lunedì 8 luglio 2013

Tumulto.


I Tumulto (dall'area Forlì-Bologna) sono uno dei gruppi che qui a Forthekidsxxx amiamo e supportiamo di più. Fautori di un hardcore veloce, potente e privo di fronzoli, i nostri nascono dall'amicizia fra Andrea (in arte Vasu, che con la sua Cause Care distro ha aiutato gli archivi vinicili di Forthekisdsxxx a rimpolparsi ulteriormente, ahahahah! ndr), Enrico e Nicholas (rispettivamente chitarra e voce degli Oi!/punker Scorma). Sono loro tre a rispondere alle nostre domande.
Foto di SereNere.

Notizia freschissima è che il vostro debutto su vinile avverà come split con i cesenati La Prospettiva. Come nasce questo progetto? Quando uscirà e quante canzoni conterrà? Per farla all'americana, inciderete anche una cover?
V. E' davvero una notizia freschissima, quello che abbiamo notato è che spesso l'incostanza la fa da padrona. Mille volte tra una pacca sulla spalla e l'altra ci si promettono collaborazioni, concerti, scorribande e via dicendo. Questa volta però è un obiettivo che si vuole portare a termine. Ci siamo mossi per i preventivi e per una ipotetica data per far stare la testa di tutti su questo progetto. Si pensava a quattro canzoni a gruppo. Per la cover proprio non ci avevamo pensato. Credo che sia molto più complicato trovarne una che vada bene a tutti piuttosto che vomitare un pezzo nuovo. Vedremo.
E. Io con quei poseurs dei La Prospettiva non ci faccio proprio un bel niente! Ahahah! Scherzi a parte, una volta che con delle persone condividi valori, attitudine e goliardia le collaborazioni vengono fuori in maniera naturale, come digerire un crescione dell’Ines (grandioso posto con piadine e crescioni vegan sulle ridenti colline di Bertinoro, ndr).
Per quanto riguarda la cover io sto spingendo per fare “Luna” di Gianni Togni.

I Tumulto suonano un hardcore vecchia scuola diretto e senza fronzoli. Cosa vi ha spinto a muovervi su questo tipo di suono?
V. Credo che il caso sia stata la base del progetto, io sapevo che volevo suonare assieme a Enrico (sempre per la storia delle promesse campate per aria), contattato Francesco alla batteria, le prove sono andate avanti per quasi un anno senza nessuno che si buttasse sulla voce. Arrivato Nicholas il tutto ha preso la forma del compromesso che più ci piaceva, il bisogno di sfogarsi, la vecchia scuola e un pò di quel "grasso Mike" che sempre ce la fa salire, come si dice in gergo.
E. Per quel che mi riguarda se è indiretto e con i fronzoli non è hardcore. Comunque, se non mi sbaglio, l’idea venne fuori a Valverde quando ancora Vasu non bestemmiava e non beveva birra. Mi ricordo che all’inizio in sala prove c’era un po’ di spaesamento (anche perché non avevamo mai suonato insieme), ma quando ci siamo resi conto che i pezzi che venivano fuori avevano un ottimo livello di ignoranza ci siamo presi bene. A quel punto il buon Nicholas da quelle fondamenta strumentali ci ha tirato su dei muri di parole che hanno completato nel modo migliore il DNA del gruppo. Per quanto riguarda il “tipo di suono” non ho fatto altro che mi immaginarmi Varg Vikernes e Fat Mike che limonano duro sulla battigia di Hermosa Beach mentre ascoltano i Sottopressione nel walkman dividendosi le cuffie. Rendo l’idea?

Provenendo dalla Romagna non possiam che farvi questa domanda: di gruppi qui in zona ce ne sono moltissimi, però quasi tutti dediti al metal core et similia. In che rapporti siete con essi? C'è collaborazione o come spesso accade, ognuno si coltiva il proprio orticello?
V. E' naturale che le situazioni che preferiamo chiudono le porte a certi generi e a certi ciuffi. E' capitato di collaborare, per questo nessuno di noi porta avanti battaglie per contrastare certe tipologie di band, preferiamo parlare di persone, se si va d'accordo a quel punto difficilmente si fanno discriminazioni, anzi è un motivo in più per pigliarsi per il culo in amicizia.
E. Sono d’accordo con Vasu, prima le persone. Di generi, di mode e sottomode non mi interessa un cazzo. A parte pochissime eccezioni, tutti i gruppi romagnoli contemporanei (in linea con la maggior parte delle band italiane) coltivano il proprio orticello illudendosi di fare successo, diventare famosi, aumentare i “like” o i “followers”sui social network, fare un sacco di visualizzazioni su youtube, andare dalla parrucchiera per girare il video strafigo, leccare il culo a quello lì dell’etichetta megasburra, fino ad arrivare alla morte della musica: pagare per suonare. Ecco, a me di ste stronzate non me ne frega assolutamente una minchia. Ho sempre suonato punk-hc per due motivi sostanzialmente: 1. Sono un chitarrista mediocre che ha voglia di divertirsi e sbronzarsi insieme agli amici, a cui piace un sacco vedere la gente che si mena mentre suono. 2. Penso che il sistema economico in cui viviamo sia da abolire.


L’hardcore non fa altro che conciliare questi due aspetti della mia personalità.

Qualche tempo fa avete suonato al Bronson di Ravenna, noto locale che ultimamente ha aperto le porte a suoni più duri e a gruppi piccoli. Come è stata come esperienza? Come è stato suonare in un posto che non fosse un centro sociale o un Arci? Vi sono piaciuti gli altri gruppi? Come siete stati trattati più in generale?
V. Ci siamo sempre detti che per noi quello che conta è suonare. Se poi siamo assieme a degli amici risulta ancora più semplice anche in contesti "diversi", dandosi chiaramente dei limiti. Non sapevamo esattamente a cosa andavamo in contro. Credo che la scarsa esperienza del locale su certe tipologie di generi, non abbia facilitato l'apporto che effettivamente poteva essere dato alla giornata a livello di affluenza. Chi viene ai "nostri" concerti non è abituato a pagare grosse cifre, ci siamo inseriti in un contesto non nostro per cui abbiamo pagato le conseguenze di suonare davanti a nessuno su un palco troppo grande in un posto altrettanto grande. L'accoglienza di chi organizzava è stata piacevole, grazie al rapporto creatosi in questi anni, non abbiamo invece avuto rimandi da "quelli del locale" ma poco importa. Ps: non ci saremmo scandalizzati se al posto di una birra alla spina fossimo stati inondati di lattine di "von wustel", prendiamo su tutto.
E. Si scrive “Von Wunster” ignorante! Ahahah!
Cosa ne penso del Bronson? La birra costava troppo.

L'hardcore in Italia sembra sia in una fase di profonda stasi. Pochi gruppi, concerti in un numero molto minore che in passato... D'altro canto però posti chiusi da tempo come il Peacemaker di Imola (ora ribattezzato Brigata36) hanno riaperto i battenti con iniziative e concerti. Cosa ne pensate? C'è gente che dice che l'hardcore in Italia è morto da almeno 5 anni... Noi qui a Forthekidsxxx non la vediamo così... Voi che ne pensate?
V. Su questo tema di sicuro troverai pareri discordanti sempre, il punto sta nel "mi lamento per dare aria alla bocca" oppure "mi lamento perchè ho provato sul campo". Specialmente per Enrico, ma anche per Nicholas, la militanza in questo mondo è sempre stata molto attiva e da parte loro mi trovo sempre a prendere appunti sul come poter fare per migliorare le cose. Abbiamo passato un momento in cui ci siamo guardati negli occhi per capire se realmente poteva avere senso quello che facevamo. La risposta è stata si. Supportiamo nei limiti delle nostre forze le iniziative e la promozione di concerti mantenendo uno stile che si tramanda da tempo. Credo che conti questo. Massimo rispetto per chi ha dato tutto ma non trova più entusiasmo.
E. Rispondere a questa domanda senza essere banali è praticamente impossibile. A parte la stronzata di Vasu sugli appunti da prendere, guardo ovviamente con gioia alla nascita di nuovi posti in cui vengono portati avanti valori ormai annebbiati dall'attuale società. I discorsi sono sempre i soliti: davanti al divertimento preconfezionato dei locali, davanti al regresso politico e culturale italiano, ci sono tanti ragazzi e ragazze che si sbattono quotidianamente per creare socialità svincolata dalle logiche del profitto, organizzando iniziative e concerti che spesso hanno l’obiettivo di supportare economicamente chi si ribella alle ingiustizie e viene represso dallo stato.
Paso, vuoi che ti dica la verità? A me che l’hardcore sia morto, vivo, assopito o risorto non m’importa nulla. Cos’è l’hardcore? E’ solo un genere musicale o è qualcosa di più? Basta fare “TU-PA-TU-PA” per essere hardcore? Di cosa stiamo parlando quando blateriamo di “scena”?
Per me sono tutte parole vuote e prive di un vero significato, un po’ come “libertà” o “democrazia”.
Non voglio fare il filosofo e non voglio nemmeno cadere nel giochetto ridicolo tipo “io sono più hc di te” o cazzate simili, ma ti posso dire semplicemente come io idealizzo questo concetto nella mia testa: la musica è il mezzo che io uso per esprimere tutto ciò che provo durante le mie giornate, osservando ciò che mi succede intorno e prendendo coscienza della mia condizione; la conseguenza inevitabile di ciò è che la mia musica diventa politica, probabilmente è un mio limite. Detto questo, l’hardcore come genere musicale è quello che più si addice a me e sono fiero di suonarlo con le persone a cui sono più legato. Tanti altri scelgono differenti generi: dal punk rock allo ska, dal reggae al folk, dal crust al black metal, ma le etichette non cambiano i contenuti, la sostanza è la stessa: il bisogno di sfogare i nostri pensieri e i nostri sentimenti, il rifiuto della rassegnazione e dell’appiattimento. Ciò che mi preoccupa non è la morte dell’hardcore in sé: mi preoccupa la morte delle nostre coscienze e della nostra creatività, sempre più schiacciate da un mondo sempre più competitivo, alienante e frammentato. Un mondo che però è anche in fermento, un mondo che è in TUMULTO dalla Turchia al Brasile, dalla Grecia al Portogallo. In questo quadro, spero che l’HC rimanga una componente fondamentale della grande colonna sonora della ribellione mondiale.


I Tumulto dividono con le Scorma cantante e chitarrista. Riuscite a coniugare bene l'attività dei due gruppi? Se doveste descrivere ad una persona che non vi conosce le differenze tra i due gruppi, cosa gli direste?
V. Sicuramente gli direi che loro provano costantemente e noi no. A parte gli scherzi è questo che ci permette di coniugare gli impegni, il bello è che ci conosciamo tutti e c'è sempre stato massimo rispetto. Mi ricordo che già dalle prime prove gli altri delle Scorma si fermavano alle nostre prove e viceversa.
N. Con i Tumulto non proviamo mai! E non abbiamo ancora avuto compresenza di date possibili, quindi riusciamo a giostrarci bene io ed Enrico. Tra i gruppi inoltre ci sono molte differenze, prima di tutto musicali ma anche concettuali: i testi che scrivo per i Tumulto sono più astratti e in forma più libera, incastrati in ritmiche prettamente hardcore; con gli Scorma invece andiamo dritti al punto, senza troppi giri di parole, seguendo uno stile che può spaziare tra il punkrock e l'hardcore.
E. Dopo che mi sono trasferito a Bologna riuscire a coniugare l’attività dei due gruppi e diventato molto più complicato per tutti, ma, nonostante le difficoltà tecniche, ogni tanto qualche prova riusciamo a farla. Gli Scorma sono il mio primo gruppo, attivo da circa 10 anni, a cui sono legatissimo. Le differenze tra i due gruppi le ha descritte bene Nicholas, più semplicemente si potrebbe dire che coi Tumulto andiamo più veloce, anche se poi pezzi “tirati” li abbiamo anche con gli Scorma, dove però sono più presenti venature OI/punk rock.

I vostri testi ci sembrano profondamente influenzati da fattori politici economici e sociali. Li scrivete tutti assieme oppure c'è qualcuno all'interno del gruppo delegato a ciò? Come mai la scelta poi di usare l'italiano invece del più comodo ed internazionale inglese?
V. La cosa più incredibile e che secondo me ci permette di andare avanti è che ognuno ha il suo ruolo. Con l'arrivo di Nicholas non abbiamo dovuto "perdere" del tempo nella gestione delle parti vocali, noi scriviamo la musica e spesso ha già un testo pronto da adattare ai pezzi. Le influenze nascono dalla sua attenzione costante ai temi sopra citati, portando avanti le idee sempre con convinzione e coerenza.
N. Cerco sempre di mettere su carta una riflessione su ciò che mi circonda, sia a livello emotivo che a livello fisico. Farlo in inglese sarebbe stato certamente più semplice a livello musicale, ma l'italiano è il mezzo più adatto per esprimere coerentemente ciò che vogliamo comunicare.
E. Nicholas è il poeta dell’hc italiano, e non sto esagerando. Andate a leggervi i testi e venitemi a dire che non è vero.

Il nome Tumulto è un omaggio ai tempi tumultuosi che stiamo vivendo o lo avete scelto per descrivere il vostro modo di suonare hardcore?
V. "Monti, ci sei prossima settimana per le prove? Il nome c'è già, Tumulto, il batterista pure, fammi sapere" suonava troppo bene per lasciarlo in disparte. C'era bisogno di sfogarsi e così è nato il progetto.
E. Io avevo proposto come nome “Ultra seghe elettriche impazzite” ma me l’hanno bocciato.

Come gruppo come vi ponete nei confronti di un certo tipo di hardcore diciamo più disimpegnato, fatto molto spesso solo di costose marche di vestiti e atteggiamenti violenti ai concerti? Come gruppo appoggiate qualche causa in particolare o preferite che sia la musica a manifestare il vostro pensiero?
V. Come già detto, dai testi viene fuori il pensiero e le scelte che caratterizzano spesso il quotidiano. Non ci piace troppo portare avanti grosse bandiere, preferiamo marcare un'idea attraverso il testo e la musica, poi se vuoi se ne parla, ma preferiamo suonare, poche pugnette insomma. Le grandi marche e i grandi trattati li lasciamo agli altri.
E. Penso che chi compra costose marche di vestiti per sfoggiarli in giro o ai concerti sia liberissimo di farlo, come io sono liberissimo di considerarlo un patacca. Questo fenomeno fa parte del più generale bisogno di apparire ed affermare sé stessi attraverso l’abbigliamento per mancanza di altre qualità. Per quanto riguarda gli atteggiamenti violenti ai concerti beh… nel pogo deve esserci un po’ di violenza, se no non è divertente, ma una violenza per così dire “etica”. Quelli che si atteggiano da macho con l’obiettivo di far male agli altri sono dei poveretti che meriterebbero di essere cacciati a calci nel culo dai concerti all’istante.


Come avviene il processo di creazione di un vostro pezzo? Viene prima il testo o la musica?
V. Generalmente si parte da un riff per poi costriure il resto tutti assieme in sala prove, per i testi molte volte non facciamo in tempo a finire il pezzo che è già su carta. Anche se provare è sempre complicato gestiamo al meglio il poco tempo.
Il suonare molto spesso in situazioni autogestite è di sicuro un gran cosa. Non vi capita però di pensare che pur suonando in situazioni di questo genere, molto spesso chi vi guarda è solo lì per passare un sabato sera poco dispendioso dal punto di vista monetario, condito da alcool e fumo in abbondanza, dimenticando che il posto in cui sono non è "l'alternativa economica" al pub sotto casa o un luogo in cui non ci sono regole e ognuno fa ciò che vuole?
V. Non suoniamo da molto, abbiamo forse notato che spesso le situazioni autogestite hanno una selezione più accurata a livello di "pubblico", è sempre ovvio che chi si vuole fare i cazzi propri se ne sta in disparte ma capita più spesso di incontrare gente che sa quello che va a vedere in certi tipi di situazioni piuttosto che in un locale dove si fa più fatica a trovare il pubblico dei concerti.
N. La questione fondamentale è che un centro sociale attira un potenziale di persone estremamente eterogenee. C'è che milita, chi beve, chi cazzeggia, chi apprezza l'atmosfera dell'ambiente e chi frequenta solo per i concerti, che sono valore aggiunto al luogo. In genere, per il discorso concerti, dipende dalla situazione, e sta ai gruppi crearsi il proprio pubblico.
E. Non vedo nulla di male a “passare un sabato sera poco dispendioso dal punto di vista monetario, condito da alcool e fumo in abbondanza”, l’importante è che vieni sotto al palco a fare del casino che se no m’incazzo.

Finito... Se vi va di aggiungere qualcosa fate pure... Grazie!
La prossima volta ti offriamo un camparino. A presto.
Tumulto.

Tumulto

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