lunedì 21 ottobre 2013

Gab De La Vega (Smashrooms | Gab De La vega | Epidemic Records | Hardcore For Political Support).


Questa volta "incontriamo" Gab De La Vega, cantante degli The Smashrooms, cantante nel solo project Gab De La Vega e capo assoluto di Epidemic Records. Il ragazzo è uno che decisamente non si sbrodola addosso ed il fatto che sia impegnato a suonare e a produrre/distribuire materiale, ne è una sicura conferma. Attraverso quest'intervista abbiamo cercato di fornire una panoramica a 360° sul suo mondo. Buona lettura e compratevi il nuovo disco degli The Smashrooms e di Gab De La Vega!

Il 15 agosto avete avuto il vostro release party in quel di Brescia. Ci pare di aver capito che il concerto si è svolto dopo quello dei redivivi Pennywise. Ecco, volevo chiederti se secondo te qualche partecipante al concerto dei californiani abbia partecipato al vostro, e secondo te quali impressioni ne avrà tratto?
Anche se per molta gente il mattino seguente significava alzarsi per andare al lavoro, parecchie persone si sono fermate in Tenda Blu per il nostro concerto e quello degli amici Attrito. Credo che molti dei presenti già conoscessero le due band, magari anche solo di nome, però sono sicuro che ci fosse anche gente che non aveva mai sentito parlare nè di noi nè degli Attrito e che ha apprezzato il concerto. Penso che per chi non ha avuto mai modo di affacciarsi – per un motivo o per l'altro – sulla scena hardcore più underground, quella serata sia potuta essere l'occasione per rendersi conto che oltre alle grosse band ci sono migliaia di formazioni più piccole ma comunque dotate e che meritano una certa attenzione.

E' da pochissimo uscito il vostro nuovo lavoro, intitolato "Wildfire" che ci è piaciuto tantissimo. Puoi parlarci un pò di come è stato crearlo e che tipo di evoluzione hai riscontrato rispetto ai precedenti lavori? Essere solo in tre è più facile da gestire come situazione?
Fa piacere che "Wildfire" vi sia piaciuto! Abbiamo deciso che fosse tempo di far uscire qualcosa di nuovo, di fresco. La parola d'ordine è stata "facciamo quello che vogliamo, di punto in bianco". Così ci siamo chiusi per sei mesi in sala prove, lavorando intensamente, e abbiamo dato sfogo a questo ritrovato impeto creativo.
Come qualsiasi "upgrade", questo processo ha richiesto molto impegno, anche solo per slegarci dalla nostra stessa eredità, che non rinneghiamo, ma che non ci rappresentava più a pieno.
Ci siamo trovati con un suono più tecnico, probabilmente anche più melodico, soprattutto nella voce, ma secondo me non inferiore a livello di tiro e aggressività, anzi. Noi siamo molto contenti, è stata una sfida e sentiamo di averla vinta. Ora stiamo vedendo i primi risultati.
Essere in tre rende alcune cose decisamente più snelle, si crea un equilibrio diverso nella formazione, se c'è qualche cosa che non funziona c'è sempre chi può intervenire per distendere la situazione. Di contro, rende tutto più gravoso sulle spalle di chi si prende incarico di gestire il grosso della attività del gruppo. E anche dal vivo... non posso non ammettere che suonare la chitarra e cantare richieda uno sforzo in più. Ma siamo dei baldi giovani e non ci ferma nessuno!

I testi di "Wildfire" sono testi molto impegnati politicamente e prendono posizioni molto forti nei confronti di tematiche come il razzismo e la libertà di amare chi si vuole. I testi sono il frutto di una composizione a tre o solitamente vengono demandati ad un unico componente? Come mai la scelta dell'inglese?
Siamo sempre stati un gruppo che vuole dire qualcosa di esplicito da quel punto di vista. Però con "Wildfire" ci siamo sentiti di dare sfogo alla rabbia e alla frustrazione che nasce da ciascuna situazione quotidiana, dalle macroscopiche pecche di questo mondo, dal punto di vista politico e sociale, che inevitabilmente vanno ad influenzare l'esistenza di ciascuno.
Nonostante non ci perdiamo d'animo e siamo speranzosi verso il futuro, la situazione odierna è spaventosa: viviamo in una società sull'orlo del baratro, viviamo questa sensazione quotidianamente e dall'altra parte, anzichè vedere sincera solidarietà vediamo un cannibalismo sociale terribile, frutto degli insegnamenti di questi ultimi decenni.
Abbiamo però provato ad esprimere le nostre riflessioni su varie tematiche concrete in maniera da evitare facile retorica. Penso che si possa parlare della militarizzazione della società moderna, così come dell'omofobia, della vivisezione o del fascismo, senza per forza scadere in banali luoghi comuni, slogan liofilizzati o frasi superficiali fini a se stesse. Vogliamo che i nostri testi facciano riflettere, scuotano le coscienze... ma allo stesso tempo sono una forma artistica, così come la musica.
I testi li scrivo sempre io [Gab], poi li passiamo al vaglio a livello di gruppo, per vedere se qualcosa può essere espresso meglio.
Per quanto riguarda la scelta dell'inglese... penso che sia retaggio dei miei primi ascolti: sono cresciuto con i gruppi punk e hardcore statunitensi e inglesi. Di punk italiano ne ho ascoltato, ma l'inglese mi è sempre piaciuto di più e consente anche di superare i confini italiani con più facilità, anche se ci sono band che cantano in italiano che non hanno avuto grossi problemi a farsi un seguito all'estero.

Come gruppo avete alle spalle diversi tour in Europa. Come vi organizzate logisticamente e nel scegliere l'itinerario da compiere? Vi è mai capito di dover saltare qualche data o di esser chiamati a suonare all'improvviso?
Si cerca di non fare inutili zig-zag per tutta Europa, ma di dargli comunque un senso, sia a livello di distanze, sia a livello geografico. Magari si può partire con alcuni "capisaldi", concerti cioè che si sa già di avere confermati o molto probabili e poi si cerca semplicemente di unire i puntini sulla mappa. Può capitare che poi si facciano deviazioni, dovute a date importanti ma magari fuori rotta oppure all'impossibilità di trovare una data in una determinata area.
Date saltate ce ne sono purtroppo, fortunatamente non spesso. A volte i promoter non ne hanno colpa ma a volte è frutto di mancanza di serietà nel fare le cose. Qua si potrebbe aprire un capitolo intero ma meglio rimanere sul tracciato. Chiamati all'improvviso invece... non ricordo se sia mai capitato, ma potrebbe anche darsi... magari salta una band o che. Meglio comunque quando le cose sono organizzate, precise e certe. Un po' di professionalità nel far le cose non guasta mai, anzi, ne gioveremmo tutti, dalle band, ai promoter, ai centri sociali o locali che ospitano la serata... e la scena in generale.

Sembra che in Italia, dopo anni di torpore e di orribili gruppi metal core senza alcun costrutto al loro interno, ci sia un ritorno al caro vecchio hardcore con qualcosa da dire. Chi sono i gruppi che ti hanno colpito maggiormente e perchè?
Non so se essere d'accordo. Basti vedere l'età media ai concerti, che sta andando crescendo sempre più. I ragazzini più giovani non si appassionano più alle band che hanno qualcosa da dire, forse nemmeno più a quelle senza alcun costrutto: vanno direttamente alla fase "Dj Set". Sarebbe bello rivedere un po' di genuino interesse nei confronti dell'hardcore (e della musica live in generale), soprattutto se ha qualcosa da dire.
In Italia ci sono parecchie formazioni valide secondo me. Citerò qualche nome, rimanendo in ambito prettamente hardcore, tra quelli che più riescono a spiccare, tra le mille difficoltà che incontra il genere in questo momento. Tra le band anglofone, cito Left In Ruins, Holy, Blame It On The Ocean. Tra le band che cantano in italiano: Attrito, Congegno, Contrasto, La Crisi, Lamantide. C'è poi una miriade di gruppi che secondo me meriterebbero il loro spazio, ma che per una cosa o per l'altra ora come ora non riescono a spiccare il volo. Il momento non è molto favorevole ed è difficile rendere la scena attiva e crescente. Speriamo bene in futuro.



Oltre a suonare nei The Smashrooms, tu hai pure il progetto solito a nome Gab De La Vega. Recentemente è uscito pure il nuovo lp. Qui i suoni sono totalmente diversi rispetto al tuo gruppo madre. Un misto di folk e punk acustico. Le tematiche che affronti sono quelle animaliste e politiche in generale. Volevamo chiederti come mai ti è venuta l'idea di mettere in piedi questo progetto? Credi che attraverso un suono più accessibile, chi ti viene a vedere suonare possa per esempio cominciare ad interessarsi a tematiche come il veganesimo? Chi ti accompagna durante i tour? Sei appena stato di nuovo on the road... Come è andata questa volta?
Sinceramente non so bene neanche io come sia nato tutto! Ho iniziato a strimpellare un po' di canzoni che mi piacevano e a scrivere qualche pezzo mio e poi ho iniziato a suonare un po' dal vivo. Mi piace, mi diverte e mi fa star bene; è un'esperienza per certi versi simile a quella che si può vivere facendo hardcore, ma per molti altri aspetti è completamente diversa.
Penso che il suono più accessibile possa rendere tali anche gli argomenti che posso trattare nelle mie canzoni, che possono partire da esperienze personali a come dicevi tu, tematiche animaliste o politiche. Non mi piace definire la mia musica come "quel genere di musica". Parlo di cose che possono essere più intime o più di critica, a seconda della canzone ma questo per il fatto che in quelle canzoni ci sono io, coi miei interessi, con le mie passioni e con le mie convinzioni politiche e scelte etiche. In Germania però mi capitò che un ragazzino dopo un concerto mi tempestasse di domande per poi dirmi "ok, ci voglio provare, voglio diventare vegan!". Mi ha fatto molto piacere, non tanto per mia soddisfazione, ma per gli animali che con questa scelta vengono risparmiati dallo sfruttamento e dal macello.
Sono appena stato in tour in Europa. E' la seconda volta che intraprendo questa avventura appositamente per portare in giro questo progetto solista e salvo un paio di macchie, è andata molto bene. Ho viaggiato per 6000 kilometri attraverso Germania, Lussemburgo, Olanda, Danimarca, Svezia e Repubblica Ceca. Ho suonato 18 date senza day off, alcune bellissime, altre meno (poche fortunatamente) e la risposta è stata buona, talvolta anche sopra le aspettative. Questa volta sono partito solo con la mia ragazza, che mi ha aiutato al volante nelle tappe più lunghe, col banchetto e così via.

Dulcis in fundo tu mandi avanti Epidemic Records. Cosa ti ha spinto ad iniziare? Finora quali sono state le uscite? Ne sei soddisfatto? C'è qualche gruppo con cui vorresti collaborare? Come decidi chi produrre e come ti muovi a livello di registrazioni, grafiche e stampa finale? L'etichetta riesce a mantenersi da sola? Quanto è difficile andare avanti con questo tipo di discorso in Italia?
Ho iniziato perchè volevo fare qualcosa di concreto per "aiutare la mia scena". C'è chi suona, c'è chi va ai concerti e c'è chi deve far uscire i dischi (o che fa tutte e tre le cose!).
Finora ho fatto uscire parecchia roba. Nei primi tempi ho partecipato a coproduzioni allargate, da qualche anno invece faccio uscite da solo o con poche altre etichette. In questa seconda fase, oltre a tutti i dischi degli Smashrooms, ho fatto uscire Painted Wolves, Raindance, Plague Mass, Rise From The Agony, Sink Or Swim split con In One Piece, Nervous Breakdown. Ho da poco annunciato la collaborazione sul nuovo disco dei trentini Left In Ruins, che dovete assolutamente ascoltare. Avevo voglia di tornare a lavorare su una band di queste parti, dopo tanti gruppi stranieri.
Ci sono gruppi inarrivabili coi quali mi piacerebbe lavorare, ma evito di citarli perchè scadrei nel ridicolo. Alcune band sono troppo grosse per Epidemic Records, per cui rimarranno solo un sogno nel cassetto!
Di solito mi guardo intorno o ricevo una proposta dalla band stessa. Lascio libertà alla band sulle registrazioni e sulle grafiche (dico comunque sempre la mia), mentre io mi occupo della stampa del materiale. Per ora si sta a galla, i soldi che rientrano vanno ad alimentare l'uscita successiva e così via.
In linea di massima è un'esperienza che da molte soddisfazioni, anche se in realtà c'è sempre meno gente interessata all'acquisto di dischi.

Gab De La Vega viene dalla tua passione per Zorro?
Mi hai sgamato! Anche io sono un ricco ereditiero terriero della California del 19esimo secolo che si finge incompetente e fifone andando a spasso col suo servitore muto Bernardo, mentre di notte vado in giro con una mascherina a suonare serenate acustiche per i punks!

La situazione politico/economica in Italia è plumbea. Berlusconi condannato che non molla, recessione, italiani sempre più riconglioniti... Basta guardare gli sveglioni che inneggiavano all'asfaltato in testa a Roma tempo fa... Sinceramente c'è da piangere... Tu come vedi la situazione?
C'è talmente tanto da dire che c'è poco da dire. Io la situazione politica italiana la vivo ormai alla giornata. Sento storie di merda ogni giorno, mentre i soliti noti rubano dalle tasche di chi sta veramente con l'acqua alla gola senza nemmeno far finta di essere persone oneste. Non ci provano più nemmeno, tanto nessuno gli dirà mai nulla, anzi, spesso gli danno pieno appoggio.
Questo Paese vive un po' quello che si merita. Un popolo che ha sviluppato una disaffezione verso la politica dal basso, verso la presa di coscienza e posizione, che ora raccoglie i suoi frutti. Gli italiani sono cresciuti pensando che "tanto non cambierà mai nulla"; quindi hanno delegato tutto, anche la dignità, ad una classe politica imbarazzante.
La situazione è grigia, ma la speranza è l'ultima a morire, dicono.

Pic by: Alessio Mishima | HomeBoy Photography

Un progetto che portate avanti è quello denominato Hardcore For Political Support. Puoi parlarcene un pò? Come e quando è nato? Come viene finanziato e come si muove?
L'anno scorso (ottobre 2012) abbiamo deciso di fare qualcosa in più per supportare le cause e le lotte in cui crediamo, soprattutto per dare aiuto economico ad attivisti e prigionieri politici legati a tali lotte. Abbiamo stampato del nuovo merch per il tour europeo e abbiamo deciso di devolvere una parte delle vendite di questa nuova maglietta a questo progetto da noi creato, chiamato HFPS. Abbiamo anche organizzato presentazioni con buffet vegan e c'è anche chi ha cucinato torte e dolci vegan ai concerti, devolvendone il ricavato, oltre al classico concerto benefit. Per ora non è una cosa molto strutturata, ma piano piano proveremo a svilupparla al meglio, provando a trovare anche modi diversi per raccogliere soldi per le spese legali dei supportati. Per ora, quando riusciamo, cerchiamo di tirare fuori qualche idea per alzare dei soldi. Ora stiamo raccogliendo fondi che devolveremo al gruppo di supporto www.stopukrepression.org, che si sta occupando di aiutare gli attivisti ele attiviste del movimento antivivisezionista inglese, alla prese con un'aspra repressione. Vediamo un po' cosa riusciamo a fare. Ogni piccolo sforzo può fare la differenza e noi volevamo fare la nostra parte. Prima o poi inizieremo anche a coinvolgere altre band. Anche noi dobbiamo prendere bene confidenza con questa "creatura". Informazioni più o meno aggiornate si possono trovare qui: www.epidemicrecords.net

Mi è capitato di vedere una maglietta dei Minor Threat venduta a 28 dollari tramite uno di quei siti web in cui puoi comprare marche tipo Hollister... Per dirtela tutta la cosa ci ha davvero colpito... In senso negativo ovviamente... Negli ultimi anni l'hardcore è stato svenduto al pari di merce e il fatto che una maglietta dei Minor Threat venga venduta ad un ragazzino che si è appena comprata quella degli Slipknot è una cosa, almeno per noi, agghiacciante...
Posso capire che questa cosa faccia schifo a molti... però penso che il problema di cui preoccuparsi realmente nella scena hardcore sia in tutt'altra direzione, come espresso in una precedente domanda: la disaffezione verso il genere da parte dei più giovani. Se un tempo nell'hardcore si poteva trovare lo spazio per coltivare la propria cultura e visione critica del mondo, un ambiente stimolante e divertente, non convenzionale... beh, oggi tutto questo non attira più i giovani e l'età media in crescita ai concerti ne è un chiaro segnale.
Se un ragazzino il giorno d'oggi si comprasse una maglietta dei Minor Threat a 28 dollari, sarei contento solo per la scelta della band, ma effettivamente il prezzo è parecchio elevato e sicuramente vedere tale speculazione su una band del genere mi da fastidio. Però non c'è molto da fare, se non sperare che almeno Ian McKaye e soci, che comunque hanno il diritto di godere di ciò che hanno creato (soprattutto per il fatto di essere stati precursori e fautori di qualcosa di unico), abbiano ciò che gli spetta di quei 28 dollari. Ma non so se sarà così, tanto più che si sta parlando di un persona – Ian McKaye – che per esempio coi Fugazi se non ricordo male non ha mai nemmeno stampato del merchandise in tanti anni di attività!
Che dire... ci toccherà aspettare i saldi dopo Natale per comprarci la maglietta dei Minor Threat! Ahah!

Finito! Grazie mille e se ti va, aggiungi ciò che vuoi!
Grazie mille per l'intervista! Fa sempre piacere ricevere attenzione da chi ha voglia di ascoltare ciò che hai da dire.

Per chi fosse interessato: vogliamo suonare tanto! Scriveteci! Ecco un po' di contatti:
Smashrooms | Facebook
Smashorooms | Bandcamp (disco nuovo in streaming e download benefit per HFPS)

Qui invece il mio progetto acustico:
Gab De La Vega | Facebook
Gab De La Vega | Bandcamp

Qui Epidemic Records:
Epidemic Records
Epidemic Records | Facebook

Alla prossima! Ciao!

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