sabato 23 gennaio 2016

Ape Unit.


Definire gli Ape Unit un semplice gruppo grind core è fortemente riduttivo. Infatti nel loro "Turd" in 11 minuti riescono a confezionare una serie di brani influenzati da tantissime cose. Di questo e di altro ne ho parlato con Steve e Alberto, rispettivamente chitarrista e batterista del gruppo di Cuneo.

La prima domanda che mi sorge spontanea è la seguente: la dove nasce la vostra passione per le scimmie?
Steve. A dire la verità io ho sempre avuto il terrore delle scimmie, quindi non posso di certo dire di avere una passione per gli animali in questione ahahah!
Alberto. Quando abbiamo incominciato a suonare insieme 8 anni fa l'idea era di fare musica ignorante, brutale e diretta, insomma, "scimmiesca". Attorno a quest'idea s'è sviluppato il sound e ha preso forma anche il nome della band. E poi le scimmie sono bestie tanto genuine e ingenue quanto dispettose e imprevedibili: mi piace pensare che la nostra musica sia un po' così.

Da non molto è uscito il vostro primo 10" intitolato "Turd". Ne siete soddisfatti? E' riuscito a circolare bene nell'ambiente grind/hardcore/punk?
Steve. Siamo molto più che soddisfatti! E’ stata la prima release ufficiale con la nuova formazione, e non poteva andare meglio di così; stiamo avendo buonissimi riscontri in Italia, ma il disco sta girando benissimo anche in Europa e addirittura in America! Non potevamo chiedere di meglio!
Alberto. Pare scontato dirlo, ma "Turd" rappresenta un'evoluzione sia del nostro modo di suonare che di strutturare i pezzi rispetto al passato, e tutto ciò è successo con naturalezza, senza sconvolgere le idee di partenza. Diciamo che nell'arco di un paio d'anni abbiamo fatto il passo da Australopithecus ad Erectus, e il fatto che il disco sia “trasversale”, ovvero che riesca a interessare appassionati di generi anche molto distanti tra loro benché imparentati, non può farci che piacere.

Come è avvenuto il processo che ha portato alla luce questo nuovo lavoro? Il tutto si è svolto dovendo affrontare qualche difficoltà, oppure si è svolto tutto in maniera molto naturale?
Steve. Da quando sono entrato in pianta stabile nella formazione, abbiamo subito iniziato a comporre i brani. Ci siamo subito trovati benissimo e, considerato che il 90% delle nostre canzoni nasce e finisce in sala prove, direi che è stato tutto scritto nella maniera più naturale possibile!
Alberto. Sì, i pezzi li abbiam buttati giù in scioltezza e prendendoci il tempo necessario: da anni ci si trova assieme in sala e si mettono in mezzo le idee sia per i titoli – che spesso vengono prima dei riff veri e propri – che per le strutture e i ritocchi finali. Il fatto di non esserci mai posti dei limiti riguardo alla sfera di influenze da tirare in ballo ci ha aiutati molto in fase di scrittura.

La prima cosa che mi ha profondamente colpito, è la copertina del vostro 10". Potete spiegarci come è avvenuta la sua creazione, chi l'ha eseguita e se ne siete soddisfatti? Nel vostro immaginario, cosa rappresenta? Credete possa esser una sorta di "traduzione grafica" del vostro suono?
Alberto. Dopo un artwork fotografico come quello di "Unforgivable Holidays" abbiam pensato di cambiare traiettoria, pur tenendo presente che volevamo qualcosa che riflettesse le nostre tendenze schizoidi, che non fosse assimilabile ad un genere o uno stile precisi e che continuasse a spiazzare l'ascoltatore/osservatore (avreste dovuto vedere la faccia degli avventori dell'Obscene Extreme 2013 di fronte al sorriso e alla ciccia di Vassilij calati nel contesto di squartamenti, decapitazioni, denuncia sociale, ecc. evocati dai dischi che lo circondavano!). Detto ciò, da qualche anno seguo alcuni artisti e fumettisti francesi, e tra questi soprattutto Craoman, che ho scoperto dopo aver visto alcuni flyer di gruppi noise e che mi ha colpito per l'uso dei colori e la malattia dei disegni. Pensavo che lui potesse fare a genio per noi, così l'abbiamo contattato, gli abbiam passato titoli e testi dei pezzi e gli abbiamo spiegato grossomodo cosa avevamo in testa. Il risultato, seppur con qualche licenza poetica, è una copertina caotica e surreale, specchio abbastanza fedele degli undici minuti scarsi di musica che si nascondono al suo interno.

Il logo del gruppo è stato realizzato dai ragazzi di Solo Macello, che sono delle vere istituzioni in campo estremo. Come siete entrati in contatto con loro? Siete partiti da un'idea, oppure gli avete lasciato massima libertà? Come è stato lavorare con loro e se contate in futuro di ripetere l'esperienza?
Steve. Luca ha fatto un lavoro eccezionale con il logo. Conoscevo molto bene le sue opere e avevo da tempo un gran desiderio di collaborare con lui; per il logo gli è stata data praticamente carta bianca, e quando abbiamo visto il risultato finale siamo rimasti a bocca aperta. Collaborare con lui è stato grandioso, davvero. Speriamo vivamente di poter lavorare ancora insieme in futuro!


Voi suonate un grind core che però incorpora all'interno molti altri elementi. Se qualcuno vi dovesse chiedere di spiegarli, cosa rispondereste? Alla luce di ciò, credo che ogni membro della band ascolti cose anche molto lontane dal tipico grind…
Alberto. Siamo sempre contenti quando qualcuno percepisce all'interno del nostro suono dei tratti “alieni” rispetto ai canoni del genere, perché evidentemente vuol dire che le nostre influenze sono sopravvissute all'interno dello stesso calderone senza snaturare i pezzi. Sì, arriviamo tutti da contesti musicali molto diversi e abbiamo background di ascolti particolarmente variegati che finiscono con lo sporcarsi e mescolarsi a vicenda. C'è un po' di tutto a condire i nostri pezzi: dal grindcore al noise, passando per sottogeneri vari e riferimenti che non sapremmo nemmeno bene come catalogare. Ti dirò di più: quando abbiamo cominciato sapevamo a malapena come approcciarci ad un genere estremo, perché al di là di Marius (il nostro cantante) e Los (che oggi suona la chitarra con noi, ma nei primi tempi era alla batteria), già nei Septycal Gorge, nessuno era veramente "del mestiere", e parlando per me, non penso di esserlo nemmeno ora o di volerlo comunque diventare mai. Questa varietà di esperienze musicali e la voglia di sperimentare divertendoci ci ha permesso di sviluppare un linguaggio comune col quale riusciamo a capirci e ad esprimerci e col quale ci troviamo particolarmente a nostro agio.

I vostri pezzi non durano più di 2 minuti e nella quasi totalità dei casi sono di una manciata appena di secondi. Cosa vi porta a scriverli così brevi? In futuro possiamo aspettarci brani un pò lunghi?
Steve. I nostri brani non seguono nessuno schema predefinito. Non nascono brevi per scelta, ma per il semplice fatto che non ci piace "forzare" la composizione oltre misura. Quando pensiamo che un brano sia completo e monkey-approved, allora non sentiamo il bisogno di andare oltre! In ogni caso, l’impatto delle nostre canzoni gioca un ruolo fondamentale, ed è anche per questo che difficilmente ci ritroveremo a comporre brani più lunghi. Ma mai dire mai...

Il disco è stato mixato e masterizzato da Paso dello Studio73 di Ravenna. Come siete entrati in contatto con lui? Come vi siete trovati e se in futuro rinnoverete questo rapporto?
Alberto. La collaborazione con Paso è stato il coronamento di un'idea di suono che avevamo prima di registrare: abbiamo fatto delle prese dirette di due giorni in una casa in mezzo alla neve col Wherever Recording, lo studio mobile del nostro amico Francesco Groppo, e dopo aver sgrossato i pezzi li abbiamo proposti a diversi tecnici e studi chiedendo loro delle preview di mixaggio e master. Infine abbiamo deciso di affidare il lavoro a Paso dello Studio73 di Ravenna, anche sulla base della sua esperienza con altri gruppi alle prese con sonorità estreme e personalizzate e band di nostri amici. Il risultato è stato proprio quello che volevamo! In futuro staremo a vedere, ci piace sperimentare produzioni nuove, quindi chissà?

Credete che ci sia stata un'evoluzione fra "Turd" ed il vostro precedente cd "Unforgivable Holidays"? Se sì, in cosa?
Alberto. Come dicevo prima, una sorta d'evoluzione c'è stata, e con l'arrivo di Umberto al basso a fine 2011 e di Steve alla batteria nel 2013 abbiamo anche cambiato modo di suonare. Forse non ce ne siamo accorti in tempo reale adattando i pezzi vecchi alla nuova formazione e scrivendone di nuovi, ma confrontando "Turd" con ciò che è venuto prima, la differenza ci pare abbastanza evidente. Ad oggi possiamo dire che "Unforgivable Holidays" è stato un disco di transizione, acerbo sia nei suoni che nelle idee, ma ci piace sempre, perché anche a distanza di tempo pensiamo mantenga una sua personalità in maniera tutto sommato dignitosa. É un disco grasso e irriverente, come il protagonista della copertina. "Turd" invece è più compatto e diretto, più stronzo, per l'appunto, e a modo suo più omogeneo. Non so, questa è la mia percezione!

Cosa mi sapete dire invece del vostro primissimo lavoro, ovvero "Albert" . A me piace molto, ma il suono differisce un pò dalle vostre altre release... Siete d’accordo?
Steve. “Albert” è stato registrato prima del mio ingresso negli Ape Unit! Ho conosciuto il gruppo ascoltando proprio quell’Ep, e da fan ero e sono ancora dell’idea che nel suo essere molto grezzo sia davvero una bomba! E’ chiaramente un altro sound rispetto a quello che siamo ora, ma non per questo è inferiore! Ancora oggi suoniamo dal vivo brani tratti da quella release, e il responso del pubblico parla chiaro.
Alberto. "Albert" è la testimonianza di una fase, la nostra prima, quella più elementare e meno evoluta. Ci sono molti break e midtempo debitori degli ascolti di Alessandro (chitarrista e cofondatore della band), qualche ingenuità e tanta voglia di divertirsi. È un Ep che definirei "onesto", registrato in un garage da Gianluca - il nostro primo bassista - nell'arco di poco più di tre ore. È quel che doveva essere. Da allora sono cambiate un bel po' di cose!


I vostri testi sono molto curiosi. Potete descriverceli? Da cosa traete ispirazione quando li scrivete? Li buttate giù tutti insieme oppure c'è qualcuno proposto a ciò? Sono un semplice "accessorio" alla parte musicale, oppure gli attribuite un significato profondo e non di contorno?
Alberto. Nel nostro genere la voce può essere considerata un quinto strumento, ma detto questo non è mai un semplice accessorio. I testi si sviluppano attorno al titolo del singolo pezzo. Anzi, è proprio il titolo a dare il “la” al testo, da questo fatto forse scaturisce la loro stranezza. C'è capitato e ci capita spesso di trarre spunto da esperienze realmente accaduteci o vissute da amici e conoscenti (ebbene sì), da cose sentite dire, lette o riportateci, da cazzate di vario genere o da giochi di parole che molto spesso hanno principalmente senso all'interno della nostra ristretta cerchia. Come dire, non ci è mai piaciuto prenderci troppo sul serio, l'avrete capito, no? Poi, dei testi veri e propri se ne occupa sempre Marius, il nostro cantante. Li butta giù quasi in contemporanea con quel che elaboriamo a livello musicale e li adatta strada facendo alle basi strumentali. Ci sono volte in cui dietro al piglio visionario o cazzaro del pezzo e del testo si celano riferimenti che vanno oltre al goliardico, ma per poterlo dire con esattezza forse dovremmo farci psicanalizzare.

Le vostre canzoni credete assumano un aspetto più compiuto dal vivo rispetto che su vinile? In parole povere: suonano meglio e ci mettete maggior foga nell'eseguirle?
Alberto. Beh, di sicuro la sfera live è in grado di amplificare l'effetto scimmiesco del disco, in termini di robustezza e impatto, dipende sempre dalla situazione. Le nostre sono tutte canzoni molto fisiche per quanto brevi, quindi capita che nel contesto giusto e col pubblico caldo che ti piomba addosso mentre suoni acquisiscano quel “di più” – una carica animalesca e quel sano strato di sporcizia – che sul disco per forza di cose è più difficile cogliere.

Ho avuto modo di ascoltare l'Ep "Beasts Of Santa", in cui 4 vostri pezzi vengono completamente rivisti da quattro artisti dell'harsh noise italiano. Come mai vi è venuta questa idea? Chi sono questi quattro artisti e come siete entrati in contatto con loro? Siete soddisfatti del risultato? Avete fatto decidere a loro i pezzi? In futuro ci sarà spazio per un altro progetto di questo genere? E' prevista una stampa in vinile o saranno disponibili solo online?
Steve. L’idea di questa uscita è venuta a Los. Era in contatto con tutti gli artisti che han partecipato tramite internet ed un giorno ci è stata proposta questa improbabile collaborazione, e non ci abbiamo pensato due volte a dire di sì. Ed è stato sempre Los a curare ogni aspetto di "Beasts Of Santa", dalla scelta dei pezzi alla copertina. Eravamo in attesa di entrare in studio per registrare "Turd" e ci sembrava una bella idea spezzare il tempo con un’uscita così fuori dagli schemi. In ogni caso, oltre al download online, l’Ep è stato anche stampato in 25 leggendarie copie su cd. Se siete abbastanza coraggiosi da procurarvene una, fatelo, perché esaurite quelle non credo vedranno più la luce su un formato fisico!
Alberto. Gli artisti che hanno partecipato alla manipolazione sono tutti nostri cari amici: Molestia Auricularum (Federico degli Storm(o) sotto mentite spoglie, ahahah!), Alessandro dei Private Culture, Lorenzo Nascitari e Hangmankind. Ognuno ha detto la “sua” e il risultato è bello straniante. È stato un esperimento estremo e del tutto nuovo per noi, chissà, in futuro potremmo uscir fuori con qualcosa di altrettanto fulminato.


Provenite da Cuneo. Com'è la situazione a livello di concerti e partecipazione dalle vostre parti? Avete qualche gruppo interessante da segnalarci?
Alberto. La provincia di Cuneo è sempre stata molto attiva nello sfornare gruppi nell'underground nazionale e non solo, e anche di un certo livello oltre che dei generi più disparati. Il suo problema attuale è la scarsità di pubblico realmente interessato a supportare e il numero esiguo di locali attivi e disposti ad ospitare generi diversi a 360°. Riguardo alle proposte e uscite recenti vorrei ma preferisco non sbilanciarmi più di tanto, perché stando dietro ad una piccola realtà di produzioni indipendenti (che ha contribuito alla coproduzione di "Turd", tra le altre), sarei molto, forse troppo, di parte. Ma ci sono dei bei numeri, fidatevi, e chi capita a suonare nella nostra provincia conosce stranamente meglio e segue/apprezza di più le band locali di chi ci vive, ed è capitato più di una volta di sentirsi dire, al di fuori della provincia, roba del tipo: "Ah, venite da Cuneo? Dalle vostre parti arrivano un fottio di gruppi fighi!". Incoraggiante, no?

Credete che gli Ape Unit evolveranno ulteriormente il loro sound in futuro?
Alberto. Perchè no? È nostra prerogativa di sempre quella di non metterci il paraocchi e di integrare sempre nuove influenze in quel che facciamo, quindi aspettatevi di tutto...

Cosa riserva il futuro per la band?
Steve. Attualmente stiamo terminando di comporre del materiale inedito per uno split che uscirà l’anno prossimo insieme ai micidiali inglesi Horsebastard. Inoltre stiamo programmando vari concerti per questo nuovo anno, e speriamo di concretizzare un tour che possa finalmente portare la scimmia in giro per l’Europa questa estate!

Finito. Se vi va aggiungete pur ciò che volete e grazie.
Grazie mille a Forthekidsxxx per la aver dato la possibilità a questi primati di essere intervistati! Se volete rimanere aggiornati sul futuro degli Ape Unit, ogni tanto date un’occhiata alla nostra pagina Facebook.

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