martedì 24 marzo 2015

Dario Maggiore (Thunderbeard, Filler, LaCrisi).


Quando Dario mi ha mandato un'email chiedendomi se ero interessato a mettere il logo di forthekidsXXX sul poster della convention Filler (in cui moltissimi artisti dela grafica si incontreranno nel nome del do it yourself in quel di Milano a giugno), non ci ho pensato due volte e ho risposto di sì. Mi ha inoltre chiesto di scrivere due righe sull'evento, ed io ne ho aprofittato per sfornare quest'intervista. Vi ricordo che Filler si svolgerà il 5,6 e 7 giugno. Detto ciò, buona lettura come sempre!

Dario, la prima domanda che ti vorrei rivolgere è la seguente: perchè hai come soprannome “Dr.Pepper”? Ami visceralmente la bevanda?
Assolutamente no! Ho assaggiato la Dr.Pepper la prima volta a Londra a fine anni ’90 e l’ho trovata disgustosa. Il nome è venuto fuori quando ho iniziato a frequentare il forum di skatemap.it, un portale sullo skaeboarding. Volevo creare un personaggio e dovevo cercarmi un nome, qualcosa che mi desse l’aria del saccente (Doctor) ma anche di fastidioso (Pepper). Il mio personaggio alla fine è diventato uno dei più odiati del forum. Conta che moderavo la sezione musicale e bannavo o intimidivo ogni pischello che apriva l’ennesimo thread sui NOFX, sui Primus o sui Limp Bizkit. Ero un vero stronzo.

Il progetto “Filler” giungerà a giugno del 2015 alla seconda edizione, dopo quella invernale del 2014. Cosa ti ha spinto a creare questo tipo di evento? Quanto lavoro c'è dietro per coordinare il tutto? Gli artisti che hai contattato per partecipare hanno risposto tutti positivamente all'invito, o c'è stato qualcuno che “se l'è tirata un pò'?
Con Thunderbeard abbiamo partecipato a diversi eventi legati all’autoproduzione e all’illustrazione. Poi, durante un festival, mi sono guardato attorno e ho visto che eravamo pesci fuor d’acqua e mi continuavo a chiedere dove fossero tutti gli illustratori o gli diyers che conoscevo. Alla fine siamo tantissimi ad operare nel circuito ma non siamo mai insieme. Perciò mi è venuta l’idea di fare una convention di illustrazione solo legata al circuito punk/hardcore e skate e di usare il progetto Thunderbeard come promotore dell’evento.
La prima edizione è stata un esperimento e ho cercato di sfruttare strutture che conoscevo e coinvolgere persone che sentivo “vicine” al progetto. Questo perché era la prima volta che organizzavo un evento e non avevo idea di quello che c’era dietro. Come prima volta non è andata male, anche perché ho avuto il supporto di persone capaci e disponibili. Questa volta è diverso, è più professionale, a partire dalla line-up di artisti fino alla location. Nonostante questo, grazie alla visibilità e ai numerosi feedbacks positivi ricevuti per la prima edizione, quasi tutti quelli che abbiamo chiamato hanno accettato con entusiasmo. Qualcun altro si è limitato a non risponderci ma nessuno, fortunatamente, ha fatto la superstar.

La parola Filler è un'omaggio al pezzo dei Minor Threat? Come mai hai deciso chiamare l'esposizione così? Credi che attraverso esperienze del genere si possa “riempire uno spazio” creando nuovi stimoli?
Hai detto bene. "Filler" è il primo pezzo del primo lavoro dei Minor Threat – "Minor Threat". Un disco che è uscito nel 1981 (il mio anno di nascita) e il primo disco hardcore che mi ha letteralmente aperto gli occhi. “Filler” letteralmente significa “riempitivo” ed in effetti a pensarci bene è una parola che calza a pennello. Nell’era dove tutti “sono grafici, designers o illustratori” noi siamo una piccola cerchia, spesso ignorata da chi è inserito nel contesto mainstream/commerciale. Eppure ci siamo e riempiamo i buchi che lo stesso mondo del design, della grafica, dell’illustrazione crea. Noi siamo quelli che fanno il lavoro “sporco”, quelli che per un’illustrazione o un artwork intero di un disco hardcore, chiedono quattro spicci giusto per coprire le spese e lo fanno mettendoci la stessa cura, attenzione, passione e professionalità di un grafico che lavora per un grosso marchio. Siamo dei romantici è vero, ma è la nostra attitudine che fa la differenza ed è forse questo che inizia ad affascinare e stimolare gli outsiders.

Credi che in Italia sia importante promuovere questo tipo di iniziative? Te lo chiedo perchè molto spesso il lavoro di chi sta “dietro le quinte” non è mai troppo considerato...
Certamente! Organizzare eventi di questo tipo favorisce lo sviluppo e l'evoluzione di molte discipline. E' in eventi come Filler che i "colleghi" possono scambiarsi consigli, opinioni e dritte su materiali e tecniche di produzione. Durante queste iniziative si crea una rete di contatti pazzesca, nascono collaborazioni e nuovi progetti. Il compito di chi organizza è fare in modo che l'evento vada liscio, che tutti gli espositori e i partecipanti si trovino a loro agio e non ci siano troppi problemi. Secondo me chi sta dietro le quinte è sempre considerato, nel bene e nel male. Certo, se le cose vanno a rotoli è facile commentare e criticare. Ma se tutto tace, significa che abbiamo lavorato nella maniera giusta.

Filler diverrà un appuntamente annuale? Come mai avete scelto proprio l'inizio dell'estate? Ti piacerebbe allestire anche piccole esposizioni, magari solamente con uno o due artisti?
L'idea è quella di organizzare due edizioni di Filler all'anno. Una in primavera/estate e una invernale nel periodo natalizio per favorire gli acquisti ai banchetti. Ultimamente qualcuno mi ha chiesto di organizzare singoli eventi più piccoli. Mi fa piacere e ce la metto tutta anche se non ti nego che è difficilissimo trovare il tempo quando hai due lavori, due figli e un'evento come Filler da organizzare! Ci provo però, faccio quel che posso per poter spingere gli artisti che mi piacciono.

Con che criterio hai scelto la location che ospiterà il tutto? E' stato difficile trovare un posto adatto? Milano, da questo punto di vista, ti pare offra spazi a sufficienza per questo tipo di iniziative?
La nuova location è una bomba! Offre un generosissimo spazio espositivo e ben 3 stanze differenti dove organizzeremo workshops e gallerie a tema. Inoltre ha uno spazio esterno grandissimo dove potremo ospitare gazebo, banchetti e live painting. Questo in una zona facilissima da raggiungere a pochi passi dalla fermata della metropolitana di Lambrate e a pochi metri dall'uscita della tangenziale. Comunque Milano è una grande città e molte delle sue zone le stanno bonificando, anche per l'avvento dell'Expo. Offre parecchie soluzioni e location per organizzare eventi di qualsiasi genere. Certo i prezzi non sono alla portata di tutti ma noi, anche se con un po' di difficoltà abbiamo trovato questa location grazie ad Alberto e Francesca di Hoodooh Agency e questo fantastico portale "immobiliare" che si chiama WhatASpace.


Il mondo dell'hardcore, del punk e dello skateboard è sempre stato legato a triplo filo con quello grafico. D'altronde prima di mettere un vinile sul piatto oppure di farsi un giretto in skateboard, l'impatto visivo è quello che colpisce per primo. A tuo parere, nel 2015, credi che l'inventiva grafica abbia sperimentato tutto, oppure possiamo ancora aspettarci grafiche che siano ancora in grado di stupire?
Penso che la creatività dell'essere umano non abbia limiti, specie se gli strumenti usati per concretizzare le idee sono matite, pennelli e inchiostro. Certo è che anche nella grafica e nell'illustrazione ci sono mode e dogmi che si tende a seguire e rispettare. Questo però non deve essere necessariamente un limite: nel momento in cui un artista sfrutta un'ondata per formarsi e definire un proprio stile è solo una tappa (quasi obbligatoria). Poi magari un illustratore sarà somigliante a qualcun altro o semplicemente l'influenza di un determinato artista sarà più evidente in un grafico rispetto altri grafici, ma alla fine ci sarà sempre una certa differenza. Ci sarà sempre qualcosa e qualcuno in grado di stupirci, ne sono sicuro.

Da un punto di vista puramente tecnico, come ti piace lavorare? Preferisci delegare tutto ad un computer e relativi programmi, oppure ti piace sederti ad un tavolo, prendere carta e penna e creare in maniera “artigianale”? Ti piace di più il colore o il bianco e nero? Che differenze ci sono secondo te?
Io lavoro alla vecchia maniera, quindi, a prescindere dal lavoro che vado a svolgere, che sia corporate identity, illustrazione o impaginazione, parto con i bozzetti a mano. Magari faccio anche solo qualche linea, però preferisco avere un'idea di quello che c'è da fare guardando un bozzetto su un pezzo di carta. Poi chiaramente, in base a quello che c'è da fare uso anche il computer e relativi softwares di grafica però, avendo una passione viscerale per l'illustrazione fatta a mano, l'inchiostro e la carta, cerco di limitare l'uso della tecnologia per la preparazione degli esecutivi di stampa. Riguardo alla colorazione non ho preferenze definite; ci sono lavori molto colorati che mi piacciono parecchio esattamente come diversi artisti che usano il bianco e nero in modo sublime, con una conoscenza del chiaroscuro impressionante.

Il progetto in cui sei coinvolto è Thunderbeard. Attraverso questo tu disegni, mentre il tuo socio Ale Gansi stampa. Come vi siete conosciuti e quando avete capito che sarebbe stato proficuo per entrambi lavorare assieme? Lui aveva già iniziato l'attività di serigrafia quando vi siete incontrati, oppure siete partiti più o meno assieme? Vi capita mai di invertirvi i ruoli? Ti affascina il mondo della serigrafia, oppure credi che sia solo il mezzo per far uscire i tuoi lavori dalla carta o da un monitor?
Io e Ale ci conosciamo da diversi anni ormai. L'ho conosciuto durante alcuni concerti dei La Crisi. In quel periodo portavo sempre con me, al banchetto, un librone con le locandine dei concerti che preparavo e poi vendevo al concerto stesso. E' sempre stato un estimatore dei miei lavori e quando ho deciso di creare Thunderbeard ho pensato di coinvolgere qualcuno alla quale piacessero le cose che disegnavo, questo perché credo non ci sia niente di meglio che lavorare con materiale che ti piace e senti "tuo". Ale è un bravo serigrafo e anche un discreto grafico, ha le basi per impostare un lavoro da zero e si è fatto le ossa con il suo progetto FingerPrints, con la quale stampava merch per varie bands, studi di tatuaggi e progetti perciò non c'era nessuno meglio di lui che potesse affiancarmi in Thunderbeard. Ho sempre voluto imparare l'arte della serigrafia ma evidentemente non abbastanza da scavalcare il gap tra il "dire" e il "fare". La teoria la conosco abbastanza bene, ma stampare è tutta un'altra faccenda e spero di poterlo imparare presto.

Scorgendo il blog di Thunderbeard, quello che mi è piaciuto è che non vi limitate a pubblicare le foto dei lavori che fate, ma prima di tutto tracciate un po' di storia che ci sta dietro... Credi che sia importante far capire a chi in quel momento sta dietro ad un monitor e vi sta leggendo che c'è soprattutto passione e confronto umano, piuttosto che la sterile formula “commisione-svolgimento-lavoro finito”?
Noi non siamo dei prestigiatori. Siamo illustratori e per quanto ognuno sviluppi una propria tecnica, non ci sono trucchi e segreti. Io sono autodidatta, disegno da una vita ma non ho mai fatto nessun corso, non ho mai preso lezioni e ho imparato a disegnare copiando stili e tecniche di altri artisti fino a farle mie. In tanti fanno così ed io, molto di quello che so, l'ho imparato osservando quello che facevano gli altri. Mi piace dare la stessa opportunità che ho avuto io; chi segue il blog può vedere come realizzo qualcosa e confrontarlo con i propri metodi o altre tecniche. Io adoro seguire i work in progress degli artisti, si impara parecchio e spesso si trovano ottimi spunti.

Di tutti i lavori che hai creato finora, ce n'è qualcuno che ricordi con piacere, anche dal punto di vista del contatto umano verso chi te l'ha commissionato? Invece c'è stato qualcuno con i il quale non ti sei sentito a tuo agio e che magari non è stato soddisfatto dal lavoro svolto?
Fortunatamente ho quasi sempre lavorato con clienti che mi hanno dato più o meno carta bianca, sia sul soggetto che sulla tecnica di realizzazione. Mi è piaciuto lavorare con tutti ma in particolare sono molto soddisfatto per il lavoro svolto per lo split "Hessa/Egeria". Contro ogni aspettativa ho anche ricevuto un premio per il Best Vinyl Award 2014 per aver realizzato la copertina più bella (secondo il pubblico votante) di un disco in vinile uscito nel 2014. Non ero molto fiducioso della vittoria perché in competizione c'erano artisti di altissimo livello, in primis Marcello "Rise Above" Crescenzi, che oltre a conoscerlo, è un artista che stimo sia dal punto di vista attitudinale che professionale, e che mi è stato di grande ispirazione. Ogni tanto però capita di fare lavori che non sono nelle proprie corde, però nessuno mi ha mai messo a disagio a tal punto di farne un brutto ricordo.

Prevalentemente, mi pare di aver capito, che lavori con il mondo dello skateboard, della musica, del tatuaggio ed in generale in un ambiente “alternativo”. Ti è capitato di svolgere lavori per persone o entità al di fuori del giro che ho menzionato poco più sopra? Come ti sei trovato?
Assolutamente sì. Ho lavorato per 10 anni negli studi del canale-circuito televisivo OdeonTV. Sono partito col fare le grafiche del telegiornale fino a ideare e realizzare layout grafici per format televisivi, seguendo la preparazione delle scenografie, il montaggio e la messa in onda dei programmi. Non facevo esattamente cose che mi "piacevano", però l'ambiente era bello, sono cresciuto molto e ho imparato a buttare giù bocconi amari. Puntualmente mi bocciavano le proposte che a me piacevano di più. All'inizio è stato frustrante, poi ho iniziato a riderci sopra. Sarebbe bello fare sempre solo quello che ci piace ma la verità è che provare a svolgere lavori diversi da ciò che preferiamo è formativo e utile per la crescita professionale.

Lavorando con i gruppi, credo tu ti faccia un'idea di come sviluppare un progetto anche dalla musica che essi propongono. Ci sono dei gruppi che ti hanno maggiormente colpito?
Con i La Crisi ci è capitato diverse volte di suonare con Il Buio, una band di Thiene. Loro sono incredibili. Dalla prima volta che li ho sentiti mi sono piaciuti. All'inizio il loro suono ricordava tantissimo gli At The Drive-In, poi col tempo sono cambiati anche se le influenze della band texana erano sempre lì. Quando mi hanno chiesto di fargli il disegno per una t-shirt mi sono gasato ed è una cosa che non mi è capitata spesso. Ero talmente esaltato che ho detto ad Ale che l'avremmo dovuta stampare noi, che dentro quella maglia doveva esserci il logo Thunderbeard. E così è stato ed è venuta fuori una collaborazione fantastica e credo di aver realizzato un'illustrazione che calza a pennello con la band.

Le band solitamente vengono da te con un'idea già in mente, oppure ti tocca creare da zero? Ascolti sempre sempre ciò che propongono musicalmente quando si rivolgono a te?
Spesso sì, mi chiedono di realizzare una loro idea che io poi magari rielaboro. Non sempre le idee del cliente sono efficaci e spessissimo mi mandano references troppo diverse tra loro il che crea parecchia confusione in fase di ideazione. Magari ti fanno vedere un logo ruvidissimo e in seguito uno preciso e curatissimo; uno la nemesi dell'altro. In questo caso tocca a me proporre qualcosa che reputo idoneo. In altri casi invece, aldilà delle mie proposte, vogliono esattamente "quella cosa", anche se fa oggettivamente cagare. A quel punto chiudi un occhio e ti limiti ad eseguire. Alla fine è lavoro e questo fa parte delle regole del gioco. Di norma comunque, ascolto sempre il materiale della band per la quale dovrò lavorare, anzi, è mia abitudine chiedere sempre un paio di pezzi anche in rough mix da ascoltare per capire che mood devo mantenere per le loro copertine, poster o merch.


Chi sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato e perchè?
Se dovessi farti una lista degli artisti che mi hanno ispirato probabilmente non finirebbe mai. Questo perché durante il mio percorso artistico ho cambiato più volte l'approccio e il modo di disegnare. Comunque, quando ho iniziato col mio vecchio progetto Cactus Industry, nel 2002, la scintilla è stata Shepard Fairey di OBEY. Anni più tardi, stanco della grafica vettoriale semplice, mi sono ispirato a Nathan Jurevicious, alle sue forme e alle sue atmosfere, rielaborando il mio stile grafico digitale, ma è durata poco, un paio d'anni al massimo. Nel frattempo però ho sempre disegnato a mano poster e locandine di concerti ispirandomi agli artisti della poster-art internazionale come Firehouse, Coop, Jay Ryan, Derek Hess & Tara McPherson. Alla fine sono tornato al punto di partenza primordiale, alle prime cose che ho visto e assimilato, ovvero le copertine dei dischi punk che Mayo, mio fratello, mi faceva ascoltare e alle grafiche delle tavole da skate che ho cavalcato per diversi anni, prima di inziare con la grafica.

Un po' di tempo fa Raymond Pettibon, si è lamentato pubblicamente del fatto che la gran parte degli artwork da lui realizzati per i Black Flag e per SST non sono mai stati pagati. Cosa ne pensi? Hai visto il video dei Red Hot Chili Peppers nel quale omaggiano lo omaggiano? Se sì, ti è piaciuto?
Non so esattamente come sia andata tutta la faccenda e penso che ognuno abbia la sua versione. Ho idea che probabilmente all'epoca si prendeva un po' più alla leggera il proprio lavoro, specie nel circuito punk diy. Basta pensare a quanti illustratori hanno realizzato e composto grafiche e non sono neanche creditati all'interno del disco, del poster o della fanzine per la quale hanno lavorato. Poi c'è da dire che Raymond aveva a che fare con un fratello come Greg Ginn, che a quanto ho capito non doveva essere un tipo facile da gestire. Il video dei RHCP l'ho visto e mi è piaciuto. Ho letto alcuni commenti a riguardo e a differenza di molti, non credo che sia totalmente fuori luogo la citazione e l'omaggio a Pettibon; anche i Red Hot hanno avuto a che fare col circuito punk; Peligro dei Dead Kennedys e Chuck Biscuits dei Black Flag/Descendents hanno fatto la loro comparsa brevissima nella band molti anni fa. L'unica cosa che stona in quel video è quell'orribile frangetta e il baffo hipster di Anthony Kiedis.

Tu suoni nei La Crisi e il tuo socio nei Lamantide. Quanto suonare in un gruppo influenza il vostro modo di lavorare? Credi che il muovervi all'interno del circuito Do It Yourself vi abbia aiutato nella vostra crescita?
Suonare in un gruppo è importante ma non credo ci abbia influenzato lavorativamente parlando. Piuttosto, suonare spesso in giro, conoscere posti e gente che organizza concerti, ci ha sicuramente fatto capire quali sono le dinamiche, gli incredibili pregi e i tanti limiti del circuito punk, come funziona la comunicazione e come concretizzare un'idea confrontandosi con dei collettivi.

Da milanese, cosa ne pensi dell'Expo che partirà a breve? E una cosa sensata o potevano risparmiarsela? Come al solito si è lavorato “all'italiana” e molte cose saranno pronti addirittura in agosto... Cosa ne pensi? Si parlerà di alimentazione, ma a parer mio sembra una cosa molto distante da chi per esempio mangia con 2 dollari al giorno... Cosa ne pensi, parteciperai?
Da milanese ti dico che dell'Expo non mi sono mai interessato più di tanto. Ho avuto anche modo di lavorare per la promozione dell'evento ma non mi ha mai preso moltissimo, non so perché. L'idea che mi sono fatto è che sarà un gran casino, la città sarà assediata e il traffico a Milano sarà il peggiore di sempre. A dir la verità non sto capendo dove vogliano andare a parare. Se inoltre questa è una bella occasione per far vedere che noi "Italians do it better", data la congestione e i ritardi dei lavori in corso, è un'occasione già persa in partenza. Poi non so se ci andrò, magari sì, magari no. Io odio le folle e cercare parcheggio.

Ho finito. Concludi pure come vuoi e grazie!
Beh, colgo l'occasione di ringraziarti per l'intervista e lo spazio che hai dedicato a me a Filler e di ringraziare in anticipo chi sta supportando l’evento e tutti quelli che continuano a mandare materiale. Con tutto quello che sta arrivando potrei organizzare almeno altre due edizioni!! Inoltre ringrazio gli artisti che parteciperanno e tutte le persone che hanno già deciso che saranno presenti. Sarà una gran figata!

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