domenica 6 marzo 2016

LOIA.


Mi sono imbattuto nei LOIA dopo aver visto il flyer di uscita del loro primo disco "Nodo Alla Gola". Come spesso accade, sono rimasto molto colpito dalla grafica della copertina che mi ha incuriosito ulteriormente. Trovato il loro Bandcamp, ho potuto ascoltare il disco, confermando ciò che avevo intuito sin da subito: sono una bomba. Blackened Hardcore con qualcosa da dire. Di seguito trovate l'intervista a cui hanno risposto tutti e tre i membri della band, ossia Camilla, Stefano e Andrea. Buona lettura.

Partiamo con una domanda banale, ma che muoio dalla curiosità di soddisfare: il nome che avete scelto per la vostra band cosa significa?
Camilla. Il nome LOIA mi è venuto in mente per vari motivi. Sono convinta che una sola parola sia la scelta migliore per un nome di un gruppo e mi piaceva il fatto di usare un termine toscano che ricordasse la nostra provenienza (qui c'è dell'orgoglio).LOIA significa sporcizia, unto. Mi pareva appropriato e poi fa rima con un sacco di cose belline.

Andrea. La LOIA in dialetto toscano, ma anche emiliano è l'unto, il sudicio che si ritrova sulla pelle e sugli abiti, dietro al collo alla fine di una giornata di lavoro. Quando Camilla l'ha proposto mi ci è voluto del tempo per digerirlo, ma alla fine era il nostro.

Stefano. Sporco difficile da togliere. Personalmente lo intendo anche in senso psicologico: quando ci si trova ad essere prigionieri di certi schemi caratteriali che innescano circoli viziosi difficili da superare e che ci inducono a ripetere sempre gli stessi errori. Questo “sporco” purtroppo o per fortuna non può essere sempre eliminato e a volte è come se ci rappresentasse in qualche modo.

L'universo che i Loia esprimono, partendo dalle grafiche, passando per i testi e finendo con l'aspetto prettamente musicale è terrificante e senza speranza alcuna. Come mai avete deciso di dare questo tipo di impostazione al vostro progetto? Siamo davvero spacciati o c'è ancora un barlume di esperienza?
Camilla. Direi che il nostro suono da un'ambientazione appropriata alle tematiche che trattiamo. Rispecchiano il nostro pensiero, non c'è alcuna speranza per nessuno di noi, l'umanità è marcia e ci auguriamo che tutto questo finisca prima possibile. Demo, sigla.

Andrea. La speranza è l'ultima a morire, anche per noi, ma abbiamo deciso di dare questa impostazione al nostro progetto perché la realtà che ci circonda crea mostri e le nostre vite spesso sono incubi ad occhi aperti. “La malattia, il tempo parassita, capitalismo, la mercificazione della vita.”

Stefano. Tutti e tre veniamo da storie musicali e di vita diverse (anche anagraficamente parlando, dato che sono un “vecchietto” rispetto a loro). Ci accomuna però questa visione del mondo e di come esso vada rappresentato sotto forma di musica. Aggrapparsi troppo alla speranza (come disse con parole più belle delle mie Monicelli) ti fa vivere con l'illusione di aspettare un domani migliore, ma se il “tuo oggi” fa schifo e resti fermo ad attendere, cambierà molto poco...

La cover che avete utilizzato è ricca di simboli e significati nascosti, a parer mio. Potete spiegarmela dettagliatamente? A chi vi siete affidati per la sua realizzazione?
Andrea. La cover è opera di Stefano, abbiamo concepito assieme alcuni dettagli e dato spunti, ma è lui la mente dietro le grafiche dei LOIA.

Stefano. La cover e tutto il resto lo abbiamo concepito insieme. Della realizzazione finale me ne sono occupato io, ma comunque è stato un processo circolare che ha coinvolto tutti e tre. Per il prossimo disco, per esempio, potrebbe essere Camilla a disegnare i nostri deliri, eheheh! Si! Ci sono dei simboli dietro, e al di là della presenza di “triangoli e caproni” molto in voga in questo periodo, essi non sono piazzati lì a caso. Il teschio, infatti, rappresenta un fauno, che nella mitologia era solito manifestarsi a mezzogiorno, quando l'uomo è una sola cosa con la propria ombra (che infatti non si vede) e viene a contatto con la parte oscura di sé. Il serpente dietro riprende il concetto di circolarità dell'uroboro , ma al posto della coda c'è un'altra testa di serpente a simboleggiare la lotta che si fa affinchè non si ripetano le stesse dinamiche che ci portano a fallire. Un eterno ritorno ma scandito dal libero arbitrio. Il triangolo è semplicemente perché siamo in tre e non ha particolari riferimenti con gli elementi. Diciamo che nel logo abbiamo cercato di sintetizzare graficamente quello che esprimiamo nei testi e nella musica.

Nella presentazione che accompagna la vostra pagina Bandcamp, è riportato (più o meno) che lo sporco che ci accompagna e che ci ricopre è il capitalismo e il tempo. Trovo questa definizione molto interessante. Potete spiegarmela? Che tipo di "cura" proponete per cercare di venirne fuori?
Andrea. La vita nella società capitalista è costruita su false necessità, a seconda della classe di appartenenza. La costrizione del lavoro inteso come vendita della proprie capacità, del proprio corpo e del proprio tempo, invece che come espressione delle proprie capacità e nobilitazione di sè stessi. La soluzione pratica al momento non è visibile, la teoria la scrisse Marx ed è fruibile da tutti (ops l'ho detto, scusa Frenz). L'unica cosa da fare è organizzarsi, seguire esempi positivi come quello delle lotte sindacali del SI COBAS, la lotta degli operai della logistica. Lottare per i propri diritti e la propria dignità senza mollare. Uniti si vince.

Stefano. Questa è per Andrea! Mi trovo comunque molto d'accordo sul tempo ed il capitalismo che secondo me è all'origine di tutto lo schifo o quasi che abbiamo attorno, discriminazioni e malattie croniche comprese.

I LOIA hanno un suono decisamente pesante e nero, che a me piace chiamare blackened hardcore. Siete daccordo con questa mia definizione?
Camilla. Blackened Hardcore suona bene! E' difficile da pronunciare però.

Andrea. Non mi sono mai soffermato sul cosa siamo o meno, credo che quello che è venuto fuori dalla nostra unione è un punk/hardcore rabbioso e tagliente, una nostra reinterpretazione personale del genere. Ognuno può darci le etichette che gli pare, noi quello che speriamo è che le persone si ritrovino nel nostro rumore. Per te siamo blackened hardcore, per alcuni amici padovani facciamo power violence. L'importante come dicevano i Bones Brigade è “All go, no slow”.

Stefano. Definizione bellissima. Mi sa che te la freghiamo!

Per ciò che riguarda le vostre influenze musicali, letterarie e artistiche, da chi prendete ispirazione?
Camilla. Per trovare spunto per i LOIA, mi oriento verso i primi gruppi hardcore punk (visto la totale mancanza di impostazione) e alcuni gruppi crust tamarri. Il mio primo amore è stato il punk rock inglese e americano, il rock'n'roll come le Runaways, gli Stooges,Lou Reed, eccetera. Il power pop. In più sono una glamster senza speranze e ne vado fiera. Si può dire che ascolto un sacco di roba diversa. E' difficile da sintetizzare in poche righe. Influenze artistiche sono le tonnellate di fumetti che ho macinato: Robert Crumb, Peter Bagge, striscie americane, Pazienza (ebbè) e Frigidaire grazie ai miei genitori e anche qui mega-listone che vi risparmio. Mi piace l'immaginario americano anni 70/80 anche riguardo i film, sia mainstream che di nicchia.

Andrea. Per quanto mi riguarda sono partito da un passato di verdura di punk/rock e hardcore melodico che tutt'ora mi accompagna, passando dalla vecchia scuola per arrivare a sonorità molto più pesanti. L'aver brutalizzato il proprio udito, almeno per me è stato un processo lento, ma inevitabile. Organizzare concerti negli anni mi ha permesso di venire a contatto con persone molto diverse che hanno aggiunto qualcosa al mio bagaglio musicale, e hanno spesso confermato che ritrovarsi nelle canzoni di qualcuno non fa di lui una bella persona. Tra tutti in questo momento mi piace ricordare i Sottopressione, il disco omonimo con Maio alla voce per me è poesia. Volevo citare un testo, ma dovrei inserirli tutti per intero. Degli anni '80 i Big Boys e i Necros. Poi i No Class di “Tired. Bored. Angry. Violent”, gruppo di pochi anni fa, già sciolti, con una violenza da pelle d'oca. Chain Reaction con “Up Against The Wall”, i Fall Of Efrafa (anche se odio il fatto che adesso qualsiasi gruppo con loro componenti sembra debba valere un ascolto), Bones Brigade, uno dei concerti più belli visti in vita mia, gran gruppo di cazzoni, suonavano da paura. Suicidal Tendencies, soprattutto i pezzi in cui esce la loro vena funky, i Violator. Ce ne sono troppi e dovrei fare un bignami. Ascolto molte cose fuori tema e mi piace spaziare, amo alcuni dischi dei Groundhogs come “Blues Obituary” e “Thank Christ For The Bombs”, un disco dei Thin Lizzy, il cantautorato brasiliano, De Andrè e i primissimi dischi di Guccini. Citando Snoopy: “Non posso farci niente, i miei piedi amano la danza”. Per la letteratura Jack London con “Il Popolo Dell'Abisso”, “Il Tallone Di Ferro” e i suoi racconti come “La Peste Scarlatta”, “Prima Di Adamo” hanno costruito le fondamenta del mio immaginario malato, la mia rabbia contro una rivincita sociale necessaria, ma che ancora non arriva. Il disgusto e l'odio per l'oppressione del forte sul debole. Amo i quadri di Caravaggio, quello sporco tirato in faccia senza fronzoli, un pugno in faccia al mondo, sono incantato dalle realtà folli e visionarie di Bosch e Bruegel.

Stefano. Premesso che ascolto molta roba diversa, per i riff ti potrei citare il death/black scandinavo di fine anni '90, l'hardcore anni '80 (italico e non) e alcune cose più “post” come Unsane, Converge o Neurosis..con un pizzico di crust. Quello che ci tengo a sottolineare, è che in ogni pezzo ci sono dei “tributi” più o meno espliciti a gruppi che conosciamo o con i quali abbiamo suonato, come Hate&Merda, Si Non Sedes Is, Noia, La Cuenta, Spettro ed altri ancora. Personalmente questo disco è un omaggio anche alla loro musica (spero non si offendano) ed al fatto che mi hanno stimolato a tornare a suonare.


Un testo che mi ha particolarmente incuriosito è quello del brano "Cooperative Sociali". Vi va di spiegarcelo? Qualcuno di voi ha avuto esperienze all'interno di esse?
Andrea. “Cooperative Sociali” parla di come spesso dietro una maschera di onestà e altruismo si celino invece le peggiori forme di sfruttamento del lavoro e dell'uomo. Le cooperative sociali rappresentano spesso quanto di più marcio possa esserci in giro, soprattutto in un momento come questo dove i tagli sono all'ordine del giorno, foraggiate da appalti pubblici, coperte da contratti che autorizzano forme di lavoro e retribuzione più simili al volontariato che ad un salario.

Stefano. Andrea a volte scrive i testi di getto, subito dopo certe discussioni che facciamo in sala prove. Io faccio l'educatore per una cooperativa sociale e comunque tutti e tre conosciamo certe dinamiche malate che stanno dietro a certi organismi. La critica è rivolta ai piani alti della piramide che a volte portano chi lavora più giù ad auto-sfruttarsi per una misera paga, con risultati negativi sugli utenti (che poi è la cosa che conta di più). Di sicuro ci sono professioni peggiori e dalle persone con cui si lavora si riceve molto. Se avessi fatto il ragioniere forse non suonerei nei LOIA, ecco...

Questa è una domanda per Camilla, la vostra batterista. Come vedi la scena hardcore punk dal tuo punto di vista al femminile? Mi spiego meglio: in teoria la scena dovrebbe essere "impermeabile" a certi atteggiamenti sessisti e maschilisti, ma molto spesso non è così. Cosa ne pensi? Qualcuno dice che l'hardcore è una cosa prettamente da maschietti e che si stava meglio quando non c'erano ragazze ai concerti... Cosa rispondi a chi afferma ciò? Non ti pare che molto spesso le ragazze che frequentano il giro, tolta qualche eccezione, siano un pò troppo interessate all'apparenza e un pò di meno alla sostanza di quello che in fin dei conti in teoria dovrebbe essere qualcosa di più che un semplice genere musicale?
Camilla. Questa è impegnativa! Faccio una premessa: io non ho simpatia per le “scene” in generale. Non mi ritengo appartenente a nessuna di queste e parlo quindi da esterna. Non credo in questo sistema perché mi ha sempre fatto specie l'idea di un gruppo di persone che ragiona allo stesso modo e fa le stesse cose. A me piace farmi i cazzi miei. Credo che nessun ambiente musicale sia immune da stereotipi vari, compreso quello riguardante il genere femminile (le ragazze non sanno suonare, non capiscono un cazzo di musica, e stronzate così) tanto meno quello hardcore che è sempre stato molto rigido, settoriale e prettamente maschile. L'unica cosa che posso dire è che se il fatto che una ragazza suoni può dare noia a qualcuno... Cazzo, lo faccio ancora più volentieri! Non conosco molte ragazze ma a mio parere il vestirsi in maniera più o meno curata non c'entra un cazzo con la passione che una/o può avere per la musica. Io a casa ho caterve di vestiti e scarpe e mi piace tirarmi un po' quando esco, quindi? Ho meno voce in capitolo di qualcun altro che ha solo una felpa nera e 14890 maglie di gruppi? Non credo proprio.

Tra qualche tempo uscirà il vostro primo vinile. Come è avvenuto il processo di creazione? Che tipo di difficoltà avete incontrato? Ne siete soddisfatti oppure, potendo tornare indietro, cambiereste qualcosa?
Camilla. Registrare è stato tremendo! Mi è piaciuto un sacco ma mi ha stressato come una cavia, è stato strano. Vorrei aver avuto un po' più di tempo ma il nostro esimio “produttore” è stato categorico. Credo che comunque non avrei fatto un lavoro migliore in nessun caso.

Andrea. Sinceramente ne sono soddisfatto, il processo di creazione è una fusione tra le nostre menti malate, ognuno aggiunge qualcosa. Del disco sicuramente oggi cambierei qualcosa, alcune cose le canterei in maniera un pò diversa, ma credo questo sia normale. Le difficoltà sono state azzerate da Lorenzo Bellia (Hammered Sound Studio, Noia e Barbarian). Tornando indietro non cambierei niente, addirittura durante il primo giorno della registrazione del disco a Firenze c'è stata una tromba d'aria che ha colpito proprio il quartiere della sala prove dove eravamo, sono caduti diversi alberi intorno e le strade erano allagate, sono dovuto tornare a casa in macchina con Camilla abbandonando li il mio fedele motorino. Il giorno dopo tornando a piedi con Stefano alla sala era un cimitero di tegole e alberi sradicati. Un segno del destino?

Stefano. Siamo nati quasi per caso e per gioco due anni fa precisi. Io non suonavo in un gruppo dal '97, la ruggine era tanta e pure senza strumentazione, tuttora poco adeguata per riprodurre live il suono che il grande Lorenzo Bellia (Hammered Sound Studio) è riuscito a tirarci fuori. Comunque siamo stati abbastanza veloci nel comporre il disco, e la cosa che mi piace è che al di là della sporcizia e dell'imperfezione che ci caratterizza, credo sia abbastanza vario. Solitamente possiamo partire da un riff o un tempo di batteria ma poi in base al testo e alla metrica vocale ri modifichiamo tutto in maniera circolare. Potendolo rifare avrei cambiato qualcosa ma non molto, perché in effetti rappresenta perfettamente quello che siamo sia nel bene che nel male. Risulta molto vero, come hai sottolineato anche tu.

Il vostro disco "Nodo Alla Gola" esce come coproduzione fra varie realtà. E'stato difficile organizzare il tutto?
Andrea. Avendo sempre girato per circuiti DIY è stata una scelta facile, abbiamo scritto un pò a tutti, è stato bello avere risposte positive anche quando non c'era la possibilità di dare una mano. Alla fine la cosa che più mi interessava era avere responsi positivi da persone che ascoltano questo genere, indipendentemente dalla partecipazione o meno. Non poteva andarci meglio di così per il primo disco.

Stefano. Non finirò mai di ringraziare abbastanza tutti coloro i quali ci hanno aiutato sborsando gli euro per noi. Mi sento quasi in colpa...

Solitamente suonate in posti auto gestiti. Contate di suonare anche in locali come i pub?
Camilla. Mi sento più a mio agio a portare le nostre tematiche in spazi autogestiti che non in qualche pub o locale random con biglietto e tessera annuale, ma non li rifiuto a priori. Suonare (e supportare) ambienti che fanno dell'autogestione e auto produzione un dato di fatto riesce a mantenere un rapporto con le persone che non sia solo di musicista/spettatore. Suonando coi LOIA ho avuto modo di scoprire molte realtà in cui le persone si fanno un culo della madonna per mettere in piedi serate in cui la gente si diverte, parla e si confronta. Queste cose vanno mantenute in vita, assolutamente.

Andrea. Ormai sono diversi anni che organizzo in posti occupati e sempre con una mentalità DIY, ho cominciato perché nella mia città non c'era nessun posto che faceva suonare i gruppi che mi piacevano, quindi ho deciso di mettermi in gioco, avevo 16 anni. Ha avuto inizio tutto da li. Si credo sia ancora importante, gli spazi sociali sono sempre meno e la repressione è sempre più forte. C'è bisogno di organizzazione per contrastare questa crisi. Per me siamo un gruppo punk/hardcore, quindi in qualche modo politicizzato, anche se ognuno può avere le sue sfumature, per questo mi fa piacere se posso suonare in posti autogestiti. Suoniamo anche in locali, l'importante è la sintonia con le persone che gestiscono lo spazio, in alcuni posti i centri sociali non esistono proprio.

Stefano. Credo che proprio in questo periodo storico sia importantissimo supportare e promuovere la presenza di spazi autogestiti, e lo dico pur essendo un vecchio pantofolaio che negli ultimi anni li frequenta poco. Sbagliando... E' un momento di merda nel quale prendono consenso movimenti fascistoidi che cercano tutti i travestimenti possibili ed immaginabili per mimetizzarsi con atteggiamenti ambigui hipster-dadaisti ed altre cazzate. Per me Giovanni Lindo Ferretti lo può pure fare per provocazione di andare a ritirare il premio Atreyu e dire che “Un governante deve difendere i propri confini ” ma io lo giudico un imbecille comunque. Scusa lo sfogo.


Parlando con un mio amico di ritorno da un viaggio dalla Germania che ho fatto di recente, mi ha detto che quello che manca all'hardcore di oggi è l'attitudine. Manca quel fattore di rottura e scardinante che invece era presente molti anni fa. Vorrei conoscere la vostra opinione a riguardo.
Andrea. Può darsi abbia ragione, non so chi sia questa persona, se ancora si vive le situazioni, va ai concerti, se quando vede un gruppo ha ancora “quel sudore sulla pelle, quella rabbia sulle spalle”. Non vorrei che si cadesse nel facile gioco della mitizzazione di qualcosa che non c'è più. Nel disco c'è un pezzo, “Idolatra”, che parla proprio di questo. E' riferito ai “mostri sacri” della scena punk e per l'appunto all'idolatria loro riservata con discorsi del tipo: “Perchè sai quello è...”, forse uno stronzo come tanti. Allo stesso tempo un concerto punk non è la gita delle medie e se vuoi solo far festa, forse questo non è il posto giusto per te. Punk/hardcore per me vuol dire essere anti capitalista, contro ogni forma di sfruttamento, poi puoi declinarlo come vuoi, ma credo che sia una base imprescindibile da cui partire, tutto il resto è noia. Le cose vanno messe nel loro contesto, oggi abbiamo una crisi economica devastante che ci spezza le reni, eppure non mi sembra ci sia tutta questo movimento sociale, ci siamo tutti arresi? Perché invece che mantenere quel minimo di attitudine la scena hardcore si va invece spegnendo, cosa siamo ormai? Solo Vans e distintivo? Perché solo pochi stronzi parlano delle lotte che avvengono dentro e fuori del proprio territorio per dargli risonanza e spesso solo di animalismo/anti specismo? Siamo tutti incentrati solo sul nostro io, sul protagonismo spicciolo e sui propri problemi personali. Le persone cercano soluzioni per dimenticare le proprie vite di merda. Sinceramente non mi piace giudicare gli altri e questi discorsi generici spesso si perdono nel niente. Puoi però dire al tuo amico che noi LOIA l'attitudine pensiamo di averla ancora. Presunzione? Forse.

Stefano. Stilisticamente parlando, credo che andrebbero digerite un po' di più le influenze che si hanno e non cercare di essere uguali ai propri punti di riferimento. Se leggi i gruppi che ascoltavano i Black Flag o i Fugazi (solo per fare un esempio) sembra impossibile che abbiano tirato fuori quel sound. La massima forma di rispetto verso un maestro credo sia fare propri i suoi insegnamenti, adattandoli a se stessi. Lo so che non è facile e figuriamoci se ci riesce.

Dal punto di vista live, che tipo di impatto avete? Suonate i vostri pezzi cercando di mantenerli il più fedele possibile al disco, oppure li cambiate e li suonate con maggior foga ed energia?
Camilla. Cerco di fare più casino possibile senza spaccare roba. A volte ci riesco, altre no...

Andrea. Per me il live dev'essere come un cazzotto nello stomaco, veloce e d'impatto e finire prima che uno sia riuscito a riprendere il respiro. Cerchiamo di dare il massimo, il live ovviamente ha sempre un effetto diverso rispetto al disco secondo me. In più il fatto di essere in tre è la nostra forza da una parte, ma ci limita dall'altra, per fortuna ci sono Stefano e Camilla che hanno stoffa da vendere. Heavy Metal LOIA, tutto il resto è noia.

Stefano. Dal vivo cerchiamo di suonare (quando ci riesce) i pezzi parecchio di fila, senza troppe pause tra uno e l'altro. Cambiano poco rispetto al disco: forse sono suonati un po' peggio ma cerchiamo di metterci la foga giusta.

Una cosa che non ho ben capito è in quanti siete nei Loia... Ho notato che non avete il bassista...
Camilla: Siamo in quattro, ma Kenny muore sempre.

Andrea. Siamo tre bastardi. Quando abbiamo cominciato, il gruppo ha preso forma da un'idea di Camilla una sera durante una birra, erano mesi che voleva formare un gruppo. Ha proposto di sentire Stefano per la chitarra, poi non abbiamo trovato un bassista e ce ne siamo fregati, volevamo suonare. Ora siamo noi tre e per adesso rimaniamo così.

Stefano. Siamo in tre: voce, chitarra e batteria. Non è una strada semplice per il “genere” che facciamo e dovrò di sicuro comprarmi un amplificatore migliore di quello che ho al momento, ma ci va bene così!

In questi giorni si sta legiferando sulle unioni civili, e come al solito il chaos regna sovrano. Voi che tipo di posizione prendete?
Camilla. Io sono assolutamente contro il concetto di famiglia.

Andrea. Credo che non ci sia nemmeno da discutere su una cosa del genere, purtroppo penso che sia soltanto una manipolazione dell'opinione pubblica per distoglierla da altri problemi. Come ha detto un amico: “La sola famiglia che mi piace è quella dei Bonobo. Spariscano le unioni civili, religiose e le adozioni privatistiche, io posso essere padre, nonno e figlio di chiunque mi adotti senza gelosia e comunque figlio di una specie che non mi vuole. Viva la vita, la sessualità e le riproduzioni gioiose, a morte il capitale, la religione e le loro guerre.”

Stefano. Parlo a titolo personale: mi sembra fantascienza che una persona debba chiedere il permesso o un certificato di “idoneità” per “regolarizzare” agli occhi dello stato la convivenza con la persona alla quale vuole bene. Come se si dovesse valutare come mangi a tavola o come pisci. Il problema è che, anche su questi temi, a monte ci sono sempre fattori economici ad orchestrare il tutto. Mi piacerebbe che i dibattiti fossero incentrati più su tali aspetti e si guardasse in faccia le realtà. Scusate il materialismo.

Ci sono dei gruppi e delle realtà che vi hanno colpito nella variegata scena italiana?
Camilla. I Beelzebeat sono stati una piacevole scoperta, ci vorrebbero più gruppi del genere e meno tempi dispari! Poi cito anche i Polis Ackel marchigiani, e i Noia con cui suoneremo il 1 Aprile per la presentazione del disco, solo per fare una locandina che faccia rima.

Andrea. Ci sono veramente tanti gruppi molto validi a mio parere al momento, forse l'attitudine non è per tutti la stessa, ma come ho già detto certi discorsi lasciano il tempo che trovano. Adesso mi vengono in mente gli amici Cioran, Beelzebeat, Stormo)), Adamennon e Altaj, The Mild, Zeit, Ape Unit, Flic Dans la Tete, Class (diahane che tiro), Circle of Rats, Siege Stompers, Chains, Misery for a Living, Double Me, Sator. Dalle nostre parti: Ermes anche se ¾ del gruppo dovrebbe tagliarsi i capelli (scusate ragazzi è una mia fissazione), Nido di Vespe, Delorean, Alfatec, Zambra (dio schifoso), La Cuenta (amici con cui ho suonato fino a poco tempo fa) e last but not least Hate & Merda, nostri compagni di disavventure con cui condividiamo amicizia e chilometri, i cui sproni ci sono spesso serviti a farci dare una mossa.
Stefano. Oggettivamente o meno (chi può dirlo) al momento sto ascoltando molto alcuni progetti di nostri amici o comunque di gruppi della nostra zona: Hate&Merda, Nudist, Noia, Alfatec, Il Ventre Della Bestia, Nido di Vespe per citarne alcuni. Spostandoci di qualche chilometro, sono stato folgorato dall'ultimo disco dei Si Non Sedes Is e dagli Stormo, che sono pure giovani e secondo me andranno lontani.


Quali sono i progetti futuri per i LOIA?
Camilla. Cercare di sfornare pezzi tremendi con la vecchiaia che avanza inesorabile.

Andrea. I progetti futuri dei LOIA sono suonare il più possibile, purtroppo non abbiamo molto tempo, ma cerchiamo di ottimizzarlo per arrivare anche alle vostre porte. Abbiamo già pronti alcuni pezzi per un prossimo lavoro e chissà, magari qualche tour. Si vedrà. Livin' la vida LOIA.

Stefano: Alcuni live in vista del disco, ed anche per farsi un po' le ossa perché ne abbiamo bisogno. Poi un successore di “Nodo Alla Gola”, sperando di avere ancora l'energia giusta per suonare... Qualche pezzo c'è già.

Credo di avervi chiesto tutto, grazie del vostro tempo e se volete, aggiungete pure ciò che volete.
Camilla. Grazie mille per lo spazio concessoci, a presto!

Andrea. Grazie per lo spazio Paso. A presto... Speriamo. Yo!

Stefano: Aggiungo solo un grazie abbestia per il tempo che ci hai dedicato e per le bellissime domande. Ciao!

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3 commenti:

  1. bella intervista, come al solito!

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  2. Ma nel lardcor non ci sono donne perchè è un club per gay impenitenti?

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