, soprattutto quando c'è da parlare dell'attuale stato delle cose all'interno della scena hardcore punk e metal. Personalmente le risposte che mi hanno dato mi sono piaciute molte. Ah, non dimenticate di visitare Foad Records e Scarey Shop!

Allora, cominciamo subito col parlare di Foad Records. Ultimamente avete buttato fuori veramente un sacco di ottimi dischi di vecchi gruppi hardcore/thrash/death, curatissimi sia dal punto di vista del suono che del packaging. Volete farci un elenco dettagliato? Come scegliete i gruppi da produrre? Come si svolge il lavoro? A chi vi rivolgete per le registrazioni? Di chi siete rimasti maggiormente soddisfatti e di chi invece avreste fatto meno? Non credete che forse sarebbe meglio produrre gruppi nuovi invece che andare a ripescare vecchie glorie di 25 anni fa che ai tempi magari non hanno tenuto più di 10 concerti con al massimo 50 persone di pubblico? Di solito poi stampate una versione normale ed una die hard edition. Non credete che il concetto di vinile limitato strida un pò col concetto iniziale di punk hardcore? In fin dei conti i Poison Idea dicevano che i collezionisti di vinile sono solo dei pretenziosi coglioni...
GTB: Elenco dettagliato.. be’ senza stare a dire di ognuno il formato esatto le ultime uscite sono state Raw Power, Necrodeath, Excruciation, S.O.D., Restos De Tragedia, Blue Vomit, Protector, Sabbat, Aftermath, Yacopsae, Ghostrider, Malevolent Creation, Wehrmacht, Nerorgasmo e la lista continua.. I gruppi vengono scelti in base ai nostri gusti, ci consultiamo a riguardo e valutiamo cosa vale la pena pubblicare, se fare CD o vinile ecc.. In diversi casi si tratta anche di ganci che arrivano all’improvviso, ex componenti (quando è roba sepolta nel passato) che propongono materiale ecc.. c’è stato ad esempio il caso dei Malevolent Creation che è spuntato fuori dal nulla e ha un po’ scalato la lista di uscite pianificate perchè ci sembrava un’occasione da non perdere, anche coi Wehrmacht è successa più o meno la stessa cosa. Il lavoro si articola da una prima fase in cui tenendoci in contatto con membri del gruppo (o chi ne fa le veci) recuperiamo le sorgenti prime e il materiale per la grafica, poi procediamo con il mastering al Toxic Basement Studio – che seguo quasi sempre di persona, e poi con la grafica definitiva. Quando ci sono particolari necessità o scrupoli sulla resa della stampa in vinile seguiamo anche di persona il cutting dell’acetato prima che vada in fabbrica. Sul discorso del fossilizzarci sul passato ti dico la mia... quasi tutte le settimane lavoriamo a qualche concerto, spaziando dal metal all’HC – a questo aggiungici le kilate di promo che ammanniscono a me e Marco. Onestamente se ci fosse qualcosa in grado di smuovere minimamente la nostra attenzione saremmo contenti di farci in quattro e sfornare roba nuova. Ma tutto quello che vedo e sento adesso mi fa stra-cagare, e quindi preferisco dare il giusto valore alla musica con cui sono cresciuto e con cui ho provato e provo effettivamente qualcosa, riportare alla luce delle perle diventate rarità o rispolverare dei demo rimasti sempre e solo su cassetta per pochi collezionisti... per citare gli Excruciation da quel che hanno detto in merito a una recente loro uscita su FOAD: “far uscire una cassetta con la tua musica che la gente apprezzava mi dava piú soddisfazione che far uscire oggi un cd”… per noi il nocciolo del discorso è il riportare in vita questo tipo di mentalità, e ridargli un supporto che renda giustizia e valore al contenuto. Tornando alla dimensione di oggi: un volta andavo ai concerti e non pensavo neanche che potesse esistere gente che per aprire a qualche Soffocone di turno davanti a 100 persone scarse avrebbe pagato, oggi è tutto così. Per me “slot” era quello dei Goonies. A investire sui gruppi di adesso non ne vale la pena, non c’è un cazzo, intasano solo... Sulla questione delle edizioni die hard, per noi è sempre stata una figata. Nei primi 80s era un surplus piuttosto improponibile e i gruppi era già tanto se riuscivano a permettersi un 7” con inserti fotocopiati, ma guarda già da qualche anno più avanti tutte le varie stampe diverse da TVOR a Off The Disk a Slap A Ham e la lista continua all’infinito, c’era sempre la tiratura speciale. Di INFEST “Slave” che è una pietra miliare dell’HC esistono edizioni die-hard di tutti i tipi. Non è una questione di collezionisti coglioni o meno, visto dalla parte di di chi produce è semplicemente bello poter proporre una tiratura limitata con qualcosa di speciale in più, destinato sia ai primi che arrivano che a quelli a cui gliene fotte veramente qualcosa di averla così.
Marco FOAD: Io vado dritto agli ultimi due argomenti trattati in questa domanda. Sottoscrivo pienamente quello che ha detto Giulio per quanto riguarda i gruppi di adesso: di ''stimolante'' c'è davvero poco e la politica adottata da molte realtà soprattutto nel panorama ''metal'' (''paga per suonare'', ''paga per far uscire il tuo cd con il marchio di un'etichetta del cazzo'', ''paga per avere un'intervista su una rivista patinata'') mi fa vomitare e ti fa capire quanti gruppi inutili ci siano in giro adesso. Preferiamo quindi non per un fattore di nostalgia ma di interesse far uscire quello che magari ascoltavamo 20-25 anni fa senza dare spazio a simili caproni. Per quanto riguarda le edizioni ''die-hard'' che escono insieme alle edizioni ''regular'' delle release FOAD non ci vedo davvero nulla di negativo, anzi... E' un modo in più per arricchire il fascino delle nostre produzioni proprio ora che la gente (soprattutto giovane) pensa che ''avere un disco'' equivalga a scaricarlo da internet.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una sorta di resurrezione del punk hardcore italiano anni '80. Gruppi che si riformano, dischi ristampati, magliette come se piovesse. Voi stessi avete dato alle stampe numerosi gruppi dei tempi d'oro dell'hc. Cosa ne pensate? Non credete che sia come voler rianimare un malato terminale? C'è qualcuno che vi ha detto di no su una possibile ristampa del materiale del suo gruppo?
GTB: Sono i gruppi che decidono di riformarsi, non noi che li imploriamo o spingiamo a farlo. Il discorso etichetta e ristampe è ben diverso da quello delle cariatidi in viagra a cui ripigliano certe voglie. Il nostro intento nel riportare alla luce il materiale con cui siamo cresciuti o comunque determinate discografie del primo periodo ha semplicemente a che fare con la voglia di dare un formato definitivo a qualcosa che per noi nel suo genere ha un valore storico importante e si abbina bene alla linea/mentalità della FOAD.
Marco FOAD: Secondo te ristampare un gruppo hc punk anni '80 è come rianimare un malato terminale?! Ha! ha! che tipo strano che sei Paso...  :-)

Questa è una domanda per Giulio: cosa successe esattamente alla Scintilla di Modena negli anni '90? Io non ero presente quella sera, ma mi ricordo che la polemica infuriò per mesi con la conseguenza che una parte del popolo hc punk che fino a 10 minuti prima ossequiava i Cripple Bastards si dileguò immediatamente dopo. Sempre sul tema concerti dei Cripple Bastards: alla Two Days Of Struggle organizzata da Green Records suonaste pure voi in un'edizione. A suo tempo lessi che non ti eri trovato particolarmente a tuo agio. Cosa successe? Ho rivolto la stessa domanda a Giulio Green Records ma lui non ricorda ci furono particolari problemi con voi...
GTB: Ma dai sono storie di tanti anni fa, tra un po’ me le dimentico pure io che le ho “causate”... alla Scintilla c’era una sottospecie di tipa che se l’era presa per la famosa toppa CB dove davo pubblicamente della troia a una mia ex di Berlino (dimmi un modo migliore per farlo!). Da notare che quella toppa era stata stampata (e esaurita) 5-6 anni prima e lì era per sbaglio finita sul retro di un foglio di stoffa riciclato su cui avevamo stampato toppe di gruppi HC brasiliani. Diciamo che questa “ha girato la carta sbagliata”, e da lì il casus belli. Io quella sera ero completamente senza voce e quando ha cominciato a vomitare stronzate, non riuscendo a risponderle le ho solo fatto il gesto del tagliare la gola, o qualcosa del genere. A catena sono poi partite le prime “scintille” con quei posti. Errore o no, io sono una persona vendicativa e appoggio la mentalità del “per una che mi fai paghi 10x” quindi ogni volta che c’era poi una ripercussione tendevo a iper-reagire e scatenare ulteriori casini. Alla 2 Days Of Struggle non mi ricordo di preciso, dovrebbe essere spiegato nel nostro DVD. So solo che era un bel festival con la scena italiana di quel periodo, che davanti c’erano gli hare-krishna che distribuivano roba da mangiare gratis e che una volta era venuta la sciolta a tutti i presenti. Noi eravamo arrivati probabilmente devastati da qualsiasi sostanza psico-sdrammante e mi sembra che ci fosse stato sul cazzo finire in scaletta prima di tutti a metà pomeriggio, però un personaggio “x” che doveva suonare con gli Obtrude si era preso bene e ci aveva ceduto il loro posto in scaletta e alla fine era stato una figata, basta vedere gli spezzoni video sul nostro DVD. Io arrivavo in quei posti sempre sul piede di guerra perchè mi stavano sul cazzo il 90% dei presenti, destino vuole che per vie traverse molti di loro siano poi diventati miei amici. Sul palco allora – oggi posso dirlo – la dimensione era proprio quella del “soli contro tutti”, perchè arrivavamo da un background diverso, perchè suonavamo un genere lontano da tutti, perchè star dentro a determinate regole e sermoni politici/attitudinali ci andava strettissimo e ci metteva a disagio. Quindi potenzialmente i scenester di allora ci stavano tutti sui coglioni, però ripeto – altri casi della vita mi hanno poi portato in seguito a diventare amico di alcuni. Fuori da quel ruolo la persona in sè ha quasi sempre lati positivi.. i due Green Rec. non li ho mai conosciuti bene ma provo rispetto per tutto quel che hanno portato avanti negli anni, Marco invece è molto amico di entrambi. So che il festival esisite ancora ma incentrato su generi piuttosto lontani dall’HC? O forse sbaglio.

Domanda per Marco questa volta: su Dynamo lessi una tua column inerente al gruppo californiano Good Riddance (al quale avevi organizzato un tour in Italia se non sbaglio), nel quale esprimevi pareri non proprio lusinghieri soprattutto sul cantante. Puoi spiegarci esattamente cosa successe?
Marco FOAD: Certo! Correva l'anno 1995 ,in quel periodo organizzavo parecchie date e tour di gruppi hardcore anche "commerciali" legati a varie agenzie (italiane e straniere). Con i Good Riddance (in quell'occasione in tour con i Tilt) (Li ho visti a Bologna e fu un gran concerto, ndr) sembrava tutto OK. Si trattava della prima data di un tour italiano (di 3 se ricordo bene) proprio a Torino, nella mia città. Il gruppo arriva, trova tutto quello che c'era scritto nel rider (catering etc.), fanno i suoni, ceniamo, si chiacchiera, atmosfera amichevole insomma, nessuno si lamenta.
Salgono sul palco i Good Riddance e Russ (il cantante) tra un pezzo e l'altro comincia a tirare merda sul locale che li ospitava, sull'alto prezzo del biglietto (all'epoca 15,000 lire), sull'organizzatore (quindi in questo caso il sottoscritto) che guadagnava ''un sacco'' di soldi alla faccia loro, che la prossima volta che sarebbero venuti in Italia avrebbero chiesto di suonare solo in centri sociali e stronzate simili. Io a quel punto (incazzato come una bestia) durante il loro show ero quasi intenzionato ad andare in ufficio, stracciare il contratto firmato con l'agenzia sbattendomene il cazzo delle conseguenze e non dare alla band nemmeno una monetina da 50 lire!! Non so come, ma ho cercato di trattenermi aspettando la fine del concerto. 
Infatti finito il concerto la band va nel backstage e a quel punto chiedo a Russ di seguirmi in ufficio per farmi spiegare il perché di tutto ciò minacciandolo di farli andar via senza prendere un soldo.
Comincia a scusarsi in mille modi, che alle volte sul palco si dicono cose senza volerlo (mah?!), che prima di salire sul palco un cretino tra il pubblico (poi individuato, preso a sonori insulti e ''gentilmente invitato'' ad uscire dal locale) gli aveva parlato male di me (descritto come uno che cercava solo di farsi tanti bei soldoni con i concerti hardcore hahaha), dell'agenzia ecc. continuando a scusarsi in modo quasi cantilenoso (''I'm sorry bro...I'm so sorry...I'm sorry bro...I'm so sorry''...). Gli diedi semplicemente del coglione perchè se un idiota qualsiasi prima di salire sul palco ti dice qualcosa prima cerchi di capire se le cose stanno davvero così e non ti ''figheggi'' solo perchè hai un microfono in mano. Nelle loro date seguenti (viaggiavamo sullo stesso tour bus) Russ ''bigmouth'' cercava poi di fare l'amicone ma l'incazzatura non mi era passata del tutto quindi l'atmosfera fu quella che fu purtroppo. Ci tengo a precisare che la volta dopo che scesero in Italia (insieme ai NOFX) suonarono al Palalido, altro che centri sociali occupati!! 

Torniamo a te Giulio: i Cripple Bastards ormai sono un'autentica istituzione nel panorama grind core mondiale. Io personalmente vi seguo da molto tempo e vi apprezzo tantissimo. Volevo chiederti se sei soddisfatto fino a questo punto. Ultimamente vi si sono aperte le porte dell'ambiente metal, infatti avete suonato con Municipal Waste, Napalm Death, Brutal Truth e tanti altri. Come vivi questa cosa? Che differenze riscontri nei confronti dell'ambiente punk hardcore? Questa cosa è dovuta anche al fatto che, rispetto a 10 anni fa, il suono dei Cripple si è un pò metallizzato? Sei soddisfatto di come le etichette discografiche vi hanno trattato? Del rapporto con Relapse Records cosa puoi dirci? E di quello con Southern Lord?
GTB: Sì, indubbiamente sono soddisfatto – specie se si pensa che è tutto nato da un duetto Noise/Grind cresciuto in una città fantasma come Asti senza la minima risorsa, contatto o appoggio. Per me i CB sono e resteranno sempre una band di matrice Hardcore, non importano le etichette, con chi suoniamo o il tipo di eventi a cui partecipiamo. Come la vivo.. guarda, proprio come una delle band che hai citato: i Municipal Waste. Loro sono nostri amici da quando ancora non avevano firmato per la Earache ed era solo uscito qualche 7” su etichette DIY americane. Tony era venuto a una nostra data (insieme ai Suppression) a Richmond, Virginia e aveva festeggiato lì il suo compleanno. Da quel momento siamo rimasti amici e in buoni rapporti. L’anno scorso ci siamo rivisti per l’ennesima volta a un festival in USA ed è venuto nel backstage a complimentarsi con i CB, cosa che da un lato mi ha messo quasi in imbarazzo. Al che gli ho chiesto “ma tu come ti senti, d’altro canto sali davanti a 10.000 e passa persone a festival tipo Hellfest, Download ecc”.. e lui mi ha semplicemente detto “non lo so, io adesso sono qui con te, vengo qui per incontrare degli amici e vedere le band che mi piacciono, come ho sempre fatto”. É lo spirito giusto, Hardcore alla vecchia.. e va vissuta così. C’è gente che ripeto – oggi paga per suonare e se la tira 1000 volte di più di sto nanetto che si trova faccia a faccia davanti a folle oceaniche, e questo è il Metal di oggi, fatto di leccaculi, clientelismo e gerarchie fantozziane. Promoter senza palle che spuntano come il prezzemolo, riviste e webzine scritte da capre che non sanno un cazzo, sudditi zerbinati da tutte le parti che davanti si inchinano e ti rispettano, dietro ti tirano palate di merda. Boh, digressione ma hai capito il parallelo che ho fatto tra HC per come lo intendo e “ambiente Metal” nella dimensione odierna. Etichette discografiche: Relapse sembra un po’ un traguardo perchè erano tanti anni che trattavamo anche se qualcosa avevano già fatto uscire, ora c’è in ballo il singolo e l’album nuovo – la persona che ci segue è un amico, insomma sembra che le prospettive siano buone. Southern Lord è stato un caso, c’era in ballo lo split con gli Eyehategod approvato e spinto da Mike Williams, da lì è nata la possibilità di fare quel 7”.. più avanti li avevamo risentiti per proporgli un eventuale LP/CD, il loro feedback a “Variante alla morte” era stato positivissimo però la conclusione reciproca è stata quella che tutti si possono immaginare: l’etichetta tratta un genere piuttosto lontano dal Grindcore e noi con loro saremmo stati mosche bianche, era proprio uscita la frase “se ne può parlare ma se per caso avete un’opzione con la Relapse credo che si addica di più” e poco dopo quell’opzione è venuta alla luce.

Marco, anni fa tu gestivi un negozio di dischi. Come si chiamava? Cosa ricordi di quell'esperienza? Come mai hai chiuso? Col senno di poi ti sei pentito? C'è la possibiltà di ripetere quell'esperienza in futuro?
Marco FOAD: In realtà di negozi di dischi ne ho avuti due: il primo si chiamava Zapping e il secondo Supersonik. Per l’esattezza non li ho chiusi ma venduti entrambi (il primo ''Zapping'' esiste ancora anche se da anni ha cambiato nome). Beh, ho dei bellissimi ricordi per entrambi, erano un pò il punto di riferimento per chi ascoltava hardcore, punk e metal estremo negli anni '90 a Torino. Li ho venduti perchè ero molto giovane all'epoca (il primo negozio l'ho aperto a 21 anni) e quindi un po’ mi pesava stare tutto il giorno chiuso in quattro mura e dover pensare a tasse, bollette, fatture, scadenze e menate varie. Nell'ultimo periodo di Supersonik inoltre ebbi un esaurimento nervoso e quella fu un po’ la goccia che fece traboccare il vaso.  Ora come ora sì, un po’ ne sono pentito ma con l'avvento di internet forse meglio che sia andata così: i negozi di dischi oggi come oggi fanno la fame e quindi posso dire di essere uscito di scena nel momento giusto. No, visto il periodo non penso di voler ripetere l'esperienza in futuro...

Veniamo ora a Scarey Shop, il vostro negozio online. Innanzitutti vi faccio i complimenti per il catalogo che avete, veramente mastodontico e di ottima qualità. Volevo chiedervi come gestite la cosa. Scambiate soltanto con le vostre produzioni oppure acquistate anche dalle etichette e grossisti? Come vi dividete il lavoro? C'è chi si concentra di più su Foad e chi invece più su Scarey?
GTB: Buona parte del materiale distribuito è frutto di scambi con le produzioni FOAD, ogni tanto acquistiamo anche degli stock all’ingrosso, quando si tratta di titoli particolarmente interessanti e vendibili. Una piccola parentesi: la storia del negozio online è questa.. nel 2004-2005 quando a fasi alterne portavo avanti la E.U.’91 Serbian League, un amico che collaborava con la Scarey Records di Torino (etichetta principalmente ScumPunk e RnR) mi aveva chiesto se volevamo unire le forze e creare un catalogo comune. Il progetto si era sviluppato prima con questo online store (scareyshop e oggi www.scareystore.com ) con su titoli di entrambi e più avanti con un vero e proprio magazzino dove lavoraramo insieme e depositavamo le nostre produzioni + materiale distro. Col tempo il destino assurdo ha voluto che io, che in partenza ero stato tirato dentro alla cosa quasi controvoglia e in un periodo della mia vita molto difficile (più volte in bilico sul mollare del tutto etichetta e distro), alla fine sono rimasto l’ultimo superstite del progetto perchè uno dei due soci è andato a vivere in Asia e il fondatore della Scarey Records (Carlo) è invece andato in Sud America chiudendo i battenti della sua distro e label. Io invece ho fatto ingranare il meccanismo e ho tenuto in vita l’online store, che oggi è fondamentalmente il negozio online della FOAD Records, anche se continua ad essere abbinato al nome Scarey perchè quello è l’URL che mi trascino dietro da allora. Quindi ricapitolando: www.scareystore.com è l’online store di FOAD Records. Come viene diviso il lavoro.. boh, dipende dai periodi, io mi concentro di più sulle produzioni FOAD (recupero dei master, seguire lavori in studio, coordinare le uscite, mandare in stampa ecc), Marco segue l’aggiornamento dei titoli online, contatti per scambiare ecc.. A livello di pacchi lui gestisce principalmente quelli legati a scambi e ingrosso, io quelli al dettaglio di titoli misti dal mailorder. Ma è variabile.

Giulio la tua etichetta storica è Euserbianleague91, con la quale hai dato alle stampe diverse perle, tra cui Wretched e Stinky Rats. La segui ancora? Credi che ci possa essere ancora spazio per essa tra le tue attività? Puoi tracciarci una storia di essa dagli albori fino ad oggi? Sò che all'inizio avevi un'altra etichetta chiamata Glued Stamps (correggimi se sbaglio) e poi la Estremisti Uniti, con la quale hai coprodotto l'lp compilation degli Uart Punk. Ecco partendo dal nome dell'etichetta volevo chiederti del tuo legame con la cultura della Serbia. Mi sembra che una parte dei tuoi parenti venga da quella zona della ex Yugoslavia. Ne sei orgoglioso? Sei stato contento quamdo i Cripple Bastards hanno fatto un tour da quelle parti? Sò che in passato sei stato criticato per il tuo rivendicare radici serbe...
GTB: In realtà è tutto partito come E.U. ’91 Produzioni nel 1991, alle origini etichetta principalmente incentrata su produzioni in cassetta (il primo vinile è del 1993) poi evolutasi su uscite più consistenti sia in CD che vinile. Già dall’inizio il loghetto era il disegno un Cetniko (guerrigliero monarchico Serbo) utilizzato un po’ per ironia e un po’ per provocazione sulla demonizzazione anti-Serbia di quegli anni (guerra 1991-1995). Nel 1999 con i bombardamenti NATO su Serbia e Montenegro e una serie di circostanze che hanno toccato me e i miei amici più stretti in primissima persona, ho cambiato il nome dell’etichetta in E.U.’91 SerbianLeague, con relativo sito. “Glued Stamps Records” era una specie di branca laterale esistita per poco tempo, una mezza stronzata di nome dedicato all’usanza di quegli anni di riciclare i francobolli mettendoci su uno strato di colla, mi avevano pizzicato in un’ispezione e oltre ad aver continuato imperterrito mi ero anche creato l’etichetta con quel nome per potergli mettere sotto il naso “Glued Stamps” + il mio indirizzo timbrato su tutti i pacchi... insomma incoscienza completa! Con quel nome mi sembra di aver partecipato alla stampa di Impact “80/85” LP, Uart Punk LP e qualche altra chicca di Punk italiano primi anni 80 coprodotta con il mitico Roby di Provinciattiva.. ma chiusa quella parentesi avevo poi ripreso con E.U.’91. Oggi lavoro a pieno ritmo con FOAD ma non considero E.U.’91 accantonata del tutto, se noti su alcune produzioni recenti (Yacopsae, Nerorgasmo ecc) compare ancora il logo E.U. e il numero di catalogo abbinato a FOAD, e la mia speranza in futuro è di poter riutilizzare il marchio su produzioni più strettamente Grind, dedicando a FOAD più quello che ha a che vedere con Hardcore/Punk e Thrash. Sul discorso Serbia penso si sia già detto di tutto e di più ovunque, sì ho parenti nella ex Yugoslavia e ho passato buona parte della mia infanzia lì, ho dei forti legami con persone e storie avvenute in quel paese. Ho imparato tantissimo da loro, e visto che si parla di lavoro ed etichetta, penso che tutt’ora i migliori input di forza, determinazione e combattività che porto dentro mi arrivino solo ed esclusivamente da quello che ho saputo assorbire negli anni dallo stile e dalla mentalità dei miei amici Serbi. Sulle critiche non me ne sbatte un cazzo, io sono così e questa è la mia identità, non conta chi cerca di dare ad ogni cosa una spiegazione di carattere politico, per me ha valore quel che sento dentro e come mi vedono là, il rapporto di rispetto reciproco enorme che ho sviluppato negli anni con quegli amici/parenti che sono veramente parte del mio cuore.

Di nuovo a te Marco: Foad Records è stata anche una fanzine. Puoi parlarcene un pò? Cosa copriva? Ne eri soddisfatto? Non ti è mai venuta l'idea di ristamparla in un unico libro come Teste Vuote Ossa Rotte? Ne vedremo mai un nuovo numero?
Marco FOAD: F.O.A.D. ‘zine era una fanzine come tante in quegli anni (il primo numero uscì nel 1986) cioè trattavo dall'hardcore al thrash metal, dal punk al death metal ecc. In quegli anni la maggior parte della gente non si faceva troppe paranoie ad ascoltarsi gruppi come gli Slayer e allo stesso tempo i Dead Kennedys (tanto per far due nomi), ai concerti vedevi sotto il palco camice a scacchi e bandana di fianco a chiodi, capelli lunghi e borchie lunghe 10 cm, ecco. Certo, la fanzine mi ha dato un sacco di soddisfazioni anche se ci mettevo una vita a fare uscire un nuovo numero (ne uscirono 7 in tutto). Ricordo i chili di posta che arrivava in quel periodo, che figata! Ero l'incubo del postino: quando uscivo da scuola cercavo di arrivare a casa il prima possibile per incrociarlo e salire su con lettere, demotapes promo, altre fanzine, dischi promo ecc.  Un giorno incuriosito il postino mi chiese di cosa mi occupavo e perché ricevevo così tanta corrispondenza, così io per tagliare la testa al toro andai su, presi una copia di FOAD e gliela regalai. Cominciò a sfogliarla tra l'incuriosito e l'incredulo, stupito del fatto che potesse esistere un ''giornaletto'' fatto in casa da un ragazzino poco più che adolescente hahaha Incredibile il giro di contatti che si riusciva a creare in quel periodo (ti ricordo che internet non esisteva nemmeno nei film di fantascienza) e di come i tuoi flyer potessero girare il mondo e quindi ricevere lettere dagli USA, Giappone, Brasile, Finlandia, Messico ecc ecc. In più persone mi hanno chiesto se mai un giorno uscirà una raccolta dei 7 numeri di FOAD sotto forma di libro, ma non penso che uscirà mai. Così come per un nuovo numero di FOAD...manca il tempo libero e inoltre coi tempi che corrono non avrebbe molto senso secondo me. 

Giulio tra poco ti imbarcherai per un tour in Sud America. Cosa ti aspetti? Con quali gruppi suoneranno i Cripple Bastards?
GTB: Il Brasile è in assoluto il paese dove da sempre abbiamo il più grosso seguito, già dagli anni dei nostri primissimi 7”. Oltre ad essere un sogno che si avvera è una boccata d’aria fresca, qui in Italia i concerti sono sempre più monotoni e piatti, già solo il breve giro nell’East Coast l’anno scorso ci ha veramente ricaricato l’entusiasmo e la voglia di muoverci, questo tour in Brasile mi aspetto sia la stessa sensazione alla decima potenza. Suoneremo con diverse band locali, con i Ratos De Porao e a un megafestival con Exodus e Brujeria.

Sempre Giulio: tra le tue attività c'è pure quella di tour driver. Hai qualche gustosa storiella da raccontarci sui gruppi che negli anni hai portato in giro?
GTB: Ormai non lo faccio quasi più perchè sono troppo impegnato con l’etichetta e perchè il mio furgone ha 450.000 km! Mi limito per tradizione a farlo ancora al Festival Beat d’estate, perchè sono diventato un po’ l’autista “storico” di quell’evento e perchè è divertente trovarmi in un contesto completamente estraneo all’Hardcore e al Metal, alle prese con mummie di 60 e passa anni. Aneddoti sulle band che ho portato in giro ce ne sono un mucchio, in parte li raccontavo anche sul diario che tenevo sullo Speciale Punk del defunto Rocksound. Boh, dall’aver portato gli Exhumed in un bordello, all’esser stato assediato dagli skin in tour con i Vice Squad, all’inizio di grandi amicizie con gruppi come Belli Cosi, Woptime, Necrodeath ecc.. ancora in tempi non lontanissimi in giro con Rudi Protrudi dei Fuzztones una storia assurda con un camorrista che ci ha chiusi a fine serata nel suo locale e ha fatto una maxiscenata degna dello zio di “Gomorra” cercando di farsi resituire tutto quel che mi avevano anticipato di cachet, ricattando di far sparire la strumentazione e farci dare una ripassata dai loro scagnozzi della security.. quella volta ero rientrato a casa con l’esaurimento nervoso 

Di nuovo per te Giulio: durante il vostro concerto di spalla ai Municipal Waste al Rock Planet di Pinarella di Cervia qualche estate fa, due ragazzi sono saliti sul palco e prima di fare stage diving hanno fatto il braccio teso. Fuori dal locale a fine concerto la loro auto è stata presa a calci da molti dei presenti che non hanno gradito la cosa. Cosa ne pensi? Te lo chiedo anche perchè avete suonato parecchie volte con i Napalm Death e "Variante Alla Morte" è uscito su Feto Records, etichetta del loro bassista Shane Embury.
GTB: Coglioni con le idee confuse ce ne sono ovunque... non hai mai visto una situazione del genere ad esempio a un concerto degli Agnostic Front? Il fatto è che i casi umani come quelli vengono anche schifati dal loro stesso giro, perchè oltre a cagare fuori dalla tazza se ne tornano a casa sputtanati col cazzo tra le gambe e la testa rotta come è stato per l’esempio che hai citato. Il punto del discorso è che un saluto romano a noi o ai Municipal Waste non c’entra un cazzo, così come non c’entrerebbe farci il pugno chiuso da compagni... cercare di ricollegare i Cripple Bastards o quello che esprimiamo a un qualsiasi discorso politico per me equivale a non capire nulla di ciò che siamo, e quindi a offenderci. Non mi considero nè da una nè dall’altra parte specie per quel che concerne una visione “italiana” delle cose. Con i Napalm Death siamo amici, a Shane piacciono i nostri pezzi e ci ha stampato il disco. Se ti riferisci al fatto che Barney sul palco faccia discorsi esplicitamente antifascisti e chiudano i concerti con “Nazi punks fuck off”, è una loro scelta attitudinale, la nostra è una dimensione diversa e non è che per il fatto che siamo stati in quella parrocchia dobbiamo per forza funzionare nello stesso modo, a ciascuno il proprio modo di esprimersi e trasmettere messaggi dal palco o attraverso un disco.

"Misantropo A Senso Unico" è finito al sesto posto degli album grind core più importanti di sempre secondo la rivista inglese Terrorizer. Indubbiamente è un risultato eccellente. Giulio (ma vorrei esprimesse un'opinione pure Marco) cosa ne pensi?
GTB: lascio la parola a Marco, è uno dei dischi della mia vita e lo vedo da persona che l’ha concepito non riesco a immedesimarmi in un occhio esterno sicuramente più equilibrato.
Marco FOAD:  "Misantropo a Senso Unico" secondo me rende perfettamente l'idea di cosa sia il "grindcore"!
E' uscito ormai 12 anni fa, quando tanti ciuffettati del'ultima ora neanche sapevano cosa fosse la musica estrema ed è indubbiamente un album più che significativo. E' pieno di rabbia, di odio che puoi sentire attraverso ogni singolo brano, e i testi parlano molto chiaro! E' la dimostrazione che la spontaneità è sempre una gran cosa: ''Misantropo...'' rispecchia quello che sono realmente i Cripple Bastards e se appunto una rivista come Terrorizer l'ha giudicato come uno dei più grandi dischi del genere vuol dire che hanno capito l'importanza di quell'album. Fondamentale!

Giulio e Marco come vi siete conosciuti? Quando avete capito che vi beccavate a livello umano e lavorativo? Giulio come descriveresti Marco e tu Marco come descriveresti Giulio?
GTB: Minchia peggio che un’intervista doppia delle Iene! Ho conosciuto Marco frequentando posti occupati come il Prinz Eugen e El Paso a Torino nei primi anni Novanta.. poi quando ha aperto il negozio di dischi andavo spesso da lui insieme ad Alberto the Crippler, eravamo amici e ci vedevamo di frequente. Ci siamo ritrovati dopo tanto tempo intorno al 2005-2006, dopo esserci sentiti per un po’ abbiamo coprodotto il CD di Stinky Rats, poi lui ha iniziato a lavorare al merch dei CB ai nostri concerti e gradatamente ha preso piedi l’attività FOAD. Come vuoi che lo descriva, è un mio amico e fa parte di quelle generazioni di amici veri con cui lego bene e trovo tanti punti in comune, per dirla alla Insted : “bonds of friendship”!
Marco FOAD: "Quel Giulio e Marco come vi siete conosciuti?" della tua domanda smia 'n po’ na roba' d cupiu (trad: "sembra un pò una roba da froci") haha scherzo, dai! (Ahahahaha lo sò! Ma era una vita che volevo farla! ndr) Come ha detto giustamente Giulio ci siamo conosciuti nei primissimi anni '90, stessi ambienti, concerti, posti occupati e poi in negozio da me. Ci siamo poi persi di vista per un tot di anni (più che altro io ero uscito quasi totalmente dal giro) ribeccandoci poi dopo quasi 10 anni quando avevo da poco rimesso in piedi la FOAD records (quando feci uscire il cd dei Blue Vomit per l'esattezza). Da lì in poi abbiamo cominciato a collaborare, ho cominciato a lavorare come merchandiser per i Cripple Bastards ed ora ci troviamo a lavorare quotidianamente insieme con l'etichetta e la distribuzione.  Ti posso assicurare che Giulio ha molto da insegnare, è un vulcano di creatività, sempre attivo con mille progetti da proporre e non riesce a stare un attimo fermo. Questo aiuta molto anche me a tenere sempre la mente fresca e in azione e non posso che essergliene grato! E' una persona molto onesta e non parlo solo a livello economico ma in generale. E' per questo che ormai da anni lavoriamo insieme senza esserci scornati praticamente nemmeno una volta (e ti assicuro che con il caratteraccio che ho io è veramente un miracolo! hahaha)  

Ok, ho concluso. Grazie infinite per il vostro tempo e se volete aggiungere qualcosa siete liberi di farlo...
GTB: Grazie mille per lo spazio e il supporto che ci dai.
Marco FOAD: Grazie mille Paso per lo spazio che dedicherai all'etichetta ecc sulla tua XFor the KidsX!

www.foadrecords.it
www.scareystore.com

lunedì 19 marzo 2012

Paolo Petralia (Soa Records).

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Vi basti solo questo nome: Soa Records. Leggendaria etichetta romana attiva dal 1989. Paolo Petralia è la mente dietro a tutto questo. Decine e decine di uscite, tra cui Assuck, Ten Yard Fight, Cryptic Slaughter e moltissimi altri. In mezzo a tutto ciò fanzine come Manowar, magliette, concerti, e tantissimo altro. Per me è l'esempio di come dovrebbe essere intesa l'etica hardcore, con un tocco di cinismo e insofferenza che non guasta mai. Il prode Paolo poi insieme alla sua compagna Alessandra hanno messo su pure Vegan Riot, che dimostra a chi ancora è scettico (eh sì, diciamolo pure, rompe pure le scatole) che essere vegan non vuol dire mangiare poco e soprattutto male. Nella sezione link troverete i link ai loro siti web, fatevi un favore, visitateli e cercate di imparare qualcosa. Ma ora bando alle ciance e come dicevano i Rancid, Let's Go!

Soa Records ha ormai tagliato il traguardo dei 23 anni, che per l'età media di un'etichetta dello stivale è un bel traguardo. Tuttavia non sembra che tu sia così impegnato a starci dietro come tempo fa. Come mai?
Perché cambiano un po’ i tempi, e cambio anche io. I tempi cambiano e con loro i fruitori del supporto musicale. Io cambio, magari e semplicemente perché non ho più 18 anni e l’entusiasmo è chiaro che non sia più quello fulgido e frizzante dell’epoca che fu. Adesso che ci penso dovrei rimuginare per quali cose ho ancora entusiasmo…

Negli ultimi anni ti sei dedicato molto a ristampe di vecchio materiale anni 80. I più maligni potrebbero obiettare che il tutto è una mera operazione commerciale per evitare di avere sotto al letto 500 copie di un vinile invendibile. Altri lo vedono come la possibilità di ascoltare materiale altrimenti reperibile a cifre da strozzinaggio. Come la vedi? Come ti muovi quando decidi di produrre gruppi che l'ultima volta che han suonato è stato 30 anni fa? Hai mai ricevuto dei rifiuti? I Negazione si sono risentiti per il fatto che per un certo periodo avevi ristampato le loro magliette? Te lo chiedo perchè dal sito web sparirono quasi subito...
Essendo sempre stata una piccola parrocchia il mondo del punk-hc, le lingue taglienti non sono mai mancate e la presenza di qualcuno che ha sempre qualche cosa che non gli sta bene è comunque stata costante. Il problema di queste piccole nicchie è che non appena sei vagamente più visibile, ma non perché ti stai pavoneggiando o cosa, ma semplicemente stai facendo qualche cosa, ci sarà sempre un Telespalla Mel forcaiolo a darti addosso. È matematico. Ad ogni modo, a me è sempre piaciuto fare dischi. Faccio fatica a star dietro ai gruppi di adesso, un po’ perché pretendono da un etichetta un lavoro che io non posso dare (tour, promozioni, magliette in 13 diversi stili), un po’ perché questo tipo di attività a latere del mondo musicale l’ho sempre detestata. Perciò investo del tempo e denaro sui gruppi stramorti della mia generazione o quasi, che non pretendono chissà cosa e nel maggior parte dei casi è anche contenta che qualcuno li vada a cercare. Francamente continuo a vendere dischi a prezzi oltraggiosamente bassi, a molto meno di quanto non facciano ora i punks dell’epoca che al tempo mi davano addosso. Quindi se qualcuno ravvisa prezzi da strozzinaggio non è colpa mia ma è colpa sua che si è rifornito altrove e non alla S.O.A. Si beh, ogni tanto qualche rifiuto arriva, o qualcuno dell’ambito pseudo-discografico è arrivato prima di te. I Negazione, non che mi abbiano mai rotto le scatole a me direttamente ma quando ho saputo che non gradivano che una maglietta dello Spirito girasse, non l’ho più stampata. Adesso ce ne sono a valanghe su ebay e non, non penso che tutta sta gente abbia avuto la sensibilità mia di capire che magari al gruppo stesse sulle balle. E non stiamo parlando di paura di denunce, beninteso.

Leggendo un vecchio numero di Manowar fanzine parlavi di un report con i Comrades nel quale un noto personaggio della scena italiana era molto contento del fatto che avevate avuto problemi nel raggiungere il posto di un concerto. Non mi ricordo più con chi eravate in tour quella volta (Dropdead?). Ma soprattutto non ho mai capito chi fosse il personaggio in questione. Puoi darci delucidazioni?
Boh, sai che non mi ricordo affatto st’inconveniente? Il minitour con i DD era tutto italiano e mi sembra che le date siano andate tutte a buon fine. Solo quella romana era un po’ a rischio perché la capitale non si trovava proprio sulle rotte del loro tour e loro la volevano far saltare. Poi siamo riusciti in qualche modo a farli arrivare tra treni e non so cosa. Quanto è passato ? 14 anni… magari non piaceva il fatto che non fossimo allineati nel filone punk crust “tout court”, che magari avessimo una nostra individualità fatta di diverse persone che non necessariamente avessero cucita addosso una toppetta dei Disaffect. Ma del resto anche i Dropdead non è che fossero così inquadrati...

Anni fa mi pare avessi avuto degli scazzi col Sardo dei Tear Me Down e uno di voi due si presentò per chiarimenti con un coltello in tasca... O almeno è ciò che sentii all'epoca...
Suppongo che ci vorrebbero lunghe pagine per eviscerare e sviscerare la questione a fondo. Magari anche con lui davanti. Ma suppongo anche che nessuno ne abbia granchè voglia. Per la cronaca ci capita anche di incrociarsi in media una volta l’anno ed interessarsi più o meno sinceramente di cosa fa l’altro. Dopotutto siamo sempre dei romanticoni.
Sempre per la cronaca sono andato in giro spesso più o meno armato in diversi periodi della mia vita: forbici, taglierini, moschettoni da mezzo chilo. Roma non è poi una così bella città. Adesso che non abito a Roma ma a Nettuno, la città del baseball, porto una simpatica mazza del gioco yankee in macchina.

Uscirà mai la discografia dei By All Means?
Qualcuno dovrà pur farla. Sono stati una dei pochi gruppi davvero indimenticabili di quegli anni. Il problema della ristampa è stata l’estesa produzione del gruppo da mettere assieme. Tra me e chi mi doveva aiutare, mea culpa in primis, non è che siamo stati troppo lesti a mettere tutto assieme. Perciò il lavoro si è trascinato per all’incirca 6 anni, arrivando al momento in cui il supporto digitale è qualcosa che trova difficilmente mercato e fare una quadruplo lp del gruppo potrebbe essere una soluzione per “pochi intimi”. L’ultima volta che ne avevamo parlato, qualche altro morto vivente dell’epoca si era riaffacciato con voglie di ristampe, chi vivrà etc etc.

Torniamo ancora indietro nel tempo. Roma straightedge legion. In alcune foto compari pure tu, ma da quello che ho capito te ne sei discostato quasi subito. Cosa non ti convinceva? Sei ancora in contatto con qualcuno di quel giro? A parere tuo cosa ha lasciato quell'esperienza all'interno dell'hardcore?
Non è che la Roma Straight Edge Legion rilasciasse tessere di appartenenza al giro ed io l’abbia bruciata in pubblica piazza dopo l’iniziale appartenenza. Semplicemente il giro di amici cambiava e secondo me quel giro aveva strane idee a riguardo il suonare, l’hc, la politica e non so cos’altro, perciò smisi di frequentare, complice anche il fatto che i rapporti con taluni di questi erano diventati gelidi, gente con cui suonavo compresa. No, ho pochi contatti fondamentalmente. Ogni tanto mi arrivano news di gente, ma giusto così per sentito dire. Paradossalmente, recentemente analizzavo un qualche concerto di vecchie glorie al Forte Prenestino ed in quell’occasione è uscita fuori dalle tombe gente che non vedevo da più di 20 anni ai concerti… Penso che per lasciare qualche strascico dovresti aver fatto più di qualche concerto/disco e temo che la cosiddetta Legion sia stata un po’ presuntuosa su questo. Probabilmente qualcun altro ti dirà tutt’altro…
Con molta probabilità alcune tombe verranno scoperchiate alla prima del documentario sulla Roma hc degli anni che furono, ma in quel caso solo per smania di presenzialismo/protagonismo ed autocelebrazione…

Per un certo periodo i Comrades sono stati veramente il gruppo straightedge più pesante e funesto dell'intera scena hardcore europea. Mi ricordo che ai tempi c'era chi vi temeva veramente. Che impressione ti eri fatto?
In realtà i Comrades sono stati un gruppo sXe per davvero poco tempo, un paio d’anni grossomodo, fino al primo scioglimento. Poi tra chi se ne è andato e chi è arrivato senza grandi connotazioni, il gruppo aveva perso tutto il possibile edge-commie-dark-vegan e non so cos’altro. L’ultima formazione in cui ero presente era una simpatica armata brancaleone bene assortita a cui sicuramente lego degli ottimi ricordi di tour e tempo speso sulle autostrade europee.
Mah, non so che dire. Adesso i gruppi sicuramente suonano molto meglio, riascoltare i Comrades ora mi lascia sempre perplesso, anche e soprattutto per il mio scarso apporto al gruppo.
Poi tornando alla parrocchia hardcore, ogni tanto saltava fuori qualche gag; all’inizio della loro poco onorata carriera i Comrades salivano sul palco partendo, mascherati, dalle spalle del pubblico spintonando gli astanti e lasciando loro in mano fogli stampati deliranti. Parliamo del 1993. 5-6 anni dopo in Europa qualcuno aveva paura a farci suonare perché era arrivata loro la voce che eravamo un gruppo violento che picchiava la gente ai concerti. Storie divertenti, soprattutto perché gli unici che picchiavamo eravamo noi stessi. Nell’ultimo tour in cui c’ero io, ci siamo veramente malmenati tra noi sul palco ed in furgone…
Sicuramente avremmo potuto fare meglio e di più. Ma è andata anche bene così in qualche maniera.

Sempre da Manowar fanzine, mi ricordo di una tua column nella quale parlavi delle gioie e dolori del produrre dischi. Clamorose scoperte come i Ten Yard Fight e altrettante clamoroso inculate tipo gli Splinter che si sono fregati i soldi che gli avevi mandato per registrare. Quali sono i gruppi che sei orgoglioso di aver prodotto e quelli che a conti fatti avresti volentieri evitato?
Si beh le inculate sono un po’ dappertutto. È facile farsi parlare dietro da gruppi del cazzo come è facile farsi inculare da qualche distributore disonesto, chessò il tizio di Mad Driver di Torino che si sarà sparato nel naso i 400 euri di dischi che non mi ha mai pagato, così per elencare il primo che mi viene in mente… “Eh, lo fanno, lo fanno”. Orgoglioso non sono mai troppo orgoglioso di niente in particolare. Probabilmente il basso profilo e l’umiltà punk m’hanno sempre fregato. Soprattutto nel mondo non punk… Così per elencare anche altri eroi che mi sovvengono, il tipo della compilation In Our Blood aveva due opzioni: prendersi tot soldi o prendersi ¼ di tot soldi e dei dischi per i gruppi. Lui optò per i tot soldi e poi comprare di dischi da mandare ai gruppi, cosa che ovviamente non fece mai. Un annetto dopo leggevo i commenti di gente di qualche gruppo che tuonava contro le etichette rip-off italiane… Bah. Tra i rimpiegati i 97A all’epoca gruppo fichissimo secondo me furono un peccato lasciarseli sfuggire così per strada ma erano gente difficile da averci a che fare. Come non elencare i Nasum persi per strada all’inizio della loro carriera ? Vabbeh, sono casi della vita, non mi avrebbe poi cambiato tanto far uscire il primo disco dei Nasum. Probabilmente, col senno di poi, non avrei fatto uscire i Meat Shits sul Master Of Noise. Sul resto non ho rimorsi, se non per la qualità delle registrazioni in alcuni casi o delle grafiche.
In tempo reale: I Lethal Aggression erano in parola da oltre tre mesi per un disco ristampa del classico dell’epoca e mi è giunta la mail due gg fa che il cantante ha preferito farlo con qualcuno che li porterà in Europa a suonare. Grande serietà…

Sei anche un grande appassionato di metal. Quali sono i tuoi preferiti e che cosa avevi pensato quando agli inizia degli anni '90 cominciavano ad uscire questi nuovi gruppi new school?
Di moderno vado bene solo con qualcosa di black metal e di vichingo-pagano. Francamente in quel momento la che dici tu, pur venendo dall’ambito metal ho avuto un certo rigurgito ed ho abbandonato il sacro sentiero per devolvermi anema e core all’hc et simili. Mi sono riavvicinato al metal negli ultimi 10 anni, pur non avendo lasciato mai i gruppi che ho sempre seguito come Slayer o gli Impaled Nazarene. Guardavo con sospetto etichette per me mitiche come la Earache o la Peaceville che improvvisamente avevano tradito lo spirito per buttarsi a capofitto sul death metal. Per non parlare del nu metal che mi ha sempre fatto cagare o del chugga chugga NY hc degli ultimi 20 anni che non ho mai più seguito. Pensa che quando uscirono i Judge per me era già qualcosa di troppo, fortunatamente tornai abbastanza presto in me per apprezzarli, ma già gli Umbroken per me cagavano fuori dal seminato. Ho avuto una certa passione per la primissima scena belga h8000 che fece uscire dei gruppi spaventosi come i Liar o i Congress, gli olandesi Rancor. Ma a dirla tutta non mi sono poi più troppo interessato al genere.

Il fatto che ti piaccia i suono oi! è un dato di fatto. Tramite Oi! Strike avevi dato alle stampe Rough, Duap e come dimenticare i Colonna Infame nel quali canti. In un'intervista ho letto che in passato e sporadicamente avevi avuto contatti con la parte destrorsa della scena oi!. Che impressioni ne hai tratto? Mi ricordo che nell'intervista avevi scambiato le tue produzioni con le loro giusto per farti un'idea. Ecco, volevo chiederti se hai ricevuto qualche giudizio in merito a ciò che producevi da parte loro.
No, mai niente a dir la verità. Non so se per disinteresse o sensibilità o altro. Però temo che sia così a diverse latitudini, nel senso; per tot anni dalla fine degli anni ’80 alla prima metà dei ’90 l’oi! italiano era pressoché destrorso o nel migliore dei casi apolitico. Se volevi sentirti qualche cosa di incazzato probabilmente saresti incappato in qualche Peggior Amico. Suppongo che per curiosità anche dall’altra parte qualcuno si vada a sentire cosa è successo in altri ambiti. Se prima ero curioso, perché comunque non è che c’erano informazioni trasversali a riguardo, adesso che tutto è in chiaro e facilmente abbordabile, ho radicato un certo tipo di disgusto e totale disinteresse.

Come mai ad un certo punto sei uscito dai Colonna Infame? Ad un concerto a Milano il vostro chitarrista si presentò con una croce di ferro al collo e avevo letto che tu non eri stato particolarmente felice della cosa...
No beh, i Colonna si sono sciolti proprio, all’epoca. Il gruppo non andava da nessuna parte, provavamo sempre i soliti pezzi, Damiano ebbe in coraggio di darci un taglio decretando con la sua uscita la morte cerebrale del gruppo. C’è stato un concerto con me un paio d’anni dopo, un benefit da me voluto. Un paio di altri anni dopo ce ne è stato un altro, secondo me senza senso, a cui non ho partecipato ed al quale in realtà nemmeno nessuno mi chiamò. Il personaggio che dici tu, sì, in effetti si divertiva non poco con queste sue simpatiche trovate goliardiche. La croce di ferro ormai sembra sia stata sdoganata non poco. La sua invece era una croce celtica, non quella di un qualsiasi Fronte, ma quella celtica irlandese. In ogni caso quando qualcuno gli ha dato contro per questo, aveva le sue giuste ragioni. Io l’ho sempre criticato per queste sue cazzate e probabilmente parte di quello scioglimento dei Colonna era anche dovuto al mio malumore nel suonare con lui.

Con gli '80's riproponi cover di grandi classici dell'hardcore punk. Come nasce questo progetto? Chi ne fa parte? Mi pare abbiate registrato un cd...
I The 80’s nacquero nel 2003 mi sembra, qualche prova, un concerto e poi defunti. All’epoca ero io, Angelfuck (Colonna, P38 punk, Bloody Riot, Totally Pissed e non so quanti altri…), Andrea (Comrades, Die, Antiyou) e Diego (Permanent Scar, Burning Defeat, Corpoparassita). Diego se ne tornò ad Alessandria ed il gruppo rimase nel congelatore per qualche anno. Nel 2008 ci siamo rimessi a suonare, io, Angelfuck e 2/3 dei Plakkaggio HC di Colleferro, due ragazzi con cui ci si trova particolarmente bene, i cui gusti musicali si incrociano, black metal incluso. Tra l’altro uno dei due fece anche le mie veci nel concerto dei Colonna in cui non c’ero. Abbiamo fatto un cd che sta anche per uscire su lp, qualche concerto e stiamo lavorando ad un nuovo disco. Fondamentalmente è un gruppo studio nato per la comune passione per l’oi!-punk italiano anni ’80, niente di più niente di meno. Da uno che ha suonato mi sono sempre considerato più fan che “artista” ed un gruppo cover di questo stampo è una delle cose che mi diverte di più in assoluto.

Vegan Riot. Vegano non è sinonimo di mangiare male. Un sito web, un blog, un libro appena uscito. Insieme alla tua compagna Alessandra. Cosa vi ha spimto ad imbarcarti in questo nuovo progetto. Hai anche lavorato in alcuni ristoranti. Ti sei trovato bene? Come ti hanno trattato? Mi pare però che ora tu non ci lavori più...
Alessandra mi ha dato una certa spinta a fare il sito, probabilmente da solo non l’avrei mai cominciato. Altra gente ormai persa nei ricordi ha dato l’input per mettere anche su piazza ed in pratica quello che proponiamo con Vegan Riot; cene, pranzi, buffet di dolci etc etc.
Ci ha spinto fondamentalmente la voglia di affrontare l’animalismo da un’altra angolazione; prendere la gente per la gola, diciamo.
Si ho lavorato in un paio di ristorante per oltre 4 anni. Mi hanno trattato bene fino ad un certo punto. Anche se i ristoranti sono veg* va detto che il mondo del lavoro fa comunque schifo.
All’ultimo, dove sono stato per tre anni, mi hanno fatto fuori per riuscire a far quadrare i conti e pagare loro multe prese prima ancora del mio arrivo li.

Quello che mi piace di Vegan Riot è che proponete piatti anche molto elaborati senza per questo dover accendere un mutuo per prepararli. Questo indubbiamente viene dal fatto che ci mettete passione ma anche etica nel fare le cose. Quanto sperimentate prima di proporre il piatto al pubblico? Lavorate in coppia oppure ognuno ha una sua mansione? Litigate mai?
Generalmente ci siamo divisi in dolci-Alessandra e salati-io, con qualche incursione nel dolce da parte mia, laddove Alessandra non ha folgorazione gastronomica. Sul sito è un po’ “buona la prima” mentre per il libro ci studiamo un bel po’. “buona la prima” sì, ma quando una ricetta non è degna di pubblicazione , lasciamo perdere, non è che dobbiamo timbrare il cartellino a tutti i costi.
Litighiamo certo, sull’organizzazione degli eventi, sulla spese, su queste questioni qua. Temo sia naturale...

Leggendo il blog tu ed Alessandra avete viaggiato molto e potuto visitare molti posti assaggiando prelibatezze vegan. Quali sono i migliori ed i peggiori? Non ti è mai venuto in mente di aprire un tuo ristorante?
Si beh, ogni giorno ci penso. Ho chiesto di affitti, licenze, permessi etc, poi è finita che mi sono sempre depresso e temo che questa sarà una delle tante cose insolute della mia vita su cui rimuginerò per i decenni a venire. New York è stato intenso e molto divertente come location, soprattutto per il numero di posti che hanno una proposta veg*. Mi sarei aspettato qualcosa di più da San Francisco, tuttavia un paio di posti sono stato veramente delle belle esperienze. Persino Stoccolma ha un offerta sicuramente migliore di quella che abbiamo a Roma. Poi magari non si tratta nemmeno di chissà quali prelibatezze; però quel gusto dell’esotico, del fatto che puoi mangiare qualche cosa fuori casa… un ristorante vegan già di per sé è una cosa bizzarra… sono tutti fattori che rendono una situazione, magari “nientedichè”, tuttavia memorabile.

Torniamo per un attimo all'universo musicale. Anni fa stampavi i dischi da Luca S. Mi ricordo che ai tempi ti eri incazzato a morte con i ragazzi della Cane Records, rei di aver fatto fare un migliaio di vinili e non di averli mai pagati ne esserseli venuti a prendere. Puoi darci la tua versione dei fatti?
Mah, anche qua toccherebbe avere di fronte loro per sentire pure questa campana. Tuttavia posso tranquillamente dire che il mondo del punk o quello alternativo si sono comportati con medesime dinamiche del mondo “normale” con il compianto Luca, fregandolo, negandosi, non ritirando dischi commissionati. C’è poco da fare. Ci riempiamo di belle parole, di grandi progetti, di positività, poi… solite inculate a raffica. Il bel mondo del punk-hc…

Passano gli anni passano le persone ma il Moscarelli rimane sempre fedele a Soa Records. Secondo te come mai funziona ancora fra di voi dopo tutti questi anni?
In realtà il Moscarelli ha elaborato l’ultimo sito S.O.A., quello di Vegan Riot e poi le nostre strade hanno preso direzioni piuttosto differenti. O meglio, le avevano già prese tanto tempo fa ma ho pensato che la qualità del nostro tempo condiviso non raggiungesse chissà quali picchi e quindi ho tagliato un po’ i ponti. Sono uno stronzo? Può anche essere. Ma è il problema di quando conosci gente da tanto e tanto ci hai condiviso; ad un certo punto si può verificare che non hai più granché da dirti e secondo me tornare indietro è deleterio.

Stessa domanda ma questa volta riguarda Robertò di Hellnation.
Robertò continuerò a frequentarlo finché rimarrà su piazza, anzi strada come sempre faccio da quasi 20 anni. Minaccia da un bel po’ di chiudere baracca e burattini, come se dice a Roma e quel giorno probabilmente cambierà aria perdendosi volutamente, lasciandosi alle spalle doloranti l’universo musicale. Ne ritroveremo tracce sulla cronaca nero-sportiva, in cui si racconteranno le gesta di un solitario ultrà brizzolato che tenterà un attacco eroico alla curva del Capistrello o la tribuna del Mosciano…

Pazuzu come se la passa?
Pazuzu vive e lotta insieme a noi! Passa il tempo imbacuccato come un eschimese e gioca a fare l’investigatore privato. Purtroppo il suo raggio d’azione arriva solo a cento metri lontano da casa, cosa che lo rende poco efficiente, povero. E’ decisamente il re dei rejetti, povero cristo. Malgrado qualche vicissitudine di ordinaria non sopportazione tra vicinato, ha ripreso ogni tanto a placcarmi ed attaccarmi delle pezze di quarti d’ora di fila. Ultimamente ho anche perso la mia proverbiale pazienza nei suoi confronti…

Come si compone una tua giornata tipo?
Da quando non lavoro più la sera ho più tempo a disposizione (ed ovviamente meno soldi), sono anche ritornato ad uscire la sera ogni tanto per una magnata od un concerto. Però dirti se c’è una giornata tipo, no, in realtà non c’è. C’è molto computer, mettere assieme dischi ed impacchettarli, andare spesso dell’urbe a spedirli/consegnarli, salutare gente, intrattenere rapporti in mezzo ad una strada. Niente di sconvolgente, oserei dire anche un po’ noiosamente normale.

Quando hai capito che ormai non avevi quasi più nessun rapporto con la scena hardcore e di conseguenza la tua presenza ai concerti si era ridotta a zero?
Non è un fatto di capire, è solo una constatazione. Per me l’ambiente punk-hc come lo vuoi chiamare andava bene fino a che c’era una aggregazione in qualche maniera positiva, di gente che aveva piacere di stare assieme. Adesso per questioni di età non ho questo piacere e nemmeno ne sento la necessità. Quindi anche andare spesso ai concerti è diventato un peso, perché il concerto senza quell’insieme di buoni sentimenti, rimane solo un concerto ed il più delle volte magari preferisco starmene a casa.

Riguardando la tua prima produzione Masters Of Noise del 1992 avresti mai immaginato che dopo 23 anni saresti stato ancora qui?
Francamente no, ma non per colpa del Masters of Noise. Già sembrava una cosa senza speranza fare dischi nel 1992, adesso è anche peggiorata. “Stare qua” è sì anche un lusso, ma all’epoca non è che ci si pensava granché al domani. In ogni caso è stato anche una cosa facile, comoda, lo starci. Certe volte sarebbe stato meglio fare anche altro, andarsene da qua, invece che rendersene conto magari tardi.

Non molti si ricordano che per un certo periodo sei stato coinvolto in Banda Bonnot. Cosa ricordi di quell'esperienza? Chi eravate e perchè è finita?
Haha, il mio è stato un apporto scarso alla Banda Bonnot, in termini lavorativi. In termini di soldi invece la Banda ha beneficiato un minimo della mia presenza… Mah, il mondo del supporto musicale organizzato è quello che è; gente che si barcamena e ne ricava poco, solitamente amarezza e depressione, nel peggiore dei casi anche debiti. Questo è ciò che mi porto dietro da quell’esperienza e temo anche un po’ i miei compari. In quegli 8 mesi di Banda Bonnot ho maturato una certa propensione per la transumanza dal posto di lavoro al bar, cosa che prima non avevo assolutamente… questa è l’eredità più evidente.
C’era Robertò, Emilio, Vittorio e Pepo (poi Gridalo Forte). Io e quest’ultimo subentrammo a Carmelo del Forte (Manimal) che saggiamente se ne andò per la sua strada. In quel periodo, diciamo “punk” dell’etichetta, uscirono i dischi dei Colonna, Nabat, Klasse. Correva grossomodo il 1997.

Negli anni in cui ti occupavi dell'etichetta a tempo pieno, hai avuto lavori alternativi per tirare sù un pò di soldi extra?
No, niente di serio, solo qualche cosina correlata al mondo musicale come portare in giro i gruppi o fare l’attacchino ai concerti, cosa che per qualche intenso mese fu anche particolarmente redditizia. Ma niente di più. Se la faccenda dischi non andava così a gonfie vele, tiravo un po’ la cinghia, non sono stato mai un grande spendaccione…
Per un anno ho fatto da spalla a mio suocero per un lavoro domenicale alle 4 del mattino, in una lurida fabbrica di copertoni, che però mi ha fatto guadagnare discreti soldi…

La convivenza ti ha cambiato come persona? Soprattutto il fatto che ti sei sposato in comune ha modificato il tuo approccio nei confronti della vita in generale?
No, convivo con donzelle da oltre 15 anni, il matrimonio non è che ha cambiato chissà cosa. E se sono una testa di cazzo non penso sia nemmeno colpa delle donzelle, a dirla tutta.

Un vecchio catalogo Soa Records citava un gruppo, gli Yakuza, nei quali tu cantavi. Io sinceramente non ho mai trovato nulla di loro. Un gruppo fantasma?
Ma ravani nel torbido eh?!? Sono stati un gruppo meteora, 4-5 prove, non di più. Io e Mustafa dei Comrades, er Troso dei Grievance e Luca che all’epoca suonava con i Nagant. Forse mi son perso qualcuno. Tentavamo di fare roba grind pestona e tecnica, un ibrido tra Cryptopsy e Discordance Axis. Roma è una città dispersiva e mettere assieme gente che abita a km di distanza è cosa ardua. All’ennesima mancanza di Luca, non preannunciata, il gruppo è finito nell’oblio. Penso corresse il 1998 all’incirca. Avrebbero dovuto fare lo split cd con gli Agathocles, ed alla de funzione del gruppo i Comrades da poco riformati ne presero il posto.

Molti ancora si chiedono chi fossero gli XgasmaskX...
E giusto che se lo chiedano, quando si è di fronte a gruppi così influenti nel panorama hc-politico militante degli anni ’90. Ed i molti rimarranno comunque con le loro domande, inevase.

Leggendo il tuo vecchio blog, traspariva un pò di amarezza per lo stato delle cose che ti circondavano. Questa percezione è cambiata o è rimasta tale e quale? Come mai non ci scrivi più?
Mancanza di ispirazione? Stitichezza da blog ? In realtà ho sopperito ai miei bisogni scrittori parzialmente con il sito di ricette ed il libro. Il vedere tutto nero è comunque una cosa comica secondo me; non aspettarsi niente di particolarmente positivo dalla vita ti fa apprezzare maggiormente una giornata in cui sei andato alla posta, hai mangiato qualcosa di decente, ti sei fatto una doccia…
Il Valentini anche lui è fondamentalmente un po’ così. Forse lui di più. Minacciamo napalm ma poi in fondo in fondo, tra il pancreas e la cistifellea siamo dei teneroni…

C'è qualcosa che rimpiangi di non aver fatto? E qualcosa che ti rende orgoglioso?
Fortunatamente ho una memoria assai breve e sono una persona scarsamente riflessiva, quindi se avevo qualche rimpianto grazie al cielo me lo sono anche scordato. Come SOA si beh, tante cose ma anche li non c’ho da recriminare niente, mi sono divertito, ho fatto quello che mi pareva per tanti anni. Magari poco riconoscimento, quello sì, ma ammetto di non aver fatto nemmeno troppo per guadagnarmelo, antipatia inclusa. No, non sono orgoglioso di niente in particolare, sono uno fondamentalmente umile. Paradossalmente non ho picchi negativi né positivi… ecco, potrei quasi essere orgoglioso della mia mediocrità.

Del periodo in cui hai lavorato per Green Records cosa mi dici? Come è stato vivere in una città del nord? Giulio mi diceva che eri stupefatto dai soggetti che frequentavano il negozio...
Si beh, lavorare in un negozio di dischi ti porta giocoforza ad impegnare il tuo tempo con una serie di personaggi problematici, solitamente maschi. E’ successo in tutte le occasioni in cui sono stato dietro un bancone di un negozio simile, temo sia una dinamica che non si riesca ad evitare questa. “L’ultimo disco dei moicani” è una buona descrizione, magari edulcorata, di cosa succeda in questi posti. Leggetelo.
Da Giulio ero stato un paio di settimane perché il fratello, impiegato nel negozio, era andato altrove, mi sembra a suonare assieme a Geoff Farina in America. Non avevo un cazzo da fare e perciò andai su in quel del fu negozio Green Records su via S.Francesco, la via in cui fu arrestato Giusva Fioravanti ferito, se non erro. Un negozio piccolo, diciamo di quartiere, con un 50% di dischi hardcore, poco metal, molto indie e qualcosa di musica nera rilevato dalla precedente gestione. I più matti in senso buono erano un paio di fratelli locali impegnati sull’oi!-punk, sicuramente noti al pubblico patavino. Il pubblico indie non era da meno, gente con la bava alla bocca per le recensioni su Rumore per gruppi da sciorinare in salotti radical chic con una flute di prosecco tra le dita… In realtà non è che mi sia mai piaciuto stare al pubblico, l’ho sempre trovata una perdita di tempo; di contro ho sempre pensato di essere io una perdita di tempo per chi sta dietro al bancone quando vado a trovare qualche negoziante conosciuto in veste di cliente scassa-cazzo. Un giusto contrappasso. Penso che Giulio sarà andato visibilmente sotto quelle due settimane, soprattutto per tutto quello che mi sono mangiato a casa sua…

Ad un recente concerto dei Suffocation, parlando con Marco Morosini (bassista Eversor e Miles Apart), è venuto fuori del tour delle Baby Gopal in cui tu hai fatto da autista... Mi diceva cose non troppo lusinghiere sulla cantante. Vuoi raccontarci un pò la tua esperienza in tal senso?
Ho fatto il roadie diverse volte a vari gruppi (tra cui i Miles Apart – post Eversor dei Morosini bros…) ed i Baby sono stati l’unica esperienza in cui venni pagato per questo lavoro. Però si trattava di una cosa fatta con tutti crismi, non proprio hardcore come ero abituato io, ma orari da rispettare, posti grossi, alberghi, aperitivi/cene/colazioni alla mattina, tutto molto professionale. La Banda Bonnot aveva un certo intuito, poi hailoro non è che quagliassero troppo in termini monetari, ma comunque licenziarono sto gruppo all’epoca da Victory Records solo per il fatto che la tizia fosse la ragazza di Ray Cappo. Non erano un gruppo hardcore, ma indie ed anche i loro background erano non sempre hc-punk. Il classico gruppo nato per essere un gruppo, non certo un insieme di amici che vogliono suonare. Lei, la frontwoman era simpatica come un calcio negli zebbedei, gli altri erano già più divertenti. Sì, lei era decisamente acida, convertita khrisna dell’ultima ora, con passati drogherecci alle spalle. Al termine del tour la bassista li cannò senza dire nulla. A distanza di qualche anno, il batterista tornò a suonare con un gruppo surf a Roma e parlando con qualcuno della Banda disse di vergognarsi platealmente dei comportamenti di lei e quindi averli lasciati. Lei fece una bizzarra apparizione in un tour tristissimo degli Shelter nel 2001 e poi non ne ho saputo più nulla, ed in quell’occasione non andai nemmeno a salutarla. Ho un ricordo nitido del chitarrista, un nerd brufoloso secco secco, che ad ogni stazione di servizio scendeva dal van e tornava con 10 barrette di snack assortite… Esperienze comunque divertenti. Grazie a tutto questo movimento a basso costo posso dire di aver percorso in lungo ed il largo l’Europa, cosa che probabilmente non sarei mai riuscito a fare con i miei soli mezzi.

Sacra Sindone. Un 7" dei Catacomb (che poi diverranno i meno estremi e più mainstream Novembre) e poi silenzio totale. Come mai? Avevi in mente una sottoetichetta metal come Oi Strike! per l'oi? Come è stato lavorare con loro? Anche qui sei stato un vero talent scout...
Mah, gli Orlando Bros sarebbero emersi comunque, Sacra o non Sacra Sindone. Erano e sono dei musicisti talentuosi oltre che delle persone alla mano. Suonarono anche diverse volte in ambiti molto punk senza farsi problemi alcuni (con tanto di cover dei Terrorizer!) quando già il loro nome era particolarmente gettonato.
In pratica frequentavamo gli stessi posti di onanismo musicale al sabato pomeriggio, i negozi di dischi. Quindi era naturale frequentarsi tra gente con una passione per la musica estrema death metal-grind. Ed il 7” venne fuori così, senza chissà quale parto difficile; loro sapevano bene come muoversi, registrazioni, flyers, cover, io stampai tutto e mi occupai della distribuzione. Fu anche un discreto risultato, se non erro 1700 copie. Non ci sono stati più sequel con Sacra Sindone perché, malgrado la buona esperienza con gli Orlando Bros, ho sempre pensato che il mondo metal necessiti di più raffinatezza lavorativa ed io sono stato sempre troppo punk, in un’accezione assimilabile con “alla cazzo di cane”. Perciò i mondi non si sono più incontrati, peccato probabilmente.

33 domande... Bhè mi sembrano abbastanza. Grazie ancora e aggiungi pur ciò che vuoi...
Grazie a te Paso, quanto tempo che non ci si vede, saranno 10 anni almeno. Rimorchi sempre come un tronista? (Ahahahahah... Ormai sono alla frutta ahahaha... Comunque tranquillo ho intenzione di passarti a trovare ora che vivi nella ridente Nettuno ndr).

www.soarecords.it

mercoledì 14 marzo 2012

Giulio Repetto (Green Records).

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Giulio Repetto è stata una prime delle persone con cui sono venuto a contatto nella scena italiana. Mi ricordo le telefonate in negozio per ordinare dischi e magliette e pure le tonnellate di domande che gli facevo le volte che ci si vedeva. Ho un ricordo molto bello del nostro ultimo incontro: seduti a scaldarci dal freddo di ottobre in quel di Londra in un Mc Donald's (ma non abbiamo consumato nulla perchè siamo gente seria ahahahah) dopo il concerto di reunion degli Unbroken, con lui che mi snocciola un aneddotto dietro l'altro ed io che letteralmente mi spacco in due dalle risate. Che dire, un pezzo di hardcore passa da qui, non ho dubbi.

Partiamo subito a razzo: verso la metà degli anni 90 Green Records ha avuto seri problemi a livello finanziario. Mi ricordo che partecipai ad un benefit al fu Quadrare il Circolo di Rimini con By All Means, Point Of View ed Eversor. Cosa successe esattamente?
Verso metà degli anni novanta venne introdotto il famigerato bollino Siae sui supporti fonografici (ovvero dischi cd e cassette). Noi avevamo da poco aperto il negozio di Green Records rilevando l'attività di uno storico negozio di dischi locale e di conseguenza anche tutto il loro magazzino composto da uno stock di musica nera (soul, reggae, ska etc.), molti erano anche i dischi usati o di qualche decina d’anni prima. A questi si aggiunse tutto il nostro bagaglio punk/hardcore. Per farla breve incappammo in una fantomatica azione antipirateria che equiparava i dischi e i cd senza bollino Siae a dischi “pirata” per cui praticamente tutto lo stock del negozio venne sequestrato e distrutto. Una cosa molto italiana diciamo: leggi severissime che non risolvono il problema e vanno a colpire gli ultimi sfigati. Il giornale locale ci dedicò un articolo a piena pagina parlando di negozio che vendeva dischi pirata, ma ovviamente di tutto quel ben di dio che andò distrutto (ai collezionisti lascio solo immaginare quali e quanti e quali dischi vennero bruciati..) naturalmente non c’era un solo bootleg! Per farla breve ci ritrovammo senza una lira, senza magazzino, e con una bella multa e spese legali da sostenere. Gli amici della scena ci vennero in soccorso... Furono organizzati diversi concerti benefit grazie ai quali riuscimmo a tirare su un po’ di soldi per riaprire, alcune distribuzioni italiane e americane ci vennero incontro facendoci degli sconti o in certi casi regalandoci del materiale. Grazie a tutte queste persone e alla nostra caparbietà giovanile dopo un momento di sconforto ripartimmo alla grande. Un piccolo aneddoto: qualche anno dopo in coda in posta incontrai uno dei valenti agenti che aveva partecipato al sequestro il quale mi manifestò apertamente l’infondatezza di quella operazione.

E' vero che ad un certo punto hai accantonato tutto per metterti a fare l'insegnante? Che esperienza è stata e cosa ne hai tratto?
Sì, per un certo periodo verso la fine degli anni novanta ho iniziato a insegnare in una scuola elementare. La mattina andavo a scuola, facevo le vari riunioni, consigli di classe etc. e nel pomeriggio lavoravo all’etichetta, al negozio, alla distribuzione. Stavo cercando di trovare una via diversa al commercio dei dischi, ma non sapevo bene in quale direzione sarei andato... Ho insegnato per alcuni anni in maniera discontinua, quando poi mi venne assegnato il tanto agognato posto fisso mollai il colpo... Sebbene fosse una cosa che mi piacesse fare mi spaventava il fatto di doverla fare per tutta la vita.

Tu hai avuto l'opportunità di vivere sia la scena anni 80 che quella anni 90. Che differenze hai riscontrato? Quale delle due fu la migliore oppure secondo te è impossibile fare un paragone?
Sono stati due periodi molti diversi. Tieni conto che la scena degli anni ottanta l’ho vissuta in maniera più passiva che altro... Avevo 14-15 anni, andavo a vedere i concerti ma il mio coinvolgimento era limitato dall’età, mentre negli anni novanta ho cominciato ad essere più partecipe, per questo potrei dirti che sono stati due periodi che più che essere diversi io ho vissuto diversamente. Non credo si possa parlare di migliore o peggiore... Sicuramente quella degli anni ottanta è stata una scena più di rottura, era una cosa decisamente “nuova” ed essere un punk in quegli anni era più difficile di quanto non lo sarebbe stato negli anni novanta. Anche esteticamente c’era una bella differenza! Mi piaceva molto l’energia di quel periodo ma ho sempre detestato la componente autodistruttiva che era molto forte, cosa che negli anni novanta fortunatamente diminuì notevolmente. Musicalmente entrambi i periodi hanno avuto il loro perché, ancora oggi ascolto molto volentieri i Negazione come i By All Means.

Capitolo Creepshow: un 7" all'attivo e credo un demo se non sbaglio. Fu il tuo primo gruppo? Hai qualche aneddoto da raccontarci?
L’idea di suonare e avere un gruppo è una cosa che mi è sempre piaciuta ma non essendo mai stato un gran musicista per forza di cose sono finito a cantare. Arrigo, il fondatore (che avevo conosciuto in treno durante un viaggio in Germania), mi chiese di entrare nel gruppo e io accettai volentieri. Fu un bel periodo, suonavamo con molti gruppi sia italiani che stranieri e ci divertivamo molto, skeitavamo tutti i giorni ed avevamo vent’anni. Parallelamente ai Creepshow suonavo il basso nei Capitan Pizza, una band locale con cui realizzammo un demo tape e una manciata di concerti. All’epoca non c’erano moltissimi gruppi hc, noi bazzicavamo spesso all’isola del Kantiere, il centro sociale di Bologna dove in quegli anni passarono un sacco di grandi band americane. Il nostro primo concerto ricordo che fu di spalla ai D.I.. Stare sul palco a me non faceva impazzire, anzi, fare i concerti all’epoca mi pesava un po’, però mi divertiva suonare per cui accettavo lo scotto dei live. Un aneddoto divertente è che tra i vari gruppi con cui suonammo ci furono i No Fx: ogni tanto quando capita di parlarne con qualche ragazzo più giovane non ci crede.

In tempi più recenti sono arrivati i Trade Union, gruppo in cui ti cimentavi sempre alla voce. Mi ricordo di un paio di concerti con Trial e Good Clean Fun nel 1999/2000. Cosa ricordi di quell'esperienza? Come mai non avete inciso nulla?
I Trade Union hanno avuto vita breve, e questo è stato un peccato perché secondo me potevano diventare un buon gruppo, grazie soprattutto a Andrea “X” Ferraris e Stefano della Cycle per quanto riguarda il lato tecnico e a me e Giangiacomo per l’entusiasmo. Eravamo uno di quei gruppi formati da persone provenienti tutti da diverse città, la sala prove era a Novara, io venivo da Padova, X da Alessandria, Giangiacomo da Bologna… Immagina ogni volta il casino per trovarci. Nonostante tutto andammo in studio per registrare dei pezzi che però restarono incompiuti. Se ricordo bene una volta il proprietario dello studio (Alessandro dei Burning Defeat) mi confessò di aver registrato sopra i nostri nastri il disco di un’altra band.. Forse inconsciamente si voleva vendicare del fatto che registrando le voci del nostro disco io mi agitavo non poco e feci cascare per terra un preziosissimo (e costosissimo) microfono a cui lui teneva particolarmente!

Ma è vero che ai tempi ti criticavano sul fatto che indossavi le Vans old school con inserti di pelle mentre eri vegan?
Hahahaa! Guarda questa non me la ricordavo ma potrebbe essere... Effettivamente un vegan non indossa nessun prodotto di derivazione animale ma all’epoca c’era una sorta di ortodossia che a volte sconfinava nel ridicolo su certe cose.

La Green Records è sempre stata legata a doppio filo con gli Eversor. Tante uscite, i Sender (gruppo in cui Giulio cantava mentre gli Eversor suonavano, primo 7" in assoluto con copertina in quadricromia per Green Records), i tour in Giappone in cui li hai accompagnati. Cosa ti colpì la prima volta che li sentisti? Sei ancora in contatto con loro? Aggiungo poi che il gruppo che venne dopo gli Eversor, i Miles Apart, ebbero molto uscite sotto la tua etichetta...
Musicalmente rimasi colpito dal loro album “Friends”, prima non è che li conoscessi molto. Non ricordo bene come e quando entrammo in contatto (questo a causa della mia proverbiale mancanza di memoria).Sò che ad un certo punto una sera mi suonarono a casa e mi ritrovai nel loro furgone per un tour che ci avrebbe portato attraverso l’Europa dell’est. Andammo in Austria, Slovacchia, Polonia, Germania... Ho dei ricordi di tanta strada fatta assieme, di tante persone conosciute e di tanti episodi che ancora oggi mi fanno piegare dal ridere solo a pensarci. Era una delle prime volte che ci trovavamo insieme e da quella volta abbiamo girato l’Italia, l’inghilterra, mezza Europa e il Giappone tre volte... Per me sono stati più che dei tour delle esperienze bellissime che custodisco gelosamente. I viaggi in Giappone in modo particolare, mi sembra ieri quando partimmo per Tokyo la prima volta e Valentino si presentò con un mitico sacco a pelo militare legato con una corda, fantastico! Viaggiammo in dei paesi sperduti nelle zone rurali interne e in tre delle quattro isole principali del Giappone, con degli spostamenti notturni micidiali, ma furono dei giorni bellissimi.
Oggi sia Marco che Lele sono sposati e hanno dei bambini, però ci sentiamo abbastanza regolarmente e cerchiamo di vederci quando possiamo. Per me sono delle persone molto speciali a cui voglio veramente un bene sconfinato.

Green Records ha fatto uscire un bel pò di dischi molto belli, come Burning Defetat, Bruma, Headsman e molti altri... Come sceglievi i gruppi da produrre? Il legame umano era fondamentale?
Ti ringrazio intanto, mi fa piacere che qualcuno si ricordi ancora di quei dischi. Non so bene cosa spingesse me e il mio socio di allora, Francesco, a scegliere i gruppi. Non è che ne discutessimo molto, ad un certo punto dicevamo facciamo questi, facciamo quegli altri e così era. Diciamo che tutto avveniva in maniera molto naturale e spontanea, poi di sicuro con certi gruppi come Burning Defaet, Eversor, Ivory Cage, By all Means o altri ancora c’erano dei legami particolari che andavano oltre la musica e che in certi casi durano tutt’ora. Questo credo che sia stato il valore maggiore di quei dischi: averci fatto condividere delle cose oltre alla musica.

Social Justice: l'unico gruppo straniero prodotto da Green Records. Come sei venuto in contatto con loro? Come si dimostrarono a livello umano? (Per chi non lo sapesse i Social Justice diventarono poi i Downset).
Li fu appunto Francesco più che altro il promotore, io non ero convintissimo di produrre dei gruppi americani, tuttavia il loro primo disco mi piaceva e poi... non sai mai che ci scappasse il colpaccio! Speravamo più che altro di aprirci un po’ il mercato anche negli Stati Uniti, come in minima parte infatti avvenne, ma senza stravolgere la nostra attività. Invece il colpaccio lo mancammo clamorosamente quando gli stessi ci scrissero chiedendoci se eravamo interessati al loro nuovo progetto hip hop/crossover e noi rifiutammo… Di li a poco i Downset vendettero qualche centinaio di migliaia di copie! Si vede che era destino che restassimo un etichetta hc sotterranea.

L'etichetta ha collaborato diverse volte con la Soa Records di Paolo Petralia. Come siete venuti in contatto? Cosa ricordi di questa esperienza? Siete ancora in contatto?
La prima volta che incontrai Paolo, se non sbaglio fu ad un concerto degli Agnostic Front a Bologna. Tutti e due volevamo iniziare un etichetta e così decidemmo di fare questa compilation insieme dal titolo “Between The Clouds”. Poi da li abbiamo sempre collaborato con scambi di materiale, dischi, concerti, etc. per un periodo Paolo lavorò anche nel negozio di Green Records... Mi faceva morire perché era sempre sorpreso dalle persone che frequentavano il negozio (tra i quali bisogna dire che c’era in effetti una bella collezione di pazzi). Ci sentiamo ogni tanto ma purtroppo non ci vediamo molto spesso. Condividiamo una sana passione per la cucina anche se lui è diventato un vero chef mentre io mi sono abbastanza impigrito negli ultimi anni.. Un estate di tanti anni fa mi minacciò per settimane con varie cartoline riguardo una sua imminente calata a Padova dalla Germania, erano cartoline del tipo “Repetto boia prepara il pastoro”. Così un giorno d’agosto si presentò affiancato dal valente Marra al mio desco... Ne venivano da un interail (a proposito, esiste ancora?) di quelli old school, a pane e acqua insomma, io pensavo che non mi avrebbero trovato impreparato... Insieme a mia sorella avevo cucinato per sei ma non rimase nemmeno una briciola: a pasto finito si mangiarono pure una terrina di pasta al pesto avanzata dalla sera prima... Bei tempi!!!

Two Days Of Struggle. Purtroppo io ne ho sempre sentito solo parlare e non vi ho mai partecipato. Come ti venne l'idea? Chi ti aiutava? Con che criterio sceglievi i gruppi da far suonare? In una edizione parteciparono i Cripple Bastards, e anni dopo lessi che non si trovarono particolarmente bene. Vuoi dire qualcosa in proposito?

La Two days of struggle negli anni in cui si svolse divenne un po’ il fulcro attorno al quale ruotava la nostra attività. Era un momento in cui ci si ritrovava tra tutte le persone che frequentavano la scena non solo per ascoltare la musica ma anche per conoscersi, scambiare materiale, cucinare, etc. L’idea non ricordo bene come nacque, ma all’epoca avevamo una nostra scena locale molto solida e partecipe che ci permetteva di organizzare una cosa di questo tipo. Il nostro ideale era di far qualcosa di nostro, “diverso” se possibile dal modello dei classici concerti punk/hc. Cercavamo di rendere la gente partecipe di quello che si faceva, la Two Days Of Struggle doveva essere un evento collettivo e non uno spettacolo a cui si partecipava pagando un biglietto. Era un modestissimo tentativo di mettere in pratica quello di cui parlavamo nei testi delle nostre canzoni. I gruppi li sceglievamo più o meno insieme io Francesco e Nicola non so dirti in base a quale criterio, cercavamo di far suonare non solo gruppi del nostro giro infatti suonarono anche Fichissimi, Senza Sicura e appunto Cripple Bastards. Non saprei dirti di cosa ebbero da lamentarsi, a me comunque all’epoca non dissero niente, almeno non direttamente. Credo anche che sia stata l’unica volta che li vidi.

Veniamo a tempi più recenti. Gonna Fall Hard, un gruppo assai discusso soprattutto per i testi e l'attitudine di Dudu, il cantante, che è una vera lingua lunga. Come mai hai deciso di farli uscire? E' stata una scelta provocatoria?
Quando uscì il disco sia Dudu che gli altri componenti dei GFH si erano dimostrati dei ragazzi a posto: musicalmente mi piacevano ed erano uno dei pochi gruppi hc della zona per cui mi venne spontaneo sostenerli. In seguito non ti so dire bene cosa successe, persi i contatti con loro non molto dopo l’uscita del disco, e di conseguenza anche il mio interesse nei loro confronti diminuì progressivamente.

Sarebbe dovuto pure uscire un cd dei From The Dying Sky (ora alcuni dei membri suonano nei The Secret) ma non si concretizzò mai. Cosa successe?
Devo essere sincero: non me lo ricordo! Forse si sciolsero prima, ma dovresti chiederlo a loro per maggior sicurezza.

E veniamo ai giorni nostri. Green Records ora è diventato un doppio punto vendita di materiale ricollegabile al mondo dello skateboard e non solo, con molte iniziative. Ad esso è collegato un team di skateboard e soprattutto il marchio Murder. Cosa ci puoi dire a tal proposito? Sei soddisfatto? Avresti mai pensato che da un piccolo negozio la cosa si sarebbe evoluta in maniera decisamente più grossa? (Green Records negli anni 90 era anche un negozio di dischi in quel di Padova).
Ho mantenuto il nome perché è da li che è iniziato tutto, ma adesso di quello che era originariamente Green Records ben poco rimane a parte il nome e il fatto che io continui ad essere attratto dallo skateboard e dal punk come quando iniziai. Quando aprii il negozio di dischi avevo un solo interesse: aver accesso a più musica possibile. Poi con l’evento di internet e il calo delle vendite dei dischi le cose sono cambiate e così mi sono spostato verso quello che è sempre stato il mio interesse parallelo alla musica, lo skateboard, il cui mondo ha spesso ha viaggiato a braccetto con un certo tipo di sottocultura punk/hc. Ho cercato di portare avanti questo lavoro con lo stesso approccio che un tempo dedicavo alla musica, con la passione e il coinvolgimento fino all’estremo. Si tratta di un ambiente per certe cose simile a quello musicale fatto di tour, eventi, viaggi, anche se con molti più compromessi e difficoltà essendo un lavoro vero e proprio. Non saprei dirti se quella di oggi sia una cosa “più grossa”, dipende dai punti di vista, economicamente forse si, ma se devo guardare le cose in prospettiva mi sento molto più felice di aver contribuito alla diffusione di un certo tipo di musica che qualcuno ancora oggi ricorda o ascolta che non tutto il resto.

Murder Clothing. Grafiche di Officina Infernale. Quando hai cominciato è stata una scelta logica affidarsi a lui per le grafiche?
Murder è nata da un'idea di entrambi, il nome stesso è un'idea dell’Officina Infernale, la stessa persona che ha fatto molte grafiche dei dischi Green e che ha tra l’altro coniato il nome Green Records. Per circa 25 anni ho suonato, skeitato, visto concerti e fatto fanzines con Moz (aka Officina Infernale) per cui è stato abbastanza naturale coinvolgerlo, suo malgrado, anche in questo progetto.

Siamo stati assieme a Londra a vedere gli Unbroken. Gianni in un'intervista precedente mi ha detto che uscito dalla sala a fine concerto non gli è rimasto nulla. Tu sei dello stesso avviso? Cosa ne pensi delle reunion?
Guarda, se fossi venuto a Londra solo per vedere gli Unbroken probabilmente sarei rimasto deluso pure io, ma se devo dirti la verità sono venuto solo ed esclusivamente per stare insieme con delle persone che non vedevo da molto tempo e rivivere un po’ l'emozione di quando un tempo ci si muoveva per i concerti. Probabilmente gli Unbroken hanno suonato anche meglio di una volta, ma era ovvio che non avrebbero potuto darmi le stesse emozioni di quel famoso concerto a Bologna, perché le cose hanno un loro senso nel momento giusto... Non sò come spiegarlo e nemmeno come spiegarmelo ma il punk e l’hardcore non sono delle cose riproducibili nel tempo, avevano un senso in quel determinato momento, un senso che poi a mio avviso è scaduto. E’ forse il destino di un po’ tutti i movimenti, nel tempo può restare la musica o il lato estetico, ma la portata innovativa e l’energia che avevano dentro si esaurisce inevitabilmente a un certo punto. E’ per questo che le reunion spesso non rispettano le nostre aspettative... Non ritengo che siano sbagliate ma vanno prese per quello che sono: non si può fingere che non siano passati venti o in certi casi trent’anni. Ultimamente vedo che c’è molto interesse per il punk italiano degli anni ottanta. Sebbene anche io creda che la memoria vada preservata e sia giusto raccogliere materiale su quel periodo storico, non ci si può illudere facendo così di rifarlo vivere. Io penso che ogni generazione debba vivere il suo momento e non quello delle generazioni precedenti. Negli anni ottanta il punk era nato proprio in contrasto con il passato, per finirla con il rock e gli hippie delle generazioni passate... Sarebbe un destino crudele far diventare il punk quello che il punk voleva distruggere.

Giulio Repetto cosa ne pensa dell'hardcore di questi anni?
Non ho seguito in maniera così attenta l’evolversi dell’hardcore negli ultimi anni per darne un giudizio, almeno non come lo facevo un tempo. Compro ancora qualche disco dei nuovi gruppi ma se devo esser sincero capita molto raramente che questi mi colpiscano. Diciamo che seguo ancora ma con meno coinvolgimento. Poi è probabile che ci siano delle realtà diverse che non conosco, però è un po’ come ti dicevo nella risposta precedente... Io mi ricordo di concerti dove mi veniva la pelle d’oca, dischi che mi facevano venir voglia di spaccare tutto... Può darsi che fosse anche dovuto all’età, ma non ne sono così sicuro. Se i gruppi di oggi riescono a trasmettere le stesse cose a chi li ascolta oggi ne sono felice.

Vedremo mai nuove uscite targate Green Records, oltre ai 7" limitati che ogni tanto fai uscire?
Perché no... Per ora ho fatto uscire il disco di uno dei ragazzi che lavora con me, si tratta di un gruppo r’n’r/garage molto valido: The Dancers”. C’erano in cantiere delle discografie complete di By all means e With love... Per ora non si è fatto niente e non sono nemmeno sicuro vedranno mai la luce, ma non si sa mai.

Quando hai capito che Green Records si sarebbe evoluta in quello che è diventata oggi?
Verso fine degli anni novanta sono successe diverse cose che mi hanno fatto un po’ allontanare dalla musica, è stata una cosa spontanea non ragionata ma a vederla ora è coincisa con la fine di quella scena di cui io mi son sentito parte per almeno per un decennio. Me ne andai negli Stati Uniti senza una lira e con le idee confuse, avevo una mezza intenzione di restare a San Francisco, dopo circa due mesi invece tornai in Italia e decisi di aprire un negozio come quelli che c’erano in California... Uno skateshop a tutti gli effetti. Poi da li le cose si sono un po’ allargate da sole.

Mi sembra di aver totto le balle abbastanza... Grazie del tuo tempo e se vuoi aggiungi ciò che vuoi...
Ti ringrazio molto per l’intervista, per tutto quello che stai facendo e che hai fatto in passato con XforthekidsX.