mercoledì 27 aprile 2016

Pater Nembrot.


Il progetto Pater Nembrot è una delle cose più interessanti nelle quali mi sia imbattuto ultimamente. Il quartetto di Cesena propone un connubio lisergico tra stoner, progressive e grunge, il tutto spruzzato di psichedelia. Letta così, di primo acchito potrebbe sembrare quasi un’eresia, ma credetemi quando vi dico che si muovono esattamente su queste coordinate. Il loro nuovo lavoro, edito da Go Down Records, si intitola "Nusun" e proprio sulla scia di questa nuova uscita ho rivolto alcune domande alla band. Hanno risposto Filippo e Ramona, i due chitarristi (dove non specificato, tutti insieme).

Comincerei subito col chiedervi perché Nusun non è stato stampato in vinile. Mi è sorta questa curiosità perché un gruppo col tipo di suono che avete voi e col tipo di lavoro grafico che svolgete voi a parer mio dovrebbe essere stampato su questo formato...
"Nusun" è stato co-prodotto assieme alla Go Down Records. La scelta più "sostenibile" sia per noi, sia per loro, è stata quella di partire con la stampa del cd, in un formato comunque figo come il digipack, e aspettare un po’ di vedere quale fosse la risposta del pubblico (e delle vendite) prima di azzardare la stampa in vinile, per la quale tra l’altro ci piacerebbe coinvolgere una seconda etichetta, magari estera... Per il momento siamo molto contenti della risposta del pubblico durante i live e non, vediamo cosa succederà nei prossimi mesi!

Ricollegandomi alla domanda sopra, adoro l’artwork di "Nusun". Dà una sensazione di misticismo ma allo stesso tempo traduce perfettamente ciò che suonate, incanalando il tutto in una dimensione spazio temporale sospesa. Come è nato? A chi vi siete affidati? Ne siete soddisfatti?
Filippo. Quando ho iniziato a lavorare all’artwork pensavo proprio a questo: trovare qualcosa che evocasse un pianeta immaginario, simile al nostro, in cui la natura e la pace fossero sovrani, ma sui quali incombesse un elemento misterioso, a metà fra una minaccia e un’opportunità di crescita. Mi fa molto piacere che sia piaciuta! Il processo creativo è molto simile a quello che adottiamo nella musica: si parte da un’idea vaga, un pattern, un riff, un collage fatto di pochi elementi, poi si inizia a sperimentare, a filtrare, usare effetti; poi c’è il confronto, le critiche più interessanti vengono elaborate, digerite e poi vomitate di nuovo nella musica, o come in questo caso nella grafica. Il risultato non è sempre quello che ti aspetti, ma nel caso dell’artwork direi che ci è andata bene...

Da un po’ di tempo siete accasati presso Go Down Records, che è un po’ uno dei punti riferimento per la scena stoner/psichedelica in Italia. Come è avvenuto questo connubio? Come vi trovate? Credete che vi stia dando tutto il supporto di cui necessitate oppure potrebbe fare di più?
Il connubio è il risultato prima di tutto di un’amicizia con Leonardo Cola, che conosciamo da oltre dieci anni. Lui è stato fra i primi a credere nei Pater Nembrot e per questo gliene siamo grati! Alla Go Down Records si sta bene, tutto quello che viene fatto è spontaneo e sentito. Fare di più, dici? Beh forse sì, ma il fatto che dopo dieci e passa anni l’etichetta sia ancora viva e vegeta testimonia il fatto che il fuoco è vivo, e brucia sempre più forte.

Avete cominciato come terzetto e poi avete allargato la line up con l’ingresso di Ramona alla chitarra, che proviene dalle Charleston, quanto più di lontano da ciò che suonate voi, visto che erano una pop band. Come siete venuti in contatto con lei? Che tipo di cambiamenti ci sono stati nel vostro modo di comporre e creare una traccia dopo il suo ingresso? Credete che la sua aggiunta abbia donato un tocco femminile alle band in termine di “calore” del suono?
Ramona. Non credo all’esistenza di un "tocco femminile", spero e penso di aver dato il mio contributo alla composizione dei pezzi e al modo in cui suonarli, a prescindere dal genere, attingendo dai miei ascolti e gusti musicali, affini ma a volte distanti da quelli degli altri Pater Nembrot! Per quanto riguarda il capitolo "calore del suono"... Posso solo dire che adoro i suoni acidi, lontani da qualsiasi fonte di calore.

Filippo. Noi stavamo cercando un nuovo componente per la band, un chitarrista oppure un sassofonista. Ramona stava cercando un gruppo nuovo con cui suonare qualcosa di diverso da quello che aveva suonato fino a quel momento.. Amicizie comuni hanno poi fatto il resto: il nostro Cupido si chiama Barbara di Io e la Tigre, tanto per ribadire che a noi le donne con le palle ci piacciono e ci piaceranno sempre tanto! Il modo di comporre di un quartetto rispetto a quello di un power trio è sicuramente diverso. Ramona, suonando con noi, ha dato il suo contributo alla composizione dei pezzi e al modo in cui proporli, a prescindere dal genere, ma attingendo dai suoi ascolti e gusti musicali, affini ai nostri ma a volte anche distanti. Per quanto mi riguarda è un pò come se passando da una a due chitarre la tua mente passasse da mono a stereo, iniziando a considerare alcune soluzioni che ovviamente prima erano impraticabili. Il risultato ci è piaciuto da subito e abbiamo deciso di pensare i pezzi e gli arrangiamenti.

"Nusun" ha visto l’inserimento di alcuni elementi nuovi (almeno ascoltando i vostri dischi precedenti) come synth e piano. Come mai avete optato per questa scelta? Chi li suona? Credete che questa sia una base di partenza per sperimentare maggiormente in futuro?
Filippo. Anche in passato avevamo scritto e inciso pezzi con strumenti acustici, penso a "F.T". in "Mandria", "Sequoia" e "Awakening With Curiosity" in "Sequoia Seeds", fino alla più recente "Extended Prayer" in "Extended Pyramid" Ep. Questa vena ci ha sempre accompagnato in studio, ma non siamo mai riusciti a farla emergere durante i nostri live... Non mi sento di escludere nulla per il futuro, persino un unplugged!


Molti gruppi ascrivibili al vostro genere dal vivo stanno sperimentando nuove soluzioni visive come la proiezione di film, montaggi di video di varia natura o semplicemente foto. Trovo questa cosa estremamente affascinante e portatrice di notevoli sviluppi per il futuro. Lo spettatore viene immerso in un universo sonoro e visivo (spesso anche parecchio disturbante), intraprendendo un viaggio onirico di estraniamento totale. L’ultima volta che vi ho visti suonare al Magazzino Parallelo di Cesena vi siete esibiti mentre sullo sfondo scorrevano le immagini di "Terrore Nello Spazio". Siete d’accordo con me sul fatto che possa ampliare lo spettro emozionale in chi vi guarda? Ripeterete in futuro la cosa?
Ramona. Siamo tutti molto affascinati dalle opportunità comunicative fornite da un supporto visivo alle nostre spalle durante un live. Crediamo che fornisca alle persone un’esperienza totalizzante, coniugando l’ascolto classico di un live con luci, scene e colori. Inoltre per noi è divertente scegliere il film da proiettare, spaziando in un campo diverso da quello strettamente musicale, come se fossimo registi completi dei nostri concerti. In più il nostro suono, che attinge a piene mani dalla musica anni Settanta, si adatta perfettamente a immagini "vintage" e sci-fi. La nostra musica evoca anche un viaggio spaziale per certi versi, quindi un film come “Terrore Nello Spazio” di Mario Bava ci sembra decisamente adatto!

Il vostro suono pesca a piene mani dallo stoner, dal progressive e dalla psichedelia, ma presenta anche una forte componente grunge. Siete d’accordo? Quali sono i gruppi che vi hanno maggiormente influenzato nel delineare il suono dei Pater Nembrot?
Ramona. Il bello della creazione di un pezzo risiede proprio nella capacità di far confluire in modo costruttivo i nostri vari ascolti in un’idea comune che ci convinca. Sì, è assolutamente vero, attingiamo dallo stoner, dal prog e dalla musica psych ma è altrettanto vero che la nostra primissima giovinezza è stata segnata dal grunge, quindi è naturale per noi inserire quel tocco inconfondibile anni Novanta durante la scrittura di un pezzo. Siamo tutti diversi e i nostri ascolti musicali si riferiscono a un ampio spettro di decenni musicali: Black Sabbath, Fu Manchu, Colour Haze, Black Mountain, Nirvana, Tangerine Dream... Solo per citarne alcuni.

Filippo. Dovessi cercare di analizzare le influenze che oggi identificano il sound dei Pater Nembrot ti direi Agitation Free, Il Rovescio Della Medaglia, Patto, Soft Machine, Blue Cheer, Grand Funk Railroad, Mad Season, Skin Yard, Melvins, Nirvana, Motorpsycho, Kyuss, Smashing Pumpkins, Sleep, Pink Floyd, Sun Ra Arkestra, Hatfield & The North, Soft Machine, Black Sabbath, Blue Cheer, mentre fra le band contemporanee ci sono sicuramente Samsara Blues Experiment, Causa Sui, Colour Haze, Naam e Black Mountain.

Le parti cantate nelle vostre canzoni non sono tantissime. Come mai? I testi di cosa parlano, chi li scrive e da cosa traggono ispirazione?
Filippo. La voce viene trattata al pari di uno strumento. In questo disco, come nell’Ep che lo ha preceduto, abbiamo cercato di esplorare un sound in cui la voce non fosse protagonista, ma svolgesse un ruolo preciso, circoscritto. I testi di Nusun parlano di calamari giganti, amazzoni, arcieri con due teste, fiumi, cuori e poligoni, capitalismo, spiritualità e guarigione. I testi come le musiche hanno per me un vero e proprio valore terapeutico: nel momento in cui vengono concepiti, diventano una cosa a sé stante... Sono un pò come un frutto, se non uno sfogo cutaneo... Una volta maturi se ne vanno dal luogo in cui sono cresciuti e lasciano spazio ad altro.

Vi piacerebbe in futuro incidere un disco interamente strumentale, magari inglobando anche elementi che solitamente non inserite?
Ramona. Assolutamente sì! Siamo sempre in continuo fermento, abbiamo tante idee e non ci manca la voglia di realizzarle. Un album totalmente strumentale, e ancora più strano, ci sta già frullando per la testa!

Filippo. Gli unici limiti sono il tempo e l’immaginazione, ma per il momento godiamoci il nostro ultimo album, visto che la sua gestazione è durata quasi due anni!

"Nusun" è un disco complesso e che si presta a varie interpretazioni. Apre le porte di un universo parallelo in cui la presenza di molte chiavi di lettura permette un’esperienza appagante per l’ascoltatore. Da un lato c’è il muro di suono feroce e accattivante, dall’altro una dolcezza quasi esoterica e impregnata di misticismo. Posso considerare queste due facce come le due anime che convivono nel progetto Pater Nembrot?
Filippo. Beh, grazie per "l’esperienza appagante". Siamo felici di aver mosso qualcosa dentro a qualcuno che ha speso del tempo per ascoltare il nostro nuovo disco. In fondo è questo il fine ultimo della musica. Per quanto riguarda il resto, direi che le cose non stanno in maniera tanto diversa da come le hai descritte. Nel corso degli anni abbiamo provato a tagliare via il superfluo, gli orpelli, l’effimero, e abbiamo cercato di individuare il minimo comun denominatore della band. Ne abbiamo isolati due e corrispondono alle due facce che hai descritto.

Alcuni pezzi che compongono "Nusun" durano molto. Sono brani dilatati e sognanti, in cui il tempo si ferma e si presta a essere manipolato. Mentre altre song sono più brevi e dirette. Sembra quasi un gioco a incastri... Siete d’accordo? Il lato psichedelico/progressive presente nella struttura dei vostri brani è innegabile. Contribuisce a creare quell’atmosfera di sospensione spazio temporale e di dilatamento del tutto di cui accennavo prima. L’utilizzo di questo tipo di elementi verrà accentuato nelle prossime release?
Filippo. La durata dei pezzi non è quasi mai premeditata o decisa a tavolino. Il punto è che probabilmente viviamo il tempo in modo diverso. O meglio, viviamo il tempo come vorremmo che fosse: dilatato, etereo, omogeneo... Senza troppi stress!

Mi pare di avervi chiesto tutto. Grazie del vostro tempo e aggiungete pure ciò che volete.
Grazie per la bella opportunità e per l’intervista, un saluto e un grazie a tutti quelli che ci supportano! Se volete ascoltare il nostro album in streaming, qui sotto trovate il link alla nostra pagina Bandcamp.


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domenica 17 aprile 2016

Vilma | Miyagi | Oh!Dear Records | Ep/Digital.

I sassaresi Vilma propongono un post rock venato di emo sulla scia dei mai troppo celebrati anni '90. Un suono molto compatto e ben eseguito, in cui i nostri sfogano i loro sentimenti in quattro tracce veramente emozionali e sentite. Voce sofferta che urla testi tristi ma veri, chitarre molto ispirate e una sezione ritmica minimale ma molto efficace. Se vi piace il genere, fateli vostri.

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mercoledì 13 aprile 2016

Istmo | ForeverxTruexRecords | Lp/Digital.

Questo disco dei baresi Istmo è un piccolo capolavoro intimo e delicato. Due pezzi (sugli otto minuti di durata l'uno) di post hardcore ambient post rock, in poche parole di una bellezza incredibile. Gli intrecci sono basati su una forte componente melodica, che però viene mutata in qualcosa di più cupo e minaccioso da scariche di rumore. E' un rincorrersi in continuazione di emozioni e sensazioni, favorite dal fatto che il tutto è puramente strumentale. Tecnicamente ci troviamo di fronte a quattro ragazzi preparatissimi, che dimostrano una coesione di fondo che mi ha lasciato sbalordito. Menzione particolare per la registrazione, in presa diretta, che conferisce al tutto una dimensione vera e senza fronzoli. Una piccola perla in vinile, da non farsi sfuggire assolutamente. A loro modo, monumentali.

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Moral Values | Picnic In Minefield | Slaughterhouse Records | Lp/Tape/Digital.

Carlo dei Toxic Basement Studio dimostra di avere un certo gusto anche nel suonare, oltre che nel sedere dietro una consolle per produrre band. I Moral Values sono infatti il gruppo in cui siede dietro alle pelli macinando un tellurico thrash metal infarcito di richiami all'hardcore. Il tutto suona molto fresco e genuino, senza artefici di sorta. Verrete catapultati in un tritacarne a velocità mach3, cercando allo stesso tempo di non farvi cadere la testa fra le mani per colpa del troppo headbanging. Riffing serratissimo e spacca ossa, una voce che vi strazierà le carni, ed una sezione ritmica che vi tramortirà. Un gran bel debutto ed un altro centro per Slaughterhouse Records.



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Rogue State | Poetry Is Not For Me | Shove Records/Green Records | Lp/Digital.

Una grandissima e graditissima sorpresa. Mi sono imbattuto quasi per caso in questo debutto da parte di questa all band formata da membri di Burning Defeat, Jilted, Pentagram (sì, proprio loro) e molti altri. Rutilante e furibondo hardcore straight in your face, suonato benissimo e con grande perizia. Immaginate un ipotetico incontro fra la scuola hardcore americana con la sua irruenza viscerale di gruppi come Black Flag, Circle Jerks e Off! con la poesia in salsa tutta italiana di una band come i Negazione. Una manciata di brani potentissimi, abrasivi ed urticanti, in parole povere dinamite pura. Un sound incontrollabile, figlio della rabbia e della dedizione al punk e all'hardcore. Ogni tanto fanno capolino degli elementi metal (soprattutto in certi passaggi di chitarra) e alcuni rallentamenti quasi sludge, che impreziosiscono ulteriormente un lavoro eccellente sotto tutti i punti di vista. Se poi ci aggiungete il fatto che l'artwork è stato curato da Moz di Officina Infernale, non avete più scuse per non acquistarlo.

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Cosa Nostra | Cani Sciolti | Assurd Records/Green Records/Hellnation Records | Lp/Digital.

Bologna è da sempre un terreno fertile per la cultura hardcore e punk e sotto le due torri è nato e cresciuto il gruppo (almeno per il sottoscritto) oi! per eccellenza: i Nabat. Quello che hanno saputo costruire in pochi anni e in poche release è ancora oggi studiato, cantato e vissuto da centinaia di ragazzi e ragazze che si sentono appartenenti a quella cultura di strada che in troppi hanno provato a modificare o addirittura a cancellare, ma che sopravviverà per sempre. Il fatto poi che abbiano ricominciato da qualche anno a tenere concerti in giro per l’Italia e l’Europa non fa altro che dimostrare come la fiamma non si sia ancora sopita. Cosa Nostra invece è forse il piccolo grande segreto custodito gelosamente in quel della città felsinea. Un manipolo di veterani della scena hardcore punk, che decidono di suonare assieme solo ed esclusivamente cover di gruppi storici, rivisitandole ma senza snaturatne l’impeto e la furia distruttiva. Secondo me, da questo mio preambolo ci avete capito molto poco. Sono saltato dal parlarvi dei Nabat ad una cover band di gente che si presenta col volto coperto. Bene, adesso vi spiego tutto, o almeno ci provo. ‘Cani Sciolti’ è un vinile che contiene otto tracce, tutte cover dei Nabat. Una di queste, ‘Kill Khomeini’ è addirittura un inedito. Queste cover sono state rivitalizzate in chiave hardcore, con l’uso di doppie voci e l’aiuto di uno special guest come Paolo Petralia, che molti di voi riconosceranno nello stimatissimo chef vegan del ristorante romano So What?, del programma televisivo ‘Ne Carne Ne Pesce’ e prima ancora come fondatore di Soa Records e urlatore di gruppi storici come Comrades, Colonna Infame, The 80′s e molti altri. Il nostro lo potete ascoltare nel brano ‘Generazione 82′. Invece il brano ‘Nichilistaggio’ è stato registrato nel 2001 con la vecchia formazione a tre voci. Il risultato è qualcosa di ineccepibile. I Cosa Nostra sono riusciti nell’intento di dare nuova linfa vitale a dei pezzi che definire leggendari è alquanto riduttivo. Oltre alle canzoni elencate in precedenza, troviamo ‘Skin And Punk’, ‘Scenderemo Nelle Strade’, ‘Zombi Rock’, ‘Potere Nelle Strade’, ‘Un Altro Giorno Di Gloria’. L’utilizzo delle due voci, una più urlata l’altra più gutturale rendono ancora più carichi di significato dei testi che nella loro immediatezza e semplicità hanno saputo colpire il cuore e le menti di intere generazioni di punk, skin, ma anche di gente del giro hardcore. La potenza sprigionata dai cori vi farà puntare il dito al cielo nella comodità della vostra cameretta, facendovi alzare di un paio di tacche il volume dello stereo. I riff di chitarra, i giri di basso e di batteria ricalcano fedelmente gli originali, ma sono suonati con quel piglio hardcore che brucia tutto ciò che gli sta intorno, con quella cattiveria e quello spirito mai domo dopo tanti anni. La registrazione è semplicemente perfetta: cristallina, ma allo stesso tempo non forzata. Anche da questo punto di vista i pezzi acquistano tutta un’altra dimensione in pulizia e precisione. Dopo aver finito di ascoltarlo, ho provato la netta sensazione che questo disco sia un atto d’amore incondizionato verso una band come se ne sono viste ben poche in giro. Una band in grado di aggregare ragazzi e ragazze dai differenti gusti musicali, come in un abbraccio collettivo. Arrivati a questo punto, non posso fare altro che consigliarvi l’acquisto di questo disco e di non cadere nel banale errore di considerare i Cosa Nostra una semplice revival band dei bei tempi che furono. Qui è decisamente tutto un altro discorso.

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Zazzacore Fest #1.


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giovedì 7 aprile 2016

Int La Stré - Un sorso Di Romagna | Rumagna Sgroza | Compilation | Doppio Cd.

Celebrazione in doppio cd della scena punk hardcore romagnola, dagli anni '80 ad oggi. Dioxina, Tumulto, La Prospettiva, Reprisal, Scorma, Suirami, Mess Mess Mess, Carnero e tantissimi altri, tutti a rappresentare la regione in cui sono nato e in cui vivo. Un lavoro davvero incredibile quello fatto da Baku (tra i ragazzi che si occupano dello Spartaco di Ravenna, gran bel posto da sempre in prima linea nel proporre dibattiti e concerti). Non aggiungo altro, cercatelo e bevetevelo tutto d'un fiato.

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mercoledì 6 aprile 2016

Donald Thompson | III | Retro Vox Records | Cd.

Una copertina decisamente anni '50, popolata di mostri e molto colorata ci introduce a questo cd dei Donald Thompson. Fast and loud rock and roll suonato con tantissima energia e dedizione. Suono veloce, figlio di Zeke, Peter Pan Speedrock e della melodia degli Hellacopters. Tredici tracce rumorose e maleducate, in cui la bravura di questi ragazzi non si discute. Personalmente ascolto davvero poco il genere (anzi per niente) però mi hanno positivamente impressionato. Long live rock and roll!

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She Said Destroy!/Signorine Taytituc | Autoprodotto | 12".

Dopo una lunga gestazione, finalmente esce, in un delizioso formato vinilico 12" colorato arancione, lo split fra She Said Destroy! e le Signorine Taytituc. Il lato She Said Destroy! è uno slabbrato e scanzonato Power Pop Noise, in cui il duo Stefania al basso ed Emy alla batteria confezionano due pezzi davvero accattivanti, in cui dimostrano sia di saper ottimamente suonare sia di possedere quel sano retrogusto pop al servizio di una scarica incontrollata di rumore. Il lato delle Signorine Taytituc è molto più soft e anni '90, con un certo gusto per il chiaroscuro, ma sempre molto pop. Le due band poi si sono divertite a coverizzarsi a vicenda, mettendo del proprio senza stravolgere le tracce originali. Nell'inlay card interna c'è poi una bellissima foto di loro tutte assieme sedute sul palco dell'Atlantide di Bologna, foto che nella sua semplicità ed immediatezza mi ha impressionato molto, visto che il luogo in cui è stata scattata era qualcosa di fuori dal comune. Edizione limitata in 300 copie, quindi datevi una mossa e fatelo vostro.

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Strength Approach | Over The Edge | Destroy Your World Inc. | Lp/Cd/Digital.

Sono già passati venti anni. Venti anni (ok, magari qualche mese di meno) da quando per la prima volta ascoltai un pezzo dei romani Strength Approach sulla compilation in 7" che celebrava l'allora nascente Roma Straight Edge Legion. In mezzo a quei gruppi votati all'allora imperante new school, il gruppo di Alessandro Blasi (voce) spiccava per un suono smaccatamente youth crew '88, che prendeva a piene mani dai dischi di band come Youth Of Today, Gorilla Biscuits, Wide Awake e compagnia ixxxata. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti, il gruppo stesso ha cambiato molte volte formazione, il suono è mutato e modernizzato, ma lo spirito che anima gli Strength Approach è sempre e solo quello: 100% Hardcore Attitude. Dopo aver suonato letteralmente dappertutto, danno alle stampe il loro ritorno, ovvero questo "Over The Edge". Lo descrivo in due aggettivi: robusto e fiero. Robusto perché suona potente e ben fatto, sulla scia di gruppi come i Madball (non a caso Mitts, chitarrista del combo di New York City, lo ha prodotto) e di tutta la scuola della grande mela. Un suono corposo e cristallino, in cui la velocità e gli stacchi creano un'amalgama davvero ben riuscito. Fiero, perché c'è tanto orgoglio in questo disco, che io faccio sempre risalire nella figura del Blasi, che incurante dei mille problemi che ha dovuto affrontare in questi lunghi anni, è ancora qui. Tredici tracce (l'ultima strumentale) di hardcore semplice e genuino, privo di inutili abbellimenti, ma che va dritto al sodo. Il tutto è stato sapientemente cesellato per creare il maggior impatto possibile, con pezzi creati apposta per essere suonati dal vivo. Che altro posso dire? Ci vediamo tra venti anni, Strength Approach!

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