mercoledì 27 gennaio 2016

Andrea Vasumini (Tumulto, Riviera, Havah, LaProspettiva, CauseCare).


Conosco Andrea da tempo, ed è un ragazzo squisito. Sia che sia sul palco coi Tumulto o dietro al banchetta della sua CauseCare, lui ci mette il cuore in quello che fa. Credetemi, non è affatto scontato al giorno d'oggi, dove molto spesso conta di più come si appare rispetto alla sostanza che si ha. In quest'intervista ho cercato di tracciare una sorta di profilo di Vasu, toccando i principali progetti in cui è coinvolto. Perchè, alla fine, è tutta una questione di sentimenti.

Ho davvero apprezzato il nuovissimo disco dei Tumulto. A tuo parere, c'è stata un'evoluzione nel modo di comporre, produrre e registrare quei pezzi? Ne sei soddisfatto? Cosa invece rifaresti diversamente?
Ciao Paso. Grazie per le parole spese. Il disco dei Tumulto fa parte di un percorso di due anni. Nulla è cambiato nelle modalità di creazione dei pezzi, tutto nasce da frenetici riff di Monti che passano piano piano attraverso il parere di tutti. Ognuno mette del suo e questo fa in modo che parte delle canzoni si sviluppino in maniera definitiva in sala prove. Il processo è stato lungo, la distanza che ci divide anche solo per arrivare a Bologna per le prove, ci rallenta, ma nel tempo ci ha fortificato.

Dal punto di vista grafico, sono rimasto impressionato dalla copertina. Che tipo di messaggio vuole veicolare? E' in qualche modo legata al titolo "Riflesso Incondizionato"? Chi ha eseguito il disegno? Sei rimasto soddisfatto del risultato finale?
Anche per la copertina ci siamo interrogati molto, essere in cinque e poter ognuno dire la sua rende difficile uno sviluppo rapido di idee. L'idea del titolo nasce da una prima bozza grafica di un amico, il guardarsi allo specchio che spesso torna fuori tra i testi in varie forme, l'essere consapevoli di essere qualcuno. La copertina definitiva arriva dalle esperte mani di Damiana Politini, sotto l'attenta supervisione di Enrico che ha partorito questa idea. Inizialmente ero attratto dalla prima copertina ma sono soddisfatto per lo stile con il quale si presenta il disco tra le mani.

Da un pò di tempo il gruppo presenta una seconda chitarra. Che tipo di novità, a tuo parere, ha apportato al sound del gruppo? Avete sperimentato dei nuovi modi di comporre i brani, oppure più o meno non è cambiato nulla rispetto al passato?
Andrea ed Enrico si conoscono da tempo e avevano già condiviso diverse esperienza musicali. Diciamo che hanno deciso di ritrovarsi dentro questo progetto. Monti ha dato il via a una serie di idee che hanno trovato una spalla più che degna. Le armonizzazioni e la possibilità di avere un accompagnamento in più rendono tutto più potente, compatto. Che poi sembra che faccia tutto Monti, in realtà come già detto in precedenza credo che il tutto funzioni per l'apporto che ognuno riesce a dare alla canzone.

Nei ringraziamenti all'interno del disco, menzionate sia i Contrasto che i La Prospettiva. Che tipo di rapporto intercorre tra di voi? Da un pò di tempo ci suoni anche assieme... Come ti trovi e che tipo di differenze risconti tra loro e i Tumulto? Credi che in qualche modo siano due gruppi che a livello musicale e attitudinale abbiano ispirato i Tumulto? Con i La Prospettiva avete pure dato alle stampe un 7" split... Come nacque l'idea?
È stato un pò come ringraziare i familiari. Con Contrasto ma anche LeTormenta non sono mai state troppe le occasioni di suonare assieme, ma quelle capitate sono indelebili nei nostri ricordi. Genova tra tutte. Con LaProspettiva il rapporto va avanti da anni, quello che rafforza è la spontaneità che ci lega e caratterizza durante le serate assieme. L'idea dello split era come al solito una di quelle idee lanciate nella montagna di cazzate che escono ogni volta. L'esserci però arrivati e aver organizzato un tour assieme ha voluto dire tanto per ognuno di noi. Suonare ora con LaProspettiva è un'opportunità di crescita, un'opportunità per sfogarsi, ma anche per dire un mucchio di stronzate, condivisione allo stato puro. È diverso nel senso che non ho responsabilità, eseguo, ci metto del mio, suonando pezzi di altri. A volte è una cosa che ti fa essere un pò più tranquillo sul palco.

Negli ultimi tempi la band sta suonando veramente tanto in giro. Quali sono stati, a tuo parere, i concerti migliori che avete fatto? Credi che i Tumulto siano un gruppo le cui canzoni esprimono meglio il loro potenziale in sede live?
A settembre abbiamo avuto un pò di concerti, purtroppo senza il disco tra le mani, i pezzi scorrevano, tanto che alcuni li suoniamo già da un pò. Tra le ultime date sottolineo l'ultimo concerto in Atlantide, oltre all'opportunità in sè, la responsabilità di quello che avevamo tra le mani, di un posto che ha saputo farsi sentire negli anni. Che quella notte è stato sgomberato sotto gli occhi di molti. Oltre a questo Cremona e Trento. Speriamo che come queste ce ne siano sempre di altre. Tumulto dal vivo ci mette tutto quello che può, i pezzi sono sempre più veloci, ci piace il coinvolgimento di chi si fa vivo ai concerti, ma rispetto a questo siamo forse noi che siamo ancora intimoriti. Ad ogni concerto aumentano le soddisfazioni per l'esecuzione delle varie canzoni, ma non dobbiamo suonare solo per noi, rispetto a questo c'è sempre da imparare.

I testi che avete si prestano a differenti interpretazioni. Li scrivete tutti assieme oppure lasciate questo compito a Nicholas? Quali sono quelli che preferisci e perchè?
Nicholas è quello che ci stupisce. Come dicevi tu, e come ci siamo accorti anche noi, c'è stata un'evoluzione per noi sorprendente. Ammetto di aver sentito alcune cose solo durante le registrazioni, non ero preoccupato, sapevo che ognuno ci avrebbe messo del suo. E così è stato anche per la voce. "Il Silenzio", tra tante, mi ha colpito. "Le barriere da voi erette cadranno una dopo l'altra" angoscia, ma anche un minimo di speranza. Quello che facciamo noi, perseveriamo facendo il possibile per rimanere a galla.


Credi che in futuro il suono dei Tumulto si evolverà? Io per esempio in "Riflesso Incondizionato" vedo un uso maggiore della melodia rispetto al passato. Cosa ne pensi?
A questo non ti so rispondere, forse ti so dire quello verso cui non vogliamo tendere, ma anche boh! Il metal si è palesato come un'entità abbastanza incontrollabile, da parte mia inaspettata. Però mi diverto a suonare le canzoni, più di così penso che non riuscirei proprio a livello tecnico, ma chissà.

Oltre a suonare tu hai anche CauseCare. Puoi parlarcene un pò? Nel corso degli anni hai coprodotto parecchi gruppi. In base a cosa li hai scelti? Mi pare che questo progetto sia mutato un pò rispetto ai primi tempi. Confermi?
CauseCare nasce come piccola distribuzione, senza pretese, prezzi bassi senza ricarichi, giusto per il gusto di portarsi dietro chilate di dischi, scambiare ai concerti e aggiungere ogni volta qualcosa alla collezione di casa. Poi i prezzi sono lievitati e come hai scritto ho dato qualche piccolo contributo a dischi di amici, ma anche li senza mai azzardare troppo. Il progetto in sè ha poco risalto, nulla di pretenzioso. Sfocia però nell'organizzazione di concerti in Romagna. Ma diciamo che sono sempre io, quello in cui credo, quello che mi sento di fare, quello che riesco a supportare. Mi piace essermi speso nei diversi progetti, per capire quali potevano essere i miei limiti, per dare una mano.

Ultimamente a Cesena sono stati organizzati dei concerti da Cannibal Collective. Mi pare che tu ne faccia parte. Puoi spiegarci esattamente in cosa consiste e che tipo di cose avete organizzato e dove? Come ti trovi all'interno di questa esperienza?
Cannibal Collective nasce un anno fa, io non ne ho mai fatto parte in maniera attiva, ho partecipato ad alcuni degli eventi e, non avendo più spazi dove organizzare concerti, mi sono rimboccato le maniche per tirare su qualcosa nel cesenate assieme ad altri amici. Per questo una costola di Cannibal Collective si è unita anche al nostro al progetto che al momento si presenta come HEAVY SHOWS, qualcosa di ancora primordiale ma che ha regalato già un pò di emozioni al Magazzino Parallelo a Cesena. Teo, Gianni, Simone, Barbe, Colli e Andrea più tutti gli amici che ogni volta danno una mano. Il posto è davvero l'ideale e di più non potevamo chiedere, ora dobbiamo capire ancora come portare avanti il progetto ma le basi credo siano state gettate in maniera solida.

Da un pò di tempo lavori per Serimal. Come è nata la cosa? Che tipo di esperienza hai portato al suo interno? Come ti trovi con Michele?
Serimal ha sempre fatto parte della vita di tutti, una serie di magliette custodite e archiviate con una cura maniacale. Tutto è nato qualche mese fa, intrecci logistici e cambio di lavoro. Un rapporto di amicizia con Michele che oltre ad Havah macinava chilometri in bicicletta. Un agosto carico di cambiamenti. Mi piace pensarmi dentro a quel laboratorio che secondo mia madre mi stava portando alla rovina economica rispetto a investimenti poco vantaggiosi nell'industria del cotone. La mia esperienza è legata all'ordine, pulizia e logistica, oltre a questo c'è l'apprendimento di un mestiere nuovo. Diciamo che la carica motivazionale, legata al cambiamento, ha travolto Michele che al momento risulta soddisfatto. Di sicuro ci saranno sviluppi. Mai scarsi.

Torniamo ai gruppi nei quali suoni. Ultimamene uno dei miei gruppi preferiti sono gli Havah, in cui tu suoni la chitarra. Anche in questo caso, come ti sei avvicinato a loro. Quello che proponete si discosta un pò da quello che suoni abitualmente, ti ci ritrovi? Che tipo di differenze riscontri a livello di organizzazione, ambiente, eccetera rispetto ai Tumulto/La Prospettiva?
Quello che contraddistingue i momenti vissuti con Havah è la pluralità delle situazione affrontate, spesso con una naturalezza disarmante. Siamo passati da spazi angusti a palchi troppo grandi, dove ogni passo sembrava rimbombare. È nato tutto qualche anno fa, Michele non lo conoscevo bene, però è bastato poco per creare l'intesa giusta. Le idee sono tutte sue, noi eseguiamo, i pezzi ci piacciono, per questo quello che conta è la condivisione dei momenti e l'amicizia consolidata nel tempo tra tutti i componenti del gruppo. Spesso gli ambienti sono gli stessi di Tumulto e compagnia bella, primi tra tutti i concerti in Atlantide che rimarranno stampati in testa. Anche se a volte abbiamo suonato in situazioni lontane dal "punk" ho capito che quello che conta è sempre lo spirito con cui ti poni. È un bell'esempio di come le strade possano incrociarsi, quelle volte in cui ci chiedevamo dove fossimo finiti, però insomma, siamo sempre noi.

Come vedi la scena hardcore/punk in Italia, alla luce di ciò che sperimenti ogni giorno? Secondo te è migliorata oppure è stagnante? Cosa ti piace di più e cosa invece no?
La prima cosa che mi è venuta in mente come risposta è una serie di volti e nomi. La base la fanno le persone. Credo che vivere questa sorta di scena in maniera attiva sia parte dell'esperienza e della formazione di ognuno. Esiste una pluralità di soggetti che "si sbatte", a prescindere. Sono stagnanti invece le lamentele, chi pensa che due euro per un concerto non siano giusti, chi i concerti se li guarda forse in replica e chi pretende senza mai aver alzato un dito. Opposto a questo esiste un mondo che mi affascina da sempre, ascoltare i racconti di tutte le volte in cui non ci sono stato, il vivere quelle sensazione come qualcosa che tanto si potrà sempre riproporre, magari in altre forme, ma pur sempre in maniera viva.

Tu provieni da Forlì, una città che ha sempre avuto gruppi molto attivi sia dal vivo sia come produzione di dischi. Quali sono i tuoi preferiti? Quando hai cominciato ad interessarti all'hardcore e affini sei partito dalla tua città, oppure da un pò più lontano?
Mi sono avvicinato relativamente tardi rispetto a tutto quello che mi è stato raccontato. Ho preso appunti diciamo, prima di lanciarmi dentro. Portugal è stata la base per avviare questa esperienza. Raccontare di aver guidato chilometri, sapere qualcosa degli altri che non ancora non conoscevo, condividere le debolezze e momenti di delirio. Pochi i concerti, una parentesi mai chiusa... Oltre a questo, il circolo Valverde, sotto le attente direttive di Cespo, per poi arrivare alla sala prove di Officina52, queste due esperienze sono l'inizio di un percorso di maturità e di responsabilità nell'organizzazione di concerti e situazioni in cui i gruppi devono sentirsi a casa, priorità necessaria. Tante soddisfazioni in quella Forlì tanto decantata dagli esperti del settore. La spinta arriva molto spesso dal vedere facce nuove, le cose non si fanno per sè ma per leggere le sensazioni negli occhi degli altri. Tra tutte le formazioni "local" quella che più mi ha colpito è Neil on Impression. Tutti amici, un mix inconfondibile di melodie e storie, decisamente clamorosi.

Credo di averti chiesto tutto. Grazie per il tuo tempo e se vuoi aggiungere qualcosa, fai pure.
Credo di essere arrivato al punto. Grazie Paso.


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