domenica 1 gennaio 2017

Insomnia Isterica/L'è Tütt Folklor Records.



Il grind core è da sempre uno dei miei generi preferiti nel variopinto mondo del suono estremo. Oltre all'aspetto puramente musicale, mi ha sempre colpito l'attitudine che circonda questa scena. A mio modesto parere gli Svizzeri Insomnia Isterica e la loro etichetta L'è Tütt Folklor Records, incarnano tutto ciò, in una chiave ovviamente Do It Yourself. Ecco allora, dopo essermeli gustati mesi fa sulle assi del Freakout di Bologna, aver acquistato e ascoltato un pò di split che li vedono protagonisti, ho colto l'occasione e ho intervistato Attila, batterista della band. Con lui ho chiacchierato del gruppo, dell'etichetta, di come si muovono e anche di politica. Il tutto condito dal suo senso dell'umorismo, che ho molto apprezzato. Ciò che ha scritto, è condiviso anche dagli altri due membri della band/etichetta.

Gli Insomnia Isterica sono un gruppo grind core ormai attivo da diversi anni. Come mai avete deciso di suonare proprio grind e cosa volete comunicare attraverso i vostri pezzi e testi?
Ciao Marco! Innanzitutto, grazie mille per il tuo interessamento e per il tuo supporto. Abbiamo appena compiuto 10 anni di schifo, rumore e bevute e abbiamo intenzione di andare avanti fin quando finiremo sotto terra eheh. Suonerà un po’ cliché, ma è il grindcore ad aver scelto noi. Giulio ed io avevamo già suonato assieme in un gruppo punk e singolarmente in gruppi hardcore, crust e death metal, ma entrambi desideravamo suonare un genere più “onesto” e affine a come ci sentivamo in quel periodo, ovvero incazzati, disillusi e stufi di quello che ci circondava anche a livello (a)musicale. Sinceramente non ricerchiamo per forza un livello di comunicazione con l’esterno; noi esterniamo e “buttiamo fuori” quello che abbiamo dentro. Se poi c’è qualcuno che vuole recepire e condividere quello che facciamo e gridiamo è bellissimo, ma non strettamente necessario. Musicalmente credo che abbiamo avuto fasi diverse nel corso degli anni pur mantenendo il nostro modo di fare omaggiando sicuramente altre entità, ma mai rubando e pescando a piene mani dal lavoro degli altri. Con i testi c’è sicuramente una continuità nel voler ricercare tutti quegli aspetti che fanno di noi umani troppo spesso degli stronzi capaci solo di distruggere e rovinare. Non c’è nessun messaggio politico, positivista o propositivo, bensì solo frustrazione e bisogno, come già detto, di esternare. Mirko ci ha raggiunti nel 2008 e ha portato qualità, capacità strumentali che a noi altri due mancavano (e continuano a mancare) ed ulteriore alcolismo oltranzista. Gli altri membri che ci hanno accompagnato (Fafo e Jasmin) hanno lasciato un segno importante a livello di amicizia ma se ne sono giustamente andati perché non avevano altro da dare al casino, al disagio e a Bacco.

La vostra discografia è veramente corposa. Tape, cd e vinili si sprecano. State cercando di seguire le orme dei leggendari Agathocles, che ormai hanno una discografia addirittura imbarazzante?
Sì, abbiamo fatto qualche disco, ma non abbiamo mai affrontato le lunghe distanze a parte sulla prima uscita “EP – Extended Penis”. Ci piace tenerci occupati, ma è un processo molto naturale e normale: scriviamo dei pezzi, li arrangiamo, li registriamo e li facciamo uscire su un supporto fisico. Gli Agathocles sono un gruppo molto importante per noi che ci ha insegnato in giovane età a superare le cagate da fanboy e a rompere lo stupido muro fra “musicisti” e pubblico. Non ambiamo sicuramente a diventare delle macchine da dischi come loro, così come sinceramente non siamo grandi amanti di situazione à la 7s7 et similia... Anche se si tratta di musica casinista, ci vuole pur sempre un certo controllo della qualità (confacente anche alle possibilità del singolo gruppo ovviamente) e far uscire delle registrazioni in sala prove o live fatte da sbronzi su vinile è una presa in giro e pure uno spreco eheheh!

Ho sempre considerato il grind come uno degli ultimi baluardi del do it yourself. Adoro come i gruppi del giro facciano uscire assieme a label spesso minuscole una tale quantità di materiale a cui spesso è molto arduo rimanere dietro. Secondo te, a cosa è dovuto ciò? C'è una maggiore collaborazione all'interno di questa scena rispetto ad altre?
Concordo in pieno! Il grindcore e il DIY sono come il pane e il vino o la grappa nel caffè: sono indissolubili e vanno mantenuti tali. Vedere certe cose negli ambiti punk (???) fa passare la voglia di lavarsi in segno di protesta eheh! Nonostante i soliti temi legati a violenza, misantropia, disagio, protesta, ecc. rimane il fatto che il grindcore, così come dovrebbe essere il punk tutto, è UNIONE e COLLABORAZIONE. Una delle parti più belle di (co)produrre un disco è proprio quella di entrare in contatto con nuove persone e ritrovare vecchi amici che si danno una mano, che portano avanti un progetto comune. Abbiamo conosciuto tanti militanti DIY che nel corso del tempo sono diventati amici e questo è un punto imbattibile e insostituibile. Sul fatto che esista una maggiore collaborazione all’interno del giro grindcore sono d’accordo, ma anche qui ci sono casi che definirei tristi, anomali o strani... Immagino che quasi tutti abbiano raccolto qualche brutta esperienza. D’altronde stiamo pur sempre parlando di esseri umani, quindi il marcio c’è per forza anche in questo ambiente.

Quello che mi ha sempre colpito è la presenza massiccia di split fra band. Spesso proprio attraverso essi sono venuto a conoscenza di gruppi che mi sono piaciuti da subito e che altrimenti avrei fatto più fatica a conoscere. Credi che gli split possano effettivamente raggiungere più persone, facendo conoscere maggiormente i gruppi coinvolti?
Assolutamente sì! Innanzitutto, il formato del 7” è il più adatto al genere secondo me. In secondo luogo, il fare uno split è sì un modo di incrementare la visibilità e l’acceso ad un nuovo gruppo di “pubblico”, ma è anche il coronamento della collaborazione fra due entità, due gruppi di persone, due collettivi di idee e modi di fare. In alcuni casi si tratta anche di fare un disco con degli amici. Per noi è quasi sempre stato questo il motivo principale; gli split 7” con Terror Firmer, Grossel, Exenteration, ecc. sono stati un bel modo di sancire un’amicizia prima ancora di produrre della musica tanto per fare. Gli split 7” con Agathocles ed Embalming Theatre ci hanno probabilmente aiutato più di altri, ma non abbiamo mai fatto un gioco da “furbi” e sinceramente non credo che abbiano comunque fatto la differenza. Con gli Agathocles si è trattato più di una questione di entusiasmo e il fatto che abbiamo bevuto qualche birra di troppo assieme, con gli Embalming Theatre c’era anche il mio desiderio di fare qualcosa con un gruppo della nostra regione e “dimostrare” che il grindcore è ancora vivo anche nelle nostre alpi.

Lo split poi è molto conveniente anche per una questione di costi. Sei d'accordo? Nella quasi totalità vengono coprodotti da diverse realtà contemporaneamente. Credi che questo sia un bene? Non si rischia magari di non riuscire a scambiare i vostri dischi perché qualche altra etichetta che ha partecipato lo ha già fatto?
Le coproduzioni sono spesso l’unica soluzione fattibile per realizzare dei progetti su supporto fisico senza rischiare di rimetterci un rene. Sosteniamo il metodo da sempre e continueremo a farlo anche perché non potremmo permetterci di fare diversamente. Chiaramente produrre dischi di gruppi più underground dell’underground non è semplice, spesso la qualità è discutibile (lo penso anche di alcuni dischi nostri eheh!) e di gente che sostiene attivamente gruppi ed etichette acquistando dischi ce n’è sempre meno. Probabilmente andrà a finire che si coprodurranno solo magliette, cappellini e cagate varie ahahah… Consumismo e fashion anticapitalista ahahah! La distribuzione è solitamente facilitata, ma è anche vero che può complicarsi come hai suggerito tu. Personalmente adesso cerco di evitare di ritrovarmi a fare un disco con quindici etichette come abbiamo fatto in principio per pura e semplice necessità. Bisognerebbe anche evitare di avere ad esempio mille etichette dello stesso paese, perché è chiaro che poi diventa quasi impossibile riuscire a smazzare le proprie copie senza entrare in conflitto con altre distro. Nel corso del tempo si creano dei rapporti “preferenziali” anche quando si tratta di scambiare. L’esperienza e la cura dei rapporti interpersonali aiutano quasi sempre anche in questo ambito. Ricordiamo anche che scambiare è bello e vitale per la salute di grindcore e DIY, ma in definitiva i dischi bisogna anche venderli perché per stamparne altri ci vogliono comunque i soliti maledetti soldi.


In base a cosa decidete di fare uno split con un altro gruppo? Cercate di centellinare le vostre uscite? Non credete che troppi split possano andare a scapito della qualità? Si è venuto a creare anche un rapporto di amicizia con le band con cui avete condiviso il vinile? Qualche pentimento?
Le discriminanti base sono: amicizia o rispetto reciproco che poi diventa amicizia nel tempo, interesse per la musica e i testi altrui, condivisione di intenti e metodiche, sarcasmo e senso dell’umorismo, alcool. Più che centellinare, cerchiamo di evitare di caricarci di cose che non siamo in grado di concretizzare. Purtroppo è già capitato di dover annullare degli split perché gli altri gruppi sono semplicemente scomparsi o preferivano sbattere su disco qualche registrazione fatta alla cazzo e lasciare a noi il compito di trovare etichette, ecc. Come già detto, i rapporti umani sono alla base della buona riuscita di uno split. Posso dire che l’esperienza avuta con i ragazzacci di Terror Firmer, Grossel, Exenteration, Compost, ecc. sono state oltre il positivo e penso quindi di poter tranquillamente affermare che siamo diventati buoni amici anche se le distanze che ci dividono geograficamente sono spesso grandi. Lo split con i Gokurtrussell è stato un auto-split e un’auto-amicizia, visto che eravamo tutti parte anche di quel gruppo con Fabio alla batteria, Giulio e Mirko ai soliti strumenti e il sottoscritto alla voce. Ci sono poi stati dei casi in cui non abbiamo avuto nessun controllo sugli abbinamenti come nel caso del 4 way split 7” con Coffin Birth, Skruta e Total Fucking Destruction. In queste situazioni cerco di prendere contatto di mia iniziativa per perlomeno salutarsi nel cyberspazio. Il 6 way split CD con Sposa In Alto Mare, ecc. è stato proposto e gestito da Sica e io mi sono occupato con lui solo della produzione fisica. Ricordo anche lo split con Psychotic Sufferance uscito negli Stati Uniti, un 4 way split CD e cassetta uscito in Indonesia e di cui ho ricevuto una copia 1-2 anni dopo e, più recentemente, un 4 way CD uscito in Russia con 6 anni di ritardo. Nessun pentimento auto-causato. Come detto, ci sono delle uscite di cui non eravamo neanche a conoscenza e che in certi casi non abbiamo nemmeno (ancora...) ricevuto. In questi casi l’aspetto umano va a perdersi completamente e resta solo il rumore. Non conto le compilation perché ho perso il conto e non sono sempre sicuro di cosa è effettivamente uscito.

Molte persone considerano il grind core solo rumore e basta, ignorando tutto l'universo che ci sta dietro. Io l'ho sempre visto come una delle forme musicali più estreme in circolazione, dove magari anche chi non è un genio con lo strumento, può creare qualcosa di importante e usarlo come mezzo per conoscere meglio il mondo che ci circonda. Sei d'accordo?
Anche in questo caso sono d’accordo. Ho passato molto tempo ad interrogarmi sul valore e il significato di musica e rumore. Sono un’estremista di carattere, quindi ho abbracciato più che volentieri i classici slogan “chaos non musica”, “fuck music”, “noise not music”, ecc. ecc. Facendo poi esperienza con il noise, il drone e la musica sperimentale con i miei altri progetti, sono giunto alla conclusione che il “rumore è musica” e che la “musica è rumore”. Questa è sicuramente l’interpretazione più “intellettuale” maturata anche tramite letture e, quando possibile, ascolti futuristi (Russolo), d’avanguardia (musica concreta anni ‘50-’60, vedi Schaeffer, Stockhausen, Varèse, ecc.), di musica industriale e post industriale, di manifesti e pubblicazioni scientifiche/accademiche. Da un punto di vista pratico mi sta più che bene descrivere il grindcore come rumore. Il grindcore ha superato i limiti di velocità, aggressione ed espressività mantenendo integrità ed onestà. Almeno questo è quello che dovrebbe continuare ad essere… Le cagate porno e gore da carnevale non hanno niente a che fare con il nostro genere e la nostra comunità. Ci sono certamente esempi positivi ed esplorativi che apprezzo, ma sono realtà già entrate nella storia. Aggiungo che anche noi non siamo certamente dei geni a suonare e ci va benissimo così. Siamo contenti di avere ancora voglia di esprimere ed esternare e ci piace pensare che contribuiamo anche noi nel nostro piccolo a dimostrare che tutti possono prendere in mano uno strumento e creare qualcosa, rumore o musica che sia, tanto è uguale eheh!

Gli Insomnia Isterica hanno un rapporto molto stretto con l'alcol, se ho ben capito. Volevo chiederti se questo è un elemento essenziale per creare il vostro suono, è più che altro un mezzo per rilassarsi...
Diciamo che ci piace bere eheh e che ci sono stati periodi in cui abbiamo forse davvero esagerato. Ci siamo sicuramente divertiti e se ci sono stati anche dei piccoli incidenti ahahah! Col tempo ci siamo tutti dati una calmata anche a causa delle responsabilità che si vengono a creare ed evolvere per colpa, sì, per colpa della vita eheh! Beviamo meno frequentemente e non siamo più sulla via sicura dell’alcolismo clinico, ma vediamo nell’alcool ancora una funzione sociale oltre che ricreativa. Considera anche che proveniamo da dei piccoli villaggi di valle e che quindi il nostro rapporto col consumo di alcolici è sicuramente diverso da quello di città e di strada. Il lascito del cristianesimo e dell’ultima cena non sono solo negativi ahahahah! Inoltre, non va dimenticato che siamo anche dei burloni (e forse anche dei coglioni) e che ci piace scherzare. Non bisogna prendersi sempre e troppo sul serio insomma.

Vi ho visti dal vivo al Freakout di Bologna qualche tempo fa e mi è piaciuto molto il modo che avete di approcciarvi sulle assi di un palco... Niente giri di parole ma solo pura e semplice violenza sonora... Sei d'accordo? Cambierete questo modo di fare in futuro oppure vi manterrete sempre su queste coordinate?
Grazie Marco! Vedo che hai letto bene fra le righe. Non ci interessa fare facili proclami o richiamare applausi tramite il solito blabla su politica, violenza sulle donne, animalismo, ecc. Non ci interessa e non ci corrisponde nemmeno a livello personale. I fatti sono incommensurabilmente più importanti delle parole. Ho sempre provato puro schifo a sentire qualcuno sparare minchiate sul palco ad esempio sull’uguaglianza dei sessi e poi comportarsi peggio di una bestia rabbiosa o fare discorsi politico-economici e poi consumare merda a più non posso. L’uomo è falso e merita solo di soccombere. Come diciamo in un nostro pezzo “Nessuna Speranza, Nessuna Redenzione”. Altra citazione rubata: “Punk Is A Rotten Corpse”.

In un futuro prossimo vedrà alla luce un full lenght degli Insomnia Isterica? Se sì, come intendete muovervi per svilupparlo?
Eh, bella domanda. Ne stiamo parlando da anni. Abbiamo sviluppato un’idea guida ma siamo coscienti che necessiteremo di parecchio tempo per mettere assieme un LP che secondo noi merita di essere prodotto. Personalmente preferisco i 7” come durata complessiva e ammetto che spesso gli album grindcore mi annoiano proprio perché “tradiscono” il senso di immediatezza e violenza costante. Ci sono degli ottimi esempi riuscitissimi e mitici, ma a noi mancano forse ancora i numeri giusti a livello compositivo e creativo per poter ambire a creare un album valido al 110%. Come detto, un’idea guida esiste e speriamo di concretizzarla prossimamente. Vogliamo innanzitutto finire di registrare il materiale già pianificato per poi prenderci il tempo per provare a scrivere il lavoro “grosso”.


L'è Tütt Folklor Records è l'etichetta che gestisci. Fai tutto da solo? Come e perché è nata? Il catalogo delle produzioni è molto ben fornito... Con chi ti è piaciuto maggiormente collaborare? Si tratta solo di coproduzioni, oppure hai fatto uscire dischi anche da solo?
L’è Tütt Folklor Records è nata nel 2003 in seguito alla fondazione del primo gruppo (Brigata Resistenza) in cui suonavamo Giulio ed io. L’iniziativa è stata lanciata da Giulio che si è inventato nome e logo per vestire le nostre prime demo in cassetta e cd-r. Nessun motivo trascendentale e nessuna pianificazione chiara od illuminata insomma. In seguito, a partire dal 2006-7 con la creazione degli Insomnia Isterica, abbiamo iniziato a gestire le attività dell’etichetta un po’ più seriamente. All’inizio si trattava ancora semplicemente di dare un vestito alle nostre autoproduzioni, successivamente, abbiamo iniziato a partecipare anche a produzioni altrui. È stato un processo graduale e naturale e non abbiamo mai fatto il passo più lungo della gamba. Attualmente Giulio si occupa di tutto il lato grafico mentre io mi occupo di tutto il resto. In passato Giulio ha spinto parecchio e ha avuto un ruolo più operativo. Mirko si occupa da qualche anno di tutto il processo di registrazione, missaggio e mastering. In poche parole è così: Giulio fa gli scarabocchi, Mirko si occupa del casino sonoro ed io gioco con i soldi, le e-mail e i pacchi (in tutti i sensi ahahah!). Abbiamo (co)prodotto relativamente tante uscite e ne siamo felicissimi. Generalmente partecipiamo o lanciamo delle coproduzioni, soprattutto per le uscite su vinile che sono ormai troppo onerose e pericolose da gestire da soli. Considera anche che in Svizzera non c’è molta gente e che il 90% delle nostre vendite e dei nostri scambi avvengono con l’estero quindi lo prendiamo sempre nel culo anche per via di costi di spedizione esorbitanti e sdoganamento dato che non facciamo parte dell’Unione Europea del menga. Abbiamo (co)prodotto dei dischi che ritengo siano validissimi anche da un punto di vista oggettivo; penso a Convulsif, ANF, Winds Of Disease, Diorrhea, Tuer, Warfuck, ecc. A livello collaborativo non c’è niente che possa battere gli split di cui abbiamo fatto parte. D’altronde il nostro modus operandi è DIY al 100% e quindi “sputiamo” sangue e bile su tutto l’arco della genesi di un nostro disco, dalla composizione alla registrazione, dal missaggio al mastering, dalla ricerca di etichette alla creazione artistico-grafica, dalla distribuzione via mailorder alla vendita diretta per strada e ai concerti, ecc.

Come organizzi l'attività che sta dietro alla label?
Niente di trascendentale o segreto. Ci vogliono tanta passione e dedizione oltre al tempo. Mi capita di passare anche più di 20 ore alla settimana dietro alle attività della nostra etichetta. Considera anche che ci sono dei picchi durante la ricerca di etichette e la finalizzazione di una produzione oltre al lavoro pratico di impacchettamento e smistamento di copie per coproduttori, ordini e scambi. Restiamo comunque una realtà molto piccola e sono contento di come ci gestiamo. Anche a livello finanziario e logistico credo che non abbiamo mai esagerato e abbiamo trovato un buon equilibrio. Ci sono realtà ben più grandi che mi impressionano sia a livello di output quantitativo che qualitativo. Pazzi!

Quanto è importante per gli Insomnia Isterica avere un'etichetta dietro di essi? Credi che vi faciliti il mantenere i contatti e il far girare le vostre uscite?
È assolutamente basilare così come naturale. Il DIY non è solo una necessità, è una scelta. Le due entità esistono per alimentarsi a vicenda e contribuiscono anche nel gestire e creare nuovi sbocchi per distribuzione e contatti e in definitiva creare il nostro network sociale senza pubblicità e senza “mi piace”.

Come mai si chiama così? Mi pare di capire che vi interessa anche il folk, correggimi se sbaglio... Vedremo anche questo tipo di suono fra le uscite future?
Come detto in precedenza, il nome e il logo sono saltati fuori abbastanza al volo tramite Giulio. Considera anche che avevamo 16 anni quindi non ci sono stati né il tempo né le conoscenze intellettuali e maturate per pensare a chissà cosa. L’è tütt folklor è in dialetto e significa molto semplicemente “è tutto folklore”. Ci sono diversi metodi di lettura dietro a questo detto e, un po’ in contrasto con quanto appena affermato sopra, Giulio ha comunque tirato fuori qualcosa di incredibilmente intelligente e vero. Per comprenderne appieno il significato che gli diamo, bisognerebbe condividere la nostra esperienza di valle, di contatto totale con la natura, la montagna, gli animali e la gente di valle. C’è una forte componente antropologica e locale ma c’è anche un lato più ludico e stupido. Quando diciamo “l’è tütt folklor”, è un po’ come dire “e bom, chissenefrega”, “non fermiamoci davanti alle avversità e cerchiamo di tirare avanti”, “non prendiamo tutto troppo sul serio”, ecc. Credo sia corretto dare credito per la frase anche ad un gruppo della nostra regione (Vomitiors) che ha accompagnato le nostre infanzie e il nostro periodo adolescenziale. I loro primi dischi sono delle pure chicche musicali e liriche (Riei (1994), A Gnè Par Tücc (1996), Acque Passate (1997)).

Vivete tutti in Svizzera. Ti piace? Da li come vedi la situazione in Italia? Non molto tempo c'è stato un referendum per capire se i cittadini svizzeri volessero o no i lavoratori stranieri... Come giudichi questa cosa?
A: Siamo tutti provenienti dal Cantone Ticino, unico Cantone svizzero di sola lingua italiana. Io vivo a Zurigo da 9 anni, ma torno praticamente tutti i fine settimana. Mirko ha anche vissuto come me per qualche anno in Svizzera tedesca. Giulio è l’unico che non ha mai lasciato la nostra regione natale. Mi piace? Certamente! A livello morfologico e naturalistico il Ticino, così come il resto della Svizzera, è semplicemente stupendo e sublime. Peccato che ci siano sempre più cemento e gente. Ecco perché spero di tornare a vivere in valle il prima possibile. Vediamo la situazione in Italia come una cosa vicina ma anche lontana perché non ci sentiamo italiani in nessun senso irredentista. Il mio villaggio d’origine in cui ho vissuto fino a quando avevo 20 anni e in cui spero di crepare è sul confine e quindi il mio rapporto con l’Italia e con gli italiani è sempre stato vissuto come una cosa normale e senza limiti effettivi. Considera però che sto parlando di due valli vicine (Centovalli e Valle Vigezzo) e non di realtà urbane ramificate, stratificate, multiculturali e multicomplicate. Personalmente non sono democratico e non credo che il diritto di voto possa effettivamente cambiare le sorti di un popolo o di una nazione. Inoltre, la gente è comunque idiota ed ignorante perché il diritto di voto non lo usa comunque quasi mai ed è quindi una sorta di spreco. Per quanto riguarda il recente referendum tenuto in Italia, ho parlato con degli amici italiani e ho letto nei loro discorsi e nei loro sguardi mille preoccupazioni e tanta rassegnazione accumulata. Non mi esprimo però troppo in dettaglio perché sinceramente la politica è marcia dappertutto e non sono affari miei... L’Italia nello specifico è purtroppo un paese sprecato e violentato da troppo tempo e il referendum sembrava più una ricerca di conferme da parte dell’ennesimo burattino e pagliaccio al potere. La domanda che sorge è anche se il problema stesso non è l’Italia ma gli italiani come popolo. Se la gente se ne fotte e non prende in mano le proprie sorti, non puoi sperare nel cambiamento. Se ti lamenti dello sporco per le strade e che le stagioni non sono più quelle di una volta, ma getti il pacchetto di sigarette vuoto fuori dal finestrino dell’auto sei una persona di merda; se ti stupisci che ci sono persone che vengono violentate in pieno giorno, ma poi giri lo sguardo nel momento in cui dovresti agire sei una merda. Se non porgi nemmeno più un saluto al tuo vicino, bianco, nero, giallo o viola che sia, non puoi pretendere che la società possa essere qualcosa di più. Questo vale chiaramente anche per la politica svizzera. Mi permetto di esprimere qualche giudizio più chiaro visto che conosco meglio la situazione. L’iniziativa popolare del 9 febbraio 2014 è stata sicuramente strumentalizzata sia in patria sia all’estero e, nonostante sia stata accettato dal popolo, non è ancora entrata in vigore; anzi, probabilmente non succederà assolutamente niente visto che anche qui i nostri politici si cagano addosso e rispondono in primis ai Signori che tirano i fili della finanza europea e mondiale. Il partito populista (UDC, Unione Democratica di Centro (in italiano e francese; nome sarcastico, ahahah!); Partito Popolare Svizzero (in tedesco; più chiaro negli intenti)) ha certamente capitalizzato sui timori dei cittadini, ma specificatamente in regioni di confine come il Canton Ticino, il Canton Ginevra, il Canton Basilia Città e altri, la situazione è comunque diversa dalle regioni meno “esposte” all’afflusso di frontalieri. Considera che in Ticino entrano a lavorare quotidianamente ca. 60'000 italiani su una popolazione complessiva di ca. 350'000 residenti, di cui ca. 98'000 stranieri con permesso di soggiorno. I numeri credo siano già abbastanza “interessanti”. Pensa anche al traffico stradale generato, al dumping salariale e all’insicurezza del posto di lavoro che subiscono sia i residenti sia i frontalieri e a tutte le tensioni che possono nascere ed evolversi (persino fra italiani residenti ed italiani frontalieri). Il problema è causato come quasi sempre dal padronato e dalla politica economica capitalista. Statisticamente i Cantoni alpini e rurali tendono maggiormente alla destra conservativa, mentre le città più grandi sono tradizionalmente più di sinistra. Niente di diverso da quanto avviene negli altri Stati europei insomma. Non me la sento di biasimare in pieno chi ha votato a favore dell’iniziativa perché di disagio sociale ce n’è anche qui, fidati! La Svizzera è uno dei paesi più ricchi del mondo, ma anche qui la classe media si sta estinguendo e il grande sogno capitalista del lavoratore che genera ricchezza e consuma a più non posso sta svanendo per lasciare spazio ad una fratturazione socio-ecomica sempre più importante. Il salario medio è alto perché ci sono “troppi” straricchi ed è purtroppo “normale” che il populismo prenda piede in questo clima.


Progetti futuri sia per la band che per l'etichetta?
Abbiamo appena finito di registrare la batteria per il prossimo split 7” con i nostri amiconi Sposa In Alto Mare. Prossimamente registreremo anche il resto. Sarà un disco divertente! Per il resto, come già detto, proveremo a scrivere un lavoro più lungo. Ci sarebbero ancora un paio di proposte di split, ma dovremo ancora capire come muoverci. A livello di concerti non riusciamo a suonare molto perché la vita è complicata, ma si stanno comunque già aprendo delle belle situazioni: l’11.03.17 suoneremo a Berna con gli Yacøpsae, in luglio suoneremo ad un festival in Francia e in agosto in Repubblica Ceca con qualche data di appoggio probabilmente anche in Germania. Stiamo anche discutendo con altri gruppi per farci qualche weekend assieme e dovremo ancora designare la partenza per la Sicilia per la seconda parte del minitour collaborativo con i nostri calafricani preferiti (termine super powerviolence) ANF cominciato l’anno scorso in Svizzera.
Con l’etichetta abbiamo in ballo:
-Terror Firmer / Su19b, split 7”. Fresco di stampa e in arrivo a breve
-L’Urlo Di Chen, “Senza Valide Pretese”, cassetta (altro gruppo di Giulio).
-Cyan, “Many/None”, 10".
-Sicuramente qualche uscita dei miei progetti e gruppi noise Mulo Muto e MeVdA.
-Demo tape di un mio nuovo gruppo assieme ad Alercio, chitarrista di Winds Of Disease e L’Urlo Di Chen.
-Salterà sicuramente fuori qualcos’altro.

Finito. Grazie del tuo tempo e se ti va di aggiungere qualcosa, fai pure.
Un grandissimo grazie a te Marco per lo spazio che ci hai concesso, le domande ben costruite (a cui spero corrispondano delle risposte altrettanto interessanti) e per il bel lavoro che fai per la nostra comunità di matti. Ti auguro tante belle cose per i tuoi prossimi impegni. Per il resto, ringrazio tutti coloro con cui abbiamo collaborato in questi dieci anni di gruppo e tredici anni di etichetta. Sto ormai parlando di centinaia di persone fra musicanti, etichettari, organizzatori di concerti, spacciatori di cibo e materassi/pavimenti, autisti ed alcolisti anonimi. Nonostante le bestemmie, gli scazzi e le sbornie, giocare al grindcore e al DIY resta ancora una delle cose più belle ed entusiasmanti! Alègher!

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