mercoledì 30 marzo 2016

Dysmorfic.


I Dysmorfic sono un duo basso/batteria che suona grind core con una grande attitudine e tanta passione e umiltà. Ho avuto modo di vederli dal vivo alcune volte e posso confermare che dal vivo (ma pure su disco) sono un gran gruppo. Con Tommy (basso/voce) ho parlato (tra le altre cose) dei loro tour, della loro etica do it yourself, dei loro progetti futuri.

I Dysmorfic hanno all'attivo un bel po' di split, cd e tape, mentre avete all'attivo solo un full length...
Ciao Paso, prima di tutto grazie per il tempo e lo spazio che ci dedichi. Il full length “Suffer And Die” (che si può scaricare gratis dal nostro Bandcamp) èl'unico che abbiamo fatto ad ora per diversi motivi: dopo l'uscita del disco ed il relativo tour in America e Europa ci siamo presi una pausa per staccare un attimo, poi abbiamo avuto problemi con la stabilità della formazione, in quanto il chitarrista dell'epoca andò a vivere e lavorare in pianta stabile a Milano. Provare e scrivere regolarmente risultò quindi difficile. Inoltre dopo quel periodo ricevemmo altre offerte di tour in giro ed abbiamo preferito quella dimensione rispetto a quella dello studio/sala prove. In ogni caso abbiamo poi continuato a fare uscire split perché sono più veloci da realizzare e simboleggiano un pò l'amicizia ed il rapporto tra i gruppi e le etichette coinvolte. A tutt'oggi i pezzi che stiamo scrivendo non li pensiamo per un full length ma per altri split... Probabilmente anche perché questo formato (o anche full 7”) è il formato che preferiamo nel grindcore.

Vi siete formati nel 1998, che per gli standard medi di un gruppo grindcore è un bel lasso di tempo fino a giungere ai giorni nostri. Cosa ti ricordi di quei primi tempi? La formazione è sempre stata a due? Cosa credi che sia cambiato oggi rispetto a quegli anni all'interno della scena?
Si quest'anno è il nostro 18° compleanno e che dirti... I ricordi sono tanti, direi quasi tutti belli. Ci siamo tolti un sacco di soddisfazioni che all'inizio erano impensabili. Mi ricordo bene i primi scambi di cassette e dischi con gruppi che a me piacevano un botto di cui avevo le uscite a casa, tipo gli Agx o gli Unholy Grave, solo per nominarne due a caso. I tour e le date all'estero organizzate via lettera (internet era meno diffuso ed in ogni caso io non ce l'avevo), le fanzine di carta... Sicuramente rispetto a ieri, oggi grazie alla rete è più facile il lato organizzativo e di promozione, con un click puoi far ascoltare il tuo nuovo disco al mondo intero e i contatti sono immediati. La diffusione della musica e del messaggio è più veloce e facile, e questo è positivo, ma questo ha sicuramente contribuito ad ingolfare un po' la scena. In ogni caso, per rispondere anche all'altra parte della tua domanda, noi siamo nati come trio. Poi abbiamo avuto anche due chitarre per un pò, per ritornare trio più tardi e ridurci a duo (io e il batterista siamo comunque i fondatori del gruppo).

I Dysmorfic sono un duo basso e batteria. Come mai hai deciso di impostare la formazione senza chitarra? Che tipo di difficoltà incontrate nello scrivere i pezzi? Nascono direttamente dal basso, oppure prima vengono creati con una chitarra?
La formazione a duo basso/batteria è nata perchè ci piace e per una questione di comodità. Dopo un tour in Scandinavia che facemmo nel 2014 il nostro chitarrista sparì dalla circolazione. Niente messaggi, niente risposte alle chiamate, prove saltate... A questo punto le strade erano due: fermare la band per cercare un chitarrista (e insegnare di nuovo i pezzi e tutte queste cose pallose), oppure continuare come duo. Io e Buccia ci intendiamo al volo a suonare, e dopotutto il suono del mio basso è spesso abbastanza per far fronte alla mancanza della chitarra. Così eccoci qui. I pezzi nuovi stanno nascendo senza difficoltà alcuna, ho sempre scritto io la quasi totalità delle musiche, o direttamente col basso, o alla chitarra acustica (anche quando avevamo la chitarra). Una volta che ho i giri base (che magari mi registro in casa con uno Zoom per poi mandarli via email al Buccia) li arrangiamo in sala prove. Di solito il risultato finale non è tanto distante dalla struttura finale, almeno con i pezzi più nuovi, a parte magari qualche spruzzata di pepe in più.

I testi del gruppo sono molto diretti e trattano del marciume che ogni giorno ci tocca da molto vicino. Da cosa trai l'ispirazione per scriverli? Posso azzardare il fatto che ci sia un filo invisibile che li collega tra loro?
I nostri testi io li chiamo socio-personali, cioè mostrano il mio punto di vista su temi sociali o politici (corruzione, guerra, la bugia della democrazia e altro). L'ispirazione è facile averla, tutti i giorni quando ci si alza dal letto... La tua intuizione è giusta, cioè, non ci avevo mai pensato al filo conduttore ma sì, mi sa che puoi vederla così hahaha!!! In realtà poi tutti possono trarre le idee che vogliono se leggono i nostri testi, non siamo mica certo qui ad imporre nulla!

Ho avuto modo di vedervi suonare dal vivo ed il vostro approccio è molto asciutto e privo di fronzoli. Come mai hai deciso di impostare i vostri concerti in questa maniera? Puntate davvero tutto sull'impatto delle vostre song, ma senza lasciare nulla al caso...
Mhm... Per noi il grindcore dal vivo deve essere come su disco: senza fronzoli, via il contorno e dritto al sodo. Non abbiamo nulla contro chi argomenta i pezzi ed introduce il suo messaggio, anzi, ma noi non amiamo fare sermoni tra un pezzo e l'altro. Dopo tutto la gente va al concerto per sentire la musica, se poi è interessata al messaggio anche meglio, allora me lo chiederà giù dal palco con una birretta o si leggerà i testi dai dischi. Poi sul fatto che non lasciamo nulla al caso dipende: tendiamo ad essere molto veloci e precisi dal vivo, dopo tanti anni l'affiatamento è tanto, ma come forse avrai visto anche tu, a volte le jammate ci sono per riprendere i binari quando si scazza hahah!!!

Curiosando sulla vostra pagina Facebook, ho notato che c'è un terzo membro nella band, tale Dustin, che si occupa dell'aspetto grafico delle vostre release. Chi è? Come siete entrati in contatto e come vi trovate a collaborare con lui?
Ah si! Dustin è un nostro grande amico californiano. Ci ha contatti ai tempi del tour sulla West Coast con i Repulsione, nel 2013, chiedendoci di fare le grafiche per il tour. Ha detto che gli piacevamo ed era carico. Ha fatto un lavoro stupendo per quel tour, anche per alcuni poster, e da allora è il nostro grafico ufficiale. Copertine, flyer (anche per concerti qui in Europa)... ci siamo visti anche di persona ovviamente ed è una persona veramente gentile e umile. È per questo che abbiamo voluto metterlo nella line-up della band.


Recentemente siete stati in tour negli States per la quarta volta. Come è andata? Che tipo di risposta avete ricevuto? Come vi hanno trattato? Com'è il fan medio americano di grind core? Mi pare che abbiate suonato anche con dei gran bei gruppi... Qualche interessante aneddoto da raccontarmi?
L'ultimo tour sulla West Coast è stato il quarto, ed è andato davvero bene. Siamo stati molto contenti perché è stato il primo tour esteso con la formazione a due (avevamo già fatto numerose date, ma ancora non un tour di questo tipo) e devo dire che l'accoglienza è stata ottima. È ovvio che in parte ci conoscevano già perché dopo anni che torni là il seguito te lo crei, ma comunque bello dal nostro punto di vista proprio per il discorso della line-up. Riguardo al trattamento, è normale che ti trattino bene. Ormai abbiamo amici veri laggiù, ma in ogni caso quando tu vai a suonare in America, è come quando un gruppo estero viene qui da noi: la risposta è sempre bella ed il trattamento sempre buono perché “c'è il gruppo estero”, mi spiego? Non ti so dire com'è il grindcore fan medio, abbiamo incontrato dagli skater, ai crustie, ai cholo... Persone che spesso hanno problemi in famiglia ma che hanno trovato pace nella musica. Ex-gangster, persone normali, ragazzini e old-schooler... E devo dire che questo mescolarsi di cose mi piace molto! Gli aneddoti che ho da raccontare sui tour americani ti occuperebbero troppo spazio... Dalle ruote bucate in autostrada e il meccanico che si fa pagare in maglietta e 7” del tour, all'aver suonato in un negozio di dischi, o in un tattoo shop prima dell'arrivo della polizia... Dall'incontrare Mike dei CapCas che ti scruta mentre suoni dalla tua parte del palco e poi ti dice: “Ho una band anch'io, non è che mi spargi un po' di nostri adesivi in giro per favore?” - “Ci chiamiamo Capitalist Casualties” (!!!), a Oscar dei Terrorizer che vuole una foto con noi (??????)...

Sempre inerente al tour in America: come è partita la cosa? E' stato complicato organizzarlo? Il fatto che ci siate state altre due volte in precedenza vi ha in qualche modo facilitato la fase di organizzazione? Come avete gestito gli spostamenti tra un concerto e l'altro?
Quest'ultima girata negli States è stata la cosa più ridicola da organizzare che abbia mai fatto, ahahah!!! Ovviamente l'esserci stati tante volte ha aiutato, per cui io ho solo contattato i nostri amici e tutto è venuto da sé in un baleno. Un paio di problemucci ma nulla di che, ordinaria amministrazione, per il resto facilissimo. Gli spostamenti li abbiamo fatti con il nostro amico Fivel, di L.A., nella sua macchina. Un tour in macchina con tre persone totali è la cosa più comoda del mondo!

In passato avete suonato in alcuni festival molto prestigiosi come Obscene, the Bloodshed e molti altri. Che ricordi hai?
I festival non mi piacciono granché, anche se suoni con grandi nomi. Troppe ore in ballo, molto dispersivi a livello di contatto umano... Molto meglio i concerti in piccoli posti. Mi ricordo il cantante dei Doom che voleva regalarci un sacchetto pieno di speed la mattina dopo il Bloodshed 2011 perchè per loro era troppa finirla prima del confine, ahahag!!!

Avendo una così grossa esperienza all'estero, che tipo di differenze riscontri con il nostro paese? Anche a livello di pubblico...
Per me la differenza principale è che organizzare date all'estero è più facile. Qui in Italia i tempi di risposta sono biblici e ti perdi in un sacco di mezze sillabe ni-ma-boh... Oltr'alpe e oltre oceano invece le cose sono più veloci, cioè, cazzo ci vuole, o si suona o no, mica c'è una via di mezzo. Però sai, non so se questo sia dovuto al fatto che accennavo prima, “il gruppo dall'estero”, forse questa condizione discrimina i gruppi locali quando suonano nel loro stato. A livello di pubblico non lo so, non siamo un gruppo che si cura molto del pubblico, non ci interessa tantissimo se siano dieci persone o cinquecento ad ascoltarci, l'importante per noi è dare sempre il massimo per chi c'è e divertirci con loro. Sia in Italia/Europa che in America abbiamo avuto concerti pieni e concerti vuoti, per cui non saprei proprio.

Una cosa che apprezzo molto dei Dysmorfic è il fatto che continuate imperterriti a muovervi all'interno dell'etica do it yourself. Non hai mai pensato di portare il gruppo allo step successivo, cioè su un piano un po' più alto? Te lo chiedo perchè molti combo grind core prima partono dall'undeground più puro per poi finire su etichette medio/grosse... Avete mai avuto proposte in tal senso?
Per noi il “DIY oppure no” non è neppure concepito, non so come dire... Non comprendo proprio quella locuzione. Abbiamo sempre fatto le cose per conto nostro e con l'aiuto di amici fidati che (nella maggior parte dei casi) conosciamo personalmente, perché dovrei delegare ad altri quello che faccio io con i miei amici (e lo facciamo pure bene)? Ognuno agisce come meglio crede e rispetto chi vuole arrivare allo “step successivo”, ma per noi non c'è nessuno “step successivo”, anzi forse siamo addirittura oltre perchè siamo più liberi che l'essere incasellati in uno step...

Sempre in riferimento alla domanda di prima, non credi che il muoversi da soli o tramite etichette molto piccole possa aiutare ad aver un maggior controllo sulle release e sulla cura che ruota attorno ad esse?
Hai perfettamente ragione Paso. Il discorso è valido, come hai detto tu, sui dischi e la distribuzione, ma spesso si applica anche nei tour. Voglio decidere io quando andare in tour, per quanto tempo, dove e con chi.

Le vostre uscite sono tutte su etichette differenti. Quali sono quelle con cui ti sei trovato meglio e quelle peggio?
Ci siamo trovati bene con tutti. Non è stato un rapporto di lavoro, si è trattato sempre di cooperazione. Siamo amici tutt'ora con tutti quelli che ci hanno aiutato nel corso di tutti questi anni, e, anzi, ancora una volta, li ringrazio e li abbraccio!


Nel gruppo sei tu che tieni i contatti e ti occupi delle uscite, oppure ti dividi equamente i compiti col batterista? Te lo chiedo perché essendo solo in due in teoria dovrebbe esser molto semplice l'aspetto organizzativo...
Io mi occupo di tutto da sempre, fin dall'inizio c'è stato un accordo non detto e non scritto ma che si sapeva che era così. Mi occupo di booking/contatti, uscite eccetera. Mi piace molto e mi è sempre piaciuto, l'essere bilingue inglese mi facilita. Buccia non parla inglese, si occupa della batteria e dell'arrangiare molto meglio di come faccio io le canzoni che scriviamo.

Da un tuo recente post su Facebook, il gruppo si sta prendendo una pausa dopo il concerto tenutosi al Freakout con O e Fuck The Facts. Ho letto che state scrivendo del nuovo materiale... Cosa dobbiamo aspettarci? Prevedi che ci saranno delle evoluzioni nel vostro modo di comporre e suonare?
Si, la pausa c'è perché abbiamo tutti e due lavori nuovi, il mio soprattutto mi impegnerà molto durante tanti weekend, quindi abbiamo bisogno di vedere come organizzarci. Ci stava fermarci un po' comunque perché ultimamente abbiamo suonato tanto e avevamo bisogno di un po' di tempo per noi. Stiamo comunque provando e le idee in testa sono tante. I pezzi non sono tanto distanti dal solito materiale, magari in alcuni ci sono dei passaggi un po' più strambi perché adesso che non ho la chitarra tra i coglioni posso pirurarmela bene con il mio basso, ma di media abbiamo delle belle bordate! Saremo un po' lenti a finire e registrare, lo siamo sempre stati, ma abbiamo in ballo un paio di split da paura!!!

Finito. Aggiungi pur ciò che vuoi e grazie del tuo tempo...
Ringraziamo noi te, Paso, per il tuo tempo e supporto, oltre a quelli che hanno letto l'intervista o ci hanno in qualche modo supportato negli anni.

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