lunedì 17 marzo 2014

Anti You.


Diciamocela tutta: "Blank Stare", ultimo lp uscito della band di Roma è tra le cose migliori che sono state sfornate dal calderone hardcore punk mondiale negli ultimi tempi. Il fatto poi che sia stato prodotto da Agipunk avvalora ancora di più questa mia affermazione. Tornati da un tour in California (con puntatina in Messico), abbiamo contattato Andrea, cantante del gruppo nonchè veterano della scena hardcore della città eterna (lo ricorderete anche nelle line up di Comrades e Die!) per rivolgergli qualche domanda. Enjoy!

Di recente vi siete imbarcati in un tour sulla West Coast americana, che ha toccato città come San Diego, Los Angeles con una puntatina in Messico a Tijuana. Come è andata? Ci pare che non fosse la prima volta che suonavate da quelle parti... Che differenze ci sono tra il modo di concepire l'hardcore che hanno loro e quello che hanno gli europei? I concerti in che modo vengono organizzati e prevalentemente dove si svolgono? Abbiamo saputo che la data a Tijuana è stata la più divertente... Come vi siete trovati a livello di organizzazione e di risposta da parte dei ragazzi e ragazze venuti a vedervi? Avete qualche aneddoto da raccontarci?
Il tour sulla West Coast è andato proprio bene, abbiamo fatto dodici concerti in undici giorni, girando da San Diego e Tijuana (il posto più vicino all'inferno che io abbia mai visto, ndr) a sud a Oakland a nord, con in mezzo un bel po’ di date nella zona di Los Angeles e una puntata a Las Vegas dove, di lunedì, siamo incredibilmente riusciti a fare due concerti. Sì, Tijuana è stata la data più divertente, ci saranno stati duecento pazzi che hanno ballato, cantato, spaccato bottiglie e rotto microfoni dall’inizio alla fine. Stupendo. Anche se dopo siamo finiti a dormire in una topaia fetente, il concerto è stato davvero indimenticabile. Il tour è stato organizzato dal nostro amico Nat, una specie di stakanovista del punk con negozio di dischi (Radiation records a Fullerton, vicino L.A.), etichetta (Puke ‘n’ Vomit records, sulla quale nel 2008 è uscito il nostro 7” ‘Johnny Baghdad’), serigrafia e una passione per il gioco d’azzardo. A poche settimane dal tour ancora non ci aveva mandato un itinerario e, quando ha capito che stavamo iniziando a stressarci, ci ha risposto molto tranquillamente “guardate che qui non è come in Europa, non serve fare le cose con mesi di anticipo, tanto le persone passano tutto il loro tempo su Facebook e sanno tutto”. Ero un po’ scettico ma devo ammettere che è filato tutto liscio, compreso dal punto di vista economico. Anche ai concerti nei giorni della settimana più sfigati siamo stati trattati bene e qualcuno che veniva a vederci e ci faceva un sacco di complimenti c’era sempre. Su dodici concerti, abbiamo suonate nove volte in bar/locali, due volte in case e solo una volta, a Los Angeles, in uno spazio punk autogestito con un’atmosfera più “europea”. Insomma, mi è sembrato un po’ meno underground rispetto a qui o anche rispetto alla East Coast, dove siamo stati nel 2008. Ad esempio 6 anni fa abbiamo fatto molti più “house shows”, che poi sono le situazioni che preferisco: senza palco e in ambienti minuscoli, quindi anche suonare davanti a trenta persone diventa una figata e c’è un’atmosfera di segretezza e di quasi illegalità che trovo molto divertente. Anche il livello dei gruppi con i quali abbiamo suonato mi era sembrato molto migliore rispetto a questo tour: all’epoca abbiamo suonato un paio di volte con Government Warning, poi con Double Negative, Cult Ritual, Libyans, Murder Suicide Pact, Rational Animals, solo per citare i gruppi più conosciuti, ma ad ogni concerto c’era almeno un gruppo che mi sorprendeva davvero. Di questo giro me ne ricorderò pochi: DFMK a Tijuana, Stoic Violence a L.A. e Catholic Spit ad Anaheim. Qualche episodio divertente... La prima notte, mentre dormivo, sono stato svegliato da una telefonata di Paolo, il nostro batterista, che in preda al sonnambulismo è uscito di casa e si è fatto una passeggiata di un’oretta, scalzo e senza sapere l’indirizzo di casa, in un sobborgo californiano sconosciuto. Quando si è risvegliato ha avuto un mezzo attacco di panico. Fortunatamente è ossessionato da Facebook e non si separa mai dal suo iPhone, altrimenti riuscire a ritrovarci sarebbe stato parecchio complicato. Quando abbiamo riattraversato il confine dopo il concerto a Tijuana eravamo tutti un po’ in paranoia, tranne Mila, convinti che ci avrebbero deportati e che il tour sarebbe finito così. Siamo entrati negli USA da turisti per questioni di permessi di lavoro, tasse, ecc. Insomma, arrivo al controllo passaporti e l’agente di frontiera mi chiede cosa fossi andato a fare a Tijuana. E io, “Mah, ero qui in California e ho pensato di andare a fare un giro, sono stato in qualche bar”, “Che tipo di bar?”, “Non QUEL tipo di bar, sono un uomo sposato.”, “Lo sono anch’io, e allora? Se potessi, andrei a Tijuana tutte le sere! Sai di cosa ha bisogno l’America? Di qualche bordello in più! Puoi passare”. A Los Angeles il concerto si svolgeva in una zona un po’ malfamata, a fine concerto eravamo dentro al locale a chiacchierare prima di andarcene, quando si sono materializzati due poliziotti. Hanno cominciato a girare tra la gente e a mostrare la foto di una ragazza che era appena stata ammazzata dietro l’angolo, nella speranza che qualcuno la riconoscesse. Inutile dire che mi sono tranquillizzato non poco quando siamo risaliti in furgone per andarcene. Andare a registrare il radio show di Maximumrocknroll, trovarsi di fronte al loro enorme archivio di dischi. Buttare giù una scaletta di un’ora con solo classici del punk hardcore italiano, bellissimo. Entrare a casa di Martin Crudo a San Francisco e vedere come prima cosa un ritratto fotografico del Melo sulla parete in cima alle scale.

Il vostro nuovo album, "Blank Stares" è uscito su Agipunk Records. Come vi siete trovati a lavorare con l'etichetta di Mila e Koppa? Il vostro precedente lavoro era uscito per un'etichetta americana... Che differenze avete riscontrato tra i due modi di lavorare? Uscirà una versione americana del disco oppure Agipunk cercherà di "spingerlo da sola" pure oltre oceano?
Agipunk è un’etichetta che mi piace molto, le loro uscite sono sempre molto curate, abbastanza varie e non modaiole, sono contentissimo di aver fatto un disco con loro. E dopo essere stato in tour in America con Mila lo sono ancora di più, è un grande. Con gli AY abbiamo sempre fatto dischi per etichette americane, tranne la stampa in Cd del primo Ep, quindi stavolta volevamo anche una stampa europea, tutto qui. Differenze tra Agipunk e le altre etichette con le quali abbiamo lavorato in passato non ne vedo, siamo abituati bene. Abbiamo sempre avuto a che fare con persone in gamba e oneste, lo standard è sempre stato alto, dalla Punks Before Profits alla No Way, da Puke’n’Vomit a Six Weeks a Agipunk. Tutte etichette punk/hardcore serie, portate avanti da persone che ci credono e che non mi sembra siano mai state ossessionate dalle mode del momento. Proprio la Six Weeks ha stampato la versione americana in concomitanza col tour. Quindi saranno di nuovo loro a occuparsi degli USA, dopo aver già fatto il nostro primo LP.


I testi dei vostri brani sono sempre molto diretti e concreti. Da cosa traete ispirazione per scriverli? Il processo di scrittura avviene con tutti i membri del gruppo coinvolti oppure è ad opera solo di alcuni componenti?
I testi li ho sempre scritti io, da solo, tranne pochissime eccezioni. Considera che in tutti questi anni abbiamo registrato più di 50 pezzi, e solo tre dei nostri testi sono stati scritti da Paolo o Marco. Mi ispiro alle cose che vedo o leggo, a ricordi personali, oppure cerco semplicemente di trascrivere sensazioni, frustrazioni, paure. Mi sorprende quasi che tu li abbia trovati diretti e concreti, spesso mi sembrano eccessivamente personali e oscuri. Comunque va bene, il mio ideale sarebbe riuscire a scrivere testi riconducibili ad argomenti precisi e concreti ma rendendoli in qualche modo poetici al tempo stesso. Senza per forza dover essere una serie di slogan, insomma. Il punto è che ho iniziato a scrivere da grande, a trent’anni suonati. Prima degli AY non mi era mai capitato, non ne avevo mai avvertito il bisogno, e qualche volta mi sembra un po’ di sbagliare o di scrivere cazzate, anche se in linea di massima sono abbastanza soddisfatto di quanto fatto finora. Il mio cruccio è la mia inadeguatezza a scrivere testi in italiano. Ho fatto un unico esperimento con il nostro pezzo sulla nuova compilation internazionale di Maximumrocknroll, volevo rendere la nostra canzone “speciale”, ma è stato difficilissimo e non credo che lo ripeterò.

L'artwork del vostro ultimo lavoro è davvero molto bello, anche se un pò misterioso. Cosa raffigura esattamente? Da chi è stato realizzato? Che significato ha?
L’artwork è di Alessandro Maida, detto Scarful, grafico, artista e tatuatore romano, nonché nostro amico. Ai tempi del nostro primo disco io e lui eravamo coinquilini e si è offerto di occuparsi del lato estetico perché il gruppo gli piaceva. Da allora è diventato quasi il quinto membro della band e la sua arte è parte integrante di quello che siamo, non ci sono dubbi. Anche a me piacciono molto le cose che ha fatto per il disco nuovo. Il titolo è “Blank Stares”, sguardi vuoti, e al centro della copertina si vede un occhio opaco, come fosse coperto da una cataratta e quindi impossibilitato a vedere, a fare cioè quello che deve fare un occhio, circondato da un intreccio di dita. Sul retro è raffigurato un uomo che annega, rassegnato, con lo sguardo spento. La mia personalissima interpretazione è questa: ci vedo una rappresentazione della nostra epoca, nella quale veniamo bombardati e disorientati, quindi portati ad una sorta di cecità, da un’infinità di informazioni spesso parziali, distorte, confusionarie, attraverso le quali ci troviamo poi a banalizzare molte delle cose che recepiamo. Lo capisco, succede anche a me, ed è un tema piuttosto ricorrente nei testi che scrivo.

Girando l'inserto interno appare una vostra foto dal vivo a Bologna in Atlantide. Ci sorge spontaneo chiedervi in che rapporto siete con questo famoso posto e che tipo di legame avete stretto con esso e con le persone che lo gestiscono... Mi pare che Bologna sia sempre stata molto ricettiva nei vostri confronti come supporto e risposta...
Per me Atlantide è semplicemente il miglior posto punk in Italia, ci ho suonato due volte con Anti You, due con Comrades e due con DIE! ed è sempre stato fantastico, ottima atmosfera e gente seria a gestire le serate. Veramente grandioso, un esempio di come dovrebbero essere organizzati i concerti nel nostro giro.

Gli Anti You suonano un tipo di hardcore privo di fronzoli che si rifà alla scuola americana dei primi anni '80 (e non solo)... Secondo voi ci sono stati margini di "evoluzione" nel vostro suono rispetto al primo disco? Come gruppo siete intenzionati a muovervi entro determinati "steccati" oppure per il futuro dovremo aspettarci qualche sorpresa?
Qualcosa c’è stato, certo. Agli inizi volevamo solo suonare veloce, poi abbiamo iniziato a fare anche qualche pezzo meno tirato, addirittura con qualche vaga melodia, e questo mi piace. Anche suonare dal vivo è più divertente così, c’è un minimo di varietà. Detto questo, no, non aspettatevi chissà quali sorprese, sappiamo di muoverci entro determinati steccati e penso ci stia bene così. Dopo tutto, siamo nati proprio con l’idea di avere un certo tipo di suono, dovesse venirci voglia di fare altro lo faremmo con altri gruppi oppure ci scioglieremmo.

Tutti i componenti del gruppo vengono da precedenti esperienze con altre band... Credete che questo abbia contribuito a formare il suono degli Anti You?
Sì, è vero, negli anni abbiamo tutti suonato in parecchi altri gruppi, la lista è abbastanza lunga, anche se direi che gli Anti You sono il gruppo più grezzo e minimale nel quale abbiamo mai suonato, così, andando a memoria. Forse il contributo più importante dato dalle esperienze precedenti è quello di riuscire a “togliere” dalla musica, a renderla semplice e diretta. Poi è chiaro che avendo sempre suonato in gruppi punk hardcore, tranne una mia vecchia band e la roba rap del nostro batterista, penso proprio di essere capace a scrivere un pezzo punk che funzioni, così come lo sono anche gli altri.


La scena di Roma ha vissuto importanti evoluzioni nel corso degli anni... Ha dato i natali a gruppi storici come Comrades, Concrete, Los Vaticanos, Growing Concern e per un periodo è stata l'epicentro dello straight edge con la famigerata Legion... Come avete vissuto voi questi mutamenti? Come vi siete rapportati con le differenti sfaccettature della scena hardcore?
Li ho vissuti bene, attivamente, suonando in diverse band, organizzando concerti per un periodo breve ma intenso insieme ad un piccolo gruppo di persone e sostenendo le iniziative che emergevano dalla scena ogni volta che potevo. Cambiare è inevitabile ed è bello. Considera che i quattro gruppi che hai citato li ho tutti molto amati: i Growing Concern sono stati il primo gruppo hardcore che abbia visto a Roma dopo essermi trasferito qui, concerto memorabile all’inizio del ’92 insieme a Isola Posse All Stars; i Concrete sono il mio gruppo romano preferito di sempre, visti dal vivo una marea di volte e sempre straordinari, nonostante non abbiano mai avuto dei bei suoni su disco; i Los Vaticanos erano originalissimi, micidiali e tecnicamente impressionanti; nei Comrades ci ho suonato per tanti anni e mi ci sono fatto le ossa in giro per l’Europa, sono stati importantissimi per me. Per quanto riguarda la cosiddetta Legion non ho molto da dire, era un giro che non mi interessava proprio. I gruppi erano mediocri, noiosi. In più, avendo conosciuto molto bene diversi “capetti” di quel giro, trovavo certi atteggiamenti un po’ forzati.

Come si presenta la scena romana ai giorni nostri? Credete che possa dire ancora qualcosa? Ci sono per esempio gruppi come Strength Approach che suonano veramente tanto... Come la vedete?
Mi sembra che ci sia una marea di gruppi in giro ed un bel po’ di iniziative, anche se forse non sono il più indicato per parlarne, vedi la risposta successiva! Conosco due Strength Approach da parecchio tempo, abbiamo fatto tante date insieme con i DIE! ed avevamo il batterista, Emiliano, in comune. Musicalmente preferivo la roba più veloce e melodica che facevano qualche anno fa ma sono comunque molto contento per loro, suonano sempre e in ogni parte del mondo, se lo meritano.

Ci sono dei gruppi di Roma che potete consigliarci? C'è effettiva collaborazione oppure ognuno tende a "curarsi il proprio orticello"?
Attualmente mi piacciono Poker, Gas Attack e Lexicon Devils. Per quanto riguarda la collaborazione, forse sono proprio io l’ultimo che dovrebbe parlarne. Ho 40 anni, una moglie e due figlie e un lavoro che mi piace molto e che mi porta spesso a viaggiare, quindi la mia disponibilità è molto limitata ed è difficile che vada ad un concerto se non devo suonarci. Ammetto di avere altre priorità. Detto questo... gli Anti You, quando possono, suonano ovunque e con chiunque, per primi o per ultimi, non c’è problema. E poi noto con piacere che c’è sempre parecchia gente che organizza concerti solo con gruppi locali, come il “Questa è Roma mica...” o le matinée hardcore e c’è sempre spazio per tutti. Ecco, il fatto che non ci sia bisogno di avere gruppi in tour dall’estero per fare concerti è un aspetto molto positivo.

Finito! Se avete qualcosa da aggiungere fate pure e grazie!
Grazie a te per lo spazio, leggo spesso il blog e lo trovo molto divertente. A presto!

Anti You | Bandcamp
hardcore17@hotmail.com Anti You | Email

3 commenti:

  1. Complimentoni per l'intervista.
    Firefox mi segnala il link al bandcamp come "non affidabile". Gli Anti You ne saranno contentissimi ma si può risolvere in qualche modo?

    RispondiElimina
  2. Uei! Succede pure a me ogni tanto! Purtroppo non posso farci nulla dal blog yo!

    RispondiElimina
  3. Comunque a me funziona correttamente yo!

    RispondiElimina