martedì 15 dicembre 2015

Lamantide.


L'universo dei Lamantide è un posto in cui si mischia alchimia, filosofia, spiritualità. Il tutto teso ad esaltare l'unità tra le persone che può portare ad un miglioramento del proprio essere, superando carenze e problemi. Il loro 12" "Carnis Tempora : Abyssus" è una chiave di accesso ad un mondo affascinante e misterioso, che basa la sua essenza sulla ricerca incessante. Alle mie domande hanno risposto tutti i membri della band.

Il primo pezzo che apre il vostro 12" "Carnis Tempora Abyssus", è una citazione dall'apologeta Tertulliano, e più meno significa "La carne è il cardine della salvezza". Come mai avete deciso di intitolare il brano di apartura in questo modo? Siete affascinati dalla figura di Tertulliano e dal suo pensiero, che in parte mutò nel corso degli anni?
In realtà Tertulliano c'è servito perchè la sua citazione "Caro Salutis Est Cardo" ci sembrava molto adatta al tema che intendevamo trattare. Tutti gli elementi di questo Ep sono legati tra loro da un tema comune: ci interessava gettare uno sguardo sula tematica delle scienze alchemiche, argomento quanto mai in voga, addirittura abusato, nell'ambiente della cosiddetta musica "estrema", da un punto di vista meno banale ed esteriore, ma cercando di scendere in profondità e cogliere i nessi tra questa ed altre materie. Il percorso alchemico come viaggio alla scoperta di se stessi e del mondo che ci circonda, alla scoperta dell'indissolubile unità tra materia e spirito, a cui appunto si lega la citazione di Tertulliano; tutto, anche ciò che si pensa abbia una radice essenzialmente spirituale, come ad esempio il concetto di salvezza, passa attraverso il lato fisico, l'esperienza reale. Il collegamento più importante per l'intera economia del discorso lo abbiamo fatto analizzando i lavori dello psicanalista svizzero CG Jung su quest'argomento: egli ravvisò delle analogie tra quelli che ha chiamato archetipi, i concetti su cui si fonda il pensiero umano, e la simbologia utilizzata dagli antichi alchimisti (il dualismo tra la luce e le tenebre, tra le componenti maschile/femminile dell'essere umano...). L'idea stessa di pietra filosofale altro non è se non un simbolo, un allegoria dello stesso percorso di ricerca interiore ed esteriore.

Essendo un apologeta, Tertualliano difese i dogmi in cui credeva affermandone la credibilità della fede e la razionalità. Voi come vi ponete di fronte alla religione, che nel corso dei secoli ha pesantemente influenzato il modo di vivere degli esseri umani con conseguenze che sono note un pò a tutti?
Non dobbiamo commettere l'errore di pensare che "spirituale" sia un sinonimo di "religioso". La religione, per usare ancora una citazione è "la degradazione del sacro", l'impoverimento di quella parte non materiale di cui siamo innegabilmente composti e con la quale ci troviamo a fare continuamente i conti nella nostra vita quotidiana. Le religioni organizzate in quanto tali sono sempre state uno strumento di divisione e dunque di potere, contrariamente, per restare in tema, a quell'idea di comunione ed unitarietà espressa dalle scienze alchemiche.

La cosa che mi ha molto colpito è l'artwork che avete creato per il vostro disco, a parer mio molto raffinato e minimalista. Come è avvenuto il processo di creazione? Da chi vi siete fatti aiutare? Ne siete soddisfatti o avreste cambiato qualcosa? Credete che esprima visivamente ciò che avete costruito musicalmente?
L'illustrazione è stata disegnata sulla base di una nostra idea da Gozer Visions (che approfittiamo nuovamente per ringraziare, è stato super professionale e soprattutto disponibile e paziente; non è facile averci alle calcagna...) e che Ale, il nostro chitarrista, ha poi serigrafato in copertina. Il contenuto è anche in questo caso altamente simbolico: sono infatti raffigurati assieme un corvo, simbolo della Nigredo, primo stadio del processo alchemico, e un bambino, prima delle "Stagioni Di Carne" che compongono la vita umana. Ad eccezione dell'illustrazione abbiamo curato e realizzato tutto noi, per il piacere di poter seguire in ogni aspetto la nostra "creatura" e soprattutto per poter dare coerenza ed armonia ad ogni elemento, dalla musica, ai testi alle scelte grafiche.


I vostri testi sono cantati in italiano. Come mai avete optato per questa scelta? Non credete che l'uso dell'inglese potrebbe facilitarvi le cose?
Ci sembra la scelta più logica per poter essere più efficaci, più naturali, meno banali e più credibili, specie quando si va a grattare la superficie e si cerca di scendere in profondità toccando concetti talvolta impegnativi. Questa scelta oltretutto non ci ha fin qui condizionato per quanto riguarda il rapporto con l'estero, sia per le esibizioni live che nella ricerca di appoggi per produrre e distribuire l'Ep; infatti una delle etichette che ha partecipato alla coproduzione è canadese e una tedesca.

Usate anche il latino, una nobile ed antica lingua. Come mai? Cosa c'è che vi affascina in essa?
Il latino fa risuonare corde antiche, riporta alla mente un immaginario ancestrale. Risulta molto potente ed evocativo e questo è un aspetto che ben si combina, specie dal vivo, con le atmosfere che vogliamo andare a creare.

Nel pezzo "Di Bui E Terre" parlate di cercare un fantomatico "Uno". Chi è? E' solo una chimera oppure effettivamente esiste e va cercato? Una volta trovato, a cosa potrebbe essere utile?
Anche in questo caso si è forse condizionati dalla religione e si è portati ad attribuire all'"Uno" una radice divina. In realtà la ricerca dell'uno altro non è che la ricerca in senso alchemico dell'unità: l'unità tra le componenti opposte che fan parte dell'essere umano, l'unità degli uomini tra di loro e tra l'umanità e la natura, il mondo che la circonda. Si tratta quindi di qualcosa di forse irraggiungibile (e qui sta il senso della continua ricerca, del continuo perfezionamento) ma di quanto mai reale.

I vostri testi sono molto oscuri e criptici e leggendoli si prestano ad essere interpretati in vari modi. Chi li compone e da cosa traete ispirazione? Si basano anche su esperienze e tormenti interiori?
I testi sono scritti da Marco, il nostro cantante, sulla base di climi interiori, esperienze personali. Il tutto arricchito dalla curiosità verso le tematiche di cui abbiamo parlato fin ora. In realtà si tratta di un lavoro molto aperto che presta il fianco a numerose interpretazioni. Ne stiamo avendo riprova adesso che comincia ad arrivare qualche recensione e ci accorgiamo di come ciascuno colga aspetti diversi e dia una sua lettura personale. E ci sta benissimo così, non voleva nelle nostre intenzioni essere un lavoro conclusivo, definitivo, dai tratti monolitici. Si tratta per noi di un inizio (come rappresentato appunto dalle simbologie che permeano il disco) e non certo della fine di un percorso; non volevamo indicare risposte ma porre piuttosto, e a noi stessi in primo luogo, dei dubbi, degli interrogativi.

Non ho ancora avuto modo di vedervi dal vivo, e spero in futuro di colmare la lacuna. Rispetto ad una sala di registrazione, quando eseguite i brani in concerto, tendete a cambiare qualcosa oppure lasciate esattamente tutto come è stato concepito? Pensate che questi pezzi assumano una connotazione diversa dal vivo rispetto che su disco?
Fondamentalmente la struttura dei pezzi rimane quella. Dal vivo stiamo suonando questo nuovo materiale assieme a quello che componeva il primo disco, ovviamente rimaneggiato ad ogni innesto di un nuovo membro. Il tutto arricchito con qualche espediente scenico: una qualche cura nella scelta delle luci e nella creazione di intermezzi elettronici che ci consentono di creare l'atmosfera più adatta e di mettere in piedi uno spettacolo in cui rimane all'ascoltatore (ma anche a noi!!!) davvero poco spazio per respirare. Ovviamente quella live è la dimensione migliore per godere della musica in generale ed in particolare per una proposta come la nostra in cui l'energia di chi ha in mano gli strumenti e di chi sta giù dal palco è componente fondamentale per la riuscita dello show.


Utilizzate tutta una serie di simboli grafici per esprimere i vostri concetti. In base a cosa gli scegliete? Credete possano essere un veicolo forte per far arrivare meglio il vostro messaggio?
Il linguaggio simbolico ci consente di tratteggiare meglio e in modo più rapido lo scenario entro cui si colloca la nostra proposta. Abbiamo trovato molto affascinante in questo senso il discorso junghiano degli archetipi, proprio per l'efficacia che hanno nel trasmettere i concetti che rappresentano.

A proposito di messaggi, cosa cercate di trasmettere con i Lamantide? Qual è il fine ultimo del gruppo? Lo concepite come un qualcosa in continua evoluzione, mettendo in conto cambiamenti nel vostro sound?
Nei Lamantide c'è dentro un bel pezzo di tutte le nostre vite; sono la colonna sonora del nostro "viaggio" e in quanto tale necessariamente soggetti a continuo mutamento. Continueremo giorno per giorno a darci la forma più adatta a noi. Da un'esperienza come la nostra, quella degli altri gruppi come noi, di tutte le persone che, ciascuna a proprio modo, animano il sottobosco di cui facciamo parte pensiamo si possano cavare tanti spunti interessanti, spesso nascosti tra le pieghe di pratiche che ti portano ad essere protagonista in prima persona e non spettatore passivo di quello che ti succede intorno.

Il vostro lavoro è stato prodotto da diverse etichette. Come vi siete trovati ad interagire con loro? Quanto è importante avere delle etichette alle spalle che lavorano per voi, invece di fare tutto da soli? Credete che in futuro le vostre strade potranno incrociarsi di nuovo?
Siamo rimasti sinceramente colpiti dalla partecipazione che c'è stata dietro l'uscita di "Carnis Tempora: Abyssus"; abbiamo lavorato benissimo con tutte le etichette, vecchi amici e persone conosciute proprio tramite l'uscita dell'Ep, di cui alcune "incontrate" solo virtualmente come gli stranieri Zegema Beach, dal Canada, e Dingleberry dalla Germania. Dallo stivale invece vengono Shove, Epidemic, Frammenti di un Cuore Esploso, Cave Canem, Icore, Here And Now e BlackFire. E' stato molto importante il loro aiuto nello stampare il disco: per noi era la prima uscita di questo tipo e il confronto che abbiamo sempre mantenuto, i consigli che abbiamo ricevuto da gente molto più esperta di noi ci hanno sicuramente consentito di migliorare il risultato finale.

Il titolo del vostro 12" e' "Stagioni di Carne: L'Abisso". Che significato attribuite ad esso? Dovremmo maggiormente focalizzarci sul curare il nostro spirito, visto che la carne e' da sempre un punto debole? L'abisso in cui l'umanita' versa, potrebbe essere evitato dando maggiore importanza alla spiritualita'?
Le "Stagioni di Carne" di cui parliamo nel disco non sono nient'altro che una metafora per descrivere i passaggi dell'esistenza. Sono fatte appunto di carne ma anche di spiritualità, una componente che non va pensata solo in astratto ma come qualcosa con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, nei rapporti con le persone che ci circondano, nell'imbarcarsi per esempio a fare un disco come questo, che non ti da certo da mangiare. L'"Abisso" è una metafora più legata alla Nigredo alchemica, stadio di partenza del processo di trasformazione a cui è legato il colore nero che domina anche l'artwork. Gli abissi in senso meno figurato sono molteplici, hanno nature diverse e non esiste dunque panacea. Le vie per risollevarsi vanno trovate ancora una volta nella capacità di unirsi agli altri, nella simbiosi tra pensiero e azione.

Credo di avervi chiesto tutto... Grazie del vostro tempo e se volete aggiungere qualcosa, fate pure...
Vogliamo ringraziarti per l'attenzione che ci hai concesso e per averci dato modo di tornare a riflettere sul nostro lavoro.... E venite a trovarci live!

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