mercoledì 23 dicembre 2015

Discomfort.


Il progetto Discomfort è un qualcosa che mi ha colpito profondamente. Il gruppo suona un blackened hardcore dalle molteplici influenze, accompagnato da grafiche che oserei dire meravigliose nel rappresentare gli abissi in cui il mondo molto spesso è proiettato. Ho rivolto alcune domande alla gola del gruppo, ovvero Netti, per cercare di addentrarmi un pochino di più nella loro oscurità.

A tuo parere, cosa è cambiato nel suono del gruppo dal vostro debutto "Scorn" al recente "Worst"? C'è stata un'effettiva progressione nel suono del gruppo?
Ciao Paso, sicuramente è cambiato moltissimo il suono della band da un disco all'altro. "Scorn" è stato fondamentalmente scritto per avere materiale per andare in tour e fare più casino possibile, mentre con "Worst" abbiamo cercato di trovare un suono più nostro e comporre un disco più solido. Ovviamente ci sono stati cambiamenti all'interno della band che hanno portato a questo, primo fra tutti credo sia la maturazione che viene naturale dopo tutto il tempo che abbiamo passato insieme sul palco, in sala prove e in furgone.

Parlando invece della grafica che accompagna "Worst", la trovo davvero bella e allo stesso tempo molto cupa. Come è avvenuto il processo di creazione? Possiamo leggere un doppio messaggio in essa? Mi spiego meglio: prendi in mano il disco e ti trovi questa ragazza con il burka da cui spuntano solo gli occhi... Poi lo giri e scorgi cosa nasconde nelle mani... Io l'ho letta come un invito alla resistenza ogni giorno... Qualcuno potrebbe vederci un'esaltazione delle donne kamikaze... Come la interpreti tu?
Il concept è frutto di un'idea di Pietro, purtroppo ex chitarrista, e doveva essere molto più complessa; ci siamo messi a tavolino e abbiamo cercato di lavorare sull'idea iniziale, aggiungendoci un'espressività e un significato che potessero essere coerenti con il nostro suono. Quello che vuole rappresentare è molto simile all'interpretazione che ne hai dato tu, consiste nel ribellarsi da parte della donna che in molti contesti, sia orientali che occidentali, è purtroppo ancora la figura più oppressa nella società moderna.

Il suono dei Discomfort è un miscuglio di diversi generi che pescano dal meglio che la musica estrema ha saputo produrre nel corso degli anni... Se dovessi descriverla, in che modo lo faresti? Quali gruppi vi hanno ispirato?
Il nostro suono è frutto di contaminazioni di ogni tipo e questa domanda mi mette ogni volta in crisi. Noi quando ci chiedono cosa suoniamo rispondiamo "Dirt" (sporco) e ti direi che le nostre maggiori influenze siano date da band come Converge, Craft, Leviathan, Nasum e The Secret, ma ti ripeto che è difficile, ascoltiamo tutti tanta roba diversa.

Ho potuto vedervi dal vivo e l'approccio che utilizzate on stage mi ha molto impressionato... Se da un lato c'è una parte della band che ha un approccio molto fisico alla vostra musica, dall'altro c'è un'altra parte oserei dire "pacata e riflessiva"... Credi che questi due modi di porsi mentre suonate possano essere considerate le due "anime" del gruppo e in qualche modo contribuiscano ad un certo "equilibrio" all'interno della band?
Non saprei risponderti sinceramente, veniamo tutti dalla scena hardcore e quindi la componente fisica credo sia un imprinting irremovibile, ma al tempo stesso ci facciamo anche tante seghe mentali... Quindi si, perchè no, potresti aver ragione "sull'equilibrio" della band.

Il vostro primo cd/10" "Scorn" ha avuto come protagonista nella parte grafica Moz di Officina Infernale, un'artista che apprezzo e che seguo molto... Come siete entrati in contatto con lui? Come vi siete trovati? Come mai con "Worst" avete deciso di non avvalervi più di lui? Ho notato che il lavoro grafico di "Worst" è molto più lineare e semplice rispetto alle elabarorazioni grafiche di "Scorn"... Questo è dato anche dal fatto che i pezzi nuovi conservano tutta la carica distruttiva di quelli vecchi ma possiam considerarli più "diretti"?
Moz di Officina Infernale è un buon amico oltre ad essere un artista super serio, non mi ricordo come ci siamo conosciuti, ma mi ricordo che nel momento di decidere a chi affidare la copertina del nostro primo disco la scelta era tra lui e Brian D'Agosta di Ghost Work (Denver), il quale ha creato il nostro logo, che ancora oggi usiamo, e alla fine il compito è stato affidato alle sapienti mani di Moz che ha piacevolmente soddisfatto tutti. Per la copertina di "Worst" ovviamente avevamo pensato a lui, ma questa volta avevamo un'idea più chiara di come sarebbe risultato il tutto e ci siamo affidati ad Alberto Colferai per scattare quello che vedete in copertina, nel cortile di casa sua a Padova. Invece della grafica che è poi stata serigrafata sul disco si è occupato Paolo Colletta di EDioLoGnomoMongoloide (PDTHC/Swamp Collective). Come potete vedere non serve diventare pazzi nella ricerca di artwork di un certo livello, per forza all'estero con nomi ultra blasonati, abbiamo tutti gli artisti che vogliamo anche qui! Credo che l'associazione grafica-musica sia chiara, non sono però d'accordo con il definire i pezzi di "Worst" più diretti di quelli di "Scorn", sicuramente sono più violenti.


I testi dei Discomfort sono molto cupi... Puoi spiegarci di cosa parlano e come vengono creati? Ti basi su tue esperienze personali e su quello che ti circonda ogni giorno? Riflettono anche il tuo carattere ed il modo in cui affronti la vita in generale?
Quando scrivo i testi di un disco, mi piace scriverli a breve distanza temporale l'uno dall'altro, in modo che il disco prenda una certa linearità, che forse percepisco solo io però. Scrivo di quello che mi circonda e influenza maggiormente nei pensieri che sviluppo durante un periodo più o meno lungo; spesso tratto temi come la politica o la letteratura, ma nell'80% dei casi tutto si riconduce all' odio

Alcuni membri dei Discomfort vivono in Inghilterra. Come riuscite ad organizzarvi per provare e andare in tour? E' difficile gestire questa cosa?
Purtroppo essere in una band che è spesso in tour, vivendo in Italia, nella maggior parte dei casi equivale a non avere uno straccio di lavoro e quindi un'entrata economica. Semplicemente ora possiamo lavorare e andare in tour senza troppe rotture di coglioni... Purtroppo però non provare 1/2/3 volte a settimana è una cosa a cui ci dobbiamo ancora abituare.

Nel corso degli anni avete suonato parecchio in Europa e negli Stati Uniti. Come vi siete trovati? Che tipo di differenze avete riscontrato? Dove vi siete trovati meglio e dove peggio? Di aneddoti ne avrai a milioni, ma ne hai almeno uno che ti è rimasto particolarmente impresso nella mente?
Questa band è stata formata per andare in tour e fin dalla nostra prima esperienza tutto è sempre andato benissimo sul versante live. Ovviamente le date del cazzo e le band di persone a caso le trovi ovunque vai, ma credo di potermi ritenere molto fortunato. Andare in tour in America o andarci in Europa è una cosa completamente differente, per esempio da noi sei abituato che un piatto caldo e un posto per dormire ce l'hai assicurato ogni sera, là questo non è per nulla scontato, noi chiedevamo ai kids che venivano a vedere i nostri show un posto dove dormire e nel 90% dei casi abbiamo sempre trovato chi aveva abbastanza coraggio per ospitare 7 disagiati che puzzavano di sacchetto dell'umido; però il supporto che abbiamo ricevuto oltre oceano qui in Europa è più difficile da trovare, la gente ci comprava il merchandise per strada, perchè ci vedeva in furgone e immaginava fossimo una band in tour e quindi completamenta squattrinata, i bar ci offrivano giri per lo stesso motivo, i kids che ci ospitavano ci compravano burritos da fare al microonde, insomma tante piccole cose che ti fanno sentire ben accetto. Un aneddoto che so per certo essere rimasto a tutti nel cuore fra i vari tour Discomfort è della serata che abbiamo fatto a Cincinnati (Ohio), dopo lo show più figo del tour, con gente che si appendeva alla gente appesa al soffitto (liane umane) di uno skatepark, ci siamo trasferiti a casa del promoter e abbiamo continuato la festa con altri 20/30 punk sul tetto del palazzo, pieni di birre e con vista su una tempesta di fulmini potentissima all'orizzonte, quel momento è stato veramente intenso. Oppure quella volta che Tom ha dimenticato il basso a Bristol e l'abbiamo recuperato, qualche data dopo, a casa del cantante dei Disorder, dove c'era lui che guardava vhs dei Disorder e ogni minimo anfratto dell'appartamento aveva una luce e delle piante di erba.

Credi che in futuro potrà esserci spazio per la sperimentazione all'interno del tessuto musicale della band? Oppure continuerete con questa formula collaudata?
Per noi sperimentare è necessario, ci rompiamo le palle velocemente di far sempre le stesse cose. Ora abbiamo in cantiere un progetto per una cosa parecchio strana, coinvolgendo un artista al di fuori della band, credo sarà un progetto fine a se stesso, non legato agli altri dischi, speriamo di realizzarlo in tempi umani e non fra dieci anni.

Tu (e da poco pure il vostro batterista, se non erro) suonate anche nei Danny Trejo. Il modo che hai di cantare in cosa differisce tra i due gruppi? Due gruppi, che per ciò che ho potuto vedere e sentire, sono molto distanti l'uno dall'altro pur conservando la stessa matrice hardcore di partenza...
E' tutto diverso, mi piace suonare con entrambe le band perchè in entrambi i casi faccio quello che mi piace senza troppi compromessi, coi Danny Trejo le atmosfere sono meno cupe, diciamo sono più attinenti all'hardcore classico o al thrash metal, bere birroni con la gang e la parte politica è forse più intuibile. Per quanto riguarda il modo di cantare, coi Danny Trejo posso sperimentare molto poco dal punto di vista del suono, siamo talmente veloci che faccio fatica a starci dietro hahaah! Coi Discomfort invece con il tempo ho cercato di migliorare quello che facevo per dare una linea più omogenea al nostro suono e creare un'atmosfera più uniforme.

Cosa riserva il futuro per i Discomfort?
Al momento stiamo progettando l'uscita del nuovo materiale e da li faremo, si spera, qualche bel tour.

Ok, mi pare di averti chiesto tutto... Se ti va di aggiungere qualcosa, fai pure. Grazie.
Grazie a te Paso, seguo spesso il tuo blog e quello che scrivi su Salad Days e spero sempre più persone nella scena italiana si prendano la briga, come te, di dare spazio a band che non sempre vengono considerate, ma non per questo sono meno valide di altre. Peace!

Foto: Umberto Colferai Photography

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