martedì 26 giugno 2012

Flyer | Parte Prima.

Federico mi ha gentilmente omaggiato di una serie di foto di flyer di concerti e dischi che campeggiano sui muri della sua cameretta. Ovviamente questa è solo la prima parte. Buona visione!

Photobucket

Photobucket

Photobucket

Photobucket

Photobucket

martedì 19 giugno 2012

Andrea Rigano | Salad Days Magazine.

Photobucket

Il Riga è una presenza fissa ai concerti punk hardcore da ormai molto tempo. Con la sua macchina fotografica ha immortalato centinaia di gruppi sul e fuori dal palco. Inoltre ha fotografato dagli skater agli ultras. Quella che segue è un'intervista al quale il nostro sui è prestato rispondendo con un tocco di ironia.

Innanzitutto grazie del tuo tempo. Comincerei con il parlare un pò di Salad Days Magazine. Come nasce? Come organizzate ogni singolo numero? In un momento di crisi globale, quanto quest'ultima incide su una pubblicazione come la vostra? E' difficile trovare inserzionisti? Siete alla ricerca di un buon equilibrio tra cose più mainstream e cose più underground?
Cazzo inizi proprio bene... SALAD DAYS MAG è nato per un’esigenza personale di percorso formativo: dopo oltre un decennio da reporter di ogni tipo era quasi ovvio pensare che lo step successivo sarebbe stato il creare un qualcosa di mio. Poi mettici che mi ero rotto le palle di servire magazines dove non conta più avere un’identità precisa e fiera ma conta solamente la pagina di pubblicità in più; poi parliamoci seriamente era giusto che venisse alla luce prima o poi un giornale fatto da gente che ha vissuto in prima persona certe scene non credi? Per giunta gratis... a mio avviso, e ti parlo da collezionista feticista di magazines in generale, la credibilità di una rivista è fondamentale, e non puoi essere credibile se non metti mai il naso fuori dal tuo fottuto ufficio andando a parlare con gente che costruisce le scene. Non credi? Lascia perdere la crisi, ci spazzerà via tutti (aspetta che mi tocco i gioiellini di famiglia... ndr), ma chi se ne frega, quello che sentivamo il bisogno impellente di fare l’abbiamo fatto o lo stiamo facendo ed è questo l’importante... chiaro oggi è difficilissimo trovare inserzionisti che ti supportano, non tanto come veicolo di pubblicità, ma quanto come progetto che da spazio ad argomenti e situazioni che normalmente vedrebbero la luce solo in qualche blog sconosciuto. In Italia poi chi sta nella stanza dei bottoni della maggior parte dei brand difficilmente conosce o ha avuto contatti diretti con il mondo che il marchio per cui lavora cerca di accaparrarsi. Oggi come oggi mainstream ed underground sono mescolati, per cui non vedo tutta questa polemica sterile da sottobosco di tastiera: fammi capire va bene che Off! E GB facciano scarpe per Vans ma non va bene che Monster supporti i concerti hardcore? Va bene arrivare in Suv ad uno show dei Comeback Kid (che a sua volta arrivano in bus a 2 piani) e sfoggiare milionate di tatuaggi e vestizione che neanche ad una sfilata di moda, e non va bene che Pushead collabori con Nike? Io ho imparato che non è tanto importante quello che fai ma come lo fai... se sei un vero rimani un vero anche se collabori o cerchi di farti finanziare da una grossa corporation, se sei un marchettaro di bassa lega rimani un marchettaro di bassa lega anche se ti presenti con la maglia dei Black Flag al concerto dei Tragedy. Per cui se oggi leggi su SALAD DAYS MAG del tour americano degli Smart Cops o di Henry Rollins, dei ragazzi della serigrafia Corpoc o dei Boston Strangler devi solo ringraziare chi ti permette di farlo... e per giunta senza scucire un misero euro. Per quanto invece riguarda l’organizzazione di ogni numero, ti dico è molto improvvisata, ci basiamo principalmente su situazioni che potrebbero essere interessanti per il mag, l’importante è avere delle foto inedite, cosa che differenzia principalmente una rivista che incuriosisce e una che invece annoia.

L'ultima pagina del magazine è riservata ai pareri di Giangiacomo, già negli Ivory Cage/Ageing/Summer League/ The Guilt Show e ora produttore di documentari per la sua Sonne Film. Ecco volevo chiederti come nasce questa collaborazione. Mi sembra che i suoi scritti siano sempre venati da un pò di amarezza per ciò che lo circonda. Ti trovi daccordo con ciò che scrive?
Giangiacomo è un amico di vecchia data, mi piaceva molto la fanzine che faceva Widespread, aveva degli ottimi contenuti ed una buona veste grafica per il periodo; l’ho sempre considerato una sorta di Santoro dell’hardcore più politicizzato, purtroppo mi piacerebbe si facesse sentire un po’ di più a livello collaborativo, io non sempre riesco a stare dietro a tutti. Il suo spazio su SaladDaysMag equivale a ciò che per me erano le column sulle fanzine, per cui lo lascio libero di scrivere ciò che vuole, a volte gli riesce davvero bene, alle volte si perde in una retorica che lascia il tempo che trova, ma è come la vede lui quindi va bene così, anche se i lettori spesso e volentieri mi chiedono perchè lo faccia ancora scrivere... io mi chiedo invece perchè mi facciano ancora domande del genere!

Salad Days Magazine copre un pò tutto il mondo dello skateboard. Volevo sapere la tua opinione su grossi marchi come Adidas e Nike che improvvisamente da alcuni anni a questa parte investono milioni in qualcosa che in fin dei conti è nato proprio per rompere certe regole di massificazione imperante. Sinceramente il mio concetto di skateboard è quello che ruota intorno ai piccoli marchi... Anche se ormai c'è rimasto ben poco in giro...
La penso come te... ma siamo nel 2012 dove tutto o quasi è massificato, sono cambiate le regole d’ingaggio come diceva qualcuno, una volta se eri un punk o uno skater rischiavi guai seri con la legge, oggi ti cercano le multinazionali per le pubblicità! Che vuoi che ti dica va così o stai alle regole del gioco e cerchi di sfruttarle al massimo, o rimarrai comunque un outsider a vita, ma sono convinto che anche nel profondo dell’animo dello skater più new school che esista sulla faccia della Terra, rimanga un minimo di orgoglio ed appartenenza. Non vedrai mai nessuno tatuarsi un baffo Nike o un logo Adidas sulla schiena, credo che chiunque, soprattutto i dipendenti di queste grosse aziende, sappia che la loro credibilità in un ambiente come questo è data solamente da quanto sono disposti a sborsare e soprattutto solo in quel periodo circoscritto. Chiediti piuttosto a chi non piace invece la confettura.

La tua altra attività è quella di fotografo. Vuoi parlarcene un pò? Cosa preferisci fotografare? Di quali lavori vai particolarmente orgoglioso?
Che domanda è? Faccio il fotografo da oltre 12 anni ad alti e bassi, mi piace fotografare ciò che sento più vicino al mio pensiero, ma guarda caso solitamente non coincide con quello che mi da da mangiare… scusa ma non riesco a risponderti meglio ad una domanda come questa, più che altro perchè penso che ai lettori del tuo blog interessi davvero poco… (Eh invece no caro Riga, i miei lettori sono molto ma molto curiosi di conoscere anche i minimi dettagli ndr)

Qualche anno fa hai pubblicato ‘Lungo La Strada’ un libro fotografico che ho particolarmente apprezzato. In quel libro si vede la tua evoluzione dietro alla macchina fotografica. Sei soddisfatto? E' stata dura scegliere le foto da inserire? Come mai la scelta del bianco e nero per la stampa? Vedremo mai una parte seconda?
Ma è stata una bellissima esperienza, purtroppo gestita non al meglio dal punto di vista distributivo, il tutto è stato scelto in base al budget che per l’epoca (parliamo di almeno 12 anni fa) era più che impegnativo visto l’argomento trattato. Scegliere le foto è sempre un casino, specie se hai più scatti dello stesso soggetto, so che è stupido e può sembrare pigro ma davvero a volte è meglio avere un solo scatto: quello è e quello puoi inserire. Attualmente non penso che vedremo mai una parte seconda, anche se in archivio ho veramente non so neanche io quante foto, in quel particolare periodo storico aveva un senso, nessuno ci aveva mai pensato e soprattutto mi ero stufato di tutta la gente che mi chiedeva di vedere le foto che facevo ai concerti. E a tal proposito volevo ricordare e ringraziare Enrico di Kob Records che ci ha visto lungo. Mi piacerebbe riuscirne farne uno di hip hop a dire il vero, magari un po’ più semplice, un progetto che da un po’ sto cercando di seguire da vicino tra un impegno e l’altro quindi se qualche editore fosse in cerca di gloria mi contatti qui:
rigablood@gmail.com

Ho visto molte tue foto scattate sui campi da calcio, in particolar modo alle tifoserie. Sinceramente a me il calcio non piace ma invece sono affascinato dal tifo in genere. Secondo te esiste un punto di incontro tra l'attitudine di chi va allo stadio in maniera attiva e chi partecipa ad un concerto? Per maniera attiva intendo preparare gli striscioni, seguire la squadra in curva (e non seduto nella tribuna di Sky Tv) e perchè no, anche un pò di scontro fisico fuori dallo stadio...
La passione è la stessa, il concetto di appartenenza anche. Aggiungici il concetto di banda, che dall’alba dei tempi detiene un fascino irresistibile e il gioco è fatto; l’attitudine forse non è la stessa.
Non so spiegarti a parole la mentalità ultras, è una cosa che o ce l’hai dentro o non la puoi capire, e mi fan ridere tutti quei parolai che cercano di catalogare, analizzare, definire questo fenomeno. Poi è vero le devianze ci sono in ogni campo, per cui esistono anche lì le mele marce. Ma scusa tu hai mai letto ‘A.C.A.B.’? Anche la celere potrebbe benissimo essere un gruppo ultras, solo che sono legali, armati e difesi dalla legge, ma la mentalità rimane la stessa…

Sempre riferito al calcio. In questi giorni è scoppiata ancora calciopoli, che coinvolge a vari livelli squadre di serie A e di serie B. Cosa ne pensi? Stanno ammazzando il vero spirito dello sport più amato dagli italiani? Non pensi che con l'ingresso di potenti sponsor il baricentro si sia spostato più sui soldi che sul sudore? In fin dei conti è da anni che la seria A si chiama seria A Tim...
E la B Bwin... il calcio moderno mi fa schifo al cazzo, le partite si vendono e si comprano come al mercato, se retrocedi ti ripescano se vieni promosso ti tolgono il titolo, è ridicola sta cosa, ma secondo me c’è sempre stata, magari meno sfacciata. Il calcio non lo stanno uccidendo, è già morto da un pezzo basta guardare i risultati di quando usciamo dai confini nazionali; aggiungici che sono finiti i soldi, ti lascio immaginare. Eppure le scuole calcio sono piene, il settore giovanile è sempre in cerca di pastura fresca, è la mentalità nostra che deve cambiare; in Italia se diventi un calciatore di qualsiasi categoria sei considerato un semidio, e finchè sarà così vedremo ripetersi ad ondate cicliche questa melma fetente.

Torniamo alla fotografia. Che strumentazione usi? Con l'avvento del digitale tutto si è semplificato ma allo stesso tempo la magia del rullino per me è ancora su un altro pianeta. Ora scatti e vedi subito. Prima scattavi e dovevi attendere qualche giorno per sapere se almeno una foto era venuta decente. In più ora tutti sono improvvisamente diventati fotografi. Cosa ne pensi? Ti è mai capito ai concerti o in altre occasioni di dover sgomitare per trovare l'angolazione giusta? Oppure di vedere ragazzini con pass scattare foto con una digitale compatta da bordo palco mentre a te magari avevan negato il pass ed eri costretto a faticare per ottenere uno scatto decente?
Ah ah ah ah ah, vuoi sapere la verità? Mi sono rotto il cazzo della pellicola e trovo il digitale molto più pratico ed economico... non scatto più in pellicola da anni anzi colgo l’occasione per mettere in vendita la mia Hasselblad 500 c/M con tanto di magazzino 120, cavo di scatto e 80 2.8; ma non ti preoccupare ne ho fatta talmente tanta di pellicola che proprio oggi non mi interessa davvero più, la lascio volentieri a tutti quei nostalgici e hipster dell’ultima ora che purtroppo per loro han a disposizione solo Instagram e Iphone. Il lavoro di fotografo è morto, in particolare quello di fotoreporter, oggi la news corre sul web con una velocità che basta scattare con il telefono e mandare un tweet e hai il pezzo pronto; chiaro per certi servizi come calcio e sport in generale c’è bisogno d’altro, ma sicuramente non della pellicola... e mi dispiace per voi cari miei appassionati ma anche Kodak recentemente ve l’ha dimostrato. Il discorso concerti è ridicolo e devo essere sincero all’inizio mi incazzavo pure e qualcuno devo averlo anche preso a schiaffi, ma alla fine è gente improvvisata che non ha mai scattato con delle regole precise ad eventi importanti, per lo più fa la foto al gruppetto per poi condividerla su Flicker con la propria ragazza... vuoi togliere loro questa impagabile soddisfazione? Con i promoter non mi arrabbio neanche più, la maggior parte mi conosce bene, sa come lavoro, sa che esisto da una vita e che bene o male le foto escono da qualche parte, ma ad oggi che sono pure direttore di una rivista tra le più interessanti del settore, mi continuano a negare gli accrediti... una volta uno mi disse non è colpa nostra è la policy della band... non ho mai riso tanto in vita mia ti giuro, ma ste cazzate dove gliele insegnano, all’università? Han rovinato più gente gli esami di marketing e management dello spettacolo che le droghe pesanti negli anni’70. Guarda se ci penso veramente mi piscio sotto... Inutile prendersela la maggior parte delle volte sono stagisti rigorosamente non pagati che non hanno la minima idea di come ci si comporti in questi casi... se non quello ovvio di mandarti la news per il blog (perchè quello sì che fa gola), io li chiamo here today gone tomorrow. Come disse una volta a proposito di sti poveracci un mio grande amico ed ex direttore di Metal Hammer e Psycho: “ma come ti facciamo lavorare nel fantasmagorico mondo del rock dove tutto è permesso e qualsiasi cosa può succedere e hai pure coraggio di chiederci i soldi?”…un grande cazzo, un grande davvero!

In passato hai fatto parte di diversi gruppi. Vuoi parlarcene? Come mai si sono sciolti? Hai qualche aneddoto da raccontarci? Ti rivedremo mai impagnato in questo campo?
Eh te la riassumo così: ho iniziato a fare il fotografo perchè così qualsiasi cosa possa succedere nel bene o nel male è solo e soltanto colpa mia. La musica mi manca molto ma le occasioni che ho avuto di divertirmi le ho gettate alle ortiche; in qualche caso sono rimasti i cd (Thoughts To Share su tutti) in qualche altro solo dei rancori ancora oggi digeribili a fatica. Diciamo che preferisco non parlarne, porta pazienza magari te li racconterò a voce un giorno. Ritornare? Mai dire mai…

Nel 2012 abbiamo visto il ritorno dei Refused e dei Gorilla Biscuits sui palchi. Cosa ne pensi delle reunion?
Beh c’è reunion e reunion, chi lo fa per i soldi, e chi invece perchè senza non ne può proprio fare a meno, a voi la scelta. Vuoi sentirti dire che i Gorilla Biscuits sono cento volte meglio oggi di ieri?
Che ritengo quella dei Refused una pagliacciata finalizzata a sistemarsi per un po’ di tempo? It’s up to you, personalmente qualcuna la vado anche vedere (Germs, tra l’altro penosi), qualcun’altra la lascio ai più giovani (quel che rimane degli Youth Of Today), dipende da quello che mi gira in quel preciso momento…

Da quello che ho capito sei pure un appassionato di bicicletta. Se ti va di parlarcene un pò...
Appassionato è una parola grossa diciamo che ogni tanto mi cimento, ultimamente ho scoperto il favoloso mondo dell’enduro mountain bike, fantastico è come snowboardare solo che a volte buchi.
Sono sempre andato in bicicletta, da piccolo la usavo come unico mezzo di trasporto e diciamo che oggi supporto quel tipo di lifestyle, economico (rispetto al motore) e soprattutto ecologico.

Chi sono i fotografi da cui trai ispirazione e che ti hanno avvicinato al mondo della fotografia?
Sicuramente Glen E. Friedman, e tutta la fotografia di concerti in genere, poi Boogie, E. Weston, Diane Arbus, gli street photographer di Life Magazine (che reputo una bibbia dal punto di vista del reportage), Nick Knight periodo skinhead (ora è un pluricelebrato fotografo di moda), Ferdinando Scianna, Sebastiao Salgado, Larry Clarke, Estevan Oriol, Ross Halfin, Vincent Skoglund, Martha Cooper, Filippo Monteforte, tanti altri…

Cosa gira ultimamente sul tuo giradischi?
OFF!...OFF!...OFF! Tutta la vita; Ultimo Hot Water Music che reputo il disco migliore uscito nel 2012, Pharaone Monch, Enforcer e White Wizzard (heavy metal is the law), Armalite, Hostage Calm, Propagandhi, KRS ONE, DE LA SOUL (ultimo molto interessante), Evidence, Cerebral Ballzy, Holy, Kurtis Blow, Rick James, Coven, Buckshot Lefonque, Airesis, Brat Pack, Swayzak.

Ultimamente anche in Italia stiamo assistendo ad una rinascita dello skateboard, trainato anche da marchi come Murder Clothing. Cosa ne pensi? Abbiamo le possibilità per avvicinarci non dico agli standard americani ma almeno a quelli europei per ciò che riguarda l'organizzazione di eventi e tutto ciò che ci gira attorno?
Non credo proprio ci sia una rinascita, stiamo attraversando invece una fase molto cupa e di transizione, sono finiti quei pochi soldi che c’erano, ma di buono pare che in ogni città abbiano capito che quando si parla di impianti sportivi da costruire oggi si parli anche di skatepark. Murder? Ti dice niente Green Records? I nuovi By All Means si chiamano Jacopo Picozza e Filippo Baronelli ah ah ah. Gli standard europei sono ancora un miraggio, non tanto per capacità atletiche dei singoli, quanto per mentalità, se escludiano la World Cup di Roma e il contest di Varazze siamo ancora troppo troppo provinciali e diciamolo una volta per tutte: fighetti. Però dai vedila così: meno soldi per gli skaters professionisti, più possibilità invece di imparare nelle scuole riconosciute dalla federazione... non so cosa sia meglio, ma questo nuovo step non mi dispiace affatto.

Ok ho concluso... Grazie mille e aggiungi pur ciò che vuoi...
SUPPORTATE IN OGNI MODO SALAD DAYS MAG CHE RIMANE COMUNQUE LA VOSTRA UNICA SALVEZZA, CERCATE DI PENSARE SEMPRE CON LA VOSTRA TESTA
E SOPRATTUTTO NON CHIEDETEMI OGNI GIORNO PASS PER CONCERTI, DOPO TUTTI QUELLI CHE HO SCROCCATO IN VITA MIA NON LI FANNO PIU’ NEMMENO A ME…
D’ALTRONDE BISOGNA RISPETTARE O NO LE POLICY DELLE BAND?

www.saladdaysmag.com
www.facebook.com/saladdaysmag

lunedì 18 giugno 2012

My Own Voice | A Perpetual State Of Revolution | Cd.

Photobucket

Photobucket Giungono (credo) al terzo cd i milanesi My Own Voice e l'unico aggettivo che ho per descriverli è: granitici. Un suono old school super veloce con chitarre metalleggianti (nel senso di pesantezza), una voce al vetriolo e chiari riferimenti alla scuola svedese di gruppi come Raised Fist. Testi in inglese (a parte uno cantato in italiano) che parlano di resistere ad una società sempre più soffocante. Graficamente molto curato, suoni potentissimi e tecnica superba. Se vi piace il genere sono stra-consigliati.

https://www.facebook.com/pages/my-own-voice-hc/266304637394

lunedì 11 giugno 2012

Inti Carboni | Roma Crew.

Photobucket

Ci sono voluti parecchi mesi per assemblare quest'intervista, ma dobbiamo dire che alla fin fine ne è valsa davvero la pena. Chi è Inti Carboni? Uno dei fondatori della storica Roma Hardcore Crew, nata sul finire degli anni '80, organizzatore di concerti, grafico, roadie per gruppi come Sick Of It All, Snapcase e Agnostic Front. E adesso? Aiuto regista per personaggi come Carlo Verdone e Martin Scorsese e molto altro. Vi conviene mettervi comodi e gustarvi fino all'ultima parola di quest'interessantissima intervista (nonchè le foto che Inti molto gentilmente ci ha messo a disposizione).
Nella foto sopra: Inti & Ron Howard Foto: Simonetta Valentini

Che cosa ti ha spinto tanti anni ad interessarti all'hardcore? Hai avuto precedenti esperienze musicali che ti hanno convinto a cercare qualcosa come l'hardcore oppure come spesso accade è stata un'evoluzione da altri generi musicali come il metal?
Già verso i 12 anni ho cominciato a essere attirato dalle prime cose “strane” che passavano in TV su Mr. Fantasy – ero un ragazzino abbastanza precoce, grazie anche all’influenza di mio padre un lettore accanito di Frigidaire, una rivista rivoluzionaria di quegli anni. I primi dischi che ho comprato furono i due LP dei Duran Duran e il disco dei New Order.
Da piccolo andavo al mare a casa della mia bisnonna a Procida, lì conobbi Marcello, un ragazzo napoletano con cui strinsi amicizia e con cui andavo sempre in giro in quelle lunghe giornate estive. Poi un anno si presentò con una spilletta dei Sex Pistols, un numero di TVOR e da li è partito tutto. La curiosità mi ha portato ad esplorare questo mondo misterioso e affascinante dove ho trovato molta affinità con tutto ciò che avevo dentro. Tornato a Cagliari, in un mercatino dell’usato comprai Decline Of Western Civilization e Golden Shower Of Hits dei Circle Jerks e ascoltarli fu un esperienza quasi mistica, scioccante.
L’estate successiva incontrai un altro vecchio amico, Andrea Martinez – ora guru di Skate Republic/El Nino (http://elninoskatepark.blogspot.it/) , completamente cambiato e diventato uno skater – da li cominciò un'altra passione che mi sono portato appresso per un bel po’.
Dischi fondamentali poi furono It’s Alive dei Ramones, Rock For Light dei Bad Brains, Can I Say dei Dag Nasty, Everything Went Black dei Black Flag e poi la trilogia Indigesti/Negazione/CCM, dischi importanti come dei grandi romanzi formativi.

Photobucket
foto di Andrea Martinez - 1987?

Roma essendo una grande città ha sempre visto in campo diversi gruppi hardcore, dai Bloody Riot passando per gli High Circle per finire alla famigerata Legion. Come hai vissuto questi cambiamenti? Lo straight edge ha portato una ventata di freschezza all'interno della scena romana? Cosa mi sai dire dei tempi in cui suonavano gruppi come Growing Concern e Open Season. Ho letto che erano un pò settari e si facevano molto gli affari loro. Segui ancora la scena della tua città? E della Legion che mi sai dire?
Il mio rapporto con Roma in realtà è molto particolare, sono venuto a vivere qui subito dopo il liceo. Era una città assurda, sporca, violenta, un misto fra Romanzo Criminale, Amore Tossico e Ranxerox. Socialmente era completamente morta, uccisa dalla guerra fra bande politiche degli anni 70 e 80, l’eroina ed infine da una casta politica corrotta al potere che fa sembrare quella di Berlusconi uno scherzo.
Un ottimo modo per capire quegli anni è il bellissimo libro di Roberto Percibaldi dei Bloody Riot: Come Se Nulla Fosse, in cui viene descritto il mondo del primo Punk capitolino. Io sono arrivato alla fine di quel periodo.
Le prime persone che ho conosciuto della scena romana sono stati Giampaolo e Massimiliano degli High Circle, Carmelo dei Manimal, Robertino dei One Step Ahead e tutto il nucleo di quello che poi sarebbe diventata la Roma Crew – tuttora i miei migliori amici. Ci si conosceva quasi per osmosi – eravamo così pochi e diversi da tutti che era una naturale necessità diventare amici. Per strada ci si salutava per via di una mimetica tagliata o per quei pochi simboli segreti che facevano comprendere che eri dentro l’Hardcore e in quale direzione andavi.


Photobucket
Una delle prime foto della Roma Crew – circa 1989

Photobucket

Sicuramente l’elemento scatenante del rinnovamento della scena sono stati i Growing Concern e gli One Step Ahead (poi Open Season dopo che uscì un gruppo americano con lo stesso nome) e lo Straight Edge, alla Romana però.
I gruppi suonavano bene, un tipo di musica completamente alieno alla scena Punk dell’epoca – molto più underground se vuoi dell’Hardcore “accettato” – i dischi erano pochi, comprati per posta o ai concerti da quel lungimirante missionario vinilico di Stiv Valli, copiati su cassette e cassette dal suono ormai slabbrato. L’energia della prima scena NYHC, mista ai vecchi gruppi “positivi” (Uniform Choice, 7 Seconds), era una sferzata rispetto a quella specie di punk metal che andava per la maggiore nel circolo dei centri sociali italiani.
Tutto ciò ha aggregato persone molto diverse fra di loro, molti amici di quartiere (tutto un gruppo della Magliana legato agli Open Season, i ragazzi dell’Appio Latino e Monti), molti che magari non erano ne Straight Edge, ne vegetariani (vedi Stefano Giordani, Luca Collepiccolo, Diego Foschi, il Caccola) ma che avevano comunque una concezione dell’Hardcore più moderna rispetto ai dinosauri che ci circondavano. Avevamo 16, 18 anni, e i “vecchi” che contestavamo forse 25…
Il fermento dei nuovi gruppi della fine degli anni ’80 era forte. Deda, allora uno degli occupanti dell’Isola Nel Kantiere di Bologna, decise di organizzare un concerto di nuovi gruppi Hardcore italiani, da cui fu tratto poi un disco dal vivo. Quella fu la prima di tante strasferte della Roma Crew in giro per l’Italia. Di solito almeno due gruppi, più due o tre macchine di fan e roadie!

Photobucket
Design di Deda

Eravamo diversi, e comunque molto attivi, con delle idee politiche ben strutturate, avulse dalle logiche ispirate da Autonomia Operaia che facevano parte dell’ideologia imperante nei centri sociali romani.
Le reazioni dei “vecchi” – e anche di certi coetaneii – sono state reazionarie, quasi una paura di perdita del territorio. Dopo un po’ di concerti nei centri sociali, quando abbiamo provato a partecipare a delle iniziative specifiche, provando a organizzarle noi, nelle assemblee di gestione abbiamo trovato diffidenza e ostilità. Siamo stati accusati di settarismo, di volontà di portare la musica commerciale negli spazi autogestiti – spazi che avrebbero negato il concerto dei Sick Of It All, ma che poco dopo avrebbero fatto suonare i Mano Negra, gruppo prodotto da una multinazionale della musica - ci siamo trovati di fronte alla necessità di intraprendere la nostra strada e a postumo devo affermare che proprio quelle negazioni ci hanno portato a fare le cose in maniera autonoma e nel nostro modo. Queste controversie vanno viste con la luce di quegli anni ed ormai senza polemiche.
I primi concerti, appunto, furono nei centri sociali storici romani: Forte Prenestino, Brancaleone etc etc. Ci fu poi un periodo di piccoli club rock come L’Esperimento, dove però era difficile spiegare ai gestori la differenza fra un concerto Hardcore ed una rissa, e a seconda di chi c’era a gestire la sicurezza o quanto paranoico fosse il tecnico del suono della serata, i rapporti potevano essere tesi quasi sino alla rissa.
Cominciammo poi a organizzare concerti al Centro Sociale Blitz – usando il termine Blow Out inventato da quel mezzo americano di Andrew dei Growing Concern – per la prima volta dei gruppi di Roma attiravano centinaia di persone, e a volte per essere sicuro che al concerto di un gruppo americano venisse abbastanza pubblico, era necessario farci suonare insieme dei gruppi locali.

Photobucket
Roma Crew dopo il primo Blow Out – 1991

Photobucket
design Paolo Piccini

Questi concerti però ebbero vita breve. Gli occupanti gestivano la cassa della sottoscrizione ed era sempre difficile avere qualche cosa da dare ai gruppi. Un po’ per motivi economici (la sottoscrizione era libera e molti entravano senza pagare) ma molto per motivi ideologici – le loro idee marxiste consideravano il rimborso spese per dei gruppi musicali un lusso un po’ borghese. In più ci furono delle discussioni che finirono quasi in rissa quando un occupante si mise a insultare e schernire Melo dei By All Means e Steve Ahead gli fece notare quanto sbagliato fosse prendere in giro una persona obesa… Andò bene per un po’, con Blow Out pienissimi e bei concerti (Bad Trip, Downcast, Isola Posse etc). In quel contesto riuscivamo a convivere con gli occupanti per motivi di mutuo interesse: noi riuscivamo a fare i concerti senza troppe ingerenze su chi suonava e loro ci usavano come finanziatori indiretti delle loro attività politiche. Il rapporto finì dopo il concerto dei ManLiftingBanner, a cui diedero un ridicolo rimborso nonostante il centro sociale fosse pieno.

Photobucket
Open Season - foto di Giampiero Pelusi

Photobucket
Equality - Firenze

Photobucket
Growing Concern - foto di Giampiero Pelusi

Quasi contemporaneamente si aprirono le porte del Circolo Degli Artisti, locale vicino a Piazza Vittorio gestito da Michele Ferrarese e Bob Corsi, la cui passione per la musica lo fece diventare un catalizzatore di concerti di musica underground. Alcuni dei gruppi Hardcore più grossi suonarono li, oltre a nomi internazionali di Indie Rock, Hip-Hop e Metal. I Growing Concern fecero alcuni concerti gratis e riempirono la sala, di un locale veramente grande per gli standard dell’epoca. Li vicino i ragazzi del Circolo aprirono un bar chiamato Cirrosy’s, le cui pareti erano affrescate da Jordin Isip, artista delle copertine di Quicksand e Bad Trip. C’era un juke box con tanta bella musica e se passavi la sera eri sicuro di trovarci sempre qualche amico...

Photobucket
poster concerto @ Circolo Degli Artisti
design: Inti Carboni

Photobucket
foto Growing Concern @ Circolo degli artisti
foto di Giampiero Pelusi

Dopo il Blitz, cominciammo a organizzare concerti al Breakout a Primavalle. Li avevamo il controllo della cassa e ancora più libertà di organizzazione. Andò tutto bene per parecchi anni, era il CBGBs romano, per frequenza di concerti e altezza del palco, ma dopo che organizzamo due serate benefit con H2O e CIV (che suonarono gratis durante un paio di day off che avevano a Roma), scoprimmo che i soldi per la biblioteca del centro sociale andarono invece nell’affitto di un pulman per un megarave in Svizzera!

Photobucket

Photobucket
ultimi concerti al Breakout
Design: Inti Carboni

La nostra vita era incentrata sulla scena, il tempo era diviso tra l’organizzazione dei concerti, l’attacchinaggio notturno, ed il volantinaggio fuori dagli altri concerti. Sono stati anni molto belli.
Un altro forte elemento di crescita della scena furono sicuramente i negozi di dischi. All’inizio si andava ai classici negozi underground come Revolver e Disfunzioni Musicali, dove vi era sempre una sezione Punk Hardcore abbastanza fornita. Il cambiamento fu quando aprì la Banda A Bonnot di Emilio e Vittorio, un negozio di dischi più improntato sull’Hardcore e la musica alternativa, a cui poi collaborarono Carmelo dei Manimal, Paolo Petralia della S.O.A. Records e infine rimase al timone sino a adesso che si chiama Hellnation, il mitico Robertò Gagliardi. Da quel negozio sono scaturite etichette discografiche, tanti tour, concerti, magliette che hanno rafforzato e solidificato la scena Hardcore romana

Photobucket
Robertò @ Banda Bonnot/Hellnation
foto di: Giampiero Pelusi

L’affermazione ricorrente per la quale gruppi come i Growing Concern e Open Season fossero settari è assolutamente una stupidaggine. Il nostro gruppo di amici è sempre stato molto eterogeneo – gli Straight Edge e i vegetariani erano, a contarli, una vera minoranza nella Roma Crew – chi ci ha voluto vedere in maniera negativa lo ha fatto per un insicurezza e un senso di inferiorità nei confronti della nostra irruenza e allegria!
Fra l’altro la cosa bella dell’Hardcore romano è sempre stata la collaborazione fra gruppi e situazioni diverse. Superciuk, Concrete, Block Of Flats, Growing Concern, Student Zombie, Evidence, Spawn, Immaturi, Superstar, Equality, Opposite Force e probabilmente altri venti gruppi di cui mi dimentico, hanno suonato insieme, dividendo spesso gli stessi strumenti, pezzi di amplificazione, manifestini fotocopiati e colla per attacchinare. Certamente la necessità di sopravvivere ha fatto si che ci fosse unità anche quando le differenze di stile di vita erano forti, ma sostanzialmente il disincanto e l’autoironia romana hanno fatto filare le cose bene per tanto tempo.
Il mio rapporto con l’Hardcore negli anni ha chiaramente subito un cambiamento e ha seguito il corso della mia e delle nostre vite, le vicende personali come spesso accade, hanno preso piede, scuola e soprattutto il lavoro, ed il nucleo originale ha lasciato le consegne ai gruppi e le persone ispirate da quello che abbiamo fatto e che abbiamo costruito. Sulla famigerata Legion preferisco non scrivere – l’ho vissuta poco, è stato il periodo in cui ho cominciato a lavorare molto ed andare sempre meno ai concerti, e mi ha sempre fatto un po’ impressione come persone fondamentalmente simpatiche e aperte di vedute si siano fatte trascinare in un vortice di attitudini settarie e reazionarie, estranee alla loro personalità e alla nostra cultura. Molti di loro, dopo quel periodo, sono tornati ad essere i simpatici di sempre, mentre alcuni hanno seguito quella strada sino a una meta estremista che decisamente non condivido. Come diceva Totò: “e ho detto tutto”.
Ciò che c’è di buono sul movimento è che comunque dalla fine degli anni ’80 ad ora la scena Hardcore è rimasta sempre viva. I concerti a Roma non mancano, i gruppi ci sono e la gente si diverte. Insomma, se abbiamo seminato qualcosa, sicuramente è cresciuto e va avanti da se… Menzione d’onore va a Robertò di Hellnation, il Traffic, la SFL Crew e Alessandro Blasi che in questi anni hanno organizzato tantissimi concerti a Roma!

Parlaci un pò della tua esperienza come roadie dei Sick Of It All. Come sei entrato in contatto con loro? Come ti sei trovato? Hai vissuto a New York con loro? Che tipo di concezione hanno della scena hardcore? La intendono alla volemose tutti bene oppure applicano anche pensieri politici? Come sono come personaggi? Sono lì solo per i soldi oppure ci credono veramente? Qualche aneddoto?
Ho conosciuto i Sick Of It All nel 1991 ad un loro concerto in un paesino in Svizzera. Era il loro primo tour europeo ed io, Massimetto e Davide dei Growing Concern siamo partiti temerari in treno per vederceli... conoscevamo già Marc della MAD, il loro tour manager, che ci ha fatto entrare e con il quale abbiamo chiaccherato tutta la sera. A fine concerto – bellissimo, talmente intenso che il pubblico li ha costretti a risuonare un set subito dopo, avevano finito le canzoni! – ci avevano preso in simpatia e ci hanno chiesto di salire con loro sul furgone per qualche altra data del tour, ma Davide aveva dimenticato la carta d’identità a Roma e fu anche un problema ritornare in Italia...
Un anno dopo ci fu il concerto dei Sick Of It All a Roma. Nessun centro sociale voleva farli suonare, unica via alternativa era tentare con il Circolo Degli Artisti, a cui avremmo dovuto pagare affitto, la salatissima SIAE etc etc. Un manipolo di volontari, tra cui il sottoscritto, si autotassò di 50.000 lire a testa per coprire i costi – di fatto sarebbero stati gli stessi soldi che avremmo speso andandoceli a vedere in macchina o in treno a Bologna, dove erano previste già altre date – e organizzammo un fantastico concerto.
All’inizio il loro umore non era certo dei migliori, il pomeriggio il gruppo aveva parcheggiato il furgone per visitare il Colosseo e venne derubato di tutti gli strumenti (un classico che avvenne anche a Mudhoney, Bad Trip e Feeding The Fire, fra i tanti rapinati in quegli anni, i cui strumenti sono poi stati avvistati al mercato di Porta Portese molte volte…), furono quindi costretti a suonare con la strumentazione dei Growing Concern e dopo un inizio incerto fecero un memorabile concerto!
Fu un successo di pubblico, ma comunque noi finanziatori perdemmo la caparra – le spese erano insostenibili nonostante il cachet onestissimo dei Sick Of It All.
Per cercare di non rimetterci troppi soldi li portammo a dormire a casa mia, sparsi fra camera mia e di mia sorella. Quando mia madre la mattina vide questo gruppo di energumeni tatuati la prese con molta filosofia... e fu l’inizio di una lunga amicizia.
Un anno dopo, ero in viaggio verso nord e li ho visti suonare a Pordenone, credo, e questa volta mi feci dare un passaggio sul tour bus – pensavo di stare con loro solo per qualche data, ma quando mi chiesero di rimanere se volevo, non me lo sono fatto certo dire due volte. Li ho seguiti per un mese durante varie date del tour europeo da ospite, e verso la fine, quando il ragazzo di Berlino che vendeva il merchandise ha avuto dei problemi di salute ed è dovuto tornare a casa, i Sick Of it All mi hanno chiesto se potevo dargli una mano.
Rimasti soddisfatti del mio lavoro,mi hanno chiesto di lavorare con loro nei tour successivi. Ed io chiaramente accettai senza problemi.
Con loro ho fatto altri due tour europei (con gli Snapcase e con gli Strife) e un tour della California insieme ai Rancid, oltre a un paio di tour con i Growing Concern e Cile, Brasile e Argentina con gli Agnostic Front. Poi il lavoro con il cinema ha preso piede e ho dovuto fare una scelta che mi ha portato con gli anni ad abbandonare la mia vita da roadie.

Photobucket

Photobucket
Pass di parte dei tour che ho fatto

Fra un tour e l’altro sono andato a trovarli a New York e sono stato praticamente e letteralmente adottato. C’è sempre stato un rapporto stretto fra noi di Roma e alcuni dei gruppi di NYC. Gianni dei GC si fece due mesi di tour con SOIA e Civ, mia sorella Jana e Davide dei One Step/GC rimasero ospiti a casa di Pete (casa... praticamente un corridoio... ) addirittura per due mesi!!!
La concezione della scena Hardcore che hanno è molto profonda. Hanno fatto migliaia di concerti e provenendo da una base di puro punk – suonano dal 1986 – hanno anche una base di ideologia politica molto netta. Vengono tutti da esperienze personali abbastanza forti – la madre di Pete e Lou era bambina durante l’occupazione tedesca della Francia, Arman nasce da una famiglia di origine persiana e da ragazzino ha vissuto in prima persona tutta l’isteria anti iraniana creatasi durante la crisi degli ostaggi di Teheran, la madre di Craig è un esule tedesca emigrata nell’immediato dopoguerra. Diciamo che quando si parla di certe cose non sono proprio degli americanotti sprovveduti di provincia. In più viaggiare in giro per il mondo, soprattutto negli anni 90, li ha messi a confronto con molte realtà sociali di cui hanno fatto tesoro. Chiaramente, se per vivere suoni Hardcore, significa che per riuscire a campare decentemente devi fare almeno 100 date all’anno. Questo significa essere costantemente in tour, e bene o male sia per quello che per l’età perdi il contatto con la scena, a parte per i gruppi con cui suoni.
All’inizio mi ricordo che durante il tour ascoltavano molto vecchio Hardcore europeo: Raw Power, Negazione, Larm, Jingo De Lunch… però poi a forza di vedere gruppi HC ogni sera siamo passati ad ascoltare molto Sade mentre io avevo con me il primo disco di Jamiroquai e Arman, era stato colto da una insana infatuazione per gli Erasure!
Gli aneddoti sui quei giorni potrebbero essere infiniti e ci vorrebbe un libro intero per poterli raccontare tutti. i SOIA sono simpaticissimi e abbiamo un senso dell’umorismo molto simile. Durante il tour, ci si prendeva in giro costantemente e gli scherzi erano all’ordine del giorno. Il periodo passato con gli Snapcase fu così bello e intenso che in aereoporto quando ci siamo salutati piangevano tutti commossi, anche quell’energumeno di Marc MAD!!!

Photobucket
Tour Sick Of It All/Snapcase 1994
In mezzo a noi come roadie, Toby H2O

Molto spesso si ricordano solo gli anni '80 e ci si si dimentica che l'hardcore era vivo e vegeto pure nei '90. Tu che opinione hai? Mi sembra che ci siano un numero minore di persone ferrate su ciò che è stato l'hc negli '90...
L’Hardcore degli anni 90 ha avuto tante fasi che in qualche modo ne hanno segnato comunque il percorso,ma sicuramente non è stato così di rottura sociale e culturale come l’HC degli anni ’80, questo c’è da dirlo. I gruppi e le persone di quegli anni sono stati dei pionieri culturali e hanno portato avanti musica e idee veramente contro tutto e tutti.
Musicalmente poi, le cose degli anni ’90 sono invecchiate abbastanza male – molti dischi sono inascoltabili – quando sono andato a vedere la reunion dei By The Grace Of God sono rimasto strabiliato da quanto non mi piacessero più!
Certo, i dischi di Burn, Quicksand e Inside Out hanno cambiato lo standard sonoro dell’Hardcore, scardinando l’ortodossia compositiva per sempre! Sicuramente gli anni ’90 hanno trasformato l’HC in una cultura non più inquadrabile per stile, musica o ideologia precisa,e se non fosse stato per questa avanguardia musicale e culturale, saremmo diventati una sottocultura giovanile artritica e immobile come il Rockabilly. Invece è una bellissima cosa in evoluzione e cambiamento continuo!

Verso i primi anni '90 l'hip hop e le posse irrompono prepotentemente all'interno di spazi come i centri sociali che prima erano territorio del punk hardcore. Molti esponenti del giro hardcore abbandonano le chitarre per mixer e piatti. Hai vissuto quel momento di passaggio? Credi che dopo ciò l'hardcore non sia stato più lo stesso? Segui l'hip hop? Secondo me in alcuni casi sfiora veramente il ridico per atteggiamenti e testi...
La Roma Crew ha sempre avuto un forte interesse per l’Hip-Hop, molto prima che uscissero fuori le Posse italiane. Da ragazzino ricordo benissimo lo shock positivo del video World Destruction di Afrika Bambataa e John Lydon, per non parlare delle prime cose fatte dai Clash nel loro periodo di contaminazione newyorkese. Io, Andrew, Gianni, Steve Ahead insieme al primo Hardcore abbiamo ascoltato molto Rap e Funk – poi mentre uscivano i nuovi gruppi di New York era anche il periodo della rivoluzione musicale di Run DMC, Beastie Boys e Public Enemy. L’energia e l’originalità di quei rapper era per noi molto simile a quella dell’Hardcore. Frequentavamo già gente della prima scena Hip-Hop e graffiti romana, carbonari della musica un po’ come noi… un nostro punto di riferimento culturale poi era la scena di New York, il primo disco dei Sick Of It All cominciava con un intro di KRS-One che molti non conoscevano, ma per noi era quello dei Boogie Down Production, per non parlare poi del 7” dei Burn o di One Voice degli Agnostic Front, dischi con una grossa influenza Hip-Hop nel tipo di composizione.
Questo tipo di gusto musicale era poi comune ai ragazzi dell’Isola Nel Kantiere di Bologna, con cui c’erano molte affinità, anche dal punto di vista politico, diversamente da altri occupanti di centri sociali più orientati a una visione anni 70 delle cose.
Quando poi i Public Enemy hanno portato la politica in maniera netta nell’Hip-Hop, a Roma sono nati gli Onda Rossa Posse, che hanno scardinato il sistema: cantavano in italiano, erano impegnati politicamente e avevano un messaggio molto forte. Da li è esploso tutto.
Come facilità di accesso, potenziale intensità del messaggio politico e velocità di propagazione era simile al primo Punk degli anni ’70, e più accettabile dalla massa per via del suono più morbido e della comprensione delle parole!
Le prime cose erano molto belle – mi ricordo concerti molto intensi di Lou X, Lion Horse Posse (“paura di un pianeta rosso” era un pezzone!) e soprattutto gli Isola Posse All Star. Poi si arrivò a un insopportabile punto di saturazione…
Inconsciamente all’avanguardia, come Roma Crew abbiamo organizzato uno storico concerto al Blitz con gli Isola Posse a cui vennero almeno 800 persone. Memorabile per la quantità di stage diving che abbiamo portato come influenza Hardcore, e per la stronzaggine degli occupanti del centro sociale a cui a fine concerto siamo riusciti, dopo un estenuante contrattazione, a rimediare a malapena i soldi per il rimborso del biglietto del treno per il gruppo.
Negli anni poi lo scambio continuò con realtà romane più Hip-Hop che “Posse”, con i concerti di Growing Concern/Colle Der Fomento e Evidence/Cor Veleno. I Colle Der Fomento avevano in un loro pezzo una rima che faceva “sono Hardcore come i Growing Concern, ancora più Hardcore di un film con Rocco e Selen”, oppure "Sono tempi duri quelli dettati in nota dagli Immaturi, siluri contro nessun sistema: scud diretti personalizzati contro i finti della scena!" (Fomenta senza tregua feat.Quartouomo).
Alcuni personaggi del primo Hip-Hop romano divennero poi membri della Roma Crew a tutti gli effetti, come Giampiero G Phocus Papi Pelusi (fotografo di buona parte dei concerti degli anni 90 e roadie storico dei GC) o Fabiano Cinesinho Quarto Uomo Buranovich, per citarne alcuni.
Gli NWA, Funkdoobiest, Nas e i Wu-Tang Clan erano sempre nello stereo del furgone, sapevamo i loro testi a memoria come quelli degli Youth Of Today o dei Chain Of Strentgh!
Negli anni poi con il declino delle Posse, la scena Hip-Hop romana è cresciuta parecchio e ha mantenuto quella veracità e originalità che era un po’ lo stile che ha reso particolare l’Hardcore a Roma.
Sicuramente nell’Hardcore mondiale l’influenza Hip-Hop si è sentita parecchio. Ha portato molte cose interessanti dal punto di vista stilistico, ma anche cose negative come una certa dose di violenza in alcune situazioni e una ostentazione di elementi estranei alla cultura del Punk, però trasformando l’Hardcore per l’ennesima volta in una chimera culturale urbana difficilmente inquadrabile.
A parte gli orribili mix di chitarre e rap che non hanno mai funzionato bene, alcuni gruppi come Cold World, Trapped Under Ice e soprattutto Madball, hanno saputo portare un influenza musicale particolare che li ha resi unici e innovatori in questi ultimi anni.

La scorsa estate ho messo le mani sul nuovo lp dei Birds Of Feather con in allegato il libro "The Past The Present" in Europa. Davvero ben fatto non c'è che dire. L'unico contributo proveniente dall'Italia è il tuo. Come ti sei trovato a dare il tuo contributo a questo progetto? Ti hanno contattato loro? Ho letto la tua column sul fatto che tu sia ancora straightedge. Cosa è per te lo straightedge nel 2012? Ho letto anche che dai molta importanza al lato politicizzato dell'hardcore. Non credi che negli ultimi anni l'atteggiamento menefreghista e qualunquista l'abbia un pò fatta da padrone all'interno del circuito?
Jean-Paul e Big dei BOAF sono vecchi amici. Mi hanno scritto e mandato un po’ di domande.
Lo Straight Edge è per me molto importante, ma come ho scritto su quella column, lo intendo in una maniera molto personale, probabilmente non condivisibile da molti.
Non è una cosa che mi interessa dibattere – ognuno se lo vive come crede e nelle maniere che vuole – ciò nonostante è un idea, un concetto, che tuttora suscita disagio nei più, che in qualche maniera lo fa diventare un gesto di cambiamento, di sfida alla società e al conformismo assolutamente Punk.
La prima cosa che ho letto sullo SE era una manifesto che aveva scritto al Barile degli SSD su My Rules, quasi trentanni fa, e ancora lo sento mio.

Photobucket
AL SSD su My Rules
foto: Glen E. Friedman

L’Hardcore, anche quello più “commerciale” è intrinsecamente politico. Non è l’ideologia, che lo rende tale, ma l’atto di fare qualcosa di assolutamente non inquadrabile nelle gabbie del sistema. Per quanto noi lo sentiamo ormai assimilato, ti posso assicurare che nel confronto con la società e con le persone “normali” l’Hardcore continua a essere una cosa assolutamente misteriosa, sconosciuta e incomprensibile ai più.
Ancora oggi, nonostante il suono, certi atteggiamenti e certe maniere di vestire ci sembrino usate ed assimilate ormai in contesti di tutti i tipi, la mia esperienza sul portare qualcuno, seppur aperto di vedute musicali e culturali, ad un concerto Hardcore, è fonte di alienazione e spavento! La musica risulta inascoltabile e fastidiosa, la gente si tuffa e balla come in un girone dantesco e vi è una totale incomprensione sul fatto che tutto venga fatto per l’amore della musica e della socialità ad essa collegata.
D’altra parte è allo stesso modo chiaro che non tutti quelli che partecipano ai concerti hardcore condividano l’essenza del movimento, alcuni si trovano lì solo per il lato musicale della cosa. La stessa identica situazione si viveva anche negli anni ’80 , quando i primi concerti si svolgevano nei centri sociali e la gente era vestita da “compagno” quando poi ti assicuro non penso gliene importasse poi un granchè, anzi…
Per mia esperienza poi, molti dei cosidetti “politicizzati” che ho conosciuto erano stupidi come dei somari e imbevuti di ideologie di cui comunque ne abbracciavano, ed erano in grado di comprenderne, solo il lato più superficiale.

Una delle ultime volte sono andato al cinema è stato per vedere il nuovo film di Carlo Verdone, e con grande piacere ho visto che ci hai lavorato come aiuto regista. Ecco, vorrei che mi parlassi un pò del tuo lavoro, come hai cominciato, come ti trovi e se hai qualche aneddoto simpatico o meno da snocciolarci. Come è stato lavorare con Carlo Verdone? A me personalmente piace molto, è un pò un erede della comicità intelligente di Alberto Sordi, correggimi se sbaglio... In più so che hai lavorato anche con una leggenda come Martin Scorsese... Se vuoi parlarci pure di questo...
La mia famiglia lavora, da generazioni, nel mondo dello cinema, e per me iniziare a muovere i primi passi in questo settore è stato quasi naturale.
Il cinema è simile all’artigianato, si impara a lavorare solo cominciando come garzone di bottega, in quasi tutti i reparti. Ed è proprio così che, appena terminato il liceo ho iniziato il primo lavoro per alcuni festival cinematografici, mi occupavo di, mettere in ordine le pellicole e le portavo in cabina dal proiezionista Poi, dopo vari lavoretti, ho trascorso un anno facendo lo stagista schiavo su dei film, un po’ alla Boris, per intendersi, dopodichè sono arrivati i primi lavori pagati e, anche grazie all’inglese affinato in tour, ho avuto l’opportunità di lavorare per importanti produzioni internazionali. Da quel momento in poi ho alternato appunto collaborazioni per grandi produzioni con lavori a basso o no budget.
Dopo un bel po’ di gavetta, ho fatto l’Aiuto Regista per molto tempo, un lavoro che nonostante il nome, prevede la gestione di molte delle questioni organizzative del set ed il management delle riprese. Da un paio di anni ho iniziato a collaborare come Co-Produttore con la One More Pictures, una società di produzione legata al mondo dei Effetti Visivi Digitali.
L’organizzazione delle riprese cinematografiche è un settore abbastanza complesso– non hai orari, vacanze, ammortizzatori sociali o sicurezza del lavoro. Giri con qualsiasi situazione metereologica: caldo estremo, pioggia, neve, notte, giorno, vento, grandine etc... - Nonostante tutto questo è un lavoro assolutamente affascinante che a me piace molto. In questo l’Hardcore ha avuto un ruolo importante, mi ha dotato di una estrema flessibilità nell’affrontare con calma le situazioni più estreme e fastidiose. D’altra parte quando in tour finisci a dormire sul pavimento freddo di uno squat sporco, di certo puoi farti andar bene più o meno qualsiasi cosa, quindi…
Aneddoti particolari? Qui vige una sorta di omertà cinematografica. L’unica cosa che ti posso dire è che tutto quello che puoi avere visto su Boris, TUTTO, l’ho vissuto personalmente! Oltre a questo, sono rimasto una notte disperso nel Mar Nero su una nave che non poteva far ritorno al porto per via di una tempesta, ho fatto un viaggio attraverso l’Ucraina accompagnando la salma di un direttore della fotografia morto durante le riprese (la cui bara è stata smarrita dalla compagnia aerea il giorno del funerale, ma questa è un'altra storia), ho avuto a che fare con clan gitani spagnoli, poliziotti ucraini corrotti, star americane ubriache, criminali di varie nazionalità e alti rappresentanti di Scientology. Insomma, se le racconto tutte, sembra che a parlare sia Manuel Fantoni di Borotalco…
Per quanto riguarda Carlo Verdone, il rapporto di lavoro prima, e di amicizia poi che ho con lui è ormai di lunghissima data. Lo conosco dal 1999. Lavorare con lui rappresenta sempre un ritorno all’umanità che molto spesso si perde nei meccanismi della lavorazione cinematografica. L’atmosfera sul suo set è leggera, allegra e divertente, e lui ci tiene che sia così. E’ una persona di gran cuore, di grande cultura e sensibilità, e sono fiero di avere avuto la possibilità di lavorare con lui. In più, ti fa fare veramente tante risate, fuori e dentro il set, impagabili!!!
Martin Scorsese e Gangs Of New York è un importante binomio che ha attraversato e segnato la mia vita, un esperienza lunga, complessa e in un certo modo tormentata Sarebbero mille le storie da raccontare, e non poche quelle da tenere per me.
Scorsese è un uomo ed un regista con una personalità dalle mille sfaccettature, possiede una cultura così profonda ed in continua evoluzione che ti da l’impressione che non dorma mai e usi le ore della notte per leggere, vedere film, ascoltare musica…
Una chicca su quel film, da condividere con te, è che guardando con attenzione inquadratura dopo inquadratura, potreste vedere quasi ogni protagonista della scena Hardcore romana fra le comparse. Pierpaolo dei Redemption ha addirittura una scena con Cameron Diaz e Di Caprio!
Quando mi è possibile cerco sempre di inserire qualcuno della scena Hardcore in ogni film in cui lavoro. A volte come comparsa, a volte come attore. Su “Io Loro E Lara” ci sono Alessandro Blasi degli Strenght Approach e Josh dei To Kill che fanno gli spacciatori in discoteca (!), Massimiliano Carnevale dei GC fa il matto che distrugge il negozio di dischi di Verdone su Posti In Piedi In Paradiso, e poi se vedi questa foto di Gangs Of New York potrai riconoscere vari membri della Roma HC di quegli anni… per non parlare dei To Kill che facevano la parte di dei ragazzetti Goth su una scena di Angels & Demons!!!!

Photobucket
Roma HC su Gangs Of New York: Luchino (Payback), Davide (Open Season), Pierpaolo (Redemption), Capoccia (Concrete), Josh (To Kill), Gianni (Growing Concern), Simone (Timebomb), Sandrone (Superstar/Volume), Giando (Notorious), Ciccone (Opposite Force)

Mi ricollego ancora alla column apparsa su "The Past The Present" e sull'importanza della parte politica nell'hardcore. Cosa intendi per politica? Io per esempio la intendo come una forte presa di posizione che abbraccia lo straightedge e il veganesimo ma anche i rapporti con le altre persone... In più mi è piaciuto molto quando hai scritto che per te lo straightedge è andare contro soprattutto le multinazionali ed i loro prodotti...
L’Hardcore culturalmente ti spinge a esplorare nuove idee, ad intrecciare rapporti con persone e situazioni simili e diverse, e se necessario a contestare lo status quo,qualunque esso sia al momento .
I dischi dei Crass, Discharge, MDC hanno portato generazioni di persone a farsi tante domande e andare oltre ai valori ufficiali che venivano propinati negli anni della guerra fredda, soprattutto quella follia ideologica collettiva che era stata strumentale alla giustificazione della violenza come mezzo di cambiamento sociale degli anni 70 e 80 in Italia.
Da ragazzino era una situazione molto chiara, netta: pace o morte nucleare! E anche i gruppi apparentemente meno politicizzati, hanno sempre portato il seme di un altro tipo di critica sociale, di spinte positive e allo stesso tempo dissacranti. In più il senso di aggregazione internazionale della scena Hardcore era talmente forte e radicato, che era stato in grado di muovere, spinti dagli stessi valori, collaborazioni intense fra persone e entità di paesi lontani, difficili, a volte ostili.
Lo Straight Edge è un gesto di anticonformismo. Se ascoltiamo musica diversa, esploriamo idee politiche diverse, nuove maniere di gestione della socialità, dobbiamo per forza comportarci come tutti gli altri? Rifiutiamo le multinazionali ma ne fumiamo le loro sigarette, beviamo i loro superalcolici. Lo stato e la mafia sono in connivenza e noi li aiutiamo comprando le droghe con cui loro finanziano le loro operazioni di oppressione sociale.
Io non credo in una cultura di astinenza e di ascetismo semireligioso, il mio rifiuto dell’autodistruzione viene anche dall’aver visto molti amici della mia famiglia quando ero piccolo, o persone vicino a me – spesso molto creative – rovinate dall’abuso di droga o alcol.
La scelta Straight Edge suscita sorpresa o disagio nelle persone “normali”, soprattutto quando non è la conseguenza di qualche dogma religioso, ma sono ancora sorpreso dell’ostilità nella reazione da parte della scena Punk e Hardcore.
Per quanto riguarda la scelta vegetariana, è per me la conseguenza naturale di un approccio verso la società, di rigetto della violenza dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla natura, del mors tua vita mea. Nel ventesimo secolo sono stati messi in discussione e combattuti per la prima volta la schiavitù, la pena di morte, la divisione in caste sociali inattaccabili, il razzismo e il sessismo. Tutti concetti e consuetudini assolutamente accettate come norma per millenni. Credo che l’affrancarsi dalla necessità di schiavizzare, torturare e uccidere gli animali sia uno – e non l’unico - dei prossimi passi necessari per una società più giusta e civile.

Credi che l'hardcore abbia ancora la forza di spronare le persone a divenire protagoniste della propria vita invece che semplici spettatori?
Mi sembra un ottimo sunto. E’ effettivamente così. Dall’organizzare un concerto, fare un manifestino, vendere dei dischi, fare un gruppo, credere nel significato profondo di vivere in pienezza se stessi.

Non credi che uno degli errori in cui il movimento straightedge è caduto sia stato quello di essere spesso molto elitario, quasi fosse un club in cui chi era all'esterno veniva guardato con sospetto e con odio? Certo però che chi si abbandonava a droghe ed alcol non è che aiutasse molto con i propri atteggiamenti...
Non credo molto a questo mito. Ne tantomeno nel voler etichettare lo Straigh Edge come un vero e proprio movimento. Certamente rappresenta uno stile di vita di rottura per molti, per lo più slegato dalle ideologie maggioritarie, ma che in qualche maniera minaccia alcune delle consuetudini della società e delle quali la maggior parte è schiavo senza nemmeno essersene accorto. È molto più semplice comandare quando si tratta con persone non consapevoli e prive di una propria ben strutturata coscienza. Ancora oggi é bizzarro come le persone vadano sulla difensiva quando capiscono che non ti droghi o non bevi (o non mangi carne), come se tu li giudicassi per quello che fanno.

Che progetti lavorativi hai per il futuro?
Il futuro è ancora un po’ da scrivere, ma oltre a altri lungometraggi, ci sono un po’ di progetti personali di documentari che sto sviluppando piano piano…

Non mi ricordo se hai militato in qualche gruppo...
Uno dei miei grandi rimpianti è, nonostante abbia frequentato gruppi e concerti per anni, di non aver mai imparato a suonare uno strumento! Per quanto riguarda i gruppi, prima di It’s Pounding In, all’Isola Nel Kantiere, Paolo Piccini si trasferì in Inghilterra per lavoro e ho fatto un paio di prove con i GC che cercavano un altro cantante… poi Paolo rientrò nel gruppo... (un altro candidato fu Fabrizio “Il Marinaio” che ora canta nei Payback) e ho fatto qualche prova in sala con un po’ di scenester romani in un momento di revival di amore per l’Hardcore a inizio anni 2000, poi sfumato nel nulla dalla nostra indolenza e impegni lavorativi vari!

Cosa ne pensi della reunion dei Growning Concern di qualche anno fa? Sei andato a vederli? Come li hai trovati? Cosa ne pensi in generale delle reunion che ultimamente vanno molto di moda?
I GC sono fra i miei migliori amici. La reunion fu fatta per lo Sparacchia Fest, un festival a Firenze in memoria di un ragazzo scomparso. La cosa gasò un po’ tutti perché ci si era divertiti, ma dopo alcuni altri concerti si perse interesse e divertimento – tutti troppo incasinati fra lavoro e distanze geografiche (Piccini vive in Lombardia). Il concerto di Firenze però fu veramente speciale.
Per quanto riguarda le reunion, sono sempre un po’ scettico. Certe cose andrebbero lasciate al tempo e le circostanze per cui sono esistite. I Clash dicevano “no Elvis, Beatles or Rolling Stones in 1977”… Per me addirittura l’unico vero concerto memorabile dei Gorilla Biscuits fu quello del 1989 a Bologna al loro primo tour, e già ero un po’ deluso da quello del 1991!... Però l’ultimo concerto dei Civ che ho visto quest’estate è stato sorprendentemente figo… come anche quello dei Corrosion Of Conformity… o alcuni concerti dei Cro-Mags...

Quali sono i concerti più belli che hai visto? Ho visto che in un flyer i Growning Concern hanno suonato con gli Isola Posse Allstar. Eri presente al concerto? Come vedevi questa commistione tra hardcore ed hip hop che poi sfocerà nel crossover?
Sono stato fortunato e ho visto dei concerti veramente intensissimi. Non saprei da dove cominciare... Il primo concerto che ho visto furono i Raw Power a Milano nel periodo d’oro. Ero un ragazzino e l’esperienza fu veramente forte, fra la gente che c’era e il chitarrista che si tuffava nel pubblico in continuazione. Un vero shock culturale.
Il concerto degli Youth Of Today a Milano fu quello che cambiò tutto – era la prima volta che si incontravano tante persone della seconda ondata dell’Hardcore italiano – tutti giovanissimi – e il concerto fu indimenticabile.
Run DMC e Public Enemy a Roma nel tour di It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back. Il rapper Paris in un centro sociale romano. Poi i primi concerti di gruppi americani a Bologna e Padova: D.I., Gorilla Biscuits, Slapshot, Agnostic Front, Down By Law. Tornavi a casa stravolto e senza più voce.
Fugazi al Forte Prenestino, con la corrente che salta alle prime note di Waiting Room e il pubblico che canta la canzone sino alla fine con il gruppo in lacrime per l’emozione.
Fantastici i primi Blow Out romani. Di un intensità e di una freschezza incredibile.
Fra i concerti che ho organizzato, quelli che ricordo con più piacere sono Bloodline e Transcend, Face Value, Feeding The Fire e Spawn e certamente il benefit con H2O e Civ, un mini concerto dei Gorilla Biscuits improvvisato in un centro sociale diroccato…
Tutti i concerti del tour Sick Of It All/Snapcase. Un po’ di concerti visti in giro negli Stati Uniti nei primi anni ’90: Green Day e Neurosis al Gilman Street, Fugazi davanti al palazzo del Congresso a DC, Into Another e Bad Trip a NYC, il benefit per la morte di Chuck Valle con i Cro-Mags riformati, e un concerto dei Warzone al CBGBs che mi ha lasciato come ricordo 6 punti al sopracciglio!

In questi giorni è uscito il video "RMHC 1989-1999" dove sei presente pure tu. Cosa ne pensi? Può essere un buon mezzo per far conoscere un pezzo di storia dell'hardcore italiano a chi per motivi geografici o di età non ha potuto viverlo direttamente. Ho visto il trailer e il discorso iniziale pronunciato da Tommy dei Concrete al loro reuinion show del 2009 dice molte cose...
RMHC ha chiaramente ha scatenato delle controversie. Come un film tratto da un libro che delude sempre chi lo ha letto e se lo è immaginato diverso.
Giulio Squillacciotti ha fatto un lavoro di amore e passione riguardo qualcosa che ci ha segnato tutti, cercando di farne vedere le diverse, diversissime anime e i cambiamenti negli anni. Solo per la pazienza che ha avuto nell’inseguirne i protagonisti, confrontandosi con personalità a volte anche difficili da gestire, bisognerebbe dargli il premio Nobel.
Giustamente ha anche deciso di sorvolare su tutte le polemiche, le inimicizie e le delusioni che potevano venire fuori dalle riflessioni su quegli anni, spingendo di più sul lato sentimentale e formativo dell’esperienza Hardcore a Roma.
Molti, dopo la proiezione, hanno polemizzato sulla mancanza di certe informazioni, sullo spazio dato alle interviste a certe persone o certi gruppi rispetto agli altri. A questi, fra cui anche molti amici, dico solo: staccate Facebook, spegnete il computer, uscite da casa e fatevi il vostro documentario!

Photobucket
Roma Crew 1994 @ Boschetto 104
foto: Jana Carboni

Photobucket
Roma Crew/H2O/CIV a Fontana di Trevi

Photobucket
Roma Crew 2012 @ Matrimonio Flavio & Tina

Photobucket
Roma Crew 2011 @ Picnic a Villa Celimontana

Photobucket
Roma Crew 2010 @ via Marco Aurelio

Bene, mi sembra di averti chiesto tutto. Grazie infinite per il tuo tempo e se vuoi aggiungere qualcosa sei liberissimo di farlo.
Si. Questa intervista chiaramente è piena di lacune rispetto alla storia dell’Hardcore romano degli anni ’90. Rileggendo le risposte alle tue domande, mi sono reso conto che ci sono così tante cose da raccontare e tanto è stato il contributo di molte altre persone, che ci vorrebbero mesi per farne una giusta cronaca.
Un intervista mirata dovrebbe essere fatta a Giuliano Calza della Break Even Point e soprattutto Paolo Petralia della S.O.A. Records. Senza di loro non ci sarebbero stati i dischi (fra i tanti) di Growing Concern, Open Season e Equality, ne tanti altri gruppi e concerti. In più, tanti sono stati i concerti organizzati da Cristianone dei Concrete, le serate al Circolo fatte da Costanza e i concerti della domenica pomeriggio al Garage a Trastevere.
Ho scritto parte della mia storia, le altre meritano di essere raccontate da chi ne è stato protagonista.

martedì 5 giugno 2012

Alessandro Ferri (Face X Reality).

Photobucket

Alessandro è stato il creatore di Face X Reality Fanzine Newsletter (una sorta di pagine gialle sulla scena straightedge italiana degli anni '90 primi 2000) e del relativo sito web nonchè mente dietro la band Extinguish, con all'attivo un paio di 7". Lo considero un mio caro amico benchè ci si veda non troppo spesso a differenza di 10 anni fa. A parer mio ha sempre avuto cose interessanti da dire e non si faceva troppi problemi, una cosa che gli invidio un pò, visto che io ero molto più sulle mie (forse perchè di interessante non ho quasi mai avuto nulla da dire ahahahah), ma tant'è. Let's go!

Allora Alessandro cominciamo subito con il parlare di cosa hai fatto e creato all'interno della scena hardcore. Mi ricordo le tue fanzine, la tua breve incursione nel mondo del vinile con un 7" compilation, e addirittura l'aver creato i siti web per Back Ta Basics Records e 25talife. Come eri entrato in contatto con Rick Ta Life e come è stato lavorare con lui? Che idea ti eri fatto di lui? Sei soddisfatto guardandoti indietro?
FaceXReality iniziò come 'zine/newsletter verso il 1997 per poi un paio di anni dopo essere affiancata dalla versione sul web, dove oltre a proporsi come mezzo per informarsi su quanto succedeva in particolar modo nella scena sXe italiana, man mano aggiungevo le interviste e i miei scritti che offrivano anche spunti di discussione per il relativo forum. La linea seguita era quella "diritta", lo straight edge, con ampio spazio anche per tematiche animaliste, ambientali ed etiche. La compilation 7" è stata semplicemente un'aggiunta a questo, sfruttando la rete di contatti che avevo ai tempi per via della 'zine ho avuto la possibilità di mettere insieme alcuni gruppi da diverse parti del mondo in un unico pezzo di vinile. Per Rick Ta Life ho fatto all'epoca il sito (una cosa molto amatoriale, come tutto il resto) della sua etichetta credo per il semplice motivo che non avendolo trovato quando lo cercavo, gli ho detto "ci penso io", penso ci conoscessimo già da qualche concerto di 25TaLife o Comin'Correct in Italia; ricordo in particolar modo la difficoltà nel decifrare alcune delle sue e-mail un pò confusionarie e in stretto slang NYC... yo wassup bro!
Soddisfatto di tutto? A conti fatti direi di sì, chiaramente alcune cose con l'esperienza che potrei avere una decina di anni dopo le avrei gestite magari in modo più razionale e meno istintivo, ma alla fine va bene così.

Progetto Extinguish. Come nasce? Da chi è composto? Ricordo che negli ultimi tempi eravate tu agli strumenti e Alex (ex Reprisal) alla voce. Avete inciso un paio di 7" per New Eden Records. Come ti sei trovato a lavorare con loro? Come li hai contattati? Hai mai pensato di farlo diventare un progetto full time? Che tipo di argomenti trattavano i testi? Avremo modo di ascoltare cose nuove?
La prima formazione di Extinguish comincia a provare nel 1999, eravamo in cinque da tre città diverse e questo ha reso da subito difficile il trovarsi regolarmente e infatti aveva portato in un primo momento all'abbandono del progetto, che poi è stato recuperato esclusivamente come progetto-studio da me e Alex. Con questa formazione siamo andati in studio di registrazione diverse volte nel periodo 2002-2005, i pezzi sono usciti su due vinili e cioè il 7" split (a tre) con Tears of Gaia (USA) e Statement (Uk) e il 7" "Downfall of civilization" entrambi sull'etichetta californiana New Eden rec. che si era offerta di farci uscire qualcosa contattandomi via e-mail all'epoca e semplicemente mettendoci d'accordo con una stretta di mano virtuale.
I testi trattavano principalmente di argomenti quali ecologia, animalismo e temi correlati ed erano la vera motivazione dietro al progetto, più che la musica per se stessa. Non ho mai pensato (dopo il primo periodo) di rimettere insieme una formazione completa né di suonare dal vivo perché questo avrebbe comportato troppi impegni nel trovare la gente giusta, fare le prove eccetera, mi sono sempre trovato bene con questa soluzione: zero prove, minima spesa per quanto riguarda le registrazioni e avanti così. Ultimamente stiamo vedendo con Alex se ci può essere la possibilità di completare un nuovo pezzo registrandolo da soli al computer, nel caso venisse fuori in modo decente lo inserirò direttamente sulla nostra pagina su YouTube, dove già sono presenti tutti gli altri nostri pezzi compreso l'ultimo che registrammo nel 2005 e che rimase inedito.

Ad un certo punto, per via di certe tue posizioni, sei stato vittima di attacchi da parte di alcuni esponenti della scena hardcore italica. Cosa ti ricordi? Chi fu che ti attaccò? E soprattutto perchè sei stato criticato?
Ricordo un pò di gente che mi esprimeva sostegno e ricordo anche numerose critiche, alcune in qualche modo costruttive, altre totalmente gratuite ed esagerate nei toni, ma chiunque si prenda l'impegno di andare in un certo senso contro lo status quo (pur in un ambiente come quello hardcore punk che dovrebbe essere per definizione più aperto a diversi modi di pensare) deve mettere in conto anche questo.
L'errore che alcuni facevano era quello di spostare sul piano personale discorsi che invece dovevano rimanere sui concetti, nel senso "non sono d'accordo con quanto dice quindi me la prendo con lui come persona". Anche il fatto a volte di usare toni abbastanza diretti e al limite del provocatorio da parte mia può avere influito in questo senso, ma puoi capire che se uno ha un approccio troppo accomodante poi anche il messaggio stesso rischia di perdere di efficacia, se ti dico "per me mangiare cadaveri di animali è sbagliato, ma se vuoi continuare a farlo a me alla fine non cambia niente" non credo che riuscirò mai a far partire una discussione o alimentare un bel dibattito...
Personaggi in particolare non ne ricordo bene, qualcuno me lo suggerivi tu a microfoni spenti ma a questo punto non credo valga la pena riprendere certi discorsi e parlare di gente che probabilmente ripensandoci adesso si comporterebbe in modo diverso anche nei miei confronti (o forse no!), ormai è roba passata.

Quello che mi è sempre piaciuto della tua attitudine è che tiravi fuori argomenti scomodi e li supportavi con argomerntazioni concrete, insomma non tiravi il sasso e poi nascondevi la mano. Mi ricordo di infuocate discussioni su varie messageboard. Nel 2012 la pensi ancora così oppure il tiro si è spostato verso altri lidi?
Apprezzo che mi venga riconosciuto almeno questo fatto dell'averci sempre "messo la faccia", che credo fosse dovuto a un giusto mix di coraggio e incoscienza proprio dei vent'anni. Prima di esprimere opinioni su qualsiasi argomento (e soprattutto su quelli più spesso trattati sulla mia 'zine, nelle sue varie forme) ho sempre cercato di informarmi, possibilmente in modo non superficiale e attingendo da fonti diverse, per poi mettere tutto insieme e trarre le mie conclusioni personali (e non precotte). Per questo motivo poi quando mi trovavo a proporre discussioni su determinati temi cercavo di essere in grado di supportare le mie motivazioni con i giusti argomenti, credo sia semplicemente il modo giusto di procedere anche per rispetto di chi ti ascolta o legge (e che però non sempre ricambia questo sforzo, limitandosi a buttarla sull'insulto facile...e in questo senso il mezzo della rete aiuta, come ho avuto modo di constatare personalmente tante volte all'epoca, ma ormai pazienza).
Nel 2012 la penso esattamente come sempre sulla totalità degli argomenti di allora con la differenza che non ho più la voglia di cercare il confronto con gli altri, e spesso limitandomi a tenere per me le mie opinioni.

Indubbiamente rispetto a 12 anni fa la scena hardcore è cambiata. Molto più modaiola e magari meno politicizzata. Resistono alcune sacche che producono ottimi gruppi. Segui ancora la scena? Quali sono i tuoi più recenti ascolti e cosa ti ha colpito di più?
Non seguo più molto le cose attuali, anche perché sarà la mia impressione, ma di cose che meritano l'attenzione ne vedo poche, e a volte si tratta semplicemente di nuovi gruppi di gente già coinvolta in passato in altri progetti. Spesso purtroppo le cose "nuove" sono poco più di ennesime riproposizioni di roba già sentita e schemi preconfezionati, quindi a questo punto mi riascolto gli originali oppure recupero ristampe di cose che non avevo. Anche dal punto di vista dei contenuti ho paura che si proceda molto per copia e incolla, i gruppi crust-punk che dicono quello che tutti si aspettano che dicano (no alla guerra sì alla pace), quelli alla Terror/Madball/Hatebreed che fanno i duri, quelli old school con i testi su amicizia e tradimenti alle spalle, eccetera...alla lunga prevale la noia sia musicale che di contenuti. Le mode non le seguo (...al massimo le anticipo!), quindi non saprei cosa va di moda adesso e se sarà ancora così fino alla fine di questa intervista.

E' di pochi giorni fa uno scambio di email tra alcuni noti personaggi dei bei tempi che furono in cui si rivela il fatto che tu e Giangiacomo (Ivory Cage/Summer League/Ageing/The Guilt Show) vi vedevate ai concerti ma non vi salutavate. Mi è stato imposto di non pubblicare nulla ma la domanda mi sorge spontanea: come mai?
Ah benissimo, io ti suggerisco le domande da fare agli altri e tu le rigiri a me... a lui, dovevi chiederlo! A parte gli scherzi, come già scritto in occasione di quell'incontro semi-pubblico virtuale, la cosa partì da una discussione abbastanza futile, a lui scappò una parola che rivolta a me valutavo offensiva e quindi visto che sono sempre stato un gran permaloso, si tagliarono i rapporti per un pò (...di anni), poi ad un certo punto lasciammo perdere, anzi se ricordo bene fu lui a ricominciare a salutarmi (di questo gli devo dare atto...sarà che è più grande di me e quindi è maturato prima?) e a ripensarci adesso, alla nostra età e con cose sicuramente più importanti a cui pensare, certe cose non possono che far sorridere.

Parliamo di straightedge. Lo sei ancora? Credi che possa essere ancora uno strumento per far la differenza, anche se il più delle volte viene sputtanato da atteggiamenti risibili? Come mai secondo una volta droppato lo straightedge quasi tutti si danno all'acool in maniera sfrenata? Paura di rimanere indietro o voglia di recuperare il tempo perduto? In fin dei conti io sono straightedge non solo perchè è fico indossare le magliettine col logo rip off della Coca Cola, ma anche perchè dietro a droga, alcool, ecc. si nascondono giri di soldi sporchi e sfruttamento su larga scala...
Ho sempre avuto una certa difficoltà (che col tempo è andata via via crescendo) ad associare qualsiasi etichetta alla mia persona, ma in certi periodi e in certi ambiti come in questo caso il termine straight edge nell'hardcore, ne ho fatto uso più che altro per praticità, per non ricominciare tutte le volte il discorso da capo.
Se con la tua domanda vuoi chiedermi se sono sempre dell'idea che certe sostanze quali alcolici, tabacco e droghe in generale siano da evitare totalmente e se il mio stile di vita rispecchia questo modo di pensare, ti rispondo: certamente!
I motivi per portare avanti questo discorso sono tanti e tutti a loro modo validi, e vanno da una tendenza personale (mai provato nulla di tutto ciò, mai avuto la tentazione di provare e anzi, ho sempre disprezzato quella roba) fino ad arrivare a discorsi in un certo senso politici e sociali che diventerebbe un pò troppo lungo trattare in modo adeguato in questa occasione.
Ad ognuno trovare le proprie motivazioni, certo che se tutto si limita al voler indossare una maglietta o imitare qualche gruppo musicale, la cosa è destinata a durare poco come abbiamo già visto fin troppe volte.
Non mi sento però di dare giudizi troppo definitivi su chi abbandona questa scelta anche in maniera drastica, le ragioni possono essere le più diverse, in certi casi faccio fatica a comprendere del tutto certi cambiamenti e al massimo mi potrà dispiacere un pò se si tratta di persone che conoscevo in maniera differente, ma alla fine ognuno deve rendere conto principalmente a se stesso, almeno finché il suo comportamento non va a causare problemi ad altri.

Altro argomento che vorrei toccare è la questione animalista. Ai tempi tu ti facevi promotore di uno stile di vita vegetariano con prese di posizione molto forti. Alcuni arrivarono a muoverti delle critiche perchè sì parlavi parlavi ma non eri vegan. Adesso magari tu sei ancora vegetariano mentre chi ti attaccava si fa i milk shake da Mc Donald's.
Nella domanda c'è già gran parte della risposta. Gente che "o vegan o niente!" e che ora è...? Indovinato: niente. Seguo uno stile di vita vegetariano (con qualche limitazione in più, tipo le uova...al massimo dolci che ne contengono una minima parte) da più di quindici anni, mi sono sempre trovato bene ed è una cosa che consiglierei a chiunque, accompagnata da motivazioni etiche e morali che dovrebbero essere le fondamenta su cui questa scelta si basa, al fine di evitare che essa diventi appunto solamente un breve periodo di passaggio. Letture consigliate e sempre valide: Jeremy Rifkin "Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne" / Peter Singer "Liberazione animale".

Quali sono i concerti a cui hai assistito che ti rimarranno impressi nella mente per sempre?
Veramente non ho molti concerti singoli che mi vengono in mente, in generale mi è sempre piaciuto andare a concerti di gruppi che apprezzo e come occasione per salutare un pò di gente che non si ha la possibilità di vedere così spesso. Però se dovessi citarne qualcuno direi: Foo Fighters a Modena nel loro primo tour post-Nirvana del 1995, Ramones nel gennaio '96, Agnostic Front al Tvor festival del '97, Earth Crisis al RockPlanet sul finire degli anni novanta e tanti altri, e in tempi più recenti ricordo volentieri ad esempio Insted a Bolzano, Gorilla Biscuits al Velvet, R.A.T.M. allo stadio Braglia di Modena (luogo che altrimenti ho sempre frequentato in modo abbastanza regolare fin dalla giovane età per seguire le partite del Modena e negli ultimi anni pure del Sassuolo).

L'hardcore di oggi è sempre di più attaccato (almeno in certi giri) ai tatuaggi old school, a ragazzine vestite pin up, Facebook, Myspace e paccottiglia varia... Come ti poni in nei confronti di ciò? Stanno lentamente uccidendo l'hardcore? Secondo me no, anche se molto spesso ci siamo andati vicini...
Come ti dicevo prima, nei confronti delle tendenze del momento in fatto di abbigliamento e simili mi pongo con un atteggiamento di totale disinteresse e noia, discorso diverso per i social network che se usati per cose concrete come far conoscere il proprio gruppo o l'etichetta o la data di un concerto a più persone, possono anche essere utili e a mio parere non sono tanto questi ad uccidere l'hardcore quanto appunto, come ripeto, una sensazione di già visto e già sentito che inevitabilmente può cogliere un movimento iniziato ormai trent'anni fa e che magari ha già offerto quanto di meglio poteva dare in termini di musica e di idee.

La situazione politico/economica del nostro amato paese è ai minimi storici da un bel pezzo. Prima Berlusconi poi Monti, ma la musica è sempre la stessa. Due milioni di euro per la parata del 2 giugno e in Emilia la terra continua a tremare... Cosa ne pensi?
Berlusconi e Monti la stessa cosa... ma dove siamo, in un film di Alberto Sordi?!? Allora ve lo meritate, Alberto Sordi...e pure Berlusconi!
Anche qui discorso lungo, bisognerebbe partire almeno dalla prima Guerra Mondiale e via via fino ai giorni nostri per analizzare le cause di quello che sotto tanti punti di vista (culturale, economico, eccetera) è a tutti gli effetti un declino. Declino che rischiava di essere inesorabile se in un modo o nell'altro (e ovviamente grazie anche a sollecitazioni esterne) non si fosse arrivati al punto di commissariare la politica "ufficiale" che tanti danni aveva fatto e continuava a fare, per tentare di affidare la situazione a gente che quantomeno è più competente sui temi da affrontare, poi si può sempre discutere sulle soluzioni proposte ma sempre tenendo ben presente chi c'era prima (e che minaccia in qualsiasi momento di tornare ancora) e che situazione si era venuta a creare. Detto questo, staremo a vedere, anche perché dobbiamo ricordare che la condizione del nostro paese è strettamente collegata a quelli degli altri paesi europei e i problemi sono di portata mondiale e causati in gran parte dal sistema capitalista che ha dominato per tutto questo tempo e che comincia a mostrare i suoi grandi limiti anche nelle zone del mondo che fino ad ora avevano solo goduto di privilegi spesso ottenuti a spese degli altri.

Danilo (che ha accompagnato Alessandro in svariate trasferte concertistiche e che ricordo con molto affetto) lo vedi/senti mai?
Purtroppo avendo smesso di andare così regolarmente ai concerti anche il rapporto con molte delle persone della scena di quegli anni è andato un pò esaurendosi, magari in parte a causa mia che non sono mai stato poi così socievole come persona.

Hai mai pensato di tornare a pubblicare Face X Reality? Oppure magari di mettere su un blog per rinverdire i fasti (se mai ce ne sono stati) dei bei tempi che furono?
A volte l'ho pensato... per poi immediatamente scartare questa ipotesi! Ovviamente al giorno d'oggi il mezzo sarebbe esclusivamente la rete, cosa che allora (primi periodi di FxR, 1997/98 eccetera) non era affatto scontata, anzi ricordo che eravamo una specie di pionieri in questo senso, e si procedeva per tentativi, visto che internet non era ancora così diffuso come adesso. Ora come ora non ci sarebbero più i presupposti giusti, non saprei sinceramente a chi rivolgermi, allora FxR (e mi riferisco soprattutto nel web) si riproponeva di essere anche una specie di "pagine gialle" della scena straight edge italiana, un mezzo che servisse per entrare o rimanere in contatto con altri gruppi o persone e per sapere cosa succedeva in giro, adesso che questo "giro" in pratica non esiste più viene a mancare il terreno in cui muoversi. A ogni periodo le proprie esperienze.

Facciamo un passo indietro e torniamo per un attimo nel 1997. L'old school straightedge ritorna prepotente sulle scene quasi a a contrastare i suoni più metallici della new school da un lato mentre dall'altro assistiamo all'esplosione del fenomeno religioso con gruppi come xDisciplex, Overcome, eccetera. Cosa ti ricordi di quel periodo?
Non ne ho mai fatto una questione di suoni, mi sono sempre piaciuti sia gruppi dal suono più tradizionale che quelli quasi totalmente metal, magari meno quelli più indie rock e simili ma solo per una questione di gusti musicali. A fine anni '90 c'è stata una bella e importante ondata di gruppi che si rifacevano ai suoni diciamo del vecchio catalogo Revelation come Better than a thousand (di cui molti di noi ricordano volentieri il bel concerto a Padova), In my eyes, Ten yard fight eccetera (più una miriade di gruppi medio-piccoli che non hanno lasciato il segno in quanto forse un pò troppo anonimi) e fu una cosa interessante, così come per motivi diversi anche il discorso portato avanti dai gruppi che citavi tu e che inserirono tematiche religiose nei testi (accompagnate spesso da ottima musica come nel caso di xDisciplex...e anche qui il pensiero va a un "certo" concerto, insieme al loro side-project Shockwave, nel nord Italia...chi c'era si ricorderà!) anche se proprio di "fenomeno" non parlerei, ma di una buona serie di gruppi validi. Insomma questi, insieme ad altri, erano tutti filoni che aggiungevano motivi di interesse al discorso hardcore generale, argomenti di discussione e a volte anche di divisione tra chi apprezzava e chi meno, ma alla fine salutari per lo stato delle cose del movimento.
In quel periodo ('97 e dintorni) ho cominciato ad andare a sempre più concerti anche al di fuori della mia città e iniziato l'attività della 'zine, e di conseguenza è aumentato il mio impegno in prima persona nella scena e in particolar modo nell'ambito sXe. Ricordo con piacere tutti i gruppi straight edge italiani di quegli anni e le persone che ho avuto modo di conoscere e frequentare, l'elenco sarebbe lungo ma mando idealmente un saluto a quanti di loro leggeranno queste righe, anche se magari non ci si vede da tempo.

Come giudichi la tua esperienza all'interno dell'hardcore? Credi che ti abbia arricchito come persona?
Mah, parlandone di una cosa che comunque non è finita (continuo ad ascoltare quasi solo hc, ad andare a concerti hc, a comprare dischi hc da distribuzioni hc, vado a fare la spesa alla Coop con la maglietta di XChorusX...) ma magari limitandomi nella maggior parte dei casi a fare da spettatore, ripensando a quanto fatto certamente ho molti ricordi positivi.
Avere la possibilità di confrontarsi con altri, di esprimere le proprie idee con qualsiasi mezzo a disposizione (sia esso qualche fotocopia, uno strumento musicale, una pagina sul web...) non può che arricchire dal punto di vista personale ed essere da stimolo per interessarsi a quanto ci circonda senza accontentarsi di quanto ci passano i canali ufficiali, per mettere tutto in discussione, porsi delle domande.

Terremoto. Magari non ne hai voglia di parlarne ma vorrei chiederti come lo stai vivendo. Credi che dietro di esso ci siano solo cause naturali oppure possa celarsi la mano dell'uomo? Credi che considerando anche la situazione politico-economica italiana, si potrà ripartire in tempi brevi con una parvenza di normalità?
Penso sia troppo presto e che questo non sia ancora il momento giusto per mettersi ad analizzare quanto è successo, anche solo per una questione di rispetto nei confronti di chi si trova in una situazione di grave difficoltà a poche decine di Km da qui.
I fatti di questi giorni li sto vivendo con un misto di apprensione e di rassegnazione e senso di impotenza davanti a cose più grandi di noi che se mai ce ne fosse bisogno ci ricordano che l'uomo
non è il padrone del mondo ma che deve obbligatoriamente sottostare alle leggi che regolano il corso delle cose.
Bisogna sempre ricordare anche, prima di iniziare qualsiasi ragionamento, come nel nostro paese dal secondo dopoguerra ad oggi sia prevalsa un'idea di sviluppo che ha significato seppellire il territorio sotto montagne di cemento e continuare a costruire senza alcuna logica se non quella del maggior guadagno economico e sfruttamento di ogni spazio disponibile, e queste sono tutte cose che presto o tardi, in un modo o nell'altro rischiano poi di presentare il conto. Questo mi sento di poterlo dire.

Bene, mi pare di avere concluso... Grazie del tuo tempo e se vuoi aggiungi ciò che vuoi...
Grazie a te per l'interesse e il rispetto che mi hai sempre dimostrato. Non mi piace moltissimo parlare al passato, preferisco sempre pensare al presente o a cosa si può fare di nuovo, però occasioni come queste chiacchierate sono positive per documentare delle realtà che sono esistite (anche, se vogliamo, in dimensioni abbastanza limitate e in ambiti ristretti) e magari essere da ispirazione per chi vuole provare ad essere tuttora attivo e riprendere certi discorsi da dove si sono lasciati.
Scusa se inizialmente ti avevo promesso un paio di sparate provocatorie come ai vecchi tempi, in modo da creare polemiche e quindi far moltiplicare le visite al tuo blog, ma ormai non mi vengono più bene come una volta, sarà che anche io sto invecchiando? (anzi si dovrebbe dire..."maturando")
Un saluto a tutti.

domenica 3 giugno 2012

ManLiftingBanner.

Photobucket

Intervista con Michiel, voce di Man Lifting Banner, gruppo hardcore straight edge comunista olandese attivo nella prima metà degli anni '90 riformatosi di recente.
Intervista a cura di Alessandro Ferri. Foto di Mateus Mondini.

Per iniziare, due parole sull'uscita del vostro doppio LP "The revolution continues". Quante copie sono state stampate, eventuali edizioni limitate, argomenti trattati nei testi dei nuovi pezzi...
In un primo momento "The revolution continues" doveva essere semplicemente una ristampa su vinile della nostra discografia visto che i nostri dischi erano fuori stampa da tempo almeno in questo formato, poi dopo la reunion che abbiamo fatto nel 2008 abbiamo deciso di riprendere a tempo pieno l'attività come Man Lifting Banner e quindi ricominciare a provare e a scrivere nuovo materiale; le canzoni sul primo lato del primo disco sono il risultato di questa decisione. I nuovi pezzi sono sulla stessa nostra linea politica di sempre e sono influenzati dalle impressioni che avevamo nei riguardi delle rivolte che stavano avvenendo negli stati arabi, e in generale sullo stato del mondo capitalista dei nostri giorni e di conseguenza sulle possibilità di ribellarsi ad esso. Il disco è stato stampato in duemila copie, di cui circa 500 in edizione limitata "Exploited Live On Stage" in vinile rosso, per Crucial Response records. Faremo inoltre versioni con copertine speciali stampate a mano che verranno messe in vendita ai nostri concerti, disegnate da nostri amici, probabilmente limitate a 50 copie numerate; la prima di esse sarà pronta per il concerto di Monaco in Germania il 10 giugno, una zombie cover disegnata dall'illustratore e membro del gruppo Human Alert, Roel Smit.

Quali sono le ragioni e le motivazioni che vi hanno spinto a riunire il gruppo? La tua opinione in generale sui vecchi gruppi hc che si riformano? Differenze principali tra la scena hardcore di allora e quella di adesso (considerando anche, ad esempio, l'avvento e la diffusione di internet)? Hai l'impressione che la gente sia ancora interessata a recepire qualche messaggio attraverso la musica o semplicemente ci si accontenta di comperare qualche disco o maglietta e divertirsi ai concerti?
Non vado molto spesso ai concerti, frequento soprattutto l'OCCII ad Amsterdam dove di solito c'è un giusto mix tra vecchie e nuove generazioni di persone all'interno della scena hardcore, senza grosse differenze o divisioni. Credo che musicalmente la scena hc abbia tuttora molte cose interessanti da offrire, diversi nuovi gruppi che suonano un ottimo old school. Ci sono anche cose decisamente meno interessanti in giro ultimamente, gruppi dai nomi improbabili e da una non ben precisata attitudine...forse sono io che sono troppo vecchio per mischiarmi con certe cose, a me continuano a piacere quei gruppi che suonano un hardcore vecchio stile, veloce e compatto e con buone idee a supporto dell'aspetto prettamente musicale.

Negli ultimi anni sono usciti diversi libri e film/documentari sull'hardcore e lo straight edge, in uno di questi (il volume "Sober living for the revolution", uscito anche in Italia col titolo "Straight Edge", Shake edizioni) è presente anche una vostra intervista. Credi che attraverso questi mezzi si possa riuscire a catturare il vero spirito di questo movimento? Chi non ne è stato partecipe in prima persona può arrivare a capire a fondo quello di cui si sta parlando?
Spesso la questione è il tipo di approccio e di percezione che ha l'autore riguardo l'argomento in questione, nel caso del testo a cui facevi riferimento penso che Gabriel abbia scritto un bel libro su una cosa in cui crede fermamente, ossia un certo tipo di straight edge mescolato a idee politiche, pur non forzando la propria visione sugli altri come se fosse l'unico modo giusto di vedere le cose ma limitandosi ad offrire il proprio contributo a quanti sono interessati a quello che gira attorno all'hardcore. Lo stesso concetto di Hardcore è in fin dei conti molto personale e dipende da come ciascuno lo vive assieme alle persone a lui vicine e al periodo in cui si trova a vivere. Io mi sono avvicinato alla scena hc attorno al 1984-1985 e sicuramente la situazione era diversa rispetto ad ora, ma le sensazioni che avevo allora sono più o meno sempre le stesse di adesso, avevo la convinzione che questo movimento avesse un certo potenziale per quanto riguarda la possibilità di cambiare cose, forse non è stato proprio così ma questo ha comunque aiutato al fatto che io rimanessi in qualche modo attivo politicamente, cosa che ritengo più importante di qualsiasi etichetta.

Ad inizio anni '90 avete fatto un mini-tour di alcune date in Italia (oltre ad aver contribuito con due pezzi dal vivo alla "Anti racist" compilation su LP uscita all'epoca per le etichette italiane Green rec. e SOA). Qualche ricordo di quei concerti?
Quel tour fu organizzato da Giulio ed altri suoi amici, abbiamo fatto diversi bei concerti insieme a Think Twice, Freddy, Gonzo e tutti gli altri membri del gruppo erano grandi, così come anche By All Means. Abbiamo suonato principalmente al nord, mentre la data di Roma non andò a buon fine. Era stata organizzata in un centro sociale, dove fecero entrare la maggior parte delle persone gratis e non ci volevano pagare, poi ci dissero che stavano avendo problemi con le autorità locali...noi a quel punto volevamo fare almeno un set acustico ma non ci fu data la possibilità, insomma diciamo che stiamo tuttora aspettando di recuperare quel concerto. Oltretutto perdemmo un sacco di soldi ma comunque ci divertimmo e incontrammo ottime persone, fermandoci a casa del nostro amico Inti e passando un pò di tempo insieme ad Andrew (Equality), Loco, Venezuela, Yana. Paul e Olav dormirono nel furgone e per fortuna, visto che qualcuno ad un certo punto cercò di entrare per rubare la nostra strumentazione...Anche il concerto a Francoforte durante il viaggio di ritorno dall'Italia fu molto positivo. Abbiamo qualche video di quel tour, si vedono delle belle scene del concerto di Padova tra cui l'ultima volta che ricordo di aver visto Olav fare stagediving, oltretutto senza scarpe!

Sono consapevole che quanto sto per chiedere potrebbe portarci a discorsi che sarebbero decisamente lunghi e impegnativi da affrontare, comunque proviamo lo stesso... Può ancora avere senso, e in che modo, parlare di comunismo ai giorni nostri, in un mondo che sembra andare piuttosto nella direzione opposta (cioè sempre maggiori ricchezze nelle mani di sempre meno gente) a quel tipo di ideologia che oltretutto, mi permetterai, ovunque abbia conquistato il potere si è poi purtroppo rivelata solamente un'altra forma di sistema opprimente e totalitario? (...inutile stare qui a citare tutti i paesi ai quali faccio riferimento, li conosci sicuramente meglio di me) Può veramente continuare ad essere proposto come valida alternativa al capitalismo? Ancora, nel comunismo si fa spesso riferimento alle persone col termine "lavoratori", ma nella nostra società il concetto di "lavoro" è spesso sinonimo di iper-produzione, alienazione dell'individuo, sfruttamento delle risorse naturali, inquinamento...come può tutto questo andare d'accordo con idee di giustizia, libertà e in generale con la visione di un "mondo migliore"?
Parlare di comunismo e rivoluzione ha senso ora più che mai.
Qualsiasi persona che abbia una minima conoscenza della situazione ambientale, del sistema economico e della violenza usata come mezzo per imporre la cultura capitalista sarà d'accordo che questo sistema non funziona e che deve essere fermato, visto che è causa di morte per milioni di persone ogni anno pur essendoci teoricamente la possibilità di garantire a chiunque un'esistenza almeno decente.
Molti sostengono che il comunismo non può funzionare ed è visto in modo negativo in quanto sinonimo di oppressione. A questi rispondo di dare un'occhiata a tutta la violenza a danno delle popolazioni civili causata dalle guerre portate avanti in nome della democrazia (per chi volesse cifre esatte, consiglio di riguardare il documentario di Michael Moore "Bowling for Columbine"), ma questo non significa che sia l'idea stessa di democrazia ad essere sbagliata.
Tutto deve partire dal basso, dalla gente, e non dalla ricerca di guadagno economico, petrolio, influenza sul mercato mondiale eccetera.
Comunque no, non è il modello Stalin quello a cui ambiamo, e neanche la Corea del Nord o Cuba, ma allo stesso tempo pensiamo che la rivoluzione russa abbia dimostrato nei suoi primi tempi come i lavoratori uniti possano riuscire a rivoluzionare il sistema e prendere in mano le proprie vite. Successivamente essa si trovò isolata in quanto rivoluzioni analoghe non andarono a buon fine ad esempio in Germania o Italia e anche in Russia fu completamente stravolta da Stalin e dai suoi compari che cominciarono a comandare sulla loro stessa classe operaia a costo di milioni di morti e di deportati, molti di essi a loro volta comunisti.
In quanto al concetto stesso di "lavoratori", che piaccia o no occorre tenere presente che alla fine dei conti esiste solamente una piccola parte di persone e di capitalisti, il 10%, che detiene più dell'80% delle ricchezze complessive (fonte: The Economist).
La maggior parte della gente nel mondo è obbligata a vendere la propria forza lavoro per paghe molto ridotte in proporzione a quanto producono, siamo noi stessi che paghiamo anche per i ricchi e nonostante questo si vorrebbe sostenere che i lavoratori non dovrebbero avere il controllo sulla loro produzione? Questa è solamente una posizione arrogante ed elitista che alla fine fa il gioco del capitalismo. Proprio per il motivo che noi produciamo e loro comandano, bisogna prendersela con chi vuole trarre profitto ad ogni costo e chi vuole sfruttare il pianeta il più possibile perchè tanto alla fine i ricchi avranno sempre più possibilità di accesso all'acqua pulita, al cibo e a ogni genere di lusso e cercheranno sempre di nascondersi e di mettersi al riparo dalla possibile rabbia dei poveri. Se invece noi, i lavoratori, la parte più povera e in teoria meno acculturata della popolazione prendessimo il controllo della situazione, sicuramente avremmo più interesse a fare in modo che le nostre attività non vadano a distruggere l'ambiente in cui noi stessi dovremmo poi vivere. I ricchi non hanno interesse a preservare l'ambiente perchè sanno che avranno comunque sempre accesso ad ogni comodità, almeno fino a quando gli altri non saranno stanchi di subire questa situazione.
Sono stato a Manila una volta e ho potuto vedere chiaramente con i miei occhi le diseguaglianze che ci possono essere anche tra persone che vivono nello stesso posto. Eravamo sulla pista d'atterraggio per elicotteri vicina al campo da tennis di una scuola internazionale e tutto intorno piscine olimpiche con l'acqua cristallina, infermeria interna con tutte le migliori attrezzature possibili, McDonalds, sale per conferenze, computer moderni, un insegnante ogni dieci studenti eccetera, e appena più in là, la peggiore delle baraccopoli dove non hanno neanche un goccio d'acqua pulita a disposizione. Lo studente che ci faceva da guida ha notato il nostro imbarazzo e ci ha detto di non farci caso che tanto quell'area sarebbe stata ripulita entro un paio di settimane.
Ecco, io sono sempre dalla parte dei lavoratori e dei poveri che non credo possano essere accusati delle colpe che invece sono da attribuire a chi con il loro modo arrogante di comandare, il mondo continua a distruggerlo. La libertà non può esistere finché c'è la povertà, perché la vita deve essere qualcosa di più che semplice sopravvivenza, e l'unica via per ottenere vera libertà e uguaglianza è lasciare che noi poveri stupidi lavoratori prendiamo il controllo...o dovremmo forse morire rimanendo silenziosi solo perché abbiamo paura che persone normali come me e te abbiano più potere? Negare alla maggior parte delle persone di questo pianeta i propri diritti è la causa principale che porta all'alienazione, il non avere il controllo sulla propria esistenza. La rivoluzione ci metterà nel posto del guidatore.

Sul fatto che il capitalismo abbia fatto molti danni penso non ci siano dubbi, i dubbi mi sorgono quando mi proponi il comunismo come alternativa a ciò, ricordando quello che la storia del secolo scorso ci ha insegnato...credo sia ormai giunto il momento di lasciare un pò perdere le ideologie del '900 e impegnarsi a cercare nuovi tipi di soluzioni ai problemi dei giorni nostri (quando ci sono sei miliardi di persone nel mondo è quasi automatico che molte di loro vivranno in povertà, visto che in ogni modo non ci sono abbastanza risorse per permettere a tutti di condurre una vita di un certo livello di benessere, se non vogliamo in breve tempo finire di inquinare e distruggere quanto è rimasto disponibile). Detto questo, ovviamente, massimo rispetto per le tue opinioni.
Volevo chiederti due parole anche riguardo l'importanza di mantenere una posizione di rifiuto di droghe e alcolici, tutte cose che a conti fatti, se solo consideriamo la storia dei decenni scorsi, hanno sempre avuto un ruolo significativo nel mantenere le persone passive e lontane da qualsiasi cambiamento positivo.

Anche chi fuma, beve alcolici o fa uso di droghe può avere la capacità di prendere parte alla lotta, se guidato da sincere motivazioni, anzi in linea di massima secondo me chi segue lo stile di vita straight edge tende ad essere più conservatore e consumista di tanti altri, quindi non mi sentirei di giudicare le persone da questo punto di vista. Ovviamente essere troppo dipendenti da certe sostanze non può che essere negativo per chiunque, ma se uno riesce a mantenere la giusta dose di senso critico e attivismo, alla fine cosa importa? La gente tende a ricercare questi diversivi perchè la vita sotto il sistema capitalista è più accettabile se ci rimbambiamo con quelle sostanze, questo a causa del senso di alienazione che è il risultato di questo tipo di società. Cambiare questo sistema è molto più urgente che non dare la colpa ai sintomi del problema, e allo stesso tempo rimane importante far capire alla gente che quei diversivi non portano comunque a nulla di buono e anzi contribuiscono a mantenere la gente sottomessa invece di essere attiva nella ricerca di alternative a questo sistema. Conosco molte persone che riescono a bilanciare un uso in dosi limitate di certe sostanze e allo stesso tempo essere perfettamente attivi dal punto di vista sociale, questo può anche andare bene anche se personalmente sono contento di seguire uno stile di vita straight edge, visto che a me quella roba non è mai piaciuta.

Più che di straight edge in senso stretto parlavo più in generale, se solo pensiamo al ruolo che hanno avuto ad esempio LSD e droghe varie negli anni '60 o forse ancora peggio all'eroina negli anni '80 per le giovani generazioni (che potevano coltivare qualche speranza di cambiare le cose in meglio) credo che siamo d'accordo nel constatare che, su larga scala, uso di droghe e ambizioni di "rivoluzione" non sono mai andati tanto d'accordo.
Bene, per finire, qualche tour o singole date in programma, magari nuove registrazione?

Abbiamo intenzione di fare tre concerti prima dell'estate, uno in Germania e un paio in Olanda, e qualcun'altro dopo l'estate sempre in Olanda più due in Spagna. Dopo di questo, proveremo a registrare qualche pezzo nuovo e vediamo cosa succede. Grazie per l'intervista, chi ci volesse contattare può farlo attraverso la nostra pagina su Facebook, e a questo punto speriamo prima o poi di poter recuperare quel concerto a Roma, nel caso ci vediamo là!

Già che ci siamo, toglimi una curiosità...conosci quello che è stato forse uno dei gruppi punk italiani più famosi e significativi degli anni '80, CCCP?
Li conosco, ma se non sbaglio erano molto particolari, con influenze new-wave e cose più artistiche, giusto?
Qualche membro dei romani Comrades mi risulta essere ancora attivo, e ho visto che anche Assalti Frontali sono sempre in giro anche se in questo caso più che di gruppo hardcore siamo già sull'hiphop.
I miei gruppi italiani preferiti sono Negazione (primo periodo, fino a "Lo spirito continua") e Indigesti. Il mio primo concerto hardcore in assoluto fu BGK, Negazione e Lärm, e nel 1986 ho avuto modo di vedere dal vivo anche Indigesti. Kina hanno suonato molte volte qui in zona, ho visto anche Impact, e mi sarebbe decisamente piaciuto vedere un concerto di Raw Power di allora. Dall'Italia è uscito buona parte del migliore hardcore di sempre, Wretched, Crash Box, High Circle, Putrid Fever, Upset Noise, Declino, tutti gruppi che hanno dato un contribuito decisivo a far crescere e sviluppare l'hardcore in Europa, assieme anche alla fanzine TVOR. A mio parere Negazione hanno avuto la stessa importanza per l'Europa quanta un gruppo come Black Flag per gli USA.

http://www.facebook.com/manliftingbanner
http://www.youtube.com/user/mythoffreedom