venerdì 15 luglio 2016

Negot.


I Negot sono una delle band che più mi ha colpito ultimamente. Il loro suono hardcore punk è oscuro e ermetico, ma allo stesso tempo molto evocativo. Hanno da qualche tempo fatto uscire il loro primo lp "Cicatrici", che anche dal punto di vista grafico è davvero notevole. Ho scambiato quattro chiacchiere con Checco, Mauri e Piera. Buona lettura.

La prima cosa che mi ha colpito è l'aspetto grafico del vostro lp "Cicatrici". Una grafica semplice, in bianco e nero che a parer mio descrive perfettamente il vostro modo di suonare punk in modo oscuro. Siete daccordo? Potete parlarcene un pò? Come avete sviluppato l'idea? L'avete realizzata da voi oppure vi siete fatti dare una mano da qualcuno?
Checco. Avendo pronto il materiale sonico da far uscire in un formato lp eravamo nell'arduo momento di scegliere foto, grafiche, font da usare per la copertina, eccetera. Stavamo raccogliendo le idee, foto, ecc. per la copertina e gli interni del disco e pensavamo di "delegare" la parte grafica a qualche pazzo grafico visionario nostro amico. Cosi’ da rimanere estranei alla creazione del tutto ma nello stesso tempo i primi spettatori/fruitori dell’altra parte narrante del disco che, secondo me, oltre a musiche e testi deve coesistere nell’insieme dell’opera finita Quando un giorno aprendo la galleria del mio telefono trovai una foto (non so, se ti e’ mai capitata questa cosa ovvero trovarsi foto scattate in automatico dal telefono...). Era una foto di asfalto un pò sfuocata, (fatta alla cazzo insomma, ahaha), senza nessun filtro o velleità artistica e guarda caso c'era una sorta di taglio in mezzo, una sorta di cicatrice nell’asfalto... Perfetto! La casualita’ risolutrice. Dato che avevamo gia' scelto il titolo dell'album "Cicatrici" appunto, che richiamava ad una strofa del pezzo "Una concreta estetica dell'atrocità", il gioco era fatto. Proposi la cosa ai Negot che approvarono e mandammo il materiale fotografico ad un oscuro e solitario giovane del lago di Lecco che con certosina pazienza ci preparò la grafica della copertina e degli interni del disco che a mio avviso essenziale e sca rna ben rappresenta quel punk grigio che cerchiamo di proporre con suoni e testi. Il suo nome e' MonkeyShake, una scimmia che mangia banane viniliche di antico r’n'b in formato 45giri e suona chiuso in una grotta dei Synth collegati direttamente al suo cervello marcio: un cazzo di genio insomma.

Mauri. La copertina è un idea di Checco, nel senso che si è trovato una foto di una crepa nel cemento e poi gli è venuta l'idea di usarla come immagine di copertina che poi è stata adattata da un ragazzo di Lecco che ha curato la parte grafica. Poi per quanto riguarda l'aspetto musicale, si nel senso che la copertina richiama molto gli stili dei gruppi anni '80 ai quali ci ispiriamo un pò per il suono, ecc. e si poi richiama anche ad una certa oscurità che è simbolo del gruppo che è un pò quello che volevamo far saltare all'occhio vedendo la copertina di primo impatto.

Piera. Allora, per quanto riguarda la copertina e le grafiche del nostro disco concordo con la tua impressione: una grafica semplice. Semplice si, ma efficace e che credo che ben rappresenti l’atmosfera dell’album: toni grigi, scuri ma non banali. L’immagine di copertina, come appunto raccontato da Checco, è stata trovata quasi per caso (o per volere del fato): un asfalto crepato ed ecco la nostra “cicatrice”. Il titolo dell'lp era da tempo deciso e dopo aver ritrovato la foto perfetta sul cellulare di Checco ecco che tutti abbiamo deciso per quell’immagine di copertina. Il montaggio grafico è stato poi affidato alle mani creative e geniali di Monkey Shake direttamente dal lago di Lecco.

Il suono dei Negot come scritto in precedenza è un punk molto oscuro e deacadente, in alcuni casi sembra quasi una litania. Come siete giunti a questo tipo di suono? Quamdo avete formato il gruppo avevate le idee già chiare oppure il tutto è frutto di una progressione stilistica e di gusti musicali?
Checco. Io e Pippo il batterista nel periodo precedente alla formazione del Negot eravamo assieme in una band dall’evocativo nome de I Vermi. Suonavamo garagepunk psichedelico e rumoroso e in alcuni passaggi un “nero” di fondo c’era già .Le prime prove Negot a tre vedevano il sottoscritto alla chitarra, Pippo ai tamburi e il primo bassista Luca (ora al basso c’e’ Mauri). Erano delle tentate cover di pezzi dei Crisis?, punk italico e subito ci buttammo dentro ritmo, testi in italiano per i primi pezzi che componemmo “Io Non Posso Entrare” e “Vendetta”. Dopo un pò di prove, cercavamo una voce femminile e del rumore di fondo, e arrivarono rispettivamente Piera alla voce e Vanni al Synth entrambi alla loro prima esperienza in una band. Al suono che dici tu ci siamo arrivati con idee su giri improvvisati in sala prove o pezzi piu’ o meno completi fatti alla chitarra e poi tutti raffinati assieme nel nostro garage interrato. Non abbiamo avuto ne voluto seguire particolari stili, correnti o mode del momento; il suono Negot e’ un bel mix di punk, blues, echi garage/surf su ritmiche dark/new wave/ il tutto impreziosito dalla voce potente della Piera a dai rumori di fondo del synth di Vanni. Noi tutti abbiamo ascolti diversi e di conseguenza nel nostro approccio vengon fuori sfumature di quello o quell’altro genere musicale ma la prerogativa della band e’ cercare di non impantanarsi in un unico genere che, a mio parere, puo’ diventare un limite per qualsiasi gruppo.

Mauri. Io sono arrivato a Ottobre e quindi della nascita del suono ne so poco ehh, però adesso stiamo lavorando a nuovi pezzi che seguono più o meno la linea musicale attuale cercando di sperimentare anche qualcosa un pò tutti insime, diciamo che tutti ci metto del loro, cercando di mantenere sempre un pò il suono iniziale ma sperimentando sempre qualcosa di nuovo quando ci si riesce. Piera. Io arrivo nei Negot a suoni già fatti diciamo…il gruppo era al completo, mancava giusto la voce quindi le fondamenta del suono e del genere musicale erano già state gettate e il suono che mi è stato presentato non mi è affatto dispiaciuto anche e se i miei ascolti in quel periodo erano piuttosto grind (Eheheheh!). Quel che spicca del suono “negotiano” è l’originalità e le sonorità non banali quindi con la mia voce e la mia interpretazione dei pezzi ho contribuito a potenziare il suono della band.

Questa domanda è per Piera. Il tuo modo di cantare è molto affascinante e si sposa alla perfezione con il tipo di musica che proponete. Ti inserisci perfettamente nel tessuto musicale intessuto dai tuoi compagni di viaggio, e in alcuni casi sembra quasi che tu parli invece di cantare. Che tipo di percorso hai intrapeso per arrivare ad un simile risultato? Oppure il tutto è fluito in maniera estremamente naturale?
Piera. Innanzitutto ti ringrazio per aver detto che il mio modo di cantare è affascinante... Io quando mi risento nelle registrazioni o nelle casse spia mi faccio un po’ ridere, ahaha, perché è veramente strano risentire la propria voce! Anche se la passione di usare un microfono ce l’ho fin da piccola. Credo che appunto pensandoci tutto sia nato quando mi è stato regalato (all’età di 8 anni circa) un registratore Fisherprice con microfono attaccato... Giravo per casa con il microfono cantando, intervistando e rompendo il cazzo a tutta la famiglia insomma, ahahah! Scherzi a parte non ho intrapreso nessun percorso in particolare tutto è venuto spontaneo e il mio modo di cantare è molto influenzato dalle sensazione che il pezzo che sto interpretando mi manda. Durante i live mi capita spesso di sentire forti sensazioni e di entrare in un modo parallelo e mi faccio trasportare dalla grinta che sale dentro. Mi piacerebbe però perfezionarmi un po’ e magari essere più sicura di me e della mia voce ma ci sto lavorando! (La storia del Fisherprice è assolutamente vera! Ahahah!)

Negot in dialetto bergamasco vuol dire "niente", giusto? Come mai avete scelto questo tipo di nome, che a mio avviso è molto forte, in quanto dietro ad esso come semplice termine si nasconde tutto un pensiero che poi si riflette nei vostri testi. Che tipo di "niente" propugnate?
Checco. Negot è il suono di quella parola mi ha sempre affascinato incredibile anche per il significato che gli si da Negot : Niente . Avrei voluto usare quel nome per una band e quando lo proposi gli altri mi guardarono un pò strano ma poi divenne la nostra sigla di battaglia. Il “Negotismo”, che tu ritrovi nei nostri scritti , riguarda un'umanità nel disastro e in declino rovinatasi con le sue stesse mani, un mix letale di egoismo, rassegnazione ed ignoranza .Un'umanità che cerca di lavare e disinfettare le proprie disfatte, per non trovare colpevoli, lagnandosi sempre e dando la colpa ad altri. di solito ai piu’ disgraziati, la colpa appunto dei propri fallimenti. Una sottile linea grigia che attraversa il pensiero Negot negli scritti: niente fiducia nella massa impecorita da lavoro, religione, automatismi e mass media, tanta stima nella forza vendicatrice della natura che può riprendersi il maltolto in qualsiasi momento. speranza nel trovare complici in giro e non solo di “gusti musicali”. In un'epoca in cui il “progetto per il futuro” della popolazione e del pianeta è solo che la Morte, non puoi certo scrivere di vibrazioni positive: ti scontri quotidianamente con un limbo fatto di controllo sociale, repressione e mancanza di comunicazione, contatto e umanità tra simili. Come si può avere la speranza di cambiare rotta quando oramai tutto è irrecuperabile, l’ambiente contaminato, il genere umano che si calpesta dopo aver annientato animali e desertificato/cementificato interi territori una volta verdi. La tecnologia usata come sedativo sociale e panacea di ogni malessere alleva nuove generazioni di giovani zombie vestiti di marca ,con rasature tutte uguali ed accessori che giustificano la loro alienazione. Alcuni vecchi della generazione passata di rivoluzionari invece rinchiuse in carcere o i “recuperati” nei bar davanti a Sky Sport o nelle case davanti alla Playstation nel migliore dei casi altrimenti in ospedali psichiatrici o a rota di cocaina.

Mauri. Si, significa "Niente" in bergamasco. Essendo arrivato dopo non ho partecipato alla creazione del gruppo però penso che il nome Negot sia stato scelto per indicare il niente moderno: "dalla società che ci propina inutili cazzate, dai divertimenti preimposti e schematici che ormai hanno invaso tutte le città e paesi dalla classica movida vuota e inutile fatta di coglioni lobotomizzati dalla televisione, dal degrado societario che deriva da tutto questo, ecco non si vuole essere parte di niente di tutto questo, almeno questa è la mia interpretazione di Negot.

Piera. Come detto in precedenza io sono arrivata che il gruppo era già bello che imbastito e il nome era già stato scelto. Negot – Niente... Il nome mi aveva gasato da subito e ne fui molto entusiasta. Il niente, il nulla, l’assenza di tutto... Il niente che professiamo è anche assoluta mancanza di fiducia nell’essere umano inteso come individuo inserito nell’attuale società, una società che ti porta a omologarti a fare parte per forza di qualcosa o ad avere un segno di riconoscimento, un'etichetta da mostrare e di cui andar fieri per essere considerati. Ecco a questa omologazione a tutti i costi, a questa accettazione di tutto io preferisco il Niente e il Negot.


Ecco, i vostri testi. Personalmente mi piacciono molto, anche perchè sembrano quasi poetici e con molta amarezza di fondo. Da cosa traete l'ispirazione per scriverli? Come nascono, nel senso li scrive solo un membro della band oppure è un processo che coivolge tutti quanti?
Checco. I testi di tutti i pezzi dell'lp “Cicatrici” e dei pezzi “Io Non Posso Entrare” e “ Niente Fiori Ma Opere Di Bene” (finite rispettivamente su una compilation indonesiana e su una italiana) son stati scritti da me e da Luca, il primo bassista. Per quanto riguarda i miei sicuramente sono una forma di critica personale all’esistente con tanta amarezza di fondo, un quotidiano esistente fatto di lavaggi del cervello mass mediatici che credo tolgano all’uomo una capacità di visione lucida della realtà. Quindi prendo spunto da fatti di cronaca sempre più violenti risultato di un vivere frustrato e sottomesso, fatti di politica estera in cui gli Stati fanno a gara a chi allarga di più i propri sporchi confini con guerre denominate missioni di pace, altri temi infine un pò psichedelici che riguardano sogni che faccio la notte oppure ad occhi aperti.

Mauri. I testi principalmente li ha scritti Checco e comunque riprendono temi attuali come ti ho risposto prima, dalla movida, dei coglioni lobotomizzati, del degrado che ne deriva da tutto questo, dalle false speranze che derivano da questa società, dalla devastazione territoriale dell'imprenditoria moderna, dallo schifo religioso e un pò il mondo di oggi, Adesso stiamo facendo nuovo pezzi e tra musica testi ognuno ci sta mettendo del suo.

Piera. I testi dell'lp sono stati appunto scritti da Checco e da Luca (ex bassista). Io li ho interpretati e fatti “miei” con il mio modo di cantarli. Li sento molto vicini e condivido appieno le tematiche di critica che toccano come per esempio “Una Concreta Estetica Dell’Atrocità” o “Frusta E Sonaglio”, tematiche molto attuali prendendo spunto dalla società decadente basata sul lavoro in fabbrica e il video poker( la prima citata) e la morbosità mediatica sui fatti di cronaca nera(la seconda citata). In alcuni pezzi ho scritto qualcosa anche io (qualche frasetta giusto per aggiustare la metrica del cantato) ma ora ho prodotto alcuni testi nuovi prendendo spunto da quello che mi circonda e da sensazioni che mi nascono da avvenimenti vissuti personalmente e in sala prove ora ci stiamo lavorando sopra...

Per esempio il testo di "Children Of Falluja" è uno spaccato che riguarda gli orrori della guerra, e in esso ho sentito un lontano eco di un gruppo storico come i Wretched. Siete daccordo?
Checco. “Children of Falluja” invece e’ stato scritto a quattro mani da me e da un nostro amico Sandro “Bomba” (The old master di officina meccanica e vecchio metalhead). Racconta la condizione della popolazione di Falluja presa alle strette sotto i bombardamenti al fosforo bianco durante la seconda guerra del Golfo da parte degli statunitensi e loro alleati. E come dieci anni fa anche oggi nel maggio 2016 questa città e i suoi giovani abitanti si ritrovano nella stessa identica situazione di condannati a morte per le guerre di altri . Per quanto riguarda similitudini con vecchie band punk anarchiche italiane degli anni ‘80 un pò è limitato sentirsi dire “Ah sembrate quelli” oppure “Mi ricordate quegli altri”. La prerogativa del punk io penso che sia di raccontare “brutalmente” la realta’ e dagli anni ‘80 al 2016 e’ tutto inesorabilmente peggiorato e come ti dicevo nella risposta precedente non puoi parlare di vibrazioni positive nelle tue canzoni quando sei circondato da cose terribili. La vena oscura è un pò la penombra che ti costringono a vivere, l’ombra pesante del male che condiziona la propria esistenza. Il punk è la terapia alle frustrazioni che ti permette di esorcizzare il senso soffocante della morte dandoti la capacità di respirare a pieni polmoni la vita in un urlo, un accordo distorto, un ritornello.

Mauri. Tanti cercano di accostarci a certi gruppi del passato però senza esser superbi ci teniamo sempre a dire che facciamo punk oscuro senza richiamare nessun gruppo, per cercare di essere originali, poi inevitabilmente il suono di tutti è influenzato dagli ascolti e dal proprio backgound musicale, però “Children Of Falluja£ in certi tratti, soprattutto il tema della guerra e la parte centrale richima le sonorità del periodo dei Wretched, poi personalmente non mi ricorda i Wretched, ahahah, però se è così meglio ahahah!

I Negot si muovono all'interno del circuito del do it yourself, quindi in situazioni di autogestione o comunque slegate dai soliti canoni del "divertimento". Come vi trovate all'interno di esse? Cosa vi pice di più? C'è qualcosa che non vi piace proprio, visto che pure qui non è tutto oro ciò che luccica? In futuro proverete a confrontarvi anche al di fuori dell'autogestione a livello di concerti?
Checco. Siamo nell’habitat dove ci siamo formati prima come persone e poi come persone che suonano in dei gruppi. Credo sia naturale continuare a “girare” nella grande famiglia del Do it Yourself dopo venti o trenta anni che ci si bazzica. Non per convenienza ne per abitudine ne tantomeno perchè non si è trovato il “successo”, atteggiamenti che tanta gente ha avuto, purtroppo, e si son persi poi in cose piu’ grandi di loro. Come ogni famiglia che si rispetti anche qui molte volte va tanto a simpatie, amicizie più o meno “importanti” nella scena eccetera... Ti posso dire che noi Negot ci facciamo abbondantemente gli affari nostri e non rientriamo in nessuna “scena”; appoggiamo naturalmente le situazioni autogestite e siam contenti di partecipare perche’ lasciare solo che sia la musica a motivare una band e’ un po’ riduttivo.Non ci lanciamo pero’ neanche a fare i “Che Guevara del rock”, per intenderci quelli che riempiono di retorica di lotta armata e non le loro canzoni/riot e poi nel loro vissuto quotidiano fanno tutt’altro ,difficile la coerenza si sa.Nei giri autogestiti se organizzi un concerto al gruppo che ti viene a suonare ,e magari non si tratta di un benefit, devi garantire un minimo di accoglienza cibo/dormire, supporto tecnico(attrezzature di amplificazione, eccettera..) e un rimborso delle spese di viaggio. Un centro sociale, squat, basa la sua sopravvivenza anche sui concerti e secondo me è onesto comportarsi cosi’ con i gruppi non che per forza si deve basare il rapporto sui soldi però benzina, autostrada, strumenti e sale prove han dei costi .Una volta in Germania ho assistito ad una scena che mi fa tuttora sorridere: un gruppo di punkabbestia non aveva i soldi per assistere al gig in programma e si attrezzarono dando del gasolio per i furgoni dei gruppi in scaletta in quel concerto, mentalita’!!! Gente invece che spende i soldi in alcol e droghe per “allietarsi” il concerto e poi non supporta i gruppi, che tra mille difficoltà cercano di fare il loro, mi fanno abbastanza schifo. Poi la differenza la fanno essenzialmente le persone coinvolte in questi sbattimenti organizzativi e li non è ne un discorso di ideologia, ne di area politica di appartenenza .Puoi trovare centri sociali comunisti fantastici e squat degli anarchici orribili. Anni fa mi ricordo c’era molto piu’ settarismo anche nella scelta dei posti dove suonare, io presonalmente sono contento,che almeno in ambito musicale siano caduti alcuni ghetti mentali. Ecco io forse nei locali, club, circoli non mi sento molto a mio agio.La puzza di fumo che non ti rimane addosso durante il concerto mi da l’idea di come certa legalita’ democratica abbia invaso il mondo del punk .Le porte antincendio,l a security con l’auricolare e la divisa nera, la tessera di ingresso, le transenne sotto i palchi a delimitarne quel confine tra musicista e pubblico che proprio il punk aveva spazzato via a fine 70’s, dopo tutta la merda progressive del decennio precedente. Boh, mi da l’idea di sterilizzare qualcosa che prima era infetto e pericoloso ed ora non e’ piu’ nocivo. Fare un concerto in un posto illegale ha la sostanza anch’esso dell’illegalità. Il punk e’ una guerra aperta ed e’ in quei posti illegali che ha la sua valenza battagliera toglierlo da li, ripulirlo e confezionarlo per altri posti, situazioni mi sembra come renderlo inoffensivo, democratico e alla lunga noioso. Non ci poniamo dei limiti pero’ dall’andare a suonare in “altri” posti potrebbe succedere anzi e’ successo che l’inverno scorso abbiamo suonato ad Arezzo in un piccolo club gestito da ragazzi del posto e la stupenda accoglienza riservataci.

Mauri. Come Negot ci indentifichiamo pienamente nel concetto di d.i.y si dal punto di vista della produzione (dischi,magliette eccetera) che nel l'approccio nella ricerca delle date (suonare in spazi occupati o autogestiti, benefit o in situazioni fuori dalla logica di mercato sia musicale che di business personale), però in molti casi si assiste nella sorta di "mafia del punk-hardcore" dove se non sei più meno del giro è dificile che ti chiamino o comunque cercano di chiamare più o meno gli stessi gruppi, questo è un po sconcertante in quanto penso che tutti in gruppi che si rifacciano sotto l'etica del d.i.y o comunque hanno un certo approccio alla musica dovrebbero avere una possibilità nel circuito d.i.y senza stare a pregare nessuno... Aiuta la tua scena, ahahah!!!. Il confronto e suonare in spazi dal fuori dell' autogestione ci sta pur sempre se sono gestiti da gente in gamba, nel senso che magari esistono anche spazi che lasciano la libertà ai gruppi di suonare senza entrare in pieno nella logica del classico business da locale e che fanno programmazioni di tutto rispetto non offrendo solo un prodotto commerciale per attirare gente.

Piera. Il circuito del d.i.y. direi che ci piace molto. Supportare l’ autogestione e l’occupazione di spazi che non servano solo a scopi musicali credo sia fondamentale per noi anche se qualche volta pure in posti autogestiti o occupati forse manca lo spirito punk di distruzione e azione e viene lasciato molto più spazio al mero divertimento. Se devo dire qualcosa che non mi piace proprio è: la solita pasta al sugo che danno ai gruppi come cena ahaha!!! Basta, non se ne può più! Qualche variazione sul menu ai gruppi si potrebbe pure fare ogni tanto!!! Una cosa che mi piace molto invece è il fatto di riuscire davvero a fare cose da sé... Il lato materiale diciamo... Noi come gruppo ci siamo registrati e fatti un lp, io personalmente scrivevo (e scriverò)una fanzine dal nome Peretta_core e la facevo interamente da me e da sola. Il fatto che qualcosa fatto da te stesso circoli e la gente mostri interesse per questo mi affascina molto e poi un’altra cosa che mi esalta molto e la “catena di rapporti” che il circuito d.i.y. Crea: ho conosciuto e sperò conoscerò molta gente che (chi più o chi meno) è pronto a dare una mano, anche se a volte come dici tu non è tutto oro ciò che luccica e anche in questo ambiente se non hai le amicizie giuste o il nome giusto nun te se caga nessuno, ahaha!!! Non ci precludiamo comunque di suonare in altre situazioni in cui magari un pubblico meno “indottrinato” dal punk duro e puro può trovare nella nostra musica qualcosa che lo entusiasma e lo impressioni, ovviamente valutando la situazione e la gestione del posto. Le battaglie si combattono anche se sono battaglie decadenti e nulla è perso in partenza se si cerca di lottare al meglio!


Il vostro suono presenta, a mio modesto parere, una forte componente di decadenza, che è figlio di gruppi come i già citati Wretched, i Nerorgasmo e i Contropotere. Decadenza che è la diretta conseguenza, sempre a mio parere, della società in cui viviamo. Siete daccordo? Stiamo forse combattendo una battaglia già persa in partenza?
Mauri. Io personalmente non cerco di identificare per forza il suono in qualcosa dei gruppi passati, le influenze magari ci sono perchè il backgound arriva da lì, però senza tirasela, il suono dei Negot è comunque qualcosa di originale ripetto al suono punk hardcore di oggi. Nel concetto Negot la decadenza è molto presente, perchè cerchiamo di far rispecchiare il vuoto morale evolutivo della società dove a nessuno frega più un cazzo di niente, dove si attacano a videopoker, telefonini, televisione e muoiono lentamente.

Il vostro lp "Cicatrici" è frutto di varie etichette. Come mai avete optato per questa scelta? Credete che possa circolare maggiormente? In futuro contate di ripetere quest'esperienza oppure farete tutto da soli o con una o al massimo due etichette?
Checco. Quando decidemmo il formato da far uscire, cioè il vinile, chiedemmo un pò in giro se qualcuno aveva voglia di coprodurci soprattutto per una difficoltà legata alla distribuzione delle copie.Non ci risposero in tantissimi, alcuni ci promisero ma poi forse persero il nostro contatto, e altri importanti figuri della “scena” non risposero neanche al messaggio (tutto cio’ e’ molto ardecore naturalmente...). Quindi mossi dalla nostra solita asocialità montanara e boschiva decidemmo che questo disco ce lo autoproducevamo da soli e in questo parto ultragemellare, durato un anno circa, ci aiutarono delle persone che da tanto si sbattono per tenere viva la brace del d.i.y. nel nostro paese. Grazie ancora a coloro che han contribuito all’uscita di “Cicatrici”, a Zana dell’Autonome Studio di Romano di Lombardia (Bg) che ci ha registrati, a Sarta del Kalashnikow Collective che ha mixato il disco, ai coproduttori e distributori. Grazie!!! Ora che, come dire, il Negot è stato sparato nell’atmosfera spero che qualcuno si faccia avanti per i prossimi pezzi ( ne abbiam gia’ di nuovi in scaletta...) sia per la produzione che per organizzare dei giri all’estero dove ci piacerebbe tanto suonare.

Mauri. Abbiamo optato per varie etichette perchè quando hanno sapauto che stava uscendo il disco hanno voluto coprodurlo, cercare di abbassare i costi e poi si avrebbe avuto più possibilità di circolazione. E' una cosa bella che molto etichette si interessino al disco, un pò ti rincuora che non stai facendo una merda ahahah!!! Però poi è un casino per dividere i dischi, quante copie a chi, te le mando o ci becchiamo, eccetera. Però è il d.i.y., quindi avanti tutta.

Piera. Abbiamo scelto la via della coproduzione per permettere comunque una maggior distribuzione del disco. Personalmente credo molto nella coproduzione e nel supporto anche minimo dei gruppi; io stessa con la mia Peretta_Core ho co-prodotto e sto co-producendo molti gruppi. Credo che sia una pratica veramente d.i.y. anche se io personalmente non ci guadagno molto perché quasi sempre regalo le mie copie, ahahah!!! Ma sono convinta del fatto che supportare una band e far girare il suo disco sia una cosa che contribuisca a costruire vera solidarietà all’interno del circuito o della “scena”. In futuro vedremo il da farsi!!!

Mentre vi scrivo è stata approvata la legge sulle unioni civili, che sembra un contentino dato con un ritardo di oltre trent'anni. Cosa ne pensate? Per esempio le coppie omosessuali non possono ancora adottare neppure il figlio o la figlia del partner. Come vi ponete di fronte a ciò?
Checco. Le riforme di questo governo fantoccio di fascisti democratici stanno toccando vari strati della società, distruggendo il futuro in alcuni casi, affossando presente in altri e dando dei contentini, come sottolinei tu, tipo la legge sulle unioni civili. Ho seguito solo in parte tutte le varie sfaccettature riguardanti le adozioni e le varie possibilità. Io posso dirti che è un argomento delicato che riguarda la vita dela gente forse più di altri. Uno Stato regola con delle leggi le dinamiche riguardanti le nascite, le adozioni e la vita delle coppie conviventi . Purtroppo davanti a detenzioni carcerarie, problemi di assistenza sanitaria, patrimoniali, nonostante sia sempre lo Stato che normalizza e normatizza ogni esistenza, togliendo visione libertaria ad una coppia, devo riconoscere che puo’ essere “utile” anche se conosco personalmente situazioni in cui si son cresciuti dei figli riuscendo a stare comuque lontani da questi vincoli e non avendo comunque rinunciato a nulla. Chiaramente la discriminatoria verso omosessuali in un paese che ha ancora una forte sudditanza psicologica verso la chiesa di Roma e’ presente e forte. E non dimentichiamoci che il fascismo in Italia non è mai sparito del tutto, ha solo cambiato vestiti. Le persone omosessuali i “diversi” per eccellenza, coloro che non procreano e non danno soldati alla patria come pensi che degli stati dai governi reazionari possano mai aprirsi verso di loro?

Mauri. Personalmente i matrimoni e i bambini mi fanno cagare ahahah!!! Però sì, se qualcuno si vuole sposare qualcuno dello stesso sesso o adottare figli pur essendo una coppia omosessuale è liberirsima di farlo e tutto questo ritardo è dovuto al fatto che in italia si vive con quella cazzo di morale cattolica che fin da piccoli di viene inculcata all asilo e questa crescendo non permette di vivere la vita come si vuole o comunque mettendo paletti che non permettono di vivere la vita in libertà giudicando tutto e tutti basandosi su falsi concetti religiosi.

Piera. Io personalmente credo che il fatto di sigillare in un vincolo legale un sentimento sia una cosa molto brutta. Non giudico però le persone che fanno questa scelta, io non la condivido ma la rispetto. Anche perché altri vincoli legali ti spingono inesorabilmente a questa scelta. C’è ancora molto da fare per arrivare a una non discriminazione delle persone omosessuali e il fatto di approvare una legge così non è di certo un aiuto nel cambiare l’opinione delle persone ottuse e intolleranti anche se può essere sicuramente un piccolo passo in avanti. Io lavoro con bambini e adolescenti problematici che molto spesso vengono tolti alle famiglie perché queste ultime sono incapaci di far crescere in serenità i propri figli (famiglie con genitori etero). Due persone dello stesso sesso possono essere genitori a mio parere, non è l’orientamento sessuale che ti da il patentino di genitore.

Il pezzo che apre il disco è "Spending Review", che è un duro attacco all'Europa dei banchieri che stringi stringi fa pagare attraverso i governi, i cittadini, soprattutto quelli dell'area mediterranea. Cosa ne pensarte di ciò? Siamo arrivati davvero al limite di sopportazione, oppure c'è spazio per un radicale cambiamento?
Mauri. Si "Spending Review "parla della gente che è ben radicate nel sistema del capitale (lavora e paga le tasse). Poi quando decidono i più "grandi" che c'è la crisi, si ritrovano sul lastrico e cercano di suicidarsi o di lamentarsi senza capire che è propio il concetto di cui si fidavano fino ad ora che è sbagliato e che tanto i "grandi" si sono aricchiti e a te hanno lasciato un mutuo da pagare ad una banca che ha sperperato i tuoi soldi che fino ad ora ti sei messo da parte con il tuo sudato lavoro per poi darsi fuoco fuori dal parlamento. Per il resto per sistemare tutto bisognerebbe distruggere per poi risorgere come diceva qualcuno.


L'Europa sembra sempre di più un bel contenitore vuoto, dove ognuno grida per farsi sentire senza concludere nulla. Come la giudicate? E' davvero un totale fallimento?
Checco. L’utopia capitalistica di un grande stato sovrano di popoli, culture e tradizioni differenti sottomessi da un unico conio e bandiera con delle disparità economiche tra di loro allucinanti, non poteva portare che al risultato che stiamo vedendo. Le grosse banche europee che chiedono sempre di più da paesi sottosviluppati che non ce la fanno. Una comunità economica europea che si è servita per decenni di manodopera da emigrazione sia interna che esterna (manodopera la parola magica che ha sostituito “schiavo” termine poco delicato). Penso a paesi come la Germania e la Gran Bretagna che ad un tratto, con la crisi del capitale, si vedono costratti a gestire flussi migratori “pericolosi”, flussi che da sempre seguono la rotta dello sviluppo economico. Paesi con una storia di sanguinoso colonialismo alle spalle che adesso vorrebbero avere garanzie per non perdere i loro interessi a discapito di aiuti verso altre nazioni in difficoltà. Insomma, un pò un cane che si morde la coda, un'entità Europa che prima si fortifica nelle sue mura di sicurezza (Europa unita Europa spartita riecheggiavano i Disciplinatha su un loro vecchio disco...). Una considerazione personale la faccio sulla diversità di questi “Europei”, popoli ancestrali ricchi di storia fatta anche di sangue e catastrofi ma soprattutto di differenze. Non credo nel nazionalismo, figuriamoci un nazionalismo delle nazioni unite, peccato soltanto che le tradizioni e la vera cultura delle genti europee e qui penso al suono di un dialetto, ai colori di un abito tradizionale, al sapore di un piatto tipico diventino motivo di competizione e non di scambio.La ricchezza dei popoli nel loro quotidiano vivere massacrata da un accozzaglia di Stati sovrani che ne controllano flussi,i dentità ,privilegi. Il dramma è che in situazioni del genere si rafforzano guerre identitarie e razzismo ancor di più che nei momenti di pace sociale. Il popolo si sa diventa ricattabile e i suoi nemici li trova in quelli più disgraziati anzichè negli aguzzini che emanano leggi e decreti.

Piera. L’Europa è uno stato unito fondato sul capitalismo, e il capitalismo non è “amico” di tutti, soprattutto non tiene conto delle differenze sia economiche che sociali. Stati ricchi dettano legge a stati poveri e la storia si ripete perché l’uomo non impara dagli errori che commette ma ciclicamente si ripresentano le stesse dinamiche sotto vesti diverse. Non sò se ci sia spazio per un reale cambiamenti. Io credo che però siamo al limite di un implosione: la chiusura dei confini e le derive nazionalistiche sicuramente stanno portando e porteranno a varie conseguenze. Il fatto di voler unire in un unico stato paesi con economie e tradizioni totalmente differenti e assoggettare questi paesi ad una dittatura economica capitalista basata sul debito da saldare per essere al pari con l’innovazione ha portato ad una crisi economica e inevitabilmente ad una lotta fra poveri dove ci si incolpa a vicenda e dove l’emigrante è considerato una minaccia e non un alleato che può unirsi a “combattere” un nemico comune.

Tante belle parole, ma si ergono barriere per fermare il flusso migratorio. Di recente la notizia che i poliziotti turchi sparino senza pietà a chi cerca di entrare in Turchia, mi ha fatto molto riflettere su come l'uomo non impari quasi mai nulla dai propri errori commessi nella storia. Cosa ne pensate?
Mauri. La storia ha sempre ripetuto copioni e l'uomo medio non ha mai imparato dai propri errori perchè nei momenti di crisi o di difficoltà si aggrapa sempre a vecchie retoriche per il classico quieto vivere in quanto non riesce ad autogestirsi e questo riporta alla costruzioni di "nuovi campi di concentramento" come i cpt, barrieri doganali, eccetera, senza capire che questi continui flussi migratori sono stati creati a causa di guerre, saccheggi territoriali, eccetera dagli stessi governi che creano barriere e non vogliono assumersi le propie responsabilità perchè gli fa comodo avere gente da sfruttare nei cpt o territori colonizzati e schiavi.

Che progetti hanno per il futuro i Negot?
Checco. Progetti per il futuro sicuramente la morte, ahaha!!! A parte l’ironia decadente, spero di continuare a fare concerti e registrare i nuovi pezzi che hanno un taglio, come dire, più ballad.

Mauri. Abbiamo in progetto un mini tour a Berlino in agosto e un altro verso ottobre in Slovacchia. Per il resto stiamo facendo pezzi nuovi cercando di sfruttare altre sonorità e per che no, magari finiti i pezzi, anche uno 7” o uno split.

Piera. I progetti per il futuro sono quelli di continuare con i live e magari farne qualcuno pure fuori Italia, sfornare nuovi pezzi e magari perché no, registrarne qualcuno!

Finito. Grazie mille e se vi va aggiungete qualcosa. Grazie.
Checco. Un ringraziamento a te Marco per le belle parole che hai riservato nella recensione di “Cicatrici” e per le belle domande di questa intervista. Grazie!!!

Mauri. Ciao e grazie mille a te per lo spazio.

Piera. Un grande grazie a te Marco per averci dato l’opportunità di aver fatto quattro chiacchiere non banali!!! A presto!!!


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