mercoledì 18 febbraio 2015

To Ashes.


Quello che mi è sempre piaciuto dell'hardcore è che si può imparare molto ascoltando e leggendo i testi di un gruppo. A me è capitato (ancora una volta) con i bolognesi To Ashes, cinque ragazzi con veramente un bel pò di cose da dire. Il loro approccio al veganesimo, allo straight edge e a tutto ciò che gli ruota attorno è una grande fonte di ispirazione per me, visto che esprimono concetti molto imporanti e senza tanti giri di parole. Gustatevi quest'intervista, veramente ricca di spunti e riflessioni.
Foto: Federica.

La vostra prima demo tape è in uscita a breve. Come mai avete scelto questo formato e che tiratura avrà? Come vi siete mossi nella ricerca di un'etichetta e per ciò che riguarda la grafica? Dove è stato registrato e come vi siete trovati in studio?
In entrambi i casi abbiamo sondato il web alla ricerca di persone e realtà affini alla nostra, con lunghi scambi di email e chiaccherate; è fondamentale per noi collaborare con ragazzi il più possibili vicini a noi a livello attitudinale, non a caso sia Tim dell’etichetta sia Thomas che si è occupato della grafica sono entrambi vegan straight edge. La cassetta è stata un’idea di Tim che con la sua Bound By Modern Age appena ha sentito i pezzi ha deciso di stampare un po’ di cassette e distribuire il nostro lavoro. La grafica è un’idea di Katto ed è opera di un ragazzo svedese, Thomas, che ci ha contattato dopo che ci eravamo messi alla ricerca di illustratori/grafici su vari gruppi vegan straight edge su facebook. Questa fortunata collaborazione ha poi portato anche alla data memorabile in Atlantide qui a Bologna assieme al suo gruppo, gli xIRONx. I pezzi li abbiamo registrati i primi 4 giorni di agosto al Toxic Basement Studio da Carletto a Carate Brianza ed è stata una figata. Ci siam trovati alla grande, lo studio è una bomba e Carlo è estremamente competente nel genere e ci ha dato anche un sacco di consigli (suonando anche sul ritornello di una traccia) quindi possiamo dirci soddisfatti appieno di come suonano i pezzi. A breve dovrebbero uscire in 7” pollici sempre per Bound By Modern Age e Black Fire Rec.

Potete dirci quali e quanti brani conterrà la demo? Ce li potete commentare?
L’Ep contiene 6 pezzi e dei testi si sono occupati Ivan e Katto. Il primo pezzo dopo un intro strumentale è "My Vengeance". Parla dello straight edge in quanto atto di attacco e vendetta contro questa società che ci costringe, sin dall’infanzia, ad essere omologati allo schema “produci, consuma e crepa” e che anche attraverso la “cultura” dello sballo reprime ogni istinto di ribellione e rivolta.
"The Holocaust Has Never Ended" racconta della prigionia, dalla cattura agli ultimi istanti di vita, di un Animale “da consumo”. La paura, la sofferenza, la speranza, la consapevolezza che la fine è vicina. É il canto di un prigioniero che si chiede come sia finito in quella situazione assurda, che si chiede come sia possibile che la vita sia tutto quello che sta passando. Tutto questo per gli Animali è appunto un "olocausto che non è mai finito". C’è stato anche chi leggendo il testo ha pensato che si parlasse di un clandestino rinchiuso in un centro di identificazione ed espulsione ed a proposito apriamo una parentesi a riguardo: non dimentichiamoci come nelle nostre città ancora oggi, mentre state leggendo seduti comodi, c’è gente che vive rinchiusa in questi centri di detenzione, trattata come bestie, colpevole solo di avere la pelle di un colore diverso e di aver cercato un futuro tranquillo e libero in uno stato "benestante" come pensano sia l’Italia.
"Liberation Through Destruction" come la introduce solitamente Ivan dal vivo è un po’ il nostro canto di guerra, per tutti coloro che non hanno accettato o non accettano tutt’ora la schiavitù imposta dal sistema capitalista e dallo Stato. Come si evince dal titolo crediamo che la liberazione totale della terra e dei suoi abitanti si possa raggiungere solamente attraverso la resistenza e la distruzione di questo stato di cose e dei suoi servi, senza compromessi di sorta.
"The Last Curse" è una denuncia rivolta alle vergognose politiche di respingimento, della cosidetta "Fortezza Europa", che condanna a morte centinaia di persone, spesso senza volto, perchè "colpevoli" di non aver un pezzo di carta (il permesso di soggiorno). Tra l’altro si parla di individui che non vengono nel nostro paese con l’intento di stuprare, spacciare o uccidere come vogliono far credere partiti xenofobi e fascisti, come Lega Nord o Forza Nuova, bensì per scappare da guerre civili e sfruttamento che le corporations occidentali alimentano e finanziano per il loro sporco guadagno. E per i clandestini che arrivano in Italia, i più sfortunati, tocca anche il discorso dei CIE sopracitato.
"Blood Stained Uniform" prende spunto da tutte quelle storie di ragazzi malmenati e uccisi dalle forze dell’ordine nel corso degli ultimi anni e si sofferma sulla sofferenza che giornalmente le loro famiglie subiscono per mano della giustizia di stato. La polizia si è macchiata le divise dell’omicidio di decine di innocenti e lo Stato continua a coprire e a difendere questi assassini attraverso sentenze assurde, processi falsati e testimoni corrotti e spaventati. L’evidenza viene oscurata dalle bugie e i veri assassini quando non rimangono impuniti sono comunque vittime di provvedimenti minimi, rimanendo al proprio posto e facendo addirittura carriera, in alcuni casi. I genitori, i parenti e gli amici delle vittime sono costretti a subire questi soprusi, vedendo la vita dei loro cari minimizzata, se non addirittura calunniata dal Giovanardi di turno. Quando l’assassino è un poliziotto o un servo dello stato la vita della vittima perde di colpo importanza e si fa di tutto per fare credere alla massa che il defunto fosse uno sbandato o un poco di buono. É vergognoso ed inaccettabile. Questa canzone vuol essere un grido di indignazione davanti a tutte queste infamie impunite, con la speranza che la giustizia giunga a compimento attraverso altre vie.


Le magliette che avete stampato sono state disegnate dal noto fumettista Zerocalcare se non sbaglio. Come vi siete messi in contatto con lui? Lo avete conosciuto personalmente? Come è stato lavorare con un personaggio dichiratamente straight edge e che si è sempre mosso nell'ambito dell'hardcore punk romano?
Come dicevo nella prima domanda per noi è importante collaborare con realtà affini a noi ed è per questo che sapendo che Michele è straight edge gli abbiamo chiesto se gli andava di darci una mano. É stato Katto, che aveva questa grafica che gli ronzava in mente da tempo, a mettersi in contatto con lui. Anche qui i social network hanno agevolato la cosa e dopo un rapido scambio di email ci ha realizzato il lavoro. Tra l’altro va detto che nonostante gli impegni si è dimostrato disponibile e gentile fin da subito ma soprattutto entusiasta di collaborare con un gruppo straight edge emergente. Ci teniamo anche a precisare che la grafica è stata molto apprezzata e anche il solo fatto che sia stata realizzata da lui ci ha avvicinato tante persone. É capitato di sentirsi per email anche dopo, quando gli abbiamo mandati i pezzi registrati; Luca ed Emanuela hanno anche avuto poi modo di conoscerlo e recapitargli la maglia quando è passato da Bologna a novembre per la presentazione del suo ultimo lavoro, ma contiamo di averlo ad un nostro concerto la prima volta che capitiamo a Roma.

Il disegno della maglietta presenta un ragazzo con una molotov in mano e con una bandana sulla faccia, contornato da una grande x. A chi è venuta l'idea di realizzarla in questo modo? Mi sembra essere anche un chiaro riferimento al fatto che voi siate in stretta connessione con il mondo dei centri sociali e delle attività (anche di protesta) che si svolgono attraverso essi...
Come dicevamo sopra il disegno è un’idea di Katto, ed è un po’ una versione rivista ed inasprita della locandina di Arancia Meccanica dove Alex esce da una grande A con una lama in mano. Era importante per noi cercare un tratto distintivo rispetto alle centinaia di gruppi straight edge apolitici attuali, pieni di grafiche stile graffiti dove campeggiano spesso figuri incapucciati, con Nike e slogan vari. Il soggetto vuole rappresentare la nostra visione dello straight edge, qualcosa che va ben oltre la mera dichiarazione di essere “puliti”. L’essere esenti da sostanze per noi è un mezzo per raggiungere un fine di rivolta attraverso l’azione diretta. Abbiamo coniato la frase “sobri e pericolosi” a riguardo e crediamo che la grafica riassuma bene il concetto. Il riferimento che dici effettivamente c’è, i posti che frequentiamo e supportiamo sono quelli. Peccato però che il giro straight edge in questi contesti sia estremamente ristretto, ma questo è un altro discorso.

La scena che ruota attorto alle tre x, molto spesso è stata tacciata di essere solo un involucro vuoto, in cui ragazzi della medio/alta borghesia si scambiano solo pareri su Nike, Vans, dischi e magliette anche parecchio costose. Molti addirittura affermano che l'essere straight edge (ed il conseguente vivere l'hardcore) deve essere visto come totalmente slegato da una visione politica. Personalmente ho sempre considerato queste affermazioni sbagliate, visto che credo che essere straightedge voglia dire prendere una coscienziosa scelta politica nella vita di ogni giorno. Voi come vi ponete di fronte a ciò?
Noi siamo su posizioni totalmente opposte rispetto all’ondata dei gruppi e di quegli straight edge che si limitano a trattare argomenti "frivoli" e senza peso politico. Per quanto ci riguarda essere straight edge non può essere slegato da un impegno politico-sociale, visto che rappresenta un primo passo nel percorso di lotta di autonomia dell’individuo, in un’ottica di liberazione totale. In questa società lo straight edge è un arma di resistenza politica, è una minaccia ad un sistema che ti vuole soggiogato e dipendente; l’essere “lucidi” aiuta a maturare una coscienza rivoluzionaria, indipendente ed estranea da quello che ci viene proposto dall’esterno. È quasi superfluo dire che sei molto più pericoloso sobrio piuttosto che sotto l’effetto di qualsiasi veleno con il potere di separarti dalla realtà; senza inoltre dimenticare che queste sostanze non solo nuociono alla propria persona ma l’uso e il consumo si estendono fino ad essere dannosi anche per altri umani (in termini di conseguenze/abusi), altre popolazioni (popoli indigeni sterminati o costretti ad abbandonare le proprie terre per far posto a nuove piantagioni di tabacco, ad esempio) agli Animali (sperimentazione) e alla Terra (monocolture/piantagioni intensive che devastano l’ambiente). La storia stessa ci ha insegnato tantissimi esempi di come decine di gruppi e movimenti di rivolta siano stati repressi dai potenti con l’introduzione di sostanze al loro interno. E come dimenticarsi che l’uso di alcool e tabacco ingrassa le tasche di multinazionali e dello Stato, che noi vorremmo vedere rovesciati! Non è un rifiuto solo alle sostanze ma anche a quei prodotti inutili che la società instancabilmente ci propone e che ci vende come essenziali ed indispensabili per il nostro benessere. Noi non vogliamo essere complici di niente di tutto questo. Il nostro gruppo è nato soprattutto per riportare certi temi di nuovo vicini allo straight edge, esaltando le potenzialità e la pericolosità che può avere una persona priva di vizi e cosciente di ciò che lo circonda, facendogli capire che il mondo non cambierà mentre te ne stai nella tua tana limitato ad autocompiacerti di quanto sei “true”, “biddando” per aggiudicarti tal maglietta introvabile su Ebay e spulciando Discogs alla ricerca della prima stampa di sto cazzo. Purtroppo nello straight edge la cultura dell’apparire è molto in voga, soprattutto grazie ai vari social network dove tutti possono vantarsi dei loro ultimi acquisti. Non siamo contro il collezionismo ma queste pseudo gare a chi mette assieme più materiale e lo sbandiera ci fa una gran tristezza. Noi ci teniamo a debita da distanza da tutto questo e rifiutiamo questa visione consumista e vuota dello straight edge; piuttosto coi nostri testi, con i proclami ed i banchetti ai concerti e le varie interviste e post su internet cerchiamo di spingere chi ha già compiuto certe scelte ad andare oltre.

Voi siete tra i pochi gruppi in Italia dichiaratamente vegan e straightedge. Come vivete questa cosa? Voglio dire: che effetto credete possa avere su chi vi sta guardando suonare e magari non è ne vegan ne straightedge, l'ascoltare un gruppo che porta avanti queste tematiche, quando molto spesso i gruppi hardcore suonano e basta senza dire nulla tra un pezzo e l'altro?
Essere l’unico gruppo vegan edge in Italia sicuramente ci dispiace perchè farebbe piacere dividere il palco con gruppi affini a noi, senza dover aspettare band estere, almeno per quanto riguarda determinate tematiche. Certo è che abbiamo sin da subito avuto un grande supporto da parte di ragazzi/e da diverse parti di Italia, che si sono persino mossi per venire a vederci nonostante le grandi distanze. Questo dimostra che in Italia ci sono ancora vegan straight edge attivi e che aspettavano un gruppo come il nostro. La nostra speranza per le persone che ci ascoltano e leggono i nostri testi è quella di aprire spazi di riflessione e invogliare ad agire nel mondo, contro ogni tipo di autorità, pregiudizio e sfruttamento. Ogni persona è potenzialmente ricettiva, anche se tanti appena sentono "vegan" e "straight edge" stringono il culo e prendono subito le distanze a prescindere. Come sempre chi scrive o tratta argomenti pericolosi rischia di fare la parte del “moralizzatore” di turno…

Recentemente c'è stata una grossa polemica per via del concerto dei Ratos De Porao vicino a Milano, in cui il movimento "Nun Te Pago" ha sfondato le porte del locale in cui si stava svolgendo il tutto, per via del fatto che il prezzo di 20 euro fosse troppo alto. A me sinceramente questa cosa fa un pò ridere, visto che il gruppo brasiliano faceva solo 6 date in Europa, che quella sera suonavano anche altri 3 gruppi (di cui uno dalla Germania) e che comunque in zona si son visti concerti molto più costosi e nessuno ha osato fiatare. Voi avete preso una posizione molto netta a riguardo. Potete illustrarla ai miei lettori/lettrici, che magari non hanno seguito la questione?
Prima di tutto ci ha dato particolarmente fastidio vedere gente (anche a noi vicina) che frequenta anche certe realtà permettersi insulti gratuiti e piuttosto pesanti verso altre persone tacciandole di essere dei viziati, dei morti di fame che dovrebbero andare a lavorare, dei figli di papà, e in generale della "feccia" solo perchè si sono permessi di mettere in discussione un evento (per noi) estremamente discutibile. Questi individui dovrebbero innanzitutto imparare il giusto peso delle parole e degli epiteti che sparano a destra e a manca e rendersi conto che non tutti sono così fortunati come loro ad avere un lavoro o una stabilità economica alle spalle, soprattutto in un periodo come questo. E che non tutti, a differenza loro, accettano di buon grado di farsi spennare per un concerto "punk", calando le braghe davanti a delle booking e a dei locali che vivono guadagnando su questi eventi. A quanto pare fa più comodo insultare ed attaccare chi si mette il problema e chi ancora si fa delle domande, perché come sempre la maggioranza preferisce fare finta di niente piuttosto che sporcarsi le mani o la reputazione. Come diceva il nostro fratello Martino, nella sfilza di commenti relativi, ci si dimentica troppo facilmente cos’è e da dove viene l’hardcore e quello che ha dato per tante cause da quando è nato. Negli anni si è assistito a questa scissione piuttosto netta tra musica e contenuti, anche il punk hardcore è diventato un genere come un altro, buono per essere suonato anche noi locali, da gente a caso, svuotato della sua vena rivoltosa e decontestualizzato totalmente. Infatti non c’è da meravigliarsi se buona parte degli "alternativi" che han commentato attaccando a testa bassa fanno di Facebook e della rete il loro regno incontrastato perchè a livello pratico e politico stanno a zero. Credibilità dell’ultimo minuto costruite a suon di post inutili (e ruffiani), like e commenti senza alcuna coscenza o cognizione di causa, gente che ha acquisito "punti hardcore" grazie a dischi e a gruppi che sbandiera di aver visto, ma che non ha mai portato il culo in piazza e che non si è mai schierato apertamente; gente che, per prendere posizione su ogni cosa, segue la corrente più forte. I social network hanno generato questi mostri dalla tastiera facile che si permettono pontificate fin troppo spesso gratuite, dimenticando che esiste anche un mondo reale nel quale discutere e dove la maggioranza delle loro velleità rivoltose si sciolgono come neve al sole. A noi non interessa risultare simpatici nè tantomeno interessa lisciare il pelo ai "signori della scena" tacendo il nostro dissenso o addirittura andando contro il nostro pensiero per non rischiare di pestare i piedi a qualcuno di “importante”. È sinceramente più gratificante mandarli a fare in culo assieme al loro business piuttosto che avere il loro consenso. Il movimento dei Nun te Pago, da quello che abbiamo capito, è un movimento di disobbedienza "economica e fiscale" che per lo più riguarda atti di auto-riduzione delle bollette, il non pagare le multe dei treni e bus e cose similari. I ragazzi/e che si sono mossi per quel concerto ci sono parsi per lo più il giro punk del suddetto movimento, quindi già di partenza tutti quegli insulti e parallelismi (in senso dispregiativo) con il movimento dei forconi è già sbagliato, visto che si è fatta di tutta un’erba un fascio, un po’ a caso, tra l’altro. Con ciò comunque non entriamo nel vivo del fatto specifico, visto che non eravamo presenti alla serata, ma siamo vicini alla presa di posizione dei ragazzi coinvolti. La nostra risposta rispetto a concerti di questo tipo, organizzati tra l’altro da individui che definire ambigui è un complimento, è molto chiara: boicottare. Basta con queste booking/label piene di mafio-bulli spocchiosi del cazzo, sempre pronti al mobbing più becero sui social con post e messaggi privati al vetriolo che appena si sentono toccati nel portafogli si fanno avanti dietro la loro gang di teste calde e arrivano addirittura a minacciare di chiamare gli sbirri. Organizzare serate con dei contenuti e con una certa attitudine è l’alternativa migliore a queste situazioni che di punk-hardcore non hanno un cazzo di nulla.


Cosa ne pensate del suonare all'esterno di situazioni "autogestite". Voglio dire: siete interessati solo a suonare in centri sociali e affini, oppure potreste valutare di esibirvi anche in locali? Se sì, che tipo di condizioni vorreste che fossero esaudite?
La nostra situazione ideale è suonare in contesti autogestiti, come centri sociali e occupazioni, perchè politicamente ci ritroviamo più affini a tali situazioni e vogliamo supportarle, soprattutto quando il ricavato dei concerti è benefit per qualche causa. Suonare in un locale non è un problema a meno che non ci siano spinte logiche di business dietro ed il posto non sia gestito da gente dubbia tipo fascistoidi o amici delle guardie. Non ci precludiamo questa scelta, anzi può essere un modo per parlare ed arrivare a della gente che magari non ha già una determinata consapevolezza. L’essere con un microfono aperto in mano di fronte a delle persone è un momento importante a prescindere dal contesto, è l’attimo buono in cui fare arrivare i messaggi che porti avanti. È importante per noi che chi torna a casa dopo un nostro concerto lo faccia con qualche informazione/idea in più; chi invece è già consapevole di certe cose può rincasare sapendo di non essere solo. A livello di “condizioni”, oltre un pasto e due spicci per coprire il viaggio per le band se ci dovesse essere un ricavato preferiamo venga devoluto per cause importanti come le varie casse di solidarietà e supporti vari per i compagni arrestati o in difficoltà, o per l’apertura di spazi nuovi o l’acquisto di materiali. Il problema è che nei locali tutto questo succede di rado.

Mi pare di aver capito che siete molto impegnati con il Circolo Iqbal Masih di Bologna. Cosa promuove questo circolo e in che modo lavorate all'interno di esso?
Il circolo, che è la sede dell’associazione culturale Iqbal Masih, promuove per lo più iniziative di approfondimento politico, tipo la proiezione di documentari, e iniziative benefit per i prigionieri politici, come concerti e cene. Il posto è spesso e volentieri anche punto di ritrovo per incontri di movimento a livello nazionale, come per esempio l’assemblea nazionale contro il carcere ed il 41bis. Noi per lo più stiamo dietro all’organizzazione degli eventi benefit, anche se ora si ha l’intenzione di iniziare una rassegna mensile di poiezioni di film/documentari rispetto alla liberazione Animale e della terra.

L'unica volta che vi ho visto è stato al concerto che avete fatto con xIronx dalla Svezia e i Tumulto di Forlì, all'interno di Atlantide. Che rapporti avete con questo posto? Cosa ne pensate della recente intenzione del comune di Bologna di "sfrattare" chi lo tiene in vita per fare "entrare" altre persona? E della petizione fatta firmare a suo tempo dai residenti del luogo per far cessare definitivamente le sue attività?
Atlantide per buona parte di noi è stata un punto di ritrovo fisso per anni e lo è tutt’ora. E’ il posto in cui siamo cresciuti, insieme ad XM24 ed il vecchio Lazzaretto, quindi ci siamo molto legati. E’ stata una grande emozione suonare lì dentro, con le/i nostre/i amiche/i che facevano casino sotto e sopra il palco. Cosa possiamo dire di un comune che dà le piazze a degli anti-abortisti cristiani del cazzo e toglie lo spazio a dei collettivi femministi? Cosa dobbiamo pensare di un’istituzione che ha permesso l’apertura di Casapound nella città vittima di una strage fascista e medaglia d’oro per la resistenza? Giungiamo ad unica conclusione, la solita e la più scontata: questa istituzione è come tutte le altre, cioè un nemico contro cui combattere. I residenti del luogo chi sono? Per lo più dei benpensanti e benestanti fottuti che limitano le loro attività sociali allo sparare stronzate alle assemblee di quartiere. Quindi loro e le loro petizioni sono spazzatura, per quanto ci riguarda.

Almeno nella mia zona, Cesena, sembra proprio essere esplosa una vera mania per il biologico e di conseguenza per la dieta vegetariana e vegana. Molto spesso però chi decide di seguire questo modo di vivere, lo fa per moda, per il proprio benessero e per qualche tempo. Cosa ne pensate? Meglio una persona carnivora tutta la vita, oppure chi ci prova a mangiare in maniera "diversa" ma per un lasso di tempo ristretto?
Intanto vogliamo chiarire che per noi il veganismo non è una dieta nè una mania, ma come lo straight edge è un primo passo in un’ottica di liberazione umana, Animale e della Terra. La nostra scelta di non consumare prodotti animali è prima di tutto una scelta empatica e di rispetto verso il Regno Animale e Madre Terra, fino ad assumere connotati politici e di mercato. Appurato questo le chiacchere su onnivori e vegan part time sono inutili, perché dietro a queste scelte non c’è la presa di coscienza necessaria. Non c’è un meglio o un peggio. Chi cambia alimentazione seguendo l’esempio di un qualsiasi vip dimostra solamente carenza di personalità. Chi diventa vegetariano/vegano per un motivo di salute continua a dimostrare quanto l’uomo si sappia preoccupare solamente di sè, fregandosene del resto degli abitanti del pianeta e della Terra stessa. Siamo d’accordo nel sostenere che quella vegan è un alimentazione sicuramente più salutare ma in questi casi si tratta solo di puro egoismo. La paura di ammalarsi è più efficace di qualsiasi altra campagna di informazione di attivismo animalista e l’avvicinamento dei media nell’ultimo periodo a questa questione non ha fatto altro che alimentare il grande fuoco antropocentrico. Che queste persone timorose per la loro salute non si nutrano di Animali non cambia assolutamente nulla in termini pratici, perchè sicuramente non saranno né attenti né preoccupati verso tutti gli altri aspetti del mercato che portano ugualmente morte, sofferenza e distruzione al Regno Animale e all’ambiente e anzi, probabilmente sono gli stessi che alimentano il capitalismo verde tanto in voga ultimamente. È comunque il trend del momento, che passerà come ogni cosa messa sotto la lente dai media. Presto torneranno tutti alle solite abitudine alimentari dimenticandosi ogni cosa, è il mercato che decide per la massa.

Col passare del tempo, le scelte in fatto di cibo pre-confezionato vegan si è notevolemente espansa. Molto spesso si possono assagiare prodotti tipo bistecche, pesce, dolci, che dall'esterno odorano e sembrano fatti in maniera "classica". Parlando con alcune persone vegan, queste ultime ammettono di avere problemi nel mangiarli, visto che gli ricordano troppo quello contro il quale quotidianamente combattono. Voi cosa ne pensate?
Il mercato non si è spaventato di fronte al rifiuto di certe persone di consumare prodotti Animali e di fronte a questa presa di posizione forte e pericolosa ha pensato bene di adeguarsi, assimilando e continuando a guadagnare anche sui dissidenti. Questo avviene attraverso la creazione di prodotti in tutto e per tutto simili ma con le caratteristiche richieste da chi è vegan. Questi nuovi prodotti si stanno facendo largo nei consumi abituali dei vegani e spesso ci si dimentica (o si finge di non vedere) che sono prodotti dalle medesime aziende produttrici di carne e latte (ma anche pellami, etc), madri indiscusse dello sfruttamento che tutti a parole paventano di voler combattere, che semplicemente ambiscono ad arrivare ad ogni fetta del mercato. Vedere gente contenta perché la Granarolo fa uscire il latte di soia o altri che sfoggiano felici gli anfibi di ecopelle della Dr.Martens è agghiacciante; altra gente entusiasta che posta foto del reparto vegan della coop incastonato tristemente tra i salumi, in uno scenario di morte imbarazzante. Stesso discorso per le catene dei fast food, per i ristoranti, le gelaterie. Posti che han vissuto (e che costantemente vivono) sullo sfruttamento degli Animali ora trovano un piccolo spazio per menù e pietanze vegetali. Addirittura aprono ristoranti e fast food dedicati, che però nonostante il menù si tengono ben lontani dall’offrire al consumatore, oltre che l’alternativa vegetale a tante pietanze onnivore, anche un minimo di informazione sulla situazione degli Animali sfruttati. Alla luce di tutto questo sentire parlare di “vittorie” e di “cambiamento” fa rabbrividire: è solo fottuto business e la gente non se ne rende minimamente conto e anzi, ne gioisce, come se per un ristorante o prodotto vegan che nasce ne morisse uno non. Purtroppo queste novità e la loro comodità in termini di reperibilità hanno il potere di accontentare i consumatori, oscurando quello che dovrebbe essere il punto centrale della presa di posizione vegan: curarsi del benessere degli Animali, dell’ambiente e della Madre Terra. Essere vegan sembra essere diventata solamente una gara a chi trova e prova i prodotti migliori, a chi organizza le cene più buone. In tutto questo gli Animali e la Terra stanno morendo ugualmente e chi se ne dovrebbe preoccupare è a fare l’aperitivo vegan in centro città. Ad ogni modo crediamo che a tutti i vegani sia capitato di consumare prodotti pre-confezionati con velleità di imitazione di prodotti a base di carne. Chiaramente quando li si mangia non è certo per ricercare sapori o consistenze di “cibi perduti”, non ci interessa il paragone e non ci siamo mai posti il problema se una cosa ricorda o meno il prodotto a cui vuole assomigliare. Poi se una cosa è buona ben venga, ma può esserlo benissimo senza per forza assomigliare al prodotto “originale”. A chi li assaggia e si lamenta della somiglianza ricordiamo che non è affatto necessario consumarli, vista l’ampia gamma di vegetali che Madre Natura ci mette a disposizione in modo naturale. Grazie al veganismo si scoprono tanti ingredienti e tanti sapori che con un’alimentazione “normale” non troveresti, o almeno non saresti spinto a provare. Ritornando al discorso iniziale: è più un fattore di comodità che ci spinge alla scelta di questi prodotti, perché quando c’è tempo ci si fa il cibo da soli a casa, che è più sano, più etico, soprattutto più economico e lontano dalle logiche di mercato di cui parlavamo sopra.

Stesso discorso si può applicare alla birra analcolica: non è che dietro al fatto di berla, si nasconda una "voglia" segreta di bere quella che bevono tutti, e anche magari il fatto di venir accettati socialmente in maniera maggiore?
Se il contesto che intendi è quello straight edge possiamo dire che il problema non è se la birra è alcolica o meno, il problema sta nella voglia di bere, di evadere dalla realtà e di dare sfogo in maniera errata alla propria rabbia repressa. Se la pulsione di bere supera la tua coscienza forse c’è qualcosa di sbagliato nel tuo modo di vivere la cosa, la birra analcolica è solo l’anticamera di un’insicurezza. Non è il bersi una birra il problema, ma è il posto che occupa l’alcool nella società ad esserlo. Sicuramente al giorno d’oggi chi non beve è visto in maniera strana perché agli occhi della gente è diventato il divertimento per eccellenza: economico, legale e alla portata di tutti, sembra da stupidi non farlo…oramai è alla base di ogni rapporto sociale, falsando percezioni e contatti. L’essere esenti dal consumo di alcolici dal nostro punto di vista non dovrebbe essere un peso ma una grande liberazione.


I recenti fatti che sono accaduti negli Stati Uniti, pongono il drammatico problema di un corpo di polizia molto spesso violento e brutale nel reprimere i crimini, violenza e brutalità che si esprime di più quando a subirli è la popolazione di colore. Cosa ne pensate?
Intanto bisognerebbe precisare che il discorso delle “mele marce”, non è accettabile. Quegli sbirri che pestano ed uccidono la gente non sono un’eccezione, bensì la regola. Loro sono addestrati con l’unico fine di difendere la proprietà privata e reprimere ogni movimento di lotta contro il sistema politico-economico vigente. Questo comprende anche uccidere e terrorizzare, se i superiori lo richiedono. Per entrare nei fatti specifici negli States, qui si aggiunge anche una motivazione ulteriore che è di tipo culturale: il razzismo. Il problema quindi non è che la polizia è spesso violenta. Il problema è la polizia stessa e tutti quei corpi armati che difendono la classe dirigente e le loro nefandezze, e la risposta adeguata a tali soprusi è la rivolta, e crediamo che gli abitanti di Ferguson l’abbiano ben capito.

In Italia, ultimamente, si è riscoperto il gusto di essere razzista. Politici come Salvini, cavalcano l'onda della rabbia popolare scaricando odio sugli immigrati. La crisi economica fa il resto. Come vi ponete di fronte a ciò e che tipo di soluzioni vi sentite in grado di proporre?
Salvini viene fin troppo sponsorizzato e spammato da tutti come fosse un comico, si vede ogni giorno gente postare e ironizzare sui social le sue frasi al vetriolo contro gli immigrati. Noi non ci troviamo nulla di divertente in quello che afferma perchè delle nefandezze simili vengono espresse da un politico (ergo uno con del "potere") e di contralto alle risate che tanti si fanno altrettanti lo seguono, lo supportano e lo votano. Mentre la gente ride la Lega intanto si accaparra consensi a pioggia e seggi su seggi alle elezioni. Il razzismo è per lo più dettato dall’ignoranza e dalla paura del diverso, almeno per quanto riguarda le classi inferiori della società. Queste ultime, quindi, sono facilmente ricettive a discorsi demagogici xenofobi, vista la facilità di poter scaricare le frustrazioni di una vita infame su degli individui più deboli. La soluzione è arrivare alla radice del problema, cioè identificare il nemico nella classe al potere, che fomenta la guerra tra poveri, per poter fare i loro sporchi comodi e convogliare la rabbia contro questa cricca di pescecani incravattati. Purtroppo bisogna prendere atto che il nemico possiede tutti i mezzi di comunicazione di massa e con essi un’arma di propaganda davvero straordinaria, quindi la guerra è decisamente impari. Ma questa è una guerra che non ci possiamo permettere di perdere, in quanto rivoluzionari.

L'hardcore non è stato certo immune al proliferare di piattaforme multimediali come Facebook e Bandcamp. Se da un lato tutto ciò ha comportato una maggiore diffusione del suono, con costi ridotti praticamento a zero, dall'altro si corre il rischio di "scaricare" tonnellate di gruppi e manco avere uno straccio di testo da leggere, trasformando il tutto il un mero prodotto da consumare e basta. Come vi ponete di fronte a tutto ciò?
I social network e internet in generale hanno sicuramente giovato ai gruppi per quanto riguarda la diffusione del loro materiale. La distanza tra i seguaci e il gruppi stessi si è notevolmente ridotta attraverso i contatti rapidi che la rete offre e quindi questo permette un filo diretto con tutti che fa sicuramente comodo. D’altra parte tutto questo ha portato ad una spersonalizzazione innanzitutto del sound di tanti gruppi, che troppo spesso si rifanno pari pari al trend del momento, ma soprattutto come dici tu ci si trova con tanto materiale scaricato a cui si da meno peso rispetto magari ad un prodotto fisico. C’è meno curiosità: una volta era più difficile scovare in gruppo che ti piacesse vista la scarsa reperibilità di materiale; oggi apri un qualsiasi sito e ci trovi talmente tanta roba che dopo un po’ quasi ti passa la voglia. Un tempo quando usciva un album veniva consumato a forza di ascolti, ne imparavi le singole note; ora con la diffusione su internet è difficile anche che uno si senta un pezzo per intero. Son cambiati i tempi. Riguardo la reperibilità dei testi: la musica è importante ma i testi sono fondamentali, i temi e le parole sono il mezzo principale per fare capire al pubblico da che parte stai!

Il vostro suono è molto influenzato dai gruppi anni '90, ma non ncessariamente di matrice new school. Quali sono i gruppi che hanno avuto più peso nella definizione del vostro sound? Vi ispirano anche nella scrittura dei testi?
Sicuramente i gruppi che ci hanno ispirato a livello attitudinale e politico rientrano nella scena vegan straight edge anni ’90 e inizi 2000 tipo Chokehold, Gather, Earth Crisis, Nueva Etica, Vegan Reich, Purification ed altri. A livello musicale non c’è un vero e proprio gruppo a cui ci siamo ispirati, ognuno di noi ci ha messo il suo background e questo è quello che è uscito e quello che siamo. L’idea era di formare un gruppo sxe che suonasse hardcore politicizzato, nient’altro. Non ci siamo mai messi a tavolino a decidere nulla, abbiamo sempre buttato giù del materiale senza particolari riferimenti. Anche per quel che riguarda i testi non abbiamo alcun tipo di modello, cerchiamo di trattare argomenti a noi vicini e soprattutto fatti ed ingiustizie attuali, anche se capita spesso che i medesimi temi siano stati trattati anche dalla maggior parte delle band sopracitate. Questo significa che i tempi non sono poi così tanto cambiati da allora, soprattutto quando si trattano argomenti come la liberazione Animale o la repressione violenta della polizia…

Greg Bennick è il cantante dei Trial, un gruppo che a parere mio vi ha influenzato. Cosa ne pensate del fatto che abbia tenuto dei corsi di comunicazione per grosse multinazionale come Nike? Non pensate che ciò strida un pò con ciò che ha descritto nei suoi testi con i Trial?
Per quanto ci riguarda non crediamo di essere stati influenzati dai Trial, o meglio, nessuno di noi è un seguace di tale band. È sicuramente un gruppo che ognuno di noi ha ascoltato ma come già detto prima non c’è stata mai la volontà di ispirarci a nessuno in particolare. Riguardo Greg Bennick: da quello che ne sappiamo, oltre gli esempi già citati, ha lavorato da motivatore in contesti anche peggiori, tipo IBM e Bank of America. Senza entrare nel merito delle suddette aziende (bastano un paio di ricerchine su Internet per chi fosse curioso…) è evidente che in questo mondo dove si può fare tutto e il contrario di tutto, anche queste schifezze sono accettate. Di sicuro una cosa del genere non ha il nostro benestare, soprattutto se si pensa che è stato il frontman di un gruppo punk hardcore, quindi ti aspetti un certo tipo di mentalità che sicuramente lui non ha dimostrato. Evidentemente il richiamo dei dollari ha avuto la meglio sulla coerenza, non ci interessano neanche le sue giustificazioni in merito. I testi hanno un senso se credi in quello che dici ma lui coi suoi gesti ha dimostrato il contrario.

Ivan suona anche negli xNemesisx. Riuscite a conciliare bene l'attività dei due gruppi? Il suono di questi ultimi mi sembra maggiormente new school rispetto ai To Ashes. Concordate?
Guarda, ora come ora i Nemesis sono fermi (non sappiamo se si possa dire sciolti), per problemi interni al gruppo. Non ci sono stati comunque problemi di dualismo e anzi, è un peccato che un’altra realtà valida come la loro sia giunta al capolinea. Effettivamente i Nemesis avevano una sonorità molto più metal, tant’è che anche Ivan cantava in growl in certe canzoni, facevano largo della doppia cassa e tanti riff di Jamil si rifacevano alla scuola black/death. Anche la scelta della madrelingua era stata originale.

Finito. Grazie molte del vostro tempo e se volete aggiungere qualcosa fate pure...
Ringraziamo te per lo spazio concesso e chi fino ad oggi ci ha supportato e seguito, tra mail, chiacchiere, concerti organizzati e tutti gli spazi autogestiti che ci hanno ospitato. Un saluto particolare a Tim della Bound By Modern Age che si è interessato subito al nostro materiale e ci ha aiutato e supportato fin dai subito.
To Ashes – Sober And Dangerous crew 2015

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4 commenti:

  1. cazzo la cosa dei trial non la sapevo :/

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  2. madre terra,liberazione animale,rivoluzione...accidenti,sono di nuovo gli anni 90!
    parlando di trends anche quello del vegan-hardcore-metalcore sta andando forte all'estero (UK e similia) quindi perché non importarlo anche qui? bella mossa di mercato lol. aspetterò con ansia le minacce di morte e doppio lol

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    1. da anonimo? aspetta e spera allora....

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    2. ah,ah...provocatore anonimo, anonimo numero.due ti ha ammazzato

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