domenica 25 gennaio 2015

Michele Camorani (Raein | La Quiete | Havah | Serimal).


Cosa si prova a passare da una fanzine tirata in poche centinaia di copie al vedere le magliette bootleg dei gruppi in cui si suona? Bhè, chiedetelo a Michele, ovvero colui che sta dietro Serimal, Raein, La Quiete e Havah. Personalmente ho sempre adorato il suo approccio umile e di profilo basso in tutte le cose in cui si è cimentato, visto che assomiglia molto al mio modo di fare. Perchè sapete, per fare bene, non bisogna per forza mettersi in piazza. Questo, Michele, ce lo ha (e ce lo sta) ampiamente dimostrato.

Michele, questa è una domanda che raramente faccio, ma mi incuriosisce la risposta: quale è stata la miccia che ha acceso la tua passione per l'hardcore punk e tutto quello che ne è conseguito?
Penso più di ogni altra cosa il senso di appartenenza e la linfa vitale che tale "movimento" sprigiona. Ricordo perfettamente il momento in cui realizzai di voler far parte di quello che stavo vedendo: era il '97 ed io ero nulla di più che un bambino di 15 anni, mi piacevano da morire i Ramones e i gruppi Epitaph e Fat Wreck che ascoltavo già da qualche anno. Con i miei amici, grazie a ragazzi più grandi con i quali giravamo in skate (trattasi degli Statement: pre-Reprisal) scoprimmo l'esistenza del Confino di cesena, così, armati di motorini e tenendo all'oscuro i nostri genitori andammo ad un festival che iniziava dal pomeriggio. Ricordo un sacco di ragazzi e ragazze poco più grandi di me, che sedevano dietro a banchetti a vendere dischi cassette e fanzine fotocopiate, cose scritte da loro, su quello che cazzo gli pareva, a prezzi simbolici, non era una questione di vendita, ma di divulgazione, di condivisione. I gruppi che suonavano sul palco erano "matti" avevano strumenti scrausi (non in quella occasione ma sempre al Confino pochi mesi dopo ricordo il concerto dei Nagant, con un fantastico basso a 2 corde, soprannominato "basso musicale") eppure la gente impazziva, non esistevano confini tra palco e pubblico. Tutte quelle cose, più il fatto che la gente che era al concerto mi risultò incredibilmente amichevole e disponibile, mi diede una carica infinita. Raccimolai tutti gli indirizzi di fanzinari e distro che trovai quel giorno ed inizia a scrivere lettere a chiunque. Quell'anno penso di non aver più ascoltato una parola di quello che accadeva in classe a scuola, ero troppo indaffarato a tenere le mie corrispondenze coi miei simili.

Come ti è venuta l'idea di creare Serimal? Come mai hai deciso di chiamarla così? Che tipo di difficoltà hai incontrato all'inizio?
Più o meno le stesse difficoltà che incontro ogni giorno. Gli imprevisti, la legge di Murphy e quelle cose lì. È uno stress continuo ed una conquista quotidiana. L'idea di far serigrafia è nata nel 2005, insieme ad Angelino dei La Quiete. Non ne potevamo più degli errori e della follia del tipo da cui facevamo fare le t-shirt. Oltretutto le nostre erano sempre grafiche molto basilari, quindi abbiam voluto provare a farcele da soli, per noi e per i gruppi dei nostri amici, e da lì è nato tutto. Angelo ha poi creato studio cromie, interessandosi all'arte io ho perseverato nella stessa direzione che era a me più congeniale. Ai tempi facevo delle illustrazioni che si chiamano Candymal, quando iniziai a serigrafare le mie cose ho fuso il nome, e quello è rimasto.

Puoi spiegarci come avviene la creazione di una maglietta stampata? I gruppi ti danno delle indicazioni e poi lasciano spazio alla tua creatività oppure ti muovi su canali imposti? Ti è mai capito di dover creare ex novo anche la grafica oltre che stamparla?
Diciamo che ci sono 3 tipologie: quelli che mandano già i file precisi e sono preparatissimi e sanno quello che vogliono e sanno cosa mandarti. Quelli che sanno che cosa vogliono ma non hanno idea di che cosa fornire perchè ciò avvenga, e vanno affiancati. E quelli che non hanno idea di cosa vogliono e richiedono grafiche ex novo. Una volta quest'ultima categoria era la mia preferita perchè lasciava più spazio alla creatività. Oggigiorno con mancanza di tempo e mole più alta di lavoro la mia categoria preferita è sicuramente la prima.

Da un pò di tempo riesci a serigrafare anche i vinili. Puoi descriverci questo processo? E' più complicato che serigrafare sulla stoffa? Ti chiedono di serigrafare tutta la tiratura del vinile oppure solo una parte di essa per le famigerate "versioni limitate"?
Lo faccio da sempre, è lo stesso identico procedimento, respiri solo molta più merda perchè devi usare l'inchiostro vinilico che è un mega chimicone assassino. È una cosa che mi da molto gusto, richiede anche una certa delicatezza, ma è davvero soddisfacente. C'è stato un periodo qualche anno fa che ne facevo di continuo, ma sempre la tiratura completa, se ci pensi lasciare un lato vuoto è brutto.

A livello di strumentazione cosa usi?
Pian piano negli anni mi son comprato diverse cose: ora ho 2 giostre manuali a 4 colori, una delle quali era uno scassone che ho sistemato e "pimpato", un piano di stampa grande che uso per i poster, un forno per l'asciugatura delle t-shirt, un forno per l'asciugatura dei telai, una vasca retroilluminata per lo sviluppo dei telai, un paio di essicatoi, una taglierina anni 30 con una lama di 180 cm più altre varie diavolerie autocostruite.

Da un pò hai trasferito la tua attività in un nuovo posto. Come mai questa scelta? Come ti sei organizzato?
È stata una scelta obbligata, il posto dove ero prima era 24mq e stavo impazzendo, non potevo tenere un magazzino ne di telai ne di materiale, ne muovermi sostanzialmente. Ora sono in uno spazio di 240mq, e sto bello comodo, quando mi vieni a trovare? (Ti giuro, mi organizzo e vengo a stressarti un po' ahahahah, ndr).

Serimal stampa soprattutto per il giro punk hardcore italiano e non. Come ti trovi in genere a lavorare con i gruppi e le etichette che te lo chiedono? Come organizzi il tuo lavoro? Hai mai lavorato al di fuori del circuito punk hardcore? Se sì, ne sei soddisfatto?
Sono partito lavorando prettamente per il circuito punk/hc/indie, che rimane tutt'oggi la fetta nettamente più grande del mio lavoro. Ora però sono in contatto anche con altre realtà: collettivi artistici o singoli artisti/illustratori, cooperative sociali, piccole aziende e piccoli brand di abbigliamento, associazioni sportive e tanti tatuatori. Non c'è una “tipologia” che mi soddisfi piuttosto che un'altra, e parlo a livello umano (perchè chiaramente lavorare per un illustratore è più divertente rispetto ad una palestra... Tendenzialmente). Le persone d'oro e gli stronzi sono in ogni ambito. La legge generale è: più sono grossi, famosi, riconosciuti, importanti e più fanno schifo nei pagamenti.

Raein.

E' indubbio che ultimamente il fattore merchandising prevalga su quello vinilico. Come ti poni di fronte a questa cosa? Ti è mai capitato di stampare magliette per gruppi con appena un paio di pezzi schiaffati su Bandcamp?
Ci sguazzo! Hahaha. Si devo dire è piuttosto frequente stampare per band che non hanno fuori niente. Facendo io tirature anche molto basse però questa cosa ha senso: il merch è il modo migliore per potersi autofinanziare, è così che i gruppi vanno avanti. Magari il gruppetto stampa 20-30 magliette da vendere agli amici e quello aiuta per eventuali registrazioni o stampe di un disco. Non ci vedo nulla di sbagliato.

Solitamente ascolti i gruppi del quale stampi le magliette oppure in alcuni casi si tratta solo di "affari"?
A volte sono incuriosito, ma devo essere sincero, non sempre.

C'è stato qualche gruppo particolarmente "ostico" con cui hai avuto modo di lavorare?
Ho un personale e lunghissimo libro nero di gruppi che mi hanno letteralmente fatto impazzire o addirittura fregato, scomparendo dopo aver ritirato la merce, perchè io, che sono un povero coglione (anche se a furia di fregature ho imparato la lezione), ho sempre dato molta fiducia, specialmente ai "nostri simili" ma ho capito che essere nel giro punk hc non esonera minimamente dall'essere dei disonesti pezzi di merda. È una cosa che, al di fuori del danno economico, mi fa piuttosto male.

Nel tuo sito web sono presenti e in vendita delle magliette che hai usato per testare le prime stampe. Alla luce di ciò, tii è mai venuta l'idea di creare un marchio parallelo a Serimal con magliette disegnate apposta per essere vendute, magari in edizione limitata?
L'ho fatto più o meno fin dall'inizio in realtà, ma sempre in maniera "low-profile" che è il mio modo di agire. Lo continuo a fare di tanto in tanto, più per soddisfazione personale, per stampare qualcosa che mi dia gusto mentre la faccio. Di recente ho prodotto, sempre in tirature limitate, una t-shirt con una grafica di Marco Sabbatani, batterista degli Istvan (che sono un gruppo colossale, ndr) di Forlì, che fa illustrazioni che definirei tra il metal, le incisioni e Dungeons and Dragon. In passato ho prodotto magliette di artisti come: Marcello Crescenzi, Ratigher, Alessandro Baronciani, Steve o'Malley, Mike Sniper, Paper Resistance, Clio. Tantissimi miei amici hanno un sacco di talento, ho già diverse idee per il futuro, produzione che usciranno sotto nome Serimal. Al di fuori di questo da poco ho iniziato un "marchio" con Emiliano di Bam Magazine, chiamato Put Your Maskara On. Sono anni che lui fa questo blog in cui pubblica foto d'epoca di gente mascherata. Ha un'inesauribile archivio di immagini di costumi inquietanti di 50-60-70 anni fa, che abbiamo iniziato a stampare su t-shirt e felpe.

Tempo fa ai concerti ti si vedeva vendere magliette di gruppi punk hardcore. Sorta di autofinanziamento? Qualche gruppo che hai stampato se ne è mai accorto? Alla luce di ciò volevo chiederti cosa ne pensi delle magliette e dei vinili bootleg.
La modalità è iniziata così: voglio la maglia del tal gruppo, me la faccio per me e ne produco qualcuna in più per amici ed interessati. La dove son riuscito ho contattato i gruppi e chiesto il "permesso" ma in linea di massima ho sempre bootleggato gruppi vecchi e sciolti, e mai in quantità esagerate, ne le ho mai vendute su Ebay o simili e forse avrei dovuto perchè si fanno molti più soldi che a stampare per i gruppi su richiesta, hahaha. Ora non lo faccio più per mancanza di tempo e perchè, andando meno a festival e concerti, quando ci sono non voglio stare dietro ad un banchetto, non ne ho voglia. Non son mai stato contrario a bootleg di alcun tipo,in tempi di mancanza di internet i bootleg ed il pirataggio su cassetta erano fondamentali per tutti gli hc kids, e quando ho visto tshirt bootleg di Raein e La Quiete in giro per il mondo mi son sentito lusingato.

Mi racconti di quando, in seguito a vari errori nello stampare le magliette, spaventasti a suon di bestemmioni assortiti il pargolo dei tuoi vicini di casa che passava a trovarti incuriosito da ciò che facevi?
Certamente! Io sono di indole molto calma, ma non mentre lavoro. Ho una soglia di tolleranza all'errore molto vicina allo 0... Ed in una serigrafia manuale/artigianale è piuttosto frequente fare cappelle. Il mio vecchio studio era difronte alla casa in cui vive un ragazzo, ai tempi di 9 anni che spesso attraversava la strada e mi si piazzava in studio per ore ogni pomeriggio, ammirando l'arte della serigrafia e facendomi circa 400 domande. Un giorno, ero da solo e non ricordo quale fu il problema, ma la reazione fu che uscii col telaio in mano e lo iniziai a sbattere fortissimo contro il muro di fronte urlando cose inenarrabili contro le divinità. Tutto questo ignaro del fatto che la famiglia del ragazzino in questione sedeva in giardino con altri parenti, tanti parenti, e si gustò tutta la scena. Da quel giorno il giovane non mi ha più potuto salutare, ne venire a trovare naturalmente, così come nessun altro membro della suddetta famiglia, che a quanto pare è molto religiosa. Ora è un adolescente e quando ci incrociamo ci mandiamo segnali di reciproca stima.

Sò che per un certo periodo hai vissuto a Milano. Di cosa ti occupavi e come mai hai deciso ad un certo punto di tornare?
La mia ascesa nel milanese per 3 anni è stata sempre in funzione del progetto Serimal, sapevo da subito che sarebbe stata solo una parentesi. Mi ci trasferii per studiare alla Bauer, una scuola di grafica che mi è servita tantissimo. Come in generale tutta l'esperienza in quella città per la questione lavorativa.

L'ultimo progetto musicale nel quale ti cimenti sono gli Havah. Parlacene un pò. Mi sembra un progetto molto diverso da ciò che fai solitamente...
E' totalmente diverso, sia per genere che modalità. È quello che si definisce un progetto solista o one man band (anche se ora dal vivo siamo un gruppo vero e proprio) e soprattutto a livello di sonorità è un'altra cosa. Ho sempre avuto un grande amore per il filone post punk - goth, new wave anni '80 ed Havah nasce da questa passione. Ultimamente è il mio impegno più grande ed anche se la risposta di interesse è molto più contenuta rispetto a Raein e La Quiete, è motivo di grande soddisfazione, forse proprio perchè di partenza è farina del mio sacco al 100%.

Sei anche il batterista di LaQuiete e Raein. Mettiamola così: un baldo ragazzino viene da te e ti chiede: "Ciao, ti ho visto suonare sia con LaQuiete e Raein. Puoi spiegarmi che differenza c'è tra i due gruppi?". Tu cosa gli rispondi?
Di appellarsi alla sua percezione, ahahahaa!

Con i Raein avete fatto uno split 7" su Deathwish Records. Vi hanno anche proposto di incidere qualcos'altro per loro? Sei soddisfatto di quell'uscita? Te lo chiedo perchè da quello che ho capito amate mantenere una certa "indipendenza"...
Ci siamo trovati molto bene. Il bello dell'esperienza con Deathwish, è che è stato tutto sulla parola, come siamo sempre stati abituati a fare, non ci son state cazzate tipo contratti o obblighi nel nostro caso, rispettano molto le modalità e le idee abbracciate dai singoli gruppi mi pare di capire, non hanno una politica assoluta per tutti. Stiamo parlando con loro in questi giorni per una possibile stampa americana del nostro prossimo Lp che in Europa verrà autoprodotto e gestito da noi, come per il penultimo album.

Quali sono i concerti più belli che hai fatto con LaQuiete e Raein? Hai qualche gustoso aneddoto da raccontarci?
È difficile ricordarsene uno in particolare, a livello di risposta di pubblico, sicuramente negli Usa (per quanto riguarda i La Quiete probabilmente, suonare alla reunion dei Portraits Of Past a Gilman Street è stata una bella botta) o in Giappone, ma alla fine dei conti gli aneddoti più belli sono sempre legati alle situazioni più bizzarre e sfigate, son quelli più divertenti da raccontare. Te ne racconto uno per gruppo. Quello dei Raein viene fuori spesso in situazioni in cui ci si potrebbe lamentare dell'alloggio, la frase ricorrente è "Non sarà sicuramente peggio di quella volta a Copenhagen". Tour europeo del 2004. Concerto a Cristiania (per coloro che non sapessero cos'è Cristiania consiglio di documentarsi) in sui suoniamo ad un festival di arte corporea e visiva. In pratica mentre suonano i Raein in questo capannone ci sono ballerine appese a testa in giù con dei cavi da un soffitto di 10 metri, ma nulla di indimenticabile in questo. A concerto finito l'organizzatore ci porta a dormire in uno squat abbandonato (che è tutto un concetto nuovo di igiene, ripeto squat più abbandonato) ma come ti dicevo non bisogna mai formalizzarsi, e noi la prendiamo sempre sul ridere, per sdrammatizzare, anche quando ci mostrano i materassi viola dall'umidita e lo sporco sui quali avremmo dormito. Io e Andrea dormiamo vicini e prima di addormentarci ci raccomandiamo l'un l'altro di star bene dentro al sacco a pelo, evitando contatti tra superfice e pelle. Ecco. Ci svegliamo la mattina entrambi a bocca spalancata con le faccie sul materasso, perfetto. Ma il particolare che rende tutta questa esperienza diversa non fu questo, non fu neanche il fatto che in piena notte veniamo svegliati dalle sgommate del nostro furgone dentro al quale dormivano Marco e Fulvio, che stanno scappando dal parcheggio, inseguiti da due ubriachi che gli lanciano dietro bottiglie... Il particolare è un odore indescrivibile, uno schifo inenarrabile, da far venire il mal di testa, che avvolgeva tutto il corridoio sul quale la nostra camera si affacciava. Non indagammo. Due settimane dopo a Copenhagen scoppiano dei gran casini legati a Cristiania, gli squat e il G8. Tafferugli in tutta la città che viene messa sottosopra. In uno squat abbandonato in centro città viene anche trovato il cadavere di un tossico in decomposizione, morto da mesi. Ecco cos'era quell'odore che veniva dal corridoio. Infatti a dire la verità l'esclamazione è "Non sarà sicuramente peggio di quella volta che abbiam dormito di fianco al cadavere" ma non volevo rovinare la sorpresa finale. Dei La Quiete la prima che mi viene in mente è un concerto in Connecticut, imbucati all'ultimo momento causa concerto annullato, in un festival di gruppi giro Bridge Nine, negli anni in cui erano ancora duri, puri e macho e schifano lo screamo e la gente come noi. Arriviamo nel posto e tutti ci guardano come fossimo alieni, loro tutti precisini in Nike e mimetica, noi in tour con Mmpere e Phoenix Bodie (ed già da un paio di settimane) ad agosto. Sporchi e sudati da far schifo. Solo vedendoci decidono che ci lasciano 15 minuti a gruppo anziché 30 e che dobbiamo suonare subito. Montiamo al volo e facciamo i 12 minuti più carichi di tutto il tour, spacchiamo tutto, di fronte a 7 persone dentro la stanza e un centinaio fuori. Il concerto viene interrotto da uno degli organizzatori che accende e spegne la luce. Bellissimo.

La Quiete.

E' più complicato suonare nei LaQuiete o nei Raein? Con i Raein ho visto che state preparando dei pezzi nuovi... Sono previsti dei cambiamenti nel vostro modo di suonare? Con i LaQuiete invece?
Nulla di previsto, è sempre tutto molto naturale. Il fatto per cui i Raein son più proliferi di La Quiete è tutto legato ad una questione di organizzazione e pragmatismo, e soprattutto, al fatto che abitiamo tutti vicini. La distanza è quello che ha portato i La Quiete a congelarsi purtroppo, e dico purtroppo non riguardo al fatto che non ci riusciamo a beccare per far prove e concerti, ma perchè proprio non ci si vede tutti insieme praticamente mai.

I tuoi due gruppi hanno davvero viaggiato in lungo e largo per il mondo, mentre molti gruppi con grossi management dietro alle spalle arrivano a malapena a suonare quattro date in Germania. Come ti spieghi questa cosa?
La grande lezione del diy è che se sei determinato e sincero, non hai tante pretese per la testa puoi fare qualsiasi cosa, gli intermediari sono del tutto inutili e a volte deleteri. Il professionalismo non va d'accordo col punk, ci si deve accontentare tanto spesso di tante cose (suoni di merda, cibo orrendo, materassi marci) e se di cuore parti col fatto che non te ne frega di queste cose e sei pronto a tutto, non ci sono limiti e quello che può succedere è straordinario.

Boris secondo te che fine ha fatto?
Anche questa è una domanda che ricevo di frequente. Sono sicuro che ovunque si trovi Boris (ex cantante dei La Quiete, e capoccia di Heroine Records, forse la migliore distro/etichetta italiana di 10 anni or sono) se la sta passando alla grande e facendo cose che gli piacciono. Ha sempre avuto questa capacità Boris, nell'eccedere in quello che si era prefissato di fare. Ci sentiamo di rado, ma volentieri, so che è in Svizzera ed ha un lavoro legato all'università. (Errata corrige: mi ha scritto proprio oggi, è a San Diego, sempre per lavoro)

In uno degli ultimi concerti che hai fatto dietro di te c'era un infoiatissimo Kent McClard della Ebulltion Records. Che effetto ti ha fatto?
Come scrissi, se mi fosse successo 10 anni prima, sarei stato emozionatissimo. Mi ha fatto indubbiamente un sacco piacere, d'altro canto lui ha fatto usciri tra i dischi più significativi della mia vita, solo per citare Portraits Of Past e Orchid tra gli altri, e sono cresciuto leggendo Heartattack. Un po' il fatto che crescendo realizzi che (volendo citare Lapenta) pure lui “caga e piscia come te” e cadono i miti (per fortuna) un po' perchè avendoci avuto a che fare già da qualche anno non è che sia umanamente e comunicativamente una persona che mi abbia colpito particolarmente, diciamo. Durante il concerto, proprio mentre suonavamo c'è stato uno scambio di labiali tra me e cebio molto divertente: io guardo Cebio e chiedo "Dov'è?". "E' proprio dietro di te". "E' contento?". "E' carichissimo!". Abbiamo riso molto tra di noi di questa cosa dopo il concerto.

Non tutti si ricordano ma tu sei stato pure il batterista dei Contrasto. Cosa ti ricordi di quell'esperienza? Che differenza riscontri tra il giro del gruppo di Cesena e quello che sei abituato a frequentare? Come mai dopo un pò hai smesso di suonare con loro? Li segui ancora?
Per ben 6 anni. Dal 2004 al 2010. Ho smesso perchè in quel periodo vivevo a Milano e non c'ero quasi mai. A differenza degli altri gruppi in cui suono/suonavo i Contrasto hanno sempre avuto una routine ed una costanza (come poi dovrebbe essere per ogni gruppo) fatta di prove settimanali e concerti frequenti. Io in quel periodo ero incasinatissimo e non c'ero quasi mai e mi sentivo la responsabilità di frenare un gruppo, stessa cosa fu per Enrico (chitarrista) che uscì dal gruppo con me. Dopo la nostra uscita sono ripartiti alla grande con linfa nuova, li seguo e li sento con una certa frequenza, e ci vogliamo un gran bene. Ho un sacco di bei ricordi legati ai Contrasto, situazioni esilaranti e disastrose, vagonate di km in macchina. La più grande differenza tra le situazioni in cui suonavo coi Contrasto rispetto agli altri erano più che altro in Italia, ovviamente più concerti legati a benefit e iniziative politiche, piuttosto che festival prettamente musicali, ovviamente legate al fatto che i Contrasto sono sempre stati un gruppo politicizzato, dichiaratamente anarchico.

Facciamo un bel passo indietro e andiamo a disseppellire il gruppo che ha dato il "la" a tutto: i Roid. Cosa ti ricordi di quel periodo? Hai qualche rimpanto? E della Somala Crew invece cosa mi sai dire?
I Roid sono stati la nascita di tutto, i primi dischi su vinile, i primi concerti fuori, i contatti e le amicizie che ancora durano oggi. Avevo 16-19 anni, ora ne ho 32, tutto aveva un peso diverso, come ti dicevo prima, ci prendevamo molto seriamente, e quando ci siamo sciolti c'è stata una spaccatura che è durata per tanto tempo, troppo, specialmente tra me ed Enrico. Ora ci ridiamo sopra. Nessun rimpianto, solo quello di averci messo del tempo a riappacificarci. I somali sono stati i 6 elementi che hanno dato vita a Roid, Rebelde, La Quiete e LeTormenta. 5 ragazzi con cui sono cresciuto, non ci vediamo più tutti insieme, chi si è trasferito, chi ha preso altre strade, ma individualmente ci si becca e ci si sente e gli voglio bene come se fossero miei fratelli.

Non tutti lo sanno mai hai pure un passato da fanzinaro... Anche qui se vuoi raccontarci qualcosa...
Insieme ad Enrico de LeTormenta scrivevamo EP, classica fanza hc punk animalista e sxe, incentrata su quello che c'era in Italia. Abbiamo fatto 3 numeri tra il 1998 e il 2000. Il primo era interamente battuto a macchina da scrivere. Ho dei ricordi meravigliosi di quel periodo, andavo a casa di Enrico dopo la scuola e gli dettavo i miei pezzi scritti la mattina durante le lezioni, perchè lui era più veloce a battere. Passavamo un sacco di tempo in copisteria a fotocopiare e poi sua madre ci assemblava le pagine con la macchina da cucire. EP era l'unica fanza cucita a filo, ne andavamo molto fieri.

Havah.

Hai mai pensato di creare un'etichetta per stampare vinili? Mi pare che primo degli Havah fosse stato interamente autoprodotto da te...
Ci penso ciclicamente da una vita, ma poi il raziocinio ha il sopravvento e realizzo che non avrei il tempo materiale per gestire una cosa del genere, ma tutte le volte che sento un gruppo nuovo che mi piace, specialmente se della nostra zona, ho pulsioni di questo tipo.

Forlì è sempre stata una città a mio avviso con gruppi davvero validi... Certo molto spesso ci ruotavano attorno le stesse persone ma la creatività non è mai mancata... Secondo te come mai? Come vedi Forlì a livello musicale nel 2014? Quali sono le uscite tra i gruppi della tua città che ascolti ancora con maggior piacere?
Non me lo sono mai saputo spiegare, se non col fatto che Forlì è particolarmente noiosa, e dal canto nostro, suonare (e tutto quello che ruotava intorno) era tutto, non c'erano altre distrazioni al di fuori dei concerti e la sala prove ci prendevamo molto seriamente pur non avendo alcuna meta ne secondi fini. Parlo al passato (e mi riferisco alla mia generazione naturalmente) perchè ora, per forza di cose, non ci possiam permettere di incentrare le nostre vite da trentenni su questo.

Da poco ti sei sposato con una ragazza americana. Ti sarà balenata in mente l'idea di trasferirti dall'altra parte del mondo con lei... Credi che lo farai in un futuro prossimo? Lei invece cosa ne pensa del bislacco paese da cui provieni?
Mi è balenata in testa diverse volte, e continua a farlo. Non abbiamo progetti per il futuro al di fuori dell'Italia, ma è una opzione del tutto aperta, su cui spesso ragioniamo. Il prossimo anno probabilmente faremo un periodo "di prova" magari di un paio di mesi, per vedere come ci prende. Ovviamente il mio lavoro mi tiene molto radicato qua. Vedremo. Lei ovviamente si è innamorata dell'Italia la prima volta che è venuta qua, a tal punto dal volercisi trasferire. Ci sono tantissime cose che le mancano naturalmente come ad esempio vivere in un mondo più efficiente, dove non devi temere di venir fregato da chiunque (meccanismo di difesa che in quanto italiano abbiamo nel nostro dna) e la comune cortesia del prossimo, ma allo stesso tempo è molto sollevata di essersi lasciata alle spalle una società in cui per essere ricoverato all'ospedale devi esibire una carta di credito prima. Questi solo un paio dei pro e contro. Stando con lei ho capito più cose della nostra cultura, nel bene e nel male.

Guardandoti indietro, hai qualche rimpianto? Cosa rifaresti e cosa no?
È con un certo orgoglio e grande serenità d'animo che posso affermare di non aver rimpianti, rifarei tutto con le stesse modalità. A volte penso che avremmo potuto e potremmo suonare ancora di più in giro, ecc. Ma poi penso che ho iniziato a far tour fuori dall'Italia a 20 anni (ancora non mi spiego come siam finiti a 22 anni con i Raein in Giappone), suonato in tanti dischi che ancora oggi mi danno soddisfazione e aver incontrato tante persone speciali che fanno e faranno per sempre parte della mia vita, il mio lavoro. Tutto solo ed esclusivamente grazie come sono andate le cose con i miei gruppi.

Ti saresti mai aspettato che il punk hardcore, oltre ad influenzare la tua esistenza, ti portasse così "lontano"?
Diciamo che più che portarmi lontano si è radicato nella mia vita in maniera indelebile. Tutto quello che ho creato e il modo in cui l'ho fatto è stato grazie a quello che il punk mi ha dato ed insegnato, e quando dico punk intendo un certo modo di pensare/agire ed i rapporto con le persone "simili" in giro per il mondo. Sono stato molto tenace in questo, specialmente per quanto riguarda il mio lavoro e la voglia di suonare e viaggiare. Non ho mai mollato ed ora anche volendo, è troppo tardi. Sono tarato così, è la mia vita.

L'hardcore punk, specie in questi ultimi anni, è cresciuto in maniera esponenziale. Credi che abbia ancora un qualche potere "sovversivo" oppure ormai è condannato al mainstream?
Probabilmente il punk era già bello “secolarizzato” da anni, quando abbiamo iniziato ad interessarcene me e te. Come scrisse il vecchio Ian già nell'84 "The Baby has grown ugly, it's no longer cute", solo che io nell'84 di anni ne avevo solo 2, e quando l'ho scoperto per me era una ancora una novità, un qualcosa pieno di messaggi, idee e anche risoluzioni, che seppur vecchie di quasi 20 anni per me, e le persone come me, non lo erano. Tutto può essere attuale e reinterpretabile, basta solo attuarlo nel proprio tempo, senza essere dogmatici e ottusi. La differenza sostanziale è che ora il punk è sovraesposto, e ha un'accessibilità di massa, e la massa annacqua, misinterpreta e spesso ridicolizza. Internet è pieno di "spiegoni" e per quanto possa essere una figata infinita per certe cose, per altre è una porcheria, specialmente sulla mente duttile di un ragazzino di 15 anni. Perchè, e l'ho sempre pensato, il punk è un'esperienza ed una crescita individuale, ognuno se lo vive e scopre sulla sua pelle, di maestri e gente che ci dice “Come deve essere” ne è pieno il resto della nostra vita. Quindi mi ammazzo di risate e allo stesso tempo muoio di amarezza quando leggo gente che si scanna su Youtube nei commenti sotto i video dei miei gruppi per dare un'etichetta precisa al sottogenere emoviolence, scremo e bla bla bla, come se una cosa del genere avesse un qualche tipo di rilevanza per qualcuno nel mondo. Volendo restar positivi comunque penso che il punk subirà sempre una evoluzione grazie alla quale potrà essere sempre considerato qualcosa di genuino, potente e liberatorio, ma definirlo sovversivo no.

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