lunedì 13 giugno 2016

Ancient Cult.


Gli Ancient Cult sono un'esperienza appagante sia dal punto di vista musicale che visivo. Istrionici e teatrali, i nostri fondono alla perfezione l'hard rock di matrice anni '70 con il roccioso e spigoloso doom. Il tutto condito da un pò di proto metal che non guasta mai. Alle mie domande hanno risposto Dave J. Vargar (voce) Frank Van Hell (Chitarra) e Marzia Free Romana (Batteria). Buona lettura.

Il vostro cd di debutto si chiama "Goddess Of Solitude". Che tipo di significato si cela dietro ad un titolo dal sapore mistico e misterioso allo stesso tempo?
Dave. La dea della Solitudo altri non è che la nostra meravigliosa batterista! Provengo da studi classici, e la solitudine è un tratto distintivo di Diana-Artemide, dea dei boschi, delle fonti, della luna, protettrice degli animali selvatici e delle donne. E' stata anche oggetto di culto per la stregheria italica, fortemente repressa dalla Chiesa cattolica. E' inoltre un tratto caratteristico di Ecate, divinità pre olimpica, figlia di Erebo e Notte, accompagnatrice dei vivi nel mondo degli inferi, e anch'essa legata al ciclo lunare e al femmineo. Non posso però negare di aver aggiunto elementi di mia invenzione a questa figura, volendo rendere la Dea della Solitudine un ricettacolo di tutti i significati che mi interessavano delle culture europee pre cristiane, nonché un simbolo riconoscibile da utilizzare per gli Ancient Cult.

Il vostro suono affonda le sue radici nell'occult rock degli anni '70. Questo gruppo è un semplice tributo oppure dietro c'è una sorta di continuazione di uno spirito magico mai sopito?
Dave. Non posso negarti che l'aspetto tributario nella nostra musica sia predominante. Quello che credo sia però la forza degli Ancient Cult è il fatto che queste influenze le ostentiamo, inserendole nei testi, nei titoli delle canzoni, nella struttura compositiva, senza però copiare pedissequamente riff già scritti in precedenza. Un rock come il nostro non può che essere derivativo, è inutile voler fuggire da chi prima di noi ha messo le basi e stabilito anche la fine di un genere. Ciò che possiamo fare per ricavarci la nostra nicchia nel continuum spazio-temporale del rock è scrivere dei pezzi che funzionano e che abbiano sempre di più una loro identità, data dal nostro modo di comporre, dal timbro vocale, dal suono che si siamo costruiti. Per quanto riguarda l'aspetto occulto del nostro modo di intendere il rock, credo che sia marginale. Non c'è nessun interesse da parte nostra nel ripercorrere la via tracciata da Coven o Black Widow, o più recentemente da Blood Ceremony, Devil's Blood o Sabbath Assembly, tanto per citare qualche nome, nella misura in cui non siamo né studiosi né praticanti di esoterismo, stregoneria o affiliati a un qualsivoglia culto.

Ho avuto modo di vedervi suonare dal vivo e oltre ad essere stato rapito da ciò che sprigionate dal palco, ho notato che avete un'atteggiamento molto teatrale (soprattutto tu, J. Vargar) ma allo stesso tempo concreto. Cioè: ok, siamo qui per intrattenervi ma sappiamo pure suonare. Siete daccordo?
Dave. Ti ringrazio personalmente per questa analisi. Parlo per me quando dico che il palco è una dimensione in cui mi sento totalmente a mio agio, dove posso essere e interpretare allo stesso tempo. Gli Ancient Cult non sono però una band al servizio della voce (o della figura del cantante), così come la voce non è soltanto al servizio della musica, in questo forse credo che rientri la tua definizione di concreto.

L'aspetto teatrale, fatto di mosse di pose è a parer mio una delle componenti fondamentali di un gruppo del vostro genere. D'altronde i gruppi ai quali vi rifate mettevano in piedi dei veri e propri spettacoli atti a coinvolgere in maniera totale il pubblico. Accentuerete in futuro questa componente, magari introducendo degli elementi nuovi, oppure credete che vada bene così?
Dave. In effetti stavamo pensando di far servire al nostro pubblico drink con lsd disciolto, e in futuro organizzare uno show di 48h in cui permetteremo ai partecipanti di dormire sul posto. Scherzi a parte, non abbiamo mai seriamente pensato all'aspetto scenico, o a come coinvolgere il pubblico. Quando salgo sul palco sono un animale a briglia sciolta, tutto nasce sul momento, anche in base al mio stato d'animo. Questo non significa che la sera in cui mi sarà morto il gatto assisterete a un pessimo show degli Ancient Cult, però non stiamo al momento valutando la possibilità di trasformare un nostro live in un grande gioco di ruolo corale. Ma, per citare un detto popolare a me caro, di quello che deve venire nessun vecchio si ricorda...

Marzia. Io, che mi diverto tantissimo a suonare in questo gruppo prechè oltre ad amare il genere è anche il mio unico gruppo non punk (così magari imparo a fare qualcosa...), ho deciso di prendermi molto sul serio indossando baffi finti tributando il supremo, Bonzo.

Di recente avete suonato con gli Arcana13 a Milano. Gli Arcana13 sono un gruppo che mette in scena dei veri e proprio concept musicali, ricchi di visionarietà e con il supporto di immagini. Gli Ancient Cult un giorno potrebbero optare per l'uso di immagini ad accompagnare la loro proposta musicale?
Dave. L'apporto di immagini a un'esibizione live è sicuramente dotato di una forza espressiva non trascurabile. C'è da dire però che quella delle proiezioni è una pratica già stata e tuttora ampiamente utilizzata da numerose band, e non so quanto in più possa dare a uno show degli Ancient Cult. Siamo pur sempre una band rock'n'roll che fa del sudore la sua prima virtù! Quello che personalmente mi piacerebbe molto sarebbe studiare uno spettacolo di luci alla maniera dei primi Pink Floyd, in cui essere fisicamente avvolti noi stessi, anche non necessariamente a carattere psichedelico, dal momento in cui questo elemento non è così predominante nella nostra musica (non ancora almeno...).

Frank. Devo dire che il supporto delle immagini funziona molto bene nel caso degli Arcana13, proprio in virtù della peculiarità della loro proposta musicale e testuale. Per quanto riguarda noi, non vedo gli stessi margini di applicabilità... Sarà che sono sostanzialmente legato all’esibizione live come momento di impatto, senza troppi orpelli.

Sempre in tema di concept, vi piacerebbe scriverne uno? Che temi vi piacerebbe affrontare?
Dave. Ho proposto ai miei soci di scrivere un ep di quattro pezzi dedicati a criminali italiani, di cui non svelerò le identità. Per il momento è solo un idea che ha preso forma embrionale nella mia testa, ora preferisco concentrarmi sulle linee vocali e la stesura dei testi del prossimo disco, per questo mini album a tema se ne parlerà in seguito. Ad ogni modo sono sempre stato affascinato dai concept album, un po' perché li considero il trait d'union tra la musica e la letteratura, un po' perché sono uno stimolo e una sfida personale, prevedendo inevitabilmente un approccio diverso, più accademico, se così si può dire, alla creazione di musica e parole. Ho già sperimentato in tal senso con i Bland Vargar, la mia band black metal, anche se il concetto era presente pù nelle parole che nella musica. A questo proposito mi piacerebbe che, se mai dovessimo scrivere un concept album con gli Ancient Cult, ci fosse un andamento più progressivo, con un tema che ritorna in più brani con arrangiamento diverso.

Frank. Sì, concordo appieno sul discorso del leitmotiv, che magari venga associato ad un personaggio della storia che ritorna, oppure a una situazione in particolare. Anche io ho avuto esperienza di concept solo a livello “testuale” (con i Wormhole ne abbiamo realizzati un paio), e proprio per questo mi piacerebbe lavorare in futuro con gli Ancient Cult ad un progetto più ampio, magari adottando per l’occasione un processo compositivo differente. E chissà che non rientri la Goddess come personaggio fondamentale... Però magari aspettiamo il settimo disco, ok?

Potete parlarmi un pò dei vostri testi? Posso considerarli come una sorta di portale di accesso verso mondi paralleli e tutti da scoprire?
Dave. Nei miei testi puoi trovare un po' tutti gli elementi del mio bagaglio conoscitivo, letture, elementi autobiografici, esperienze, interessi. C'è senza dubbio una parte di costruzione di fantasia ad hoc, soprattutto nelle prime liriche che ho scritto per questa band. Per citarti qualche esempio più preciso, il testo di "Vagabonds of the Ancient World" è nato a Praga una notte in cui me ne passeggiavo solitario nei pressi di Ponte Carlo e fa riferimento a come certi luoghi siano carichi di un potere suggestionale così forte da farci cadere preda di paure ataviche incontrollabili. Più in generale parla anche di luoghi a cui noi stessi abbiamo conferito un potere, in questo caso positivo, e a cui ci leghiamo emotivamente. Per questo secondo motivo, spesso sul palco la dedico ad Atlantide, una realtà bolognese di cui ho fatto parte attiva per diversi anni e che ora, a causa di subdole strategie politiche, non c'è più. E ancora, "The Gathering" auspica un ritorno dell'uomo alla natura, "Yule's Day" (scritta da Frank) è tratta dal racconto "Il festival" di H.P. Lovecraft. "Master of Ceremony", un brano che stiamo già da tempo proponendo live e che finirà sul nostro prossimo disco, altro non è che la trasposizione di un sogno che ho fatto. Se questi siano o meno portali verso altri mondi, lo lascio stabilire alla fantasia di chi ascolta.

Il vostro tessuto musicale presenta moltissimi elementi che si incastrano alla perfezioni tra di loro. Vi interesserebbe in futuro sperimentare con strumenti differenti rispetto ai classici basso/chitarra/batteria? D'altronde molti gruppi a cui vi ispirate hanno sperimentato molto, anche in questo senso...
Dave. Ci piacerebbe senza dubbio introdurre le tastiere, siano esse un organo, un synth, un piano a seconda delle esigenze, se non con un quinto elemento in formazione, almeno in sede di registrazione. Marzia nasce pianista, Claudio si sta cimentando sulle tastiere da autodidatta, io ho un po' di esperienza nel manipolare il suono con dei modulatori d'onda, prima o poi metteremo queste conoscenze al servizio della band.

Frank. Ottima l’idea di inserire nuovi strumenti (prima o poi mi deciderò a dedicarmi al flauto, proprio come Iommi), magari lavorandoci tra noi e mantenendo ferma l’idea del quartetto.



La cover degli Ufo "Rock Bottom" posta in chiusura è davvero azzeccata. Come mai la scelta è ricaduta proprio su essa?
Dave. E' iniziato tutto per gioco, considera che inizialmente suonavamo diverse cover per scaldarci in sala prove, Thin Lizzy, Deep Purple, Black Sabbath... Diversi anni fa Frank suonava in una cover band con cui eseguiva “Rock Bottom” e la ripropose a noi, incontrando immediatamente la mia incondizionata approvazione. Abbiamo deciso di registrarla perché proposta dal vivo ha sempre infiammato gli animi, soprattutto della nostra frangia di ascoltatori heavy metal. Diversi ci hanno fatto l'appunto che questo pezzo non è propriamente in linea con il nostro stile, ma non posso che rispondere che ci diverte, lo suoniamo bene e la resa live è indubbiamente energica, ergo continueremo a usarlo come cavallo di battaglia.

Frank. Un pezzo bellissimo, un piccolo capolavoro di proto-metal, con una parte centrale legata comunque a doppia mandata agli anni Settanta. In ogni caso, non posso negare che i tedeschi (Ulrich Roth ed entrambi i fratelli Schenker) facciano parte a pieno titolo del mio gotha di influenze. Nei primi dischi degli Scorpions (quelli con Roth ma anche l’incredibile debut con Michael Schenker alla chitarra) c’era davvero qualcosa di speciale, un mood magico che unisce l’esperienza hendrixiana alla tradizione europea: difficile non rimanerne rapiti!

Il packaging che avete creato per il cd è davvero molto bello ed evocativo. Come siete arrivati a concepirlo?
Dave. La genesi della grafica è stata tanto tormentata quando poi rapida nell'esecuzione, nel momento in cui abbiamo smesso di arrovellarci inutilmente nel foto ritocco di quella che sarebbe dovuta essere la copertina originale. La scorsa primavera facemmo un divertente photo shooting in esterna magistralmente diretto dalla nostra amica Silvia, ma purtroppo la pessima luce offertaci dal sole quel giorno non ci ha poi permesso di avere delle foto decenti da poter utilizzare per una copertina. Almeno non come la volevo io (sono un po' maniacale, chi mi conosce lo sa...). Dopo una serie interminabile di tentativi più o meno riusciti ho deciso molto democraticamente di scartare tutto il lavoro precedente, e la scelta è ricaduta su una rivisitazione tributo della cover di “Living In The Past” dei Jethro Tull (una delle mie band preferite of all times). Gli altri l'hanno subito promossa, soprattutto Marzia, felice di essere finita per la prima volta su una copertina e su di una maglietta (sì, la silhouette è proprio la sua)! Quanto al packaging è stata una scelta di ripiego, per rendere più appetibile un prodotto che non era stato stampato come ci aspettavamo per via di un'incomprensione con la fabbrica.

Marzia. Il nostro amico Zimmy ha preso la foto originale scattata da Silvia, ha estrapolato la mia immagine (avvolta in un mistico lenzuolo da letto) e l'ha trasformata in un'icona/logo. La cosa che mi ha fatto molto ridere è che mi ha allargato lievemente i fianchi per rendermi più giunonica! E poi uno prova a dimagrire, ahah!

Domanda per te, Dave. Dal vivo la tua voce è davvero uguale a quella in sala di registrazione, in più ti riveli davvero istrionico nel tuo modo di cantare e di interagire con chi vi è venuto a vedervi. Che tipo di preparazione adotti prima di suonare? C'è dietro un lavoro oppure è tutto spontaneo?
Dave. Non ho mai studiato canto seriamente, ho alla base solo tanta passione e qualche lezione presa soprattutto per imparare a gestire la respirazione. Prima dei live cerco di non parlare troppo (ho un volume di voce non indifferente quando parlo e mi è già capitato di rimanere afono solo per aver involontariamente urlato durante una conversazione), e non disdegno qualche rimedio naturale, come l'estratto di erisimo o tisane con tanto miele... Non sono un professionista, per quanto abbia intenzione di dedicarmi più sistematicamente al mio "strumento" in futuro, so di poter migliorare molto con un po' di esercizio in più. Quanto al mio atteggiamento sul palco, la scena non serve ad altro che a distogliere l'attenzione dalle mie deficienze tecniche, hehehehe...

A quali antichi culti vi rifate? Credete possano essere anche una sorta di filtro per decifrare gli strani tempi in cui stiamo vivendo?
Dave. Avendo risposto prima alla domanda successiva che a questa, vi rimando ad essa. Posso qua aggiungere che trovo auspicabile il recupero delle culture locali pre cristiane, superando la visione escatologica delle religioni monoteiste. Con questo non voglio necessariamente caricare la nostra musica e il nostro messaggio nè di una chiave di lettura per il disfacimento del mondo occidentale nè cercare di farne un veicolo di tensioni rivoluzionarie che sarebbe azzardato accostare a quello della musica degli anni 60-70. Le avventure di una comunità di anarchici pagani che cavalcano enormi cervi a tre occhi e si cibano di funghi allucinogeni che donano la preveggenza potrebbero altresì essere il soggetto di un futuro concept album degli Ancient Cult... Hehehe...

Marzia. Io non sono devota a nessun culto, ma sento che il paganesimo permea la mia vita di tutti i giorni, quindi credo che sia l'unica sfumatura che concepisco.

Che tipo di rapporto avete con l'occultismo, la magia e in generale l'occulto? Molte persone quando sentono parlare di questi argomenti tirano immediatamente fuori il satanismo et simila. A mio modesto parere, è un pò troppo riduttivo. Come vi ponete di fronte a ciò?
Dave. Come ho già detto, questi aspetti sono abbastanza marginali nella nostra musica. Più che all'occulto e alla magia, quello per cui ho veramente interesse, e su cui tornerò spesso nei testi degli Ancient Cult, sono le culture pre cristiane, le credenze locali delle popolazioni montane, lo sciamanesimo, il culto sì, ma legato soprattuto al rapporto dell'uomo con la natura, prima che la cristianità prendesse il sopravvento con le sue promesse di vita dopo la morte, di pentimento e redenzione, e prima che la natura diventasse nemica del progresso tecnologico, atto di fatto a modificarla. Del Satanismo di comune accezione poco mi importa se non per l'immaginario iconico nella musica estrema, da un punto di vista culturale credo invece che l'unica corrente che merita di essere approfondita sia quella del satanismo gnostico o razionalista. Detto ciò, non ho particolare tensione a parlarne nei mei testi.

Che progetti hanno gli Ancient Cult per il futuro?
Dave. Abbiamo qualche rito in programma ma ci stiamo concentrando soprattutto sulla composizione dei brani che andranno a costituire il nostro prossimo lavoro. Puntiamo a entrare in studio di registrazione entro la fine dell'anno. Stiamo già presentando un paio di pezzi nuovi in sede live, posso solo anticipare che il prossimo disco, pur presentando gli stilemi del suono Ancient Cult, avrà un sapore più vintage, con l'introduzione di nuove influenze.
Frank. Il tutto mantenendo i consueti collegamenti con tradizioni più “oscure”, come la NWOBHM o gli albori del metal italico, ma rivisto in una chiave più organica; sempre e comunque Ancient Cult!

Grazie per il vostro tempo e se volete, aggiungete ciò che volete.
Dave. Grazie Paso per le domande mai banali e per l'opportunità di fare qualcosa di questa fredda e piovosa giornata di novembre (a me ben gradita essendo giugno). Ci vediamo come sempre in prima fila sotto i palchi, carichi e abbronzati! The Cult is Alive, long live the Cult!


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