martedì 2 febbraio 2016

Zeit.

Foto: Petr Řeháček.

Attualmente gli Zeit sono tra i miei gruppi preferiti in assoluto, soprattutto dal vivo, dove cerco sempre di andare a vederli. Il loro post hardcore dissonante è un qualcosa di difficilmente descrivibile, visto che pure questa definizione non rende affatto giustizia a ciò che il gruppo riesce a sprigionare. Aggiungete pure il fatto che Cesco (colui che ha risposto alle mie domande), è attualmente tra i miei batteristi preferiti, il gioco è fatto.

Il vostro nuovo album "The World Is Nothing" lo considero tra le migliori uscite dell'anno appena trascorso. Ne sei soddisfatto? Cosa ti ha appassionato di più nel crearlo? È stato un processo lungo e complicato, oppure è stato tutto svolto in maniera naturale?
Ciao Paso! Intanto grazie. Posso dire di esserne abbastanza soddisfatto. Ammetto che appena l’abbiamo completato e registrato ero più contento. Ora, con il passare del tempo, la soddisfazione è venuta un po’ meno, ma credo sia qualcosa di fisiologico per chi fa musica. La parte più appassionante della stesura è stata sicuramente la condivisione di idee con gli altri ZEIT, le lotte per creare un punto di incontro ed una visione comune di quelli che sarebbero dovuti diventare l’album ed i singoli pezzi. Personalmente, non sapendo suonare una sola nota di chitarra, mi concentro molto sulle strutture dei pezzi e sui i passaggi da un riff all’altro, cercando di trovare soluzioni sempre diverse tra loro, provando a tirar fuori qualcosa di originale o che porti l’ascoltatore a domandarsi che cazzo stia succedendo. Credo sia questa la parte che mi diverte di più. Non saprei dirti se il processo compositivo sia stato naturale o meno: Ale ed io suoniamo assieme da tantissimi anni e tendiamo a capirci abbastanza facilmente; avere però Seba e Gabri come componente attiva nella stesura dei brani ha dato sicuramente una marcia in più al modus operandi che ci portiamo dietro da molto tempo, aprendo a soluzioni a cui non avremmo mai pensato.

Rispetto al mini cd di due pezzi uscito qualche tempo prima, che differenze riscontri? C'è stata una evoluzione nel vostro sound?
Non direi propriamente “evoluzione del sound”. I due pezzi di “Zoe-Bios” sono stati pensati per fare da “biglietto da visita”, essendo noi una band che esiste da nemmeno due anni; sono quindi stati composti con un’ottica diversa da quella che abbiamo adottato durante la stesura dei pezzi di “The World Is Nothing”, in cui dovevamo distribuire i vari equilibri su una durata ben più lunga. Sicuramente il sound è un po’ cambiato, ma comunque mantenendo l’impronta che avevamo ben chiara già precedentemente durante la stesura dell’ep.

Un'altra cosa che mi ha particolarmente affascinato è la copertina. Questa distesa di teste che procedono verso l'alto attaccate a muri a spirale triangolare che vanno verso il cielo è un concept misterioso. Cosa avete voluto esprimere attraverso di essa? So che è stata disegnata da SoloMacello: come siete entrati in contatto? Come vi siete trovati e credete che in futuro tornerete a collaborare con loro?
L’idea iniziale era che mi occupassi io della copertina, dato che son quello che si interessa dei vari lavoretti grafici della band: grafiche delle t-shirt, flyer, adesivi ecc. Le solite cose insomma. Mi son però reso presto conto che non sarei mai riuscito a realizzare qualcosa all’altezza di quel che volevamo. Ci siamo quindi guardati intorno cercando, tra vari artisti italiani e stranieri, qualche grafica che ci piacesse e che non fosse propriamente quel che si vede di solito nel filone dark-mathmorte-hardcore. Siamo così venuti a conoscenza dei lavori di Luca (SoloMacello) e ci siamo innamorati subito del suo stile. Ero curioso di vedere cosa avrebbe tirato fuori una mano del genere se spinta verso un concept come quello del nostro disco. Oltretutto lui è disponibilissimo e professionale, ci siamo trovati molto bene. Riguardo le collaborazioni future non so che pensino gli altri, non abbiamo ancora parlato delle prossime grafiche ma, fosse per me, ci collaborerei nuovamente. Riguardo il significato della copertina: volevamo avesse in qualche modo a che fare con la ripetizione, la distanza e la differenza; concetti/dimensioni attorno a cui ruotano gran parte delle lyricsdel disco. Direi che ci son più o meno tutte.

Il vostro lp è frutto di tutta una serie di etichette, sia italiane che estere. Come siete entrati in contatto con loro? Come vi siete trovati e se materialmente qualcuna di queste label si è occupata di stampare il vinile per poi distribuirlo tra gli altri coproduttori.
Trivel è stata la prima a proporci una collaborazione e ne siamo stati subito contenti. Abbiamo sempre avuto grande supporto e aiuto da parte di Samall e dei ragazzi. È qualcosa che è accaduto nell’orbita Venezia Hardcore con cui collaboriamo e di cui facciamo parte; le cose sono quindi venute fuori man mano e in modo molto disinvolto. Riguardo Assurd Records: non conoscevo di persona Alessio nonostante ci si vedesse spesso ai concerti. Un giorno, ad un concerto a Bologna, gli ho dato una copia masterizzata del disco domandogli se gli sarebbe andato di partecipare alla coproduzione. Si è occupato lui della stampa del vinile con una disponibilità che abbiamo davvero apprezzato e di cui sono molto riconoscente. Nicola con Dischi Bervisti ha fatto uscire molti album che ci piacciono, seguiamo il progetto Bologna Violenta da molti anni, è venuto quindi naturale provare a chiedere anche a lui se volesse collaborare in questa uscita. Lo stesso vale per Icore, Cave Canem, Martire, Indelirium. Tim di Dingleberry ci ha proposto di collaborare dopo aver sentito i pezzi di “Zoe-Bios”, 5feet Under era nella classica mega lista di etichette che si contattano quando si fa uscire qualcosa e devo dire che ci ha supportato bene. Mike è un amico ed è del giro VeHc: ci ha contatto poco dopo aver messo su I Want To Believe Tapes.

Foto: Petr Řeháček.

Il titolo "The World Is Nothing" si riferisce per caso al ricercare una dimensione spirituale che vada oltre i beni materiali che ci circondano ogni giorno? Voglio dire: comparato al raggiungimento di un livello di consapevolezza interiore superiore, il mondo effettivamente è "il niente"? Te lo chiedo perché le teste che sono disegnate in copertina hanno gli occhi rivolti verso il cielo e sembra aspirino a qualcosa di ultraterreno...
In realtà “The World Is Nothing” sarebbe forse dovuto essere “The World Is Nothing But This Repetition” (frase che compare comunque all’interno del gatefold del disco) per dare un messaggio un po’ meno criptico. A dire il vero, il mondo non può essere il “niente” dal momento che è “il mondo”. Potrebbe “diventarlo”? Non saprei ancora dirtelo. Mi piaceva però l’idea di non curarci apertamente del principio di non-contraddizione. Dopotutto lo spieghiamo nei testi “The Impossible Is Unperceivable” o, ancora meglio, con il continuo invito al silenzio e all’ammissione di aver detto solo cose inutili fino al secondo prima della fine dell’intero album. Non so se si possa chiamare nichilismo o semplicemente onestà intellettuale (hahaha).

Vedendovi dal vivo, ho notato che avete un approccio molto ragionato e senza fronzoli. Producete quello che io amo chiamare "chaos controllato", cioè tutto suonato per produrre il massimo impatto sonoro ma allo stesso tempo con precisione millimetrica e in maniera molto ordinata e progressiva... Sei d'accordo?
Beh, grazie per il “precisione millimetrica”, almeno ci proviamo. L’esecuzione è sicuramente una parte importante dello show; insomma: tra dissonanze, colpi su colpi e tempi che cambiano, se non provassimo a suonare in modo da garantire la decenza verrebbe fuori ancora più casino di quanto spesso già ci sia e sai bene che nella maggior parte delle situazioni l’acustica dei posti non aiuta. Diciamo quindi che proviamo a dare il massimo per far risultare qualcosa di buono, senza sacrificare il resto. Il porsi “senza troppi fronzoli” dipende dal fatto che il live e lo show lo concepiamo così: attacco il jack, urlo più forte che posso e batto più forte che posso con l’intenzione di non rendere nulla troppo artificioso o fuori da un paradigma musicale “puro e semplice”.

Parliamo un po’ del tuo modo di suonare la batteria. Francamente ogni volta che ti guardo rimango letteralmente ipnotizzato... Suoni preciso e potente, ma allo stesso tempo infili tutta una serie di accorgimenti che impreziosiscono di molto le canzoni... Quanto è impegnativo suonare la batteria in un gruppo come gli Zeit, il cui suono non è mai lineare, ma anzi cambia spesso e volentieri? Dal vivo ti piace suonare i pezzi come su disco, oppure ti piace cambiarli un minimo e magari sperimentare un po’ di più?
Wow, grazie Paso. Ti dirò, è sicuramente impegnativo da un punto di vista fisico, date le parti molto ricche e uno show che praticamente ha solo pezzi tirati dall’inizio alla fine, ma è altrettanto divertente; ho sempre voluto pensare a parti di batteria che fossero dei riff piuttosto che semplici basi ritmiche e con gli ZEIT, nei limiti della buona riuscita dei pezzi, è una cosa che posso mettere in pratica. Dal vivo suono le canzoni come su disco, essendo tutte composte da pattern e incastri pensati per viaggiare assieme alla chitarra e per evolvere ciclicamente sui vari accenti. Non posso quindi improvvisare troppe variazioni, complice la mia memoria di merda e il fatto che non farei capire più niente ai ragazzi.

Una domanda che non faccio molto spesso è quella che riguarda le modalità di registrazione di un album. Come vi siete trovati presso gli Hate Studio? Come vi siete preparati prima di registrare? In questa fase avete cambiato qualcosa nei pezzi, oppure quando siete entrati vi era già tutto chiaro?
Questa è la quarta volta che io e Ale registriamo agli HateStudio, ci siamo praticamente cresciuti, quindi sappiamo bene quale sia il modo di lavorare di Peo [Luca Spigato] e quali siano i suoi ritmi di lavoro. La preparazione è stata la solita che adottiamo per ogni disco: semplicemente una volta completato il pezzo, lo si suona più e più volte con click in cuffia finché non risulta pulito. I cambiamenti più grossi avvengono ovviamente in fase di composizione e, qualche volta, dopo aver sperimentato live la canzone, momento in cui ci si rende un po’ più conto di cosa funzioni e cosa invece non risulti come pensavi. Quando siamo entrati in studio era quasi tutto chiaro: abbiamo spiegato a grandi linee quale fosse il sound che volevamo per poi registrare e lasciar fare a Peo le sue magie.

Dopo l'uscita del vostro lavoro di debutto avete suonato e state suonando davvero tanto. Credi che la sede live sia più congeniale per il tipo di cose suonate? Mi spiego meglio: dal vivo, a tuo parere, i pezzi rendono di più che su disco? Quali sono i concerti che ti son piaciuti maggiormente?
È vero, abbiamo diverse date ma, fosse per noi, ne faremmo ancora di più. In realtà credo i pezzi siano godibili in entrambe le situazioni, anche se ovviamente in modo diverso. Dal vivo penso l’effetto sia più caotico e potente che su disco, per non parlare ovviamente del contatto con chi ti sta davanti. Sono motivi per cui preferisco il live anche se comporre è una cosa che mi diverte moltissimo ed uno dei motivi principali per cui suono. Sentire il pezzo che cresce man mano e condividere questa cosa con i ragazzi è impagabile. I concerti che mi sono piaciuti sono tanti, direi quasi tutti, ovviamente la data pacco capita, ma uno se ne fa una ragione. Ti direi, per citarne alcuni, il più recente a Bologna con Hierophant e Hobos con cui, nonostante siano amici da una vita, dovevamo ancora fare una trasferta; praticamente quasi tutte le serate del tour con i nostri The Mild, il Ve hc dell’anno scorso, il Mucchio Selvaggio Fest dove abbiamo conosciuto i fioi dei Tumulto ed aperto la giornata che vedeva i Wolfbrigade headliner, mica cazzi; anche i tre giorni con gli amici Slander sono stati pazzeschi. Il giudizio su un concerto dopotutto non si limita solamente alla performance live o alla quantità di persone che hai davanti: in fin dei conti, tra le cose che restano, c’è anche tutto quello che sta attorno ai 30 minuti di show.


Quali sono i progetti futuri per gli Zeit?
Domandona. Nell’immediato sicuramente suonare il più possibile e portare in giro “The World Is Nothing”. Ovviamente far uscire qualcosa di nuovo su cui stiamo già lavorando, cercando di rendere tutto ancora più stronzo, matto e un po’ più diretto. In realtà i progetti son già abbastanza abbozzati ma, dovendo forse cambiare qualcosa su quel che ci stiamo proponendo di fare, non mi sento di dirti qualcosa con precisione (hahaha!).

Finito. Grazie del tuo tempo e se ti va, aggiungi pure qualcosa.
Grazie a te di tutto Paso! Dell’intervista e del supporto che ci dai. Per chi volesse può ascoltare “The World Is Nothing” dal nostro Bandcamp e restare aggiornato sulle nostre prossime date attraverso la nostra pagina Facebook.

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