domenica 30 settembre 2012

Culto Del Cargo | 7" | Autoprodotto.

Photobucket I Culto Del Cargo sono un gruppo proveniente dal Veneto di cui sinceramente ignoravo l'esistenza. Leggo dalla email che mi hanno inviato di essere attivi dal 2010 e che questo 7" limitato in 300 copie è del 2011. Leggo inoltre che in futuro usciranno con un nuovo 7" diviso con i Brivido, gruppo croato bello tirato. Musicalmente i nostri si definiscono d-beat, anche se io devo dissentire un pò da questa affermazione. Certo, qualcosa del suono figlio di Discharge e soci c'è, ma io piu' che altro parlerei di un old school veloce con voce tipo quei gruppi thrash della seconda ondata che sfociavano verso lidi death metal. La cosa che non mi convince troppo? La registrazione. Troppo pulita e sintetica, priva di quella sporcizia che invece un genere come il d-beat richiede. Ecco perchè piu' che d-beat mi pare hardcore old school prodotto molto bene. Detto questo il gruppo è valido, testi su alienazione, sfruttamente, lavoro avvilente, eccetera. I pezzi sono disponibili pure in free download, quindi se avete sete di nuovi gruppi italiani, dateci un'ascolto.

www.cultodelcargo.com
www.necessitohc.com/index.php?page=culto-del-cargo_ep2011#anchor

martedì 25 settembre 2012

Ed | Downhill Massacre | Video.


ED - "Future Primitive + Old shit since 2003" FOAD Records.

Il Cd conterrà 8 nuovi pezzi piu':

- Senza Ragione ep 7" (2009)
- Nailed to the board LP (2007)
- Split Sumo/ED 7" (2005)
- Possibilità Deviate (2003)

www.foadrecords.it

mercoledì 19 settembre 2012

La Prospettiva | Inquieti Tempi | Lp/Cd | Varie Etichette.

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Se i Contrasto sono il miglior gruppo hardcore italiano degli ultimi 10 anni, i La Prospettiva sono di sicuro il miglior gruppo italiano uscito da 2 anni a questa parte. Gruppo che con i Contrasto condivide il cantante (nei Contrasto seconda chitarra) e batterista, il gruppo di Cesena torna dopo due gradevoli cd. Qui finalmente ci dimostrano cosa sanno fare. Hardcore old school moderno, con tempi ultra veloci e stacchi mosh, voce urlata e come al solito un gran lavoro di batteria da parte di Teo. Intro piu' 8 pezzi al fulmicotone ottimamente suonati, con un gusto molto gruppi Bridge 9 della nuova generazione nelle chitarre ed un basso suonato in maniera perfetta da Laerte (che dal vivo è pure uno spasso, visto che non sta fermo un minuto). Testi molto personali completano un gran disco, che vi consiglio di fare vostro. Ah, come dimenticare poi il solito lavoro magistrale di serigrafia su vinile (infatti è un one side, cioè i pezzi sono registrati solo su un lato) e copertina eseguito dall'ormai leggendaria Serimal di Michele La Quieta/Raein. Se proprio non avete il piatto, fatelo vostro in cd. (E ci hanno pure infilato il logo Forthekidsxxx, lusingato!).

www.facebook.com/la.prospettiva

sabato 15 settembre 2012

Contrasto | Tornare Ai Resti | Lp | Varie Etichette.


I Contrasto sono in assoluto il miglior gruppo hardcore italiano degli ultimi 10 anni. Non lo dico perchè sono dei miei amici. Lo dico perchè è così punto e basta. Dopo alcuni cambi di formazione, con l'arrivo di Tommo alla seconda chitarra e di Teo alla batteria (rispettivamente cantante e batterista dei La Prospettiva, altro gruppo di Cesena che vi consiglio caldamente di ascoltare) i nostri tornato con un nuovissimo album. Parole prima che musica. Parole che bruciano, fanno male e ti colpiscono al volto. Non fanno sconti i Contrasto. Storie di disperazione e di disperati si intrecciano in un panorama politico culturale ed economico che neanche nei miei piu' terrificanti incubi avrei mai creduto di poter vivere. Sì, perchè ciò che l'Italia (ma il mondo piu' in generale) e' un incubo. I Contrasto sono qui a ricordacelo, facendoci notare che le nostre vite apparentemente appaganti e piene di cose luccicose e colorate in realtà sono solo la buccia di un frutto marcio ed in putrefazione. Musicalmente? Old school che sfocia nell'ultra core, randellate da un paio di minuti sputate dritte in faccia. Menzione particolare per il lavoro svolto da Teo dietro le pelli, super preciso, vario e che non sbaglia un colpo. Curatissimo graficamente con booklet interno e cd. Fatelo vostro. L'hardcore è questo. Punto e basta.

www.contrastohc.com

domenica 9 settembre 2012

Enrico Manicardi | Infezione.

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Intervista a Enrico Manicardi, già chitarrista di Infezione, membro del Circolo La
Scintilla e autore di due libri editi da Mimesis Edizioni. A cura di Alessandro Ferri.

Direi che possiamo cominciare introducendo il tuo nuovo libro appena uscito per Mimesis Edizioni, L'ultima era. Temi trattati, continuità col precedente Liberi dalla civiltà...
L'ultima Era (Mimesis, 2012) analizza la civilizzazione come fenomeno patologico: dalla sua comparsa, 10.000 anni fa, fino agli effetti disastrosi che produce sul nostro presente. È un testo diviso in tre parti: la prima guarda alle nostre misere condizioni attuali, la seconda a come stavamo prima dell'avvento della civiltà e la terza immagina qualche soluzione possibile per cominciare a decivilizzare la nostra vita. Credo sia un contributo capace di stimolare tutti quegli spiriti liberi che sono interessati a chiedersi quali siano le cause della crisi ecologica e sociale che ci divora.

Essendo ormai diversi anni che leggo testi su primitivismo e idee correlate, e avendone trattato più volte anche attraverso la mia (web)zine di allora non ho potuto che apprezzare molto il fatto che sia stato realizzato un libro come Liberi dalla civiltà, per di più in italiano (unico "difetto tecnico" se mi
posso permettere, potrebbe essere la lunghezza, che rischia di scoraggiare qualcuno, magari poco allenato alla lettura, ad affrontare il volume, anche se allo stesso tempo non saprei bene cosa si potrebbe "tagliare"). Se puoi fare una specie di bilancio, sia per quanto riguarda la circolazione del libro che sulla quantità e tipologia dei commenti ricevuti.

I riscontri che sono seguiti alla pubblicazione di Liberi dalla civiltà sono stati
semplicemente inaspettati. Ancora oggi sono chiamato a presentare le idee anti-civ. in convegni, presentazioni, dibattiti. Ancora oggi ricevo lettere di persone che hanno letto il libro e che vogliono mettersi a disposizione per cambiare se stesse e per contribuire in qualche modo a questa battaglia per il Vivente. Io stesso, sul mio sito (www.enricomanicardi.it), nella sezione “contatti e collaborazioni”, ho lanciato un appello alle persone di “buona volontà” per unire le forze, la creatività, la sensibilità in favore di questa grande rivoluzione: abbiamo la possibilità di cominciare a porci le domande giuste su ciò che provoca lo stato di estraniazione e miseria che affligge il cosiddetto “mondo ricco”, ed è ora di guardare in faccia alla realtà invece di lasciarsi sempre trasportare dalla corrente. Dipende solo da noi!

Gli argomenti che tratti nei tuoi libri sono fortemente legati alle teorie portate avanti da John Zerzan, il quale ha anche scritto la prefazione a “Liberi dalla civiltà” e ha fatto diverse apparizioni alle presentazioni di quel tuo precedente volume. Come sei venuto in contatto con lui e come si è sviluppata questa collaborazione?
Ho conosciuto le idee di John attraverso i suoi libri, negli anni '90. Poi quando venne per la prima volta in Italia, nel 2002, con i ragazzi del Circolo anarchico LA SCINTILLA riuscimmo ad organizzare una sua data a Modena. Personalmente lo
conobbi allora. Poi siamo sempre rimasti in contatto e quando decisi di scrivere un testo che raccogliesse in maniera organica le tesi di critica radicale alla civilizzazione (“Liberi dalla civiltà”, appunto) ne fu entusiasta e si rese disponibile a farmi la prefazione. John è una persona deliziosa, oltre che un pensatore anarchico acutissimo e di grande sensibilità.

Pensare di arrestare il processo di civilizzazione, e quindi di cementificazione, inquinamento, distruzione ambientale a livello globale, purtroppo, riesce veramente difficile immaginarselo, vista la disparità di forze in campo (o almeno non in tempi utili, prima che sia troppo tardi,
insomma). Obiettivi realisticamente raggiungibili possono comunque essere piccoli (microscopici, in confronto allo scenario globale) risultati a livello personale. Perdona il mio cinismo, ma è sempre stato il mio problema da quando affronto queste tematiche: la mancanza di proposte alternative realizzabili che escano dall'utopia per entrare nel concreto... insomma, la domanda è quella che
poni a pag. 512 di “Liberi dalla civiltà”, e cioè: "cosa possiamo fare?" oltre a togliersi la soddisfazione, per quanto capisco essere effimera, di poter dire: sono nato e vissuto in una gabbia, non ho forse nessuna possibilità di uscirne (anche perché forse sarebbe solo un passare da una gabbia a un'altra, magari pure peggiore)... ma almeno lo so!

Non credo che sia un fatto di poco conto quello di comprendere che siamo tutti in
gabbia, che siamo tutti sistemati all’interno di una grande tecno-locomotiva che corre all’impazzata verso il precipizio. Le persone, in genere non si rendono conto di questo, credono di essere libere, di essere fortunate a vivere nel mondo artificiale in cui viviamo. Comprendere che la situazione è al limite del collasso e che ci riguarda tutti in prima persona non è irrilevante. Certo, fermare la Megamacchina (la tecno-locomotiva) è l’obiettivo che dobbiamo perseguire e non vi è dubbio che sia un obiettivo molto ambizioso; tuttavia, non mi pare per nulla microscopico riuscire a cogliere la gravità della situazione e, intanto, cominciare a scendere dal treno. In fondo, sarebbe come pensare che siccome l’anarchia non esiste, avere idee anarchiche non serva a nulla. Anche se il mondo di oggi è tutt’altro che anarchico, io vivo i miei rapporti da anarchico, tesso relazioni libertarie, mi godo gli spazi di azione che conquisto insieme a coloro che condividono con me un certo modo di vedere le cose. Voglio godere di relazioni sensuali e libere, non autoritarie; preferisco il principio del piacere al senso del dovere; guardo alla sostanza delle cose più che alla loro forma; mi curo di vivere con gioia il presente invece di proiettare sempre tutto in un domani che non arriva mai; cerco ogni minima e possibile connessione con il vivente invece di separarmene in continuazione attraverso la mediazione di macchine, esperti, servizi. Insomma, anche se l’anarchia non esiste, il fatto di essere anarchico non è per me una consolazione, ma ciò che mi consente di provare a vivere la mia vita nella maniera più consona alla mia natura. Lo stesso vale per ogni altro aspetto della mia sensibilità. Sono critico verso la civilizzazione perché è la civiltà che mi ha messo in questa gabbia, in questo treno che corre verso il baratro; e se non mi è oggi possibile fermare da solo il treno, cercherò almeno di condurre la mia vita in modo tale da poter essere sceso del tutto quando questo si schianterà. Non è una consolazione, ma una necessità.

Arrivati a questo punto bisogna prendere atto di avere a che fare col fatto che non ci sia un "fuori" dalla civilizzazione, ma solo un "dentro". Ogni chilometro quadrato di terra anche solo lontanamente vivibile dal punto di vista umano, è sotto il controllo e le leggi di una o dell'altra nazione, e non c'è nessuna possibilità concreta di smarcarsi da questa situazione. Come fare
quindi per mettere in pratica stili di vita alternativi senza essere comunque dipendenti da tutte quelle attività umane che ci si propone di criticare?

Il nostro problema è proprio nella dipendenza dalla Megamacchina e dai suoi rimedi spettacolari. Dobbiamo liberarci da questa dipendenza perché più ne saremo legati, più saremo costretti a difendere la Megamacchina (e cioè la civiltà) invece che noi stessi. Pensiamoci un momento: nel mondo civile non facciamo più niente con le nostre mani, con le nostre gambe, con la nostra testa perché ci sono le macchine che lo fanno per noi; non ci muoviamo più, non ci incontriamo più (se non virtualmente, su internet), non ci tocchiamo più (salvo che per spingerci, stuprarci, picchiarci per ragioni sempre più stupide o perderci in inutili convenevoli di facciata). Per mangiare dipendiamo delle forniture alimentari dei centri commerciali; per vivere dipendiamo dalla
somministrazione di acqua, gas, elettricità, e dai diktat di chi fornisce il servizio; per il nostro sostentamento siamo in totale balia del denaro, e della conseguenteschiavizzazione lavorativa che ne deriva. Persino per ciò che riguarda la nostra salute siamo continuamente espropriati della capacità di comprendere i nostri stati interiori e ormai dipendiamo dall’assistenza sanitaria e dagli stregoni della Medicina col loro potere e il loro business. Insomma, nel mondo civilizzato siamo diventati dei disabili. O come diceva qualcuno, “siamo come dei polli in batteria: se qualcuno interrompe il flusso del mangime, siamo morti”. Allora, se c’è qualcosa che possiamo fare subito è cambiare radicalmente direzione: invece di diventare sempre più schiavi dei rimedi della civilizzazione, dobbiamo recuperare autonomia, ritornare ad essere capaci di sentire, di fare, di desiderare, di agire. Non è vero che esiste solo un “dentro” la civiltà, esiste anche un “fuori” che è innanzitutto nella nostra testa. Siamo noi che siamo convinti che non ci sia più alcuno scampo, perché è questo che ci fanno credere riempiendoci la testa con la loro propaganda totalizzante. Ma è un bluff, un trucco ideato per scoraggiarci. Certo, il Mostro è grosso ed invadente, ma la vita non è tutta in loro possesso, l’invasione civilizzata non è perfezionata del tutto, ed è nelle tante piccole e grandi crepe di questo universo artificiale che si possono scorgere i margini per una nostra concreta forma di Resistenza: autonomia, autosufficienza, auto-sussistenza, autogestione...

Un altro problema di cui tenere conto è l'irreversibilità dei danni causati dalle attività umane: parlando di inquinamento, cementificazione e via dicendo, siamo ormai ad un punto in cui è forse già troppo tardi per poter sperare di rimediare, e "tornare indietro" non sembra più una possibilità effettiva (a questo proposito mi collego agli scritti di James Lovelock, o ad esempio a un
testo come “Il mondo senza di noi” che spiega come gli effetti dell'inquinamento proseguirebbero per tempi lunghissimi o in certi casi per sempre anche nell'ipotetica situazione in cui gli uomini sparissero dalla Terra domani mattina). Come muoversi quindi, tenendo presente tutto questo?

Sono felice che ti chieda come fare a muoversi tenendo presente il degrado che l’essere umano civilizzato sta imponendo alla Terra, perché, come dicevo prima, “muoversi” non è una consolazione ma una necessità. Non credo che si sia già raggiunto il “punto di non ritorno”. La devastazione avanza a grandi falcate, non c’è dubbio, ma la capacità che ha la Terra di resistere a quella scoreggia malriuscita che è l’essere umano civilizzato è enorme. D’altra parte la Megamacchina va fermata, non ci sono altre soluzioni. Ecco perché mi batto non solo contro il Sistema, ma anche contro tutti quei finti oppositori del Sistema (si fanno chiamare “alternativi”) che ingannano le persone con i loro sermoni pseudo-ecologisti finalizzati solo a preservare tutta la merda che c’è, migliorandola un po’: vogliono l’economia, ma sostenibile; vogliono la politica, ma democratica; vogliono la tecnologia, ma a basso impatto ambientale; vogliono la protesta, ma senza protestare sul serio… Insomma, vogliono la Megamacchina, ma buona. Non si occupano dunque di fermarla questa Grande Locomotiva, la difendono e sperano che essa continui a correre più lentamente, più democraticamente, più ecologicamente. Non esiste un’economia che sia sostenibile perché l’economia è l’espressione della devastazione produttivista del mondo civile e dell’esaurimento dei rapporti sociali tra gli umani che la praticano; non esiste una democrazia più giusta di quella oggi presente nel mondo perché democrazia vuol dire potere (potere del popolo) e ogni forma di potere è, per definizione, l’istituzionalizzazione stessa dell’ingiustizia; non esiste poi una tecnologia a basso impatto ambientale perché la tecnologia è prodotta col lavoro schiavistico di migliaia di persone, a cominciare da quelle costrette in miniera 16-18 ore al giorno per estrarre coltan, silicio, terre rare, bauxite e tutti gli altri elementi necessari a creare i nostri cellulari, i nostri forni a microonde, i nostri Ipad, Ipod, Iphone e chi più ne ha più ne metta. Occorre insomma aver chiaro che la civiltà non può essere preservata, non può essere tollerata, non può essere accettata in qualche modo: tingere di verde le aberrazioni che essa promuove non ci libererà dal suo fardello. Ci dobbiamo liberare dalla civiltà, e finché non lo faremo ne resteremo mestamente sottomessi.

Trovo una certa idea della vita dell'uomo pre-civiltà forse eccessivamente "romantica". La vita dell'uomo primitivo era certamente più in armonia con la Natura e in ultima analisi, più libera, ma ho il dubbio che non ne avesse la consapevolezza (l'episodio delle popolazioni che rifiutano gli aiuti umanitari post-tsunami e che tirano frecce contro l'elicottero è suggestivo, ma la mia impressione è che non abbiano "rifiutato la civiltà" dopo accurate analisi che non sarebbero mai in grado di fare, ma semplicemente per paura di qualcosa che non conoscono. Poi, per sapere che fine fanno i popoli che affrontano gli elicotteri con le frecce, rimando al libro di Jared Diamond "Armi, acciaio e
malattie"...). Consapevolezza che deriva necessariamente dalla cultura, mezzo che ti permette di capire il "perché" del fare le cose, e si può capire come da un certo punto in avanti l'uomo (via via che si sviluppava il cervello) non potesse più accontentarsi di un'esistenza fatta semplicemente di raccolta del cibo e poco altro. La mia opinione è che la cosa gli sia poi sfuggita di mano
senza rendersene conto e che tuttora non se ne renda conto, o quantomeno non abbia la minima idea di come fare a saltarci fuori...

Noi che siamo individui culturizzati attribuiamo alla cultura tutti i meriti della natura, eppure Cultura e Natura sono luoghi semplicemente opposti. Non è assolutamente vero che solo la cultura possa darci consapevolezza, tanto è vero che i primitivi che per almeno 2,5 milioni di anni rifiutarono di praticare l’agricoltura preservando il loro stile di vita libero e selvaggio erano ben consapevoli degli effetti che essa avrebbe innescato, e vi resistettero proprio per quello. Essi non avevano alcuna cultura che li supportasse in questa comprensione perché avevano molto di più: avevano sensibilità aperta, intuito vivo, istinto a pieno servizio, sesto senso, buon senso e tutto quello che il nozionismo astratto portato dalla cultura ci toglie progressivamente. La questione non è come si forma la consapevolezza, ma avercela. E noi civilizzati, che siamo
iperculturizzati, titolati e dottorati, siamo infatti proprio quelli che l’hanno meno di tutti... Pensare poi che la vita primitiva fosse fatta solo di raccolta di cibo e poco altro spiega molto bene quanto il nostro condizionamento civilizzato c’impedisca di comprendere che la civiltà non ci ha arricchito la vita, ma ce l’ha resa vuota, triste, scontrosa, tossica, tetra.
I primitivi che cominciarono a praticare l’agricoltura, circa 10.000 anni, fa non lo fecero perché scontenti della loro esistenza, siamo noi individui civilizzati che siamo sempre più scontenti di stare in questo contesto artificiale che abbiamo edificato radendo al suolo una natura viva, e rincorriamo ogni nuova fesseria per sperare di dare una tregua a un’esistenza che ha sempre meno senso, che si trascina forzosamente per routine e ripetitività. I primitivi che cominciarono a praticare l’agricoltura non lo fecero per noia, ma perché costretti purtroppo da qualche necessità (il clima sostengono alcuni antropologi, l’avvento della cultura simbolica sostengono altri). Sapevano benissimo a cosa sarebbero andati incontro e vi resistettero il più possibile; e quando furono obbligati ad entrare nel vortice trita-mondo della mentalità reificante portata dall’agricoltura lo fecero con l’auspicio di tirarsene fuori prima possibile. Quelli di loro che non vi riuscirono (perché molti invece riuscirono a ritornare alla raccolta e allacaccia) formarono la base d’appoggio di quella neoplasia che si chiama appunto civiltà: un processo che si alimenta da sé e che si espande sino alla morte del paziente.
La civiltà non è l’effetto di quella che viene considerata come l’”evoluzione umana” (tanto è vero che ancora oggi, nel mondo, molti umani non la praticano e vi resistono), ma è un processo che si è espanso come un cancro per conquista militare, devastazione e schiavizzazione. Il senso del libro di Jared Diamond che hai citato tu è proprio questo: la civiltà produce città, potere gerarchico, lavoro, armi, acciaio, malattie che sono gli strumenti migliori per estendere militarmente la civiltà ovunque.
Fino al collasso di tutto. L’avvento della civilizzazione, insomma, non è stato unpassaggio dovuto allo sviluppo del cervello umano, ma un dramma al quale - alla fine - siamo stati tutti soggetti con la violenza. C’è forse qualcuno di noi che ha scelto di nascere in un mondo inquinato, aggressivo, esaurito relazionalmente e sull’orlo del collasso? La cosa tragica è che questo dramma non si ferma nemmeno davanti all’imminenza del collasso, perché il suo fine è il collasso.La vita primitiva non era un Eden, ma era una vita che valeva la gioia di essere vissuta perché ogni individuo disponeva di se stesso in modo pieno ed autonomo: non era stato privato delle proprie abilità di genere e messo alla mercé di una macchina o delle decisioni di un governo. Sapere che la propria esistenza è nelle proprie mani e non in quelle della valutazione fatta dall’esperto di turno è ciò che distingue una vita libera da una costretta al guinzaglio di chi l’amministra. Noi non siamo liberi!!!

Nei tuoi scritti alcuni termini ricorrono spesso, analizzati sotto una luce diversa da quella che la gente è abituata a considerare, mi riferisco ad esempio a concetti quali "proprietà'" (punto di partenza di tutto il processo di civilizzazione, circa diecimila anni fa), "lavoro" (peggiore invenzione
dell'uomo di sempre, rovinandosi la vita con le sue stesse mani!), "tempo" (in relazione all'esistenza umana). Saresti in grado in poche parole di introdurre questi concetti a chi appunto non avesse mai letto nulla a proposito?

In poche parole è impossibile, ma ci proverò: l’avvento dell’agricoltura, che è
considerato il punto di partenza della civilizzazione, ha innescato una serie di effetti disastrosi a catena di cui ancora oggi portiamo il carico insopportabile sulla schiena. Il primo regalino che la pratica della coltivazione ha consegnato all’umanità è stato il “lavoro”. Ridurre la terra a fattore produttivo vuol dire, prima di tutto, metterla a frutto, ma perché la terra possa essere messa a frutto (sfruttata) occorre lavorarla. Noi che
viviamo condizionati dal ricatto del lavoro, costretti a venderci quotidianamente in cambio di quel denaro col quale comprare tutto ciò che non siamo più in grado diprocurarci da soli, pensiamo che il lavoro sia qualcosa di inevitabile, che ci sia sempre stato. Non è così! Il “lavoro”, inteso come attività regolata e separata dalla vita, nasce appunto con l’agricoltura. Prima della sua comparsa esso non esisteva, e i membri delle comunità primitive godevano (e godono ancora oggi) di un’esistenza completamente affrancata da obblighi di produzione, da fatiche imposte, da malattie professionali e da tutta quella merda che gira in ogni luogo di lavoro (cartellini da marcare, ordini darispettare, pratiche assurde da eseguire…). Lo stesso vale per la proprietà privata, che deriva direttamente dal lavoro agricolo. Infatti, siccome coltivare la terra è un lavoro molto faticoso, chi coltiva è costretto a difendere il risultato del suo lavoro.
Hai mai visto un campo coltivato che non sia adeguatamente recintato e protetto? Il concetto di “proprietà” nasce proprio come sviluppo dell’agricoltura. Così come l’idea del tempo che abbiamo oggi. Noi, infatti, pensiamo al tempo come a qualcosa che si sviluppa su di una linea retta che va dal passato al futuro attraverso flussi circolari che ritornano su se stessi (l’anno solare). Si tratta di una costruzione culturale del tutto priva di alcun valore in natura, una costruzione funzionale solo alla perpetuazione di una società produttivista, e cioè fondata su cicli produttivi che impongono un lavoro a tutti e la devastazione della natura concepita come “risorsa”.
È solo credendo al “tempo” che si può arrivare a credere al mito del Progresso, al
“futuro migliore” o al fatto che il tempo lo si possa “perdere” e cioè che sia qualcosa di paragonabile al denaro (il tempo è denaro). I primitivi non credono al tempo (come lo intendiamo noi), essi vivono nell’”adesso”, proprio come fanno anche i civilizzati quando si divertono. Il problema è che i civilizzati non si divertono più: sgobbano, corrono, producono e riproducono i modelli della loro alienazione…

Spesso è inevitabile riscontrare una difficoltà oggettiva a trattare certi temi con gente che non è preparata a recepirli, anche solo per il fatto di non essersene mai interessata prima. Daniel Quinn in un capitolo di "Beyond civilization" consiglia semplicemente di lasciare perdere, in quanto una
discussione con persone che non hanno gli strumenti per sostenerla non porta da nessuna parte e rischia di essere una perdita di tempo quando non addirittura controproducente. Tu cosa ne pensi, avendo parlato (come ho potuto constatare di persona) anche in ambiti, diciamo così, non molto semplici da questo punto di vista?

Parlare, scrivere, confrontare opinioni, ascoltare gli altri non sono mai attività inutili. Anche se a volte sembra di parlare al vento, può sempre esserci uno spirito vivo ad ascoltare. E ogni individuo è fondamentale: pensa se non ci fossi stato tu a farmi questa intervista, o io a rispondere, o la persona che ora sta leggendo queste nostre considerazioni… D’altra parte, se qualcuno ritiene di non essere interessato a certi argomenti può sempre decidere di fare altro. Spesso, però, accade il contrario: si ascolta un qualcosa che non si conosceva e che c’incuriosisce, e allora si ha la necessità di approfondire, di comprenderne di più, di capire meglio.
La curiosità è sintomo di intelligenza, e anche nel mondo appiattito dalla tecno-cultura gli esseri umani restano soggetti dotati di intelligenza.

Zerzan, sempre riferendomi alla prefazione di “Liberi dalla civiltà”, ricorda come sarebbe il caso di lasciarci alle spalle le contrapposizioni basate sulle ideologie del '900 per affrontare i problemi a cui siamo di fronte con un approccio più attuale ed efficace. C'è qualche possibilità che questo
avvenga o alla fine la gente si trova più a suo agio nelle solite vecchie divisioni destra/sinistra, quantomeno per una questione di pigrizia mentale?

Credo che ormai sia chiaro a tutti che la Sinistra non è diversa dalla Destra. Vuole le stesse cose della Destra, utilizza gli stessi mezzi e persegue gli stessi fini. Se vogliamo che le cose cambino veramente dobbiamo cambiare radicalmente mentalità e cominciare a vedere non solo la Destra come un pericolo, ma anche la Sinistra. Perché la civiltà, e la devastazione sociale ed ecologica che essa espande, non distingue tra Destra e Sinistra, ed è foraggiata, difesa e glorificata da entrambe…

Dalla metà degli anni '80 hai fatto parte del gruppo hc/punk Infezione, con all'attivo due LP e un demo (anch'esso poi ristampato in vinile un po’ di anni fa). Qualche ricordo di quella esperienza, concerti in particolare che ti ricordi? Ascolti ancora i dischi di quel periodo, vai ancora a qualche
concerto? Che impressione hai a proposito dei vecchi gruppi che si riformano (se non sbaglio anche voi avete fatto alcuni concerti alcuni anni fa) e del fatto di ristampare le loro discografie? (nessun progetto in questo senso per quanto riguarda Infezione?)

La controinformazione musicale è stata una parte molto importante della mia vita. Per più di dieci anni (dal 1981 al 1993) ho suonato un po’ dappertutto: era il tempo dei Centri Sociali Autogestiti che nascevano ovunque, in Italia e all’estero. Tanto è stata importante quella esperienza che qualche anno fa (2006) ricomponemmo il gruppo e facemmo un paio di date. Non so cosa farò nel mio futuro, ma per ora sono così oberato d’impegni e di progetti che la musica non riesce a farvi parte. Sono al corrente del fatto che ci sono gruppi musicali che diffondono tematiche anti-civ., e questo è un bene. Quanto alla ristampa di vecchie discografie, dipende sempre dall’intento: se è quello di spezzare il mercato “nero” dello sfruttamento economico di dischi divenuti introvabili, l’intento è nobilissimo e va sostenuto in tutti i modi possibili.

È sempre la religione "l'oppio dei popoli" o ultimamente è stata soppiantata da altre cose che esercitano più attrattiva tra la gente dei nostri tempi, come la televisione, le tecnologie moderne, il calcio, il consumismo sfrenato, la ricerca dell'accumulo di denaro a tutti i costi... o magari l'oppio stesso (inteso come "droghe" in generale, mai così diffuse come ora)?
È vero, nei secoli scorsi per superare la frustrazione portata dal mondo civile non c’erano molti diversivi, e la religione la faceva da padrone: riusciva a indurre il popolo ad accettare il ruolo di schiavo del sistema, distraendolo dalla possibilità di prendere coscienza di quella condizione insopportabile.
Oggi la frustrazione non solo non è diminuita, ma è dilagata e dunque si sono diffusi anche gli “strumenti di distrazione di massa”, come li chiama Sabina Guzzanti. Sono d’accordo con te: oggi non c’è solo la religione a fare da oppio dei popoli (con il suo stuolo di culti new age) ma anche la tecnologia, la televisione, la pornografia, il gioco d’azzardo, il consumo di oggetti e di persone, l’accumulo di denaro e di cose, il calcio (e lo sport competitivo in genere)… E poi ci sono le tante nuove droghe che non hanno bisogno di metafore per dichiarare a tutti la loro funzione di anestetizzante sociale.

Centro sociale LA SCINTILLA. Importanza di avere spazi autogestiti che cercano di muoversi e di sopravvivere al di fuori delle solite logiche di mercato. Se hai qualche ricordo di come iniziò il progetto e come si sviluppò in seguito, e magari di un concerto o un'iniziativa in particolare tra quelle organizzate negli anni.
Il circolo anarchico LA SCINTILLA esiste dal 1986. È uno spazio occupato e
autogestito ove è possibile promuovere una logica di vita opposta a quella stabilita dal mondo civile. Intendo dire una logica diversa non solo dal punto di vista commerciale, ma anche da un punto di vista umano, relazionale, conviviale, politico. Insomma, una logica diversa da tutti i punti di vista, compreso quello della “cultura dello sballo” che invece purtroppo coinvolge tanti alternativi, e che rientra a pieno titolo tra i sistemi di anestetizzazione sociale di cui si diceva prima.
Sono almeno tre le generazioni di persone che si sono succedute nella gestione del
posto, e questo dimostra non soltanto che il posto è vivo, ma che in esso non esistono capi, factotum, direttori generali o autocrati di sessant’anni travestiti da giovani libertari.
Sono tanti i ricordi che in questi 26 anni mi uniscono al progetto della Scintilla: ricordo le tante campagne organizzate per contrastare la cultura dominante; ricordo i primi concerti punk/hc e i vari gruppi che vi sono passati (Avail, Varukers, Propagandhi, Pennywise…); ricordo le tante assemblee di movimento e le feste libertarie; ricordo le mobilitazioni in solidarietà di militanti denunciati o incarcerati, compresi quelli modenesi di ieri e di oggi. Infatti, a tale riguardo, vorrei ricordare che attualmente è in corso una campagna di solidarietà ai due anarchici multati per ben 12.000 euro per aver manifestato contro lo sgombero del Fassbinder (un Centro Sociale Autogestito che fino al 2010 esisteva a Sassuolo), per qualsiasi informazione sugli sviluppi di questa questione si può contattare il Circolo: http://lascintilla.noblogs.org/

Bene, avrei finito con le domande, grazie della collaborazione e se c'è qualcosa che non ti ho chiesto e che ti fa piacere aggiungere sei libero di farlo.
Direi che abbiamo parlato di tante cose. Se qualcuno fosse interessato a prendere
contatto con me o a collaborare in qualche modo può farlo scrivendomi all’indirizzo della casella postale (Enrico Manicardi – C.P. 69 Modena Centro – 41121 Modena) o alla mail (posta@enricomanicardi.it). Come dicevo all’inizio io ho anche un sito web (www.enricomanicardi.it) che raccoglie articoli, scritti, interviste (alcune andate in onda in Radio locali). Sulla sua home-page è riportato il calendario delle date che farò per presentare il mio ultimo libro. Chi fosse interessato a partecipare, può controllare ciclicamente il sito e verificare se ci sono presentazioni in luoghi raggiungibili. Se poi qualcuno fosse interessato anche ad entrare nel dettaglio delle idee anti-civ. e leggere i miei libri, può richiederli direttamente al sottoscritto, pagandone il prezzo con semplice ricarica postepay e senza spese postali aggiunte (istruzioni e numero della carta sul mio sito, alla sezione “contatti e collaborazioni”). Ti ringrazio per lo spazio che mi hai dato. Un caro saluto a tutti.

www.enricomanicardi.it

lunedì 3 settembre 2012

Stefano Bardi aka Il Pulce (You Suck! | Drug Problems | Thrash Maniac 'Zine).

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Chiunque abbia bazzicato la scena hardcore punk in questi anni si sarà imbattutto in questo vulcano di energie soprannominato Il Pulce. Cantante degli You Suck!, batterista nei Drug Problems ora, cantante dei Death Before Work e per un periodo batterista dei Giuda di Mila/Koppa/Borys Agipunk prima. Cura un blog online chiamato Thrash Maniac 'Zine e ha organizzato moltissimi concerti. Personalmente lo conosco da anni e ultimamente per via del suo lavoro abbiamo fatto bisboccia assieme in un paio di serate facendomi letteralmente piangere dal ridere. In quest'intervista abbiamo parlato di tutto e per lui è servita per fare un pò il punto della situazione a 35 anni compiuti. Ma statene pur certi, questo pazzo da i punti a quasi tutti i 16enni/20enni in circolazione!

Allora Pulce comincerei subito col chiederti che tipo di cambiamenti hai riscontrato dall'esserti spostato da una metropoli come Milano prima a Salsomaggiore ed infine a Parma. Come cambiamenti intendo a livello umano, lavorativo e musicale.
Beh, le differenze sono molte, anche perché in questi quattro anni – mi sono trasferito nel 2008 – ne sono successe di tutti i colori... Salsomaggiore è una piccola cittadina, un po’ decadente con i suoi palazzi in stile liberty, dove ho trovato diverse persone appassionate di musica come il sottoscritto. E’ la città che ospita il Festival Beat (manifestazione internazionale di musica e cultura 60’s) e ci sono due posti fighissimi dove bere birra e vedersi un gruppo dal vivo, ovvero a Salso il Devil’s Den mentre nella vicina Fidenza c’è l’Arci Taun.
A Milano nell’ultimo periodo vissutoci non riuscivo ad esprimermi, la città iniziava a starmi stretta e gli aspetti negativi superavano di gran lunga i benefici e le comodità tipiche di una metropoli (che poi metropoli in realtà non lo è).
La provincia deve lottare maggiormente per avere i propri spazi, è meno dispersiva a livello di energie ed anche se i tempi morti tra un evento e l’altro possono sembrare più lunghi e pesanti, per quanto mi riguarda la soddisfazione è stata maggiore.
L’obbiettivo mio e della mia compagna dell’epoca era di trovare qualcosa di diverso in Emilia Romagna, e mandando in giro curriculum trovammo lavoro in quella zona. A livello di lavoro fu un grosso passo avanti, iniziai infatti ad occuparmi di educativa con i minori in difficoltà e per il primo periodo fu una grande soddisfazione…poi diversi problemi di gestione del servizio associati a problemi personali mi hanno portato a sbroccare, ma questo è un altro discorso!
Musicalmente…beh, io trasferendomi nella provincia parmense sono rinato cazzo!
Sono stato sicuramente influenzato dai suoni che girano da queste parti (garage, power pop, pop punk, rogherolle) quando prima non è che me ne fossi mai troppo interessato. Posso anche dire di aver avuto la soddisfazione di aver riportato una ventata di hardcorepunk in queste lande, grazie anche ai due festival all’aperto fatti l’anno scorso, ovvero il WAKE UP SALSO I e II (che ha visto una terza edizione quest’anno, molto più ampia nelle dimensioni e nei tempi, anche se caratterizzata da sfiga causa condizioni metereologiche avverse).
Da un mese circa mi sono trasferito a Parma città, e devo dire che qui non c’è moltissimo a livello di posti in cui organizzare concerti ma piano piano qualcosa si sta muovendo…

So che lavori per una cooperativa. Di cosa ti occupi nello specifico, come ti trovi e che difficoltà incontri?
Ho cambiato lavoro da meno di un anno e adesso sono educatore in un centro per disabili gravi. Il mio lavoro consiste nell’occuparmi di tutto ciò che va dall’igiene di base alle attività educative e ricreative, aggiungendoci anche una buona dose di animazione (a me fare il giullare viene bene, lo sai no?) per persone di varie età con deficit fisici o psichici degenerativi anche gravi. Prima mi occupavo di minori ed è stata una bella esperienza anche se finita male...
Il mio lavoro mi piace!
Penso sia l’unica cosa che sono in grado di fare oltre al barista, ora come ora... Se non fosse che come hyperactive child se rimanessi chiuso in un bar più di due ore rischierei di diventare io un paziente, ma di qualche manicomio!
I problemi maggiori riguardano sempre e comunque l’aspetto economico. Lavorando in una cooperativa le paghe sono da fame e non viene tenuto troppo in considerazione del continuo aumento del costo della vita... Io per fare 36 ore settimanali lavorando anche sabato domenica e festivi prendo 1000 euro al mese, da lì non si scappa. I concorsi dell’ASL escono ogni morte di Papa e di conseguenza c’è poco da fare.
Il vantaggio? Ho un sacco di tempo libero.

Ho letto dal tuo blog che non molto tempo fa volevi rilevare un pub e ti sei preso pure un piccolo esaurimento nervoso. Ti va di spiegare ai nostri lettori cosa è successo effettivamente?
L’estate del 2011 è stata un delirio a livello umano... Mi sono incasinato tantissimo la vita, il lavoro che stavo facendo non mi faceva dormire più. Le pressioni erano molto alte e continue, e sì ho avuto un esaurimento nervoso che mi ha mandato anche da uno strizzacervelli (tra l’altro una collega con cui avevo lavorato qualche anno addietro, ci sono state delle gag mica da poco a riguardo!).
In mezzo a tutto questo ho pensato che forse sarebbe stata una buona idea rilevare un pub già avviato; io e la mia compagna del tempo eravamo in pompa e avevamo quasi trovato un socio, che poi all’ultimo si è tirato indietro... Ripensandoci è stato meglio così. Ero in un momento di caos mentale e mi sarei buttato sulla prima cosa mi avessero offerto... Per fortuna sono riuscito a tener duro e ne sono uscito a testa alta. Come diceva sempre la mia ex “caschi sempre in piedi” e devo ammettere che è vero.
“Comunque vada, sarà una bomba!” è da sempre il mio motto.

Sempre sleggiucchiando qua e là a suo tempo lessi che per qualche anno in quel di Milano (correggimi se sbaglio) hai vissuto in una casa occupata. Che esperienza è stata? Che ricordi hai? Come si componevano le tue giornate?
Ho vissuto in Villa Occupata - prima che diventasse Villa Vegan - poco meno di due anni tra il 2000 ed il 2002; di ritorno dal servizio civile (che ai tempi era obbligatorio ed era l’alternativa al servizio militare, lo specifico per i più giovani) non ne potevo mica di stare ancora a casa con i miei e mi trasferii lì, dato che ero presente dai tempi dell’occupazione (avvenuta nel 1998 successivamente allo sgombero del Laboratorio Anarchico di Via De Amicis).
Che dire... Ho dei ricordi bellissimi perché in quel periodo la casa era un porto di mare, ogni settimana c’erano concerti e dei veri e propri outsider che da tutta Europa (ma spesso anche dal resto del mondo) si fermavano lì per una settimana, un mese o addirittura un anno... Non hai idea dei gruppi che hanno suonato lì dentro. A parte tutta la scena hc italiana d’epoca (dai Torquemada ai Groebelar ai Bocca Chiusa giusto per citare tre nomi a caso) ma poi di gruppi in tour all’epoca ce n’erano un macello. CODE 13, SUBMISSION HOLD, WHAT HAPPENS NEXT?, BROTHER INFERIOR i primi a venirmi in mente. Ogni concerto era un mega party, c’era proprio il gusto di divertirsi e scassarsi…
I problemi comunque c’erano, eccome. Non mi sono mai trovato troppo a mio agio con una certa rigidità di vedute a livello politico. Non penso nemmeno di essere mai stato anarchico, anche se frequentandone un casino probabilmente mi ero illuso di questo fatto.
Ad esempio, c’erano dei discorsi che mi facevano incazzare come la gestione del verde. La Villa Occupata è all’interno di un giardino, e una parte degli occupanti voleva comunque fare lavori di manutenzione e potatura, tra cui il sottoscritto. I “primitivisti” (così li chiamavo io), l’altra metà della casa,  dicevano invece che bisognava far crescere tutto selvaggiamente... risultato? Si spesero un sacco di soldi per chiamare un’impresa quando un albero cadde sul tetto della casa... ahahahahahahah se ci ripenso mi viene troppo da ridere.
Tutto sommato è stata un’esperienza positiva. Un mucchio di cose le ho imparate lì dentro più che sui banchi di scuola…
In Villa tra le altre cose ho iniziato a suonare la batteria e ad andare in giro a suonare con diversi gruppi. Inizialmente in un gruppo chiamato OGM, facevamo un punk influenzato da gruppi come Submission Hold e Saké, sai quella roba un po’ Ebullition un po’ frufru che andava in quel periodo... Una volta scioltisi, ci riformammo con un cantante diverso (in questo caso il Melo di Quistello/Modena, che nel frattempo si era trasferito a vivere proprio in Villa Occupata) e formammo gli SWIISSH! Avevamo sempre pensato di fare un gruppo ispirandoci agli Infest o agli Heresy, ma nessuno di noi aveva mai provato a suonare a quelle velocità. Quello fu un periodo molto divertente. Suonammo un sacco di concerti benefit in giro per l’Italia, più due tour europei... Il primo disastroso (saltarono un sacco di date), mentre il secondo invece ben più soddisfacente. Musicalmente facevamo una sorta di powerviolence con un sacco di stacchi thrash metal dentro, eravamo super in pompa e suonammo anche nelle date italiane di supporto ai What Happens Next? (tranne la mitica data di Bologna, ma questa è un’altra storia...). Altri gruppi in cui ho suonato in quel periodo i Thrash Brigade, powerviolence strillatissimo con tanto di tour finlandese di una settimana - e senza nemmeno aver registrato un demo! - e vabbè poi iniziai a bazzicare i regaz del Dauntaun e mi unii alla versione embrionale dei DEATH BEFORE WORK!
Il resto è storia recente.

Questa domanda si ricollega a quella precedente: stanno cercando sgomberare la Villa Vegan a Milano. Cosa ne pensi? Non si potrebbe scendere a qualche forma di compromesso? Tutto questo si inserisce nell'ottica da parte dello Stato di mettere a tacere voci per così dire scomode?
Beh ormai il movimento delle occupazioni in Italia sta lentamente scomparendo... In trenta e passa anni è cambiata radicalmente la società, i metodi di controllo sono molto più efficaci e le giovani generazioni hanno poco interesse nell’abitare in un posto precario, fatiscente e magari senza acqua corrente, non credi?
Io sono sempre stato a favore del compromesso - ovviamente NEI LIMITI - pur di mantenere vivo un posto per poter continuare a svolgere attività culturali e contro-culturali. Se non fosse stato per gli squat e la scena punk ad essa legata non mi sarei mai occupato di veganesimo, diritti animali, di problemi legati alla società dei consumi, la questione dei diritti del movimento GBQLT e via dicendo, quindi per me è ESSENZIALE che un posto continui a vivere.
Vicino a casa tua c’è un esempio lampante: il csa Confino. Cosa ha portato lo scontro frontale?
Alla chiusura definitiva del posto. Risultato effettivo? Non c’è più un beato cazzo in quella zona. I ragazzini di oggi dove vanno? In discoteca. Ci fosse stato ancora quel posto, non dico che non ci sarebbero andati comunque in discoteca, ma avrebbe comunque rappresentato un’alternativa.
Quando vengo dalle tue parti ci passo sempre e mi fermo a guardarlo viaggiando con la mente ai bellissimi ricordi... Mi viene da piangere (emo summer 1996). (Pure io piango lacrime mooolto amare, ndr).
Tornando alla domanda, nello specifico della Villa... Io è molto tempo che non la frequento più, e anche tutta la gente che ci abita adesso non penso di conoscerla, se non qualcuno già presente ai tempi in cui ero ancora milanese. Ripeto, io sono sempre stato dell’idea che ci si dovrebbe aprire maggiormente al vicinato sensibilizzando sulle iniziative e sul significato che ha un posto del genere, in un quartiere dormitorio come è quello di Affori/Comasina dove la Villa si trova. Per fare questo c’è bisogno di grande apertura mentale oltre ad un non indifferente numero di persone (leggi: gente che si prenda carico di farsi una marea di sbattimenti).
Per anni c’è stato chi diceva che la Villa non veniva sgomberata perché agli sbirri faceva comodo averla in quel punto e che fosse così più facilmente controllabile... Non saprei.

Lo skateboard ricopre indubbiamente una parte molto importante della tua vita. Quando e come hai iniziato? Vedi delle differenze a livello attitudinale tra gli skater di 10 o 15 anni fa rispetto a quelli di oggi? Come vedi l'entrata in campo di colossi come Adidas e Nike, mentre brand piu' underground come Consolidated tempo fa hanno inaugurato una campagna contro queste multinazionali tutto fashion e soldi? Ti ricordi di quando Nike usò per una sua campagna promozionale una foto di copertina dei Minor Threat mandando su tutte le fuore Ian Mackaye?
Fermi tutti! Qui bisogna chiarire perché altrimenti Charlie si incazza!
Ho iniziato a skateare tardissimo, ovvero poco più di un anno fa, quindi fisicamente sono già out per fare un sacco di cose che un 18enne riesce a fare ad occhi chiusi. Lo skate mi è sempre piaciuto perché già ai tempi che furono frequentavo la SpaghettoChild Crew di Milano del mitico Gianluca Mariani (ciao bbello! Se stai leggendo ricordati che mi devi ancora una bruschetta al capitone come Dj Tapioca Fresh), con cui suonavo negli FxDxMx e con cui più tardi organizzai anche un paio di concerti allo skatepark di Lambrooklyn (Milano Parco Lambro).
Solo una volta trasferitomi nel parmense ho iniziato ad andarci dopo che Charlie mi regalò una delle sue tavole.
Che dire? Quelle rare volte in cui non sono fisicamente rotto (mi faccio male spesso e volentieri quando suoniamo dal vivo) mi piace andare con gli altri allo skatepark a provare qualche trick o a carvare in una pool... Qui in provincia c’era un posto fichissimo che era la pool di Sissa, ma da qualche mese l’hanno rovinata mettendoci dentro una sorta di parco giochi... Robe A CASO cazzo. Beh alla fine l’aspetto romantico dello skate è scemato col tempo, o per meglio dire, così come nel punk e nell’hc esiste una scena mainstream ed una underground ci sta che esista una scena skate fatta di trick rèp, musica rèp, e grandi marche come la naic. Io parlerei piuttosto del lavoro fighissimo di grandi skater underground come il mitico Kendall di Bergamo che fa uscire la fanzine NO RULES (fatta da dio e sempre stracarica di report, interviste, dvd o cd musicali ad un prezzo ridicolo) che alla fine è lo skate che mi interessa di più. O ancora senza andare lontano, Charlie from You Suck! organizza ogni anno un contest di skate con concerto, totalmente diy, denominato SKATEMERDA nei pressi dello skatepark di Viadana... Senza menate di loghi o marche di qualsiasi tipo, con lo spirito di shreddare duro, scassarsi e divertirsi. Coi regaz per i regaz!
Aprire oggi un numero di Thrasher mi inquieta un po’, sembra di aprire una di quelle cazzo di riviste tipo ANNA o IO DONNA dove prima di un articolo ci sono 14 pagine di pubblicità... Alla fine rimane solo il motto dei Big Boys, ovvero “skate for fun” - del resto non me ne frega un cazzo.
Ah dimenticavo, Ian Mackaye e la questione della Nike... Non so come sia finita, ma spero proprio che gli abbia fatto causa. Che dire? Fa ridere che una multinazionale come quella abbia preso in prestito un’icona che rappresenta un’attitudine diametralmente opposta, ma si tratta di marketing, e siamo solo io e te probabilmente ormai a porci questo tipo di problemi.
Il che, se ci pensi, è un grosso problema.

Parliamo ora dei tuoi molteplici progetti. Quello che di sicuro ti sta dando piu' soddisfazioni è You Suck, mi pare abbiate un paio di 7" e pure un paio di tour europei. Sei soddisfatto? Come sono andati i tour? Differenze riscontrate? Progetti per il futuro? Zio Faster invece sono sciolti o mi sbaglio? Altro gruppo a mio avviso importante furon i Death Before Work, con varie uscite pure per Soa Records. Che ricordi hai? Come mai vi siete sciolti? Possibiltà di una reunion?
YOU SUCK! È una bomba del cazzo. Siamo cinque amici di età completamente diverse ma insieme stiamo molto bene; ci piace l’hardcore veloce, il garage, il surf, la musica tamarra, lo skateboarding, la birra e divertirci. Cosa volere più da un gruppo? In due anni da quando mi sono unito a loro abbiamo fatto tre tour europei in compagnia dei nostri amici Sick Times da Leisnig, Germania e siamo stati in diversi posti tra cui la Serbia in cui non ero mai andato e che mi ha arricchito un sacco a livello umano. Abbiamo realizzato finora due sette pollici (“…and you know it’s true” con il vecchio cantante, Fede, ed uno con il sottoscritto, il recente “shit happens”), due cassette, un cd-r e svariate partecipazioni a compilazie. I tour sono andati bene! Abbiamo allacciato dei legami stretti come a Monaco al Cafè Marat o in Francia con la nostra amica Morgane che spesso ci invita là a suonare (l’ultima volta è stato a Strasburgo). Ora stiamo lavorando ad un flexi one sided, sarà un concept album (irony detector mode on) con quattro pezzi e avrà come tema comune lo stress, l’ansia e la difficoltà a mantenere dei rapporti umani stabili. Si dovrebbe intitolare “…just can’t relax”. Saremmo dovuto ripartire in tour in Ottobre ma i vari impegni lavorativi/scolastici ce lo hanno impedito, penso proprio che si slitterà alla prossima primavera.
Zio Faster sciolti! Dalle ceneri è nato un side project degli You Suck!, ovvero i DRUG PROBLEMS che siamo ¾ dei tu sciusci (me, Charlie e Hovnzi) con Igor Problem al basso. Lì suono la batteria e facciamo hardcore anni 80 influenzati dai gruppi di Washington di allora (SOA, Teen Idles, Minor Threat) e dalla roba scandinava odierna (UX VILEHEADS, Regulations,) così come dal punk americano tipo i Reagan Youth. Mi ero rotto le palle di suonare blastbeat e ho pensato “dai cazzo facciamo un gruppo tipo ritorno alle origini” e così abbiamo fatto. Ah, non dimentichiamoci i Big Boys perché le parti funk ci fanno impazzire (ma non le suoneremo mai, Charlie non vuole buahahahah).
I DBW si sono sciolti per due motivi: il mio trasferimento in altra città ha coinciso con un allontanamento di tutti noi tra tutti noi, ed inoltre a parte il sottoscritto gli altri membri avevano in mente di suonare altri generi musicali... Abbiamo fatto un ultimo concerto osceno con il Katto di Bologna al basso, e mi dispiace un sacco perché lui ci credeva mentre noi eravamo degli zombi ormai. Abbiamo registrato un disco che non è mai uscito, e che sarebbe stato più thrash metal del precedente... E' scaricabile online, se lo volete.
No, non vedo proprio la possibilità di una reunion, a meno che non vengano loro a fare le prove a Parma (io a Milano non ci voglio mettere più piede)... Anche perché son passati degli anni e siamo sicuramente diversi rispetto a prima. Non ci sarebbe più il mood giusto per spaccare come ai tempi (non dimenticherò mai il nostro concerto all’AntiMtvDay o con i Wehrmacht a Cremona, mamma mia!).

Tempo fa scrivesti che volevi a tutti i costi ristampare il primo lp degli Spazz. Ne hai ancora intenzione? Non ti è mai venuta voglia di mettere su un'etichetta tutta tua? Hai concerti ti ho visto spesso con la distro al seguito. La curi ancora?
E’ stato uno dei miei trip momentanei. Subito dopo averlo detto Max 625 ha iniziato con le ristampe del materiale Spazz, quindi decisi subito di abbandonare la cosa. Stampare dischi mi manca, non l’ho mai fatto ma a questo punto non penso che metterò mai su una etichetta. Ho sentimenti contrastanti a riguardo ultimamente... Esce troppa roba, la metà della quale mi fa schifo al cazzo. Non vedo perché dovrei inquinare il mondo con ulteriori schifezze. Preferisco concentrarmi sui gruppi in cui suono... E la distro non la gestisco più direttamente io, ho fuso tutto con quella della band.

Shit Christ Tape era la tua label dedita esclusivamente alle care vecchie e amate cassette. Che release hai fatto uscire? Come mai come esperienza è finita? E' servita ad allargare il tuo giro di contatti?
Shit Christ era partita da me e da Doner, ai tempi bassista dei DBW!
Però io mi sono occupato solo delle prime uscite, poi lasciai perdere perché era il periodo del trasloco e non avevo tempo materiale per starci dietro. Questo era il nostro programma culturale:
“Shitchrist lost tapes recordings was born last wednesday (14 november 2007) as a label that will release only lo-fi recordings like pre mix, rehersal recordings, live sets ecc ecc.. and, obviously, there will be only lo-fi releases, that means tapes. and also we’re gonna have really really few copies of each record so stay tuned for your copy!”
E le uscite furono il live dei DBW allo skatepark di Lambrate, il demo dei Mastic, il demo dei Gum, la ristampa del demo degli Smashismo in cassetta... Cose così insomma. Le cassette mi piacciono ancora, ne ho una collezione considerevole e ogni tanto registro ancora qualche mixtape per gli amici. In macchina tuttora ho un mangiacassette, e con il fascino intrinseco che hanno mi pare ovvio che questo formato non passerà mai di moda, è semplicemente meraviglioso. Come giro di contatti no, direi che è stato più un divertirsi e vedere la reazione della gente alle nostre uscite in 20 copie. Sono andate tutte sold out, questo è certo!

Thrash Maniac è il tuo blog, molto letto e seguito e tramite il quale ho scoperto diverse perle. Come ti è venuta in mente l'idea di crearlo? Come ti muovi per tenerlo aggiornato ed in base a cosa decidi di intervistare o recensire un gruppo? Ricevi anche qualche disco o cd promo per una recensione?
Sì il blog è una mia valvola di sfogo, ci butto sopra tutto quello che mi passa per la testa e non lo aggiorno così periodicamente come vorrei fare. Il tutto funziona molto casualmente, può essere un gruppo che sta per venire in tour e allora scatta l’intervista, può essere un disco che sto ascoltando e allora scatta il rip e la condivisione, può essere che ho le palle a terra e allora scrivo un post lamentoso per far cascare le palle anche agli altri eheh! Da argomenti prettamente thrash oriented sono passato a postare di tutto, mi piace un sacco di musica diversa e non mi faccio problemi a condividerla. Ogni tanto ricevo dei demo da recensire, ma nel 90% dei casi è roba che mi fa abbastanza cagare. La posto ugualmente, se qualcuno si è preso briga di scrivermi mi sembra comunque giusto parlarne.

Sempre ricollegandomi al tuo blog ogni tanto appaiono pure dei tuoi scritti che riguardano ciò che ti circonda, specie in campo musicale. In passato molti ti hanno fatto notare che sembrano discorsi da vecchio, su come si stava meglio adesso e di come oggi sia una pena. Piu' di tutti ti accusano di picchiare sempre sullo stesso tasto. Ecco, sinceramente quello che scrivi mi piace molto, magari io non la vedo in maniera troppo pessimista, ma effettivamente mi ritrovo abbastanza in ciò che butti giu' (sarà perchè piu' o meno siamo coetanei). Cosa ne pensi?
Beh non nego che a volte lo sconforto della situazione socio politica del nostro Paese mi porti ad avere una visione negativa, dato che la scena punk hardcore è anche un riflesso del disagio sociale di una nazione. Non so che farci, e delle critiche in questo senso non me ne frega un beato cazzo. Ci sono dei regaz di venti anni che mi prendono di mira dandomi del vecchio, sfido loro a mantenere il livello del sottoscritto alla mia età. Se non fosse per il tempo e dell’energia che mi porta via il lavoro farei il quadruplo delle cose che faccio tuttora... Ma l’età adulta arriva per tutti prima o poi, it’s just a matter of time. Li aspetto al varco e poi sì che ci sarà da ridere!
Comunque davvero, le critiche di questo tipo non mi danno fastidio; sono arrivato a 35 anni e sono contento dell’età che ho e di quello che faccio, anzi, più vado avanti e più sono tranquillo con me stesso perché sono contento della vita che faccio. Se certa gente mi paragona al passato dicendo che sono invecchiato non è un mio problema, perché io son preso stra bene da questa cosa!
Crescere ed invecchiare fa parte del naturale processo evolutivo, quando te ne accorgi e la prendi bene è ok, quando invece ti arriva la porta in faccia e non sai come affrontare la situazione, lì sì che sono cazzi amari.
Aggiungo che poi dopo aver fatto un’analisi negativa di un certo argomento mi capiti magari di andare in tour e di tornare elettrizzato e carico di nuova energia e di idee per dei progetti musicali, quindi è solo una questione di alti e bassi... ”keep laughing” dicevano gli RKL, cerco di tener fede a questo insegnamento.

Indubbiamente gli Slayer sono una delle tue grandi passioni. E' vero che la prima volta che li hai visti dal vivo eri così eccitato che hai dato una craniata contro una transenna e ti hanno portato via in ambulanza?
Ah sìsì! Slayer dal vivo a Monza svariati anni fa, mi procurai un bel trauma cranico preso dal medley “Raining Blood/Altar of Sacrifice”... Ma per gli Slayer questo ed altro.
Ho una teoria per cui tutta la musica esistente da quando esiste l’Uomo sulla Terra sia stata creata sapendo che un giorno si sarebbero formati gli Slayer.
Non ci sarebbe stato Mozart senza Slayer, e nemmeno i Canti Gregoriani senza di loro. O almeno mi piace crederci!
Il peggior disco degli Slayer è meglio del miglior disco di chiunque altro.
Non dimentichiamoci che “god listens to slayer”, quindi sono loro ad tenere il vecchio barbuto per le palle!

Sei molto attivo anche come organizzatore di concerti. Ricordo tra gli altri il Fast Fest, al quale ho preso parte ad alcune edizioni. Ecco, vorrei chiederti come mai l'edizione che si sarebbe dovuta tenere allo Spartaco di Ravenna il 26/27 Maggio è stata cancellata, tenendo conto che le manifestazioni antecedenti si sono svolte regolarmente. Puoi fare un pò piu' di chiarezza su questo fatto che a dirtela tutta mi ha lasciato un pò di amaro in bocca.
Diciamo che lo sono stato, organizzatore di concerti. Continuo anche qui a Parma ma con ritmi meno frequenti rispetto a prima, vuoi per mancanza di tempo o vuoi perché non girano più tanti gruppi degni del mio interesse come accadeva un tempo. Lo stesso FastFest mi ha un po’ stufato, i gruppi sono più o meno sempre gli stessi e non c’è grossa roba nuova che mi faccia impazzire. Diciamo anche che mi è spiaciuto un sacco non esser riuscito a fare un’altra due giorni allo Spartaco, dato che molti gruppi era tempo che avevo in mente di metterli in scaletta per la prima volta e che quel posto è una vera bomba del cazzo! Non ho intenzione di parlar male dei ragazzi del posto, fatto sta che a tre settimane dal festival gli organizzatori si sono tirati indietro motivando con una mancanza di risorse umane per tenere aperto il posto... Semplicemente, secondo me, non gliene fregava più una mazza di fare il fest e amen. A quel punto trovare un’alternativa era difficile, e una delle caratteristiche del festival è che si tenga in zona Emilia Romagna, per una questione logistica di centralità diciamo.
Comunque il FastFest è una bomba del cazzo, mi sono sempre divertito un mondo ad organizzarlo e non è detto che l’anno prossimo non ci si riprovi.

Per un certo periodo sei stato il batterista dei Giuda. Mi ricordo che Mila ti diceva sempre di non accellerare troppo i pezzi facendomi schiantare dal ridere. Cosa ricordi di quei giorni? Come è stato stare a stretto contatto con personaggi come Borys, Mila e Koppa? Qualche aneddoto? Come mai ne sei uscito?
Mi son divertito molto con loro, anche se musicalmente non era proprio il mio genere. Stare nei Giuda mi ha insegnato a suonare la batteria in maniera differente, ad ampliare diciamo l’approccio allo strumento. Non dimenticherò mai la prima prova con solo Mila e Borys, partiamo con l’intro di “avvoltoi nel silenzio” e quando inizia la parte veloce si fermano sbigottiti e mi dicono “piano! vai pianooooooo!”. Quei tre Agipunk hanno delle personalità molto forti e a volte la convivenza è stata un po’ difficile - anche io ho un ego un po’, ehm diciamo, spropositato? - però devo dire che mi è dispiaciuto dover mollare il gruppo. Avere un lavoro fisso e su turni e conciliare con i numerosi impegni della band era diventato impossibile, e poco prima della registrazione del disco mi sono trovato costretto a mollare il colpo. La maggior parte dei brani apparsi su “senza paura, senza domani” li abbiamo composti insieme; mi sarebbe piaciuto essere presente sul disco ma devo dire che David degli Haemophagus è stato un ottimo sostituto, è un death metaller ed è la scelta giusta per i Giuda.
Aneddoti ce ne sarebbero a bizzeffe, soprattutto del tour europeo... Sono partito che ero praticamente straight edge e sono tornato un pelino geneticamente modificato...
Diciamo che se fossi rimasto nella band e avessi continuato ad andare in tour con loro non so se sarei mai arrivato ai 35 anni eheh!

Mi riallaccio alla domanda precedente: Agipunk secondo me ha portato un nuovo modo di lavorare all'interno della nostra scena. Ok, si può essere punk ma perchè dover fare le cose alla boia? Mi sembra che questo modo di fare le cose ce lo abbia un pò anche tu. Secondo te si può conciliare il tutto cercando di rimanere entro dei limiti ma col senno di fare le cose in maniera un pochino piu' professionale?
Mila e soci sono stati criticati in passato per il loro lavoro, da gente che solitamente parlava di attitudine dura e pura e poi è sparita dalla circolazione. Rispetto molto il loro lavoro, si fanno un culo quadrato per star dietro a tutto e organizzano delle ottime serate in quel di Bologna... La risposta alla tua domanda la trovi proprio nell’essenza stessa di Agipunk: è certo possibile fare le cose professionalmente senza per forza di cose metterlo nel culo alla gente, mettiamola così.
Se penso che negli anni 90 su un muro di uno squat a Milano c’era un’offesa indiretta a Mila che diceva “DDI bottegai” (era il gruppo in cui cantava Mila ai tempi)... Vorrei proprio vedere dove sono finiti quei militanti duri e puri, mentre Mila e soci sono ancora qui a procurarci ottima musica e concerti a prezzi diy. Bisogna dare tempo al tempo, chi si fa il culo e lavora duro mettendoci passione verrà sempre ripagato, c’è poco da fare. Gli altri invece stanno alla finestra ad aspettare, e dopo un po’ muoiono.

Hai un passato straightedge. Ora invece ti definisci in un'altra maniera ma non me la ricordo piu'. Come mai hai deciso di non seguire piu' lo straightedge?
Lo straight edge è stato un periodo molto figo della mia vita. Venivo da un periodo di scasso relativo con diverse sostanze e decisi di darci un taglio netto per mettermi a “fare delle cose” piuttosto che scassarmi. Per me lo straight edge è stato uno strumento, non una spilla da mettere sulla giacca. Non mi scassavo perché avevo altro per la testa: suonare in svariati gruppi, organizzare concerti, far da mangiare ai gruppi, guidare il van, scaricarlo, montare, suonare, rismontare, ricaricare e guidare. Quando ho capito che non c’era più bisogno di essere così rigido nella cosa ho ripreso a bere…Adesso mi scasso a periodi, e alterno lo scasso con periodi in cui non bevo, e faccio comunque costantemente esercizio fisico. Ma essere straight edge non avrebbe più senso per me adesso, voglio dire, ho un’età in cui so decidere se come e quando scassarmi o meno e anche come. Penso che il discorso per quel che mi riguarda sia legato al controllo e all’autocontrollo.
Ci tengo a sottolineare che quando ero sxe non rientravo minimamente in nessuna sottocategoria del genere, difatti quando mi facevo le X sulle mani ai concerti molti erano spaesati perché avevo la cresta e le magliette dei Confuse e non quelle degli Earth Crisis o dei Refused... Ma va bene così, è stata una cosa personale e me la son goduta; e ho avuto la splendida idea di NON tatuarmi mai cose tipo XXXVEGANEDGETRUETILLDEATHFORLIFEAFIRESTORMTOPURIFYXXX che mi hanno sempre fatto straridere buahaha!
Adesso comunque puoi chiamarmi “free edge” (che è la mia presa per il culo personale ai freegan).

Col veganesimo invece continui a perseverare. Da quando lo sei diventato hai ricontrato dei miglioramenti? Credi che un mondo dove il rispetto per gli animali sia maggiormente messo sotto i riflettori possa essere fattibile o è semplice utopia?
Penso che sia possibile, ma come molte cose ci vorrà del tempo. Pensa a quanto tempo abbiamo impiegato per abolire la schiavitù umana (e comunque il problema non è stato completamente risolto nemmeno in quel caso). Io ho fatto un po’ di militanza ma poi ho lasciato perdere, continuo a parlarne a chi mi chiede in maniera tranquilla e pacata perché spesso “l’entusiasmo” di chi è vegi/vegan nel portare le motivazioni a chi non lo è viene scambiato per fanatismo religioso alla stregua dei testimoni di geova, ed a mio avviso è un po’ controproducente.
Io mi limito a fissare dei punti fondamentali e a cercare di far riflettere chi ho davanti sulla cosa, se la persona in questione diventa arrogante la mortifico (ci vuole poco d’altronde) e abbandono la discussione... Ingoio già tanta di quella merda ogni giorno che di farmi prendere per il culo per quello che (non) mangio (perché fondamentalmente non è cibo) no grazie.
Io oltre che ad avere una alimentazione vegan ho una filosofia tutta mia sul cibo, che è quella di non mangiare mai troppo. Non è legata al fatto di stare a dieta, ma è che proprio mangiare abbuffandomi non mi appartiene come pratica, e penso che in generale nella società del consumo e dello spreco ci sia troppo di tutto, anche di prodotti vegan. Ha senso abbuffarsi tre, quattro a volte anche cinque volte al giorno? Secondo me è stupido. Non ho bisogno di mangiare per forza una tonnellata di fettine di culo di seitan, o di devastarmi di tofu marinato. Posso benissimo stare bene anche con un’insalata di legumi e due pesche.
Mi sta sul cazzo anche tutta la menata di business e di speculazione dietro al biologico/vegan. E’ dai tempi dei Death Before Work! che ne parlo, all’epoca c’era il pezzo “i’d like to buy biologic food too but my wage is not enough” il cui ritornello diceva “vegan elite/you make me sick”.
E’ assurdo il fatto che il cibo vegan costi così tanto più della carne o dei prodotti caseari.
E’ una merdata tipicamente figlia del capitalismo, creare una nicchia di prodotti “buoni e sani” per coloro che se lo possono permettere, e molta gente continua a comprare sta roba nonostante abbia dei prezzi osceni. Per quanto mi riguarda è’ offensivo, a mio modo di intendere l’essere vegan. Essere vegan non è per figli di papà, deve essere per tutti e alla portata di tutti, cazzo.
Comunque, ci sono dei momenti comunitari in cui è bello sedersi a tavola e sbafarsi leccornie vegan dagli antipasti alla frutta, ma generalmente mangio un piatto solo a pasto e sto bene così.

Altra tua grande passione è l'etichetta 625thrash di Hirax Max, batterista di due gruppi mica da ridere come Spazz e What Happen Next? Sò che collezioni tutte le sue uscite. A quali sei maggiormente affezionato? Gli hai mai mandato delle uscite dei tuoi gruppi?
Cazzo sai che non gli ho ancora mandato la roba fatta con i You Suck? Bravo Paso che me lo hai ricordato.
La 625thrash è stata l’etichetta che mi ha più arrapato da dieci anni a questa parte, ed i What Happens Next? sono stati il gruppo più influente da quando bazzico la scena hardcore.
La positività del loro messaggio e l’energia della musica sono difficili da eguagliare.
Come uscite su 625 sono legato al flexi BANDANA THRASH vol.1 che ospita il top della scena giapponese fine novanta/ primi duemila oltre ai già citati WHN?, poi ci sono XbrainiaX sette pollici, They Live LP, Down In Flames Lp, lo split Spazz/Charles Bronson, le due compilation “Possessed to Skate…”, troppi da menzionare.
Ultimamente l’etichetta si è ributtata sul grindcore, e anche lì sono pugni sulle gengive con Insect Warfare, Psudoku, Parlamentarisk Sodomi, Suffering Mind...
Peccato che Max non suoni più in nessun gruppo, aveva uno stile eccezionale. Ogni tanto ci sentiamo ancora, fa l’insegnante universitario.

Musicalmente (a differenza di me ahahaahhaha) spazi molto, e non è raro vederti postare dischi o video di gruppi distanti anni luce dall'universo hardcore punk metal. Da cosa nasce quest'esigenza di allargare lo spettro dei tuoi ascolti? C'è qualche gruppo che puoi consigliarci per aprirci di piu' la mente?
Ho sempre ascoltato generi musicali diversi, essendo cresciuto in una famiglia dove si ascoltava molta musica - e dove si è sempre comprato un alto numero di dischi (che una volta traslocato mi sono portato via! Per la gioia di mia madre...), ma ammetto che da quando esiste la rete è formidabile quanta roba si riesca a trovare, mentre in passato era più difficile per via dei costi d’importazione o per il numero limitato di copie esistenti.
Con Soulseek puoi trovare qualsiasi cosa, e se sei fortunato poi lo cerchi in rete e te lo puoi anche comprare!
Oltre al punk e al metal ho sempre apprezzato le colonne sonore, il post punk e la new wave, il progressive rock, il jazz, in quest’ultimo caso sia le cose classiche come swing e be bop che la fusion più moderna...Gente come Herbie Hancock o Miles Davis o ancora Jaco Pastorius mi hanno fatto da ponte al funk, e anche lì seghe a sette mani. Se pensi poi a gruppi come i Big Boys che coverizzavano Kool and the Gang vedi come i limiti siano facilmente valicabili... In questo periodo sto ascoltando alcuni dischi QUOTIDIANAMENTE, direi quasi in maniera religiosa.
Ovviamente parlo di DANAVA “hemisphere of shadows”, grandissimo disco di 70’s hard/prog/stoner suonato oggi (ho avuto modo di organizzarli qui dalle mie parti l’anno scorso e sono stati eccezionali, giuro!), poi anche roba disco funk come Cerrone, “in rock” dei Deep Purple, le mie due ossessioni pop rock che sono The Smiths e Lou Reed, e qualche giorno fa ho scaricato due cofanetti. Il primo di musica sperimentale elettronica olandese degli anni 60/70, l’altro è una raccolta di Bernard Herrmann che è stato un compositore di colonne sonore (tipo che ha fatto tutti o quasi i film di Hitchcock).
Se dovessi consigliare qualcosa di non hc comunque ribadisco, su tutti, gli americani DANAVA di “unonou” e di “hemisphere of shadows”, mentre del pianista HERBIE HANCOCK l’album “man-child”, a mio modestissimo avviso un capolavoro di jazz funk con un groove pazzesco.
Alla fine mi viene naturale ascoltare anche questa roba, quando devi rilassarti sul divano con la tipa non metti di certo i Plutocracy, ma una bella compilation lounge-funk che induca al ciulodromo ahahahahahahah!
Altri gruppi che sto divorando ultimamente sono i NIGHT BIRDS, ottima band americana che mischia hardcore punk con suoni garage 60’s, poi i miei idoli storici ovvero D.I, RKL, e non smetterò mai di divorare gli ANNIHILATION TIME ed i JFA, oltre a dei punti fissi come INFEST, HERESY, RIPCORD, i primi NAPALM DEATH... La lista è infinita.

Cosa ne pensi di questo mare di ristampe punk hardcore che ci hanno letteralmente invaso? Hai acquistato qualcosa? E dei relativi tour?
Nulla. E’ dai tempi delle ristampe di metà anni novanta che non cago più le reunion e i revival. L’ultimo disco del genere che ho acquistato è stato il doppio lp “LOVE/HATE” della stessa label, poi il nulla. Non mi interessano le cariatidi che si rimettono a suonare, voglio vedere dei gruppi di 16enni spaccare tutto. Ed è sempre più difficile trovarne.

Vorrei che tu mi dessi un parere sulla situazione socio-politica-economica del nostro paese... -Spread + Spritz!!!
Scherzi a parte, sono confuso su tutto quello che sta accadendo. A volte non si capisce bene dove sia il margine tra realtà e finzione, le notizie di politica economica arrivano accavallate da puttanate di gossip sulla stessa classe politica, non so più da che parte iniziare a scremare. Usciamo dall’euro? Siamo in crisi? Monti quando se ne va? Alle prossime elezioni, per esempio, tu chi cazzo andresti a votare? (Sarò in spiaggia! Ndr)Aspettiamo che passi l’estate, e vediamo cosa succede... L’Italia è un bordello governato da papponi, alla fine.

Ho finito. Grazie del tuo tempo e aggiungi pur ciò che vuoi!
Boh bella Paso adesso ci sono anche io! Mi son divertito un sacco a rispondere, ogni tanto serve fare il punto della situazione. Ci vediamo in Atlantide o dalla Ines, me racumandi che a parlare di mangiare poco m’è in realtà venuta fame!
A prestissimo.
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