mercoledì 17 luglio 2013

Dario Adamic (GoodWill Records, This Side Up, Zips And Chains Fanzine).

Qui a Forthekidsxxx Dario Adamic è un mito assoluto. Lo conosciamo da anni, attraverso la sua GoodWill Records abbiamo ascquistato/scambiato/distribuito tonnellate di dischi senza mai un problema che fosse uno. Dario è uno di quei personaggi che purtroppo oggidì è sempre più raro incontrare. Passione, determinazione e voglia di lasciare un piccolo ma tangibile segno sono le caratteristiche che contraddistinguono il suo operato all'interno della scena hardcore. Il nostro da tempo vive e lavora a Berlino e noi, via email, lo abbiamo raggiunto. Inutile dire che il nostro croato di ferro non si è certo risparmiato, dandoci in pasto pure la notizia della creazione di una nuova sub label. Leggete e scoprirete il tutto!


Petralia (SOA), Andrea (This Side Up), Sergio (Kina), PG (This Side Up), Adam (This Side Up), Valentino (Eversor),
sotto: Marco (Eversor), Jacopo (This Side Up), Lele (Eversor), Moscarelli (SOA zine, Tough Guys Don't Dance zine)

Dario tu sei origini croate, hai vissuto per anni a Roma ed ora te stai a Berlino. Che differenze hai riscontrato tra questi diversi posti in cui hai potuto vivere? Conti di restare stabilmente a Berlino oppure hai in mente di spostarti ancora? Come mai hai deciso di stabilirti proprio la’? Di sicuro la capitale al momento piu' interessante dal punto di vista culturale. Ci sono stato a maggio del 2012 e l'ho rivalutata in pieno...
Si, hai fatto la giusta sintesi. I miei primi 19 anni li ho trascorsi a Split, in Croazia. A 19 anni sono venuto a Roma per studiare biologia (che ho finito di studiare una decina di anni dopo) e 19 anni dopo mi sono trasferito a Berlino. Per altri 19 anni? Chi lo sa?
La verita' e' che sono una persona nella continua ricerca di stimoli. Questa ricerca non lascia lo spazio alla routine e alla noia che potrebbe risultare da essa. Al minimo accenno di una vita piena di routine giro la pagina.
A Roma la mia vita era molto tranquilla e sicura. Tanti amici, tante conoscenze, buon lavoro, un bell'apartamento in affitto, lingua che conosco, tante cose con le quali riempivo il mio tempo libero,... Insomma, non mi potevo lamentare di nulla, o quasi.
Dall'altro canto ho sempre adorato viaggiare, per conoscere questo pianeta sul quale viviamo e spesso mi sono trovato a pensare come sarebbe bello viviere in questo posto... o in quest'altro posto. Tornavo dai viaggi con questi pensieri, ma il passo non era piccolo. Bisognava lasciare tutto quello che hai per un qualcosa di sconosciuto. Farlo era un grosso rischio. E se non ce la fai? Se non trovi lavoro, casa, amici,... Iniziare da zero non e' una cosa da prendere alla leggera.
Pero', notavo che la mia vita a Roma era fin troppo sicura. Anche le cose che facevo con passione cominciavano ad andare avanti per inerzia e io stesso non trovavo piu' stimoli di prima.
Poi, un giorno, la notizia che devo lasciare l'apartamento dove vivevo da 3 anni e che era il miglior posto dove abbia mai abitato. Il solo pensiero di dover andare a cercare un nuovo posto dove abitare a Roma che ha gli affitti alle stelle mi faceva cadere le braccia. Allora ho pensato: invece di cercare un nuovo apartamento a Roma, mi trasferisco a Berlino e lo cerco li! Certo, bisognava trovare lavoro, sistemazione, imparare la lingua, farsi amici,... ma la cosa mi sembrava cosi' eccitante che a pochi mesi di distanza presi la macchina con una valigia piena, lo stereo e il pallone da basket, e partì verso Berlino. Ho preso una stanza in affitto e mi sono messo alla ricerca di lavoro e di una sistemazione permanente. Trovati questi, ho affittato un furgone e sono sceso a Roma dove mi aspettava il mio miglior amico che aveva preso il volo da Spalato per venire ad aiutarmi con il trasloco. Abbiamo caricato le mie cose e tutta la distro e siamo ripartiti per Berlino. Lui mi ha dato una mano qui a scarcare tutto e ricomporre i mobili e dopo una settimana e' tornato a Spalato. Io invece ho iniziato questo nuovo capitolo della mia vita nella capitale tedesca.

So che tu sei un insegnante di lingue (correggimi se sbaglio). Come mai questa scelta? So che il medesimo lavoro lo svolgevi anche quando stavi a Roma. Che differenze hai potuto riscontrare fra l'ambiente scolastico italiano e quello tedesco? Lavori nella scuola pubblica o privata?
Si, hai ragione. Ho studiato biologia a La Sapienza ma una volta finiti gli studi ho voltato pagina e ho cominciato ad insegnare l'inglese. Mi ero delluso nella ricerca academica e ho capito che non faceva per me. Io sognavo di salvare gli animali in via d'estinzione, di studiare le scimmie come Dian Fossey, di fare ricerca utile per il mondo animale. Invece tutto ciò che vedevo era la ricerca che si riduceva al scrivere dei testi per delle riviste specializzate che poi vengono poste sullo scaffale e che nessuno, a parte i futuri ricercatori, mai leggera'. In piu', tutta la ricerca che vedevo era orientata al "facciamo vedere all'uomo qualcosa di interessante sulla vita degli animali" piuttosto di fare la ricerca orientata alla salvaguardia degli animali stessi. Questo approccio "egocentrico" mi ha fatto dimenticare biologia in fretta e mi ha fatto guardare altrove. Ho cominciato ad insegnare e ho trovato una nuova passione che, per caso, era diventata il mio lavoro.
Lavoro in una scuola privata, tra l'altro uno dei leader tra le scuole di lingue nel mondo. I miei studenti sono soprattutto dei vari manager e professionisti delle grosse compagnie tedesche (Siemens, Lufthansa, Mercedes Benz,...) e non. La differenza tra l'ambiente scolastico italiano e tedesco varia in quanto i tedeschi sono molto piu' esigenti degli italiani. Lo studente italiano e alla mano, tranquillo, rilassato,... mentre un tipico tedesco esige molto. In piu', in Germania tutto e' molto piu' burocratico, il che si traduce nel riempire diversi moduli per ogni lezione. Per quanto all'insegnamento, questo dipende da scuola a scuola piuttosto che dal paese al paese, quindi non saprei indicarti delle differenze a riguardo.

Altra tua grande passione il basket. Alleni una squadra di ragazze e mi pare tu ti prenda le tue soddisfazioni. Come hai cominciato ad interessarti a questo sport? Hai mai pensato di intraprendere la carriera da professionista? Puoi parlarci un po della tua attivita di allenatore?
Ti correggo. Alleno due squadre, una maschile ed una femminile. Nella squadra maschile faccio l'allenatore/giocatore.
E' iniziato tutto abbastanza per caso. Io ho sempre amato il basket, ma non l'ho mai intrapreso troppo seriamente. A Roma non conoscevo tanta gente interessata a giocarci e quelli che conoscevo era sempre un casino metterci tutti insieme. Ho partecipato a qualche torneo (negli anni 90 con Giampaolo Billia degli High Circle giocavamo sotto il nome di 7 Seconds!), ho difeso i colori della mia nazionale nel torneo delle ambasciate organizzato dal ministero degli esteri, e poco altro. Poi l'internet ha cambiato tutto! Con l'internet di un tratto potevi raggiungere un sacco di persone in un attimo e cosi' misi un annuncio su un portale per gli stranieri a Roma cercando delle persone con le quali giocare a basket. All'annuncio rispose un ragazzo. La prossima volta venne con un amico. Poi rispose una ragazza. Insomma, nel giro di 4-5 settimane eravamo una ventina. Arrivato l'inverno mi sono messo a cercare una palestra e alla fine eravamo un gruppo di oltre 100 persone che giocava a basket un paio di volte a settimana.
Era un gruppo misto di ragazzi e ragazze. L'eta' andava dai 19 anni a 50 anni suonati. La gente veniva da tutto il mondo: Stati Uniti, Israele, Serbia, Francia, Canada, Brazile, Danimarca, Germania, Ecuador, Australia, Ghana, Croazia, Svezia, India, Spagna, Filippine,... Con la maggior parte di queste persone sono ancora in contatto e devo dire che con il basketball ho fatto delle bellissime amicize. In piu', a distanza di 6 anni da quel timido inizio grazie all'annuncio sull'internet, il gruppo ancora gioca una volta a settimana in una palestra a Garbatella a Roma.
Poi, tramite questo gruppo conobbi Frances, una ragazza americana che oltre ad essere una delle piu' grandi giocatrici che io abbia mai frequentato e' diventata anche una delle migliori amiche. Le chiesero di allenare la squadra di basket di una scuola Americana a Roma (la stessa scuola che frequentava e per la quale giocava il figlio di Jasmin Repesa, all'epoca l'allenatore della Lottomatica Roma) e lei mi invito' ad allenare con lei. Per un anno abbiamo allenato insieme la squadra che fini' la stagione al quarto posto in Italia nella loro categoria il che poi ci porto' a Heidelberg, in Germania, ad un torneo internazionale di scuole di tutta l'Europa.
L'anno dopo mi sono trasferito a Berlino. Mi ricordo che il secondo giorno mi sono svegliato e ho aperto Googlemaps sul mio browser cercando con la vista satellitare i campetti da basket nel vicinato. Li ho segnati sulla mappa e sono andato a cercarli, con il pallone in mano. Giocando nei campetti ho parlato alle persone del gruppo che avevo organizzato a Roma e poche settimane dopo eravamo un gruppo di 20-30 entusiasti del basket a giocarci insieme tutte le settimane. Una cosa tira l'altra e ho cominciato a conoscere le persone dell'ambiente del basket di Berlino che presto mi chiesero di allenare. Il primo anno ho allenato la mia squadra maschile ed una squadra femminile che ho subito portato al secondo posto della classifica e quindi nella categoria superiore. Finita la stagione, ho formato una nuova squadra femminile con la quale ho ripetuto il successo dell'anno prima ed ho portato anche loro nella categoria superiore, questa volta bissando il successo anche con la mia squadra maschile. Quindi, in 2 anni sono riuscito a portare 3 squadre da una categoria ad altra. Quest'anno ho entrambe le squadre dell'anno scorso e il nuovo campionato nella categoria superiore sta per iniziare. Questo sabato e domenica sono le prime partite. Non vedo l'ora.
Pensare di farlo professionalmente? Non so. Credo che quando lo fai, volendo o nolendo da qualche parte del tuo cervello sogni grandi successi ad alti livelli. Quanto questo sia possibile qui in Germania non lo so. L'allenatore di basket, almeno se non si tratta della serie A (qui Bundesliga) prende poco. Non sono cifre con le quali puoi vivere, anche se alleni piu' squadre. Ma a dire il vero, io ho il mio lavoro che amo e che mi permette di allenare il basket nel tempo libero. Va davvero benissimo cosi'.

Passiamo ora alle domande sul lato musicale. Goodwill Records esiste dagli albori degli '90. Cosa ti ha spinto a creare un'etichetta?
E' vero. La Goodwill Records nasce verso la fine del 1994. A quell'epoca con un paio di amici formammo i This Side Up e il pensiero fu subito di autoprodursi. Si parlava di fare un 7" o una compilation e la logica delle cose ci suggeriva di iniziare un'etichetta. Io venivo gia' con una fornita distribuzione alle spalle (Bored Teenagers) e il know-how su come far uscire un disco. Parentesi: tanti ringraziamenti al carissimo Paolo Petralia della S.O.A. Records che oltre ad essere un vicino di casa fu una specie di guru per chi fosse alle prime armi nel gestire un'etichetta. Senza di lui la storia sarebbe stata scritta in un'altro modo. Parentesi chiusa. Quindi convinsi Jacopo, all'epoca chitarrista nei This Side Up, di cimentarsi insieme a me in questa avventura. Io all'epoca stavo nel mezzo di miei studi e lavoravo full time (come d'altronde anche Jacopo) per la Helter Skelter, casa discografica e distributore di dischi situato nel quartiere di San Lorenzo a Roma. A parte questi due impegni suonavo nei This Side Up, gestivo la Bored Teenagers e pubblicavo una fanzine di nome Zips & Chains. Il tempo cominciava a scarseggiare e quindi Jacopo convinse la sua ragazza (ora moglie) Barbara di unirsi a noi. Barbara prese tutta la distro a casa sua; all'epoca un paio di scatole di 7", una manciata di cassette, qualche maglietta, un paio di scatole di LP e CD e una marea di fanzine. Guardando ora la lista di dischi che distribuivamo, ci sono anche cose che hanno un discreto prezzo oggi: Lifetime -"Ghost" MLP, Digos Goat -"Testimoni Del Silenzio" LP, Chorus Of Disapproval -"Italian" 7", Gerogerigegege 7", tutti gli LP e 7" dei Kina, Infezione, Assuck 7", ecc. Quindi, 3 di noi dammo vita a Goodwill Records, pero' stranamente non con un disco dei This Side Up.
Io all'epoca ero amico con il gruppo Croato Overflow e li organizzavo delle date in Italia. Loro mi chiesero se conoscevo un'etichetta che farebbe uscire il loro nuovo 7" e io senza pensarci troppo dissi che avevo io un'etichetta e che glielo facevamo noi. Jacopo si trovo' subito d'accordo e cosi’ all'inizio del 1995 venne alla luce il 7" degli Overflow intitolato Worm. Questo fu il disco che diede inizio all'etichetta.


Come si compone una tua giornata tipo?
Magari ci fosse una giornata tipo. Non credo che la giornata tipo esiste. Siccome l'etichetta la faccio nei ritagli di tempo che mi lascia il lavoro, non c'una giornata uguale all'altra.
In linea generale, la mattina prima di andare al lavoro controllo la posta. Se c'qualche messaggio urgente cerco di rispondere subito, altrimenti li lascio per la sera.
A volte riesco a rispondere alle mail dal computer di lavoro nelle pause tra le lezioni. Se nel pomeriggio ho una pausa, di solito la uso per andare alla posta e spedire i pacchi. Poi, invece, la sera e' quando la maggior parte del lavoro sull'etichetta viene fatto. A volte inizio verso le 9, a volte piu' tardi, in base a quando rientro a casa, e vado avanti fino alle ore piccole, sempre in base a quando mi devo svegliare il giorno dopo. Cmq, di solito stacco verso le 3 di notte durante la settimana. Il lavoro consiste nel gestire gli ordini, prelevare i dischi dal magazzino, fare i pacchi, rispondere alle mail, organizzare gli scambi, gestire il catalogo online piu' altri strumenti di vendita online, fare lavori di grafica per le copertine, magliette, flyers ecc.
Durante il weekend ho piu' tempo e se non ho impegni di basket, visto che le partite di solito si giocano o sabato o domenica pomeriggio, lavoro parecchio durante il giorno. In poche parole, per la Goodwill non esistono il sabato e la domenica. Se ci sono cose da fare (e ci sono sempre) si lavora anche di weekend.

Che differenze hai riscontrato rispetto agli anni '90? Intendo come mutamento di vendite, tirature dei dischi che produci? Sfruttare canali come Facebook, Twitter, Bandcamp, il sito web, ti ha aiutato ad incrementare il tuo giro?
Beh, rispetto agli anni 90 tutto, ma proprio tutto e' cambiato. Ovviamente, prima dell'arrivo degli mp3 il vinile (ma anche i CD) si vendeva molto bene. Arrivavano gli ordini via posta. I soldi venivano nascosti nelle lettere. Ti arrivavano 20, 50, 100 dollari nella busta con l'ordine allegato. Io giornalmente andavo alla posta a controllare la mia casella postale e trovavo in media 4-5 lettere/buste/pacchi al giorno.
Al giorno d'oggi la casella postale non mi serve. Gli ordini arrivano via e-mail, gli soldi vengono spediti via Paypal o con l'accredito bancario, i gruppi non spediscono piu' i CD o le cassette via posta, ma ti mandano la e-mail con gli mp3 o con il link al loro sito. Nella cassetta della posta mi arrivano solamente le cartoline dagli amici e poco altro. I pacchi con gli scambi il postino me li porta direttamente a casa (o al massimo li lascia al vicino di casa).
Per quanto riguarda le tirature dei dischi che produciamo, anche li' un cambiamento c'stato. Per esempio nel 1996 abbiamo fatto uscire lo split 7" This Side Up / White Frogs, fin'ora il disco con le vendite piu' alte che ha venduto circa 3600 copie stampate dalla Goodwill ed altre 1000 stampate negli States da Alarma records. 4600 copie per un discreto 7" con due gruppi poco meno che anonimi nel panorama HC Punk mondiale.
Al giorno d'oggi, le tirature si raggirano tra le 500 e le 1000 copie. Farne fuori mille e' un successone. E' diminuito anche il numero di etichette HC/Punk in giro. Ogni giorno ne sparisce una. Con meno etichette in giro ci sono meno possibilita’ di fare degli scambi. Produrre dischi non e' mai stata una cosa lucrativa, credo, per la maggior parte delle etichette HC/Punk, pero' e' diventato un lavorone che, quando poi non riesci a vendere i dischi che produci, ti chiedi chi te lo fa fare.
Cosi' etichette che pochi anni fa producevano ottimi dischi HC/Punk, etichette come Not Just Words, Dead & Gone, Underestimated, Anger Management, Still Holding On, Panx, Boisleve, Western Front, Moo Cow, Scene Police, Soulforce, Beniihana, Ataque Sonoro, Best Times, Mankind,... oggi non ci sono piu'. E ho impressione che sempre meno etichette nascono di quante si spengono. Gli anni '90 erano davvero un qualcosa di diverso.
Passando alla tua domanda sui social forums e sito internet, devo ammettere che funzionano e ci fanno piu' visibili di prima. Twitter non lo uso, ma Facebook e' molto utile. L’anno scorso abbiamo fatto una campagna di sweepstakes durante gli europei di calcio e abbiamo aumentato il giro spropositamente. Ora c'e' sul nostro sito Facebook un'altra campagna dove indovinando che gruppo si trova sulla foto vinci dei dischi. Il bello e' che tutti possono partecipare e condividere queste foto, cosi' ci vedono amici degli amici ecc.
Il nostro sito web certamente aiuta, perche' e' un punto di riferimento per tutti quelli con l'accesso all'internet. Li' puoi vedere le nostre nuove uscite, leggere sulle varie tirature dei dischi, ascoltare dei brani o sfogliare migliaia di titoli che abbiamo nel magazzino.

Quanti sono coinvolti oltre a te nella gestione dell'etichetta?
Praticamente due di noi (Izumi ed io) facciamo la maggior parte del lavoro. Lei si occupa della promozione e tutto ciò che la promozione comporta (contatti con i gruppi, spedire dei promo, smistare le recensioni, tenere questi contatti aggiornati, ecc.) mentre io faccio tutto il resto. Poi c'è Andrea che ci da una mano con il sito internet e il negozio virtuale ed Elly che ogni tanto ci da una mano per la promozione sull'internet.
Siamo sparsi per l'Europa. Izumi e' a Valencia, Andrea a Roma, Elly nel sud della Germania ed io sono a Berlino. Da questo punto di vista, meno male che c'è internet e tutto cio' che include (e-mail, Skype, ecc.).

Cosa ne pensi per esempio del poter far scaricare con pochi euro un'uscita corredandola di grafica, booklet, eccetera? Riesci a coprire i costi di gestione e eventualmente a ricavarci qualcosa?
A me personalmente non mi attira l'idea (a noi di Forthekidsxxx la cosa ci disgusta profondamente eheheeheh, ndr). Mi piace avere un disco in mano, aprire la copertina, sfogliare il booklet e leggere i testi. Certo, degli mp3 ne ho, ma li uso soprattutto quando faccio il music quiz di mercoledi' sera. Ma al di fuori di questo li ascolto raramente. Quindi anche se scaricare una uscita fosse completamente gratuita sceglierei di comprare il vinile.
Per quanto i costi e le entrate, sì, l'etichetta si autofinanzia da diversi anni a questa parte. Si riescono a coprire tutte le spese ma con i soldi che avanzano ci fai davvero poco. Riusciamo a pagare l'internet e il telefono mensilmente e poco altro. Per fortuna guadagno per vivere lavorando come insegnante per cui non ho necessita’ di guadagnare anche con la Goodwill. E' un hobby che mi da molte soddisfazioni e va benissimo cosi'.

Sei selettivo negli scambi oppure non ti poni limiti? Ora che sei di stanza a Berlino, ti piu' facile gestire l'etichetta? A livello di vendite i ragazzi e ragazze sono piu' ricettivi?
Difficile domanda. All'inizio dell'etichetta non ero selettivo per niente. Se mi arrivava la richiesta di scambiare con il cd del gruppo Pop-Punk Lituano, lo facevo volentieri, perchè mi entusiasmava l'idea di avere i nostri dischi nei paesi cosi' lontani dove in nessuna altra maniera non sarebbero arrivati. Con gli anni, pero', mi accorgevo sempre di piu' che certi dischi vendono e certi accumulano la polvere. Allora ho cominciato a chiedermi che servizio faccio se invece di far girare un disco lo faccio marcire nel magazzino. Non diventa utile ne per l'etichetta ne per il gruppo ne per i clienti dell'etichetta. Quindi ho cominciato a ragionarci sopra gli scambi ed oggi sono un po' piu' selettivo, ma forse non ancora quanto dovrei. Mi eccita sempre l'idea che qualcuno vuole distribuire i dischi prodotti da noi nel suo paese e se vedo minima possibilita' di scambiare, lo facio.
Berlino e' davvero una citta' molto piu' Punk di Roma. Senza niente togliere a Roma e la fantastica scena della quale ho fatto parte anch'io, qui il Punk (e quindi anche il HardCore) e' molto piu' presente. Ci sono talmente tanti concerti che a volte ti capitano due ottimi concerti nella stessa serata. Dei locali nei quali puoi sentire la musica Punk abbondano. Io ogni martedi' sono di stanza al Travolta's dove tra una cola e l'altra si gioca a biliardino e si ascolta il Punk (di genere roba tipo Ruts, SLF, Avengers, Cockney Rejects, Dead Kennedys, Dictators, Ramones, Clash, Buzzcocks, Toy Dolls,...).
A livello di vendite, capita spesissimo che qualcuno ci spedisce l'ordine via e-mail e poi ci si becca qui in zona per la consegna dei dischi. Ovvio, succedeva anche a Roma, ma qui molto piu' spesso.

Con che criteri scegli i gruppi su cui apparira' il logo Goodwill? Scorgendo le produzioni il filo conduttore l'hardcore anche se non mancano delle sorprese...
Hai ragione. Non c'e esattamente un unico suono Goodwill anche se io lo definirei come HardCore di vecchio stampo con le venature melodiche. Forse i migliori esempi del "suono Goodwill" sono At Half-Mast, Just Die, Day Of The Dead e Values Intact. Sai, HardCore da una parte abrasivo ma sempre con queste chitarre un po' melanconiche sotto. C'e' parecchio oldschool (Signs Of Hope, Pointing Finger, Lyon Estates, No More Fear,...) ma anche Punk Rock (Radio Days, Headlines,...) e Indie (Liars Academy). Di regola faccio uscire cose che mi piacciono, senza guardare lo stile.
A volte sono io a contattare i gruppi, mentre altre volte sono i gruppi a contattare noi. Funzionano entrambe le cose anche se e' difficile dire a un gruppo che non sono proprio il tuo genere di cose.

Ogni uscita Goodwill su vinile viene proposta in varie edizioni colorate e limitate... Secondo me un'idea molto carina per aggiungere alla propria collezione un qualcosa di unico... Qualcuno potrebbe dire che il punk hardcore nato in antitesi a tutto ci.. Cosa ne pensi?

E' partito tutto per caso. All'epoca della prima uscita, non ero io a parlare con la persona che ci ha stampato i dischi, ma lo fece Paolo Petralia, in quanto era il nostro tramite. Fu lui a dire al ormai defunto signor Satulli di stampare il nostro primo 7" in vari colori. I colori alla fine furono cosi' tanti che non era possibile tenerne traccia. Pero' da li l'idea prese il sopravvento e i dischi furono stampati in vari colori. Di solito si stampava il grosso sul vinile nero e una piccola quantita' sul vinile colorato. Poi un giorno ho pensato di invertire le cose, e stampare il grosso sul colorato, facendo l'edizione sul vinile nero "limitata". Gli ultimi due lp che abbiamo prodotto (Pointing Finger e At Half-Mast) furono stampati cosi'. La gente, comunque, veniva sempre piu' attratta dal vinile colorato. Alla fine, i collezionisti di dischi sono come i bambini che vengono attratti dal gelato o la bibita piu' colorata.
Per quanto al Punk, per me il Punk e' sempre stato "fai quello che vuoi fare e fottiti di quello che pensano gli altri". Quindi, se qualcuno pensa che i dischi colorati sono in antitesi al Punk, abbiamo dei concetti sul Punk diversi. Da quel punto di vista, un disco con la scritta "non pagare piu' di 2000 lire" dovrebbe essere sempre venduto a tale prezzo (2000 lire = oggi un euro) ma io dubito che qualcuno andrebbe a rivendere il suo Negazione – "Tutti Pazzi" per un euro. Quindi nessuno al mondo e' Punk?

Quali sono le uscite di cui sei maggiormente orgoglioso e quelle invece di cui avresti potuto fare a meno?
Cazzo, non puoi farmi una domanda cosi' (Aahahahah siamo proprio dei bastardi, ndr). E' come chiedere a una madre quale e' il suo figlio preferito.
A dirti la verita', non ho mai fatto uscire un disco che non mi piace e di cui avrei potuto fare a meno. Anche se un disco ha venduto pochissimo io sono sempre orgoglioso di averlo fatto uscire.
A livello di gruppi, ho avuto un ottimo rapporto con gli At Half-Mast e i Pointing Finger. Con entrambi i gruppi abbiamo lavorato per parecchio tempo, li abbiamo organizzato delle date ed hanno dormito a casa mia. In Italia i PHP erano quelli che sentivamo di piu'. Abbiamo sempre avuto un splendido rapporto con i Values Intact, No More Fear, The Headlines, Out Of Reach,... e' difficile fare nomi. Anche con i due piu' recenti acquisti (Just Die! e Lyon Estates) si lavora piu' che bene.
Mi sento ancora con quasi tutti i gruppi o loro ex membri. Qualche settimana fa Luca degli Out Of Reach e' stato a Berlino in visita. I ragazzi dei Pointing Finger li becco sempre in giro per Europa con i loro numerosi progetti. Turi dei Values Intact spunta sempre quando meno te lo aspetti. Giovy dei Values Intact invece da poco abita a Berlino e l’altro giorno l’ho incontrato andando in bici. Insomma, la vita va avanti ma le amicizie restano.

Prima di Goodwill c'era Zips & Chains. Stampata, tirata in 3000 copie e in inglese. Meravigliosa lasciami aggiungere. Come avveniva il processo creativo? E' vero che era tutta taglia ed incolla, poi scansionata ed infine stampata? Come sceglievi il materiale da pubblicare? Come mai come esperienza conclusa? Vedremo mai un nuovo numero o comunque una ristampa in un unico libro (vedi TVOR) di tutti i numeri?
Grazie Paso. Fa piacere sentire queste parole. In realta', Zips & Chains e' forse la cosa della quale sono piu' orgoglioso di tutte. Non so, sara' perche' quello era il modo nel quale riuscivo ad esprimermi meglio. Ad ogni modo, a lei mi legano dei ricordi piu' belli.
Il processo creativo, come lo chiami tu, avveniva inizialmente con il copia e incolla e con l'uso di una vecchia macchina da scrivere acquistata da un parente a poche lire. Si batteva tutto a macchina, poi si andava in copisteria a fare delle riduzioni e poi, a ritorno a casa, si tagliavano i testi, incollavano le foto e creavano le pagine. I primi 5 numeri furono fotocopiati, mentre i secondi 5 stampati in tipografia.
Passare o meno su stampa in tipografia era un grosso dilemma in quanto bisognava andare su con le tirature e mentre i primi 5 numeri oscillavano tra 100 e 200 copie, la tiratura minima per il numero sei doveva essere di 400 copie. E cosi' dal numero 6 in poi passammo a questo strano formato che e' C5, una via di mezzo tra l'A5 e A4 e, secondo me, il perfetto formato per una fanzine.
La tiratuta lentamente incrementava e i mezzi per creare la fanzine diventavano migliori. Verso la fine, per il numero 10 abbiamo usato anche il computer del lavoro, ma il processo era sempre lo stesso – taglia e incolla. Nessuna pagina del Zips & Chains fu fatta in Quark Xpress o programma simile. Tale technologia mi e' stata accessibile solo dopo, quando ormai Zips & Chains non esisteva piu'. L'ultimo numero usci' nel gennaio 1997 e alzi la mano chi in quell'anno abbia avuto un PC a casa.
Quindi, da queste pagine fatte con il taglia ed incolla venivano poi fatte le pellicole, da queste le lastre e infine dalle lastre la stampa veniva trasferita sulla carta. Quindi per quanto al processo di stampa, ci sei andato vicino.
Il materiale da pubblicare consisteva delle interviste fatte generalmente dal vivo ai gruppi che suonavano a Roma. Io all'epoca organizzavo parecchi concerti a Roma e in giro per l'Italia, quindi le occasioni non mancavano. Ovvio, quando abitavo ancora in Croazia i concerti HC/Punk nella mia zona scarseggiavano, quindi le interviste furano soprattutto fatte per posta (Newtown Neurotics, Instigators, False Prophets, Digos Goat, Misanthropic Charity,...). Poi c'erano le recensioni, in base al materiale spedito, articoli, fumetti, quiz ed altro ancora.
Di solito la gente ci apprezzava per la veste grafica, le interviste e gli articoli che pubblicavamo. Un paio di volte abbiamo condotto dei sondaggi sul "chi e' il medio lettore di Zips & Chains" e queste cose ne uscivano fuori. Tipo, il medio lettore era maschio, europeo, tra 17 e 20 anni che andava a scuola o lavorava e che abitava con entrambi i genitori, appartenenti a classe media. Si definiva anarchico, vegetariano, supportava Greenpeace, ascoltava i Ramones e leggeva Zips & Chains. Suonava in un gruppo, ascoltava la musica su cassette, il suo libro preferito era il 1984 mentre il film era Blade Runner. Mi domando spesso che profilo avrebbe un ipotetico lettore di Zips & Chains oggi. Sarebbe piu' grande o piu' giovane? Preferirebbe gli mp3 o il vinile? Il suo gruppo preferito sarebbero i Ramones o qualche gruppo piu' recente? E questo ci porta alla tua ultima domanda su come mai abbiamo chiuso il discorso fanzine.
Beh, per buona parte del 1997 e forse anche 1998 l'idea di fare un'altro numero era ancora viva. Ho anche cominciato a fare le interviste, come quella ai Samiam (poi pubblicata nel Regno Unito sulla rivista/fanzine Fracture) e quella ai By The Grace Of God. Pero' poi man mano il tempo era sempre di meno e nonostante la fanzine era una fonte di appagamento personale, ho dato precedenza a delle cose che non dipendevano solo da me, cioe' al gruppo e all'etichetta, a parte il lavoro e l'universita'. Il richiamo da zinemaker si fa sentire sempre, anche oggi, ma i tempi sono cambiati. Se fossi un adolescente nei giorni d'oggi non credo mi metterei a fare una fanzine, almeno non nella forma classica. L'internet ha cambiato tutto, per il meglio o per il peggio, e il ruolo della fanzine come il veicolo dell'informazione ha perso tantissimo.
Il tutto non preclude un'uscita della Zips & Chains come libro (come hanno fatto Touch & Go, Schism o TVOR) ma non credo che l'iniziativa partira' da me. Se qualcuno ha interesse a realizzare una cosa del genere, si faccia avanti.


Del famoso photobook annunciato da molto cosa mi sai dire? Come ti stai muovendo e in base a che criterio scegli le foto? Gruppi da tutto il mondo o solo da aree ben definite?
Quel progetto e' stato la mia croce. Ho cominciato a lavorarci sopra intorno al 1998/99. Ho raccolto una marea di foto e ho iniziato a scannerizzarle. Avevo pure comprato uno scanner di tutto rispetto per avere un ottima qualita' delle scansioni. Non posso neanche immaginare quante ore ho speso sia a raccogliere le foto che a scannerizzarle e ritoccarle, ma il progetto si e' rivelato molto piu' grande di me stesso. Le foto cominciavano ad arrivare a bizzeffe ed era difficile porsi dei limiti cosi' che anche se non ho mai abbandonato l'idea di finire questo progetto ho cominciato a dedicare il mio tempo ad altre cose. Ho ancora migliaia di foto a casa, mentre parecchie sono riuscito a restituirle ai legittimi proprietari. Anzi, se qualcuno che mi ha spedito delle foto legge questa intervista, lo prego di contattarmi così posso restituire le sue foto prima possibile. Basta che mi scrive una mail a adam@goodwillrecords.net e rispondero' al piu presto.
Avevo diviso il lavoro in 2 parti: anni 80 e anni 90. Non era facile rintracciare dei fotografi dell'epoca che avessero delle foto originali scattate negli anni 80. Per i novanta era piu' facile invece. L'unico criterio che usavo e che gruppo non fosse un gruppo della prima ondata Punk (non mi sembrava il caso di fare un'altro libro con le foto dei gruppi che hanno gia'decine di libri su di loro, quindi niente Clash, Pistols, Ramones e simili) e che il gruppo almeno avesse delle uscite discografiche (coprire anche i gruppi che hanno fatto solamente dei concerti senza lasciare traccia su vinile mi sembrava troppo). La provenienza geografica non importava. Infatti, ci sono delle foto dei gruppi dal Giappone al Sud Africa, dal Brasile alla Finlandia, dal Singapore al Canada e via discorrendo. Spero davvero di trovare il tempo un giorno e finire questo progetto anche per tutte le persone che ho coinvolto e che mi hanno dato una mano.

Mi pare poi che tu stia lavorando anche ad un altro libro...
Si. Non so chi e' il tuo informatore, ma ti ha fornito delle informazioni giuste (Eeheheheeh... ndr).
Da qualche anno a questa parte sto scrivendo un romanzo. Ormai la storia e' stata scritta e al momento il manuscritto e’ in mano a un paio di amici che stanno facendo il proofreading, dopo di che si cerca di farlo pubblicare. La mia idea e' di pubblicarlo per conto mio. Anche se non ho connessioni con delle librerie o distributori di libri, mi piace sempre essere coinvolto nel processo dall'inizio alla fine. Poi, se qualcuno si fa avanti per pubblicarlo, ben venga. Ma credo che non aspettero' l'input da fuori ma invece mi muovero' per conto mio.
La trama, in poche parole, e' la storia di un ragazzo venticinquenne che decide di inseguire un pacco mai consegnatoli per trovare risposta alle domande che gli turbano la mente e per capire cosa davvero importa nella vita. Ambientato parzialmente negli States e parzialmente in Europa nella seconda meta' di anni 90, il romanzo prende parecchi spunti dalla scena HC/Punk nonche' quella dell'attivismo internazionale.

Hai anche militato come bassista e fondatore nei This Side Up, hardcore melodico con un paio di 7" ed un cd all'attivo. Che ricordi hai di quei giorni?
Ricordi bellissimi. Comuque, devo dire, vedo che sai bene di cosa parli (Qui a Forthekids siamo molto ben documentati eheheheeh, ndr). In effetti, abbiamo lasciato dietro di noi un paio di split 7” (uno con i brasiliani White Frogs e l’altro con i statunitensi Doc Hopper) e un full length che doveva uscire sia come LP che CD che musicassetta, ma visto che gruppo si era sciolto poco dopo siamo rimasti a fare solamente il CD. Complice di questo anche una laboriosa post produzione in studio che ci ha portato mesi di lavoro per un risultato del quale comunque non siamo usciti soddisfattissimi,
Ad ogni modo, erano anni davvero belli per tutti noi. Ci siamo fatti l’Europa con i compagni di battaglia Bruma (gruppo forse ancor meno conosciuto di noi per il fatto che ebbe circa solamente un anno di vita) con il mitico Cristianone alla chitarra (Concrete, Comrades e 2 mila altri gruppi) e il Venezuela (Comrades, Anti You, Die!,…) al basso. Poi diverse volte la Slovenia e Croazia. Una miriade di concerti in tutta Italia. Un tour Americano. Tanti concerti a Roma da spalla a chiunque passava di Roma in quei anni: Down By Law, Avail, Burning Heads, Brand New Unit, Rhythm Collision, Overflow, Strawman, Scared Of Chaka,…

Come ando' il tour in America? Qualche aneddoto da raccontarci?
Il tour in America era una vacanza da sognio. Sbarcati a New York, siamo subito stati accolti dal nostro roadie Brian che con un amico ci porto’ a casa e ci misimo a stampare le magliette gia’ la prima sera, nemmeno il tempo di smaltire il jet-lag. Lui aveva una casa a Chatham nel New Jersey; la tipica casa americana a un piano con la cantina da organizzare i concerti, il garage con il macchinone stralungo e stralargo e con l’obbligatorio canestro da basket nel cortile. Non ti dico quante partite da basket ci siamo fatti dietro casa sua.
I primi concerti lungo e largo la costa est (New Jersey, New York, Virginia, South Carolina, Maryland, DC, Massachusets, ...) ce li siamo fatti con la sua macchina. Lui aveva una station vagon di quelle che ci puoi caricare due famiglie di ciccioni e ancora ti rimaneva lo spazio per fare lo yoga dentro. Insomma, ci entravamo noi cinque (quattro This Side Up + Brian), i nostri bagagli, piu’ tutti gli strumenti. Accanto a noi viaggiavano i Fire Season, gruppo di New Jersey stile Fugazi/Rites Of Spring. Anche la somiglianza fisica a Ian MacKaye e compagni era impressionante. Comunque, grandissimi ragazzi con i quali siamo entrati subito in sintonia.
Nel famoso Wilson Center di Washington DC (si, proprio la dove i Minor Threat compievano i primi passi) abbiamo conosciuto un’altro simpaticissimo gruppo The Shananagans. Seduti sul marciapiede davanti il Wilson Center si paragonano gli itinerari. Laddove loro hanno un giorno off, li invitiamo a suonare con noi. Laddove noi non abbiamo un concerto, ci invitano a suonarci insieme (Ecco, qui ci vien veramente da ridere, calcolando che oggi c'è gente che trova sano e giusto che un gruppo arrivi a pagare per suonare... ndr). In questo modo aggiungiamo altre 2-3 date al tour e la compagnia si estende a 2 macchine e un furgone (quello dei Shananagans – morirà poche settimane dopo).
Finito il giro East Coast, il piano era di comprare un furgone a poco e rivenderselo a ritorno. La cosa non funzionò in quanto nessuno ci avrebbe assicurato il veicolo. Quindi dopo un sacco di peripezie che ci costò una data che dovevamo saltare (Boston) affittiamo un macchinone e si parte per Pennsylvania. Circa 2-3 ore dopo la partenza ci fermiamo in un paesino anonimo, appena dopo il confine con il New Jersey, in Pennsylvania. Obbligatoria visita ad uno di tanti supermercati Americani (di quelli che sai quando entri ma non sai quando esci) (e che sono fighissimi, ndr)e al reparto panetteria sgamano i nostri accenti un po’ troppo unusuali per quell’area rurale. La signora dietro il bancone ci prende in simpatia e viene fuori a fumarsi una sigaretta. Tra una cosa e l’altra ci dice che anche il suo figlio suona in un gruppo. Si chiamano Kill Your Idols. Lo avrebbe chiamato per farci conoscere, ma e’ partito che suona anche lui da qualche parte stasera.
Dopo una manciata di date in Pennsylvania, Ohio, Indiana e Michigan, si arriva a Chicago. Lì è l’ora di salutare i Shananagans prima e i Fire Season dopo, ma non prima di suonare nel mitico Fireside Bowl di pomeriggio. Fireside Bowl era il miglior posto per i concerti Punk a Chicago dove tutta la scena locale, dai Screeching Weasel ai Los Crudos ha suonato.
Da li si parte da soli verso nord. In Wisconsin si suona in un centro sociale dove trovo una copia di Zips & Chains tra la carta stampata offerta nella mini biblioteca. A Minneapolis si suona con i Voorhees, il secondo gruppo Europeo dopo gli Oi Polloi a Washington DC con il quale si suona insieme. Poi si suona a Rapid City in cucina di 3 sorelle che abitavano lì. Il frigo era collocato proprio dietro il batterista, quindi qualsiasi birra o altro tipo di bibita doveva passare per le sue mani. Poi Denver, Sheridan, Missoula,... Finalmente raggiungere la costa ovest. Si suona 3 volte in due giorni a Seattle e dintorni grazie a Michelle (Agent 86) e Derek (Himsa, Trial,...). Si suona con i stessi Himsa, By A Thread,... mentre i Champion non si presentano alla loro data.
Da lì si scende giu’ verso l’Oregon e la California. Nell’Oregon becchiamo gli Useless ID da Israele con i quali avevamo suonato a Columbus, Ohio 2 settimane prima, da un benzinaio sull’autostrada. Abbiamo entrambi avuto l’idea di mettere benzina nello stesso identico posto. 3-4 giorni dopo li ribeccheremo a San Francisco durante il day off, per risuonarci ancora insieme a San Jose, California e Reno, Nevada.
Le ultime date sono a Los Angeles, grazie all’aiuto di Matt Average (ideatore della grandissima Engine fanzine, nonchè il cantante dei Reagan SS e collaboratore di Maximumrocknroll e Flipside).
Finite le date, accompagniamo PG a San Diego (lui volava da San Diego grazie a mille miglia del padre, mentre il resto della troupe doveva risalire fino a New York) e noi facciamo un salto alla Ebullition a salutare il buon vecchio Kent McClard e mangiare un burrito insieme. Poi si va a Red Rocks, una bellissima localita’ vicino a Goleta in California a fare dei salti da Tarzan nel lago e infine si parte per la traversata verso New York.
Il primo stop e’ a Las Vegas dove ci ribecchiamo con Annie che ci ha organizzato la data di Chicago ed altre due sue amiche che festeggiano i loro compleanni. Si dice che quel che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas, quindi non vado oltre.
Finalmente, dopo altri 5 giorni che includono la visita al Grand Canyon, una mega tempesta ad Oklahoma City e un party a Chicago, si arriva a New York City. L’obbligatoria visita all’ ABC No Rio, shopping per spendere gli ultimi dollaroni e via.
Questa era, in breve, la nostra avventura Americana. Lo split con i Doc Hopper doveva uscire in concomittanza del tour invece e’ uscito appena dopo. Abbiamo suonato con tantissimi gruppi. Accanto i gia’ menzionati, abbiamo condiviso il palco con i Piebald, Casualties, Elliott, Panthro UK United, Juliana Theory, Degenerics, Violent Society, Talk Is Poison, Unseen, Unit Breed e molti altri.
Abbiamo fatto almeno 30 mila chilometri di autostrada. Ci siamo ingrassati tutti quanti, nonostante tutti i salti sul palco e litri di sudore ogni sera. Il fast food preferito on the road era il Taco Bell. In macchina si ascoltava Toni Tammaro, la radio o roba tipo Leatherface, Gorilla Biscuits, Lifetime, Screeching Weasel, Farside, Sensefield,...
Il momento preferito: una partitella a beach volley notturna con i fari delle machine a servire da illuminazione nello Pennsylvania nel nord. Si giocava i This Side Up contro i Fire Season con le due ragazze che ci ospitavano divise in due squadre. Ci stavano facendo il culo a pezzi quando la polizia interruppe tutto.

Sei soddisfatto delle vostre uscite?
Direi che sono abbastanza soddisfatto di quello che abbiamo fatto uscire. In primis lo split con i White Frogs. Era il nostro primo disco ed e’ stato davvero un ottimo biglietto di visita. Anche il secondo split 7” non è male. Quello che mi convince di meno e’ il full length per via della produzione. Poteva suonare mille volte meglio, pero’ non ha senso piangere sul latte versato. Tutto sommato, posso ritenermi soddisfatto dei dischi fatti.

Come mai vi siete sciolti? Concerti di reunion?
Ci siamo sciolti perche’ dopo otto anni insieme gli stimoli cominciavano a venire a meno. Alla fine, tutto quello che ci siamo predisposti lo abbiamo fatto e quindi andava bene così. Sai, quando inizi con un gruppo, il primo obiettivo è suonare dal vivo. Poi viene il primo concerto fuori casa. Poi il primo tour. Poi magari il tour Europeo. Poi il 7”. Poi il tour Statunitense. Poi l’album. Man mano che vai avanti, ti trovi d’avanti nuovi obiettivi. Noi, meno male, abbiamo fatto tutto quello che volevamo fare. E aveva molto piu’ senso scioglierci mentre sei un gruppo vitale che suona e produce, piuttosto che trascinare la cosa per secoli a venire a lasciarla morire da sola. Va bene che ci siano i Rolling Stones, ma per quanto hanno dato alla musica dal 1980 in poi potevano anche sciogliersi dopo ‘Some Girls’ e il risultato non sarebbe cambiato drasticamente.
Per quanto riguarda il discorso reunion, non credo. Anche se sarebbe divertente risuonare di nuovo con PG, Jacopo ed Andrea, non vedo il perchè. Se un gruppo si e’ sciolto il motivo ci sarà. La minestra riscaldata non ha mai lo stesso sapore di quella appena fatta.

Ecco a proposito di reunion vorrei chiederti un opinione in merito. E' di qualche mese la notizia che il prossimo autunno/inverno (al tempo in cui abbiamo inviato l'intervista, quindi autunno/inverno 2012) pure gli Indigesti torneranno in pista. Operazione per nostalgici oppure effettivamente vuol dire che la scena musicale odierna è un pò fiacca?
Probabilmente li e’ venuta la voglia di suonare insieme. Niente di sbagliato. Sbagliato sarebbe aspettarsi un’altro Osservati Dall’Inganno.

E' vero che mentre svolgevi in servizio militare sei fuggito per andare a vedere i Ramones?
Verissimo. Ero finito a fare il servizio militare a Lubiana, che negli anni 80 era un centro per il Punk e HC in quell’area. Avevo un paio di pantaloni strappati, le All Star e la maglietta con la copertina di Rocket To Russia nascosti sotto il matterasso in una stanza in disuso nella caserma. Quando c’era qualche buon concerto aspettavo che tutti andassero a dormire, mi cambiavo e saltavo la rete laddove sapevo che la guardia notturna non mi avrebbe potuto vedere. Ho visto i Ramones, ma anche i NoMeansNo, Youth Of Today, Soul Side, Victims Family, The Cure, Motorhead,...
Una domanda te la devo fare io, però. Ma come cavolo sai tutte queste cose?!? (Ehhh sai com'è, qui a Forthekidsxxx abbiamo le nostre bazze, ahahahah, ndr).

Sei ancora in contatto con Lenny di Dogprint fanzine? Ti piaceva come fanzine ed etichetta? A me personalmente faceva impazzire...
Con Lenny eravamo molto amici quando abitava a Roma. Ci siamo conosciuti nel 1991 circa al Forte Prenestino. Mi pare al concerto degli Yuppicide o forse dei Nation Of Ulysses. Nel 1993, se ricordo bene, ci mettemmo a fare un gruppo insieme a un ragazzo californiano di nome Ricky. Poi lui parti’ per gli States e nel 1996 sono andato a trovarlo. Abitava con la sua ragazza nel New Jersey. Siamo rimasti in contatto per altri 2-3 anni, poi ci siamo completamente persi di vista. Lui non era piu’ coinvolto nella scena e man mano abbiamo perso i contatti.
La sua fanzine era bella. Stimavo molto il suo lavoro. L’etichetta la seguivo un po’ di meno in quanto non era proprio il mio genere. Chissa’ che fine ha fatto Lenny. L’ultima cosa che ricordo e’ che faceva DJ a New York. Ma pure questo almeno 10 anni fa.

Negli anni 90 la scena hardcore ha raggiunto un certo grado di politicizzazione ed impegno... Ora sembra quasi del tutto svanito, fagocitato dalla moda e da attitudini non troppo in linea secondo me con l'essenza dell'hardcore punk... Cosa ne pensi? Tu lo senti il gap nei confronti delle nuove generazioni?
Mmmmmm... Si e no. La moda c’e sempre stata. Anche nel 1977 c’erano dei poser e modaioli, come adesso. Solo che all’epoca anche se eri un modaiolo rischiavi che ti prendevano a calci per nessun motivo oltre che il look. Oggi non gliene frega niente a nessuno. La politicizzazione del Punk, anche quella, c’è sempre stata. Prima con i Crass, Conflict, Poison Girls,... Poco dopo i Dead Kennedys, MDC, Political Asylum, Newtown Neurotics,... Per arrivare agli anni 90 con i Seein Red, Man Lifting Banner, Oi Polloi, Active Minds,... Credo che anche oggi c’è un’ala del Punk molto politicizzata. Poi, certo, bisogna scindere tra quelli che cantano e predicano e quelli che davvero scendono in piazza e prendono un concreto impegno politico. Per farti un’esempio, io 3 anni fa ho iniziato un gruppo che raccoglie il cibo, ancora commestibile ma che sarebbe finito negli scarti, e lo cucina offrendolo gratuitamente a tutti i senzatetto, i poveri nonchè le persone come me e te che vogliono trascorrere una serata insieme con quelli meno fortunati (Abbiamo mangiato svariate volte in situazioni come quelle descritte da Dario e tutto era buonissimo... Una volta ne parlammo con degli amici ed amiche fuori dal giro Hc e ricordiam ancora le loro facce schifate ahahahaha, ndr). Tutto questo completamente vegetariano/vegano e completamente gratuito. Fino ad oggi penso che abbiamo avuto oltre 200 volontari ad aiutarci a preparare tutto e gli unici punk che ricordo tra loro erano un mio studente e il chitarrista di un gruppo HC Cileno (Asunto). Insomma, tra il cantare e il fare c’e in mezzo il mare. ;)


Hai potuto viaggiare molto da quello che ho capito. Posti preferiti? Credi che come esperienze ti abbiano arricchito? Anche qui sei qualche storiella divertente da raccontarci...
Sì, quando posso mi metto in moto. La mia meta preferita sono gli States (Pure la nostra, ndr). Ci sono stato finora 6 volte, sempre da 1 a 2 mesi. Negli anni 90 sia mio padre che il mio fratello abitavano là (papà a Phoenix in Arizona e mio fratello a Los Angeles) quindi avevo un motivo in piu’ per andarci. Il primo viaggio e’ stato forse il piu’ bello. Metà di quel viaggio l’ho fatto con un noto personaggio della scena Emo italiana ed era un’esperienza in sè. Oggi se ci penso mi rimangono solo dei bei ricordi. All’epoca invece la situazione era quantomeno tragicomica. Dai, un paio di aneddoti di quel viaggio te li racconto.
Giorno numero 1, ci si becca all’aeroporto e si va a dormire da Lenny (Dogprint) che hai menzionato prima. La mattina mi sveglio per primo, vado in cucina quando sento dei suoni strani là fuori, come se uno butasse delle mattonelle contro la casa. Infatti, nascosto dietro la finestra vedo una signora con il fucile in una mano e una mattonella nell’altra a scagliare quest’ultima contro la casa dove abitava Lenny. Ora, come ben sai, se vai nelle cittadine o in periferia, le case sono basse, fatte di legno, e hanno al massimo due livelli (cioe’ il pianterreno e il primo piano). Quindi, sta signora o c’e l’aveva con Lenny, con la sua fidanzata o chiunque abitasse nel piano di sotto. Io intanto sveglio gli altri due ed ora tutti e tre siamo accovacciati dietro la finestra a capire cosa sta succedendo.
A un certo punto la signora si mette a gridare e dice una cosa come: “Tu hai ammazzato mio fratello, ora è il tuo turno.” Porca miseria. Qua le cose si stanno mettendo male. La tipa ha il fucile e lo vuole usare. Pochi attimi dopo tra il “fuck” di qua e il “motherfucker” di là dice: ".... Tu fottuto occhi a mandorla!”. A quell punto Lenny si alza e dice: “La tipa ce l’ha con il Cinese del piano di sotto. Tutto a posto.”
Allora finiamo la colazione, ci vestiamo e prendiamo i nostri zaini. Oggi si va a Middlesex college a vedere l’ultimo concerto dei Mouthpiece che suonavano insieme a Battery, Endeavor, Earth Crisis e un altro paio di gruppi che non mi ricordo piu’ (Ebbè, un concerto da poco! Ndr).
Scendiamo le scale e ci dirigiamo verso la macchina. A 10 metri di distanza la tipa con il fucile. Con testa in giù carichiamo gli zaini e partiamo. Io mi trovo accanto a Lenny nel sedile del passeggero con l’altro tizio dietro. Accendiamo la macchina e ci mettiamo in moto, quando vedo la signora alzare il fucile e puntarlo verso di noi. Grido a Lenny “Vai! Scappiamo!” e mi butto giù davanti al sedile. In pratica vado a finire nello spazio per i piedi di chi è seduto accanto l’autista (con i miei 188 centimetri in Europa questo non sarebbe stato possibile, ma in America le machine le fanno grandi). Lenny dà il gas, la tipa non spara e usciamo vivi da questa situazione.
Quindi facciamo un salto al college di Lenny, per non ricordo quale motivo, e poi si va al Middlesex College. Arriviamo prestissimo e siccome non c’è ancora nessuno andiamo a un negozio di dischi dove lavora il mitico Charles Maggio dei Rorschach, che dista poche miglia da li. Tempo di comprare un paio di dischi, mangiare una pizza e si torna al Middlesex college.
La gente comincia ad arrivare. C’e Josh della Trustkill Records, John (Rip) della Very Distro, Rick Ta Life, John dei Ten Yard Fight,... Con quest’ultimo mi metto a chiaccherare durante i primi gruppi. Salgono i Battery sul palco e fanno un concertone. Stranamente non hanno smosso tanto il pubblico davanti. Tutta altra cosa invece per i Mouthpiece. Una bolgia di gente invade ogni centimetro della sala con lo stage diving, crowd surfing, canti in coro ecc. Si vede che suonano in casa.
L’ultimo gruppo della serata sono gli Earth Crisis. Mi aspettavo una risposta dal pubblico ancora maggiore rispetto ai Mouthpiece, ma non e’ cosi’. Una buona parte del pubblico si ritira verso il fondo della sala mentre un centinaio di fans si stringe intorno il palco. Tempo di suonare un paio di pezzi e un tizio avvolto in una pelliccia (poi si rivelerà che era finta) sale sul palco. Si volta verso il pubblico e scende nella massa incredula. Il gruppo smette di suonare mentre il tizio si dirige verso la porta. I due chitarristi degli Earth Crisis buttano giù le loro chitarre e si mettono ad inseguire il tizio, seguiti da una buona parte del pubblico. Dall’altra parte c’e un cordone di gente, almeno 20-30 persone che si e’ intrapposto tra il tizio (pare fosse Sean McCabe , Rip, degli Ink & Dagger) e la massa, fungendo da scudo. Partono dei battibecchi tra i due gruppi, qualche spintone, tutto quanto nel corridoio del college. La situazione e’ serissima e potrebbe precipitare tra un momento ed altro. Io, insieme al resto del pubblico, mi metto a seguire tutto quanto da pochi metri di distanza. Il tipo in pelliccia con il resto della sua crew riesce ad uscire dall’edificio e tempo un paio di minuti arrivano 9 macchine di polizia. Un poliziotto sale sul palco e dichiara il concerto finito. Insomma, in appena 24 ore in questo paese ho il fucile puntato addosso e vedo un concerto che per poco non finisce in una maxi-rissa. Iniziamo bene.
Comunque, non appena ho qualche soldo da parte cerco di farmi un viaggio. Quello del 2008, di nuovo negli States, e’ stato particolarmente interessante perche’ per un mese ho pedalato da Seattle a Los Angeles (2400 chilometri) con una bici ibrida. Se ti interessa leggere su questo viaggio, mentre viaggiavo scrivevo una specie di diario di bordo che comunque contiente tantissimi aneddoti:
Dario Adamic Blog

Parliamo un po’ delle ultime uscite Goodwill Records...
Dunque. Per quanto riguarda le ultime uscite, l’anno scorso sono usciti i 7” dei Lyon Estates, gruppo nostrano ex BanXThis, Learn, The Guilt Show, Ingegno, Dissonanza,... e quello dei Just Die! Gruppo del North Carolina attivo da 7 anni con un lp, un cd e un paio di 7” pubblicati.
Ecco i link a un paio di canzoni:
Just Die!
Lyon Estates
Per quanto riguarda le prossime uscite invece, ci sono tante cose che bollono in pentola.
Come prima cosa, questa settimana esce lo split 7” My Turn/The Bridge. My Turn sono Greci mentre The Bridge vengono dalla Serbia. 4 canzoni di HC modern tra l’oldschool e newschool.
Un paio di canzoni puoi ascoltare sul nostro sito Facebook:
Goodwill Records
Più in avanti dovrebbero uscire altri due 7”. Prima il 7” dei Manalive (ex-Ensign, Rain On The Parade, Kill Your Idols, Vision, Milhouse,...). Poi il 7” dei Gut Feeling (ex-Catharsis, Undying).
Inoltre, come forse sai (certo! ndr), con lo split At Half-Mast/Values Intact abbiamo inaugurato una serie di 4 x 7” con le copertine disegnate da 4 differenti artisti e queste quattro copertine insieme formano una storia ispirata dall’azione diretta e i diritti degli animali. Gli altri due 7” che sono gia’ usciti sono At Half-Mast/To The Embers e Carry The Torch/Signs Of Hope, con la copertina di quest’ultimo disegnata da Brian Walsby, mitico fumettista Americano, gia’ autore delle copertine dei 7 Seconds, Melvins, Cinder,... Verso la fine dell’anno speriamo di pubblicare anche il quarto 7” che completera’ la serie.
Le copertine nel loro stato originale le puoi vedere qua:
GoodWill Records
A parte la Goodwill, sto mettendo in piedi una nuova etichetta con la prima uscita fuori in una settimana. L’etichettà si chiamerà No Plan e la prima uscita è la ristampa del primo 7” degli Stigmathe "Suoni Puri Dalla Libertà". Per chi non conoscesse Stigmathe (in pochi, credo) loro erano uno dei migliori gruppi HardCore Italiani degli anni 80. Nati a Modena nel 1979 e scioltisi nel 1986, il gruppo è riuscito a pubblicare un paio di 7” e una cassetta. HardCore politicizzato, furioso e disperato, ma nello stesso tempo melodico quanto basta. Il loro primo 7” (pubblicato nel 1983) nuovo vedrà luce dopo 30 anni!
Il piano e’ di pubblicare il materiale inedito o ristampare i dischi ormai inacessibili, registrati negli anni 80. Gli anni 80 erano il periodo quando sono cresciuto a suoni di Punk e HardCore e c’è tantissima musica prodotta all’epoca che merita di vedere la luce del giorno.

Che opinione ti sei fatto delle scelte tedesche in materia politico-economica nei confronti della crisi che ci sta investendo? Come le percepiscono i tedeschi? Soprattutto che opinione hanno di paesi come Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, che vengono chiamata Pigs?
I tedeschi credono che i loro soldi fanno sopravvivere l’Europa, il che in parte è vero, cosiccome è anche vero che grazie ai soldi che versa a sostegno dei paesi in crisi riesce ad andare avanti a gonfie vele. Questo perchè quei soldi comunque gli rientrano grazie alla vendita dei prodotti tedeschi che, con paesi indebolliti e non aiutati non gli rientrerebbero. Quindi, in parole povere, “aiutare” gli altri paesi europei gli conviene e come.
Parlando dell’Italia, qui c'è un'ondata di immigrazione italiana paragonabile a quella degli anni sessanta. In poco tempo gli italiani sono diventati la seconda minoranza più grande a Berlino dopo i turchi. A differenza del passato, sembra che stavolta l’emigrazione dall’Italia abbia toccato soprattutto le regioni del nord. Qua non passa un giorno che non incontro qualche ingegnere piemontese o qualche analista software lombardo e così via. Insomma, guardando da qua la situazione sembra preoccupante.

Finito. Grazie mille per il tuo tempo e aggiungi pur ciò che vuoi...
Grazie a te per le domande interessantissime e ben ricercate. Seguo con piacere il tuo sito e devo farti i miei complimenti per come e’ fatto e il contenuto che pubblichi (E' un onore per noi, ndr).
Per chi voglia contattarci:
la mia email è adam@goodwillrecords.net.
Il nostro sito web è: Goodwill Records.
Infine, ci siamo pure su Facebook: Goodwill Records
Grazie ancora e buon lavoro!

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