domenica 31 gennaio 2016

Atrament | Eternal Downfall | Broken Limbs Records /Argento Records/Sentient Ruin Laboratories | 12"/Tape/Digital.

Avevo già saggiato il sound monolitico dei californiani Atrament recensendo il demo "MMXV", ma con questo primo lavoro sulla lunga distanza è tutto un altro paio di maniche. Il nostro quartetto, in cui milita Mattia degli Abstracter e dell'etichetta Sentient Ruin Laboratories, ha partorito una creatura mostruosa che vi fagociterà in breve tempo. L'unione di crust, black metal e death è l'alchimia perfetta che i nostri ci propinano in questi undici pezzi. Il gruppo si erge in bilico fra Amebix, Extreme Noise Terror, Napalm Death e Darkthrone, costruendo un muro di suono ineccepibile. La voce di Mattia è profondo e intensa, sembra stia affrontando i demoni con i quali deve fare i conti ogni giorno. La chitarra suona sporca ma allo stesso tempo incasella una serie di riff pesanti e maligni, in un crescendo di intensità senza pari. La sezione ritmica è un macigno, precisa ma allo stesso tempo micidiale. Gli Atrament fanno parte di tutta quella scia di nuovi gruppi che contribuisce ad abbattere gli spesso rigidi steccati fra metal e punk e vi consiglio caldamente di prenderli in considerazione.


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Argento Records
Sentient Ruins Laboratories

Wake | Sowing The Seeds Of A Worthless Tomorrow | Sentient Ruin Laboratories/Everyday Hate/Degrees Records/Nerve Altar Records | Lp/Tape/Cd/Digital.

I canadesi Wake con questo loro terzo full length hanno fatto salire di un paio di piani l'inferno. Preaparetevi ad essere investiti da una tempesta di fuoco e fiamme che vi renderà cenere. Il loro grind core è di una violenza senza pari, feroce, diretto e spacca ossa. Tecnicamente ci troviamo di fronte ad una band quadrata e precisa in maniera maniacale. Ogni riff, stacco, rullata, blast beat è incastrato alla perfezione e forma un suono mortale e assassino. Otto pezzi in cui i nostri ci provano un gusto quasi ironico nel polverizzare tutto e tutti, in un chaos inumano e bestiale. La cosa che mi ha piacevolmente colpito è che inseriscono anche degli elementi dissonanti, per creare quel giusyo grado di smarrimento e disagio che bisogna provare quando si ascoltano gruppi come questo. Uno dei migliori album ascoltati in questo primo scorcio di 2015.

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EveryDayHate Records

mercoledì 27 gennaio 2016

Andrea Vasumini (Tumulto, Riviera, Havah, LaProspettiva, CauseCare).


Conosco Andrea da tempo, ed è un ragazzo squisito. Sia che sia sul palco coi Tumulto o dietro al banchetta della sua CauseCare, lui ci mette il cuore in quello che fa. Credetemi, non è affatto scontato al giorno d'oggi, dove molto spesso conta di più come si appare rispetto alla sostanza che si ha. In quest'intervista ho cercato di tracciare una sorta di profilo di Vasu, toccando i principali progetti in cui è coinvolto. Perchè, alla fine, è tutta una questione di sentimenti.

Ho davvero apprezzato il nuovissimo disco dei Tumulto. A tuo parere, c'è stata un'evoluzione nel modo di comporre, produrre e registrare quei pezzi? Ne sei soddisfatto? Cosa invece rifaresti diversamente?
Ciao Paso. Grazie per le parole spese. Il disco dei Tumulto fa parte di un percorso di due anni. Nulla è cambiato nelle modalità di creazione dei pezzi, tutto nasce da frenetici riff di Monti che passano piano piano attraverso il parere di tutti. Ognuno mette del suo e questo fa in modo che parte delle canzoni si sviluppino in maniera definitiva in sala prove. Il processo è stato lungo, la distanza che ci divide anche solo per arrivare a Bologna per le prove, ci rallenta, ma nel tempo ci ha fortificato.

Dal punto di vista grafico, sono rimasto impressionato dalla copertina. Che tipo di messaggio vuole veicolare? E' in qualche modo legata al titolo "Riflesso Incondizionato"? Chi ha eseguito il disegno? Sei rimasto soddisfatto del risultato finale?
Anche per la copertina ci siamo interrogati molto, essere in cinque e poter ognuno dire la sua rende difficile uno sviluppo rapido di idee. L'idea del titolo nasce da una prima bozza grafica di un amico, il guardarsi allo specchio che spesso torna fuori tra i testi in varie forme, l'essere consapevoli di essere qualcuno. La copertina definitiva arriva dalle esperte mani di Damiana Politini, sotto l'attenta supervisione di Enrico che ha partorito questa idea. Inizialmente ero attratto dalla prima copertina ma sono soddisfatto per lo stile con il quale si presenta il disco tra le mani.

Da un pò di tempo il gruppo presenta una seconda chitarra. Che tipo di novità, a tuo parere, ha apportato al sound del gruppo? Avete sperimentato dei nuovi modi di comporre i brani, oppure più o meno non è cambiato nulla rispetto al passato?
Andrea ed Enrico si conoscono da tempo e avevano già condiviso diverse esperienza musicali. Diciamo che hanno deciso di ritrovarsi dentro questo progetto. Monti ha dato il via a una serie di idee che hanno trovato una spalla più che degna. Le armonizzazioni e la possibilità di avere un accompagnamento in più rendono tutto più potente, compatto. Che poi sembra che faccia tutto Monti, in realtà come già detto in precedenza credo che il tutto funzioni per l'apporto che ognuno riesce a dare alla canzone.

Nei ringraziamenti all'interno del disco, menzionate sia i Contrasto che i La Prospettiva. Che tipo di rapporto intercorre tra di voi? Da un pò di tempo ci suoni anche assieme... Come ti trovi e che tipo di differenze risconti tra loro e i Tumulto? Credi che in qualche modo siano due gruppi che a livello musicale e attitudinale abbiano ispirato i Tumulto? Con i La Prospettiva avete pure dato alle stampe un 7" split... Come nacque l'idea?
È stato un pò come ringraziare i familiari. Con Contrasto ma anche LeTormenta non sono mai state troppe le occasioni di suonare assieme, ma quelle capitate sono indelebili nei nostri ricordi. Genova tra tutte. Con LaProspettiva il rapporto va avanti da anni, quello che rafforza è la spontaneità che ci lega e caratterizza durante le serate assieme. L'idea dello split era come al solito una di quelle idee lanciate nella montagna di cazzate che escono ogni volta. L'esserci però arrivati e aver organizzato un tour assieme ha voluto dire tanto per ognuno di noi. Suonare ora con LaProspettiva è un'opportunità di crescita, un'opportunità per sfogarsi, ma anche per dire un mucchio di stronzate, condivisione allo stato puro. È diverso nel senso che non ho responsabilità, eseguo, ci metto del mio, suonando pezzi di altri. A volte è una cosa che ti fa essere un pò più tranquillo sul palco.

Negli ultimi tempi la band sta suonando veramente tanto in giro. Quali sono stati, a tuo parere, i concerti migliori che avete fatto? Credi che i Tumulto siano un gruppo le cui canzoni esprimono meglio il loro potenziale in sede live?
A settembre abbiamo avuto un pò di concerti, purtroppo senza il disco tra le mani, i pezzi scorrevano, tanto che alcuni li suoniamo già da un pò. Tra le ultime date sottolineo l'ultimo concerto in Atlantide, oltre all'opportunità in sè, la responsabilità di quello che avevamo tra le mani, di un posto che ha saputo farsi sentire negli anni. Che quella notte è stato sgomberato sotto gli occhi di molti. Oltre a questo Cremona e Trento. Speriamo che come queste ce ne siano sempre di altre. Tumulto dal vivo ci mette tutto quello che può, i pezzi sono sempre più veloci, ci piace il coinvolgimento di chi si fa vivo ai concerti, ma rispetto a questo siamo forse noi che siamo ancora intimoriti. Ad ogni concerto aumentano le soddisfazioni per l'esecuzione delle varie canzoni, ma non dobbiamo suonare solo per noi, rispetto a questo c'è sempre da imparare.

I testi che avete si prestano a differenti interpretazioni. Li scrivete tutti assieme oppure lasciate questo compito a Nicholas? Quali sono quelli che preferisci e perchè?
Nicholas è quello che ci stupisce. Come dicevi tu, e come ci siamo accorti anche noi, c'è stata un'evoluzione per noi sorprendente. Ammetto di aver sentito alcune cose solo durante le registrazioni, non ero preoccupato, sapevo che ognuno ci avrebbe messo del suo. E così è stato anche per la voce. "Il Silenzio", tra tante, mi ha colpito. "Le barriere da voi erette cadranno una dopo l'altra" angoscia, ma anche un minimo di speranza. Quello che facciamo noi, perseveriamo facendo il possibile per rimanere a galla.


Credi che in futuro il suono dei Tumulto si evolverà? Io per esempio in "Riflesso Incondizionato" vedo un uso maggiore della melodia rispetto al passato. Cosa ne pensi?
A questo non ti so rispondere, forse ti so dire quello verso cui non vogliamo tendere, ma anche boh! Il metal si è palesato come un'entità abbastanza incontrollabile, da parte mia inaspettata. Però mi diverto a suonare le canzoni, più di così penso che non riuscirei proprio a livello tecnico, ma chissà.

Oltre a suonare tu hai anche CauseCare. Puoi parlarcene un pò? Nel corso degli anni hai coprodotto parecchi gruppi. In base a cosa li hai scelti? Mi pare che questo progetto sia mutato un pò rispetto ai primi tempi. Confermi?
CauseCare nasce come piccola distribuzione, senza pretese, prezzi bassi senza ricarichi, giusto per il gusto di portarsi dietro chilate di dischi, scambiare ai concerti e aggiungere ogni volta qualcosa alla collezione di casa. Poi i prezzi sono lievitati e come hai scritto ho dato qualche piccolo contributo a dischi di amici, ma anche li senza mai azzardare troppo. Il progetto in sè ha poco risalto, nulla di pretenzioso. Sfocia però nell'organizzazione di concerti in Romagna. Ma diciamo che sono sempre io, quello in cui credo, quello che mi sento di fare, quello che riesco a supportare. Mi piace essermi speso nei diversi progetti, per capire quali potevano essere i miei limiti, per dare una mano.

Ultimamente a Cesena sono stati organizzati dei concerti da Cannibal Collective. Mi pare che tu ne faccia parte. Puoi spiegarci esattamente in cosa consiste e che tipo di cose avete organizzato e dove? Come ti trovi all'interno di questa esperienza?
Cannibal Collective nasce un anno fa, io non ne ho mai fatto parte in maniera attiva, ho partecipato ad alcuni degli eventi e, non avendo più spazi dove organizzare concerti, mi sono rimboccato le maniche per tirare su qualcosa nel cesenate assieme ad altri amici. Per questo una costola di Cannibal Collective si è unita anche al nostro al progetto che al momento si presenta come HEAVY SHOWS, qualcosa di ancora primordiale ma che ha regalato già un pò di emozioni al Magazzino Parallelo a Cesena. Teo, Gianni, Simone, Barbe, Colli e Andrea più tutti gli amici che ogni volta danno una mano. Il posto è davvero l'ideale e di più non potevamo chiedere, ora dobbiamo capire ancora come portare avanti il progetto ma le basi credo siano state gettate in maniera solida.

Da un pò di tempo lavori per Serimal. Come è nata la cosa? Che tipo di esperienza hai portato al suo interno? Come ti trovi con Michele?
Serimal ha sempre fatto parte della vita di tutti, una serie di magliette custodite e archiviate con una cura maniacale. Tutto è nato qualche mese fa, intrecci logistici e cambio di lavoro. Un rapporto di amicizia con Michele che oltre ad Havah macinava chilometri in bicicletta. Un agosto carico di cambiamenti. Mi piace pensarmi dentro a quel laboratorio che secondo mia madre mi stava portando alla rovina economica rispetto a investimenti poco vantaggiosi nell'industria del cotone. La mia esperienza è legata all'ordine, pulizia e logistica, oltre a questo c'è l'apprendimento di un mestiere nuovo. Diciamo che la carica motivazionale, legata al cambiamento, ha travolto Michele che al momento risulta soddisfatto. Di sicuro ci saranno sviluppi. Mai scarsi.

Torniamo ai gruppi nei quali suoni. Ultimamene uno dei miei gruppi preferiti sono gli Havah, in cui tu suoni la chitarra. Anche in questo caso, come ti sei avvicinato a loro. Quello che proponete si discosta un pò da quello che suoni abitualmente, ti ci ritrovi? Che tipo di differenze riscontri a livello di organizzazione, ambiente, eccetera rispetto ai Tumulto/La Prospettiva?
Quello che contraddistingue i momenti vissuti con Havah è la pluralità delle situazione affrontate, spesso con una naturalezza disarmante. Siamo passati da spazi angusti a palchi troppo grandi, dove ogni passo sembrava rimbombare. È nato tutto qualche anno fa, Michele non lo conoscevo bene, però è bastato poco per creare l'intesa giusta. Le idee sono tutte sue, noi eseguiamo, i pezzi ci piacciono, per questo quello che conta è la condivisione dei momenti e l'amicizia consolidata nel tempo tra tutti i componenti del gruppo. Spesso gli ambienti sono gli stessi di Tumulto e compagnia bella, primi tra tutti i concerti in Atlantide che rimarranno stampati in testa. Anche se a volte abbiamo suonato in situazioni lontane dal "punk" ho capito che quello che conta è sempre lo spirito con cui ti poni. È un bell'esempio di come le strade possano incrociarsi, quelle volte in cui ci chiedevamo dove fossimo finiti, però insomma, siamo sempre noi.

Come vedi la scena hardcore/punk in Italia, alla luce di ciò che sperimenti ogni giorno? Secondo te è migliorata oppure è stagnante? Cosa ti piace di più e cosa invece no?
La prima cosa che mi è venuta in mente come risposta è una serie di volti e nomi. La base la fanno le persone. Credo che vivere questa sorta di scena in maniera attiva sia parte dell'esperienza e della formazione di ognuno. Esiste una pluralità di soggetti che "si sbatte", a prescindere. Sono stagnanti invece le lamentele, chi pensa che due euro per un concerto non siano giusti, chi i concerti se li guarda forse in replica e chi pretende senza mai aver alzato un dito. Opposto a questo esiste un mondo che mi affascina da sempre, ascoltare i racconti di tutte le volte in cui non ci sono stato, il vivere quelle sensazione come qualcosa che tanto si potrà sempre riproporre, magari in altre forme, ma pur sempre in maniera viva.

Tu provieni da Forlì, una città che ha sempre avuto gruppi molto attivi sia dal vivo sia come produzione di dischi. Quali sono i tuoi preferiti? Quando hai cominciato ad interessarti all'hardcore e affini sei partito dalla tua città, oppure da un pò più lontano?
Mi sono avvicinato relativamente tardi rispetto a tutto quello che mi è stato raccontato. Ho preso appunti diciamo, prima di lanciarmi dentro. Portugal è stata la base per avviare questa esperienza. Raccontare di aver guidato chilometri, sapere qualcosa degli altri che non ancora non conoscevo, condividere le debolezze e momenti di delirio. Pochi i concerti, una parentesi mai chiusa... Oltre a questo, il circolo Valverde, sotto le attente direttive di Cespo, per poi arrivare alla sala prove di Officina52, queste due esperienze sono l'inizio di un percorso di maturità e di responsabilità nell'organizzazione di concerti e situazioni in cui i gruppi devono sentirsi a casa, priorità necessaria. Tante soddisfazioni in quella Forlì tanto decantata dagli esperti del settore. La spinta arriva molto spesso dal vedere facce nuove, le cose non si fanno per sè ma per leggere le sensazioni negli occhi degli altri. Tra tutte le formazioni "local" quella che più mi ha colpito è Neil on Impression. Tutti amici, un mix inconfondibile di melodie e storie, decisamente clamorosi.

Credo di averti chiesto tutto. Grazie per il tuo tempo e se vuoi aggiungere qualcosa, fai pure.
Credo di essere arrivato al punto. Grazie Paso.


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sabato 23 gennaio 2016

Ape Unit.


Definire gli Ape Unit un semplice gruppo grind core è fortemente riduttivo. Infatti nel loro "Turd" in 11 minuti riescono a confezionare una serie di brani influenzati da tantissime cose. Di questo e di altro ne ho parlato con Steve e Alberto, rispettivamente chitarrista e batterista del gruppo di Cuneo.

La prima domanda che mi sorge spontanea è la seguente: la dove nasce la vostra passione per le scimmie?
Steve. A dire la verità io ho sempre avuto il terrore delle scimmie, quindi non posso di certo dire di avere una passione per gli animali in questione ahahah!
Alberto. Quando abbiamo incominciato a suonare insieme 8 anni fa l'idea era di fare musica ignorante, brutale e diretta, insomma, "scimmiesca". Attorno a quest'idea s'è sviluppato il sound e ha preso forma anche il nome della band. E poi le scimmie sono bestie tanto genuine e ingenue quanto dispettose e imprevedibili: mi piace pensare che la nostra musica sia un po' così.

Da non molto è uscito il vostro primo 10" intitolato "Turd". Ne siete soddisfatti? E' riuscito a circolare bene nell'ambiente grind/hardcore/punk?
Steve. Siamo molto più che soddisfatti! E’ stata la prima release ufficiale con la nuova formazione, e non poteva andare meglio di così; stiamo avendo buonissimi riscontri in Italia, ma il disco sta girando benissimo anche in Europa e addirittura in America! Non potevamo chiedere di meglio!
Alberto. Pare scontato dirlo, ma "Turd" rappresenta un'evoluzione sia del nostro modo di suonare che di strutturare i pezzi rispetto al passato, e tutto ciò è successo con naturalezza, senza sconvolgere le idee di partenza. Diciamo che nell'arco di un paio d'anni abbiamo fatto il passo da Australopithecus ad Erectus, e il fatto che il disco sia “trasversale”, ovvero che riesca a interessare appassionati di generi anche molto distanti tra loro benché imparentati, non può farci che piacere.

Come è avvenuto il processo che ha portato alla luce questo nuovo lavoro? Il tutto si è svolto dovendo affrontare qualche difficoltà, oppure si è svolto tutto in maniera molto naturale?
Steve. Da quando sono entrato in pianta stabile nella formazione, abbiamo subito iniziato a comporre i brani. Ci siamo subito trovati benissimo e, considerato che il 90% delle nostre canzoni nasce e finisce in sala prove, direi che è stato tutto scritto nella maniera più naturale possibile!
Alberto. Sì, i pezzi li abbiam buttati giù in scioltezza e prendendoci il tempo necessario: da anni ci si trova assieme in sala e si mettono in mezzo le idee sia per i titoli – che spesso vengono prima dei riff veri e propri – che per le strutture e i ritocchi finali. Il fatto di non esserci mai posti dei limiti riguardo alla sfera di influenze da tirare in ballo ci ha aiutati molto in fase di scrittura.

La prima cosa che mi ha profondamente colpito, è la copertina del vostro 10". Potete spiegarci come è avvenuta la sua creazione, chi l'ha eseguita e se ne siete soddisfatti? Nel vostro immaginario, cosa rappresenta? Credete possa esser una sorta di "traduzione grafica" del vostro suono?
Alberto. Dopo un artwork fotografico come quello di "Unforgivable Holidays" abbiam pensato di cambiare traiettoria, pur tenendo presente che volevamo qualcosa che riflettesse le nostre tendenze schizoidi, che non fosse assimilabile ad un genere o uno stile precisi e che continuasse a spiazzare l'ascoltatore/osservatore (avreste dovuto vedere la faccia degli avventori dell'Obscene Extreme 2013 di fronte al sorriso e alla ciccia di Vassilij calati nel contesto di squartamenti, decapitazioni, denuncia sociale, ecc. evocati dai dischi che lo circondavano!). Detto ciò, da qualche anno seguo alcuni artisti e fumettisti francesi, e tra questi soprattutto Craoman, che ho scoperto dopo aver visto alcuni flyer di gruppi noise e che mi ha colpito per l'uso dei colori e la malattia dei disegni. Pensavo che lui potesse fare a genio per noi, così l'abbiamo contattato, gli abbiam passato titoli e testi dei pezzi e gli abbiamo spiegato grossomodo cosa avevamo in testa. Il risultato, seppur con qualche licenza poetica, è una copertina caotica e surreale, specchio abbastanza fedele degli undici minuti scarsi di musica che si nascondono al suo interno.

Il logo del gruppo è stato realizzato dai ragazzi di Solo Macello, che sono delle vere istituzioni in campo estremo. Come siete entrati in contatto con loro? Siete partiti da un'idea, oppure gli avete lasciato massima libertà? Come è stato lavorare con loro e se contate in futuro di ripetere l'esperienza?
Steve. Luca ha fatto un lavoro eccezionale con il logo. Conoscevo molto bene le sue opere e avevo da tempo un gran desiderio di collaborare con lui; per il logo gli è stata data praticamente carta bianca, e quando abbiamo visto il risultato finale siamo rimasti a bocca aperta. Collaborare con lui è stato grandioso, davvero. Speriamo vivamente di poter lavorare ancora insieme in futuro!


Voi suonate un grind core che però incorpora all'interno molti altri elementi. Se qualcuno vi dovesse chiedere di spiegarli, cosa rispondereste? Alla luce di ciò, credo che ogni membro della band ascolti cose anche molto lontane dal tipico grind…
Alberto. Siamo sempre contenti quando qualcuno percepisce all'interno del nostro suono dei tratti “alieni” rispetto ai canoni del genere, perché evidentemente vuol dire che le nostre influenze sono sopravvissute all'interno dello stesso calderone senza snaturare i pezzi. Sì, arriviamo tutti da contesti musicali molto diversi e abbiamo background di ascolti particolarmente variegati che finiscono con lo sporcarsi e mescolarsi a vicenda. C'è un po' di tutto a condire i nostri pezzi: dal grindcore al noise, passando per sottogeneri vari e riferimenti che non sapremmo nemmeno bene come catalogare. Ti dirò di più: quando abbiamo cominciato sapevamo a malapena come approcciarci ad un genere estremo, perché al di là di Marius (il nostro cantante) e Los (che oggi suona la chitarra con noi, ma nei primi tempi era alla batteria), già nei Septycal Gorge, nessuno era veramente "del mestiere", e parlando per me, non penso di esserlo nemmeno ora o di volerlo comunque diventare mai. Questa varietà di esperienze musicali e la voglia di sperimentare divertendoci ci ha permesso di sviluppare un linguaggio comune col quale riusciamo a capirci e ad esprimerci e col quale ci troviamo particolarmente a nostro agio.

I vostri pezzi non durano più di 2 minuti e nella quasi totalità dei casi sono di una manciata appena di secondi. Cosa vi porta a scriverli così brevi? In futuro possiamo aspettarci brani un pò lunghi?
Steve. I nostri brani non seguono nessuno schema predefinito. Non nascono brevi per scelta, ma per il semplice fatto che non ci piace "forzare" la composizione oltre misura. Quando pensiamo che un brano sia completo e monkey-approved, allora non sentiamo il bisogno di andare oltre! In ogni caso, l’impatto delle nostre canzoni gioca un ruolo fondamentale, ed è anche per questo che difficilmente ci ritroveremo a comporre brani più lunghi. Ma mai dire mai...

Il disco è stato mixato e masterizzato da Paso dello Studio73 di Ravenna. Come siete entrati in contatto con lui? Come vi siete trovati e se in futuro rinnoverete questo rapporto?
Alberto. La collaborazione con Paso è stato il coronamento di un'idea di suono che avevamo prima di registrare: abbiamo fatto delle prese dirette di due giorni in una casa in mezzo alla neve col Wherever Recording, lo studio mobile del nostro amico Francesco Groppo, e dopo aver sgrossato i pezzi li abbiamo proposti a diversi tecnici e studi chiedendo loro delle preview di mixaggio e master. Infine abbiamo deciso di affidare il lavoro a Paso dello Studio73 di Ravenna, anche sulla base della sua esperienza con altri gruppi alle prese con sonorità estreme e personalizzate e band di nostri amici. Il risultato è stato proprio quello che volevamo! In futuro staremo a vedere, ci piace sperimentare produzioni nuove, quindi chissà?

Credete che ci sia stata un'evoluzione fra "Turd" ed il vostro precedente cd "Unforgivable Holidays"? Se sì, in cosa?
Alberto. Come dicevo prima, una sorta d'evoluzione c'è stata, e con l'arrivo di Umberto al basso a fine 2011 e di Steve alla batteria nel 2013 abbiamo anche cambiato modo di suonare. Forse non ce ne siamo accorti in tempo reale adattando i pezzi vecchi alla nuova formazione e scrivendone di nuovi, ma confrontando "Turd" con ciò che è venuto prima, la differenza ci pare abbastanza evidente. Ad oggi possiamo dire che "Unforgivable Holidays" è stato un disco di transizione, acerbo sia nei suoni che nelle idee, ma ci piace sempre, perché anche a distanza di tempo pensiamo mantenga una sua personalità in maniera tutto sommato dignitosa. É un disco grasso e irriverente, come il protagonista della copertina. "Turd" invece è più compatto e diretto, più stronzo, per l'appunto, e a modo suo più omogeneo. Non so, questa è la mia percezione!

Cosa mi sapete dire invece del vostro primissimo lavoro, ovvero "Albert" . A me piace molto, ma il suono differisce un pò dalle vostre altre release... Siete d’accordo?
Steve. “Albert” è stato registrato prima del mio ingresso negli Ape Unit! Ho conosciuto il gruppo ascoltando proprio quell’Ep, e da fan ero e sono ancora dell’idea che nel suo essere molto grezzo sia davvero una bomba! E’ chiaramente un altro sound rispetto a quello che siamo ora, ma non per questo è inferiore! Ancora oggi suoniamo dal vivo brani tratti da quella release, e il responso del pubblico parla chiaro.
Alberto. "Albert" è la testimonianza di una fase, la nostra prima, quella più elementare e meno evoluta. Ci sono molti break e midtempo debitori degli ascolti di Alessandro (chitarrista e cofondatore della band), qualche ingenuità e tanta voglia di divertirsi. È un Ep che definirei "onesto", registrato in un garage da Gianluca - il nostro primo bassista - nell'arco di poco più di tre ore. È quel che doveva essere. Da allora sono cambiate un bel po' di cose!


I vostri testi sono molto curiosi. Potete descriverceli? Da cosa traete ispirazione quando li scrivete? Li buttate giù tutti insieme oppure c'è qualcuno proposto a ciò? Sono un semplice "accessorio" alla parte musicale, oppure gli attribuite un significato profondo e non di contorno?
Alberto. Nel nostro genere la voce può essere considerata un quinto strumento, ma detto questo non è mai un semplice accessorio. I testi si sviluppano attorno al titolo del singolo pezzo. Anzi, è proprio il titolo a dare il “la” al testo, da questo fatto forse scaturisce la loro stranezza. C'è capitato e ci capita spesso di trarre spunto da esperienze realmente accaduteci o vissute da amici e conoscenti (ebbene sì), da cose sentite dire, lette o riportateci, da cazzate di vario genere o da giochi di parole che molto spesso hanno principalmente senso all'interno della nostra ristretta cerchia. Come dire, non ci è mai piaciuto prenderci troppo sul serio, l'avrete capito, no? Poi, dei testi veri e propri se ne occupa sempre Marius, il nostro cantante. Li butta giù quasi in contemporanea con quel che elaboriamo a livello musicale e li adatta strada facendo alle basi strumentali. Ci sono volte in cui dietro al piglio visionario o cazzaro del pezzo e del testo si celano riferimenti che vanno oltre al goliardico, ma per poterlo dire con esattezza forse dovremmo farci psicanalizzare.

Le vostre canzoni credete assumano un aspetto più compiuto dal vivo rispetto che su vinile? In parole povere: suonano meglio e ci mettete maggior foga nell'eseguirle?
Alberto. Beh, di sicuro la sfera live è in grado di amplificare l'effetto scimmiesco del disco, in termini di robustezza e impatto, dipende sempre dalla situazione. Le nostre sono tutte canzoni molto fisiche per quanto brevi, quindi capita che nel contesto giusto e col pubblico caldo che ti piomba addosso mentre suoni acquisiscano quel “di più” – una carica animalesca e quel sano strato di sporcizia – che sul disco per forza di cose è più difficile cogliere.

Ho avuto modo di ascoltare l'Ep "Beasts Of Santa", in cui 4 vostri pezzi vengono completamente rivisti da quattro artisti dell'harsh noise italiano. Come mai vi è venuta questa idea? Chi sono questi quattro artisti e come siete entrati in contatto con loro? Siete soddisfatti del risultato? Avete fatto decidere a loro i pezzi? In futuro ci sarà spazio per un altro progetto di questo genere? E' prevista una stampa in vinile o saranno disponibili solo online?
Steve. L’idea di questa uscita è venuta a Los. Era in contatto con tutti gli artisti che han partecipato tramite internet ed un giorno ci è stata proposta questa improbabile collaborazione, e non ci abbiamo pensato due volte a dire di sì. Ed è stato sempre Los a curare ogni aspetto di "Beasts Of Santa", dalla scelta dei pezzi alla copertina. Eravamo in attesa di entrare in studio per registrare "Turd" e ci sembrava una bella idea spezzare il tempo con un’uscita così fuori dagli schemi. In ogni caso, oltre al download online, l’Ep è stato anche stampato in 25 leggendarie copie su cd. Se siete abbastanza coraggiosi da procurarvene una, fatelo, perché esaurite quelle non credo vedranno più la luce su un formato fisico!
Alberto. Gli artisti che hanno partecipato alla manipolazione sono tutti nostri cari amici: Molestia Auricularum (Federico degli Storm(o) sotto mentite spoglie, ahahah!), Alessandro dei Private Culture, Lorenzo Nascitari e Hangmankind. Ognuno ha detto la “sua” e il risultato è bello straniante. È stato un esperimento estremo e del tutto nuovo per noi, chissà, in futuro potremmo uscir fuori con qualcosa di altrettanto fulminato.


Provenite da Cuneo. Com'è la situazione a livello di concerti e partecipazione dalle vostre parti? Avete qualche gruppo interessante da segnalarci?
Alberto. La provincia di Cuneo è sempre stata molto attiva nello sfornare gruppi nell'underground nazionale e non solo, e anche di un certo livello oltre che dei generi più disparati. Il suo problema attuale è la scarsità di pubblico realmente interessato a supportare e il numero esiguo di locali attivi e disposti ad ospitare generi diversi a 360°. Riguardo alle proposte e uscite recenti vorrei ma preferisco non sbilanciarmi più di tanto, perché stando dietro ad una piccola realtà di produzioni indipendenti (che ha contribuito alla coproduzione di "Turd", tra le altre), sarei molto, forse troppo, di parte. Ma ci sono dei bei numeri, fidatevi, e chi capita a suonare nella nostra provincia conosce stranamente meglio e segue/apprezza di più le band locali di chi ci vive, ed è capitato più di una volta di sentirsi dire, al di fuori della provincia, roba del tipo: "Ah, venite da Cuneo? Dalle vostre parti arrivano un fottio di gruppi fighi!". Incoraggiante, no?

Credete che gli Ape Unit evolveranno ulteriormente il loro sound in futuro?
Alberto. Perchè no? È nostra prerogativa di sempre quella di non metterci il paraocchi e di integrare sempre nuove influenze in quel che facciamo, quindi aspettatevi di tutto...

Cosa riserva il futuro per la band?
Steve. Attualmente stiamo terminando di comporre del materiale inedito per uno split che uscirà l’anno prossimo insieme ai micidiali inglesi Horsebastard. Inoltre stiamo programmando vari concerti per questo nuovo anno, e speriamo di concretizzare un tour che possa finalmente portare la scimmia in giro per l’Europa questa estate!

Finito. Se vi va aggiungete pur ciò che volete e grazie.
Grazie mille a Forthekidsxxx per la aver dato la possibilità a questi primati di essere intervistati! Se volete rimanere aggiornati sul futuro degli Ape Unit, ogni tanto date un’occhiata alla nostra pagina Facebook.

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martedì 19 gennaio 2016

Upset Noise.

Foto: RobyNoise.

Fondamentalmente ho tre gruppi italiani che adoro alla follia: Wretched, Upset Noise e Negazione. I secondi si sono da poco riformati e ho potuto vederli in azione un paio di volte, divertendomi molto. Ho deciso di fare una chiaccherata con Lucio (cantante) e Stefano "Bone" (batterista) per farmi raccontare passato presente e futuro della band. Ah, e pure di quella volta in cui Kirk Hammett dei Metallica provò a fregarsi il giubbotto di Lucio...

Lucio, sei entrato negli Upset Noise nel 1986, quando il gruppo aveva inciso lo split con i Warfare? e il 7" "Disperazione Nevrotica". Come sei entrato in contatto con loro? Il tuo ingresso nella band ha effettivamente contribuito a quel cambio di suono che possiamo ascoltare a partire dal lavoro del 1987 "Nothing More To Be Said!"? Apprezzavi già gli Upset Noise prima del tuo ingresso?
Lucio. Ero un fan della band già da anni,poi una sera ad un concerto a Padova io e il mio gruppo di allora ,i Brainstorm, abbiamo suonato 3 pezzi prima degli Upset Noise... Qualche tempo dopo ho incontrato i ragazzi ad una festa privata e ho passato la notte a parlare di musica con Stefano "Bone" (il batterista). Una settimana dopo mi ha chiesto se mi andava di sostituire Edi che mollava la band, e così è stato. Penso di aver contribuito, anche se il cambiamento era già in atto. Ho sempre amato lo speed metal e sono cresciuto a Motorhead e quindi ho sicuramente portato le mie esperienze negli Upset Noise.

L'uscita di parte del vostro materiale ristampato in cd per FOAD Records può essere stato uno dei motivi che hanno portato alla reunion degli Upset Noise? Come vi siete trovati a lavora con la label di Giulio dei Cripple Bastard e del Pranda? Personalmente hanno fatto un'eccellente lavoro sotto tutti i punti di vista... E' prevista la ristampa anche degli altri dischi?
Beh,direi di si. Originalmente l'idea era di suonare una sola data per promuovere l'uscita del digipack per FOAD, poi ci siamo talmente divertiti che abbiamo deciso di andare avanti. Per quanto riguarda il prodotto di FOAD, sì, concordo: il risultato finale è molto soddisfacente, hanno fatto un ottimo lavoro, massimo rispetto e gratitudine.

Ai tempi gli Upset Noise sembrano essere lanciati. Io purtroppo non vi avevo mai visto prima della reunion, ma mi sono documentato. Tour con i Cro Mags, una grande amicizia con i Jingo De Lunch (culminata nella cover di "Growning Pains" che apre il loro album "Underdog"), un video e altro. Come mai ad un certo punto avete staccato la spina?
Personalmente ho lasciato per motivi di salute abbastanza gravi,ma in generale la vita di tutti noi si era complicata. Lavoro, soldi, famiglia, per anni abbiamo lottato contro tutti e tutto, facendo sempre quello che sentivamo essere giusto, fregandocene di mercato e tendenze, sperimentando sempre cose nuove e diverse ogni nuovo disco. A posteriori, tutto troppo veloce e spesso sottovalutati, soprattutto da noi stessi. Beh, chi se ne importa! Siamo ancora qui.

Ad un certo punto, il gruppo cambia radicalmente sound e innesta il metal nell'ossatura dei propri pezzi. Questa è una cosa è successa un pò a tutti i gruppi italiani di quegli anni. Improvvisamente si parla di crossover e (da quello che ho potuto vedere) cambiano anche i posti in cui suonare. Secondo te, perchè ciò è avvenuto? Vi andava stretto suonare solo hardcore, o ciò è dovuto anche all'evolversi dei vostri gusti musicali?
Ci sono stati cambi di line up e ognuno ha apportato idee e influenze proprie. In comune ci piaceva lo speed metal, il thrash e tutto ciò che era veloce e potente, ma anche i Motorhead, gli Ac/Dc di Bon Scott e il punk rock americano e inglese di band come Discharge e GBH in primis. I posti in cui suonare sono cambiati principalmente per due fattori, credo; all'inizio ci facevano suonare solo i posti occupati, poi anche in Italia hanno cominciato a nascere rock club (nel resto d'Europa ci suonavamo già). In seguito i centri sociali cominciarono a preferire gruppi reggae e hip hop, avendo un riscontro economico maggiore e attirando un pubblico più eterogeneo, giustamente, nell'ottica dell'autofinanziamento. Comunque noi suoniamo ovunque ci chiamino se c'è una bella stuazione, cercando di non rimetterci di tasca nostra.


Sempre in riferimento alla domanda di prima, che tipo di rapporti intercorrevano all'epoca tra il giro hardcore e quello metal? Ad un certo punto le cose mi pare si fossero un pò mischiate... Avete mai avuto problemi con quella frangia? Avete mai suonato in qualche concerto prettamente metal e se sì, che tipo di responso avete ricevuto?
Con le band come Metallica, Slayer ed Anthrax che ostentantavano t-shirt di Misfits, Discharge e Dead Kennedys ad un certo punto i metallari che erano sempre stati una scena molto conservatrice cominciarono a venire ai concerti hardcore e punk. A parte qualche problemino con quelli che non sapevano pogare senza farsi e fare male, non ricordo particolari problemi. Abbiamo suonato spesso, sopratutto all'estero in contesti prettamente metal e la reazione è stata sempre molto positiva. Compravano tutti le nostre t-shirt e tornavano ai nostri concerti nel tour successiva.

C'è un disco degli Upset Noise al quale siete particolarmente affezionati? Perchè?
Lucio. Il prossimo!
Stefano. Allora, per la domanda sul disco a cui sono più affezionato, direi "Nothing More To Be Said", perché era una fase nuova da esplorare, sia musicalmente che socialmente. Si venivano a conoscere i gusti dei "metallari", si condividevano gusti musicali e frequentazione di posti, centro sociali, ecc. Come del resto è successo in tutta la scena hc mondiale dei tempi...

Il vostro ex bassista Boffo (che ha suonato in "Disperazione Nevrotica" e in "Nothing More To Be Said"), non mi pare sia stato molto entuasiasta di questa reunion... Avete avuto modo di confrontarti con lui su questa situazione che si è venuta a creare? Mi pare che all'inizio fosse contento della ristampa e di un rinnovato interesse nei confronti del gruppo... Poi però ho letto dei suoi post su Facebook non proprio idilliaci nei vostri confronti... Con gli altri ex membri del gruppo invece?
Stefano. Per ciò che riguarda Boffo direi: "nothing more to be said". Ha fatto tutto lui e ha disfatto tutto lui, no remorse!!!
Lucio. He had his chance, and he fucked it up.

Cosa vi ricordate dei tour degli Upset Noise di quegli anni? Mi riferisco in particolare a quello che faceste con i Cro Mags... Come vi siete trovati con loro? Ricordate qualche concerto particolarmente memorabile? In generale come venivate accolti? E dei tour con i Jingo De Lunch? Durante il reunion tour a Bologna Lucio cantò con loro... Siete ancora in contatto con loro? Sanno che vi siete riuniti?
Lucio. Beh, è stato bello e divertente. Ad ogni concerto c'era una delegazione di devoti hare krishna che portava dolcetti vegani e opuscoli religiosi! John Joseph era molto carismatico, gentile ed estremamente riservato. In quella tournée Harley Flanagan non c'era. Tutti gli altri membri dei Cro Mags e degli Only Living Witness era simpatici e disponibili, con Craig Silvermam (oggi con Agnostic Front e Slapshot) ci sentiamo ancora. Mi faceva ridere un casino con le sue imitazioni perfette di John Travolta! Una volta, durante una data nella foresta nera,un mega festival in un tendone, ci venne rubato tutto il merchandise, che significava dover abbandonare il tour visto che ci finanziavamo le spese con quello. Quando lo comunicammo alle altre band, loro fecero un briefing dopodichè John Joseph venne da noi con i soldiu raccolti tramite una colletta e ce li diede per poter arrivare fino in Italia. Ci disse: "No, easy guys... We started up it together, we'll end it together!" Un esempio di solidarietà della scena hardcore che le band di oggi sembrano ignorare. Con i Jingo De Lunch era una cosa speciale, era come andare in gita con la scuola,un branco di ritardati on the road! Abbiamo suonato in posti super fighi e in squat fatiscenti, devastato camere di hotel di lusso e mangiato schifezze con conseguenti diarree generalizzate, bevuto tutto il bevibile e fumato il fumabile. Il nostro motto era: "If it smokes, smoke it; if it sweats, drink it; if it's wet,fuck it... But if it doesn't move load it on the van, could be a Marshall"! Ci sentiamo ancora con loro e ci piacerebbe suonare di nuovo assieme, ma per il momento sono definitivamente sciolti.

Avete suonato con Suicidal Tendencies, Heresy, The Accused, Into Another e moltissimi altri... Cosa vi ricordate di questi concerti?
Lucio. Erano tutte band molto diverse tra loro, con una personalità e un suono ben definito. Ai concerti siamo sempre stati molto umili e siamo sempre stati trattati bene.


Dal punto di vista grafico, i vostri dischi mi sono sempre piaciuti molto. In base a cosa sceglievate le grafiche da utilizzare e quali sono gli artisti ai quali vi siete rivolti?
Lucio. Per lo split con Warfare? "Vi Odio", l'artwork è stata Opera di Boffo, in perfetto stile D.I.Y. (una volta in un'intervista mi chiesero se il bambino della foto fosse Fausto (chitarrista)! Ahahah!), mentre la cover di "Disperazione Nevrotica" è stata creata da Dumbo a.k.a. Speaker Deemo. La copertina di "Nothing More To Be Said" è stata fatta dal grande R.K. Sloane, che purtroppo ci lasciato qualche anno fa. Visto che era piaciuta molto gli chiedemmo di farne una per il lavoro successivo "Come To Daddy", ma era troppo impegnato con Guns 'N' Roses così passò il tutto all'altrettanto grande Jeff Gaither (ancora attivissimo) che è il seguito della cover disegnata da Sloane. Violento e acido come piaceva a noi. Invece l'artwork di "Growning Pains è del mitico Stiv Valli di T.V.O.R. che aveva curato le grafiche di "Nothing More To Be Said" nella ristampa italiana.

Quando vi siete sciolti la prima volta, che sensazione provasti? Credevate di aver dato tutto, oppure vi è rimasto un pò di "amaro in bocca"?
Lucio. Personalmente si, credo che non avrei potuto fare di meglio e in fondo avevo ottenuto molto di più di quello che mi sarei aspettato quando mi sono unito agli Upset Noise, anche perché difficilmente mi aspettavo di arrivare alla veneranda età di 49 anni.

Quali sono i progetti futuri per gli Upset Noise? Ho sentito dire che ci sono nuovi pezzi in lavorazione...
Lucio. Stanno uscendo cose nuove in sala prove, chissà... Ho imparato a non crearmi grosse aspettative ed accettare tutto quello che viene come un dono per nulla scontato. Right here, right now!

Lucio, mi racconti di quella volta che Kirk Hammet dei Metallica ha provato a rubarti il giubbotto?
Lucio. Allora, stavo smontando il palco dei Metallica a Padova, al palazzetto dello sport, la tournée di "...And Justice For All". Ad un certo punto sono nascosto sugli spalti, avevo lasciato il giubbotto di pelle all'entrata degli spogliatoli ma lo tenevo d'occhio dagli lì che erano al buio per non farmi scoprire. Allorché arriva Hammet con una birra in mano, vede il mio chiodo si guarda intorno, lo raccoglie con fare circospetto e punta alla porta dello spogliatoio. Da sopra gli dico "Guess you like my jacket ,man!" e lui visibilmente imbarazzato mi risponde: "Ehm, nice Misfits patch... Do you like them?" e io gli rispondo: "More than Metallica!" Lui si mette a ridere e dice "Are you in for a beer?" e io "Yes, indeed!" Così sono entrato in camerino dove mi ha passato la birra e un paio di panini, poi mi ha chiesto dei Raw Power. James e Jason mi hanno salutato rilassati, poi è arrivato Ulrich e ha incominciato a urlare contro di me "Get the fuck out!". James lo ha mandato a fanculo e Kirk gli ha detto che ero con lui e stavo lavorando. Ho ringraziato e sono tornato a fare quello che stavo facendo prima...

Finito. Se vi va di aggiungere qualcosa, fatelo pure.
Lucio. Grazie per l'intervista, Marco. Ci vediamo sotto il palco... O al Bodeguilla!

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lunedì 18 gennaio 2016

Seventh | The Herald | Cd/Digital | Sliptrick Records/Rip Roaring Shit Storm Records.

I Seventh sono un progetto nato dalle menti di Maximilian Goldberg e Marco Tumiatti nel 2014, che hanno concepito, prodotto e registrato questo debutto con il contributo di Cesco, batterista degli Zeit (ora il gruppo è un quintetto). Quello che è venuto fuori è un lavoro affascinante, difficile, tortuoso e maestoso. Tutto ruota attorno ad un viaggio, in sette tappe, fatto da un uomo che finalmente prende coscienza di se stesso quando scopre il proprio Io. Durante questi sette passaggi, si trova ad affrontare tutta una serie di situazioni che lo mettono a dura prova, fino al culmine finale, in cui ascende al trono della conoscenza assoluta, raggiungendo il culmine della propria esistenza. Musicalmente ci troviamo di fronte ad un vero e proprio concept album, un suono che trascende oltre le definizioni di hardcore e metal, un suono che è semplicemente oltre. Un incedere potente, una voce straziante (ma capace di parti quasi parlate da brividi) votata all'estremo sacrificio per raggiungere la vetta, cori magniloquénti, che creano un'atmosfera fuori dal tempo, in un'altra dimensione di estasi mistica. Cesco dietro alla batteria è impeccabile come sempre, ideale traghettatore verso lidi di nuova presa di cognizione di se stessi. Magnifica la veste grafica, degno compendio visivo alla musica proposta da questi ragazzi. Un debutto di una finezza estasiante, un gruppo che difficilmente si può ignorare.


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venerdì 15 gennaio 2016

Mucopus | La Scatola | Cd/Digital | Autoprodotto.

I Mucopus tornano sulle scene dopo lo scioglimento del 1997 e lo fanno con questo "Scatola". Rutilante hardcore vecchia scuola, influenzato dai loro concittadini (sono di Torino) Negazione, per un pugno di brani che sono dei veri e propri cazzotti in faccia. Ritmiche serratissime, urgenza di comunicare e una grandissima energia profusa sono gli ingredienti di questo nuovo lavoro. Quello che mi ha maggiormente colpito è l'alto grado di frustrazione, rabbia e odio che i nostri hanno riversato in questi pezzi, quasi come a sfogare quello che è stato accumulato nel corso degli anni, da quando avevano smesso di suonare. In tutto ciò, non poteva mancare una dedicata particolare allo storico El Paso. Welcome back!


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L I V I D I | Meno Sei | Ep Digital | Autoprodotto.

Ci sono gruppi, non mi chiedete il perché, che fanno immediatamente breccia in me. I L I V I D I di Milano (in cui milita Carlo, già con Scena, Cusak e Julie Ant) sono veramente un gran gruppo. Il loro hardcore in bilico fra Dag Nasty, Kina e Husker Du è magnifico. Le melodie che sono riusciti a creare, gli intrecci di chitarra e i cori compongono sei pezzi freschi e davvero coinvolgenti. Hanno un gusto incredibile per gli arrangiamenti e un songwriting accattivante, pensare che siamo solo all'ep di debutto. Il secondo pezzo, "S.O.S.", è veramente da brividi, figlio di quella tradizione punk hardcore emozionale che da sempre incontra i miei favori musicali. La voce è potente e ispirata, e canta con piglio incisivo parole veramente sentite, con quel retrogusto di amarezza che ho sempre apprezzato. Non fate l'errore di non ascoltarli.
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mercoledì 13 gennaio 2016

laCasta.


E' bastato che i laCasta mi spedissero tramite email il teaser del loro cd "Encyclia" per ammaliarmi con il loro suono e la loro immagine. Oscuri e pesanti, il gruppo ha tutte le carte in regole per fare grandi cose. Questa intervista è stata fatta con Mario, chitarrista della band.

Come mai avete deciso di autoprodurvi la vostra prima uscita intitolata "Encyclia"? è stata una cosa voluta per avere "maggior controllo" e saggiare un po’ il terreno, oppure ci sono altre motivazioni alla base di questa decisione?
Prima di tutto ti ringrazio per aver deciso di passare del tempo ben speso scambiando qualche chiacchiera. Per quanto riguarda la domanda, debuttare con un Ep di propria produzione, secondo noi, è stato un inizio abbastanza nella norma per una band underground agli esordi, ovviamente sia per sondare il terreno, come hai appena detto tu, ma anche per giostrarsi abbastanza in autonomia per quanto riguarda "etichette" di vario genere.

L’artwork che compone la vostra prima uscita mi è piaciuto molto. Semplice e molto diretto. Come mai avete optato per questa scelta? Avete collaborato tutti oppure solo alcuni di voi hanno messo mano alla cosa? Soddisfatti?
Tutta la parte grafica del gruppo viene interamente curata da me che ho un background di formazione artistica in vari settori partendo dalla fotografia per arrivare al design del gioiello, ma ovviamente, prima di dare il via ad ogni cosa, la supervisione è rigorosamente aperta a tutti gli altri membri della band, che comunque non rimangono mai delusi dai miei meticolosi lavori prettamente di stampo asettico, come piace in generale a tutti noi del gruppo. Detto questo, possiamo ritenerci pienamente soddisfatti del lavoro ottenuto!

Quando mi avete contattato, sono rimasto impressionato dalla cover del vostro Cd. Personalmente adoro quel tipo di arte e mi interessa molto il periodo storico dal quale è tratta. Potete spiegare ai nostri lettori e lettrici di cosa si tratta, il suo significato e cosa rappresenta per il gruppo?
Si tratta di un’incisione, raffigurante un papa, tratta dall’antico trattato "Liber Chronicarum" stampato a Norimberga nell’anno 1493, che per noi va a simboleggiare, in poche parole, quella che è la menzogna e l’ipocrisia a livello politico-sociale globale da parte dei poteri forti. Il colore, o se vogliamo non colore, predominante è il funereo nero, che ovviamente rappresenta quella che è la nostra essenza primaria. Tutto il resto è abbastanza asettico e freddo, come detto poco prima, studiato proprio per avere un’immediatezza ed un impatto abbastanza nichilista come la gran parte del nostro carattere predominante.

Una cosa che ho notato è che aprendo il booklet, non sono riportati i testi dei brani contenuti. A cosa è dovuta questa scelta? Su richiesta è possibile averli?
A tutti noi della band piace uno stile minimalista, ecco perché la scelta di un progetto grafico abbastanza semplice ma di grande impatto visivo. Per quanto riguarda la scelta di rendere i testi un enigma insoluto, ci è anche un po’ venuta in mente per lasciare intorno un alone di mistero... Tuttavia prossimamente verranno resi noti sicuramente. La nostra foto all’interno rappresenta il frutto di ciò che è "Encyclia"; l’essenza della rabbia che prende forma con la nostra presenza all’interno dell’opera.

Foto: MercuziO's photos

Sempre riguardo ai testi: di cosa parlano e a cosa vi ispirate per scriverli? Li scrivete tutti, oppure solo una persona all'interno dei laCasta si occupa di ciò? Si prestano ad essere interpretati in maniera univoca, oppure possono assumere significati diversi a seconda di chi li ascolta?
Le liriche vengono scritte essenzialmente da Alessandro (voce e synth), ma anche gli altri membri del gruppo a volte contribuiscono a buttare giù qualche testo. Capita, a volte, che qualche amico più caro e molto indirizzato all'ascolto del nostro genere ci scriva qualche testo, che con piacere inseriamo nel nostro oscuro scrigno. Le tematiche sono, come abbiamo sempre affermato e come si può anche dedurre dal nome della band, incentrate sulla tematica riguardante le caste di varia natura; quindi spaziamo dal tema politico-sociale alla religione, o comunque tutto quello che ha circondato e tutt'ora circonda sempre più l’intera umanità inglobata in stereotipi che osiamo definire ricchi di squallore. Ovviamente la veste dei testi in sé, in base al soggetto che ascolta il brano, può sicuramente variare. Questo è stato anche messo in conto sin dall'inizio; infatti ci piace l’idea che ogni persona possa dare libera interpretazione alle nostre parole in base allo stato d’animo che ricopre in un determinato momento della sua vita.

Il titolo del vostro debutto è "Encyclia". Che tipo di rapporto avete con la religione? Provenendo da una città del sud Italia, dove storicamente la religione ha sempre avuto un posto di rilevanza, sentite il peso di ciò nella vostra vita quotidiana e nelle scelte che fate?
Riguardo alla religione, così come pure per la politica, noi ci poniamo al di fuori e al di sopra di queste forti sovrastrutture sociali, non tanto per il loro significato intrinseco quanto per taluni aspetti deviati di entrambe, che in molte situazioni portano non già al dialogo tra le parti, come invece potrebbero e dovrebbero, bensì a scontri spesso inconciliabili e violenti. Ed è proprio contro questi aspetti di manipolazione nei confronti dell’uomo che, in definitiva, noi ci scagliamo con forza.

Il vostro tipo di hardcore è pesantemente influenzato da sludge e un certo tipo di metal (ma anche da moltissimo altro). A me piace chiamarlo "blackened hardcore", anche per via dei simbolismi che spesso si usano. Il fatto che suoniate questi tipi di genere è una conseguenza del vostro rapporto con la società in cui vivete e su quello che quotidianamente affrontate all'interno di essa?
La quotidianità sicuramente ricopre anche per noi un ruolo fondamentale, quindi ci porta a caratterizzare tutti gli aspetti del nostro progetto in maniera sempre pessimistica e negativa. Dalle tematiche dei testi alla musica stessa e, come detto prima, anche a tutta l’arte grafica, come anche la fotografia in bianco e nero molto presente nella band. Come vedi tutto assolutamente privo di colore!

Ascoltando il vostro Cd, le atmosfere che siete riusciti a creare sono di malessere, disagio e di una pesantezza quasi palpabile. Come siete riusciti a raggiungere ciò?
Elementi estremi quali, in primis, la rabbia che portiamo dentro, il dolore che abbiamo sofferto, ma anche quello che vediamo ogni giorno in varie situazioni mondiali, la violenza che ormai ci circonda sempre più e la menzogna, che come una terribile anaconda, soffoca e divora la gran parte della popolazione mondiale, si fondono con modelli musicali anch'essi sfaccettati di violenza, malvagità e depressione. Questo è un sunto del nostro sound oscuro e malsano.

Potete descriverci il processo di costruzione di un vostro brano? Solitamente parte da un’idea che poi sviluppate tutti assieme, oppure preferite lavorare assieme sin da subito?
La musica viene composta da me alla chitarra come tema portante, quindi parliamo dei vari intrecci di oscuri e violenti riff, dove successivamente in sala prove, con Marino al basso e Tommaso alla batteria, vengono arrangiati sino ad arrivare a conclusione.

Suonando questi pezzi dal vivo, credete di riuscire ad aumentare ancor di più le sensazioni di cui accennavo nella domanda precedente?
Crediamo che dal vivo si scateni un alone di oscurità ma nello stesso tempo di violenza repressa, questo anche dettato un po’ dallo scenario che andiamo a creare, suonando di spalle con un’atmosfera soffusa dettata dalle luci e dai fumi che s’innestano con la visione di film espressionisti proiettati sulla scena.

Foto: Francesco Ferri.

Quali sono le influenze principali del gruppo, sia a livello musicale, che per esempio letterario e artistico?
Possiamo affermare che siamo molto influenzati da varie branchie estreme ed oscure, quindi spaziamo da una base hardcore moderna, pesantemente influenzata da una buona dose di black metal e tutti i vari derivati anch'essi più moderni, fino ad arrivare al doom, al punk, al grind con ambientazioni dark ambient. Artisticamente parlando, il cinema muto tedesco espressionista ci è molto vicino, ma in genere tutta l’arte come la fotografia, la pittura, la scultura, la letteratura filosofica ma anche scientifica, sono sempre alla base delle nostre ispirazioni.

Senza nulla togliere al sud Italia, quanto può essere penalizzante per un gruppo come il vostro essere nati da quelle parti? Quanto è difficile organizzarsi e spostarsi per concerti fuori regione?
A dire il vero, facendo un paragone con il centro ma soprattutto con l’Italia del nord, la situazione non è delle più ottimali. Dalle nostre parti ci sono situazioni a volte anche importanti, ma il tutto non è uguagliabile alle attività che si svolgono in altre parti d’IIalia del centro e del nord: festival ma anche concerti più piccoli soprattutto del genere da noi trattato. Spostarsi quindi a volte diventa anche difficile a causa delle spese di viaggio che negli anni sono aumentate in maniera esponenziale. Ma l’attitudine, e quindi la forza di volontà nel fare ciò che si desidera, sopprime queste problematiche, per la maggior parte logistiche, per la sola voglia di poter suonare, suonare e suonare!

Siete molto presenti sui social network e in generale su internet. Quanto è importante, al giorno d'oggi, utilizzare questi strumenti? Ho notato però che non siete presenti su Bandcamp. Come mai? Cosa ne pensi di coloro che scaricano tutto gratis senza dare ai gruppi nemmeno un euro?
Sì, siamo molto presenti sui vari social, anche se contrari ad ogni forma eccessiva di mass media, perché è anche un modo di diffondere abbastanza rapidamente il proprio nome e la propria musica in maniera “libera e senza vincoli”. Bandcamp abbiamo deciso di tralasciarlo, almeno per il momento, perché presenti su altri portali dove liberamente abbiamo messo a disposizione per l’ascolto i nostri brani, o altri dove poterli acquistare liberamente, intendo il Cd fisico ovviamente! Il free download dei pezzi abbiamo semplicemente deciso di non ritenerlo opportuno, tanto i programmi per lo scaricamento pirata fanno il loro sporco lavoro! Ahahah! A parte la battutina, riteniamo che un minimo di guadagno ci debba essere come anche riscontro positivo al tantissimo lavoro e impegno che c’è dietro. Tutto qui.

Come giudicate la scena dalle vostre parti? Ci sono posti per suonare e gruppi degni di nota?
Gruppi degni di nota ce ne sono, e come! Ovviamente di varia natura e vario genere, ma ti assicuro che c’è davvero professionalità e passione in quello che fanno. Per quanto riguarda i locali un po’ meno, la situazione è abbastanza ridotta al minimo. Gli eventi, grossi o piccoli che siano, vanno a crearsi sempre negli stessi posti che anno dopo anno, comunque, si riducono sempre di più all'osso.

Prevedete un’evoluzione nel suono del gruppo, magari inserendo sampler o parti elettroniche?
Componendo nuovi brani, il sound si sta spostando un po’ di più su sonorità post-black metal, ma tutto sommato lo stampo rimane sempre quello dei laCasta! Alla fine si parla di sfumature impercettibili di sottogeneri sempre ben miscelati tra loro. Per quanto riguarda elementi elettronici abbiamo già una buona componente noise drone con vari synths analogici pilotati tra un pezzo e l’altro da Alessandro (voce e synths), ma la sperimentazione non ha mai fine!

Quali sono le prossime mosse dei laCasta?
Sicuramente una cosa importante per noi, come per tutte le band o artisti in genere, la cosa fondamentale è quella che il proprio nome e la propria arte si diffonda in tutto il mondo, avendo un seguito di gente che ti ammira per quello che fai e per come lo fai. Ritornando al nostro piccolo, una cosa che desideriamo è in primis quella di entrare sicuramente sotto qualche etichetta conosciuta a livello mondiale, possibilmente affine al genere e all'attitudine che ci lega per tutto lo stile complessivo che andiamo a proporre; avere inoltre una serie di persone che apprezzino in pieno quello che presentiamo ed infine collaborare con artisti importanti a cui noi ci ispiriamo. In tutto ciò non trascurando, ovviamente, la promozione di "Encyclia"!

Finito. Se vi va aggiungete pure qualcosa e grazie del vostro tempo.
Marco, ovviamente ti ringrazio a nome di tutta la band per lo spazio che oggi ci hai dedicato, ringrazio anche tutte le persone che hanno prestato attenzione all'intervista e infine tutti i nostri seguaci che ci supportano dal primo giorno sempre con entusiasmo. Ricordo inoltre che tutto il nostro merch ufficiale è disponibile sul nostro store accessibile da tutti i nostri social come anche da qualsiasi motore di ricerca online. Mi raccomando fatevi trascinare negli abissi più neri con la nostra "Encyclia" e diffondete il nostro grido di rabbia avvolto da una coltre oscura!


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lunedì 11 gennaio 2016

Abisso Serigrafia.


Proseguiamo il nostro "viaggio" alla scoperta di ciò che si cela dietro alle magliette che ci piace tanto indossare, con Massimo, mente di Abisso Serigrafia, situata a Bologna. Buona lettura.

Vorrei chiederti come nasce il progetto Abisso Serigrafia. Quando hai cominciato ad interessarti alla serigrafia e quando la cosa ha cominciato a farsi seria? Come mai hai scelto questo nome?
Il progetto Abisso Serigrafia nasce dalla passione per gli inchiostri, per la musica e per tutto ciò che ruota attorno alla cultura DIY e agli spazi autogestiti. Ho iniziato ad interessarmi al mondo della serigrafia e degli inchiostri verso la fine delle superiori; approdato a Bologna ho avuto la fortuna di convivere con un'amica interessata anche lei al mondo delle stampe e assieme ad altri amici, che avevano già conoscenza delle varie tecniche di stampa, abbiamo iniziato a comprare i primi barattoli di inchiostro e a creare in casa i nostri primi telai. Col passare del tempo la cosa mi ha sempre interessato di più, e mi ci sono buttato a capofitto: ho iniziato a ricevere così le prime richieste di stampa su commissione da parte di vari gruppi di amici che appartengono alla scena punk-hc bolognese. Piano piano camera mia si è trasformata in un mini laboratorio, fino a quando ho sentito la necessità di avere uno spazio tutto mio, così da non inondare la vasca da bagno dei miei coinquilini di litri e litri di inchiostro e finalmente poter lavorare con strumentazioni adatte ad una resa di stampa sempre migliore. Il nome Abisso Serigrafia nasce dalla predilezione per i fondali marini, dal fascino per l'iconografia tentacolare e l'immaginario creato nei racconti di Lovecraft.

Che tipo di strumentazione usi?
Utilizzo una giostra serigrafica a monostazioni a sei braccia; come inchiostri uso sia quelli a base d'acqua sia quelli a base vinilica. Sinceramente preferisco quelli a base d'acqua, sia per la loro praticità, sia per il loro risultato tattile e visivo sulle varie superfici di stampa.

Puoi descrivermi una tua giornata tipo lavorativa? Come organizzi il tutto? Fai tutto da solo oppure ti fai aiutare da qualcuno?
Al momento non esiste una giornata standard lavorativa, ogni giornata fa caso a sé. Non faccio tutto il lavoro da solo, la parte di sistemazione grafica delle stampe viene curata dal mio amico/collaboratore Riki Grumo.

Tu ti occupi solo di stampare oppure, su richiesta, costruisci anche il lavoro grafico? Solitamente ti lasciano carta bianca oppure segui le indicazioni che ti danno? Hai mai improvvisato?
Dipende dalle richieste dei committenti, è capitato svariate volte che richiedano un elaborazione grafica, della quale si occupa Riki. Solitamente non mi lasciano carta bianca e tento di seguire tutte le indicazioni che mi danno, dando consigli in relazione alla resa finale del soggetto serigrafato.

Come avviene la stampa materiale di una maglietta? Stampi solo su queste ultime, oppure anche su altri tipi di materiale e oggetti?
La realizzazione di una stampa avviene attraverso la creazione di una matrice precedentemente trattata con una gelatina fotosintetica su cui viene impresso il "disegno", successivamente si pone il telaio sopra la superficie su cui si vuole stampare e tramite una racla l'inchiostro viene trasferito sul supporto sottostante. Principalmente stampo una grande quantità di magliette, ma mi cimento pure su altri materiali, come borse, toppe, felpe e pure poster cartacei.

Quali sono le band con cui hai collaborato fino ad adesso? Quali sono state quelle con cui ti sei trovato meglio e quelle che sono risultate più problematiche da gestire?
Ho collaborato principalmente con numerosissime band della scena punk-hc italiana, nonché anche con gruppi rap, metal e palestre popolari.


Abisso Serigrafia è il tuo lavoro full time, oppure per vivere fai anche altro? Se sì, ti piacerebbe un giorno campare solo stampando magliette et similia?
Abisso Serigrafia al momento non è un lavoro full-time ma una passione. Ammetto che non mi dispiacerebbe se lo diventasse.

Hai dato alle stampe due shirt con i disegni creati da Erika Nardi. Come è nata questa collaborazione? Ti piace ciò che crea? In futuro conti di ripetere quest'esperienza?
Con Erika Nardi, oltre ad un rapporto di stretta amicizia, è nata questa collaborazione in quanto siamo tutti e due affascinati dalle incisioni medievali. Sono sempre rimasto colpito dalle sue creazioni e le ho chiesto se era interessata a creare delle reinterpretazioni di immagini dell'iconografia medievale. Sicuramente ne sono rimasto più che soddisfatto e conto di poter continuare questa entusiasmante collaborazione.

Ci sono degli studi serigrafici e degli artisti che ti hanno influenzato e continuano ad influenzarti nel tuo lavoro?
Certo ci sono numerosi illustratori che stimo come ad esempio Sin Eater, Aloha Project, Corrado Roi, come studi serigrafici seguo interesse gli italiani Serimal, Corpoc , Scream Printing, Serimab e Perpetual Lab; invece, per quanto riguarda i laboratori stranieri, seguo la Holy Mountain Printing e la Broke and Stocked. Un posto privilegiato nel mio cuore ce l'ha il laboratorio serigrafico dell'XM 24 per tutto l'impegno e dedizione che mettono nei loro lavori.

Abisso Serigrafia stampa anche tutta una serie di magliette "esclusive", tipo quella di Star Wars che è uscita da poco. Questo tipo di magliette riflettono i tuoi gusti? Sono a tiratura limitata? Vendono bene? Da questo punto di vista, posso considerare Abisso Serigrafia come un marchio di abbigliamento?
Abisso Serigrafia può essere anche definito come un marchio di abbigliament;, stanno nascendo numerosissime collaborazioni con illustratori, tatuatori, writer e cari amici, con la volontà di cospargere di inchiostro tutta la realtà circostante.

Quali saranno i progetti futuri che ti aspettano? Che tipo di evoluzione credi che ci sarà nel tuuo modo di lavorare?
Per il futuro ci sono in serbo moltissime stampe su vari formati, l'unica certezza che al momento so è che ce la stiamo mettendo tutta per essere sempre più professionali e diligenti.

Finito. Se ti va aggiungi ciò che vuoi...
Grazie Paso.



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martedì 5 gennaio 2016

End Of A Season.



Conosco Marcella da un bel pò di anni, da quando ci vedevamo le prime volte Al Confino di Cesena e in Scintilla a Modena. Ho sempre seguito con molta attenzione tutti i suoi progetti musicali e credo che, con gli End Of The Season, abbia trovato la "quadratura del cerchio". In passato l'avevo già intervistata, ma questa volta ho deciso di sffoermarmi sul gruppo in cui canta. Buona lettura.

Vorrei iniziare col chiederti come sono nati gli End Of A Season. So che tu hai altre precedenti esperienze in band e affini. Ecco, l'aver suonato anche in gruppi molto diversi da quello con cui suoni oggi, ti ha influenzata nello stare all'interno di questo gruppo? Credi che con gli End Of A Season tu abbia raggiunto l'apice della tua creatività, oppure nel futuro ti vedremo impegnata anche con altri gruppi, magari esplorando territori musicali diversi?
Ciao Paso, intanto vorrei ringraziarti per questa intervista, mi fa sempre piacere rispondere alle tue domande, non le trovo banali e questo diventa un buon esercizio per continuare a mettersi in gioco, cercano infatti di andare oltre ed approfondire forse quelle zone nascoste dietro al pensiero creativo, non ti nascondo che sono faticose ma molto costruttive. Apprezzo inoltre la tua costanza, coerenza e passione; ti ricordo un ragazzino al primo indimenticabile Al Confino col il tuo banchetto e la tua distro e trovo bellissimo il fatto che continui ad investire tempo, risorse ed energie in ForthekidsXXX dopo tutti questi anni. Io sono l'ultimo "acquisto" degi End Of A Season; sono infatti con loro dal 2010/2011 ma in realtà loro suonano insieme da più di dieci anni. Ci sono stati diversi cambi nella formazione; danno continuità storica al gruppo il batterista (Bob) e il chitarrista (Vale) mentre il bassista (Mattia) è entrato nel gruppo qualche anno prima di me. Come anticipavi nella tua domanda, ho avuto, dal 1996 ad oggi altre esperienze "musicali": Egotismo, No Somos Nada, Killerkoalagrindcore, Iron Molar, Suffering Quota, Xarabras, più alcune collaborazioni; esperienze vissute in periodi diversi della mia vita. Gruppi che toccavano diverse influenze (powerviolence, grindcore, sludge, noise, hardcore). Credo che ogni esperienza aggiunga un pezzo, aggiunga qualcosa sia alle competenze relazionali necessarie nel creare sintonia tra i diversi componenti di un gruppo sia, ovviamente, a livello musicale ed espressivo. Prendi più confidenza, ti sperimenti di più ti evolvi e cresci insieme agli altri. Io vedo questa dinamica come se fosse un processo in continua evoluzione , come nella vita non si finisce mai di conoscere, anche nella musica non ti senti mai arrivato, cerchi sempre più di metterti in gioco con gli altri in un eterno cammino. Avere gruppi diversi è, a mio parere, sinonimo di flessibilità ed apertura mentale e credo che possa contribuire ad arricchire e modificare le esperienze che vivi nel presente... Quindi sì, mi vedrete coinvolta in altri progetti musicali: Gufonero (duo basso e batteria) genere difficile da definire direi come autoironia un pop-sludge (registreremo a breve un sette pollici) Igioia quartetto powerviolence con membri di attrito e ludd.

Il fatto che tu viva da qualche tempo a Trento, ha influito sull'attività degli End Of A Season? Per esempio, immagino sia diventato più difficoltoso provare...
Una piccola premessa... Io, come tu ben sai, vengo dall'hc anni '90 e continuo tutt'ora a non sentirmi una musicista, lo specifico per spiegarti come vivo "il gruppo"... La passione per me è la risposta, l'entusiasmo di fare, disfare, creare con gli amici, esprimersi, arrabbiarsi, trasformarsi, divertirsi, stare bene fra noi, supportarci, condividere con altri quello che facciamo. Questo per me significa avere/essere un gruppo e sicuramente non sarà la distanza ad allontanarmi da una cosa nella quale credo così tanto. Certo è più faticoso, dispendioso meno frequente ma questo "ostacolo", forse, conferisce ancora più senso, valore e significato a questo "progetto"

Il 12" che avete inciso qualche anno fa, come lo vedi oggi? Ne sei soddisfatta, oppure avresti cambiato qualcosa? Credi che il sound del gruppo si sia evoluto rispetto a quell'uscita?
Nella logica di quello che ti raccontavo prima, ogni esperienza è necessaria per evolversi, modificarsi e cambiare. Sono davvero incapace di essere autocelebrativa e ti assicuro che faccio fatica a rispondere a questa domanda. Credo pero' sia un buon disco e sono tutt'ora soddisfatta di quello che abbiamo insieme creato. E' giusto guardare pero' in avanti e concentrarsi nel produrre e concretizzare nuove idee, ma quando lo ascolto... Sorrido e questa secondo me è una cosa bellissima. Il suono si sta lievemente modificando , forse incupendo, ma non vorrei dare troppe anticipazioni.


Ho apprezzato molto il lavoro grafico e la scelta dei colori. Puoi parlarci della cover? Che significato ha? Credi che traduca bene visivamente quello che è la vostra musica? Chi è l'artista che ve l'ha disegnata e come siete entrati in contatto con lui? La grafica invece da chi è stata curata? I colori, invece, in base a cosa li avete scelti?
Qualche anno fa ho fatto le corse dopo il lavoro per arrivare in tempo al Solomacello per vedere un gruppo italiano di cui avevo ascoltato qualcosa on line: i Tons di Torino, un mix nefasto tra Bongzilla e Weedeater che mi hanno trasmesso un adrenalina come pochi san fare. Mi avevano così impressionata che successivamente li ho inclusi in alcuni festival che ho co-organizzato e così siamo diventati amici, ho conosciuto Steuso e mi sono appassionata ai suoi lavori. Così, dopo aver fatto vedere i suoi poster agli altri componenti End Of A Season, gli abbiamo chiesto di curare grafica e cover. Rileggendo attentamente i testi scritti da me e da Bob ci è parso che ci fosse "un filo di Arianna" che li tenesse insieme, così abbiamo chiesto a Steuso di lavorare sulla "trasformazione, cambiamento e metamorfosi" e lui se n'è uscito con quella cover imponente tra il mistico e il tamarro che ci ha fatto innamorare tutti al primo impatto. Gli avevamo chiesto di tenere come sfondo un grigio scuro perchè ci pareva fosse un colore vicino a tutti noi , un colore neutro non troppo intrusivo. Quando abbiamo visto le prove grafiche fatte in più colori ci è parso che l'arancione entrasse maggiormente in sintonia con lo sfondo e che esprimesse una sorta di armonia cromatica così l'abbiamo scelto come definitivo.

I testi degli End Of A Season sono (a parer mio) criptici. Puoi spiegarceli? Esiste un'interpretazione univoca, oppure credi che si prestino ad esser interpretati in maniera differente da chi vi ascolta? Da dove trai l'ispirazione per scriverli? Sei solo tu a farli, oppure partecipano tutti gli altri membri della band?
Quello che ho sempre apprezzato leggendo i testi di altri è che chi li scrive ha impresso nella propria testa emozioni, sensazioni, pensieri, riflessioni, eventi, parole e significati ma che nel momento della condivisione con altri questi messaggi possano mischiarsi, trasformarsi, stravolgersi. Non dimentichiamo che ognuno di noi è diverso, unico, speciale e che, in base alla propria identità, vissuto e cultura possiede codici di lettura interpretativi diversi. E' proprio questo il bello di comunicare: ognuno di noi in una frase, un pensiero, un concetto può leggerci qualcosa di diverso o di non necessariamente uguale. Quello che scrivo è apparantemente inrtospettivo, sono riflessioni sull'esistenza umana, su quello che accade nei rapporti in una società trasformatosi in individualista dove il tema della solitudine sociale si ripercuote nella quotidianità di ognuno di noi, in special modo nelle persone che hanno un modo di sentire la vita che ti espone maggiormente . Sicuramente vengono percepiti come enigmatici, bui, scuri, metafore di conflitti interni ed inconsci che portano alla sofferenza da un lato ed alla consapevolezza dall'altro. Trovo l'ispirazione da quello che vivo, dalle sensazioni e dagli accadimenti che la vita ti propone/impone, spesso dai sogni, dagli incubi, da quello che mi spaventa, da quello che mi infastidisce da quello che mi turba, Non li ho scritti solo io ma anche Carletto (il cantante storico degli End Of A Season) e anche Bob. Non è facilissimo trovare l'ispirazione per scriverli, non la vivo come un imposizione, tendo comunque a scriverli di getto, oppure lavorare su una parola che per me assume un particolare significato.

Il gruppo riflette il tuo carattere ed i tuoi differenti stati d'animo? Possiamo considerarlo una sorta di "catalizzatore" di senzazioni, emozioni e sentimenti?
Considero gli End Of A Season un gruppo energico, adrenalinico, cupo, catartico, armonico, ombroso, rabbioso, diciamo che mi fa pensare al bianco e al nero, agli estremi, ai contrasti, ai picchi emotivi e, in questo senso, credo mi appartenga fortemente, un po' credo si veda soprattutto quando suoniamo dal vivo. Più volte dopo un concerto, alcune persone mi hanno riferito che, mentre canto, comunico e trasmetto sensazioni contrastanti: atteggiamento e presenza risoluta, introversa, quasi a disagio che si contrappone all'energia e la rabbia che butto fuori mentre canto, ovvero bloccata ma con gli occhi iniettati di sangue e credo sia vero, mi ci rivedo in questa immagine, mentre suoniamo mi sento così. La persona dei contrasti, degli estremi.

Dal vivo gli End Of A Season hanno un approccio non troppo fisico, nel senso che non c'è eccessivo movimento (almeno quando vi ho visti io). Credi che questo corrisponda a quello che provate voi quattro mentre suonate, però internamente? Per farla breve: cosa provi mentre sei sul palco?
In realtà Valentino e Mattia se hanno spazio di solito si scatenano... Diciamo che quella statica sono io... Da sempre. Questo dipende da due variabili : una caratteriale, l'altra fisiologica. Posso sembrare una persona molto estroversa, ma in realtà ogni volta che salgo su un palco e sento gli occhi puntati entro in una fase rem di disagio, il che è abbastanza buffo nel senso che urlo come una pazza ma poi sono immobile, La ragione fisiologica è che se non sto in quella posizione non mi esce quella voce. Il mio corpo è come se fosse in tensione e riesco a fare più leva sul diaframma. Svelato l'arcano, eheheh! Tu chiedi cosa provo... E' un mix emotivo viscerale che esplode e che fa uscire adrenalina, rabbia, disgusto, tristezza, felicità, e mi chiudo in una sorta di bolla di sapone come se fossi intrappolata dentro in una situazione quasi surreale.


Come vi siete trovati a lavorare con l'etichetta Propagani Records? Come siete entrati in contatto con essa? Credi che in futuro ci sarà spazio per altre collaborazioni?
Benissimo, è un caro e storico amico degli End Of A Season che ci ha aiutato enormemente e al quale siamo molto grati per il continuo sostegno e per l'amicizia.

Quali sono i gruppi, gli artisti che influenzano maggiormente gli End Of A Season? Ognuno di noi ha trascorsi musicali differenti con alcuni punti in comune e credo che sia proprio questa differenza fra di noi che porta nel gruppo novità e sperimentazioni. In linea di massima comunque alcuni ascolti sono condivisi: Neurosis, Cursed, Isis, Keelhaul, Converge, Cult Of Luna, Amen Ra, Kiss It Goodbye, His Hero Is Gone, Botch. Ci aggiungo pure i Discordance Axis e gli Agoraphobic Nosebleed per la voce, eheheh!

In futuro potremmo aspettarci delle evoluzioni nel vostro suono? Te lo chiedo perchè non mi sembrate un gruppo che sa stare troppo a lungo su canoni ben precisi e delineati...
Diciamo dei leggeri rallentamenti ed ulteriori incupimenti... Anche se la matrice hardcore sara' sempre presente, ma come ti dicevo prima, non voglio svelare troppo, venite ai prossimi live, eheheh!|

Cosa riserva il futuro per gli End Of Season?
Al momento stiamo componendo i pezzi nuovi, siamo stati fermi con le date cinque mesi proprio per darci il tempo per partorire nuove idee. Ora abbiamo riniziato a fare live e abbiamo iniziato a fare qualche pezzo nuovo (come la data che hai visto tu al Freakout con Grime e Today Is The Day). In teoria abbiamo l'idea di fare uscire un disco nuovo il prossimo anno.

Ho finito. Grazie del tuo tempo e se vuoi aggiungi pur ciò che vuoi.
Grazie a te Paso!!! E' stato un mega piacere, come sempre Yo! Marcella.


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